giovedì 19 maggio 2011

Livia ed Alessia. Dire le indagini continuano in silenzio è come dire trovatevele voi Livia ed Alessia

Settimane su settimane, presto saranno mesi su mesi, che di Livia ed Alessia non ravviva il ricordo nessun giornale, nessuna rete televisiva. Ultimamente due macchioline nell'auto di Matthias Schepp hanno costretto chi pubblica ad inserire due righe, un piccolo trafiletto per dire le solite cose inconcludenti ed allarmistiche. Praticamente s'è detto che le tracce verranno analizzate per capire se possano essere mischiate con elementi tossici. Insomma, si ha ancora la convinzione, sotterraneamente è questa la linea che da sempre lavora a pieno regime, siano morte. Per il resto "Chi l'ha Visto" è stato l'unico programma che ha dedicato quindici minuti alle gemelline; gli altri kaput, tutti morti. E pensare che quando la notizia tirava ascolti e lettori migliaia di articoli uscivano ogni giorno, ogni minuto, tutti facevano a gara per conquistarsi ampie fette di pubblico. Niente di anormale per carità, è la legge ipocrita del mercato dei media che pretende si faccia in questa maniera. Tutti vogliono bene a tutti quando c'è da stare sull'informazione del momento, quando c'è da guadagnarci, quando c'è un ritorno. Tutti amano, tutti coccolano, tutti lacrimano commozione.

Il problema sorge quando la notizia scema e lascia il posto ad altre. In quel momento non c'è più posto per il "vecchio", occorre far spazio al nuovo e non si trovano neppure i quindici minuti ogni tanto, quindici minuti fatti di ricordi e fotografie senza dire nulla di importante se non sollecitare gli inquirenti ad indagare. Indagare, questa è la parola da scrivere in continuazione in ogni blog, in ogni sito e, basterebbe saltuariamente, in ogni quotidiano, indagare. Perché chi scrive sui giornali lo sa che nei modi di dire delle procure si nasconde una verità di fondo, lo sa che quando si afferma di fare indagini a 360° si intende dire che non si sa che pesci pigliare, lo sa che quando si dichiara di lavorare in silenzio si lascia intendere che ormai non è possibile fare più nulla. Ed in giro si dice, purtroppo, che le indagini sul sequestro di Livia ed Alessia stanno continuando in silenzio. Ed allora cosa vogliamo fare? Adattarci alla situazione ed aspettare che nulla si scopra o cercare di dare una scossa al procuratore di Losanna affinché inizi ad indagare sul serio?

La domanda da porre alle autorità svizzere è semplice. Pascal Gillièron, che in una intervista aveva affermato che con ogni probabilità le bimbe erano state uccise in Svizzera e gettate in mare successivamente, ed i suoi collaboratori, di cui inserisco i nomi affinché nessuno si scordi di loro, Jacques Antenen, capo della Polizia vodese che mesi fa aveva dichiarato di aver fatto tutto quanto era in suo potere e che avrebbe continuato a fare il possibile, e Jean Christophe Sauretel, che da sempre ha cercato di spostare le indagini in Francia insistendo sul fatto, come il procuratore d'altronde, che certamente lo Schepp e le figlie erano sul traghetto diretto in Corsica, ci hanno preso per i fondelli, ci stanno prendendo ancora per i fondelli, continueranno a prenderci per i fondelli... o hanno intenzione di fare quel qualcosa in più, quel salto di qualità che possa finalmente aprire una indagine per sequestro e, di conseguenza, iniziare a fare domande e mandare in paesi esteri, probabili luoghi di arrivo di Livia ed Alessia, carte bollate che lo aiutino a cercare meglio?

Ma questa domanda va rivolta, e la rivolgo, anche al procuratore della giurisdizione di Montelimar, in Francia, che al momento attuale, da due mesi si sa che lo Schepp è stato in quella città per undici ore, non ci ha ancora risposto ad altre importanti domande. Il padre di Livia ed Alessia era solo quella notte? Dove ha dormito? Dove ha cenato? Dove ha fatto colazione? Non erano domande difficili per uno che per mestiere deve coordinare le indagini della gendarmeria francese, anzi erano proprio domandine stupide stupide. Eppure non ne ha risolta una. Come crederlo capace di investigare? Che non sia in grado di svolgere il suo lavoro perché è un incapace o perché, svogliato, pensa ad altro e poco gli importa delle due bimbe svizzere?

Avrete capito che a mio parere le indagini sui sequestri di persona svolte nel silenzio, peggio ancora se si tratta di bambine che negli anni cambiano fisionomia, non portano a nulla. Ora io posso anche credere che ogni tanto un cantonale vada con la pala a scavare in riva a qualche lago. Posso anche credere che in Francia qualche gendarme sia passato per Montelimar chiedendo ad un farmacista se uno svizzero alto e biondo ha acquistato del veleno. Ma oltre a questo, in mancanza di vere informazioni, non credo. E qui sorge l'ultimo dilemma. Perché uno qualunque dei tanti giornalisti che battono il ferro quando è caldo e stazionano in massa nelle città degli omicidi, e quando parla fa solo danni alla mente dei telespettatori, non va a fare domande a Pascal Gillièron o al procuratore francese? Perché non staziona sotto la procura di Losanna ed ogni volta che vede passare uno dei tre citati in precedenza non gli sbatte il microfono davanti alla bocca cercando risposte?

Mi sorge un dubbio... non è che per i giornalisti e le procure preposte alle indagini Livia ed Alessia sono già una storia vecchia, una storia che non interessa a nessuno?



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Yara Gambirasio
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5 commenti:

mabruk ha detto...

Chi l'ha visto è l'unica trasmissione seria del settore. Penso che la mamma delle gemelline a questo punto non possa più contare sugli inquirenti e l'unica cosa che le rimane è fare indagini provate ... non è giusto lo so ma sembra non ci siano soluzioni a questa indifferenza ingiustificata!!

mabruk ha detto...

scusa "private"

nico ha detto...

Sì Massimo, credo che in mancanza di colpi di scena la storia di Livia ed Alessia non sia piu' molto interessante per i media. Che cercano il giallo, il mistero, i particolari scioccanti e sempre nuovi (se li inventano se non ce ne sono a sufficienza...). Il dramma di Irina e delle sue bimbe non puo' essere vissuto in silenzio, il silenzio é una scelta per chi, come i genitori di Yara, sanno che la loro figlia é morta. Io sono sicura che Irina vorrebbe gridare tutti i giorni, cercarle ovunque, essere su tutti i canali. Tutto, per trovarle, per sapere dove sono. Da Moltelimar si tace, e già questo é assurdo, le ricerche credo siano condotte ''una tantum'',giornalisti che battono il chiodo non se ne vedono. Eppure tante storie sono state risolte dopo anni solo perché una trasmissione, un pool di giornalisti che sanno il fatto loro, hanno costretto gli inquirenti alla riapertura delle indagini. Chissa' quante vite salvate se l'intervento fosse stato immediato, puntuale. Come ho gia' detto io non riesco a crederle vive, ma questo non sposta di un millimetro quello che credo si dovrebbe fare. E' impensabile che un giornalista di Chi l'ha visto resti attaccato al caso? Vada e scocci tutti? Cerchi di contattare la famiglia Schepp? Si piazzi davanti alla procura di Montelimar?Vada e rompa tanto le scatole da costringere tutti a mantenere l'attenzione vigile? Magari uno giovane, magari senza grandissima esperienza ma con tanta voglia di verita'.... Ogni mercoledì cinque minuti di collegamento. Io comunque mando email alla trasmissione per chiedere di non lasciare Irina da sola. Ciao.
p.s. sai di qualche audizione dei parenti di Schepp? Mi sembra così inverosimile che neanche il suo gemello sappia nulla. Non parlo di complicita', ma almeno qualche idea su dove potrebbe avere portato le bimbe....

Anonimo ha detto...

Ciao Massimo,

Merci du fond du coeur pour tes interventions régulières qui ravivent les mémoires de certaines âmes sensibles mais pas vraiment la conscience d'autres moins affectées par ce malheur.

Ce drame qui est le leur puisqu'il est celui de leur société. Je n'ai qu'un seul regret, c'est que tu ne sois pas le procureur vaudois en charge de l'enquête sur cet épouvantable drame.
Tu as toute notre reconnaissance, pour l'amour de ces petites et leurs famille, pour l'amour de la VIE ! ♥
Continue, et nous tous avec toi, Massimo !
A bientôt !
Chantal

emax/massimo prati ha detto...

Bonjour Chantal,
merci pour les belles paroles.
Continuez à écrire, certains séjour. Massimo