giovedì 19 ottobre 2017

Avete fatto incatenare Cosima e Sabrina... ma l'ombra di Banquo non la potrete mai incatenare!

Di Annamaria Cotrozzi

Il fantasma di Banquo (Macbeth)

...allor questa voce intesi nel petto/ avrai per guanciali sol vepri o Macbetto/ il sonno per sempre Glamis uccidesti/ non v'è che vigilia, Caudore, per te...



Mai. La parola che chiude l'atroce perifrasi "fine pena mai" con cui si suole indicare l'ergastolo - la "morte viva", la più dura delle pene che si possono comminare laddove il cammino della civiltà ha spazzato via la barbarie del supplizio capitale - con l'uscita delle motivazioni della sentenza di terzo grado si carica del più doloroso dei significati, proprio nel momento in cui si svuota di senso, per Cosima Serrano e Sabrina Misseri, la parola futuro. Chiavi gettate dopo l'ultimo giro di mandata, caso chiuso, fine ufficiale di questa tragica storia. Così, almeno, pare al momento, e così sarà – anche se solo pensarlo dà la vertigine - se non accadrà qualcosa che riapra un varco alla speranza. Chi, come me, è fermamente convinto della loro innocenza, si chiede con angoscia come possa tutto ciò essere accaduto... e perché. Come avrà fatto a materializzarsi, con questa allucinante precisione, il più classico e noto degli incubi kafkiani, quello del Processo? Possibile che nella vita reale succedano, in modo talmente identico da dare i brividi, cose già anticipate in letteratura? Sì, possibile, perché la letteratura è quel mondo dove tutto è già stato raccontato, anche ciò che non è ancora accaduto, il bene, il male, il sogno, l'incubo, la gioia, il dolore, l'amore, l'odio, le intermittenze del cuore, la speranza, la disperazione, l'indifferenza complice, il rimorso.

Che ne sarà d'ora in poi di Cosima e Sabrina, come faranno ad aggrapparsi ancora a quel briciolo di speranza senza il quale è umanamente impossibile sopravvivere? Credo, sinceramente, che sia perfino impudico chiederselo, troppo invadente e troppo in linea con il cattivo gusto voyeuristico di quella spregevole tv del dolore che fingendo di volere giustizia per la giovane vittima, Sarah Scazzi, ha invece cooperato attivamente, fin dall'inizio, soltanto alla rovina di Cosima Serrano e Sabrina Misseri. Questa deriva dell'informazione non ha scusanti e non è giustificabile col "diritto/dovere di cronaca", anche perché non di cronaca si è trattato ma di gossip, di fantasticherie e impressioni soggettive spacciate per notizie: nessun reale approfondimento, come sarebbe stato doveroso da parte di un giornalismo che volesse dirsi tale, chiacchiere riciclate, imprecisioni anche macroscopiche, nessun vero interesse per l'analisi dei dati oggettivi (su cui anzi si è "elegantemente" glissato, vedi alla voce "orari", e di lì mi nasce il sospetto che ci sia stata, almeno in parte, l'aggravante della malafede), nessuna seria verifica delle fonti, la parola subito troncata a chi, in controcanto, si permetteva di esprimere un dubbio o di far notare una delle mille incongruenze e dei mille paradossi contenuti nelle differenti ricostruzioni accusatorie che si sono susseguite, e il megafono lasciato sempre nelle solite mani, nelle mani di chi ha avuto l'abilità di seminare e poi far crescere giorno dopo giorno il pregiudizio contro le due donne. 

Che chance potevano avere Cosima Serrano e Sabrina Misseri, con pressoché tutto l'apparato mediatico contro? Il patibolo era già innalzato in quei salotti ben prima che l'iter giudiziario avesse inizio; la fiction di quart'ordine messa su in fretta e alla bell'e meglio, ma nel momento propizio, ha avuto gioco facile nel trasformare due persone come tante, dalla vita ordinaria, in due personaggi straordinariamente malvagi e violenti, esattamente come il pubblico ormai presumeva e pretendeva che fossero. Linciaggio "a reti unificate". Esperti di grido, opinionisti non meglio identificati, tutti a far da cassa di risonanza ai soliti slogan strappa applausi, tutti a scagliare pietre, a trinciare giudizi sulla base del nulla, spesso a propagare bufale, sempre a darsi ragione l'un l'altro perché pochi argomenti hanno appiattito i dibattiti dei salotti televisivi come questo caso giudiziario. Che squallore tutti quei Minosse riuniti insieme a far 'pollice verso' contro una ragazza e una donna anziana detenute, che nemmeno potevano alzare il telefono per replicare; che miseria, anche se le due donne fossero state davvero colpevoli! E questa squallida operazione di mercato (perché in sostanza di questo si è trattato, e di certo la ricaduta in termini di audience avrà soddisfatto le aspettative) si è protratta negli anni senza che qualcuno (un garante, per esempio) provasse a fermarla, e, almeno stando all'apparenza, senza ombra di rimorso alcuno da parte di chi se ne è reso responsabile.

Ma ecco, a proposito. Che cos'è il rimorso?

La parola suona obsoleta, lo so, ma d'altronde è etimologicamente efficace, perfetta per dare l'idea di quel particolare tipo di dolore psichico che è destinato a provare chiunque abbia fatto del male a qualcun altro, e non ci sarà "rimozione" che tenga. Rimorso, si badi bene, non è termine di uso circoscritto al campo semantico della morale o della religione cristiana, tanto è vero che il verbo latino da cui deriva, remordēre, ha già in Lucrezio, De rerum natura 3.827, questo impiego metaforico (praeteritisque male admissis peccata remordent “e rimordono (l’anima) i sensi di colpa per le malefatte passate”).

Anche di questo lugubre e tormentoso sentimento la letteratura di tutti i tempi si è occupata, fino a darne la tremenda rappresentazione degli effetti visivi. Il rimorso, secondo Sallustio, cap. 15 della Congiura di Catilina, stravolge i lineamenti del volto e l'andatura, imprimendo nell'aspetto, addirittura, i segni della follia.

"Infatti quell'animo macchiato dalla colpa, ostile agli dèi e agli uomini, non riusciva a trovare calma né nella veglia né nel riposo: fino a tal punto il rimorso agitava e tormentava il suo animo. E dunque il suo incarnato era pallido, gli occhi torvi, il passo ora veloce, ora lento: insomma nell'aspetto e nel volto erano impressi i segni della follia".

Nel testo latino il termine corrispondente a 'rimorso' è conscientia, la consapevolezza del male commesso, e quello che ho reso con il generico "tormentava", cioè vastabat, contiene invero un'immagine più forte, quella del saccheggio, della devastazione. L'animo logorato dal rimorso diventa come un deserto, perché questo pungente e implacabile sentimento lo invade e fa terra bruciata dentro di lui, come un'orda nemica che mette a ferro a fuoco una città. Il rimorso è dunque, secondo questa visione, qualcosa a cui non si sfugge, e che, per un meccanismo perverso, induce a nuove scelleratezze (un grave precedente misfatto sarebbe a monte delle successive azioni delittuose di Catilina, nella fattispecie la congiura contro la res publica). È quell'assillo che gli antichi identificavano, talora, con le Furie infernali, personificazioni del rovello interiore, e che dalla psicanalisi abbiamo appreso non essere eliminabile con la Verneinung, la negazione, nemmeno se condivisa, giacché ogni vissuto traumatico (compreso il senso di colpa) che viene, per autodifesa, respinto e volutamente dimenticato, si acquatta nell'inconscio e fa da centro propulsore delle nevrosi.

Se, come credo, Sallustio ha ragione (del resto è l'autore latino specializzato in 'ritratti'), per nemesi il rimorso trasparirà dai volti e dai gesti di molti di quelli che hanno inchiodato Sabrina per qualche espressione facciale in foto scelte ad hoc, o Cosima per un gesto insignificante e innocuo riproposto ossessivamente in tv come indizio di colpevolezza: in mancanza, come è evidente, di reali prove e di indizi. Il rimorso - quello sì - si leggerà sul volto di chi le ha crocifisse, e non ci sarà trucco di scena in grado di mascherarlo.

E, a proposito di scena e di teatro, una grandiosa rappresentazione scenica del rimorso è nella più cupa delle tragedie di Shakespeare, il Macbeth:

Macbeth: "Mi pareva di udire una voce che gridava: 'Più non si dormirà! Macbeth ha ucciso il sonno', l'innocente sonno, il sonno che rammenda gli strappi del dolore, morte di ogni giorno, bagno che ci ristora dopo le fatiche, balsamo dell'animo ferito, seconda portata che ci offre la natura, alimento principale del banchetto della vita..."

Lady Macbeth: "Che vuoi dire?"

Macbeth: "E ancora gridava per tutto il palazzo: 'Più non si dormirà! Glamis ha ucciso il sonno; perciò Cawdor non dormirà più, Macbeth non dormirà più!"

Lady Macbeth: "Ma chi gridava così? Via, nobile signore, tu indebolisci il tuo vigore in questi sciocchi vaneggiamenti..." (Atto II, scena II)

Ma il delirio di Macbeth, che si è macchiato del sangue del suo re e poi di altri delitti, prosegue fino a manifestarsi drammaticamente nella scena, dalla indimenticabile potenza artistica, dell'ombra di Banquo al banchetto (atto III scena IV), dove il rimorso prende la forma dell'orrida visione: quell'ombra torna e non vuole andarsene, invano ricacciata indietro dall'unico che può vederla, invano negata da lady Macbeth che cerca ripetutamente di calmare lo sposo e di giustificarne lo strano comportamento di fronte ai convitati con l'invenzione di un'antica malattia. Tutto però è inutile: il fantasma non si dilegua, Macbeth è sempre più sconvolto. Non resta che interrompere il banchetto e rimandare a casa gli ospiti: e in seguito anche lady Macbeth, quella che più ha cercato di resistere alla tremenda consapevolezza del misfatto compiuto, sarà preda di visioni ossessive (la macchia di sangue sulla mano), fino alla pazzia e all'autodistruzione.

La notte dell'Innominato manzoniano racchiude analoghi tormenti, descritti in ogni risvolto nel lungo monologo interiore, ma ne presenta anche la via d'uscita, l'unica possibile: il cambiamento di vita che ha come primo atto proprio la decisione di rimediare all'ultima azione scellerata, il rapimento di Lucia, riparando l'ingiustizia e ridando subito, l'indomani mattina, libertà e serenità alla povera giovane.

"I sensi affaticati da tanta guerra s’assopirono a poco a poco in quell’acquietamento di pensieri; e finalmente, già vicino a giorno, col nome della sua protettrice tronco tra le labbra, Lucia s’addormentò d’un sonno perfetto e continuo.

Ma c’era qualchedun altro in quello stesso castello, che avrebbe voluto fare altrettanto, e non poté mai. Partito, o quasi scappato da Lucia, dato l’ordine per la cena di lei, fatta una consueta visita a certi posti del castello, sempre con quell’immagine viva nella mente, e con quelle parole risonanti all’orecchio, il signore s’era andato a cacciare in camera, s’era chiuso dentro in fretta e in furia, come se avesse avuto a trincerarsi contro una squadra di nemici; e spogliatosi, pure in furia, era andato a letto. Ma quell’immagine, più che mai presente, parve che in quel momento gli dicesse: tu non dormirai. — Che sciocca curiosità da donnicciola, — pensava, — m’è venuta di vederla? Ha ragione quel bestione del Nibbio; uno non è più uomo; è vero, non è più uomo!... Io?... io non son più uomo, io? Cos’è stato? che diavolo m’è venuto addosso? che c’è di nuovo? Non lo sapevo io prima d’ora, che le donne strillano? Strillano anche gli uomini alle volte, quando non si possono rivoltare. Che diavolo! non ho mai sentito belar donne?

E qui, senza che s’affaticasse molto a rintracciare nella memoria, la memoria da sé gli rappresentò più d’un caso in cui né preghi né lamenti non l’avevano punto smosso dal compire le sue risoluzioni. Ma la rimembranza di tali imprese, non che gli ridonasse la fermezza, che già gli mancava, di compir questa; non che spegnesse nell’animo quella molesta pietà; vi destava invece una specie di terrore, una non so qual rabbia di pentimento. Di maniera che gli parve un sollievo il tornare a quella prima immagine di Lucia, contro la quale aveva cercato di rinfrancare il suo coraggio. — È viva costei, — pensava, — è qui; sono a tempo; le posso dire: andate, rallegratevi; posso veder quel viso cambiarsi, le posso anche dire: perdonatemi... Perdonatemi? io domandar perdono? a una donna? io...! Ah, eppure! se una parola, una parola tale mi potesse far bene, levarmi d’addosso un po’ di questa diavoleria, la direi; eh! sento che la direi. A che cosa son ridotto! Non son più uomo, non son più uomo!... Via! — disse, poi, rivoltandosi arrabbiatamente nel letto divenuto duro duro, sotto le coperte divenute pesanti pesanti: — via! sono sciocchezze che mi son passate per la testa altre volte. Passerà anche questa. —

E per farla passare, andò cercando col pensiero qualche cosa importante, qualcheduna di quelle che solevano occuparlo fortemente, onde applicarvelo tutto; ma non ne trovò nessuna". (Promessi Sposi, cap. 22)


Ci sarà una notte dell'Innominato per chi sarebbe ancora in tempo a salvare Cosima e Sabrina con una parola di verità? E quelli che nei salotti televisivi le hanno "processate" in maniera selvaggia, in spregio di ogni regola del diritto, e condannate perché così volevano il pubblico e la "moda" del momento, e che anche in questi giorni infieriscono su di loro in perfetto stile maramaldesco, troveranno un giorno la forza di riconoscere la tragicità di questo errore o inganno in cui hanno trascinato il vasto pubblico? Riusciranno, in un barlume di onestà e sincerità almeno con sé stessi, a liberarsi di un peso che col tempo, ne stiano certi, sarà sempre più insopportabile, e di chiedere scusa a quelle due malcapitate? Io non so quale sarà il futuro di Cosima e Sabrina, ma credo di poter immaginare come sarà il futuro di chi a ogni festa, a ogni vacanza, a ogni figlio che nasce, a ogni incontro con gli amici, a ogni successo di lavoro non potrà, per quanti sforzi faccia, smettere di pensare che, murata viva nei pochi metri quadrati di una cella, c'è una ragazza innocente che aveva ventidue anni quando le è stata tolta ogni festa, ogni vacanza, il sogno di avere un bambino, ogni viaggio, l'allegria degli incontri con gli amici, ogni soddisfazione di lavoro o di qualsiasi altro genere.

Come si può vivere una vita normale sapendo che, in parallelo, a causa di una nostra bugia o semplice omissione di verità, due persone innocenti consumano la loro nello spazio angusto di una cella e nel tempo vuoto e dilatato della detenzione senza fine?

Il rimorso verrà, prima o poi verrà: magari quando il grande pubblico avrà ormai dimenticato questa vicenda. Verrà e sarà, forse per molti, un malessere segreto, taciuto, ma continuo e logorante che guasterà ogni svago, una tristezza sottile che inquinerà ogni gioia, un dolore sordo che piano piano corroderà il corpo e lo spirito

E più passeranno i mesi, gli anni, più sarà difficile porre rimedio al disastro compiuto, finché un giorno potrebbe essere troppo tardi. Meglio rifletterci finché si è in tempo, dunque; perché tanto, non ci si illuda, l'ombra di Banquo non si allontanerà, e tantomeno si lascerà mettere in ceppi. Quella non la potrete incarcerare. Con Shakespeare non si scherza, lui è uno che di animo umano si intendeva parecchio. D'altra parte anche Manzoni è fine conoscitore del 'guazzabuglio del cuore umano', e questo induce a confidare in una svolta, in qualche "notte dell'Innominato": un salvifico ripensamento di chi è consapevole di aver mentito oppure di aver taciuto, per qualsivoglia motivo riguardo a ciò che sapeva, potrà finalmente aprire la strada alla verità e alla liberazione di due innocenti che già troppo hanno ingiustamente sofferto. 

"Non torna conto a uno che un giorno deve morire di far patir tanto una povera creatura". 

Già. La letteratura non è una scienza esatta, però non sbaglia. Mai.


36 commenti:

PINO ha detto...

Una prosa "toccante" e intensamente umana: rivelazione di sentimenti alieni, per una rilevante percentuale di rappresentanti della nostra specie.

Giacomo ha detto...

Brava, Annamaria.

E' molto bello quello che scrivi.
Speriamo che un giorno questa gente abbia a pentirsi. Però il pentimento presuppone una coscienza. Purtroppo certa gente la coscienza non sa nemmeno cosa sia.
Mi viene in mente una certa oca giuliva che imperversa su Canale cinque. Ma quella e gli altri come lei sanno chi sono realmente Shakespeare o Manzoni, o hanno mai letto qualcosa delle loro opere?

C'è da sperare che in qualche modo la Difesa delle due donne riesca a tener aperto il caso o portarlo dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Saluti a tutti.

Giacomo

Gilberto ha detto...

Carissima Annamaria Cotrozzi
Bellissimo il tuo articolo. Però purtroppo né Shakespeare e né il Manzoni hanno conosciuto la realtà contemporanea dove la coscienza è ormai svanita. Al suo posto ci sono gli utenti, appendici delle macchine ideologiche, degli algoritmi retorici, dei sistemi di condizionamento mediatico. Per provare rimorso occorre che la coscienza (l’anima per dirla con gli antichi) abbia ancora sostanza, non sia soltanto un flatus vocis al quale corrispondono gli slogan che trasformano gli 'abbonati' in automi programmati. Perfino il rimorso nella società dell’apparire è diventata un plus e un benefit da sfoggiare in diretta per un pubblico che si commuove, che ride e che piange, un po’ parodia e un po’ commedia. Dopo lo spot pubblicitario siamo in attesa del nuovo dramma kafkiano, non tanto il processo, che ormai si sa come va a finire, ma la macchina della tortura che, quella sì, genera il rimorso, quello ostentato per aumentare lo share. Nemmeno Kafka (la colonia penale) o Orwell ( la tortura dei topi) sarebbero riusciti a immaginare una tortura così raffinata e.. crudele da sembrare soltanto un gioco di società…

Annamaria Cotrozzi ha detto...

Cari amici, grazie del vostro apprezzamento, a cui tengo davvero molto. La coscienza, secondo me, parla anche quando non si vuole ascoltarla, quando si vorrebbe schiacciarla contro il muro come il Grillo parlante: E' la voce che viene dal dentro, non si può imbavagliarla. Si può solo fingere, con gli altri, di non sentirla. Ma quanto durerà la recita? Con gli anni la solitudine - è fisiologico - aumenta, la voglia di successo diminuisce, per chi cercava di stordirsi con gli applausi (finché c'erano) il silenzio prende campo, e quella voce interiore (come quella di Macbeth, appunto) è l'unica che si udrà, alla fine. E pensare a due donne che invecchiano nel nulla del carcere senza alcuna colpa non sarà un bel pensiero per chi ha fatto poco o tanto per farcele finire, in quella tomba per vivi. Si capirà che non ne valeva la pena. Ma a quel punto sarà difficile tornare indietro, rimediare al guaio combinato, magari da alcuni solo per superficialità e non per perfidia. Io di questo sono certa. Che certe persone non hanno coscienza me lo ripetono tutti, ma io non ci credo fino in fondo. Questo intendevo comunicare, soprattutto. E lanciare un appello, in qualche modo. Perché ora si sarebbe ancora in tempo. Cosima e Sabrina agonizzano nell'indifferenza generale, hanno subìto mille strazi, ma sono vive e per loro, come per Sarah, si può ancora fare giustizia. Il manzoniano "Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia" si può rendere in versione laica: "Il vostro io vi perdonerà tante cose, per un'opera
di giustizia".

Vanna ha detto...

Un testo bellissimo, per struttura letteraria, per contenuto, per pathos.
Ne condivido ogni rigo, ogni frase.
La "coscienza"... averne consapevolezza presuppone il perdono.
Questa conferma di condanna mi annuncia anche la condanna di Bossetti.
Troppo i due casi sono "legati" tra di loro per una iniquità forzata e cieca.
Complimenti!

Annamaria Cotrozzi ha detto...

Grazie, Vanna!

Bruno ha detto...

Annamaria, mi unisco complimenti di cuore.

darpi ha detto...

è inutile , processo e sentenze sono dovute alla SCU...amen

magica ha detto...

complimenti ANNAMARIA CoTROZZI. ciao
un post con tanti significati , magari un po' dispersivo per chi è abituato a dire le cose : cotte o crude ,senza epressioni filosofiche . il caso è molto crudo.tuttavia commentato con sillogismi culturali .
avevo iniziato a leggere un verbale postato da GIACOMO . MA ho preferito non continuare : siccome eravamo attenti, mentre stavano facendo le indagini , e si facevano le conclusioni logiche , da persone normali e non sprovvedute ... ora scorrendo il testo del verbale si trovano le loro conclusioni illogiche per cui meglio lasciar perdere : almeno per me .
possibile che qualcosa non stia bollendo in pentola? i loro avvocati han calato le braghe? certo che se si leggono i verbali, con le conclusioni accusatorie , ma dedotte in modo errato, uno potrebbe credere che la condanna per le misseri sia stata giusta . mentre si sa che i fatti andarono diversamente .
dall'incidente probatorio è riportato quello che successe nel garage fra SABRINA E LA CUGINA ... nello stesso interrogatorio MISSERI spiega la teoria del cavalluccio ..poi la scena cambia con MISSERI CHE STRANGOLA la nipote , e SABRINA che lo rimprovera per quello che sta facendo , mettiamo che la condanna sia stata fatta per le balle di MISSERI ... cosa centra COSIMA SERRANO ,se non partecipa al fatto? , infatti la signora non ando' subito in carcere . ma ecco che salta fuori il sogno del fioraaio , per questo COSIMA CENTRA E VIENE INCARCERATA .. ma sono valide 3 ipotesi ?SABRINA CHE UCCIDE IN GARAGE OPPURE MISSERI CHE STRANGOLA LA NIPOTE .. poi una terza .. sabrina a COSIMA CHE sequestrano la nipote e MISSERI CHE la OCCULTA - ROBA DELL'ALTRO MONDO è possibile che qualcuno ragioni cosi? la vogliono proprio vincere a tutti i costi? ? e gli altri calano le braghe ?sono situazioni indescrivibili

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Manlio Tummolo ha detto...

Carissima Annamaria,

sottoscrivo in pieno quanto riguarda il caso Scazzi-Misseri. Del resto su questo ho già detto e ripetuto come l'intero processo non sia stato altro che una farsa già predestinata fin dall'inizio a scaricare su tre "ingenui" (proprio nel senso etimologico del termine) la responsabilità di un delitto che ha ben altri organizzatori. Credo che anche gli avvocati abbiano avuto parte in quest'azione, ribadendo una soluzione già messa in bocca dai SS. Inquisitori a Michele Misseri, un errore tattico e strategico nella difesa che, anche nella migliore delle ipotesi , avrebbe comunque comportato conseguenze nocive, soprattutto economiche e morali, sulle due donne.

Un'osservazione di natura storica, col Suo paragone con Catilina, però me la consento: Sallustio, cesariano, mira a desctivere Catilina come un mostro, sulla scia di Cicerone, ma le contraddizioni nei due autori sono notevoli. Di fatto, a Catilina nessuno può ascrivere un delitto specifico: mobilitato un esercito di migliaia di uomini, non una distruzione è stata commessa a suo nome (cfr. Spartaco, invece...), non una violenza alle popolazioni tra Fiesole e Pistoia. Muore in lealissima battaglia, ammirato dagli stessi nemici. Leggendo sistematicamente Cicerone, proprio al fine di capire il rapporto complesso tra i due, si vede in Cicerone il gusto per le esagerazioni, anche a fini di autoesaltazione. Catilina fu un grande rivoluzionario, il maggiore, se non l'unico, nella storia di Roma, e morì, con i suoi combattenti, come un personaggio omerico.

MAGICA ha detto...

stanno bestemmiando alla grande spero che vadano all'inferno . sabrina telefona a valentina avvisandiìola che il cell è di sara attenzione non dire niente alla zia e alla mamma . alla mamma? ma se la mamma di sabrina era in combutta fra loro asassissini perchè il ritrovamento del cell l'vrebbe sconvolta???

Giacomo ha detto...

Non credo che i Difensori si siano arresi.
Continueranno a porre in essere tutte le iniziative consentite dall'ordinamento.
Sicuramente faranno ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
A Quarto Grado hanno detto che il Prof. Coppi è arrabbiato.

Certo che se anche fra gl'innocentisti c'è chi non crede alla colpevolezza di Misseri, la strada è ancora impervia.

Buonanotte a tutti

Giacomo.

Annamaria Cotrozzi ha detto...

Caro Manlio, su Catilina siamo perfettamente d'accordo. Lungi da me (e grazie di darmi modo di sgombrare il terreno da questo possibile equivoco) l'intento di paragonare un grande personaggio come il rivoluzionario romano, grande nei vizi e nelle virtù anche secondo la ritrattistica antica, e a cui lo stesso Sallustio, nel finale della sua monografia, riconosce la coerenza e il coraggio estremo come comandante e come soldato, con gli squallidi ologrammi a cui faccio riferimento nell'articolo, mediocri e voltagabbana, pusillanimi, capaci di calpestare la vita di due donne innocenti per un po' di effimera notorietà. Di loro non si parlerà più appena passeranno di moda (ben presto, prevedo), della controversa figura di Catilina si discute anche oggi, dopo più di duemila anni. No, il confronto non c'era: parlavo solo dei sintomi fisici e psichici del rimorso, così come lo vedevano già gli antichi. Sintomi che forse fra poco riconosceremo anche noi nei massacratori di Cosima e Sabrina. E, a ben guardare oltre le apparenze, forse già si intravedono. Ma il rimorso, purtroppo, a volte redime, a volte incattivisce di più.

Per quanto riguarda il caso di cui ci occupiamo, io credo invece alla confessione di Michele Misseri e alla sua colpevolezza.

Gilberto ha detto...

Per aiutare Sabrina e sua mamma bisogna prima di tutto capire come sono andate davvero le cose. Spiace che si continui a ritenere che Michele abbia ucciso la nipote. Su quella base ci si tira la zappa sui piedi. Sono convinto che nessuno della famiglia Misseri c’entri con la morte di Sara. Dico ‘la morte’ perché non c’è alcuna evidenza di come si sono svolti i fatti. C’è solo l’evidenza di una corda o cintura intorno al collo… (asfissia da strangolamento). Potrebbe trattarsi anche di suicidio. L’adolescenza è un’età difficile, in certi casi degli adolescenti si tolgono la vita per motivi che a un adulto parrebbero banali: una delusione d’amore, un rimprovero, una proibizione… Certo poi qualcuno nel caso di un gesto insano avrebbe sotterrato il cadavere. Ma non credo che si tratti di Michele. Quando gli hanno fatto mimare l’omicidio ne è uscita una recita inverosimile. È su quella base che è nato l’equivoco che lui stesse coprendo i congiunti. Potrebbe invece aver visto qualcosa che l’ha sconvolto facendogli perdere la ragione. Personalmente sono sempre stato convinto che la ragazza si sia suicidata. In quel caso bisognerebbe capire perché… chi e come abbia avuto ‘interesse’ a coprire il suicidio (sensi di colpa, bisogno di punire, un modo per scaricare le responsabilità..?). Se invece si è trattato di omicidio occorre trovare una ricostruzione plausibile, non certo quella basata su dei sogni… Michele come assassino è davvero poco credibile. Puntare su di lui per scagionare Sabrina e la mamma è la mossa che ha portato alla condanna delle due povere donne….

P.S.
Però bisogna dire che talvolta anche i sogni hanno un loro contenuto di verità, sia pure mascherata dalla censura onirica. I volti delle persone in un sogno possono essere trasfigurati e assumere altre identità…

Giacomo ha detto...

La Difesa di Sabrina e Cosima ha adottato l'unica linea possibile, che coincide con la verità storica.

Questa la mia convinzione.

Giacomo

magica ha detto...

mi sa che anche le torri gemelle le abbia buttate giu' il presidente degli stati uniti ,, ciaoooo!!

Anonimo ha detto...

Gilberto
"Michele come assassino è davvero poco credibile."
E dici bene. Per questo sono state incolpate moglie e figlia.

Annamaria Cotrozzi ha detto...

Cara Magica, capisco la tua indignazione per tutte le illogicità (fritte e rifritte) che la tv insiste a diramare, e aggiungo che, se ancora sono lì fermi sulle sciocchezze di sette anni fa, se ancora si dannano per trovare qualcosa da spacciare per indizio (a costo di darsi la zappa sui piedi, come tu bene hai fatto vedere), è come se ammettessero a voce alta che la tesi colpevolista nei riguardi di Cosima e Sabrina si basa sul nulla di nulla.

Caro Giacomo, concordo in pieno con te, faccio mie le tue parole. La difesa ha adottato l'unica linea possibile, che coincide con la verità storica. Non è certo la difesa che ha sbagliato. La colpevolizzazione della difesa non la comprendo: di fronte a una verità chiara come il sole, che dovevano fare gli avvocati, dovevano far finta anche loro di non vederla? La verità di questo processo è un numero, il numero corrispondente a un orario: 14.30, il vero orario dell'uscita di Sarah. 14.30. Negare questa evidenza è entrare nel ginepraio degli errori e delle incongruenze a catena. Cosa che, con l'"aiutino" di un'informazione indegna di chiamarsi tale, è puntualmente e tragicamente accaduto.

Manlio Tummolo ha detto...

La tesi avvocatesca dei Misseri ha dato risultati disastrosi, ma anche se fosse riuscita convinecente, carissimo Giacomo, le due donne erano ugualmente rovinate. Io concordo con Gilberto, anche se con qualche variante. Sono convintissimo che il delitto è stato commesso da criminali esperti, ma ben protetti in alta sede. Di qui l'esigenza di trovare alcuni capi espiatori. I fatti, se non ragione, non mi dànno torto. Se tutto è avvenuto in quella casa e a quell'ora, come anche da essi sostenuto, sebbene manchi qualunque elemento oggettivo per dirlo, difficilmente i tre potevano uscirne intonsi, comprese le due povere donne. Vi immaginate cosa avrebbe significato avere un marito e padre colpevole di un simile omicidio ? La rovina assoluta in tutti i casi, la miseria più completa: l'ho detto e lo ripeto, "dagli avvocati mi guardi Iddio, ché ai PM basto io..." .

TommyS. ha detto...

Gilberto

Sai da tempo come la penso su questa tragedia. Condivido pienamente la tua convinzione che nessuno dei Misseri di via Deledda abbia ucciso Sarah e che lo zio Michele possa o aver semplicemente assistito a una o più fasi della morte della ragazza e dell'occultamento del suo cadavere o essersi fatto personalmente carico proprio dell'occultamento. I suoi racconti poliedrici sono sempre stati confusi e contraddittori nelle fasi dell'omicidio ma non in quella del momento in cui il corpo venne calato nel pozzo.

Potrebbe anche essere che Sarah si sia data la morte da sola. Non vi sono evidenze autoptiche né contrarie né a favore. Ma in questo caso non credo per i motivi che hai provato ad elencare e che sono causa di troppi suicidi negli adolescenti. Penserei piuttosto allo sconvolgimento per un trauma o violenza subiti dopo la sua scomparsa. E questo perché, continuo ad esserne pienamente convinto, le uniche testimonianze terze di quei momenti (ritrattate o non sufficientemente esaustive) indicano che Sarah nell'intorno delle 14.30 stava recandosi spensierata e felice a casa di Sabrina per andare al mare per poi scomparire nel nulla, quasi sicuramente vittima di una sequestro da parte di ignoti (o perlomeno di individui non comparsi mai ufficialmente nelle indagini e nel processo). Questo mio convincimento porta maggiormente verso l'ipotesi dell'omicidio a mano di questi soggetti "ignoti" ai più, ma quasi sicuramente non a Michele Misseri il quale continua imperterrito ad addossarsi tutte le colpe. E' proprio questo fatto che per me continua a non trovare una spiegazione pur a fronte di condanne passate in giudicato quando converrebbe a tutti che decidesse finalmente a raccontare una versione dei fatti più credibile.

Sul fatto che le confessioni di Misseri e la strategia difensiva sinora tenuta (ma la difesa si è trovata costretta in un imbuto dal quale era impossibile uscire puntando verso soluzioni alternative) non possano portare né ora né in futuro ad una revisione del processo, concordo pienamente con te.

Però bisogna dire che talvolta anche i sogni hanno un loro contenuto di verità, sia pure mascherata dalla censura onirica. I volti delle persone in un sogno possono essere trasfigurati e assumere altre identità…

Questa tua conclusione la quoto pienamente e sai bene che ho già scritto cosa penso del famoso sogno.

Gilberto ha detto...

Tommy S.

Michele non può raccontare quello che non ricorda. A me pare evidente che c'è un buco nero nella sua memoria e in casi come quelli la mente diventa una lavagna sulla quale l'interlocutore può scrivere qualunque cosa che a Michele poi pare di ricordare. Non sono uno psichiatra ma credo che Michele abbia tutti i sintomi dell'amnesia post-traumatica. Sulla base di quello che ha sentito e che gli hanno suggerito è stata costruita un'indagine senza capo né coda. Chissà forse è tutto molto più semplice di quanto si creda. Michele è il vero protagonista ma solo nel senso che la sua mente in stato di stress è riuscita a dare all'indagine una direzione del tutto inverosimile. Se qualcuno gli avesse suggerito che ad uccidere Sara era stato l'uomo nero che si aggirava notte tempo per Avetrana, lui di sicuro avrebbe cominciato a ricordare tutti i dettagli della scena del delitto. Se gli avessero detto che a uccidere Sarah era stato il Vescovo di sicuro la sua mente avrebbe trovato i riscontri.
Michele Misseri secondo me ha un colossale vuoto di memoria dovuta a un trauma. Lui non ha occultato il cadavere, non l'avrebbe mai fatto. Non solo non ha le physique du rôle dell'assassino ma neppure quello del becchino. Michele è un uomo buono, incapace di far del male, con una moralità. Michele sta cercando disperatamente di ricordare per riempire quel vuoto che il suo cervello non è in grado di colmare. Io ci scommetterei che lui ha visto la scena dell'occultamento, probabilmente senza essere notato. Il trauma che ha subito ha poi dato l'innesco a un gigantesco copione dove tutti, opinionisti ed inquirenti, hanno finito per dare consistenza di realtà a quelli che erano solo tentativi di ritrovare la memoria perduta. Un'indagine non costruita sui sogni ma su un vuoto di memoria.

TommyS. ha detto...

Gilberto

Potrebbe essere come vai sostenendo tu da anni in merito allo stress post traumatico cui sarebbe (ancora oggi?) soggetto Misseri. Per come la vedo io però, limiterei gli effetti di tale stress alle eventuali fasi omicidiarie, od a quelle immediatamente successive, cui potrebbe anche avere assistito. E questo perché il suo racconto dell'occultamento è stato sempre molto preciso e dettagliato mentre di quello che potrebbe essere successo prima o non ha mai saputo niente o ha rimosso ed da qui i racconti in prima persona assolutamente non credibili (per di più continuo a sostenere che non si poteva trovare a Contrada Mosca alle 15.30 circa quando ricevette la chiamata dalla moglie e se è vero questo tutto deve essere ricostruito come tempi dell'omicidio e dell'occultamento). Ma la narrazione sufficientemente lucida che ha fatto dell'occultamento testimonierebbe che l'ha vissuto o in prima persona (magari aiutando qualcuno che l'aveva chiamato in aiuto) o da spettatore nascosto, sapendo però chi faceva parte del gruppo.

Su quanto fatto da Michele nei giorni successivi non c'è nulla di certo in quanto i riflettori in quella casa erano puntati su Sabrina. Neanche gli inquirenti si sono occupati di lui. Ricompare quando fa ritrovare il cellulare e da allora, gioco forza, diventa un attore principale. eppure si sa che nei giorni successivi alla scomparsa e sino al ritrovamento del cellulare ricevette quasi quotidianamente visite da parte del nipote e di altre persone. Non che voglia additare il nipote, ora defunto, ma l'impressione che ho sempre avuto è che qualcuno temesse che Misseri non riuscisse a mantenere qualche segreto e fosse di conseguenza preoccupato. Cosa che effettivamente si è verificata quando Michele si inventò il ritrovamento del cellulare. Da qui secondo me ulteriori pressioni su Misseri stesso, testimoniate forse anche da quel famoso soliloquio interpretato in mille modi ma forse mai in quello davvero corretto.

Anonimo ha detto...

Si possono lasciar correre posizioni di innocentismo, come sintomo di un determinato stato psicologico individuale, in occasione come quella di cui si sta discutendo, MA, dare luogo ai tanto richiamati SOGNI PINDARICI è evidentemente assurdo.
Tanto più assurdi, quando vengono posti in campo da gente di un certo livello intellettuale.

Vanna ha detto...

Si può dire tutto e il contrario di tutto, come nel caso Yara.
Chi sembra assassino per vari indizi potrebbe non esserlo e credo che non lo siano, né Bossetti, nè i Misseri.
Non so Bossetti se sa qualcosa, ma Misseri sa di certo quello che girava in paese di chiacchiere, forse ammiccamenti e giudizi sulla ragazzina bella, originale, dagli atteggiamenti precoci.
Per questo non voleva che andasse con la figlia in giro di notte, sapeva che era una minorenne appetita da molti, forse pure dal nipote.

Siccome i due casi vanno in tandem, raccontano che dietro le morti delle due ragazzine c'è un giro losco che va a pescare nel mondo umile, piccolo borghese, che fa sparire, ritrovare, condannare persone che sono decisamente ingenue se non ignoranti e di sicuro è facile "lavorarle" a distanza, farle sembrare colpevoli e non lo sono.
Il filo del "lontano" parte dalla Lombardia regione dove Sarah visse per qualche anno con la famiglia e dove il fratello lavorava o lavora con il padre ed aveva anche vaghe idee di intraprendere vie di spettacolo: Lele Mora, F.Corona ed altri importanti personaggi che ingaggiavano minorenni o no anche in Puglia, dove andava la famiglia Gambirasio al mare: ma guarda le coincidenze.
La chiave per capire che sono innocenti è proprio quella di queste condanne feroci, chi è potente o sta con i potenti, per molto meno si fa qualche anno.
Addirittura mantiene poltrone e privilegi.
Difatti anche condannando certi umili personaggi si raggiungono certi obiettivi, non certo quello di fare giustizia ed è "sogno pindarico" credere che ci sia.

Manlio Tummolo ha detto...

La questione Michele Misseri è molto più semplice di quello che appare da queste disquisizioni psicologiche: l'uomo fu il primo "fesso" della famiglia tartassato a fondo. Venne interrogato su cose che ignorava,e dato il suo livello intellettuale e culturale non proprio al massimo delle capacità umane, gli è stata fatta dire, anche grazie a dosi di calmanti, tutta una serie di versioni per giungere all'obiettivo che, in un primo tempo, doveva consistere solo nella pura ammissione di un incidente colposo (il celebre "cavalluccio") dovuto a Sabrina, a cui per motivi di panico si cercò di "ovviare" con l'occultazione del cadavere (questo nella versione inquisitoria e poliziesca). Poiché però tale tesi non venne "confessata" e poiché nemmeno la madre collaborò a questa versione di comodo, ecco la vendetta, accusandole ambedue di omicidio doloso, a cui Michele avrebbe partecipato solo come occultatore. Non crediamo che i magistrati o i carabibieri siano grandi conoscitori di pisocoanalisi o di che altro. Malgrado non avessero alcuno straccetto di prova e grazie alla spinta dell'opnione pubblica, compresa quell'inqualificabile presentatrice televisiva che, invece di stare nel proprio tema, si è fatta risolutrice di "gialli" (e sta passando qualche guaio per questo...), si è finito per condannare tre innocenti che assolutamente nulla sanno di che cosa fosse avvenuto, né del perché, ma sono stati difesi non solo senza occoprdinazione (erano una famiglia, non tre estranei!), ma anche in modo confuso, contraddittorio, accettando alla fin fine una delle otto versoni di Michele, il quale, accortosi alla fine della prima carcerazione dei suoi errori, ha tentato di ripararvi accusandosi a sua volta, senza alcun frutto . Tutto qui, e non mi pare poco...

carmelo ha detto...

Misseri ha confessato il delitto dopo nove ore di interrogatorio e lo ha spiegato perfettamente, era nervoso perché il trattore non partiva, ma non l’aveva mai vista vestita così (pochi indumenti che facevano trasparire le sue forme). Dopo qualche giorno di fronte al Gip dichiarò d’averla molestata prima della sua partenza per S. Pancrazio, d’averle fatto delle regalie in denaro invitandola a non parlarne con nessuno e d’averle messo una mano tra le gambe il giorno del delitto. Quando fu arrestato, il dottor Strada gli riscontro delle ferite compatibili con unghiature da 40 giorni all’avambraccio, segno di estrema difesa di Sarah, infatti, quando gli inquirenti gli chiesero se Sarah si era difesa, egli rispose “praticava”. Misseri spiegò perfettamente che quando la ragazza si girò per andare via prese una corda e gliela attorciglio più di una volta attorno al collo: il dottor strada gli fece ripetere questi gesti con un foulard per attestare che non era credibile nei suoi movimenti, ma sappiamo che nel mirino c’era già Sabrina. Inoltre dobbiamo anche supporre che per Misseri anche un nastrino di quelli con le cuciture agli esterni è una corda. Le ferite da unghiate, la corda, il vilipendio e il luogo del delitto (garage) non erano compatibili con un delitto commesso da Sabrina, pertanto, chi ha letto i verbali del 5 e del 19 novembre sa come Misseri è stato pressato per cambiarli.

magica ha detto...

basterebbe il resoconto dell'incidente perbatorio e si comprende come si svolsero i fatti .. manipilarono MISSERI in tutti i modi PER FARGLI DIRE QUELLO CHE VOLEVANO SENTIRE , la corda divenne cintura , dopo ripetuti inviti a dire che era una cintura , (la cintura era piu' facile per una donna . la corda non era da donne mentre le cintura SABIRNA poteva averla a portata di mano .. poi tutto l'incidente prob fu una ridicolaggine , dovevano eliminarlo e ricominciare diversamente
anche perchè vennero a sapere che l'omicidio era stato commesso diversamente :ll sequestro e in combutta con la madre .. tutto per un sogno del foraio .percio' il probatorio doveva cambiare . perchè i fatti era diversi .. ma niente da fare si prendono due e si constata uno ..quello che fa piu' risalto. ci credono imbecilli ?

Manlio Tummolo ha detto...

Questo è un processo tutto da rifare, ma se si continua a suonare la grancassa che il delitto avvenne a quell'ora e in quella casa, malgrado nessuno testimone terzo abbia visto entrare la povera ragazza, né nessunod ella famiglia trafficare stranamente, né che uno o due o tre di essi fossero nei pressi di quella cisterna, ecc., c'è poco da fare. Il punto debole della difesa dei tre Misseri è che mancò ogni cooordinazione, che si accettò per buona una qualuqnue tra varie (e non una sola) confessione. Tutto ciò mi appare di una evidenza sconcertantem, eppure si battono gli stessi tasti. Il problema non è di convincere noi che scriviamo qui, ne potremmo parlare per decenni: è di convincere i giudici e chiunque altro abbia la comptetnza giuridica ufficiale per decidere sul caso.

Distogliamoci dall'idea che un processo, particolarmente penale, serva araggiungere la Verità o a realizzare la Giustizia. Verità e Giustizia sono concetti etico-religiosi, non giudiziari, tantomeno in questo caso poi. Non è neppure un romanzo giallo in cui il solito bravo avvocato Perry Mason , o investigatore Sherlock Holmes, scopre con abilità geniale chi sia stato il colpevole e lo svela ai lettori o spettatori. Un processo serve solo a determinare alcuni eventi in relazione alle prove, confutabili ma non confutate, disponibili a carico o discarico degli imputati.

Annamaria Cotrozzi ha detto...

Mi chiedo, da sette anni, che cosa mai abbia di oscuro o di lacunoso la confessione di Michele Misseri del 6 ottobre 2010, tanto da non essere ritenuta credibile (eppure, al momento, la confessione fu creduta e il caso fu dato in sostanza per risolto dagli inquirenti stessi, ma questa è storia vecchia: rileggetevi tutti gli articoli di Massimo Prati sul caso Scazzi, più che documentati e precisi). Come mai, in tempi di femminicidi a catena, appare tanto incredibile che un uomo in preda a raptus sessuale abbia ucciso una ragazzina? Inoltre la sua confessione non è affatto priva di riscontri, come si è voluto far credere: combacia perfettamente con gli orari (quelli fissati nella prima ora, quelli veri, insomma), con gli avvistamenti, con tabulati, con tutto. Ma lasciamo stare, al momento. Pensiamo a Cosima e Sabrina, in carcere da innocenti.

Quello che vi chiedo, amici del blog, è di tornare alla questione che ho sollevato nell'articolo, aiutandomi a lanciare questo appello a chiunque possa ancora fare qualcosa per aiutare quelle due sventurate a uscire dall'incubo: quelli che ben sanno che Cosima e Sabrina sono innocenti, e che sanno di avere mentito o taciuto la verità, come possono sopportare di restare ancora nella menzogna o in silenzio, faccia a faccia con la propria "ombra di Banquo"? E non mi si dica, per favore, che persone così non hanno coscienza, perché la coscienza, ripeto, altro non è che la consapevolezza interiore, e questa consapevolezza è un dato di fatto, non si può strapparsela di dosso, dal cuore, dalla mente. Resterà lì per sempre, renderà brutta la loro vita e deformerà persino il loro aspetto, come una malattia nascosta, mentre ancora potrebbero, dicendo finalmente la verità, ridare speranza a due innocenti e contemporaneamente liberarsi essi stessi da un rovello che diverrà, col tempo, un tormento quotidiano insopportabile. I volti innocenti di Cosima e Sabrina saranno sempre lì, davanti ai loro occhi, e non varrà chiudere gli occhi. Vale la pena rovinarsi la vita così e rovinarla a due innocenti?

Gilberto ha detto...

Cara Annamaria
Sicuramente qualcuno sa, ha visto e non parla. Per aiutare quelle due povere donne bisogna però a mio parere ripartire da zero e tentare una diversa ricostruzione. Io un'idea ce l'ho ma non la posso esprimere. Posso solo dirti che sono assolutamente convinto dell'estraneità di Michele Misseri, sia in rapporto alla morte della ragazza e sia in relazione all'occultamento del cadavere.

Annamaria Cotrozzi ha detto...

Non c'è solo chi ha visto e non parla. All'inizio, chi aveva visto certo che ha parlato. Io non credo affatto a una questione di ordinaria omertà. Chiunque, come me, abbia semplicemente seguito con attenzione la vicenda ha potuto constatare che a questo esito surreale si è giunti anche per le bugie, i voltafaccia e i cambi di versione di molti. Molti sanno bene di avere non semplicemente taciuto, ma mentito, rovinando due innocenti. Su quelli che per mille possibili motivi hanno mentito incomberà d'ora in poi l'ombra di Banquo. Il loro carcere sarà peggiore di quello di Cosima e Sabrina, ne sono certa. Loro soltanto hanno la chiave per liberare se stessi e quelle due sventurate: la chiave è dire la verità.

magica ha detto...

ciao ANNA MARIA , confermo al massimo quello che hai scritto . è inutile ricamare scenari straordinari . MISSERI rincuorato dalla vergogna , e paura delle chiacchere di paese, sotto la tutela bonaria del PM si era lasciato andare alla confessione: una sorta di liberazione . ha portato gli inquirent nel luogo di sepoltura . ma i sospettosi personaggi lo tironneggirono con promesse allettanti .. tutto vero e confermato da amici di carcere .
poi i furbacchioni lo portarono dove secondo loro doveva andare - tanto quelli non ti credono , se invece fosse stata tua figlia non succederebbe niente . perchè fu un incidente . e se la cava con poco .. entra in scena il cavalluccio : incredibile . poi rivelatosi una bufala .. lo scenario piu' credibile salta fuori da un sogno . peccato che fosse solo un sogno .. intanto le due disgraziate moriranno in carcere per colpa di gente che si dovrebbe vergognare ogni volta che si mira allo spacchio . uno è sparito dalla circolazione, uno, che dovrebbe dire cosa fu inculcato a misseri ..

Manlio Tummolo ha detto...

Annamaria carissima, ai fini giuridici, ma anche di logica, 8 versioni di un evento, estorte progressivamente ad un contadino poco più che analfabeta, bastano e avanzano a confutare tutta la costruzione. Oltretutto perché, a parte la storia metapsichica del sogno diventato realtà o viceversa (la situazione non cambia spostando gli addendi...), non esiste nulla di nulla per confermare in modo non confutato, se non confutabile, che comprovi una versione simile: né testimonianze di terzi, né tracce reperite sul luogo proesunto del delitto.

Continuiamo pure a ribadire che l'assassino fu Misseri in quella casa a quell'ora (in compresenza, complice o non complice del fatto, poco importa ai fini giudiziari), e le due donne resteranno vita natural durante in carcere, finché qualche storico del Diritto penale, di qui a 100 anni almeno non butti per aria ogni validità di tale processo, come il Manzoni fece per gli untori, come Voltaire fece per il delitto di un presuntto cattolico da parte del padre protestante.

Manlio Tummolo ha detto...

Riguardo alla domanda, se merita rovinarsi il fisico e lo psichico per incarcerare due innnocenti, la gente che si è occupata del fatto, non se ne cura per nulla e vive benissimo trastullandosi con svariate vicende. La storia del Diritto penale, fin dalle origini, dimostra che i giudici non cercano la verità, ma puntano sui rapporti di forza, da cui sono in sostanza mantenuti nella loro privilegiata condizione, e sulla rapidità, quanto maggiore possibile pur con le storture e i labirinti procedurali, di arrivare alle conclusioni. Di ciò si beano dando soddisfazione alle tendenza sanguinarie e sadiche di gran parte della plebaglia che vuol trovare colpevoli ad ogni costo su cui sfogare i propri complessi.

Annamaria Cotrozzi ha detto...

A proposito del sogno del fioraio, base surreale e incredibile dell'ergastolo di Cosima Serrano.

Nella commedia "Le voci di dentro" di Eduardo De Filippo c'è un personaggio, Alberto, che ha sognato di un delitto. Ne conseguono una denuncia ingiusta e guai di diverso genere, ma la grottesca situazione consente anche di vedere di che pasta è fatta, a volte, la società in mezzo a cui viviamo. Davvero la letteratura ha in sé già tutto. Ma avrebbe potuto immaginare, il grande Eduardo, che la realtà avrebbe superato la sua stessa fantasia?

"ALBERTO (sicuro) Qua, dietro a quel mobile. Hanno tolto i mattoni e ci hanno messo dentro tutti i documenti, la camicia insanguinata e una scarpa. Non hanno avuto tempo di pareggiare il muro, volevano farlo stamattina, e partire. Damme na mano... (Tolgono il mobile dal muro, e osservato in lungo e in largo dietro ad esso, non scorgono nulla. Un po' deluso, si guarda intorno) No, là... (Indica un altro punto. Dal muro di sinistra stacca una grande mensola, alla quale sono attaccate pentole e tegami, e dopo aver osservato c.s. ) No, sott' 'e carboni.
MICHELE E qua carboni non ce ne sono. Tengono la cucina a gas.
ALBERTO E che ti posso dire... Forse, dentro a quella cesta. (Indica un altro punto).
MICHELE Forse?...
ALBERTO (guarda nella cesta. Il risultato è il medesimo delle altre volte. Siede avvilito, passandosi una mano sulla fronte) Miche'!
MICHELE Signo'.
ALBERTO Miche', io me lo sono sognato...
MICHELE Vuie che dicite...? E mo'?
ALBERTO Ma così naturale...
MICHELE (insistendo con voce monotona) E mo'?
ALBERTO (con un filo di voce) Damme nu bicchiere d'acqua".

Manlio Tummolo ha detto...

Ottima osservazione, cara Annamaria. Già Svetonio e Plutarco sottolineavano l'importanza dei sogni in merito alle indagini sui delitti. E io stesso, in uno dei miei primi saggi qui pubblicati, ho sottolineato come agli inizi del '900 apparizioni spiritiche e sogni su morti erano di moda come strumento "parascientifico" per scoprire autori di delitti. Oggi si preferisce un DNA, che, se è certo più rigoroso, pur tuttavia da sé non è sufficiente, è anche agli inizi di un lungo percorso di ricerca, tutto da fare, per separare il "conduttore" del DNA dal vero patrimonio genetico in esso condotto, se no non si confonderebbero scimpanzè e gorilla con l'essere umano.