venerdì 6 maggio 2011

Yara Gambirasio. La soluzione non è vicina ma fra tante nuvole forse c'è una luce

Ormai la stampa, quella nazionale, vive nella rassegnazione. La piccola Yara Gambirasio, trovata morta più di due mesi fa, è stata mandata negli archivi del dimenticatoio e senza articoli giornalistici pochi sono rimasti i lettori che si chiedono a che punto siano le indagini. E pensare che basterebbero una ventina di righe ogni tre o quattro giorni per ricordare a chi legge che Yara è esistita. Ma dopo il primo mese di lotta serrata, tutti alla ricerca dello scoop, i giornalisti, ora impegnati a perpetrare lo stesso scempio in quel di Ascoli, si sono arresi all'evidenza ed in mancanza di informazioni hanno deciso di disertare e lasciare al suo destino chi fino a poco tempo fa usavano per "mangiare". Gli acquirenti dell'orrore non gravitano più nell'area bergamasca, e questo è il tasto migliore da toccare, ma non gravitano più in quell'area neppure gli inviati di spicco, coloro i quali potrebbero aiutare le indagini cercando le testimonianze di quelle persone border line che mai parlerebbero con chi indossa una divisa. Ed a questo punto sperare di trovarli nelle zone limitrofe a Bergamo, intenti a seguire una seppur flebile pista, appare una chimera.

Quanto si viene a sapere, quindi, sono briciole di notizie, residui entrati ed usciti dal caso che vogliono interagire e chiedere a chi credono più informato di loro, i giornalisti, cosa sta accadendo. Per questo una caterva di mail sono state indirizzate alla redazione di Bergamonews. Tanti lettori in questi ultimi giorni sono stati convocati dai carabinieri o dalla polizia per essere interrogati sul caso di Yara Gambirasio. Il quotidiano parla di almeno duemila persone entrate ed ascoltate all'interno degli uffici delle forze dell'ordine, un numero impressionante che è destinato ad allargarsi a macchia d'olio. Ma perché queste persone sono state chiamate dagli inquirenti? Semplicissimo, il loro cellulare il giorno del sequestro ha agganciato la cella di Brembate o quella di Chignolo. Ma non sono pochi i casi di quelli che nella zona sono stati il giorno precedente. E se questo fa presumere non si voglia lasciare nulla al caso, da però anche l'idea di un qualcosa di indefinito, di un disegno complesso che in procura si cerca di delineare e semplificare trasformando in un semplice schizzo. Infatti le celle in quel giorno hanno agganciato quindicimila utenti. Ascoltarli tutti non sarà facile ma potrebbe diventare utile per avere una buona scrematura e lavorare con un minor numero di soggetti da verificare.

Ed a parer mio un piccolo schizzo con questo sistema, indubbiamente lungo, lo disegneranno. Ma già ora, proprio analizzando le loro mosse, si può capire dove punta la pista investigativa. E logico pensare che chi indaga tende a sospettare un sequestro preparato non al momento ma nei giorni antecedenti. Solo questo può spiegare le convocazioni in questura di chi non si trovava in quella zona il 26 Novembre ma prima. Per cui è chiaro che ipotizzano ci siano state persone che nelle serate del 24 o del 25 fossero in quel luogo, in via Rampinelli, per scandagliare il terreno e verificare in quale punto del percorso, fatto quasi giornalmente dalla ragazzina, si potesse agire indisturbati. E una lunga strada quella scelta dai procuratori, una strada che chissà semmai porterà a qualche risultato. Certo che sarebbe bello se la caparbia della dottoressa Ruggeri riuscisse a sconfiggere quel buco investigativo, quasi incolmabile, apertosi inizialmente quando purtroppo si è scelta, una direzione era comunque da privilegiare, la pista sbagliata. Sarebbe bello accostare il suo nome alla soluzione del caso. E se parlare di Letizia ora è inappropriato, vista la morte della piccola Gambirasio, una volta catturati gli assassini suonerebbe a pennello.

Può darsi che una mano alla Ruggeri possa darla la piccola fibra di "Juta" rinvenuta sui leggings (pantacalza) di Yara. Forse, perché la fibra in juta è utilizzata in diversi settori e quello edile, se si è pensato ad un cantiere in particolare, non è il primo consumatore di questo prodotto. Di sicuro se si vuole non far entrare l'umidità nei muri è utile, ma non so se a Mapello, ad esempio, si stavano intonacando muri con quel sistema. Certamente è il settore agricolo a farne maggior uso, in quanto quasi ogni tipo di prodotto a lunga scadenza viene imballato in quei sacchi, ma anche il caffeario ha un buon consumo di sacchi. Perciò prima di arrivare a Chignolo la ragazzina potrebbe essere stata un po' dovunque. In un capannone per la torrefazione del caffè, in una tenuta agricola, in un magazzino agricolo, in un cantiere edile e persino in un ingrosso per giardinaggio o in qualsiasi industria locale che abbia acquistato prodotti in ferro, tipo fondelli in lamiera, manicotti idraulici o stampati in ghisa, che nove volte su dieci vengono imballati in sacchi di juta. 

Ma i sacchi potevano trovarsi anche all'interno di un furgoncino, non è affatto raro trovare padroncini che trasportano prodotti imballati in juta. E pur senza sacchi le fibre potrebbero essere rimaste nei vani posteriori, per caricare e scaricare certe cose non si usa la grazia ma la forza e non si fa caso se un sacco sfrega o no sul pianale. Quindi non sarà facile abbinarlo a qualcosa in particolare e, a meno di un colpo fortunato, che nel caso di Yara purtroppo non è mai capitato, resterà una fibra senza importanza. Però è strano che, nonostante il tempo trascorso all'aperto, non vi fossero sugli abiti molte più tracce. Oppure vi erano e noi non ne siamo a conoscenza. Sarà per questo che ad ogni persona convocata, anche a quelle che sono solo passate per Brembate nei giorni precedenti il rapimento, viene chiesto un tampone di saliva? Occorrerebbe chiederlo a Letizia Ruggeri.

Ruggeri che ieri è stata impegnata anche a dare risposte alla mamma di Yara, mamma che comprensibilmente chiede di riavere il corpo e di conoscere come e chi ha ucciso sua figlia. Forse fra tutti gli impegni della procuratrice questo è stato il più gravoso dell'ultimo mese. Infatti le ha dovuto spiegare il motivo per cui ha accordato altro tempo al patologo e, quindi, ha allungato la data del funerale.

Funerale che verrà sicuramente celebrato alla "Città dello Sport", nel palazzetto dove la ragazzina si allenava che, con molta probabilità, proprio in quell'occasione prenderà il suo nome.


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8 commenti:

Sira ha detto...

Ciao Massimo, spero che i controlli dei cellulari agganciati portino a qualche risultato, ma ne dubito,chiunque l'abbia prelevata ha pensato bene allora, di togliere la batteria dal cellulare di Yara,perchè lasciarla allora nel proprio o non utilizzare dei cellulari e schede usa e getta?
Altro argomento: volevo sapere che ne pensi di quelle condanne brevi inflitte a persone che spezzano per sempre delle vite, vedi Omar dopo 10 anni si sta ricostruendo una vita e il prossimo anno lo farà la sua complice, vedi Scattone e Ferrara quattro anni e forse ancora la passione per il tirassegno
Marta ora forse sarebbe laureata, i genitori di Erika forse ora sarebbero a pochi passi dalla tanto aspirata pensione, a godere quel meritato riposo dopo aver dedicato una vita a lavoro e figli.
Che tristezza pesare la vita, l'anima, l'essenza delle persone con una manciata di anni.....

mercutio ha detto...

A proposito del filo di juta, so con certezza che tale materiale viene largamente usato dagli idraulici, per avvolgerlo in fili, attorno alle filettature effettuate sui tubi, nelle giunture, per evitare che da esse ci siano perdite d'acqua.
Di solito, se ne trova sparsa per terra, nei cantieri di case in costruzioni, dove lavorano appunto idraulici, per custruire l'impianto idrico.

tanti saluti.

Anonimo ha detto...

@mercutio non è la canapa quella usata dagli idraulici???????

Anonimo ha detto...

Scusate scrivo dalla Sicilia e non sono del posto. Parlando di cantieri, la juta è un materiale che viene anche usato come "armatura" dei pavimenti in pvc o linoleum. Io non so se all'epoca nel cantiere di Mapello si posava questo tipo di pavimento.
Volevo solo dare un'informazione.
Ah, dimenticavo, il pvc o il linoleum sono materiale ampiamente utilizzati per pavimentare anche palestre...

Luciano

emax/massimo prati ha detto...

Grazie luciano, non è una informazione di poco conto perché credo proprio che il linoelum ed il pvc in un centro commerciale vadano in diversi punti.

In palestra non credo abbia toccato Juta perché se è un'armatura non resta a vista.

Può essere che gli inquirenti lo sappiano, in ogni caso qui ora sta scritto e non si sa mai lo leggano visto che sono rimasto uno dei pochi a scrivere settimanalmente del caso di Yara.
Ciao, Massimo

Luciano ha detto...

Massimo, grazie per aver preso in considerazione la mia informazione. Io avevo menzionato la palestra in quanto pensavo all'eventualità di nuovi lavori di pavimentazione all'interno della stessa o a lavori di riparazioni e ripristino. In più c'è da considerare una cosa: su pavimenti di questo tipo (pvc p linoleum con armatura di juta), posati da molto tempo, l'usura attacca principalmente la parte superiore del rivestimento staccandola (cioè il pvc o il linoleum) lasciando attaccato al massetto e alla colla soltanto la juta. Potrebbero cercare, magari, in palestra, qualche zona o parte di pavimento deteriorata.
So che ormai tutti sembriamo dei detective e che forse nella palestra nemmeno esiste questa tipologia di pavimento, ma era un'informazione che mi premeva di dare. Giusto per lo scrupolo, gli inquirenti, secondo me, dobrebbero fare una ricerca dei locali dove è ampiamente diffuso l'uso di questa tipologia di pavimentazione (scuole, palestre, ospedali, cliniche, studi medici, e tutte gli ambienti sterili e asettici)
Congratulandomi per il lavoro da te svolto, spero vivamente che si riesca a risalire a chi ha stroncato la vita della giovane YARA.

emax/massimo prati ha detto...

E' la speranza di tutti Luciano... magari arrivasse quel giorno!
Grazie ancora per il tuo contributo. Ciao, Massimo

Luciano ha detto...

Rispondendo a Mercutio, come ha già detto l'utente anonimo, gli idraulici usano la canapa e non la juta, però, a titolo informativo, la juta è il materiale relativo ai sacchi in cui sono contenuti i pezzi speciali degli impianti di scarico (curve, gomiti, pezzi a T, relativi ai tubi di colore arancio, per intenderci), i quali sono sempre presenti nei cantieri e in special modo nei furgoni delle imprese edili. Lo dico per esperienza, vanno sempre tenuti a disposizione dai muratori all'interno dei furgoni.
Luciano.