domenica 16 agosto 2015

L'emblematico caso Bossetti - e di tanti altri - che i modelli di comunicazione e la strategia del consenso hanno voluto colpevole di un crimine (im) perfetto...

Di Gilberto Migliorini



Se guardiamo i procedimenti giudiziari mediatici che hanno caratterizzato gli anni duemila (quindi senza citare Enzo Tortora, emblema della giustizia malata, ma partendo da Cogne per passare al caso Yara e arrivare a tanti altri presunti colpevoli) c’è un fatto che risalta, se si pone mente locale senza pregiudizio: di fronte a un delitto che suscita grande impressione e turbamento sociale, è sempre d’obbligo trovare un colpevole. A volte l’omicidio è solo presunto, pensiamo alla vicenda emblematica di Gravina di Puglia, in altri casi lo scenario potrebbe invece essere di natura molto diversa (come un incidente, un suicidio o un allontanamento). La cosa può sembrare del tutto ovvia quando si tratta proprio dell’evidenza di un delitto e si impone la ricerca del responsabile. Non sempre però è possibile individuare il colpevole, vuoi perché è stato abile a dissimularsi e a non farsi riconoscere, o vuoi perché gli investigatori non sono stati all'altezza... Quello che però risulta evidente è che - quando il caso assume un grande clamore mediatico - un responsabile si trova sempre. Con il fragore e la risonanza, la vicenda assume presso l’opinione pubblica quel rilievo fantasmatico ed emblematico che allude alla quint’essenza del male e del crimine. Di fronte all’emozione profonda che il caso suscita, sembra scontato che qualcuno debba per forza essere portato a processo e pagare per il delitto...

Questo accade per un maggiore impegno degli investigatori e dei magistrati di fronte all’impressione che il delitto suscita nel Paese? O invece si tratta della necessita di dar sollievo al ‘disagio’ e alla ‘sofferenza’ che salgono dal corpo sociale? Certo il ‘grido di dolore’ della pubblica opinione, così ben amplificato da tutto l’apparato mediologico, può ben fare il miracolo di individuare comunque il responsabile di un delitto...

Non c’è dubbio che la giustizia sia anche un instrumentum regni - soprattutto nei periodi di crisi e allorquando il sistema politico ha bisogno di compensazioni e valvole di sfogo per suscitare consenso o perlomeno per riuscire ad allentare e scaricare le tensioni che si accumulano in un Paese dove si agitano contraddizioni e squilibri sociali. Il caso giudiziario con un colpevole più o meno certo e plausibile (o inventato di sana pianta) funge appunto da valvola di sfogo. Se c’è un delitto efferato (e la sua misura è anche in ragione del clamore soprattutto di stampa e televisione) un processo si deve pur fare... Si tratta di una verità lapalissiana!

L’idea che un delitto debba risultare impunito fa a pugni con l’esigenza da un lato di una giustizia efficiente, senza bisogno di ulteriori specificazioni, e dall'altro con quello di dare una risposta a un’opinione pubblica folgorata e sconvolta...

La palude mediatica, talvolta più che assetata di diritto e legalità, è spesso alla ricerca di un capro espiatorio e di qualcuno sul quale convogliare frustrazioni e delusioni a lungo represse. Il meccanismo è noto, ma viene rimosso soprattutto quando non è d’uopo ricordarne la natura peculiare che richiama alla mente le plebi che si sollazzavano alle teste che rotolavano giù dalla louisette. Quello della giustizia è spesso solo un pretesto per dar sfogo a recriminazioni tenute in sordina e consentire l’abreazione delle ansie e dei traumi sociali in forme sostitutive e simboliche. L’incriminazione di un imputato costituisce una sorta di riparazione a uno stato di prolungata sofferenza di un corpo sociale che vede attorno a sé - in modo vago e indiscernibile - un accumulo di soprusi e vessazioni da parte di un sistema dove corruzione privilegi e impunità sono la regola. 

Questo vale sia per i sistemi totalitari tout court, ma anche per quelle forme di governo cosiddette democratiche nelle quali le ingiustizie e gli squilibri sociali creano contraddizioni e rivendicazioni un po’ in tutta la piramide sociale. Il sistema giudiziario rischia allora di agire in funzione di una conferma di colpevolezza a prescindere, in quanto costituisce la giustificazione di un processo fantasmatico per il quale la pubblica opinione scarica le tensioni accumulate attraverso gratificazioni  e compensazioni sostitutive. È pur vero che esistono anche gli innocentisti, ma talvolta si tratta di un fenomeno speculare, una sorta di formazione reattiva o semplicemente dello sfogo contro un sistema arbitrario e iniquo.

Perché si porta qualcuno a processo anche in assenza di prove e con quella formula passepartout che recita: ‘su base indiziaria’

Da decenni nel nostro ordinamento si può accusare con quella latitudine interpretativa che considera alcuni fatti come indizi sufficienti per promuovere un processo nei confronti di un sospettato. Ed allora, visto che nel processo inquisitorio non è importante che l’accusa abbia precisi e circostanziati motivi di addebito, dato che è l’inquisito a dover dimostrare la sua estraneità ai fatti, questo significa che processo indiziario e sistema inquisitorio sono le due facce di una stessa medaglia! Quella di un sistema giudiziario che si fonda sul libero convincimento dei magistrati in procedimenti di indagine che nel caso rimangono fondamentalmente ed essenzialmente soggettivi...

La carcerazione preventiva costituisce poi, anche in assenza di una confessione e/o di un arresto in flagranza di reato, una sorta di premio emblematico e di gratificazione per un’opinione pubblica che ha bisogno di dare consistenza ai suoi percorsi fantasmatici e alle sue esigenze di riparazione e indennizzo per gli eventuali torti subiti sul piano sociale. L’imputato in attesa di giudizio non solo deve rimanere in carcere, ma sperimentare già in quella fase interlocutoria la pena della sottrazione della libertà, della gogna e del disprezzo sociale. L’altra formula passepartout ‘pericolo di reiterazione del reato’ viene sempre più spesso utilizzata anche nei confronti di incensurati in attesa di giudizio, dove il pregiudizio di colpevolezza, ancor prima del processo costituisce spesso una sorta di implicita sentenza anticipata.

Ormai nel nostro sistema giudiziario appare del tutto normale che le contestazioni avvengano sulla base indiziaria che dovrebbe riguardare esclusivamente l’investigatore che - seguendo il filo degli indizi - o perviene alla prova (e in tal caso ci sarebbe una precisa e circostanziata contestazione di addebiti dei quali eventualmente la difesa cercherà di dimostrare l’inconsistenza), o non perviene a niente, ma allora non si dovrebbe portare il sospettato a processo riconoscendo che non esistono elementi oggettivi. A nulla vale la constatazione che di fronte all'inefficienza dei sistemi di controllo e prevenzione del crimine occorre essere severi. La severità di per sé non significa giustizia e spesso è solo un alibi per nascondere manchevolezze, incompetenze e fumosità. La formula aberrante ormai in uso è che la prova si forma nel dibattimento, non già che la prova si porta in dibattimento per dimostrarne eventualmente l’inconsistenza e l’errore o viceversa l’impossibilità per la difesa di riuscire a contestarne l’infondatezza. 

Il processo diventa il luogo magico dove l’indizio con qualche abracadabra si trasforma in prova, non l’ambito dove gli elementi probatori emergono semplicemente nella loro chiarezza evidenza e consistenza, nel procedimento deduttivo ricavato da fatti e non da opinioni.

Va da sé che una volta individuato un possibile responsabile di un evento delittuoso, indizi se ne possono trovare a iosa. Il fatto stesso di essere messo sotto la lente degli inquirenti comporta per chicchessia di doversi giustificare anche per quei fatti dei quali non esiste una spiegazione univoca: perché eri lì, perché sei andato là, perché quel segno indica la tua presenza? Basta fare un esperimento mentale per scoprire che di tanti nostri comportamenti - se mai fossimo gli inquisiti - non sapremmo sempre dare una motivazione o una giustificazione plausibile. Il semplice sospetto è in grado di buttare una luce sinistra su comportamenti che altrimenti non avrebbero alcuna rilevanza. Il semplice contesto di un riferimento indiziario è in grado di derubricare anche i fatti più insignificanti come lemmi e corollari di una ipotesi che si alimenta attraverso un gioco di rimandi e suggestioni. La prova è un’altra cosa e non fa riferimento semplicemente a un Dna o a un veicolo che circola su una strada, ma a un sistema circostanziato di elementi non suggestivi e non isolati non collegati da soli nessi arbitrari o forzature teorematiche.

D’altro canto un possibile imputato risulta un’occasione troppo appetibile per un sistema che ha bisogno di un colpevole da dare in pasto all'opinione pubblica e per ottenere una ricaduta di immagine e di prestigio. I casi che fanno clamore mediatico sono una vetrina per tutto il sistema istituzionale e informativo che mette a punto gli slogan e i moduli di comunicazione rispetto a un’opinione pubblica da istruire e ammaestrare. Le istituzioni nel loro complesso non traggono il massimo di beneficio da casi anonimi o di basso profilo, dove la giustizia colpisce malcostume e inefficienza, la rete di collusioni, le complicità e le sistematiche violazioni che rappresentano il malaffare in tutte le forme e a tutti i livelli. Lo traggono dai casi eclatanti che colpiscono la fantasia dell’opinione pubblica, quegli eventi mediatici che servono per testare procedimenti logici e forme di consenso basate sulla suggestione e dove la scienza è sovente solo uno specchietto per le allodole. 

Si confonde il dato ricavato con i metodi quantitativi, con il procedimento deduttivo che riguarda non già il laboratorio (che rimane neutrale) ma il procedimento inferenziale che è alla base di qualsiasi sistema investigativo. Sempre che non si tratti di deduzioni apparenti che fanno comodo quando si tratta di ingozzare l’utenza dei proverbiali pseudo-sillogismi con i quali dimostrare tutto e il suo contrario.

I casi giudiziari mediatici sono davvero un’officina importante per mettere a punto strategie comunicative e testare l’efficienza dei modelli di persuasione e la fedeltà di fiancheggiatori e collusori. L’informazione può creare un colpevole (o un innocente) attraverso forme di comunicazione in grado di orientare un’opinione pubblica permeabile agli slogan. 

Gli strumenti concettuali utilizzati sono spesso proprio quelli desunti dal sistema propagandistico che implementa surrettiziamente le forme persuasive e i criteri di giudizio. I media sono parte integrante del sistema del consenso, verifica della rispondenza di uno stile comunicativo in grado di suscitare risposte emozionali e istituire modalità di ragionamento più o meno illusorio e decettivo. Il sistema informativo consente di simulare e testare strategie comunicative che potranno poi, dal versante cold case, essere utilizzate come veri e propri modelli di riferimento nella comunicazione politica e sociale per promuovere il consenso utilizzando quelle forme argomentative cariche emotivamente e ricche di pathos viscerale.

Come un tempo quando le plebi assistevano sulla pubblica piazza all'esecuzione o alla tortura di qualche imputato, non importava se colpevole o innocente, anche oggi quello che funge da innesco di interesse verso un caso giudiziario nella pubblica opinione, più che del senso di giustizia sembra rappresentativo della proiezione fantasmatica dei vissuti e dell’esigenza di offrire riparazione a un tessuto sociale carico di contraddizioni e di lacerazioni. Poco importa se l’imputato sia davvero il colpevole o semplicemente qualcuno che abbia avuto la sventura di essere indicato come responsabile di un delitto. L’opinione pubblica agisce sovente - soprattutto se il caso è diventato mediaticamente e suggestivamente eclatante - per una sorta di pulsione irrazionale ed emozionale, facendo dell’impulso e della prima impressione l’elemento di giudizio senza por mente locale e senza valutare alla luce di una conoscenza critica e di una disamina approfondita.

Il magistrato non sempre è consapevole di essere un tassello importante della legittimazione politica, sia strumentalmente che ideologicamente. L’idea della toga come torre d’avorio di giudizio autonomo e di imparzialità è più che altro l’illusione esteriore che il giudice sia svincolato dai condizionamenti psico-sociali che costituiscono il contesto culturale di un paese, sia in senso storico e sia in senso antropologico. Tutte le simbologie esteriori, toghe parrucche ed ermellini, che nella storia hanno punteggiato la giustizia con orpelli più o meno grotteschi, sono l’alibi e la mera difesa e paludamento rispetto a quei processi di influenza sociale che agiscono surrettiziamente e orientano il giudizio. La separazione dei poteri è solo lo slogan di un sistema dove le connessioni invisibili sono rappresentate non già dai procedimenti formali (sempre di maniera e convenzionali) ma da quei processi di legittimazione, di prestigio e di consenso nei confronti di un’opinione pubblica che rappresenta sia il target che il referente. 

La palude mediatica è il trait d’union tra i vari poteri, insieme il mezzo e il fine di quei procedimenti giudiziari che hanno come obiettivo vuoi il consenso dell’opinione pubblica e vuoi il suo controllo sotto forma di ammaestramento, compiacendone l’emotività e le passioni. I casi giudiziari più clamorosi e montati ad arte dal sistema politico-giudiziario-informativo, rappresentato un’occasione importante per manovrare e dirigere il corpo sociale e per imprimervi le opportune forme ideologiche e propagandistiche. La separazione dei poteri è solo una formula retorica, il vuoto simulacro di un sistema integrato sotto forma di stereotipi culturali e modelli antropologici, soprattutto di quelle consorterie e corporazioni invisibili che attraversano tutti gli strati sociali. 

Paradossalmente proprio i casi eclatanti servono poi a passare in sordina quegli altri casi dove malcostume, corruzione, dolo e inefficienza nella pubblica amministrazione, nelle professioni e nei colletti bianchi rappresentano il tessuto malato di un Paese dove gli imputati spesso la fanno franca o non vengono nemmeno sfiorati dal contenzioso perché possono contare su protezioni e connivenze, e, comunque, su una giustizia che non sempre è disposta a porsi in conflitto con un sistema consolidato di pesi e contrappesi.

Senza poi considerare la spesa astronomica per portare a processo l’illustre presunto criminale di un caso mediatico - che poi magari risulterà innocente - mentre il budget per perseguire politicanti corrotti, magnaccia, evasori, imbroglioni, estorsori, avrà un suo ridimensionamento per dare al caso più eclatante mediaticamente il ‘giusto rilievo’ nella vendita delle notizie, nella ricaduta di immagine di tanti professionisti (della politica e non) e nella sociologia delle emozioni di un pubblico da blandire e ammansire.

Un tempo si trattava di quella gogna o tortura sulla pubblica piazza che faceva la gioia delle plebi con lo spettacolo cruento di ingegnosi sistemi di supplizio. L’inquisizione rappresentava (e ancora rappresenta nel mondo) un sistema basato sulla tortura.

Nell'immaginario collettivo la tortura è indicata emblematicamente da quegli strumenti tecnici atti a produrre sofferenza, usanza del passato e/o in determinati paesi nel presente, pratica razionalizzata che i poteri secolari ed ecclesiastici infliggevano (e infliggono) in conformità ideologica col contesto storico e geografico. Strumenti come la vergine di ferro di Norimberga, la mannaia, la ghigliottina, la garrotta, lo spezzamento con la ruota, la gatta di scorticamento, lo schiacciatesta, lo spaccacrani, il ceppo della pubblica gogna, la gogna in botte, il banco di stiramento, la sedia inquisitoria, la pera orale, rettale e vaginale, le pinze roventi, le maschere d’infamia… sembrano rimandare a epoche o luoghi che non ci appartengono più, solo perché sostituiti da versioni modernizzate e sublimate. La sofferenza - prima esteriorizzata con l’immagine emblematica dello strumento acuminato o affilato - ora ha assunto il carattere più sfumato e invisibile della tortura mentale, della riprovazione sociale e soprattutto della sistematica distruzione della dignità personale. In Orwell 1984 abbiamo già l’esemplificazione di una procedura che porta - semplicemente agitando una minaccia (la tortura dei topi) - alla completa e totale sottomissione dell’imputato di un ‘delitto’ talvolta solo di natura ideologica. 

Le moderne tecniche di condizionamento non hanno bisogno dei medioevali sistemi di tortura per assoggettare e produrre dolore. In certo senso i sistemi attuali possono contare su procedure che assicurano sofferenze più prolungate e in grado di suscitare angosce e deliri che si protraggono nel tempo, indefinitamente. Nel ‘Processo’ di Kafka la fase preliminare e l’angosciante premessa - come appunto in un sistema giudiziario come il nostro dove l’imputato permane in una lunga attesa di giudizio - è già di per se stesso il supplizio e la tortura, soprattutto per chi risulterà del tutto innocente o estraneo ai fatti. Il procedimento giudiziario è poi tanto più lungo quanto più il sistema indiziario è fumoso e inconsistente, in costante ricerca di prove che non possiede ancora, ma costituisce l’endorsement e la compensazione dei traumi sociali diluito nel tempo per un’opinione pubblica che in un surrogato di giustizia trova un appagamento sostitutivo. È appunto il segno di una modernità che non ha più bisogno di eclatanti diavolerie tecnologiche per infliggere sofferenza, tutto avviene in quella forma sublimata e apparentemente neutrale dove l’imputato è spogliato da ogni dignità di persona e tenuto in un limbo di angoscia e incertezza.

La tortura non esige particolari procedure e neppure raccomanda mezzi specifici. Far soffrire è sì una forma di punizione, ma anche quel piacere sadico che caratterizza l’essere umano e lo differenzia dagli animali. Il patibolo non è solo quello che viene innalzato sulla pubblica piazza, non è solo quello dove la massa fiuta la carne umana arrostita, ma anche quello virtuale dell’etere dove la sete di sangue è sostituita da quel piacere morboso di infliggere dolore anche attraverso il discredito sociale e l’accusa infamante. Se l’eretico mutilato sul banco dei supplizi un tempo faceva professione di fede per non procrastinare il tormento, oggi si può perfino estorcere una confessione agitando uno sconto di pena o scegliendo una scorciatoia nel giudizio. C’è davvero molta più continuità nella logica della giustizia di quanto si creda. In tutte le culture il capro espiatorio rappresenta un modello di interazione sociale che si nutre di stereotipi e di scorciatoie culturali, procedimenti mentali e stati emotivi ricorrenti.

Il caso Bossetti, last but not least, è la dimostrazione di un sistema giudiziario che al di là delle apparenze e delle garanzie costituzionali di facciata conserva tutti gli elementi di un sistema inquisitorio basato sulla moderne tecniche di tortura senza (quasi) i suoi caratteri tipici codificati e razionalizzati?

Tutti abbiamo visto il carpentiere di Mapello stremato dalla fatica per il lavoro in cantiere, braccato come in certi film polizieschi come una sorta di animale, ammanettato e immobilizzato come bestia pericolosa, ridotto a uno stato di dolorosa contenzione: spettacolo didascalico davanti ai colleghi e all'occhio delle telecamere, il moderno patibolo e la gogna a la page. Si badi, non un uomo colto con le mani nel sacco, in flagranza di reato, in qualche atto equivoco e pericoloso per gli altri. Un uomo innocente fino a giudizio definitivo intento nel suo lavoro così come i giorni, le settimane, i mesi e gli anni passati senza precedenti penali e senza neppure un’arma o un oggetto atto ad offendere.

Troppo poco spettacolare e molto controproducente convocare il muratore in una qualsiasi questura della bergamasca. Fatto eventualmente e pericolosamente indicativo di innocenza, se ci fosse andato tranquillamente magari pensando a qualche multa o a un problema di natura fiscale. Tortura fisica e soprattutto morale quella di un uomo che d’improvviso si trova legato e ammanettato prima ancora di conoscere i capi di imputazione e che gli siano elencati i suoi diritti. Tutto questo con l’encomio del ministro e l’indifferenza (anzi con l'accondiscendenza) della maggior parte della stampa. Le costituzioni o sono troppo vaghe o abbastanza elastiche da poter essere interpretate liberamente…

La collettività che trova finalmente motivo di soddisfazione e tira un respiro di sollievo per un criminale finalmente assicurato alla giustizia, vede il dito e non vede la luna. Il dito è sporco e screpolato, quello di un muratore, la luna è quel sistema inquisitorio, una prodigiosa macchina dai mille ingranaggi dove chiunque - in condizioni ‘favorevoli’ - ci potrebbe finire, da colpevole... ma anche da innocente.

Sulla famiglia del muratore è poi stata costruita una sceneggiatura - con tanto di particolari pruriginosi - mantecando le notizie a inchiodare, si dice così, il presunto assassino. Uno di quei copioni dove il sillogismo segue le orme di una psicoanalisi da boudoir, perché è ovvio che i problemi di coppia si risolvono sequestrando e uccidendo una minorenne... secondo il sillogismo che se uno è tradito dalla moglie (e sempre che sia vero) per forza di cose diviene pedofilo, violentatore e assassino. In fondo sì, tutto può rientrare nel movente di un delitto proprio come nei processi alle streghe e agli untori. 

Possedere un gatto nero e lo specifico per tosse e reumatismi erano un tempo i segni rivelatori della fattura e del sortilegio. La libera interpretazione consente di sillogizzare con grande fantasia e libero convincimento dell’inquisitore.

In fondo è vero, mutatis mutandis la storia si ripete in modi e forme che dissimulano l’essenza invariante di categorie mentali che si riproducono per clonazione. Gli apologeti del sistema inquisitorio troveranno sempre giustificazioni e razionalizzazioni per il carcere preventivo (anche per chi si proclama innocente ed è incensurato) e financo per la tortura... 


Ma per carità non chiamiamola più così. Oggi ci sono eufemismi adatti a trasformare perfino il banco di stiramento in un letto comodo e  rilassante…

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230 commenti:

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TommyS. ha detto...

Gilberto

a conferma indiretta di quanto hai scritto nel tuo ottimo post, evidenzio questo articolo apparso sul Corriere online

http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_agosto_14/yara-giallo-dna-appassiona-bbc-97866966-425c-11e5-ab47-312038e9e7e2.shtml

Devo ammettere che quando l'ho letto sono rimasto alquanto basito, non foss'altro per la la fotografia del PM Ruggeri in abito estivo, sebbene volutamente elegante e sdrammatizzato dalla scarpe sportive, e con sorriso seducente.

Siccome la campagna mediatica messa in atto dalla Procura di Bergamo, ed alimentata con sapienti imbeccate e cronometrico tempismo, abbia fatto presa soprattutto sull'opinione locale italiana, viene da domandarsi se l'intervista in questione non sia mirata ad arginare, a processo in corso, i probabili scetticismi dei media inglesi e della BBC in particolare. Media che solitamente non si fermano alle versioni ufficiali degli organi istituzionali ma cercano di approfondire i casi coinvolgendo esperti autorevoli ed indipendenti.

E già sappiamo che sul miracoloso DNA di Ignoto1 alcuni di essi si sono già espressi con pareri neanche tanto generali e timidi, non ultimo Peter Gill, uno dei padri della genetica forense moderna che ha esplicitamente manifestato la sua opinione negativa sulla validità di quella prova od indizio.

Gilberto ha detto...

@ TonnyS.
Grazie per l'apprezzamento. Comunque credo, se non mi sbaglio, che il colpo di scena ci sarà da parte della difesa, e sarà uno di quelli che fanno rumore, inutile specificare riguardo a cosa...
P.S.
Quando un tuo articolo? Son sicuro che Massimo ti darebbe spazio.
Ciao
Gilberto

Bruno ha detto...

Gilberto come al tuo solito un ottimo articolo,complimenti. Non so cosa la diffesa abbia in mente, ritieni riguardo al Dna?. Colgo l'occasione per unirmi al tuo invito verso TommyS.

Anonimo ha detto...

Per quanto possa valere la mia opinione penso e l'ho espresso in più blog il DNA di Bossetti sugli slip di Yara quasi sicuramente non esiste proprio. E' un DNA costruito per depistare le indagini che da subito, esse, era chiaro che portassero al cantiere di Mapello che poi per ragioni che gli inquirenti conoscono benissimo,- è meglio non entrare in certi ambienti è meglio non pestare i piedi a qualcuno. Altrimenti non si spiega perché questo DNA nato da una marca da bollo di diversi anni fa, tra saliva e colla, riconducibili a un morto, non si possa ripetere questo test del DNA che la difesa richiede per avere la certezza che il DNA sugli slip di Yara sia veramente di Bossetti. Penso in sostanza che il DNA di Bossetti sugli slip di Yara sia un imbroglio. Ecco allora l'idea di un pedofilo e seguire questa pista. Conosciamo ormai la strada percorsa dagli inquirenti del Bossetti pedofilo. Ci hanno messo tutto, corna, figli illegittimi, madre fedifraga, ricerca di tredicenni,chi più ne ha più ne metta. Prove e indizi che urtano tra loro, invece di portare Bossetti il presunto colpevole della morte di Yara lo allontanano. Es. vari come: mentre la testimone dice all'ora x di aver visto Yara salire sul furgone, nel frattempo i cani molecolari portano Yara al Cantiere di Mapello.Per l'accusa Bossetti prende Yara e la sera stessa la porta al campo di Chignolo D'Isola. Ipotesi talmente improbabile visto i giorni successivi quelli della Protezione Civile perlustrando il punto dove poi verrà trovato il corpo di Yara non hanno visto niente, potrebbe essere sfuggito loro si dirà, ma il puzzo del cadavere in decomposizione in quel posto si sarebbe avvertito, eccome. Tanto per citarne un paio. Ci sarebbe tanto altro da dire per smontare la pista pedofila, incominciando dalla ricostruzione della dinamica dei fatti che con tre soli dati certi emersi si può benissimo ricostruire e che porta diritti, dritti al Cantiere di Mapello

Anonimo ha detto...

Gilberto,
un altro bellissimo articolo nel tuo solito stile, chiarissimo, graffiante, approfondito e sempre piacevole da leggere.
Un sollievo in mezzo a tanti maltrattamenti della ragione e della logica.
Grazie per averlo scritto e condiviso con noi in questi momenti di vacanza, mentre molti pensano a distrarsi. Ma la testa non va mai in ferie, almeno per quanto mi riguarda...

Buona serata a te e a tutti gli amici di questo blog
Nautilina

Anonimo ha detto...

Da ogk

Come diceva Nietzsche: "senza crudeltà non c'è festa, questo c'insegna la più antica storia dell'uomo". E questo credo basti per far comprendere come la sofferenza inutile, inflitta ad un uomo dietro le sbarre e diffusa dai media, risulti gradita ai più. Il fatto che la sua colpevolezza sia ben lungi dall'essere dimostrata dimostra a sua volta che la sofferenza degli altri fa piacere, la sofferenza di un capro espiatorio che, forse, è anche colpevole. Sono dinamiche psicologiche e sociali coi quali dobbiamo fare i conti, oggi come duemila anni fa. Sono ben addentro l'uomo come animale sociale. Probabilmente sono ineliminabili, forse addirittura necessarie alla coesione sociale di un determinato gruppo.

Altro discorso è poi quello sulla necessità di trovare un colpevole, in ogni caso, per quei delitti che, per una serie di ragioni, divengono clamorosi. La ragione ultima di uno Stato, nelle mente dei cittadini, la ragione per cui essi pagano tante tasse sottratte al frutto del proprio lavoro, è quella, in primo luogo, di garantire sicurezza e giustizia: si ritiene, a ragione o a torto, che una organizzazione di tipo statale sia il miglior mezzo per ottenere quei fini, sicurezza e giustizia. Venisse meno in gran parte della gente questa fede, tutto lo Stato, coi suoi apparati politici e giudiziari, non avrebbe più ragione di esistere: sarebbe come se chi paga il pizzo si accorgesse ad un certo punto che pagare non serve affatto a preservare la propria attività da rapine o vandalismi. Detto in maniera rozza: sarebbe il momento per tanti di cercarsi un altro lavoro e per tanti altri di cominciare a lavorare.
Per tutto questo, soprattutto nei casi eclatanti, bisogna trovare per forza un colpevole e tanto meglio se prima di condannarlo viene torturato un po', magari per farlo confessare. Non è cambiato nulla nelle dinamiche del potere sociale e politico, dall'alba dei secoli -- Nietzsche aveva ovviamente ragione.

Saluti, ogk (@ostrogotiko)

PINO ha detto...

Tratto dal link postato da Tommy, alle ore 12,58 del 17 ag..

" pensare che dal 2012 gli inquirenti hanno già il Dna di Ester Arzuffi (mamma di Bossetti). L’hanno confrontato con Ignoto 1, ma non è emerso il legame madre-figlio. Si scoprirà che in realtà l’hanno comparato con quello di Yara. Com’è possibile? Una spiegazione c’è. La traccia sotto analisi è mista, contiene i profili della vittima e di Ignoto 1. Il confronto a vuoto viene fatto tra le componenti mitocondriali, che indicano l’appartenenza a una linea materna. Ma quella di Ignoto 1 non è presente (è motivo di battaglia della difesa). Spiegarlo a processo spetta agli esperti. Invece a giugno 2014, dalla comparazione delle componenti nucleari, che identificano una persona, il legame di maternità tra Ester e Ignoto 1 emerge. Da lei, in due giorni si arriva al figlio Massimo: il 16 giugno l’arresto. Ora il processo. Berkeley racconterà tutto questo con i profili umani come sfondo. Compreso quello della pm, che è anche mamma, tra un’inchiesta che sembrava in un tunnel e la svolta: Bossetti ha ucciso Yara, è certa l’accusa, che però deve vedersela con l’agguerrita difesa.

Francamente, Tommys, non leggo, nel contenuto dell'articolo che hai linkato, alcuna smentita sulla validità del dna tanto discusso.
Vedo specificato, invece, i risultati ottenuti con la definitiva comparazione delle componenti nucleari, ove fu possibile stabilire la maternità tra Ester Arzuffi ed ignoto1.
Ho dedotto male quanto è stato scritto?
Non mi parrebbe molto probabile.

TommyS. ha detto...

Ciao Pino

L'articolo della Ubbiali, che avevo evidenziato in quanto a mio parere era un tentativo da parte della pubblica accusa di influenzare anche i media britannici così come fatto con quelli nostrani, non fa altro che riportare la solita verità ufficiale che, credo e spero, a processo verrà molto probabilmente stravolta soprattutto per quanto riguarda l'ultima parte dell'indagine.

"Invece a giugno 2014, dalla comparazione delle componenti nucleari, che identificano una persona, il legame di maternità tra Ester e Ignoto 1 emerge. Da lei, in due giorni si arriva al figlio Massimo: il 16 giugno l’arresto. "

Prova a cercare sugli atti ufficiali sinora resi pubblici (decreto di fermo, prima ordinanza del GIP e motivazioni del Riesame) se viene confermato che la comparazione positiva tra il DNA nucleare di Ester Arzuffi ed Ignoto1 sia effettivamente avvenuta a giugno 2014 e non prima. Non troverai nessun cenno a questo (forse non vi è neanche nella relazione di Previderè di luglio 2014) e la cosa è abbastanza strana. Come non la troverai nel comunicato ufficiale dell'Università di Pavia che riassume il ruolo attivo nell'indagine svolto dal laboratorio di Previderè. E la cosa diventerebbe poco credibile soprattutto se fosse vero che fu fatta una scrematura rapida (a partire dal febbraio 2014) dei DNA nucleari delle 532 donne alla ricerca di quelli che potevano contenere il famoso allele raro presente nel genotipo di Ignoto1 (intuizione della dott.ssa Grignani). Allele trovato a quanto pare solamente in due profili, quello di Ester Arzuffi e di un'altra donna, e che permise di fare un'analisi mirata completa arrivando al match positivo che fece scattare le indagini su Bossetti.

Eppure i soliti media amici continuano a raccontarci di una telefonata fatta da Previderè alla Ruggerri nella sera del 13 giugno durante la quale comunicò che avevano trovato la madre di Ignoto1.

Quali sarebbero le conseguenze da trarre se le cose non fossero andate esattamente così ed ad Ester Arzuffi si fosse arrivati ben prima del giugno 2014? Potrebbero allora trovare una spiegazione le email di Hacking team ed i sospetti di pedinamento da circa aprile 2014 avanzati da Bossetti e dalla moglie?

"E pensare che dal 2012 gli inquirenti hanno già il Dna di Ester Arzuffi (mamma di Bossetti). L’hanno confrontato con Ignoto 1, ma non è emerso il legame madre-figlio. Si scoprirà che in realtà l’hanno comparato con quello di Yara. Com’è possibile? Una spiegazione c’è. La traccia sotto analisi è mista, contiene i profili della vittima e di Ignoto 1. Il confronto a vuoto viene fatto tra le componenti mitocondriali, che indicano l’appartenenza a una linea materna. Ma quella di Ignoto 1 non è presente (è motivo di battaglia della difesa)."

Questa, credimi Pino, è una favola bella e buona sempre raccontata con sapiente confusione di elementi per cercare di far credere all'opinione pubblica (sinora italiana, ma da adesso in avanti anche a quella inglese) che a tutte le stranezze di questa vicenda è facile trovare una spiegazione. Invece non è assolutamente così. Se avessero analizzato il DNA nucleare dell'Arzuffi e delle altre donne (tutte possibili madri di Ignoto1 e quindi DNA con priorità assoluta) già nel 2012 come d'obbligo, sarebbe stato impossibile confrontarlo con quello di Yara sbagliando il genotipo nucleare di confronto. L'errore, se vogliamo chiamarlo così con magnanimità, c'è stato per quanto riguarda la parte mitocondriale, non quella nucleare. Ma i normali lettori queste cose non le capiscono ed allora vale la pena continuare a perseverare in questi equivoci visto che sinora si è dimostrata strategia efficace.

Se quindi il DNA nucleare dell'Arzuffi (e delle altre donne, tra le quali quelle individuate per frequentazione delle stesse terme dove annualmente si recava Guerinoni) non è stato analizzato sino a quando è arrivato nei laboratori di Pavia (febbraio 2014), la spiegazione non può essere così semplice e fa sospettare.

PINO ha detto...

TOMMY/S
Ho letto solo ora il tuo lungo "pezzo" sulla possibilità che l'articolo possa essere stato redatto allo scopo di avallare "una favola bella e buona sempre raccontata con sapiente confusione di elementi per cercare di far credere all'opinione pubblica (sinora italiana, ma da adesso in avanti anche a quella inglese) che a tutte le stranezze di questa vicenda è facile trovare una spiegazione.
Infatti di "spiegazioni" ne sono state fornite, e non solo da periti accodati alla Procura.
Resta da vedere se la sede dibattimentale sarà sufficiente a chiarire la controversia scientifica impostata dal collegio di difesa dell'imputato.
In quel contesto, non credo che varranno le influenze massmediali: sarà ( o dovrebbe essere) la scienza a determinare la verità.
Ciao, Pino

TommyS. ha detto...

Pino

Le "spiegazioni" sinora fornite, come dici tu, sono arrivate esclusivamente da consulenti della Procura o da esperti in qualche modo collegati con le indagini o con i laboratori coinvolti (come per esempio da Novelli o da Boncinelli). Ad essi si è aggregato anche Garofano che difficilmente andrà mai contro l'operato del RIS, specialmente quello di Parma.

Altri esperti, non connessi con le indagini, si sono espressi in modo del tutto differente (come Peter Gill e Marzio Capra, che si è aggiunto al pool di consulenti della difesa ben dopo aver espresso i propri dubbi e sospetti).

Sinora l'unico ad aver cercato di dare una spiegazione davanti ad un giudice è stato proprio Previderè che offrì, credo non credendoci poi così tanto, tre possibilità, tutte non provate scientificamente in alcun modo o già escluse da altre analisi fatte dal RIS (come l'origine della traccia da sperma).

Vedremo quando in Corte d'Assise verranno chiamati a testimoniare Previderè e Grignani. Saranno testimoni sia per la pubblica accusa sia per la difesa e quindi i difensori saranno liberi di esaminarli senza i limiti del controesame.

Considerato che i risultati delle analisi di Previderè erano già noti a lui e quasi sicuramente alla Procura ben prima della consegna della relazione finale (molto probabilmente già a fine giugno, se non prima visto che il mtDNA dell'Arzuffi e quindi di Bossetti non era presente nelle tracce biologiche), e considerato che pur tardando il più possibile la consegna della relazione stessa alla fine ha dimostrato autonomia ed indipendenza non nascondendo troppo i risultati che andavano contro tutte le altre analisi genetiche, credo che la sua testimonianza potrebbe essere un punto di svolta del processo. Dipenderà molto dall'abilità dei legali nell'esame.

Gli altri consulenti della Procura faranno invece blocco compatto, ma se mai dovessero emergere delle crepe pericolose proprio dai due genetisti di Pavia, non si può proprio prevedere come andrà a finire.

TommyS. ha detto...

Dopo aver ammesso con me stesso che il suggerimento o “colpo di genio” della Grignani di scremare i 532 DNA delle donne mediante la ricerca dell’allele raro era effettivamente credibile (mentre prima la cosa mi convinceva poco), ho cercato di capirci un po’ di più per vedere se le conclusioni sulla maternità biologica Arzuffi/Ignoto1 erano effettivamente valide ed attendibili. E questo senza arrogarmi il diritto di criticare chi il genetista lo fa di professione. Ma visto che intorno a questi DNA sono tanti i dubbi, ho ritenuto valesse la pena.

Esaminando allora la tabella pubblicata da Giallo con i genotipi nucleari di Bossetti ed Ignoto1, si può vedere che il locus (STR) che presenta la frequenza genotipica più bassa (0,00026) è quello denominato SE33.

Questo locus risulta altamente polimorfico e da quando si è incominciato a studiarne le frequenze alleliche e le relative varianti, è stato introdotto in alcuni kit di amplificazione PCR soprattutto perché la Germania lo ha voluto inserire tra i marcatori STR della propria banca dati del DNA. Da quel momento è diventata sempre più frequente la sua amplificazione nelle analisi di identificazione umana tramite DNA (adesso i kit commerciali che lo includono sono diventati più numerosi in quanto il locus è stato inserito ufficialmente nel set europeo).

Il polimorfismo elevato e l’alto numero di alleli e genotipi riscontrati ne ha fatto sin da subito un parametro estremamente utile per l’identificazione soprattutto in presenza di profili genetici di tipo misto.

Tra i diversi studi sul locus è possibile individuarne proprio uno al quale ha partecipato la dott.ssa Grignani assieme a Previderè (si trattava di una ricerca parallela condotta dalle Università di Ancona, Padova, Pavia e Pisa): A multicentric study of SE33 allele frequencies in the Italian population - http://www.isfg.org/files/d89ebc1b0b550224996cce142d1a532920dc07c9.02005745_967394762595.pdf

E’ quindi ben comprensibile che Grignani e Previderè, sicuramente genetisti altamente preparati e con curricula ampi, abbiano subito posto l’attenzione su questo marcatore STR del genotipo nucleare di Ignoto1 riscontrando che dei due alleli (18 e 26) uno dei due era effettivamente molto raro pur essendo il numero complessivo di alleli codificati il più alto fra tutti i locus utilizzati in America ed Europa.

continua

TommyS. ha detto...

continua

Da alcuni studi americani (come “The single most polyphormic STR locus: SE33 performance in U.S. population”, Butler et al., 2009 - http://www.fsigeneticssup.com/article/S1875-1768(09)00186-3/abstract?cc=y=) mentre risulta che l’allele 18 presenta una frequenza allelica elevata in tutti i gruppi etnici considerati (12,1% Afro-Americani – 5% Asiatici – 7,2% Caucasici – 11% Ispanici), l’allele 26 è decisamente molto raro presentandosi solamente nello 0,1% della popolazione Afro-Americana.
Una panoramica più ampia si può trovare qui: http://www.cstl.nist.gov/strbase/pub_pres/SE33webinar-Feb2011.pdf

Analoghi studi sono stati condotti sulla popolazione europea (soprattutto tedesca) e la rarità dell’allele 26 risulta sempre confermata. Proprio nella ricerca seguita anche dalla Grignani su un campione totale di poco più di 400 individui, solamente uno di essi (proprio tra i 100 esaminati a Pavia) presentava questo allele, risultando lo stesso uno dei 7 più rari su un totale di 838 alleli individuati (l’allele 18 era il più riscontrato in assoluto).

Sempre in rete è possibile trovare uno studio specifico, sicuramente noto all’Università di Pavia, condotto su una popolazione campione di 90 individui bresciani non imparentati tra di loro: “Frequency data for the STR locus SE33 in a population sample from Brescia (northern Italy)” (http://www.isfg.org/files/181fbfc2b1d7462572233187b9c5f570dc73ddd1.05012434_63553002174.pdf) dove l’allele 26 presenta una frequenza sempre estremamente bassa (0,005), mentre l’allele 18 risulta sempre abbastanza diffuso ma mai associato al 26 nei genotipi individuati.

Rischioso mettere la mano sul fuoco, ma risulta altamente probabile che proprio l’allele 26 del locus SE33 fosse quello che Previderè e Grignani si prefissarono di cercare nei campioni biologici delle 532 donne inviati al laboratorio di Pavia nel febbraio 2014. E questo con il preciso intento di accelerare la ricerca della possibile madre di Ignoto1 tra quelle donne il DNA nucleari delle quali era rimasto misteriosamente sino ad allora non analizzato.

continua

TommyS. ha detto...

continua

Altrettanto rischioso ipotizzare quale procedura specifica abbiano attuato per questo tipo di analisi abbreviata (se non fosse stata più rapida di un’analisi completa dei 21 marcatori STR del profilo di Ignoto1 non si capirebbe proprio il motivo per seguire questa strada non potendolo di sicuro imputare a pigrizia), ma in commercio esistono dei kit specifici per l’analisi del solo locus SE33 come per esempio PowerPlex® ES Monoplex System, SE33 (JOE).

E qui torna nuovamente la domanda cruciale.

E’ credibile che questa analisi accelerata, o scrematura/screening, abbia portato a un risultato positivo solamente all’inizio del giugno 2013 (anche nella remota delle ipotesi che il DNA dell’Arzuffi sia stato 532simo ad essere anlizzato per il locus SE33), atteso che i campioni furono consegnati a Pavia nel febbraio e che verosimilmente le analisi inziarono nei primi giorni di marzo (al massimo a metà del mese se si ipotizza una consegna dei kit di analisi un po’ lenta, altrimenti sarebbe stato sicuramente più breve utilizzare kit a più ampio spettro con un maggior numero di loci)? Circa 90 giorni solari per una ricerca che a quel punto aveva la massima priorità visto che il PM aveva chiesto un’ulteriore proroga delle indagini che stavano per scadere il 26 febbraio?

Onestamente ho difficoltà a crederlo.

Ed allora perché la Procura di Bergamo ha voluto che i media (ribadisco che sui documenti ufficiali non vi è traccia di tutto ciò) raccontassero la storia della telefonata di Previderè al PM la sera del 13 giugno 2014, cioè solamente due giorni prima dell’alcoltest (ripetuto due volte) fatto a Bossetti?

Se questa fosse mai una storia di facciata, quale potrebbe essere stato l’intento di non raccontare ufficialmente che l’Arzuffi venne individuata come madre di Ignoto1 magari già ad aprile? A cosa sarebbero potuti servire circa due mesi di indagini silenziose su Massimo Bossetti? E’ possibile allora che ciò che sembrano lasciar intendere le email di Hacking Team sia vero? Cioè che si sia spiato (spyware) il computer ed i cellulari di Bossetti e famiglia e che, come ipotesi limite, siano state inserite pagine di ricerca fittizie, fotografie compromettenti e così via? Che a sua volta la “soffiata” di Negroni non sia stata solamente una possibile conferma, a chi magari qualche dubbio sul DNA di Ignoto1 continuava ad averlo, della relazione tra Ester Arzuffi e Giuseppe Guerinoni? Che i sospetti di essere controllati da circa due mesi avanzati da Bossetti e la moglie, corrisponda a verità?


Altre domande ci si potrebbe porre su a che cosa possano essere serviti quei due mesi circa, e tutte purtroppo con possibili risposte mai positive nei confronti degli inquirenti.

PINO ha detto...

TOMMY/S
Chiarissima la relazione delle tue specifiche deduzioni: qualche dubbio certamente lo innescano sull'avventurosa ricerca biochimica che ha condotto ai risultati dibattuti.
Me ne faccio una ragione anch'io, pur restando nei limiti della prudenza.
In ogni caso, una risposta che ritengo verosimile ci sarebbe, alla domanda che poni: "Se questa fosse mai una storia di facciata, quale potrebbe essere stato l’intento di non raccontare ufficialmente che l’Arzuffi venne individuata come madre di Ignoto1 magari già ad aprile? A cosa sarebbero potuti servire circa due mesi di indagini silenziose su Massimo Bossetti?"
A raccogliere possibili, ulteriori indizi a carico del Bossetti, considerato l'inconsistenza e l'esiguità di quelli acquisiti durante tempi piuttosto lunghi.
Si paventerebbe, suppongo, che la sola prova del dna, non basterebbe per formulare ed ottenere una condanna per l'imputato, dato il dubbio fatto nascere sullo stesso reperto biologico.
Pino

TommyS. ha detto...

Pino

Risposta logica e corretta.

Peccato che presupponga un prelievo di DNA a Bossetti in modo molto informale e non idoneo ad essere portato in tribunale.

Ma cosa sarebbe costato sottoporlo all'alcoltest nell'aprile 2014, avere la conferma ufficiale che fosse Ignoto1, seguirlo per due mesi circa cercando di raccogliere ulteriori indizi ed infine arrestarlo (magari non in modo così chiassoso e plateale)? E soprattutto raccontarlo negli atti e nella conferenza stampa?

La vicenda invece hanno voluto raccontarla in altro modo ed un motivo ci deve essere.

PINO ha detto...

TOMMY/S
Penso che le modalità del prelievo effettuate, anche se non proprio protocollari, non avrebbero prodotto risultato diverso, anche se saranno materia di vivace dibattito, in sede processuale.
Il vero nemico da battere resta, comunque, il dna nucleare che, solo se considerato con l'ottica della insostituibile Annika, e di qualche altro pioniere, come te, per esempio, potrebbe essere messo seriamente sotto accusa.
Ma non ci spero molto.
Ho gradito molto questo pacato dialogo, reso ininterrotto dall'assenza di altri altrettanto piacevoli interlocutori.
Tanti cordiali saluti.
Pino

TommyS. ha detto...

In questa lunga pausa agostana dove gli unici ad interessarsi del caso sono il solito house(s)-organ amarillo e la sua relativa cassa di risonanza online, forse vale la pena dare una risposta alla domanda ripetutamente posta da Annika nell’estate scorsa e mai evasa da alcune delle persone alle quali era rivolta.

Ricorderete difatti la questione della metilazione del DNA come controprova della genuinità del genotipo nucleare di Ignoto1. Questione sicuramente troppo enigmatica per chi, come me, all’epoca aveva scarse nozioni di genetica, ma che adesso, soprattutto dopo che Previderè non ha potuto fare a meno di evidenziare la oramai famosa aporia del DNA mitocondriale, vale forse la pena di essere spiegata.

Il 17 agosto 2009 (più di un anno prima della scomparsa di Yara, quindi), il New York Times pubblica questo articolo:

“DNA Evidence Can Be Fabricated, Scientists Show”

(questo il link: http://www.nytimes.com/2009/08/18/science/18dna.html?_r=0)

La notizia, decisamente clamorosa per chi non si occupa per professione di genetica, riprendeva una ricerca scientifica pubblicata dal “Forensic Science International: Genetics” in un paper accettato nel giugno del 2009 dal titolo:

Authentication of forensic DNA samples
Dan Frumkin, Adam Wasserstrom, Ariane Davidson, Arnon Grafit

tutti biologi israeliani ed in particolare i primi tre facenti parte della Nucleix Ltd (Tel Aviv), società specializzata in analisi del DNA a scopo forense.

continua

TommyS. ha detto...

continua

Per chi mastica un po’ l’inglese ed ha un’infarinatura minima della materia, l’intero paper è disponibile a questo indirizzo:

http://www.fpdcacd.org/Documents/DNA_blog_Frumkin.pdf

Anche a coloro che non volessero prendersi il disturbo di leggere questo paper, assicuro che le modalità seguite per questa ricerca sono davvero illuminanti se rapportate al caso del DNA di Ignoto1!

In esse trovano conferma di fattibilità tecnica e pratica diverse ipotesi ventilate da alcuni commentatori (p.es. Biologo ed io stesso pur con molti limiti) sulla possibilità che quel famoso DNA estratto da una traccia di origine ignota e dalla miracolosa longevità in un ambiente altamente aggressivo, fosse di origine artificiale e frutto di una contaminazione dolosa.

Chiaramente scopo della ricerca non era quello di suggerire a biologi malandrini come creare un DNA sintetico (questo credo che i biologi malandrini lo sapessero già da tempo) bensì di fornire uno strumento facile di validazione delle analisi del DNA per l’identificazione umana in campo forense. E se Frumkin e gli altri hanno avvertito l’utilità di mettere a punto questa metodica, vuol dire che i sospetti di DNA sintetici entrati in indagini giudiziarie già all’epoca era non trascurabile, visto anche che a detta degli autori “It turns out that standard molecular biology techniques such as PCR, molecular cloning, and recently developed whole genome amplification (WGA), enable anyone with basic equipment and know-how to produce practically unlimited amounts of in vitro synthesized (artificial) DNA with any desired genetic profile.”

Ed ancora:

“Once source DNA from a person or knowledge of his/her profile is obtained, the actual manufacturing of the artificial sample is simple and straightforward. Generating large amounts of artificialDNA can be performed overnight, using basic laboratory equipment and commercial kits, requires only basic knowledge in molecular biology, and little financial expense. There is a very large and growing number of people with the necessary expertise and access to the required equipment, such as scientists, research students, lab technicians in hospitals, pharmaceutical or biotec companies, etc. Such people might manufacture artificial DNA and use it maliciously themselves, or transfer it to other people who do not have the ability to manufacture the DNA. Moreover, since commercial molecular biology services are becoming widespread and DNA with any sequence can be ordered online, manufacturing an artificial DNA sample does not require much more than a personal computer and link to the internet.

continua

TommyS. ha detto...

continua

Tornando ora alla domanda di Annika, la metodica individuata e descritta nel paper (interessante lo schema di pag.5), sfruttava proprio la metilazione del DNA in alcune aree specifiche del genoma umano “in vivo” (naturale), essendo invece la stessa totalmente assente dal DNA “in vitro” (sintetico, artefatto,…).

Bisogna inoltre aggiungere che la verifica della metilazione entrava in gioco solamente dopo aver verificato che nel DNA fossero presenti altri loci (marcatori STR) oltre a quelli presenti nel CODIS (ma in Europa già nel 2009 si utilizzava un altro set di STR confluito poi assieme a quelli del CODIS, con il SE33 in più, negli attuali kit di amplificazione PCR solitamente utilizzati ed in commercio).

Considerato quindi che questo paper risale all’estate del 2009 (con risalto su numerosi media dell’epoca), viene da domandarsi: visto che anche al RIS, come da loro ammissione, hanno avuto non pochi dubbi su quel DNA (soprattutto per quanto riguarda l’origine della traccia e la straordinaria qualità di un DNA che in teoria avrebbe dovuto essere quasi del tutto degradato), qualcuno si sarà fatto lo scrupolo di validare quelle analisi e quel genotipo nucleare di Ignoto1 mediante la metodica illustratata da Frumkin?

Impossibile dirlo noi che non siamo in possesso degli atti di inchiesta, ma forse difficile anche per Salvagni ed il suo pool.

L’unica cosa che adesso sembra confermata è che questa validazione non è più possibile farla visto che le tracce più significative (se non tutte) sono esaurite. E viene ulteriormente da domandarsi il perché.

P.S. Nel paper in questione Rumkin e gli altri al capitolo 4.6 “Other approaches to DNA authentication” evidenziano come oltre alla metodica da loro proposta vi sono altri sistemi per autenticare un DNA, come l’analisi degli stutter, l’eventuale “representation bias”, la distribuzione delle dimensioni dei frammenti di DNA, e la presenza di sequenze non genomiche (forse su questi Gino e Capra potranno fare qualcosa). Non hanno aggiunto tuttavia, credo perché talmente scontata da risultare inutile, l’assenza del DNA mitocondriale.

Manlio Tummolo ha detto...

Carissimo Gilberto, tra le prime cose che vengono insegnate alla Facoltà di Giurisprudenza è la differenza, oserei dire la contrapposizione, tra Diritto e Giustizia, tanto per cominciare a chiarire fin dall'inizio le idee ai futuri giuristi. Malgrado si abusi della parola "giustizia" al relativo Ministero oppure sulla facciata dei Tribunali, chi vi lavora dentro sa già in partenza che si tratta di uno slogan e null'altro. Ciò che non viene detto, è che la stessa parola "Diritto" è mal adoperata: occorrerebbe chiamarlo "Distorto", ossia qualcosa di così tortuoso che ognuno lo interpreta ed applica come gli pare, e non solo in materia penale, dove l'ansia di trovare un colpevole a qualunque costo pare una necessità, perché la pubblica opinione chiede teste da tagliare, sia pure in senso metaforico. Ma anche nel Diritto amministrativo o in quello civile, queste distorsioni e questi contorcimenti sono tipici di una mentalità arcaica ed antiscientifica per definizione. Basti pensare a quella cialtronesca interpretazione della Cassazione (Corte Suprema, bada: che cosa sarà cià che è più in basso?), per cui un televisore rotto, antico, irriparabile, senza possibilità di collegarsi ai nuovi sistemi digitali deve, nondimeno, pagare una tassa che è un abbonamento, o abbonamento che è una tassa (misteri di Cassazione...), così giusto perché tale Suprema (??) Corte l'ha deciso, come se già non si fossero pagati l'IVA e tutto il resto. Logica poi vorrebbe che, se fosse vero, chi ha tre televisori, seppure rotti, dovrebbe pagare tre tasse distinte, visto che la tassa è collegata al possesso del catorcio preistorico.

Ora, si può pretendere che chi sproloquia così su cose tanto semplici ed evidenti, poi riesca almeno a tentar di cogliere la verità dei fatti nelle cose più complesse comme un omicidio o anche un più semplice furto ? Non è questione italiana, è semplicemente la persistenza di riti preistorici sopravvissuti all'Illuminismo e al Positivismo, che avrebbero voluto formulare una Scienza della Legge.

Luca Cheli ha detto...

@TommyS
Quindi la cosa era nell'aria già nel 2009 ... interessante, e non solo per questo caso ...

TommyS. ha detto...

Si Luca.

Difficile non pensare ad alcuni casi giudiziari dove le condanne si sono basate prevalentemente sulla presenza sulla scena del crimine (o su improbabili armi del delitto) di DNA "strani" come nel caso Knox/Sollecito (per fortuna assolti in Cassazione) od in quello di Parolisi, senza dimenticare le polemiche tra il RIS/Scientifica con il prof. Vitali nel caso del DNA di Restivo.

A seguito di quella ricerca di Rumkin vi sono state alcune polemiche da parte di qualche genetista (p.es. Barash) che accusò gli autori di aver svelato al mondo come era possibile sintetizzare un DNA per trarre in inganno laboratori di analisi e gabinetti di polizia scientifica. Ma se Rumkin ed i suoi colleghi hanno sentito il bisogno di indicare una valida metodica di autenticazione (che per di più non era strettamente connessa ad un kit commerciale specifico), vuol dire che il problema era sentito già a quella data. E leggendo attentamente l'articolo non si può non notare che per creare gli artefatti utilizzati per la ricerca non hanno dovuto utilizzare tecnologie e macchinari innovativi, bensì le normali (ad eccezione forse di quelle per la WGA, che all'epoca non credo fossero molto diffuse) attrezzature di un laboratorio di genetica, ipotizzando al limite di poter anche ordinare online i singoli "pezzi" di DNA "in vitro" necessari per mettere assieme i differenti genotipi.

Di tutto l'articolo, perlomeno per la parte meno tecnica, non viene però spiegata una cosa. Se per le tracce di saliva con DNA "in vitro" e per quelle di sangue dove avevano sostituito i globuli bianchi con il DNA ottenuto con le tecniche WGA hanno spiegato come le tracce fossero state individuate e attribuite ad uno specifico fluido, per il DNA applicato sulla superficie della pistola non viene detto in che modo sarebbe stato possibile individuare la traccia con il DNA sintetico, non essendo della stessa determinabile l'origine.

Ed a me questa indeterminatezza mi lascia abbastanza perplesso se penso agli slip di Yara che non presentavano macchie di sangue evidenti ad occhio nudo ed alle relative tracce (come la G20) delle quali è stato impossibile determinarne l'origine biologica.

Bruno ha detto...

TommyS, come al solito meticoloso, complimenti.

Paolo A ha detto...

Per TommyS
IL tuo ragionamento non farebbe una piega se si fosse conservato un campione della traccia con il DNA di Ignoto1, ma chi aveva in mano il campione ha fatto in modo che questo scomparisse per intero in una serie di esperimenti affidati alle varie università; io personalmente credo che quel DNA proprio non esista e non sia mai esistito, da quello che ho capito bastano delle forzature interpretative per far combaciare il profilo di una persona, non c'è bisogno di creare un DNA sintetico, al limite si fa un prelievo con l'alcoltest e poi con il boccaglio si pasa sugli indumenti della vittima o addirittura si dice che è il DNA è stato repertato su quegli indumenti e poi si dice che il campione si è esaurito. I modi per falsificare un esame sono molteplici, si potrebbe ovviare a questo mediante delle norme che impediscano agli organi di polizia scientifica di detenere i reperti e di fare delle analisi solo con determinate garanzie e con la ripetibilità degli esami. Purtroppo se l'opinione pubblica non prende coscienza di queste storture niente verrà fatto a livello legislativo, anzi nell'opinione pubblica c'è una sorta di "sentimento" di giustizia sostanziale che non fa sperare per un cambiamento a breve delle norme in senso più garantista.

Anonimo ha detto...

Paolo A,
con Ignoto 1 non so cosa sia successo, speriamo che salti fuori, ma non credo che strofinando il boccaglio dell'alcoltest avrebbero potuto perdere per strada parte del genoma...e questa strana mancanza fa pensare che chi è coinvolto nel caso non abbia utilizzato un DNA fresco. Perché certamente quello prelevato a Bossetti tramite l'alcoltest doveva essere completo di mtDNA.
Quindi l'ipotesi di TommyS e altri rimane al momento la più probabile, a mio avviso.
Se ci fosse stata una falsificazione virtuale non si sarebbe rilevata nessuna mancanza, tutto nel campione sarebbe stato perfettamente coincidente col genoma di Bossetti.
Ciao
Nautilina

Paolo A ha detto...

Per Nautila
Io ho parlato di forzature interpretative non di falsificazioni vere e proprie, quelle che ho elencato sono solo delle ipotesi che possono essere attuate per porre su un reperto una traccia di DNA; il fatto è che gli inquirenti, per come hanno condotto le fasi del fermo e dell'arresto, nella loro testa si erano immaginati una determinata conclusione: confessione o parziale ammissione sia del Bossetti che della madre, pensando che l'ultima testimonianza da parte del collega di Guerinoni fosse risolutiva, invece le cose non sono andate come si erano immaginati.
Chi ha imbastito tutto questo, sicuramente in buona fede, pensava che la cosa si sarebbe risolta molto in fretta, ma non aveva valutato che forse la persona arrestata poteva non confessare, perché magari innocente. Alla fine della fiera, Bossetti che doveva essere processato col rito immediato, invece si è dovuto fare più di un anno di carcerazione preventiva con un processo che inizierà nuovamente a settembre e che sarà molto lungo.
Sono personalmente convinto che durante il processo ne vedremmo delle belle, già della testimonianza dei periti della Procura mi attendo delle novità molto interessanti, una cosa è scrivere una relazione e depositarla nel fascicolo del PM, altra cosa è rispondere alle domande della difesa e magari dei giudici e tutti noi sappiamo che cose da spiegare ce ne sono molte.

PS: Uno di questi giorni scriverò un commento sul campo in cui è stato trovato il corpo della povera Yara, sono riflessioni che sto facendo da parecchio tempo e che secondo me portano a delle conclusioni che vanno da tutt'altra parte rispetto a Bossetti.

Bruno ha detto...

Paolo aspettiamo con ansia il tuo commento, di sicuro utile a tutti e sopratutto alla difesa. Dopo quanto è accaduto sul dna, nucleare e mtc,
anche un ulteriore parere di Annika sarebbe molto ma molto utile, visto che è stata la prima a porre dei dubbi su quanto accadeva in quel settore scientifico.

Anonimo ha detto...

rapporti in disfacimento tra documentata frequentatrice di postriboli e stimato omicida di ragazzine:
http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/08/yara-gambirasio-news-al-18-agosto-bossetti-e-marita-in-crisi-i-dubbi-della-moglie-00521253.html
non gli crede la moglie e voi avete fiducia nelle fantasie, perchè impossibili da provare, dell'utente che si fa chiamare Annika ?

Paolo A ha detto...

Per anonimo del 22 agosto 2015 23:43:00
Raul.P capisco il nervosismo, non concepisci che persone la pensino in maniera diversa, specialmente non capisci come delle persone possano mettere in dubbio l'operato degli inquirenti, ma sai, per una semplice dato di fatto, i processi i celebrano nelle aule di giustizia e non nei settimanali e poi hai scelto una fonte molto autorevole: Giallo, un settimanale diretto da uno che dirigeva precedentemente una rivista che si occupava di fitness e affini, beh come dire complimenti per le fonti e per i riferimenti culturali.
Come ho capito chi sei: hai uno stile inconfondibile e poi ti ho portato io su queste pagine, ricordi quando ti ho parlato di Annika. Ti saluto
PaoloA

TommyS. ha detto...

Per Anonimo

Ad Annika il merito di aver evidenziato la questione sin dal luglio 2014, ma a Rumkin il merito decisamente maggiore di averne scritto nel 2009 portando avanti una ricerca che ha messo a rischio la fideistica certezza della prova del DNA, anche se poi la comunità scientifica ha preferito farla progressivamente dimenticare (solo però nelle dichiarazioni ufficiali e nei media).

Sebbene sapessi quale fosse il significato dell'"indovinello" posto da Annika, a quella ricerca sono arrivato per altre vie e solo dalla lettura del paper ho avuto la conferma che si trattava proprio della soluzione suggerita da Annika.

Come al solito qualcuno preferisce guardare il dito piuttosto che la luna, mettendola su una stupida polemica contro il solito commentatore scomodo. O devo pensare, forse, che non sei in grado di leggere e capire quel documento?

Per Paolo A

La forzatura dei dati nella comparazione poteva ancora essere una possibilità prima che Previderè rivelasse l'assenza del mtDNA di Bossetti nelle tracce. Anch'io l'ho pensato ma ora non più.

Il genotipo nucleare di Ignoto1 è uscito fuori dai laboratori del RIS e della Scientifica nel momento in cui venne coinvolto Giardina nella ricerca, quindi presumibilmente all'inizio del 2012, cioè molto prima che gli inquirenti si occupassero di Bossetti e della madre. Da quel momento in poi altri laboratori esterni furono coinvolti rendendo quindi impossibile un aggiustamento dei numeri. Per cui si tornerebbe di nuovo ad un'ipotesi di complotto segreto con il nome ed il genotipo di Bossetti già noto ma sapientemente tenuto fuori dalle indagini.

Per di più o la forzatura interpretativa ha riguardato anche gli alleli del locus SE33 o quella specifica combinazione (18-26) inchioderebbe comunque Bossetti.

Io non so in alcun modo cosa possa essere successo e chi vi sia realmente dietro al depistaggio delle indagini. Le conclusioni di Rumkin sui metodi possibili per la creazione di un DNA artificale e la contaminazione dei reperti si adattano in ugual modo ad un'ipotesi totalmente esterna alle forze dell'ordine (con la contaminazione messa in atto poco prima del ritrovamento) ed a quella che invece potrebbe vedere un gruppo interno come responsabile (con la contaminazione messa in atto sia prima sia dopo il ritrovamento).

Resta il fatto che si è detto che su quelle tracce sono state effettuate circa 100 analisi. Tra queste anche quella necessaria per l'autenticazione del DNA stesso? Forse si, forse no. Ma l'assenza del mtDNA di Bossetti porta a pensare che se fatte si siano nascosti i risultati e se non fatte qualcuno abbia appositamente voluto fosse così.

Anonimo ha detto...

http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/CRONACA/yara_sim_bossetti/notizie/1528782.shtml

Se, come sostenuto da Denti, nell'articolo sopra lincato, il cellulare di Yara (e le sue perfette condizioni di conservazione) indicherebbe che il suo corpo fu portato nel luogo del ritrovamento solo qualche giorno prima, lo stesso discorso, non avallerebbe la validità della buona conservazione del materiale biologico da cui si è tratto il DNA?
P

Anonimo ha detto...

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11821663/Processo-Yara--il-perito-della.html

Anonimo ha detto...

Anonimo,
a maggior ragione allora si sarebbe dovuto trovare il DNA mitocondriale di Bossetti. Lo dico a spanne, usando solo la logica, perché non ho basi di genetica.
Per spiegare la strana mancanza di mtDNA in quelle tracce l'accusa ha una sola carta: può solo dire che si è dilavato sotto la pioggia perché il corpo è rimasto mesi all'aperto. Non credo sia neanche vero dal punto di vista scientifico.
Ma se invece il corpo fosse rimasto al riparo in un luogo coperto, prendendo solo un po' di pioggia per un giorno o due dopo essere stato portato nel campo di Chignolo intorno al 26 febbraio, la giustificazione cadrebbe completamente.

@ Paolo A
Raul P ? Ma va'... Non sarà mica lo stesso che sul Corriere descriveva i problemi dei Bossetti come "vicende cornuali di un branco di cervidi", spero...
A parte il fatto che l'articolo del link di Anonimo non dice niente di interessante o di nuovo, come in genere succede nella maggior parte degli articoli online, basati su informazioni circolanti trite e ritrite, penso che certi giudizi trincianti siano sempre di pessimo gusto oltre che segno di grande cattiveria. Ma che gli avranno mai fatto queste persone? MGB a parte, che gliene importerà della sua famiglia.
Poi dico: dove le trova certe definizioni tanto pittoresche, lo sa solo lui ;)

Se non è lo stesso commentatore, chiedo scusa, ma lo stile unico del suo post me l'ha ricordato parecchio, specie collegandolo a quel nome...

Ciao Paolo, leggerò con molto interesse le tue intuizioni su Chignolo.
Nautilina

ENRICO ha detto...

Buonasera a tutti

Vi sto seguendo da giorni ma ormai ho perso la speranza di comprendere i sofisticatissimi ragionamenti che andate via via elaborando
Nella mia totale ignoranza mi domando soltanto come sia possibile che una cellula abbia un nucleo con informazioni genetiche riconducibili a MGB corredato però da un DNA mitocondriale non appartenente né a lui né alla sua naturale genitrice.
CHI è Ignoto 1 ? Siamo sicuri che sia MGB ?

Anonimo ha detto...


Per l'Anonimo del 22 agosto 2015 23:43:00

Ho letto l'articolo:
http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/08/yara-gambirasio-news-al-18-agosto-bossetti-e-marita-in-crisi-i-dubbi-della-moglie-00521253.html

Un pezzo davvero di pessimo gusto che non porta nulla a sostegno della colpevolezza di Bossetti.
Anzi, semmai, dimostra proprio il contrario: non c'è alcun collegamento tra il presunto assassino e la vittima (Yara era forse la figlia di un amante della moglie?? ma per favore...)
Quello che sembra, invece, è che si cerca di infangare il più possibile l'unico indagato al fine di distruggerne l'immagine e creare artificialmente un profilo socio-psicologico compatibile con il delitto.

Una tragedia nella tragedia
Mary

Anonimo ha detto...

mmmmm...........

Anonimo ha detto...

Certo Mary,
lo scopo di certi giornali è solo quello da tanto tempo e si capisce benissimo. Tutto viene interpretato a senso unico. Voglio dire, è normale che i rapporti fra Bossetti e sua moglie siano deteriorati dopo l'ultima udienza, in cui sono stati spiattellati i tradimenti di lei, ma invece si va a cercare la causa altrove, inventandosi nuovi dubbi da parte della signora e senza nemmeno specificare quali sarebbero!
C'è gente che purtroppo abbocca.
L'ennesimo esempio di cattiveria diretta a raggiungere facile consenso. E meno male che gli Italiani sarebbero brava gente. :(

Ciao
Nautilina

TommyS. ha detto...

Enrico

Se alla tua domanda devo rispondere io, non posso far altro che ipotizzare che Ignoto1 sia una specie di ologramma di Bossetti.

ENRICO ha detto...

TommyS

ma se si dovesse trattare di una “riproduzione” eseguita in laboratorio e poi “piazzata” in loco quando e come avrebbero avuto in mano gli elementi “originali” per poterla realizzare ?

PINO ha detto...

Ciao ENRICO!
Ben tornato dalle vacanze.
Hai posto una domanda alla quale (ipotizzo) intuisca già la risposta...
Il fatto è che di domande ce ne sarebbero davvero tante, che l'imbarazzo sarebbe quello di scegliere la prima della lunga serie.(!?)
Comunque, TommyS non ti deluderà: avrà sempre qualcosa di intrigante e suggestivo da offrirti, tratto dal suo inesauribile archivio che, in onor della verità, si è rivelato molto utile per il nostro minuscolo, si, ma piacevole e nutrito dibattito.
Un caro saluto, Pino
p.s. Saluti cordiali anche al gentilissimo e simpatico TommyS. P

ENRICO ha detto...

PINO, buongiorno !

( Non sono andato in vacanza : mi sono goduta tutta la canicola romana !)

La risposta alla mia domanda io non la trovo.... A meno di non supporre che fin da subito gli investigatori avessero già concentrato l'attenzione su Bossetti e"raccolto" il suo profilo genetico in maniera surrettizia ?

Sentiamo che ne pensa TommyS

Ivana ha detto...

E se fosse vero che l’anomalia (inerente alla parte mitocondriale) non può, comunque, rendere dubbia l’attribuzione del dna avvenuta tramite il nucleare?
Che cosa ha detto in proposito, la dottoressa Gino, dopo aver letto tutta la documentazione della Procura?

http://www.panorama.it/news/cronaca/processo-yara-massimo-bossetti/
In tale articolo Carmelo Abbate ha scritto, tra l’altro:
“Intanto possiamo provare a fare questo: chiamare uno o più genetisti di fiducia, non direttamente coinvolti in questo caso, per fare una domanda di scuola: l’anomalia riscontrata nella parte mitocondriale può in qualche modo inficiare, compromettere la regolare attribuzione del dna attraverso il nucleare? No, ci è stato risposto. Impossibile.”
Vedremo… intanto sarei curiosa di sapere chi sono esattamente i genetisti di fiducia consultati…

PINO ha detto...

Da più parti (quelle competenti) si afferma che il dna, quello "nucleare", ben inteso, sia l'unico elemento indicativo del suo possessore. E che nulla può inficiarne la validità
Staremo a vedere se, secondo quello che sostiene Abbate, (e se mai venisse adottato il suo suggerimento) quello che ne risulterà.

ENRICO ha detto...

Il fatto che sia stata repertata ed esaminata una cellula corredata di un DNA mitocondriale ma che questo non corrisponda nè Bosseti nè a sua madre a me non sembra una semplice "anomalia" spiegabile con una contaminazione dovuta al lasso di tempo trascorso .

E' vero che il ncDNA contiene molte informazioni caratteristiche di un soggetto ma il non conoscere con esattezza la sua discendenza materna non ne consente l'identificazione in modo inequivocabile

PINO ha detto...

Invece a giugno 2014, dalla comparazione delle componenti nucleari, che identificano una persona, il legame di maternità tra Ester e Ignoto 1 emerge. Da lei, in due giorni si arriva al figlio Massimo: il 16 giugno l’arresto.

Quanto sopra l'ho già riportato in un altro mio post.
Sembra evidente che sarebbero state fatte altre più profonde ricerche.
A questo punto, potremmo sapere le cose, come stanno veramente, seguendo le fasi del processo.
Non credo che ci apriranno uno spioncino prima.

Anonimo ha detto...

@ ENRICO,
la madre biologica comunque si identifica con il DNA nucleare che proviene in parti uguali da entrambi i genitori. Per la legge so che serve solo quello, il mitocondriale si usa quando non è disponibile il nucleare e serve solo per l'esclusione di maternità.
Qui però è differente, c'entra la credibilità del campione analizzato: non so come si possa dimostrare che un genoma privo di parte mitocondriale sia valido. In natura non succede, infatti sugli slip di Yara c'era il suo mtDNA in abbondanza malgrado le intemperie lo avessero dilavato. Possibile che del killer non ce ne fosse nemmeno l'ombra?

@ Ivana e Pino
Il DNA nucleare identifica con quasi assoluta certezza una persona, a patto però che il test sia condotto in modo rigoroso. Voglio dire, quando prelevano il genoma in maniera asettica e lo conservano al freddo, si può avere piena fiducia nei risultati. Ma quando i campioni sono prelevati da tracce miste ed esposte alle intemperie per tre mesi, parlare di certezza assoluta mi sembra davvero opinabile. Se poi si aggiunge che il DNA può essere falsificato...
Il punto che a molti sembra sfuggire è che la mancanza di mtDNA non è come un allestimento optional di un auto, della serie "se manca, pazienza". Se manca, vuol dire che qualcosa non va in quel campione. Non è naturale. Perciò potrebbe anche essere artificiale, ossia un DNA amplificato col metodo che spiega molto bene lo studio indicato da TommyS e prima di lui da Annika, la grande assente.
E' scritto in inglese, ma molto chiaro, se lo capisco io...
Purtroppo però, se fosse vero, spalancherebbe una prospettiva agghiacciante.
Saluti
Nautilina

TommyS. ha detto...

Pino ed Enrico

Per rispondere alla domanda di Enrico bisognerebbe prima di tutto avere certezze sulla permanenza del cadavere nel campo di Chignolo dal giorno della scomparsa. Da tempo la Procura, sulla base della relazione della Cattaneo (che però dovrebbe essere letta nella sua interezza in quanto le parti incluse come stralci negli atti sembrano contenere delle considerazioni probabilistiche e non certezze), sostiene che le cose siano andate effettivamente così e che Yara sia morta in quel campo la sera del 26 novembre 2010.

Tuttavia diversi elementi sembrano invece portare verso l'ipotesi che il cadavere sia stato portato nel campo solamente pochi giorni prima del ritrovamento (non ultime le considerazioni di Denti sull'assenza di ossidazione dei contatti della SIM). Questa ipotesi tuttavia si scontra con la difficoltà a trasportare integro un cadavere vecchio di tre mesi anche se forse parzialmente mummificato.

Come allo stesso tempo la tesi della Procura si scontra con l'impossibilità che il DNA nucleare di Ignoto1 sia potuto persistere non degradato pur essendo esposto in un ambiente altamente aggressivo per così lungo tempo.

E' quindi davvero un rompicapo di difficile soluzione in assenza di dati autoptici certi nonché di dati altrettanto certi sui reperti (indumenti, accessori, iPOD, SIM e così via).

Ma se consideriamo come valida la tesi della difesa, viene da domandarsi come mai il cadavere sia stato conservato per così lungo tempo anziché sopprimerlo definitivamente e quali siano i reali motivi che hanno spinto a farlo ritrovare dopo tre mesi dalla scomparsa.

Una possibile risposta potrebbe essere quella che fosse necessario far ritrovare il cadavere affinché le indagini non puntassero in direzioni pericolose ed allo stesso tempo prendessero una piega decisiva così come si è verificato dopo che sugli indumenti è stato rinvenuto il miracoloso DNA nucleare di Ignoto1. Direzione di indagine che chiaramente doveva puntare sempre lontano dagli ambienti scomodi dove forse si sarebbe potuta trovare la vera soluzione del caso.

In quest'ottica l'ipotetico gruppo che ha organizzato il depistaggio avrebbe avuto a disposizione ben tre mesi per mettere in atto il piano potendo procurarsi agevolmente il campione biologico di Bossetti (dopo averlo individuato come ottimo candidato per il piano) da clonare o sintetizzare, per poi contaminare i reperti nei giorni immediatamente antecedenti il ritrovamento.

Questa ipotesi di per sé non comporta il fatto che necessariamente il depistaggio sia partito da dentro le forze dell'ordine anche se una collaborazione (pochi individui in grado di pilotare sapientemente le indagini) in tempi successivi sarebbe stata necessaria.

Ma anche nel caso in cui il cadavere fosse rimasto, nel campo di Chignolo, magari occultato per non essere visto, i tre mesi (ammesso che Yara sia effettivamente morta poco dopo la sua scomparsa, cosa ancora da provare in quanto il solo contenuto gastrico non può essere una prova scientifica certa) sarebbero stati sufficienti per architettare e mettere in atto il piano di depistaggio.

La differenza sta nel fatto che a questo punto la contaminazione dei reperti potrebbe essere avvenuta sia poco primo sia subito dopo il ritrovamento con tutte le conseguenze che la seconda alternativa comporterebbe.

Anonimo ha detto...

Nautilina
Concordo con te, un DNA nucleare senza un DNA mitocondriale non è naturale. Gli esperti lo sanno bene. È per questo che Garofano ed altri tentarono di giustificare la presenza di un DNA mitocondriale diverso da quello di Bossetti e Yara, con la famosa eteroplasmia. Ma, guarda caso, proprio Giardina, in un suo studio, affermava l'estrema rarità di tale anomalia e comunque la limitava al solo coinvolgimento di alcuni loci. Ma sono argomenti di cui si è già discusso qui qualche tempo fa, non vorrei annoiare.
Un caro saluto a tutti.
Sarahkey

TommyS. ha detto...

Ivana

Massimo Prati di recente ha scritto un post nel quale giustamente ha evidenziato come Carmelo Abbate sia un garantista (come si professa essere) a correnti alterne: nel caso di Veronica Panarello si, nel caso di Bossetti no.

E questo lo si vede facilmente leggendo i suoi articoli relativi proprio a Bossetti dove, premettendo di non essere un genetista (e lo si vede proprio da quanto scrive) si dimentica anche di essere un giornalista serio che quando scrive "l’anomalia riscontrata nella parte mitocondriale può in qualche modo inficiare, compromettere la regolare attribuzione del dna attraverso il nucleare? No, ci è stato risposto. Impossibile." non cita alcuna fonte e tanto meno rimanda a specifiche dichiarazioni da parte dei presunti genetisti di fiducia.

L'ho già più volte scritto, ma vale la pena ribadirlo. Sinora i genetisti che hanno dichiarato che all'aporia del mitocondriale vi è una facile (o anche complessa ma scientificamente provata) sono solamente quelli in qualche modo coinvolti dalla Procura nelle indagini. E per di più queste dichiarazioni le hanno rilasciate ai media. Vedremo quando dovranno testimoniare in aula.

continua

TommyS. ha detto...

continua

Il DNA nucleare non esiste allo stato puro e non è dotato di vita autonoma extracellulare. Fa parte delle componenti fondamentali delle cellule (con nucleo) allo stesso modo in cui fanno parte altri acidi nucleici come il DNA dei mitocondri, l'RNA e così via. Se viene trovato in una traccia biologica il DNA nucleare di un individuo per forza di cose vi devono essere anche gli altri acidi nucleici dello stesso individuo.

Del mtDNA di Bossetti sappiamo già che non è stato ritrovato nelle stesse tracce biologiche e questo di per sé è una dato che porterebbe già verso logiche ipotesi di un DNA sintetico.

Ma a quanto pare non è stato ritrovata neanche traccia dell'RNA, visto che metodiche di analisi oramai consolidate (e sicuramente note al RIS) permettono di determinare l'origine della traccia biologica partendo del mRNA. Origine biologica che non è stato possibile determinare.

Ed inoltre anche l'analisi dei pattern di metilazione del DNA nucleare permetterebbe di risalire all'origine della traccia. Ma anche in questo caso sembra che tali metodiche (sempre sicuramente note al RIS) non abbiano permesso di determinare tale origine come espressamente dichiarato nella relazione del RIS, dovendo trarsi la conclusione che quel DNA nucleare non era metilato (quindi era sintetico) o che del DNA nucleare isolato fossero presenti solamente gli ormai famosi 21 marcatori autosomici STR (magari qualcuno in più per essere certi di non essere smascherati con nuovi kit di amplificazione PCR), essendo sempre un DNA sintetico.

In pratica di tutti gli acidi nucleici delle cellule di Bosseti presuntamente presenti in quelle tracce, non vi è mtDNA, RNA e mRNA e forse neanche l'intero genoma nucleare, bensì unicamente la parte che solitamente nelle aule di tribunale basta ed avanza per arrivare ad una condanna. Ma questo caso si è rivelato molto complesso e si andati oltre alle solite analisi genetiche, cosa forse non prevista in partenza.

Anonimo ha detto...

Sarahkey,
ma che dici, tu non annoi mai...tutt'altro, e poi ogni tanto è necessario rinfrescare la memoria, no?
In passato è vero che ci sono state belle discussioni in questo sito, a volte forse un po' troppo tecniche per noi non addetti ai lavori, però molto interessanti.
Ora vedo che gli interventi sono un po' diminuiti, ma il livello è sempre altissimo.
Grazie in particolare a Massimo Prati, Gilberto e TommyS che non hanno mai mollato malgrado il caldo, le ferie e gli impegni familiari.
Un saluto affettuoso a tutti gli amici commentatori e lettori
da Nautilina

Anonimo ha detto...

Grazie Nautilina,
anche io non intervengo più con la frequenza che vorrei, ma vi seguo con attenzione e apprezzo molto le tue appassionate ma pacate e intelligenti riflessioni. Rivolgo la mia stima inoltre a tutti quegli instancabili commentatori capaci di un grado di approfondimento non comune e agli amici di sempre. Ciao a tutti.
Sarahkey

Anonimo ha detto...

http://blog.ilgiornale.it/terzi/2015/08/25/lavvocato-di-bossetti-minaccia-di-sparare-a-chi-non-la-pensa-come-lui/

andres ha detto...

Concordo con Sarahkey.Stimo moltissimo i commentatori che portano avanti ricerche e approfondimenti, li seguo con grandissimo interesse, anche se non potrei intervenire sui loro scambi di informazioni e di opinioni,perchè non sono in grado di farlo, essendo io, scientificamente una pippa. Però ho ben capito delle cose fondamentali, grazie appunto al loro lavoro di ricerca ed informazione.

Anonimo ha detto...

@Anonimo delle 16.30
Ammesso e non concesso che Salvagni si sia espresso in tali termini - tra l'altro l'autore dell'articolo non mi pare possa vantarsi di esprimersi meglio - a me sembra evidente, ancora una volta, la volontà di attardarsi sul dito per non guardare la luna. (Passatemi la rivisitazione del proverbio!)
Sarahkey

Anonimo ha detto...

le manie di protagonismo dei difensori hanno sempre nuociuto al cliente
specie se sono alla ricerca di specchi su cui arrampicarsi
Mario

ENRICO ha detto...

@ Mario

alla ricerca di specchi su cui arrampicarsi

una cellula con il nucleo di un soggetto X ed i mitocondri di un soggetto Y , me lo chiami "uno specchio su cui arrampicarsi ?

magica ha detto...

a MARIO .
mentre le manie di protagonismo dell'accusa come la spieghi?
a volte... le accuse hanno fatto in modo di andare a cercare nei meandri delle intimita' familiari ,e rivoltare sempre tutto, a danno dell'indagato . infine da quel poco di legge che so . sapevo che bisogna trovare indizi per trovare la verita' .invece MARIO , vorrebbe l e difese a testa china sopportare di tutto e di piu' - a scapito del proprio assistito.. mentre dall'altra parte si gioca qualche volta sporco , senza rispetto della persona .
caro MARIO sei come un galletto che si stizza se capisce che bisogna difendersi ?altrimenti sei finito .
a volte vanno avanti a ipotesi. e le danno per buone!!

PINO ha detto...

Perspicace MAGICA,
Giustissima la tua osservazione!
Ma, sai, chi tiene l'arma dalla parte del manico ha sempre la meglio.
E' vero, la famiglia di MGB ha dovuto subire un linciaggio morale che più brutale non si può immaginare, indipendentemente dalla colpevolezza o meno del suo massimo componente: non si può abbattere un albero, se un solo suo frutto risulti bacato, ( e per tale conferma si dovranno esaurire tre gradi di giudizio).
Non è stato un buon esempio, in relazione al nostro Diritto l'aver sciorinato ai quattro venti, dissacrandoli, i meandri più profondi dell'intimità di una intera famiglia.
Riportare la frase, banale e senza sottintesi, dell'avvocato Salvagni, rivela solo un espediente di squallida rivalsa.
Pino

Luca Cheli ha detto...

Un avvocato che denunciasse il sistema a me non dispiacerebbe.

Detto questo non penso che tali avvocati esistano realmente, perché alla fin fine fanno sempre parte del sistema ed operano all'interno di esso.

Diciamo che con tali commenti, se sono suoi, Salvagni si rivela meno dipomatico della maggioranza dei suoi colleghi, tuttavia credo sia solo uno sfogo estemporaneo su cui si è montata, sfruttandolo, l'ennesima polemica.

Polemica sopra le righe, perché presentare le cose come se fossimo ancora negli anni 70 e Salvagni una specie di "cattivo maestro" che, in una situazione pre-rivoluzionaria, conduce alla lotta armata giovani ideologicamente sovraeccitati, beh insomma, vuol dire far finta di ignorare che i tempi sono un po' cambiati.

E' pur vero che nel salotto di Vespa qualcuno ha paragonato gli innocentisti di ogni bandiera al commando dell'assalto a Charlie Hebdo, ma questo dimostra solo che c'è chi ama esagerare sentendosi al sicuro, perché ben conscio dell'esagerazione presente nei propri discorsi.

Dudu' ha detto...

Anche qui http://www.iltempo.it/cronache/2015/08/27/la-colpa-e-sempre-dei-giornalisti-pagano-il-prezzo-della-verita-1.1451217

Utilizzano la frase di Salvagni, che di per sé è " forte" e sicuramente è sbottato dopo aver letto o sentito l'ennesima cavolata. Si aggrappano così ad una esternazione per autoassolversi e fare cerchio. Ma la colpa di chi è? Perché possono scrivere qualsiasi strambata alcuni e il garante non interviene pubblicamente ? È indegno quel che scrivono sui casi giudiziari.Indegno coinvolgano continuamente i minori.
Mi dispiace molto per quei giornalisti che han pagato con la loro vita il prezzo della verità, ma Biavardi e Company non fanno certo parte di quel gruppo di giornalisti che onorano la categoria.

Dudu' ha detto...

Ho letto ora il commento di Luca Cheli.
Condivido , certamente Salvagni poteva far meglio ma prendo atto pure che gliele han tolte di bocca !!

TommyS. ha detto...

La replica di Salvagni, sempre su Facebook (ma già ieri non vi era sul diario più alcun post relativo alla vicenda, così come sul profilo di Denti) sembra sia stata:

"Una provocazione espressa sulla mia pagina personale ripresa da organi di (dis)informazione. La si vuole buttare in cacciare ... qualcuno comincia ad accorgersi che gli argomenti sono finiti... Facciamo parlare gli scienziati, quelli veri... ancora un po’ di pazienza. Per il resto, grazie della pubblicità... che si sappia l’avv. Salvagni per i suoi assistiti non risparmia certo energie"

Sul fatto che la provocazione fosse stata espressa sulla sua pagina personale come se fosse stata una conversazione privata, Salvagni sbaglia. Il suo profilo non è chiuso e quindi pubblico così come la discussione in questione.

Sorprende però che ci sia qualche aficionado di Giallo che monitora il profilo FB di Salvagni (o di Denti) pronto a segnalare alla redazione eventuali passi falsi visto che nel capture pubblicato dallo stesso settimanale viene riportato che i commenti erano stati inseriti da appena un'ora. E che probabilmente questo qualcuno faccia parte della cerchia degli "amici" di Salvagni visto che i commenti sono aperti solamente a loro (a meno che siano state cambiate le impostazioni da poco).

Però ad eccezione delle sfortunate frasi sulla P38 e sui consigli del maresciallo degli alpini, come dargli torto sul commento sprezzante rivolto alla trasmissione (ed alla RAI in genere) ed agli ospiti eccellenti ed illustri di quel giorno!

Quello che in ogni caso rincuora chi tiene alle sorti di Bossetti ritenendolo innocente e vittima di un gravissimo errore giudiziario e di una campagna massmediatica ignominiosa è la frase:

"Facciamo parlare gli scienziati, quelli veri... ancora un po’ di pazienza."

E per scienziati non credo proprio intendesse noi poveri commentatori che ci sforziamo con i pochi mezzi a nostra disposizione di capire qualcosa di più su questa vicenda intricata e fosca.

Anonimo ha detto...

Ogni tanto penso: davvero avevamo questo estremo bisogno di Twitter?
Sembra fatto apposta per tirare fuori il peggio dalle persone.
Ci tocca già ascoltare tante esternazioni di getto, viscerali, provocanti o banalissime al bar, dalla parrucchiera, dal salumaio o sull'autobus. C'è bisogno di trovarsele scritte e potenziate nel web? Twitta e ritwitta, che noia, almeno per me.
E qualcuno sta anche a discutere se sia giusto o meno rimuovere i messaggi.
Ma certo che è giusto...secondo me. Anzi, per risolvere il grave problema evito proprio di andarci su Twitter, così non mi spappolo il fegato che nella vita ho già dato.

Salvagni è un avvocato molto originale e spesso sopra le righe, malgrado ciò mi sta simpatico perché non lo vedo mai freddo e distaccato come altri suoi colleghi più controllati e guardinghi. Si vede che ha preso molto a cuore questo caso, e fa bene, ma stavolta forse l'ha fatta un po' grossa. Son cose che si possono pensare, proprio al limite, ma non mettere in rete.

Nautilina

Anonimo ha detto...

Chiedo scusa se ho confuso i social, non era un commento di Twitter ma di Facebook. Il che non mi cambia moltissimo le cose, ma per onestà sentivo di dover rettificare.
TommyS, come sempre (o quasi)sono d'accordo con te.
Nautilina

Ivana ha detto...

Sì, TommyS., anch’io, come ripeto, vorrei che i genetisti “di fiducia” (a cui ha accennato Carmelo Abbate)si palesassero assumendosi la responsabilità delle proprie parole e, soprattutto, che motivassero, in modo adeguato, preciso, esauriente e scientifico le proprie affermazioni categoriche.

Luca, avevo avuto occasione di sentire determinate esternazioni del Salvagni durante una puntata di “Chi l’ha visto?”, ma speravo si trattasse di un episodio isolato, tanto più che in seguito l’avvocato aveva tenuto, a mio avviso, un comportamento gentile e irreprensibile …
Se, invece,il Salvagni ha usato di nuovo una terminologia scurrile, penserei che, purtroppo, Vittorio Sgarbi continua ad avere proseliti …
Preferisco decisamente persone come il Biavardi e la Bruzzone che, anche quando alzano i toni per sostenere la tesi della procura, riescono a non scendere nella volgarità inutile e di pessimo gusto; apprezzo ANCHE l’avvocato Fusaro (costantemente garantista) per la sua coerenza e per la sua capacità di portare avanti, in modo fermo e deciso, il proprio punto di vista evitando le aggressioni verbali e la scurrilità.

magica ha detto...

no comment,
un intervento da far accaponare la pelle - roba da matti .
signore!! risparmiaci certe fesserie !!

Anonimo ha detto...

siete i soliti, una coalizione endemica contro l’estraneo di turno.
Avete interpretato malissimo il mio intervento, io mi riferivo all’articolo citato, a questo, per rinfrescarvi la memoria http://blog.ilgiornale.it/terzi/2015/08/25/lavvocato-di-bossetti-minaccia-di-sparare-a-chi-non-la-pensa-come-lui/
Scommetto la testa che se invece di Mario si fosse firmato un altro nome dei vostri soliti commentatori non avreste avuto queste reazioni. Pensateci, “ragazzi”, prima di attaccare per partito preso.
Mario

ENRICO ha detto...

@ Mario

Per quel che mi riguarda, io invece non mi riferivo all’articolo da te segnalato ma ho risposto alla tua considerazione del 27 agosto ore 00:47
Quindi non capisco cosa esattamente vorresti dire con questo tuo ultimo post

Luca Cheli ha detto...

@Mario

Io quello ho commentato, e dato che al suo interno c'era il link al corispondente articolo di Giallo ho commentato pure quello.

magica ha detto...

X mario_: commento del 27..00:45
avevo risposto io al tuo post
beh! avevi espresso una tua considerazione . io avevo risposto alla tua con la mia.
non consideri la PAR CONDICIO??

Ivana ha detto...

Magica, credo che ANCHE i difensori, come ogni altro partecipante a un salotto televisivo, dovrebbero mantenere un comportamento professionale, ragionando con gli interlocutori sugli argomenti proposti, criticando anche aspramente le idee altrui, evitando, però,la violenza verbale e gli inutili attacchi personali.
Non mi stanco di ripetere che chi denigra l’altro "ragionatore" dimostra di non saper affrontare la discussione sull’argomento trattato; se un avvocato ha le proprie determinate certezze, perché diventare irrispettoso e violento? Gli sarebbe sufficiente “smontare” dialetticamente le convinzioni altrui!

TommyS. ha detto...

Ivana

Questo commento solamente per chiudere le mie considerazioni sull'episodio.

Il post sul diario FB di Salvagni si titolava:

ESTATE IN DIRETTA (puntata di martedì 18 agosto 2015)

CASO BOSSETTI

Complimenti alla RAI per la disinformazione.! Salotto composto da 5 persone, di cui, 4 COLPEVOLISTI e una NEUTRA disinformata.


Salvagni non partecipava a quel salotto televisivo al quale erano stati invitati i soliti aficionados (che tu personalmente hai dichiarato di ammirare, ma sui quali personalmente io ho altra libera opinione) che se la cantavano e se la suonavano a loro piacimento come quasi sempre sulla RAI (in primis PaP e CLV).

Ora viene da domandarsi come mai i commentatori televisivi a libro paga della RAI (o perlomeno con contratto basato sulle comparsate) siano tutti piegati alla tesi colpevolista senza porsi, perlomeno in pubblico, il minimo dubbio sulla possibile innocenza di Bossetti e dimenticandosi sempre che il processo è appena iniziato e Bossetti continua ad essere un presunto innocente sino a quando l'accusa dimostrerà in aula (e non in TV) il contrario.

Ivana ha detto...

Scusa, TommyS., ma perché il Salvagni non ha “smontato”, nel proprio post, le affermazioni di chi aveva semplicemente riportato la tesi della procura? Perché ha preferito ricorrere a frasi offensive e violente?
Il Fusaro (che apprezzo anche quando non condivido il suo punto di vista!) sa affrontare qualsiasi interlocutore rimanendo sul piano della critica alle idee, dimostrando di non avere alcuna necessità di far ricorso alle offese personali per controbattere, con serietà e sicurezza, alle argomentazioni altrui!

magica ha detto...

beh IVANA ho intravisto un po' di la vita in diretta ( non la seguo mai . perchè si sentono solo dichiarazioni colpevoliste , a ruota libera . anche le psicologhe a pure lo psicologo fanno acqua da tutte le parti . possibile che non tengano in considerazione altri fatti se non quello che dice la procura? e insitono sempre su quello. gli opinionisti pensano che i difensori non contino niente .. mi sa che siano dei ruffiani lecchini . si inalberano con veemenza a chi controbatte con tranquillita'' .. e l'abbiamo visto .. bene,, a te piacciono molto ?? allora significa che sei come loro
una colpa di questi comportamenti penso sia anche dei dirigenti rai .che per il quieto vivere , che non vogliono sentir tesi diverse da quelle ufficili . si mettono d'accordo prima della trasmissione .. ahh no???
ieri mattina ho visto un coltivatore , o chi fa per essi, un signore , il quale asseriva che il 2014 e stato un anno pessimo per le esportazioni .. alla domanda della giornalista e perchè è successo questo fatto? lui rispose ridendo sotto i baffi ma nascondendosi a profilp : per colpa della pioggia .. : ladri di galline ! non è stato per quello .. è stato per l'embargo contro la RUSSIA . LA QUALE FURBESCAMENTE HA preferito . acquistare i prodotti altrove.causando perdite importanti . ma non possono dirlo in tv . perchè la gente comune si pone domande . percio' lasciamoli all'oscuro dei fatti

Ivana ha detto...

Magica,
ci sono articoli che ritengo bene espressi e capaci di critica costruttiva; ne segnalo uno, dove viene giustamente elogiato Natale Fusaro (talvolta ospite a "Estate in diretta"). Ripeto: spesso non condivido il punto di vista del Fusaro, ma apprezzo SEMPRE la sua serietà e fermezza:
http://www.opinione.it/editoriali/2015/08/06/romiti_editoriale-06-08.aspx

magica ha detto...

IVANA , è logico che Non comdividi i punti di viata di FUSARO. SE condividi i colpevolisti che contraddicono FUSARO-
in questo blog non siamo innocentisti a prescindere lo siamo su casi che sono stati dibattuti , fra accusa e difesa . e traiamo le nostre considerazioni ,
anche perchè succedono continuamente casi di cronaca , dove si capisce subito dove sta la colpa non viene discusso in questo forum -- almeno da quello che ho capito .
avevamo discusso di un caso . quello dell'uccisione della brasiliana incinta . beh si è capito subito chi era il colpevole e lo avevamo scritto . come il caso di MARCON -- beh era lampante che fosse stato il marito -- sui casi di cronaca -- trovare il colpevole basterebbe ragionare con la logica . altri casi sono insoluti .. difficile trovare un colpevole se non ci sono indizi . lo è per la procura, e pure per chi segue i casi di cronaca

Vanna ha detto...

Carissimi,
ho letto tutto e mi complimento per la qualità, la ricerca, la riflessione, l’approfondimento!
Il ricordare Annika , riconsiderando il fatto, accende nuova luce.

Tommy S., straordinario l’aggiornamento sul dna e non solo, non stupirti del monitoraggio sul profilo fb di Salvagni, anche qui ogni tanto qualche anonimo continua ad accusare a modo suo.

Ivana, ma secondo te il Salvagni dovrebbe comunicare col metodo “borotalco”?
Non può permettersi di dire “ pane al pane e vino al vino”?
Il Fusaro non è l’avvocato, ha un altro ruolo che esercita non solo con serietà e fermezza, dici ma anche con diplomazia, con quello che è venuto fuori e il fango sulle famiglie Arzuffi-Bossetti-Comi, l’avvocato dovrebbe flautare secondo te?
Riguardo la Bruzzone scusa ma ho sentito anche da lei affermare l’incredibile con giudizi e concetti molto poco garbati, certamente non sempre la sua critica è stata costruttiva ed espressa con bon ton.

Un caro saluto a tutti.

Vanna

Paolo A ha detto...

Oggi voglio pubblicare dopo tanto tempo le mie riflessioni sul campo di Chignolo d'Isola, il campo dove venne ritrovata Yara, la prima riflessione riguarda una frase di Bossetti riferita alla moglie in un colloquio in carcere, è la famosa frase che i media più allineati alle tesi della Procura hanno contrabbandato come una sorta di ammissione di colpevolezza, Bossetti dice alla moglie: “Però il campo era bagnato, la terra impalciata e tutto, se corri in un campo, è facile che le scarpe si perdano», chi è interessato al colloquio completo lo trova qui: http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_marzo_04/quella-corsa-yara-campo-bagnato-facile-perdere-scarpe-9510ced6-c24d-11e4-9c34-ed665d94116e.shtml.
Ora quando ho letto per la prima volta quel colloquio, mi sono detto che Bossetti aveva detto una cosa sbagliata alla moglie e che anzi quelle parole erano proprio la prova che Bossetti in quel campo la sera della scomparsa di Yara non c'era proprio andato, se osservate la foto dell'articolo: http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/14_aprile_10/ultimo-test-l-autista-padre-killer-77436de2-c07c-11e3-95f0-42ace2f7a60f.shtml , potete osservare le condizioni del campo la sera del ritrovamento, la foto dimostra che quel campo era una sorta di prateria, (tutt'altro che coperto di fango), infatti se osservate si vede che il fondo è coperto dì erba, erba spontanea particolarmente fitta che dimostra che quel campo non veniva coltivato da anni. A questo punto qualcuno si starà chiedendo perché confondo il campo di Chignolo nel momento in cui Yara è stata ritrovata col momento in cui Yara sarebbe stata portata per essere uccisa, la risposta è molto semplice Bossetti quando parla con la moglie non menziona minimamente l'erba alta presente su quel campo, lui parla di terra “impalciata”, suppongo, non conoscendo il termine “impalciato”, che significhi fangosa, almeno questo è il senso che se ne ricava dal discorso che Bossetti fa con la moglie e perchè allora parla di terra impalciata o fangosa, la risposta secondo me è semplice, Bossetti ha in mente questa immagine del campo di Chignolo presente a questo link: http://milanoreporter.it/bossetti-presente-a-tutte-udienze-sul-caso-yara/ , oppure in quest'altro: http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/189014_yara/, cioè Bossetti essendo andato in quel campo diverso tempo dopo il ritrovamento del corpo, ha visto un campo senza erba come si vede dalla penultima foto presente in questo link: http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/fermi-tutti-bossetti-yara-si-conoscevano-ha-detto-mamma-95725.htm , cioè dopo che il campo era stato pulito per effettuare i sopralluoghi necessari alle indagini, con il fondo del terreno ben visibile e quindi in presenza di precipitazioni abbondanti, come quelle del mese di novembre, Bossetti ha pensato che in quel campo ci fosse fango. Occorre tenere presente un altro fatto, al momento della scomparsa di Yara in quel campo l'erba era ancora più fitta, infatti Yara scompare a fine novembre quando il ciclo vegetativo della flora era appena terminato, mentre viene ritrovata quasi alla fine dell'inverno, cioè dopo che sul campo le precipitazioni hanno spezzano gli steli delle piante e “atterrato” il manto erboso, perciò l'erba di quel campo era più fitta e alta nel momento della scomparsa rispetto al momento del ritrovamento. La mia conclusione è questa, Bossetti quella notte non è andato al campo di Chignolo, almeno usando il medesimo ragionamento che i colpevolisti senza se e senza ma hanno fatto con la frase estrapolata dal colloquio in carcere tra Bossetti e la moglie, in quel campo non c'era fango, ma erba, molta erba e anzi proprio la presenza dell'erba alta e fitta giustifica l'abbandono del corpo della povera Yara in quel campo. Vi risparmio inoltre tutta una serie di considerazioni su eventuali fughe, corse, slacciamenti di scarpe, ecc che comunque ognuno può fare però tenendo conto delle vere condizioni di quel campo la sera del rapimento di Yara.
Prima parte.

Paolo A ha detto...

Seconda parte.
La seconda riflessione che voglio fare riguarda più propriamente il campo di Chignolo e la sua posizione. Siccome per cercare di capire bene è necessario visionare con i propri occhi i luoghi legati al caso di Yara, allora mi sono fatto un “giro” con Google Earth sui luoghi della scomparsa e del rinvenimento del corpo, la cosa strana che ho osservato è che il campo di Chignolo dove è stato rinvenuto il cadavere di Yara è praticamente situato tra due zone urbane, una il paese di Chignolo D'Isola, l'altra la zona industriale del medesimo paese, il campo è attraversato da una stradina sterrata che da via Bedeschi nella zona industriale porta a Chignolo, lunga circa 650 metri, se poi vi fate un giro con Street View vi accorgerete che entrambi gli accessi sono in pratica alla fine di strade asfaltate su cui si affacciano tutta una serie di capannoni, che molto presumibilmente hanno tutti delle telecamere di sorveglianza. La domanda che mi sono posto è come poteva un assassino- violentatore portare la sua vittima in un posto i cui accessi erano controllati da molteplici telecamere, se il corpo di Yara fosse stato scoperto pochi giorni dopo la scomparsa, gli inquirenti avrebbero acquisito i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona e risalire agli autori. Per me questa vicenda, se la si esamina come una cosa avvenuta tutta per caso non ha senso, cioè l'assassino, o meglio gli assassini che hanno portato il corpo di Yara in quel campo, avevano una grande “confidenza “ con quella zona e con quel campo, “confidenza” non sporadica, come invece sembra ipotizzare la Procura nel caso di Bossetti. Vi propongo un gioco, supponiamo per un istante di essere degli assassini e di doverci sbarazzare di un corpo, cosa faremmo: potremmo fare un fosso per terra e seppellirlo, potremmo buttarlo in un fiume, potremmo portarlo in un bosco sui monti, buttarlo in un dirupo, ecc, come vedete metodi ce n'è sono tanti, ma chi ha portato il corpo di Yara in quel campo voleva che venisse ritrovato, di questo ne sono convinto, anche perché il corpo è stato rinvenuto in una zona del campo in cui è presente una piccola radura in cui l'erba era bassa, come affermato dal sindaco di Chignolo in un'intervista che però non riesco a ritrovare per postare il link. A mio parere, chi ha portato quel cadavere in quel posto ha lasciato una firma, ripeto, se avessero voluto far scomparire il cadavere non avrebbero scelto un campo aperto posto tra due zone urbane, troppo rischioso, campo che poteva anche essere soggetto a lavori agricoli, un posto dove le persone vanno a correre, ci passano dei cacciatori, altri ci portano i cani, insomma un posto troppo frequentato, non solo per occultare un cadavere ma anche per disfarsene velocemente per poi farlo ritrovare, credo che chi ha portato il cadavere di Yara in quel posto sapeva benissimo quello che faceva e sapeva di non correre rischi

Paolo A ha detto...

Terza parte.
Per finire vorrei parlare dell'eventuale collegamento tra Bossetti e il campo in questione, in quanto gli inquirenti hanno sbandierato ai quattro venti che Bossetti dopo pochi giorni la scomparsa di Yara era andato a Chignolo per comprare della sabbia, ma in realtà quel viaggio, secondo gli inquirenti, sarebbe servito per ispezionare il luogo dove era il corpo di Yara. La ditta in cui Bossetti comprò la sabbia è la EdilBonaccina, ditta di Chignolo che vende materiale edile, posta alla periferia nord del paese, mentre la zona industriale è posta a sud a circa 600 metri da Chignolo, tra la EdilBonaccina e il luogo dove è stata trovata Yara ci sono circa 1500 metri in linea d'aria, quindi i due posti non sono proprio vicini, questo è l'unico collegamento che gli inquirenti hanno trovato tra Bossetti e Chignolo, in quanto Bossetti non compare neanche nella lista della discoteca Sabbie Mobili, sita vicina al campo, dove risultano iscritte molte migliaia di persone. Queste sono le mie riflessioni sul campo di Chignolo che volevo far conoscere agli utenti di questo blog, su cui ciascuno può trarre le proprie conclusioni, inoltre avrei potuto scrivere altre cose, ma sarebbero dei dettagli che vi risparmio, anche perché non ho più voglia di scrivere.

Anonimo ha detto...

E fai bene, dopo averci propinato questo componimento letterario che farebbe invidia ad un docente universitario.
MOLTO CHIARO E INTERESSANTE!-:))

Ivana ha detto...

Vanna, il Salvagni dovrebbe semplicemente NON dimenticare di essere un professionista serio!
Una cosa è dire “pane al pane e vino al vino”, un’altra è lanciare pesanti offese usando violenza verbale e turpiloquio!
Il Fusaro è ANCHE avvocato (iscritto all’Albo degli avvocati di Roma)! Forse intendevi dire che non è l’avvocato difensore del Bossetti?

Credo che non sarebbero state messe in piazza le vicende private delle famiglie Arzuffi- Bossetti-Comi se i componenti avessero evitato di voler imporre insistentemente la falsa immagine della famiglia del “mulino bianco”.
A mio avviso, si era comportato correttamente, e in modo professionale, l’avvocato della signora Arzuffi perché, GIUSTAMENTE, aveva dichiarato che non si poteva pretendere che la sua cliente ammettesse ciò che lei non si sentiva di ammettere… Sarebbe stato sufficiente che le famiglie Arzuffi-Bossetti-Comi non insistessero nelle continue bugie e che sostenessero sempre che la loro vita privata doveva rimanere tale ed essere rispettata, perché nulla aveva a che fare con l’accusa a Massimo Bossetti.
Riguardo a Roberta Bruzzone, almeno nelle occasioni in cui l’ho sentita discutere animatamente, ha usato toni decisi nel difendere le tesi della procura e/o le proprie personali opinioni, evitando qualsiasi volgarità e/o offese pesanti nei confronti dell’interlocutore. Ricordo che era riuscita perfino ad autocontrollarsi sufficientemente durante un acceso confronto/scontro con Vittorio Sgarbi!

Anonimo ha detto...

Paolo A,
complimenti! Hai approfondito in maniera perfetta quella che, tempo fa, era stata anche una mia intuizione; anch'io avevo notato quel commento fuori luogo fatto da Bossetti alla moglie sul campo "impalciato" e ne avevo tratto la tua stessa considerazione: MGB in carcere pensava che quella sera a Chignolo piovesse, gliel'ha dovuto ricordare Marita che non pioveva, e non sapeva che non c'era fango semplicemente perché non c' era stato. Sicuramente non la sera del delitto.
Per l'acquisto della sabbia sono d'accordo con te, è poco sensato credere che Bossetti avesse bisogno di quella scusa per andare a controllare il corpo di Yara.
Inoltre un furgone pieno di sabbia, di giorno, sarebbe stato notato. Troppo rischioso.

Bravo Paolo, appena te la senti continua pure con le altre riflessioni!
Nautilina

pleiades ha detto...


http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_marzo_04/quella-corsa-yara-campo-bagnato-facile-perdere-scarpe-9510ced6-c24d-11e4-9c34-ed665d94116e.shtml

Di questa conversazione è interessante l'intervento della moglie che appunto
ricorda che quella sera non pioveva, come mai questo ricordo nitido e nulla della giornata del marito ? Sarà che questi abbiano qualcosa da nascondere e non certo un pedofilo in famiglia ?

Anonimo ha detto...

La signora Comi poteva averlo letto o sentito in qualche programma, o forse ne aveva parlato con gli inquirenti.
Bossetti non lo sapeva o perché all'epoca era ancora in isolamento o perché non gli facevano guardare la tivù.
Se avessero avuto entrambi qualcosa da nascondere, non ci sarebbero contraddizioni nei loro discorsi. E lei sarebbe stata più cauta.
Nautilina

pleiades ha detto...

Si certo con gli inquirenti parlavano del tempo..
Possibile che non riesci a concepire una realtà diversa dal dualismo MGB pedofilo-assassino si-no ?
Alle sue reiterate affermazioni "Non parlo per proteggere la mia famiglia ?" non è il caso di dargli il giusto significato ?

magica ha detto...

pensa un po' BOSSETTI sarebbe in grado di nuocere alla famiglia di PLEIADES .. NONOSTANTE SI TROVI IN CARCERE ,,AH ECCO PlEIADES pensa che la famiglia bossetti agisca come usa agire la mafia . che da' ordini anche dal carcere ,, non lo sO dove vive PLEIADES certamente non nei dintrorni di bergamo . chissa' dove!!

pleiades ha detto...

Magica stai delirando spero,ma che hai scritto ?

Il DNA di MGB è su Yara

a) Ce l'ha messo debitamente falsificato la procura insieme alle foto dei furgoni
b) Ce l'ha messo qualcuno cui MGB sta parecchio antipatico,non si sa per quale
motivo visto che senza quel DNA le indagini brancolerebbero ancora nel buio
c) Ce l'ha messo lui
d) L'hanno portato gli uccellini

magari invece di parlare come l'avvocato cerca di ragionare ed evita sparate idiote.

Anonimo ha detto...

Gli inquirenti non avranno parlato del tempo? Mah, non ci giurerei: le condizioni atmosferiche di quella sera contavano parecchio. Avranno pur dovuto dire come è morta la bambina.
E volutamente hai ignorato la parte precedente della mia risposta, quella dei media. Chi si occupava del caso ha parlato lungamente del campo di Chignolo, del tempo che faceva e delle condizioni in cui si trovava il terreno, delle sterpaglie alte, della neve caduta durante la notte, della bambina che avrebbe corso inseguita dall'aggressore.
Ma perché discutere inutilmente, quando basta controllare un po' di date per accertarlo! Ci sono già tante accuse gratuite contro i Bossetti, è meglio pensare prima di aggiungerne altre alla lista.

Pleiades, personalmente non credo che Yara sia stata uccisa da un pedofilo.
Temo che ormai, purtroppo per la piccola Yara e la sua famiglia, difficilmente sarà trovato il vero colpevole (o i colpevoli).
Chi l'ha uccisa secondo me ha attuato un ingegnoso depistaggio in grado di allontanare da sè ogni indagine, inoltre la macchina della giustizia si è incanalata su una strada a senso unico e non può invertire la marcia.
Comunque sia, non si può condannare una persona senza prove certe e più che valide, che in questo processo, diciamolo, finora non si sono viste. E senza quelle prove, Bossetti dovrebbe essere prosciolto.

Sì, ritengo Bossetti estraneo alla vicenda, almeno per adesso, in base ai dati di cui disponiamo. Se dovessi scoprire altre cose è chiaro che cambierei idea.
Non sono innocentista in tanti altri casi in cui gli imputati mi appaiono molto sospetti e chiaramente implicati; da garantista però non condanno nessuno prima che lo faccia un giusto tribunale.
Spero di essere stata chiara.

Nautilina

magica ha detto...

PLEIADES .
RILEGGITI I COMMENTO .delle21:09.
da qundo in qua questa frase?? non parlo per difendere la mia famiglia ,, chi l'ha detto .. tu o chi altro?
beh le tue sparate sono idiote alla massima potenza -

pleiades ha detto...

Nautilina e Magica

Ecco,io vorrei uscire dal dualismo stupido "innocentista" e "colpevolista",io vorrei invece sapere come e perchè è morta Yara, e sono il primo a dire che non è stato lui nè nessun altro con le modalità affermate dalla procura,nessun omicida solitario.
Ma allo stesso tempo so che lui era li e sa, e tutti chi più chi meno hanno notato che quella sera accade qualcosa di strano,ha un comportamento estremamente sospetto (così come la moglie),ha affermato che Yara è stata uccisa per vendetta contro il padre.
Salvagni fa esplicito riferimento,avendo cercato di tirarle dentro il processo, alla violenza sessuale subita da Yara,al probabile collegamente con le morti di Castillo e della ragazza indiana (che non sono vittime si un serial killer,anzi c'è pure un colpevole che non ha mai rivelato il perchè di quella morte);sono cose che non può essersi inventato nè cartucce a salve,evidentemente lui è a conoscenza dei fatti...spero che la verità esca al processo,tutto qui.

Vanna ha detto...

Ivana buongiorno,
sì il Fusaro è avvocato e non di Bossetti, in televisione è uno dei tanti opinionisti che vengono invitati ed è sicuramente misurato nell’esporre il suo parere, quello è il suo ruolo.
Il comportamento delle famiglie Arzuffi-Bossetti-Comi è stato di difesa dagli attacchi vergognosi ricevuti, si continua a volerli far passare per bugiardi, io leggo in modo diverso il fatto, loro hanno “sostenuto”, come dici, la loro vita privata restando uniti è anche questa una “prova” secondo me, di difendere “ la famiglia”.
Che poi, detto tra noi, da che mondo è mondo la madre è certa il padre no, le corna sono state portate da tutti/e, hanno procurato guerre…in questo caso si fa una crociata contro una donna che nega, si vuole riscoprire la fedeltà, la sincerità, quando intorno a noi brulica il marcio vestito di bianco?
Nel bergamasco solo lei ha tradito? E se l’avesse fatto per procreare e basta?
E’ rimasta o no a crescere i suoi figli in famiglia con il marito… ed è bugiarda?
Francamente tali giudizi gratuiti mi danno i brividi: tutti difendiamo la nostra casetta bianca, pertanto era inutile parlare: dimmi, se stai sotto una cascata ti ripari con l’ombrello?
Gli Arzuffi-Bossetti-Comi hanno risposto con i fatti: sono rimasti uniti, ti pare poco?
La Comi non ha preso denaro dalla sua ( unica, non so) apparizione in tv ed ha rifiutato altri incontri, che io sappia, l’Arzuffi nega e bene fa: quel dna indica una costruzione a tavolino di un assassino ed è inspiegabile che la traccia di un dna da un francobollo frammisto a colla annosa confrontata con un cadavere cremato dopo essere stato in una bara per qualche anno mi racconta solo la paura, forse di una nuova “prova” del dna Guerinoni che doveva essere eliminato.
Tutte le notizie uscite sono state cascate a intermittenza per calunniare in tutti i modi il B. è sicuro che tutto è vero o è stato costruito dai Media per vendere queste famiglie al pubblico e … riscuotere denaro?
Riguardo la R.B. ho un parere diverso non voglio scadere nel gossip però proprio mi stimoli, spesso l’ho trovata ingombrante e debordante nel dire e nell’essere, ricordo una volta a Porta a Porta aveva una gonna ridotta, giubbino con borchie e affini: inelegante e con un tocco di volgarità.
Davanti a V. Sgarbi e alla sua esuberanza l’autocontrollo diviene sopravvivenza.

Vanna ha detto...

@ Paolo A., intelligenti e condivisibili le tue considerazioni sul campo di Chignolo e il suo uso.
@ Nautilina, condivido la tua risposta a Pleiades.
@ Pleiades, quindi tu ritieni che il B. sia a conoscenza di come andò il fatto e vorresti, presumo, che lo raccontasse.
Però, non so perché, ti vedo ambiguo nel senso che tu vuoi che parli e che anche tu sai o hai sentito qualcosa.

Credo che molti dovrebbero e potrebbero parlare,penso anche i G., eppure non lo fanno, forse perché dietro c'è un tale mondo avido e perverso che avviluppa tutti e che fa paura.

B. non parla perché ha paura per la sua famiglia: ha tre figli.

Bruno ha detto...

Vanna mi trovo completamente d'accordo con le tue considerazioni.

Ivana ha detto...

Buon pomeriggio, Vanna!

A me sembra che il Fusaro sia semplicemente sé stesso: garantista a prescindere!
Apprezzo anche il Picozzi per la sua coerenza e pacatezza.

Sei convinta che le famiglie Arzuffi-Bossetti-Comi siano rimaste saldamente unite? Io ne dubito, come dubito delle affermazioni della signora Ester e di sua figlia. Quest’ultima ha veramente subito le aggressioni denunciate? Non lo so …
Credo non interessi ad alcuno sapere per quale motivo la signora Ester abbia compiuto determinate scelte, ma non comprendo la necessità di mentire anche di fronte all’evidenza.
Tutti(?!) difendiamo la nostra casetta bianca? Non mi risulta! Esistono le separazioni e i divorzi!
Se “piove”, cerco riparo, ma uso ripari “veri”, senza ricorrere ad alcuna falsità .
Come ribadisco, le famiglie Arzuffi-Bossetti-Comi avevano (e hanno!) tutto il diritto di difendere la propria vita privata, ma potevano evitare determinate bugie inutili, che potrebbero, però, ritorcersi contro di loro.
Non so se la signora Comi abbia preso denaro, o no, dalle sue apparizioni in TV e dalle interviste giornalistiche e, sinceramente, se fosse stata pagata , ne sarei contenta perché ha tre figli da mantenere!
Riguardo alla questione del dna attendo che si esprimano esaurientemente gli esperti durante il processo.
Comunque, il fatto che siano riusciti a ricostruire una “famiglia” (non esistente anagraficamente) mi fa riflettere sulla validità dell’indagine scientifica (anche se mi necessitano altre conferme per mettere luce sulla famosa “aporia”…)
Riguardo a Roberta Bruzzone, ho riscontrato che spesso, in alcuni casi, ha espresso opinioni che erano già balenate, in precedenza, nella mia mente, per cui credo che i nostri stili cognitivi siano in sintonia (anche se abbiamo preparazione culturale diversa e modalità dialettiche ben differenti!)
La considero una persona competente, grintosa e, per me, “l’abito non fa il monaco”.
Ritengo sia “ingombrante e debordante” Alessandro Meluzzi, ma non di certo per la sua “fisicità” e i suoi capelli lunghi, bensì per la sua, per me irritante, incoerenza (è esuberantemente garantista in alcune situazioni, in altre è, altrettanto esuberantemente, non garantista!).

Cari saluti a tutti/e
Ivana

Tiziano ha detto...

da Wikipedya- "Oggi l'aporia assume il significato di insolubilità di un problema qualora si parta da determinate premesse. Se si vuole confutare una teoria il metodo usato è proprio quello di dimostrare, tramite opportune premesse, che le sue conclusioni sono aporetiche, cioè contraddittorie o che generano antinomie".

Ivana ha detto...

Preferisco considerare il termine "aporia" dal punto di vista etimologico...

http://www.treccani.it/vocabolario/aporia/

Anonimo ha detto...

Vanna,
mi associo a Bruno, anch'io sono d'accordo con te.
Ho la nausea ormai quando sento parlare male di quei poveracci, perché lo si fa con troppa cattiveria e compiacimento sadico.
Ad altri familiari di sospettati o imputati non tocca la stessa sorte: in genere sono risparmiati dal gossip e dai pregiudizi, ma i Bossetti no!
Mi chiedo quale perversa molla sia scattata in questo caso, per quale strano motivo i giornali non infieriscano quasi mai con le altre famiglie, che devono apparire sempre sane, linde e serene anche quando in realtà hanno i loro begli scheletrini negli armadi.
Normalmente le mamme dei presunti colpevoli sono povere sventurate da lasciare in pace, la signora Ester invece no, dev'essere criticata come moglie e madre, come se tutto fosse causa sua.
Anche la nuora Marita, per questi sepolcri imbiancati del terzo millennio, sarebbe corresponsabile di un crimine: se il coniuge è andato ad ammazzare una ragazzina, si vede che non sapeva fare la moglie neanche lei.
Probabilmente così distolgono l'attenzione del pubblico da una realtà scomoda e indesiderata: gli indizi contro Bossetti sono inconsistenti e perfino la cosiddetta "prova regina", il DNA trovato su Yara, appare vacillante e alquanto controversa.
Non so darmi una migliore risposta, preferendo sorvolare su rigurgiti razzisti di bassa lega sempre in agguato da noi (finalmente una tribù di padani DOC da mettere alla gogna, il biondo occhiceruleo che nasconde l'inferno, e così via, da repertorio).


@ Ivana

Che strano, le mie opinioni sono quasi contrarie alle tue... ; )
Trovo Picozzi molto preparato e affascinante, ma a volte leggermente ambiguo e inquietante; non sono mai in sintonia con il colpevolismo sbrigativo di R. Bruzzone e Grazia Longo, apprezzo invece e molto la genuinità e la passionalità di Meluzzi.
Poi bisogna intendersi sul concetto di garantismo: forse per te significa ritenere sempre tutti innocenti a prescindere? Non piuttosto desiderare che gli innocenti siano giustamente tutelati e i colpevoli giustamente puniti senza subire abusi né torture?
Temo che il termine “garantista” abbia preso ultimamente una sfumatura di significato spregiativo, ossia quello di chi auspica l'impunità per chiunque, criminali compresi, o di chi rifiuta qualsiasi condanna anche solo verbale dell'operato altrui. Insomma, l'esatto opposto di “giustizialista”.

Sul DNA concordo, lasciamo lavorare gli esperti; attendiamo il dibattito processuale che si prevede molto serrato e vedremo cosa salterà fuori.
Perché a parte quello non c'è altro.

Saluti e buon fine settimana a tutti
Nautilina

PINO ha detto...

VANNA cara,
come sempre, quello che scrivi rivela una "costante" umanitaria non comune: non sempre, però, tale virtuosa qualità etica può sortire gli effetti attesi, di fronte a realtà che possono essere ben definite da quella "a" che precede il sostantivo "aporia", a cui Ivana appropriatamente si riferisce, preferendo il suo significato strettamente etimologico.
Ed il caso Bossetti, per le sue peculiarità, riveste pienamente le qualità del sostantivo di cui sopra.
D'altra parte, molto di quello da te evidenziato può essere condiviso, perchè parte di una cronistoria ben nota.
Sono restio, comunque, ad accettare ipotesi di complotto circa i risultati investigativi, non escluso quelli scientifici, pur considerando possibili errori di procedura, che accetterei senza riserve, qualora se ne mostrasse l'esistenza.
Un saluto affettuoso,
Pino

Ivana ha detto...

Nautilina, considero arricchente il confronto tra opinioni opposte!
Per me “garantista” è chi difende i diritti di QUALSIASI imputato, rifacendosi alle dieci garanzie di Luigi Ferrajoli, considerando la presunzione d’ innocenza fino all’eventuale condanna definitiva (al termine del terzo grado di giudizio).
Chi è “garantista” ritiene inammissibili i processi indiziari, o, almeno, ritiene che in un processo indiziario si debba necessariamente "assolvere".
Come ripeto, Alessandro Meluzzi si è dimostrato “garantista” in alcuni casi, in altri no! Per esempio, nel caso del Buoninconti, ha affermato che sono sufficienti quelle che lui considera le “prove logiche” a “provare” la colpevolezza del marito di Elena Ceste, eppure si tratta di un processo indiziario.
Io non sono garantista, soprattutto perché credo nella validità dei processi indiziari! Quando gli indizi vengono giudicati gravi, precisi e concordanti, ritengo giusta la condanna.
Grazia Longo e Roberta Bruzzone esprimono quanto da loro letto e studiato, esponendo il proprio punto di vista (che può essere non condiviso!) maturato previa lettura della documentazione specifica di ogni caso trattato. Ovviamente ognuno trae conclusioni proprie dalle conoscenze acquisite…
Ritornando al caso Bossetti segnalo:
http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/lavvocato-di-yara-e-la-calibro-38lassociazione-giornalisti-fa-venire-i-briv_1137752_11/?gender=Curno

Vanna ha detto...

Bruno, grazie!
Ivana scrivi: “Comunque, il fatto che siano riusciti a ricostruire una “famiglia” (non esistente anagraficamente) mi fa riflettere sulla validità dell’indagine scientifica (anche se mi necessitano altre conferme per mettere luce sulla famosa “aporia”…)”
Di quale famiglia parli che non esiste anagraficamente?
Non credo che la “ famiglia” sia solo quella anagrafica.
A tal proposito conosco nuclei “familiari” non ufficialmente regolarizzati ma composti di genitori, figli, parentele allargate che costituiscono famiglia.
Conosco altresì famiglie che, pur essendo anagrafiche, vivono senza amore e senza rispetto e stanno insieme solo per convenienza, per me non sono “famiglia”.

Vanna ha detto...

Pino caro,
è sempre un piacere leggerti, sono andata a cercare nel dizionario della Treccani aporia ed ho trovato che etimologicamente proviene dal greco, aporia significa “ difficoltà”, “incertezza” e deriva da aporeo “essere incerto”.
In filosofia, difficoltà di fronte alla quale viene a trovarsi il pensiero nella sua ricerca, sia che di tale difficoltà si ritenga raggiungibile la soluzione, sia che essa appaia intrinseca alla natura stessa della cosa e quindi eliminabile.
Tiziano invece riporta "Oggi l'aporia assume il significato di insolubilità di un problema qualora si parta da determinate premesse. Se si vuole confutare una teoria il metodo usato è proprio quello di dimostrare, tramite opportune premesse, che le sue conclusioni sono aporetiche, cioè contraddittorie o che generano antinomie".
Quindi è chiaro che tale parola significhi poca chiarezza e difficoltà e io mi chiedo come sia possibile dare validità scientifica a quel dna dilavato dalle intemperie e dai fluidi in decomposizione.
Troppe stranezze in questa storia mi fanno considerare la pista di un omicidio programmato con rigore e portato avanti con organizzazione e coperture, il modesto Bossetti, se pur dovesse sapere qualcosa, come molti in quella zona, non potrebbe parlare per difendere le tre generazioni calunniate della sua famiglia.
Un abbraccio a te caro Pino.
Vanna

ENRICO ha detto...

Ivana

Comunque, il fatto che siano riusciti a ricostruire una “famiglia” (non esistente anagraficamente)

la famiglia Bossetti è a tutti gli effetti una famiglia anagrafica in quanto composta da un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità , adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune
Quindi l'eventuale - e ancora non ufficialmente acclarata - illegittimità dei due gemelli allevati ed amati come figli naturali non ne ha inficiato il regolare stato giuridico
Ovviamente dopo il suo matrimonio. MGB ha dato origine alla propria famiglia anagrafica non più coincidente con la precedente

Ivana ha detto...

Vanna ed Enrico,
avevo virgolettato il termine “famiglia” perché intendevo far riferimento alla sua COMPOSIZIONE NATURALE: padre naturale, madre naturale e figli naturali. (Il padre naturale, la madre naturale e i loro figli naturali restano tali anche se padre e madre naturali non sono uniti da vincolo matrimoniale!)
Non ho motivo di nutrire dubbi riguardo alla questione del “figlio illegittimo”, tanto più che lo stesso Massimo Bossetti aveva scritto una determinata lettera, in merito, alla madre:
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/cara-mamma-mi-hai-ferito-straziante-lettera-bossetti-ester-1110600.html

PINO ha detto...

ENRICO
Mettendo da parte, per il momento, la questione "famiglia", di cui sto seguendo il dialogo fra te ed Ivana, ho letto, per la prima volta, il parziale contenuto della lettera scritta da MGB alla madre Ester, riportato dal link segnalato dalla stessa Ivana.
Sono ancora profondamente perplesso da quanto ho rilevato, rileggendo più volte la frase che riporto, più sotto, in corsivo.
Ero a conoscenza, si, di una lettera scritta dal carcere, con la quale MGB rimproverava la madre di non avergli mai detto sulla sua naturale paternità, ma non ne avevo mai letto l'intero contenuto.
Avendolo fatto poco fa, sono , a dir poco, frastornato.
Ecco la frase:
"Per me era l’unica speranza credere che corrispondesse allo stesso Dna di quella persona che ho creduto per 43 anni essere mio padre. Con ansia ho aspettato i risultati perché sapevo che ero vicino alla libertà..."
Ciò porterebbe a dedurre che MGB, conoscendo il risultato delle analisi biologiche, risalenti al Guerinoni, si sentiva sicuro che non poteva essere mai identificato, anche se avesse lasciato tracce di se stesso, in quanto di diversa figliolanza. (Ammesso, beninteso, la sua partecipazione al delitto)
Una esternazione, questa sua, dovuta alla rabbia?
Una istintiva manifestazione di contrarietà?
Od una incontrollata esplosione solo di delusione?
Penso proprio che gli inquirenti ci abbiano ragionato su, traendone quanto ritenuto utile per le indagini.
Ciao, Pino

ENRICO ha detto...

Ivana

non ho capito nulla della tua spiegazione.

Tu hai scritto "famiglia" tra virgolette ed in più hai specificato "non esistente anagraficamente "

Ester Arzuffi e Giovanni Bossetti sono sposati dunque la loro è una famiglia anagrafica in piena regola . Non ci sono virgolette che tengano.

Vanna ha detto...

Buon pomeriggio Enrico: condivido e ti saluto!

Vanna

magica ha detto...

leggendo gli interventi . con la frase
estrapolata dalla lettera di BOSSETTI che scrisse dal carcere alla madre .
---------------------------------------------------------------------
Per me era l’unica speranza credere che corrispondesse allo stesso Dna di quella persona che ho creduto per 43 anni essere mio padre. Con ansia ho aspettato i risultati perché sapevo che ero vicino alla libertà..."
---------------------------------------------------------------------
al contrario di quelli che pensano che tale frase sia ambigua o quantomeno significativa di colpevolezza ... io la considero invece altamente significativa di innocenza .


molti dicono ,che madre e figlio fossero complici . almeno verbalmente.... ma questa è una delle congetture della procura :lo si evince dalla lettera.
RESTA IL FATTO CHE BOSSETTI credeva sicuramente d'essere scagionato, perchè con GUERINONI NON AVEVA NESSUN LEGAME . LUI era figlio di giovanni , mi domando , ma se BOSSETTI fosse stato l'artefice del crimine . possibile che fosse cosi' stupido da non capire , che, sapendo che la procura aveva il suo D-N-A. . NON AVREBBE AVUTO SCAMPO SE ERA compatibile con quello di GUERINONI.. ( una persona deceduta ma che dopo attente indagini, gli inquirenti erano giunti... al padre dell'assassino .
. se bossetti sapeva d'essere colpevole , non avrebbe pensato di farla franca .. piuttosto si sarebbe fatto una domanda . allora GUERININI è MIO PADRE??...i 2 D.N.A : di padre e figlio erano compatibili , non avrebbe dovuto pensare che GIOVANNI BOSSETTI sarebbe stata LA SUa ANCORA DI SALVEZZA
la prova della sua colpevolezza era tutta scritta sui D.N..A .
RESTA IL FATTO CHE BISOGNEREBBE SAPERE ( MA IO MI ADEGUO A QUELLI CHE SONO PREPOSTI ) come sono stati fatti questi accertamenti ? abbiamo saputo che per certe anomalie sono controversi .

Vanna ha detto...

ciao Magica, condivido.

Anonimo ha detto...

PINO,
non è la prima volta che le parole di Bossetti si prestano a una doppia interpretazione.
In questa circostanza sembrano esserci pochi dubbi: l'ultima spiaggia era che gli venisse confermata la paternità anagrafica, perché questo lo avrebbe scagionato senza se e senza ma. Da ciò la delusione e la rabbia per la grande bugia della madre.
Tutto qui? No, come tu stesso hai notato c'è dell'altro.
La delusione di Bossetti dà da pensare; potrebbe dimostrare la sua innocenza, oppure confermare la sua colpevolezza.
Però...secondo me...da omicida o aggressore in prima persona, MGB non avrebbe potuto sperare in niente e non avrebbe neanche creduto alle promesse (vere o false) della madre. Quel DNA doveva essere per forza suo, mi spiego? Se si fosse tagliato o avesse avuto un' epistassi o quant'altro sul corpo di Yara, quella macchia organica sarebbe stata per forza la sua, e lui (essendone responsabile) lo doveva ben sapere.
Non credo all'ipotesi che si sia ferito senza accorgersi, è impossibile.
L'altro giorno mi sono "affettata" un dito manovrando un taglierino, non vi dico che dolore e quanto sangue ho perso per un piccolo taglio, quindi no, non ci posso credere.

D'altra parte, se MGB fino all'ultimo ha sperato che il suo vero padre fosse Giovanni B, cade anche l'ipotesi di una partecipazione involontaria al delitto come semplice testimone. In poche parole, se lui fosse stato presente senza fare nulla e avesse visto all'opera il feritore di Yara, avrebbe saputo con certezza che il sangue/fluido trovato sul corpo della bambina era di un altro. Non avrebbe avuto bisogno di sperare in niente, perché sarebbe stato sicuro al cento per cento che la traccia non era sua.
E dalla sua lettera emergerebbe soprattutto un grande stupore.

Non regge nemmeno l'ipotesi di una sua complicità materiale nel crimine, per esempio nascondendo o spostando il corpo della bambina: perché se quella macchia l'ha lasciata lui, si torna al ragionamento di prima, Bossetti non può non sapere se toccando Yara si è tagliato, ha avuto un'epistassi o un altro versamento di fluidi. E perciò non può mai sperare che quella traccia sia di un altro.

Per me - sbaglierò - quella lettera conferma solo due cose, che Bossetti è innocente e non si sa spiegare come mai il suo DNA sia stato trovato su Yara. Vorrei tanto saperlo anch'io, sinceramente.

Più rifletto, meno credo a un complotto istituzionale: dubito fortemente che un laboratorio prestigioso si abbassi a falsificare o forzare i risultati solo per compiacere una Procura ansiosa, ma penso che ci sia una spiegazione diversa, forse più semplice. Se l'errore sarà escluso, resta da considerare la contaminazione casuale - o volontaria.
Lasciamo lavorare gli esperti, credo che avranno sorprese interessanti per tutti.

Tanti cari saluti
Nautilina

Anonimo ha detto...

Magica,
leggo ora il tuo commento e vedo che siamo in sintonia, come spesso accade.
Ciao
Nautilina

Ivana ha detto...

Enrico, avevo virgolettato la parola “famiglia” per mettere in evidenza una parola con un significato particolare, ironico, intendendo che gli inquirenti sono giunti a SCOPRIRE, analizzando il dna di ignoto1, i componenti naturali di una “famiglia” non esistente anagraficamente (Ester, madre naturale, Guerinoni, padre naturale e Massimo, figlio naturale del Guerinoni ). E’ chiaro, adesso?


Se effettivamente il Bossetti era convinto che il proprio padre naturale coincideva con quello anagrafico, penso che non avrebbe avuto motivo di temere la ricerca del figlio illegittimo del Guerinoni; si sarebbe sentito al sicuro pensando che gli inquirenti fossero proprio fuori strada!

Anonimo ha detto...

Vanna, Magica, Nautilina

Leggo anch'io l'innocenza tra le righe scritte da Bossetti. Credo che non riesca a spiegarsi la presenza del suo DNA sul corpo della povera Yara, che ritenga di essere stato incastrato e, sapendo di non aver nulla a che fare con il delitto, sia convinto che la prova della paternità di GB (della veridicità della quale non dubita affatto) lo possa certamente scagionare. Semplicemente perché essendo figlio di Giovanni Bossetti, non potrebbe esserlo di Guerinoni e quindi quello trovato non sarebbe il suo DNA. Non riesco a vederci altro.
Sarahkey

PINO ha detto...

NAUTILINA
Il tuo discorso fila, in grossa percentuale, specialmente per la possibilità delle "due diverse e convergenti interpretazioni".
Il quesito che resta tutt'ora non risolto è il come ed il perchè il dna di MGB sia finito sugli indumenti intimi della ragazza, anche se la traccia stessa non risulti completa di tutte le sue componenti.
La nostra limitata, ma intelligente ricerca resterà sempre di carattere speculatorio, dato la scarsità di materiale investigativo, in nostro possesso, pervenutoci per vie plurime e non sempre concordi.
Sono d'accordo completamente, invece, di attendere, pazientemente, quanto sarà stabilito in fase dibattimentale.
Cari saluti anche a te.
Pino

Anonimo ha detto...

Ivana,
un colpevole (qualunque) si sarebbe sentito al sicuro mentre cercavano il figlio di Guerinoni? Questo mi pare difficile.
Perché se quel criminale aveva agito da solo, con epistassi o altro, allora sapeva bene che il dna su Yara poteva essere solo suo.
Anche se aveva agito in coppia, avendo perso sangue abbondante dal naso o da un taglio, quel dna era sempre suo. A meno che per coincidenza improbabile l'altro aggressore non si fosse tagliato una mano, in tal caso poteva sperare che la traccia trovata fosse del compare, ma senza esserne certo, perché di sangue ne aveva perso molto (lo dicono gli inquirenti).

Tranquillo Bossetti non sarebbe stato comunque, a meno che non fosse completamente estraneo al delitto. Non credi?

Ma trattandosi di uno strano dna nucleare privo del suo corrispondente mitocondriale, bisogna vedere come sono andate veramente le cose, io all'epistassi credo poco.

Nautilina

ENRICO ha detto...

Ivana

penso che non avrebbe avuto motivo di temere la ricerca del figlio illegittimo del Guerinoni; si sarebbe sentito al sicuro pensando che gli inquirenti fossero proprio fuori strada!

e infatti non mi risulta che lo abbia mai temuto durante gli anni trascorsi alla ricerca di chi fosse Ignoto 1 nemmeno quando si vociferò che fosse un figlio illegittimo di Guerinoni.

Tanto è vero che, da quelle immagini vergognose del suo arresto in diretta, nemmeno al momento in cui gli mettono le manette ai polsi riesce a rendersi conto quale reato gli venisse contestato

Ivana ha detto...

Nautilina,
se un colpevole si sente completamente al sicuro, perché ha la piena convinzione che gli inquirenti stiano ormai seguendo, insistentemente ed esclusivamente, una pista errata che, di certo, non può condurre a lui, perché dovrebbe preoccuparsi?

Enrico,
sì, il Bossetti è apparso stupito e incredulo al momento dell'arresto; probabilmente mai avrebbe pensato che, ricercando un figlio illegittimo, sarebbero arrivati a lui.

Vanna ha detto...

Condivido il tuo discorso Nautilina, mi soffermo invece sull’ l’ultima tua frase seguente, che riporto: “ Più rifletto, meno credo a un complotto istituzionale: dubito fortemente che un laboratorio prestigioso si abbassi a falsificare o forzare i risultati solo per compiacere una Procura ansiosa, ma penso che ci sia una spiegazione diversa, forse più semplice. Se l'errore sarà escluso, resta da considerare la contaminazione casuale - o volontaria."

A mio parere non credo che un laboratorio scientifico abbia falsificato o forzato i risultati “ per compiacere una Procura ansiosa”, credo invece che ciò è stato portato al laboratorio, fosse stato “preparato” e depositato in tempo utile per dare proprio quel tipo di risultato.
Che poi quelle analisi di dna e di mitocondrale ( chiedo scusa ma sono digiuna in materia) sia stato gestito come sappiamo è un altro discorso approfondito in questo blog egregiamente da Annika e da altri più esperti di me.
Lo spiegamento di forze, di denaro, di tempo nel trovare “il colpevole” tralasciando di considerare altri colpevoli e altre piste restando ostinatamente ancorati alla sola pista pedofila, è stato notevole.
Una volta avuto quel dna si è proseguito con la stessa ostinazione a “costruire” il pedofilo Bossetti partendo dal tradimento materno a quello coniugale, non considerando l’età evolutiva dei tre figli del Bossetti verso i quali non si è avuto rispetto alcuno.
Ovviamente altro dispiego di denaro e di energie per “incastrare” sempre più M.B. tanto da ricercare strumenti, sabbia, tappezzeria del furgone, intercettazioni ambientali e telefoniche, lettere, filmati di fuga… pur di tenere l’opinione desta e attenta al caso mentre la costruzione bugiarda del mostro e della sua famiglia continuava.
Tre generazioni al rogo, si sono rispolverati i metodi dell’Inquisizione, una vergogna!
E ovvio che tale ostinazione nel costruire l’assassino perfetto, mi consente di ipotizzare che in mano, oltre quel dna, non hanno altro e tutta l’impalcatura che è stata messa in piedi è servita per far passare sotto silenzio il marcio e il potere di ricche economie.
Certo è che per fare tutto questo bisognava nascondere altro che deve restare nell’ombra, quindi non solo qualcuno sa, ha fatto, ha permesso, ma anche qualcuno ha protetto.
Una sola mente non poteva organizzare così bene, certamente ci sono state più persone ad operare affinché da una parte non venisse fuori la verità e dall’altra si costruisse il perfetto colpevole.

magica ha detto...

oppure gli imquirenti sono caduti nella trappola , imbastita da un inesperto , o maldestro ricercatore ,, e chi lo sa :ma lo sapremo . se quel doricercatore non abbia preso la palla al balzo .. facendo 30 si poteva fare 31 , tanto si sapeva chi era il colpevole .. era il frutto di un amore clandestino con nome cognome e paternita' percio' senza tenerla tanto lunga . avevano il reo .

Anonimo ha detto...

@ Ivana
Riporto una tua osservazione:
"se un colpevole si sente completamente al sicuro, perché ha la piena convinzione che gli inquirenti stiano ormai seguendo, insistentemente ed esclusivamente, una pista errata che, di certo, non può condurre a lui, perché dovrebbe preoccuparsi?"
Solo se fosse una persona un po' superficiale e facilona. Uno che non segue i fatti di cronaca nera, ma Bossetti la segue e cerca anche notizie di Yara in rete, per cui è ben informato su come procedono le indagini.
A un Bossetti colpevole qualche dubbio verrebbe, perché chi altro può aver lasciato quel sangue se non lui?
A forza di sentir parlare di Guerinoni, compaesano anzi vicino di casa di sua madre e che aveva per amante, guarda caso, una ragazza coetanea di sua madre, comincerebbe ad avere un tarlo che gli rode dentro. Passano i mesi e gli anni. Si cerca la mamma dell'assassino, si dice che sia una donna sposata, prelevano il tampone anche a Ester, e lui sta sempre tranquillo?
Ma dai. E' incredibile.

Vanna,
un intrigo anche per me c'è stato. Quale e da parte di chi, non lo so. Se qualcuno degli inquirenti abbia voluto depistare e indirizzare le indagini, non sono in grado di affermarlo, e anche sospettandolo non ho prove a sostegno, ma tendo a escluderlo.
Preferisco pensare a uno o più estranei mossi da scopi personali. Mi sembra più verosimile e più fattibile...
Però la costruzione del perfetto colpevole da parte della Procura e dei media è sotto gli occhi di tutti, non dico che abbiano agito in malafede o che abbiano preso un ignaro cittadino innocente dal mucchio, ma una volta che se lo sono trovato davanti - grazie alle provvidenziali analisi del dna - ci hanno dato giù duro.
Tutti dovevano essere convinti della colpevolezza di Bossetti; e ci sono riusciti bene, se perfino qui se ne trova qualcuno.

Buona serata
Nautilina

Ivana ha detto...

Nautilina,
secondo te, una persona che, sul posto di lavoro, ricorre, con estrema facilità e superficialità, a bugie (quale quella di avere un tumore alla testa!)per ottenere i permessi voluti , ti sembra un uomo capace di porsi problemi sulla possibile conseguenza delle proprie affermazioni? Ti appare una persona sensibile e preoccupata che le sue fantasiose invenzioni possano venire scoperte?
A me sembra un tipo superficiale, sicuro di riuscire a trovare sempre l’escamotage opportuno per continuare a fare ciò che vuole.
Un tipo simile può sentirsi tranquillamente al sicuro nella convinzione che gli inquirenti stiano seguendo una pista errata: probabilmente mai aveva dubitato di poter essere figlio illegittimo e proprio seguendo le indagini era maggiormente convinto che non potessero giungere a lui, non nutrendo alcun dubbio di essere figlio naturale del proprio padre anagrafico; perfino in questo blog, forse, c’è ancora chi continua a dubitare del fatto che il Bossetti possa essere un figlio illegittimo. Il Bossetti , forse, era proprio convinto di non aver nulla da temere riguardo alle indagini che venivano svolte in una direzione che, secondo lui, non poteva minimamente coinvolgerlo.

Anonimo ha detto...

Ivana 29/08 ore 20:08

“Grazia Longo e Roberta Bruzzone esprimono quanto da loro letto e studiato, esponendo il proprio punto di vista (che può essere non condiviso!) maturato previa lettura della documentazione specifica di ogni caso trattato.”

No la Bruzzone proprio no. Emblematica e’ la sua partecipazione a PaP subito dopo la sentenza della Cassazione che sanciva l’assoluzione definitiva di Knox e Sollecito, alla domanda di Vespa sul perche’ della loro assoluzione lei candidamente rispose che non erano state trovate nessuna traccia di loro nella camera della Kercher per cui erano stati assolti; peccato che in svariate puntate precedenti, lei che aveva letto la documentazione, aveva sempre sostenuto che le prove erano abbondanti e piu’ che sufficienti per la loro condanna.
Quanto sopra per dire della coerenza della Bruzzone a prescindere dalle opinioni personali.

Alex

Vanna ha detto...

Ivana continuo a leggere i tuoi giudizi su quello che Bossetti e la sua famiglia siano a tuo parere, su come dovevano comportarsi, dire secondo te, su come lui pensava chi fosse e per te: " A me sembra un tipo superficiale, sicuro di riuscire a trovare sempre l’escamotage opportuno per continuare a fare ciò che vuole....forse, era proprio convinto di non aver nulla da temere riguardo alle indagini che venivano svolte in una direzione che, secondo lui, non poteva minimamente coinvolgerlo."

Inaudito!

Sul "superficiale" non sono state trovate tracce di pedofilia, ma di padre attento, sai quanti " superficiali" esistono che non lasciano un cadavere all'aria, sull'erba, tagliuzzato e rivestito con cura credendo ( con superficialità) che tanto gli altri superficiali come lui non lo avrebbero ritrovato e neanche ne avrebbero analizzato le tracce...

Se il B.M. per te è un superficiale assassino di minorenni, gli inquirenti fanno il pari con lui.

Veramente siamo in mano ai superficiali che sanno solo giudicare ognuno secondo il proprio metro, esattamente come te.

Vanna ha detto...

Per restare nel "superficiale", scrivo di getto e in scarsi momenti liberi, molto spesso non rileggo e poi quando lo faccio rilevo imperfezioni nella forma che non è forbita, curata, affettata.

Vi chiedo scusa se la mia spontanea superficialità non tiene conto delle regole della Crusca.
@ Alex, condivido con te!

Vanna

Ivana ha detto...

Vanna,
non esprimo giudizi, ma semplicemente DUBBI, infatti uso parole quali: “mi sembra”, “forse”, “è probabile”.
Forse con una lettura più attenta (e senza alcun pregiudizio) dei messaggi altrui si eviterebbero equivoci vari.
Sinceramente NON SO se il Bossetti sia colpevole o innocente!
Comunque, il Bossetti MI APPARE come un padre di famiglia interessato alle lampade abbronzanti e capace di inventare, sul posto di lavoro, bugie che ritengo pessime perché mi appaiono irriverenti nei confronti di chi è realmente malato.
I dubbi sono leciti, o no? "Dubito, ergo sum"

Alex, non ho seguito con l’attenzione necessaria il caso inerente a Knox e Sollecito, ma MI SEMBRA che soltanto in un secondo tempo le “prove” siano state smontate; FORSE la Bruzzone aveva sostenuto che ci fossero le “prove”, rifacendosi, come è solita fare, alla tesi della Procura; quando tale tesi è stata decisamente smontata, perché, alla luce delle nuove risultanze , avrebbe dovuto continuare a sostenere una tesi ormai considerata non valida per i giudici?

PINO ha detto...

Ho scritto, ieri, che le nostre varie teorie o ipotesi, (come si preferisce) avrebbero avuto solo carattere speculatorio, per il semplice motivo che hanno come base l'esiguo materiale investigativo che ci hanno somministrato, da più parti, nella misura e nella qualità decisa
Vedo, pertanto, una ingiustificata sicumera caratterizzare alcune gratuite affermazioni.
Riterrei, modestamente, opportuno frenare alcuni voli di fantasia che, forse, partono involontariamente, e certamente in buona fede.
Non prendetevela: è solo una constatazione rilevata dal "vecchio" del villaggio.
Ciao!

TommyS. ha detto...

Ivana

Se la Bruzzone ha fatto un dietro-front inaudito e spurdorato sul caso Kercher, sono affari suoi che attengono alla sua etica professionale (purtroppo influiscono molto sull'opinione pubblica...).

Ma tu hai scritto:

Alex, non ho seguito con l’attenzione necessaria il caso inerente a Knox e Sollecito, ma MI SEMBRA che soltanto in un secondo tempo le “prove” siano state smontate; FORSE la Bruzzone aveva sostenuto che ci fossero le “prove”, rifacendosi, come è solita fare, alla tesi della Procura; quando tale tesi è stata decisamente smontata, perché, alla luce delle nuove risultanze , avrebbe dovuto continuare a sostenere una tesi ormai considerata non valida per i giudici?

Questo non è proprio vero. Le prove esistevano solamente nella ricostruzione della Procura di Perugia, ma non nelle carte processuali. E questo era già stato sancito dal primo processo d'appello.

Se poi la Bruzzone si rifà, come è solita fare, alla tesi della Procura, allora è chiaro che per lei tutti gli imputati sono colpevoli a prescindere da quanto emerge nei processi. Non venga però a dire che ha letto le carte e le prove sono schiaccianti. Soprattutto quando lo dice in televisione con il rischio poi di venire sbugiardata e sperare che tutti dimentichino le sue precedenti prese di posizione.

Ivana ha detto...

Scusa, TommyS., ma credo che in primo grado il Sollecito e la sua fidanzata di allora furono condannati. Ricordo male? Credo che,successivamente, anche la Corte d'Assise d'Appello di Firenze sancì la colpevolezza. All’epoca le “prove” furono ritenute tali dai giudici che giunsero a ritenere gli imputati colpevoli, o no? In base a che cosa sarebbero stati condannati in primo grado e, poi, anche dalla Corte d'Assise d'Appello di Firenze? Ripeto: non ho seguito con l’attenzione necessaria il caso, per cui non ho una mia opinione in merito.

Sì, credo che la Bruzzone legga la documentazione (anche quella della difesa!), ma spesso (non sempre!) la tesi della Procura le appare più convincente e la segue volentieri, soffermandosi su quei particolari che reputa importanti! (ma non sempre è d’accordo con la tesi della Procura!, infatti per esempio, nel caso di Alberto Stasi, il Biavardi aveva continuato a sostenere la tesi della difesa e la Bruzzone mi è apparsa molto più propensa a ritenere Alberto Stasi innocente!).
Non mi sembra, almeno nelle interviste a cui ho assistito, che la Bruzzone faccia affermazioni così categoriche, in quanto spesso sottolinea che le prove le sembrano schiaccianti; insomma a me è sempre apparsa pronta a difendere il proprio punto di vista specificando che si tratta della propria opinione nata previa lettura delle carte (soprattutto quelle della Procura!).

TommyS. ha detto...

Una curiosità che mi è venuta leggendo alcuni articoli recuperati con fatica.

Subito dopo la scomparsa di Yara vennero diffusi dei volantini con l'invito esplicito a contattare il 112 rivolto a chiunque avesse sue notizie.

I genitori, credo, scelsero una foto probabilmente recente che la ritraeva con una felpa azzurra mentre il testo era:

DA VENERDI 27 (?) NOVEMBRE E SCOMPARSA YARA GAMBIRASIO DI BREMBATE DI SOPRA CHIUNQUE ABBIA SUA NOTIZIE AVVISI IMMEDIATAMENTE IL 112. VI PREGO DIFFONDETE LA NOTIZIA A PIU' PERSONE CHE POTETE NELLA SPERANZA DI RITROVARLA. QUESTA E' LA FELPA CHE INDOSSAVA VENERDI' SERA CON DEI PANTACOLLANT NERI

L'immagine del volantino la potete trovare in questo articolo di Massimo dell'11 marzo 2011

http://albatros-volandocontrovento.blogspot.it/2011/03/yara-gambirasio-le-insinuazioni-senza.html

dove parlava del trattamento riservato dai media (ed anche dai CC) a Tironi.

Ma le immagini dei volantini appesi in più punti di Brembate si vedono anche in questo video dell'Eco di Bergamo

http://www.ecodibergamo.it/videos/video/7346/?attach_video_story&object_id_from=171651&content_type_from_id=11

In seguito vennero appesi altri volantini che ritraevano Yara durante un'esercizio di ginnastica, ma quello che mi è balzato agli occhi è il particolare della felpa azzurra. Perché quella non è la felpa con la quale venne ritrovato il cadavere il 26 febbraio 2011.

Della vera felpa esistono pochissime immagini, anzi da una breve ricerca sul web non ne ho trovata nessuna. Avevo però fatto un screenshot di un servizio di Quarto Grado dove venivano mostrate le immagini allegate agli atti con gli indumenti. E la felpa in questione, sebbene i frame fossero in bianco e nero e molto scuri (tanto da far sembrare il colore o nero o blu scuro), non era sicuramente quella della foto diffusa sui volantini. Presentava difatti una cerniera sulla parte anteriore, con un cappuccio ampio con l'interno a righe ed un simbolo di Hello Kitty (ad un certo punto venne diffusa anche questa notizia) a sinistra della cerniera oltre che sul retro.

Ora, probabilmente Maura Panarese (e forse anche la sorella ed il fratello) si confuse nei primi momenti sugli indumenti di Yara. Ma, soprattutto pensando alle dichiarazioni di Tironi, senza escludere che all'epoca si fosse lasciato trarre in inganno da delle indiscrezioni basate sui ricordi sbagliati di Maura Panarese, il particolare mi è apparso strano. Come anche strano mi è apparso che, pur essendo a fine novembre ed essendo Yara uscita quasi sicuramente con indosso il giubbotto scuro, si fosse data maggiore importanza alla felpa azzurra piuttosto che al giubbotto.

Preciso che con queste considerazioni non voglio rispolverare in alcun modo la questione Tironi, che per me continua ad essere attendibile nelle sue dichiarazioni.

Vanna ha detto...

TommyS. bravo!
Non avevo mai fatto caso a quello che stai ricordando e ci sarebbe da rispolverare la questione Tironi, quella del registratore, perché Yara volle andare lei al posto della sorella ( accompagnata da lei o sola?), il papà che passava di lì proprio nell'ora in cui Yara era in zona e non la prese.
E proprio quella sera lui aveva un impegno o incontro di lavoro e perché il furgone di Fikri non fu controllato e tornò indietro come accadde a lui.
E ...basta così...

magica ha detto...

TIRONI è attendibile!
hanno voluto imbastire un giallo sulla pelle di un uomo: padre di famiglia .. un uomo come tanti, e per certi versi anche migliore di altri padri . controllava ogni sera i compiti dei figli . lavorava sodo per mantenerli , era un uomo relativamente giovane . con le fisse di molti per la tintarella . non capisco perchè venga considerato un cattivo padre . anzi un uomo vecchio modello ,che frequentava con i figli la chiesa alla domenica.amava gli animali.
la buttava in gogliardia ,il fatto di avere l'epistassi , dicendo d'avere un tumore alla testa . quanta cattiverie si leggono.
avevo letto un intervento di una amica del blog .. la gente si misura con il proprio metro .

Vanna ha detto...

Ma come si può giudicare "un padre" che si abbronza artificialmente per qualche minuto nello spazio di un giorno o di una settimana come un padre interessato solo a questo ...?

Il B.( bugiardo sempre ) inventa bugie "irriverenti nei confronti di chi è realmente malato."
Vi chiedo:
Quanti sono quelli che non si presentano sul posto di lavoro comunicando malesseri o scuse familiari appoggiati da certificazioni mediche...quanti?
Rispondo:
un esercito ogni giorno, che è non solo bugiardo, ma forse un potenziale assassino.
Sono queste le premesse per indicare un assassino pedofilo?
Giuro che metterò il bavaglio...!


Anonimo ha detto...

TommyS,
certo è strano che la mamma di Yara non sapesse cosa indossava la figlia quel pomeriggio. Una felpa azzurra si nota, se fosse rimasta nell'armadio o in lavanderia la signora Maura l'avrebbe vista. Mistero...
Quanto alle foto di QG, più volte mi sono chiesta se fossero proprio le foto dei vestiti originali o non piuttosto una ricostruzione. Purtroppo sappiamo solo quello che ci vogliono far sapere, è questo il guaio...alimentano a dismisura il nostro interesse, ma non siamo informati abbastanza per poter arrivare a qualsiasi conclusione.

Forse ha ragione PINO. Ma da parte mia, anche se accetto volentieri il suo saggio consiglio e cercherò d'ora in avanti di tenerne conto, so già che non riuscirò a smettere di fare supposizioni finché il processo non sarà finito.

Grazie per i link, al secondo indirizzo ho notato un video che parla del ritrovamento di un giubbotto nero lungo la strada. Era poi quello di Yara? Non mi ricordavo questa notizia.

Nautilina

Ivana ha detto...

Penso che un muratore possa abbronzarsi durante il lavoro all’aperto, senza alcun bisogno di spendere denaro tanto più se, in famiglia, ci sono necessità economiche impellenti a cui pensare e alle quali provvedere.
Sinceramente credo che siano in minoranza coloro che accampano scuse e trovano medici compiacenti per assentarsi a proprio piacimento (e a proprio rischio e pericolo!) dal luogo di lavoro!
In base al mio percorso professionale mai ho incontrato colleghi/e che siano ricorsi/e a espedienti illegali per non presentarsi in servizio.
Ci saranno ben tre gradi di giudizio per stabilire l’innocenza aut la colpevolezza del Bossetti; come giustamente ha ribadito Pino, qui non abbiamo la conoscenza completa delle carte; per ora possiamo solo nutrire dubbi, fare congetture basate sui pochi dati da ognuno di noi raccolti e selezionati, aspettando che si pronuncino gli esperti durante il dibattimento.

Anonimo ha detto...

Vanna,
nooo! Non tacere per favore! Faresti la gioia di certi colpevolisti che vorrebbero ridurre al silenzio (timoroso) chi non la pensa come loro.
Tra l'altro quello che hai scritto negli ultimi post è più che condivisibile.

Ivana,
non devo convincere te e tu non devi convincere me, naturalmente. Vedo solo che sei molto in sintonia con le tesi dell'accusa, o sbaglio?
Non sai se Bossetti sia colpevole o innocente, ma moralmente l'hai già condannato, solo basandoti sulle rivelazioni dei giornali. Nessuno di noi qui lo conosce di persona, credo, eppure tu sei convinta di sapere che tipo è: traspare dalle tue parole che non lo ritieni proprio un brav'uomo. Ma a parte i tuoi giudizi, non penso che questo basti a candidare lui o chiunque altro a sadico killer sporadico di minorenni.
Anzi, lo spero tanto, perché se bastasse essere superficiali, faciloni, vanitosi e bugiardi per diventare improvvisamente assassini, nel nostro paese avremmo il più alto tasso di omicidi a livello mondiale. Invece per fortuna non è così, altri stanno messi peggio.

Comunque il mio ragionamento prescindeva da qualsiasi giudizio morale su di lui.

Ripeto, mi sembra inaccettabile la teoria che Bossetti si sentisse bello tranquillo perché tanto non era figlio di Guerinoni. Ho già spiegato perché; Brembate non è Milano e Guerinoni non era un forestiero qualsiasi, ma un ex vicino di casa di sua madre, un autista che l'accompagnava al lavoro e un noto tombeur de femmes. Ester era bella, quindi i sospetti vengono anche a un normodotato.

Trovo perfino surreale che il vero colpevole, con tale e tanto peso sulla coscienza, speri ardentemente che la traccia rilevata non appartenga a lui ma a un altro.
Se si è tagliato, se ha perso tutto quel sangue durante l'aggressione, come può anche soltanto immaginarlo?

I colpevolisti più accaniti hanno subito la risposta pronta: Bossetti può. Ma perché? Solo lui può fare tutto, contro ogni logica apparente, contro il buonsenso.
Perché lui esula dal cliché del modesto lavoratore da antologia del dopoguerra, il buon padre di famiglia umile, con le scarpe grosse e incipriate di calcina.
Bossetti invece di risparmiare il centesimo si fa le lampade e va in vacanza in Egitto (come osa un muratore), perché sua moglie è troppo bella e di sicuro gli farà le corna con più d'uno, perché la sa raccontare troppo bene (come osa un polentone), perché sa usare il computer (come osa un muratore 2), perché è riservato e beneducato, parla con la voce dolce invece di esprimersi male e a parolacce, strillare e "chiagnere" all'italico modo, e questo è sicuro segno di crudeltà nazista. Perché oltretutto ha gli occhi blu come sua madre - e questa forse è la sua colpa maggiore, dato che nel sud gli occhi chiari sono associati alla falsità. Al nord invece si dice "occhio nero non è sincero".
Ma insomma.
Dicessero che gli sta antipatico, sarebbero più onesti.

Nautilina

ENRICO ha detto...

Ivana

" Penso che un muratore possa abbronzarsi durante il lavoro all’aperto, senza alcun bisogno di spendere denaro"

...e questo dove starebbe scritto ?

I muratori non possono spendere qualche euro per una lampada abbronzante mentre altro genere di categorie sociali ( tipo insegnanti di matematica e criminologhe) possono farlo ?

Evito di commentare ulteriormente questa tua infelice "uscita" perchè mi sono vergognato per te soltanto leggendola.


Anonimo ha detto...

Molte categorie di lavoratori che effettuano la loro attività sotto il sole indossando capi d’abbigliamento vari, anche protettivi e dunque finiscono per avere una abbronzatura per così dire ‘a scacchiera’. Per questo sentono la necessità ovvia e legittima di avere una abbronzatura uniforme per non sembrare ridicoli quando sono in costume da bagno. O forse un muratore secondo qualcuno non dovrebbe avere il legittimo desiderio di sentirsi normale, come tutti gli altri?

Anonimo ha detto...

Scusate, nell'ultimo paragrafo ho dimenticato le parole "è sospetto perché" dopo Bossetti.
Buona serata
Nautilina

Ivana ha detto...

Nautilina,
non sono “molto in sintonia con le tesi dell’accusa”; avevo già precisato che mi occorre venga fatta chiarezza riguardo alla famosa “aporia”. Finché gli esperti non avranno fatto piena luce in merito, continuerò a nutrire dubbi senza raggiungere alcuna mia certezza.
Dal punto di vista umano, il Bossetti mi lascia dubbiosa (sulla base dei pochi dati da me raccolti e selezionati); finora non mi è apparso come una persona seria e affidabile, tutto qui! Mai ho espresso giudizi, ma semplicemente dubbi e mai ho tratto conclusioni accusatorie !
Che importanza poteva avere, per il Bossetti, chi fosse il Guerinoni nel caso in cui il Bossetti stesso non nutrisse alcun dubbio sul fatto di non essere figlio illegittimo?
A me pare assurdo poter nutrire dubbi sulla moralità della propria madre che mai si è separata e che ha sempre nascosto accuratamente le proprie scelte private.
Se il Bossetti fosse colpevole, è probabile che avrebbe potuto sentirsi tranquillo e al sicuro nella convinzione che gli inquirenti seguissero, ormai, una pista errata!
Con queste personali considerazioni non traggo, di certo, alcuna conclusione riguardo all’eventuale colpevolezza o innocenza dell’imputato!

Enrico,
un padre di famiglia (numerosa), la cui moglie è casalinga, come può pensare a spendere soldi per le lampade abbronzanti?
Diventata madre, MAI ho speso denaro per simili frivolezze! M’interessava provvedere alle necessità primarie di mia figlia e … non me ne vergogno! ;-)

Anonimo,
ho visto muratori lavorare in pantaloncini corti proprio per ottenere un'abbronzatura uniforme...

Vanna ha detto...


Nautilina grazie per la solidarietà e … ho tolto il bavaglio: ho bisogno di respirare.
Non posso stare zitta quando si persevera nel dare giudizi e pareri con la sicumera dettata da un apparente bon ton.
Ivana cara scrivi: “ …Sinceramente credo che siano in minoranza coloro che accampano scuse e trovano medici compiacenti per assentarsi a proprio piacimento (e a proprio rischio e pericolo!) dal luogo di lavoro!”
Ti rispondo sinceramente: tu come fai a sapere che è una minoranza per la quale i medici compiacenti scrivono certificati.
Perché il medico deve essere compiacente?
Può un medico assegnare un giorno o qualcuno di più per un paziente che conosce e che presenta disagi ?
Ogni medico quanto assistiti ha?
Migliaia e quindi non è compiacente, è oberato di lavoro e può credere al malessere del paziente o no?
Nel tuo percorso professionale, dici che non hai mai incontrato colleghi che sono ricorsi a espedienti illegali per non presentarsi in servizio, e se lo avessero fatto lo andavano a dire in giro e pure a te?
Non lo credo proprio.
I tuoi non sono dubbi e congetture, sono giudizi che, come potature radicali, non permettono il minimo germoglio di dubbio, anzi lo sradicano tanto sei sicura di quello che scrivi.
Il dubbio è necessario a volte per rivedere i passi fatti e rendersi conto, permette l’acquisizione dell’umiltà perché non si può sapere come l’altro si muove e reagisce in quel momento, l’altro è altro da te che non può fare e dire quello che pensi tu ma quello che pensa lui.
Entri perfino nell’economia domestica di casa B., a te cosa importa se lui si fa le lampade e spende qualche euro del suo lavoro, se va in Egitto… e allora?
Perché questo livore, cosa te ne viene con i tuoi limitati giudizi di apparenza ?
Per piacere, prova a metterti nei suoi panni, nei panni della moglie e della madre che, per procreare forse, potrebbe aver scelto chi le poteva dar figli visto che dal marito non li ha avuti, secondo la corrente di pensiero gettonata tramite quei dna.

pleiades ha detto...

Veramente non sembra che MGB se la passasse talmente male da non potersi permettere qualche lampada nè il viaggio in Egitto (mi pare che nel conto gli trovano qualche decina di migliaia di euro).
A parte il fatto che lui li pare ci vada x il mal di schiena (cosi dice Marita) non vedo francamente cosa possa aggiungere o togliere alla sua personalità o alla dinamica dell'omicidio di Yara.

@Nautilina

Se si segue la pista indicata dalle lettere ad Oggi,come faccio io,quella sera le mani addosso a Yara ce le mettono in tanti,peraltrono non dimentichiamo il DNA di un uomo e di una donna non identificati sul guanto di Yara.
Non solo,ma anche quando viene portato il suo corpo a Chignolo lui non è solo.
Quella sera è buio pesto,liberano un corpo da un sacco (direi per forza perchè è già almeno parzialmente decomposto) vomitano tutti, come potrebbe accorgersi di un taglietto ?? Come può essere sicuro che sia suo ?
Per il resto non possiamo sapere della storia di Guerinoni,se lui sappia o non sappia e d'altronde che potrebbe fare ?

@Tommys

Il discorso sui vestiti è molto sottovalutato ma estremamente cruciale.
Peraltro pare che non abbia indosso il suo giubbotto ma quello della cugina Nicole,molto strano.
Su Tironi non sono convinto invece,lui Yara non può averla vista,così come Torracco
che infatti ci ripensa subito.

Infine,la storia dello stereo è assolutamente fondamentale,già dalle prime deposizioni la sorella Keba sarà chiamata a dare la sua versione.
Una cosa è certa,ci sono fonti che dicono che Yara già dalla mattina riferisse alle
amiche che sarebbe andata in palestra,e lo trovo molto verosimile.
E' probabile che già dalla sera prima le due sorelle siano d'accordo,è comunque strano che non vada la sorella (assistente dell'istruttrice) ma Yara che non deve allenarsi.

Ivana ha detto...

Vanna,
come fai tu a sapere che non si tratta di una minoranza?
Sì, un medico può assegnare più giorni di mutua se EFFETTIVAMENTE considera veri i motivi di salute! Non certifica di certo malattie inesistenti!
Come puoi pensare che in molti ricorrano a bugie varie per assentarsi dal servizio? Quali riscontri oggettivi hai in merito?
Nel caso si registrasse assenteismo sul posto di lavoro verrebbero prese le opportune misure normative e disciplinari; MAI sono state prese tali misure durante i percorsi lavorativi miei, dei miei parenti e dei miei conoscenti!
Ripeto: se si leggessero i messaggi altrui con attenzione e senza pregiudizi si eviterebbero fraintendimenti vari. Di una cosa sono sicura: sono sicura di DUBITARE! :-)
Non ci sono certezze in matematica, figurati se posso averne, a priori, in altri settori! :-)

ENRICO ha detto...

Ivana

" MAI sono state prese tali misure durante i percorsi lavorativi miei, dei miei parenti e dei miei conoscenti!

ma se affermi di essere" sicura di DUBITARE" non ti sorge IL DUBBIO che i tuoi percorsi e comportamenti personali ( dei quali spesso ci rendi partecipi con dovizia di incrollabili certezze ) siano rappresentativi solo della limitata cerchia d'individui che ti circondano ma non indicativi dell''universo mondo ?

magica ha detto...

una maestra di scuola elementare mi racconto' che a una sua collega del sud , fu data l'opportunita'di insegnare al nord .
dopo la prima settimana al nord ,la maestrina scese al sud , si mise in malattia e non si presento' alla scuola , fino alla fine dell'anno scolastico .sicuramente il medico era amico di famiglia .
al giorno d'oggi non sarebbe tanto facile attuare una farsa del genere. anche una prof fu snidata ai caraibi, mentre era perennemente in malttia . sono persone come gli altri . e non tutti sono corretti nel lavoro , basta vedere i video di lavoratori statali che si aiutano a vicenda . un giorno aiuto te e domani aiuti me . basta timbrare il catrellino di entrata : succede anche oggi .
il lavoratore del privato deve osservare le regole a puntino altrimenti rischia : non molto .. rischiatutto !

Anonimo ha detto...

@ Pleiades

Prendi per buone due lettere anonime senza alcuna prova! Nessuno si fa avanti con nome e cognome e poi il rumeno sarebbe morto, ma guarda la coincidenza.
Non si capisce cosa facesse una ragazzina perbene come Yara a casa della bravissima signora in mezzo a uomini ubriachi. Cos'era, un dopolavoro per edili, una festa d'integrazione per immigrati stranieri? Che c'entrava la bambina, che oltretutto era preoccupata di non fare troppo tardi?
E perché Bossetti doveva partecipare all'occultamento del corpo e trasportarlo fino a Chignolo, se non l'aveva uccisa lui? Non poteva semplicemente scappare via e poi stare zitto per paura? Da semplice testimone di un delitto a complice, ce ne corre.
Mi sembra una storia molto confusa e morbosa. Certo si farà luce anche su questo, ma per ora, scusa, non ci credo. Potrebbe essere un tentativo di immischiarlo come pure l'opera di un mitomane.

Ivana,
prima di accusare Bossetti di slealtà, sei sicura che avesse un contratto a stipendio mensile? Puoi escludere che lo pagassero a ore? Sai per caso se era un prestatore di lavoro a cottimo?
Un edile che lavora in proprio non è come un operaio o un impiegato che deve timbrare il cartellino in entrata e in uscita. Quindi se esce prima sono affari suoi, o recupera o perde soldi.
A me risulta che lui fosse titolare d'impresa (lo dice in un interrogatorio) e carpentiere, di qualche grado superiore a un manovale.
Sulla scelta del pretesto, è stata infelice, poteva inventarsi altro. Ma con quello, chi lo poteva criticare o accusare di essere uno scansafatiche?

Nautilina

Vanna ha detto...

Buongiorno a tutti!

@ Enrico, Nautilina e Magica, condivido!
@ Pleiades,a parte le lettere pubblicate anonime mi pare, che non danno certezza di fonte, nel complesso mi trovo d'accordo su alcune oscurità non approfondite adeguatamente come lo stereo e altri dna non evidenziati.
Riguardo poi:
" Quella sera è buio pesto,liberano un corpo da un sacco (direi per forza perchè è già almeno parzialmente decomposto) vomitano tutti, come potrebbe accorgersi di un taglietto ?? Come può essere sicuro che sia suo ?
Per il resto non possiamo sapere della storia di Guerinoni,se lui sappia o non sappia e d'altronde che potrebbe fare ?"
Ipotizzi che lui è presente con altri e che non sia a conoscenza di altre paternità, potrei, seguendo la tua pista, provare a dire la mia ipotesi di una presenza in loco del B. nel momento del deposito.
Forse è stato proprio scelto per dare una mano a depositare qualcosa di scomodo in quel campo conosciuto per essere un deposito di rifiuti edilizi, perché lui è "il Favola", racconta balle e nessuno potrebbe credergli se dovesse parlare.
D'altra parte, essendo "Favola", nessuno gli potrà credere quando affermerà sia che era presente al deposito, sia che non l'ha uccisa se si analizzeranno le tracce...(sole le sue sono state analizzate accuratamente come sappiamo, le altre invece, trascurate) quindi il pescare lui come aiutante, rientrava nel piano.
Se in quei momenti, di stress, paura, schifo, ha avuto un'epistassi non si può escludere, ad esempio io stessa ho epistassi fin da quando ero bambina, proprio quando sono stanca e stressata e mia madre mi diceva che ero "sotto pressione", ricordo che era frequente l'epistassi prima e durante un compito in classe, inoltre ora ricordo che prima di partecipare ad un importante esame o a un concorso, il mestruo tardava (cosa che non avveniva normalmente) e giungeva dolorosissimo proprio la mattina della prova).
Tutto il processo mediatico che è stato messo in moto contro le famiglie doveva servire per rafforzare la tesi dell'inaffidabilità generazionale del Favola, quasi a voler dire che raccontar frottole è ereditario e scritto nel dna, e per impedirgli di parlare.





PINO ha detto...

La psicoanalisi, scienza che mostrò ai suoi stessi numerosi studiosi succedutisi in questi ultimi due secoli, non esclusi gli stessi Adler, Freud e Jung, oltre ai ricercatori della "psicologia di confine o di frontiera", di non avere confini, : non può essere presa in prestito facilmente e, spesso, in modo inadeguato, come strumento di facile gestione per determinare la personalità di individui coinvolti in un contesto, come quello che stiamo discutendo, di per se stesso ostico più che mai.
Ci sono limiti che richiedono rispetto: il volerli superare denotano solo presunzione.
Diceva "Pappagoni" impersonato dall'indimenticato Peppino De Filippo..."e ho detto tutto!"
Pino

Bruno ha detto...

A TommyS due sole parole:sei grande.

Bruno ha detto...

ma anche se questo rumeno fosse morto, è possibile fare la prova del dna al suo cadavere?. Chissà se qualcosa possa venirne fuori.

Ivana ha detto...

Enrico,
quando riferisco riscontri oggettivi (dei quali ho preso atto), che dubbi dovrei elencare?
Ciò che ho riferito non è un indicatore universale, ma è dimostrativo del fatto che non tutti i lavoratori sono assenteisti! Mi sembra che anche i dati Istat provino che non sia certamente la maggioranza ad assentarsi dal lavoro in modo corretto o scorretto che sia! Se, in determinate occasioni si registrasse troppo assenteismo, verrebbe segnalato e verrebbero prese le misure normative e disciplinari opportune.
Riguardo alle lampade abbronzanti, perché il Bossetti ne teneva all’oscuro la moglie? Forse perché Marita non sarebbe stata d’accordo su tale spesa?
Ho ritrovato un vecchio articolo del 2014:
http://www.panorama.it/news/cronaca/yara-presunto-assassino-segreto/

TommyS. ha detto...

Ivana

Ma secondo te Marita Comi poteva essere totalmente all'oscuro delle lampade solari? Forse era all'oscuro della frequenza assidua, ma dubito fortemente che vivendo assieme in intimità la moglie non si accorgesse che l'abbronzatura non poteva essere quella di una normale vita di cantiere, tenendo anche conto del fatto che in inverno in cantiere non si gira in maglietta corta e pantaloncini.

Inoltre la convinzione che i carpentieri o gli altri lavoratori dell'edilizia girino in pantaloncini corti tutto il tempo fa parte di un'iconografia un po' da operetta dove tutti coloro che lavorano in cantiere hanno il cappellino fatto a barchetta con fogli di giornale.

Cosa possiamo sapere di vero e concreto della vita intima dei coniugi Bossetti? Nulla, in quanto ciò che è stato riportato dai media, sempre in chiave colpevolista sia chiaro, è stato prima mediato sapientemente dalla pubblica accusa che ha fornito ai giornalai amici anche le opportune chiavi di lettura di fatti innocui od assolutamente neutri ai fini dell'indagine, ma che per (oscuri) motivi di strategia pre-processuale sono stati trasformati in macigni sulla schiena del carpentiere di Mapello.

Sappiamo per esempio se a Marita il marito Massimo piacesse abbronzato in modo uniforme e magari integrale? E quando andavano al mare non si accorgeva che non aveva la classica abbronzatura di chi lavora costantemente all'aria aperta?

Per inciso, il giorno del suo arresto, ed era il 16 giugno 2014, Bossetti stava gettando un solaio con indosso un paio di jeans lunghi e sicuramente degli stivali di gomma per potersi muovere dentro il calcestruzzo fresco.

Ivana ha detto...

TommyS., ma secondo te un giornalista come Carmelo Abbate potrebbe fare affermazioni categoriche(non ha usato alcun condizionale!) quale:

“Massimo Giuseppe Bossetti aveva un solo segreto con la moglie: l’assidua frequentazione del centro estetico. La donna ha scoperto soltanto adesso la passione nascosta del marito per le lampade solari.[...]
senza prima essersi documentato in modo serio e preciso?
Sinceramente durante l’estate (quindi anche attualmente!) gli operai che stanno ristrutturando il tetto del caseggiato dove abito, lavorano in pantaloncini e senza alcun copricapo!
Riguardo alla vita privata dei coniugi Bossetti gli inquirenti hanno interrogato, hanno indagato e, quindi, sono giunti a determinate scoperte (esempio: la frequentazione del centro estetico di via Gotti) e, molto probabilmente, in base alle affermazioni di Carmelo Abbate, affermazioni che, ad oggi, mi risulta non siano state smentite dalla difesa, la moglie non era al corrente di tale costosa abitudine del marito.

Nautilina, hai scritto: [...]Un edile che lavora in proprio non è come un operaio o un impiegato che deve timbrare il cartellino in entrata e in uscita. Quindi se esce prima sono affari suoi, o recupera o perde soldi.
A me risulta che lui fosse titolare d'impresa (lo dice in un interrogatorio) e carpentiere, di qualche grado superiore a un manovale.[...] .

Se non è un operaio e se sono “affari suoi” (può recuperare o perdere denaro) che bisogno avrebbe avuto di inventare bugie (pessime!) per allontanarsi dal luogo di lavoro?

magica ha detto...

CARMELO ABATE :LA BOCCA DELLA VERITA??
non è vero! ho sentito suoi alcuni giudizi sui casi :non esatti , anzi , uguali a quelli dei giornalai gialli. tuttavia scarso, ma crede di dirla giusta , diversamente dal giallognolo , che mente sapendo di mentire
come si sa l'unica bocca della verita' ,'abbiamo sempre on line .
è sempre al corrente anche dei minimi particolari . CE LA RACCONTA NUDA E CRUDA .perchè le vie tortuose le sa viaggiare solo lui .
le notiziole dei gialli invece vengono riportate con le deduzioni personali . di chi vuole farci sapere qualcosa :sempre in chiave colpevolista

ENRICO ha detto...

Ivana

"di tale costosa abitudine del marito."

COSTOSA ? :D :D :D

Poi, Ivana, permettimi un'osservazione : ti sembra serio formulare un impianto accusatorio di tale gravità sulla base di argomenti irrilevanti degni solo delle comari di paese ?

MGB si faceva qualche lampada abbronzante ( pochi euro) all'insaputa della moglie.

Embè ?!

Ha detto una balla ( un po sopra le righe) per sgattaiolare prima dal luogo di lavoro forse perchè in quella circostanza doveva rendere conto delle ore di presenza

Embè?

Gli vogliamo dare l'ergastolo per questo ?

D'accordo che sei una irriducibile integralista, ma c'è un limite a tutto !

Tanto per aggiungere una citazione a quelle che spesso tu ci proponi : sunt certi denique fines... con quel che segue

ciao e ... rilassati

Ps: mi domando se in vita tua tu non abbia mai provato il "brivido" di una sana trasgressione

TommyS. ha detto...

Ivana

La questione delle lampade è davvero questione De Lana Caprina.

Non porta a nulla di processualmente rilevante visto anche che Bossetti ha smesso di frequentare assiduamente il centro estetico "Oltremare" di via Gotti quando questo si è trasferito (non si sa bene dove visto che non esiste attualmente un centro estetico "Oltremare" in provincia di Bergamo) nel 2011. Ma non smise di frequentare centri estetici per abbronzature (è confermato che fossero integrali, cosa che difficilmente potrebbe sfuggire ad una moglie anche distratta) in quanto sino a pochi giorni prima del fermo era cliente assiduo del centro La Playa di Curno, in via Bergamo 8.

Ma quello su cui hanno fatto leva i media sapientemente imbeccati è che davanti al GIP Bossetti abbia negato di recarsi di frequente in quel centro estetico così vicino alla casa di Yara. E ci credo! in quel momento Bossetti si sentiva abbandonato da tutti con un difensore d'ufficio quasi sicuramente convinto (dalla Procura) della colpevolezza del suo assistito. Ed andava ad ammettere di essersi recato due/tre volte la settimana a 100/200 m dalla casa di Yara (sapendo bene, come tutti gli abitanti della zona dove quella casa si trovasse)? E la stessa cosa vale per la moglie che probabilmente sapeva che quel centro estetico era così vicino a quella casa: andava ad ammettere pacifica, nel momento in cui il mondo le stava crollando addosso, che il marito gironzolava (in realta in via Gotti davanti alla vecchia sede del centro estetico vi è un comodo ed ampio parcheggio che forse era una delle caratteristiche positive del centro) vicino a casa di Yara?

Per cui, liberissima di continuare a parlare di lampade solari o edicole o bancomat o bar, ma sappi che a mio modestissimo parere questi miseri argomenti sono un triste specchio della pochezza degli indizi a carico di Bossetti. Se vogliamo parlare invece di cose serie, bisogna cercare di documentarsi, sforzarsi di comprendere una materia ostica come la genetica (soprattutto forense), analizzare i dati che poco per volta emergono e parlare di quel DNA e delle relative stranezze inspiegabili.

Come per esempio quelle evidenziate anche da Giardina che quando ha analizzato un altro marcatore autosomico STR non compreso in quelli normalmente utilizzati in USA ed in Europa per l'identificazione personale, cioè il locus FES/FPS (studiato negli anni '90 per l'utilità in campo forense ma poi trascurato sebbene esistano in commercio appositi kit di amplificazione), si è subito trovato davanti a qualcosa da lui definito un artefatto?

Vanna ha detto...

Ciao Enrico,
pensa a quante "comari" è stato fatto il lavaggio del cervello con le banalità dell'abbronzatura, dei pantaloncini corti,delle corna generazionali, delle menzogne farlocche, delle lettere di anonimi, delle imbeccate nrws per vendere giornali ed avere ascolto e visibilità..., tutte possiedono certezze granitiche che diventano aporie scambiate per dubbi.

Visto che si persevera, a me sta venendo un altro dubbio, non sarà che il ripetere e ripetere faccia parte del gioco al massacro?

Anonimo ha detto...

Perdonami Ivana ma,da una insegnante di matematica, MAI mi sarei aspettato delle insulse argomentazioni da "comari"!

Bruno ha detto...

Durante tutto questo tempo dall'arresto del Bossetti, mi sono chiesto tante volte, come è stato possibile che venisse autorizzata la cremazione della povera Yara e del Guerinoni. Come è possibile che in sede giudiziale non si possa più effettuare l'analisi imparziale del dna. In fin dei conti potevano essere "corpi di reato". Mi chiedo anche, se in effetti il dna della buonanima del Guerinoni
sia stato effettivamente quello che conosciamo.

TommyS. ha detto...

Paolo A

Non avevo commentato i tuoi ragionamenti sul Campo di Chignolo pur trovandoli molto interessanti e condivisibili.

Anche secondo me il cadavere è stato fatto ritrovare a fine febbraio 2011 con addosso alcuni indizi che avrebbero potuto dare una svolta alle indagini così come in effetti si è verificato. Se ragioniamo quindi sul fatto che il cadavere sia stato portato lì pochi giorni prima del ritrovamento (ho chiaramente ancora perplessità sulle possibili modalità visto che trasportare un cadavere vecchio di circa tre mesi senza disfarlo è impresa ardua che richiede conoscenze non da poco), viene spontaneo domandarsi: tutto ciò che è stato fatto ritrovare aveva un significato ed un fine specifico? Ovvero, sapendo che già che le tracce biologiche miracolose ma indefinite potrebbero essere l'indizio principe inserito per condurre per mano gli inquirenti verso la ricerca del fantomatico Ignoto1 facendo dimenticare altre piste, che significato e fine potrebbero invece avere tutti gli oggetti inseriti nella tasca esterna del giubbotto? Potrebbero a loro volta avere un proprio fine specifico? Sappiamo che sui polpastrelli dei guanti sono stati individuati due DNA, uno di donatore maschio ed uno di donatrice femmina, entrambi ignoti. Anche questi potrebbero essere stati appositamente fatti ritrovare in modo tale da tenere in pugno alcune persone, alle quali non è mai stato chiesto un campione di DNA, ma che in extremis avrebbero potuto a loro volta uscire dal cilindro magico?

continua

TommyS. ha detto...

continua

Ma tornando invece all'ipotesi che il cadavere sia stato trasportato nel campo pochi giorni prima del ritrovamento essendo quasi impossibile non fosse stato visto da chi il campo lo aveva perlustrato (spero che gli addetti della Protezione Civile siano stati chiamati a testimoniare), da chi era passato dalla stradina sterrata facendo jogging, da chi aveva partecipato a delle battute di caccia con i cani, mi sembra opportuno ricordare, come ha fatto la difesa di Bossetti, che vi è una persona che è davvero strabiliante non abbia visto il cadavere per tutti e tre quei mesi.

Si tratta di Ivo Rovedatti, il pilota d'elicottero della Protezione Civile che in questo articolo di Oggi

http://www.oggi.it/attualita/notizie/2014/09/24/yara-gambirasio-parla-il-testimone-ho-sorvolato-quel-campo-decine-di-volte-il-corpo-non-cera/

del 24 settembre 2014 così aveva dichiarato:

“Domenica 28 novembre 2010 (due giorni dopo la scomparsa di Yara, ndr), pur con una visibilità non perfetta e con il terreno coperto da spruzzi di neve, ho volato a lungo e naturalmente sono passato più volte, a volo radente, sopra quel campo. Non c’era nulla. Gli spruzzi di neve non potevano nascondere un corpo. Avessi visto qualcosa di sospetto sarei atterrato per controllare”.

“Il campo di Chignolo l’ho poi sorvolato decine di volte con il mio elicottero. In tre mesi ho fatto almeno 30 ore di volo per cercare Yara. Sopra quel campo ci si passa sempre perché è un corridoio obbligato dopo il decollo dalla pista del Volo a vela di Valbrembo. Volando a una quota di 150 metri e a una velocità bassissima di 10 nodi il corpo della ragazza non poteva sfuggirmi, non posso non averlo visto malgrado le sterpaglie. La visione dall’alto è tutta un’altra cosa rispetto a chi lo attraversa a piedi. Difficile ti sfugga anche la più piccola macchia di colore. E io, con gli altri operatori che si alternavano al mio fianco sull’elicottero, cercavo una macchia nera perché la Protezione civile aveva segnalato che Yara indossava un giubbino di quel colore e una felpa azzurra”.

“Un giorno d’inizio febbraio del 2011 ho visto una cosa nera. Sono sceso in autorotazione e mi sono tranquillizzato solo quando le pale dell’elicottero lo hanno fatto volar via. Era un sacco di plastica. A 100 metri di distanza è stato trovato il corpo di Yara. Eravamo in due: come possiamo non averla visto?”

“Tutto questo l’avevo detto pubblicamente dopo il ritrovamento del corpo. Ma nessuno mi ha convocato, nessuno ha voluto sapere”.


continua

TommyS. ha detto...

continua

Ora, le frasi sopra riportate sono note proprio dal settembre 2014 e sono state riportate da più fonti. Ma nessuna di queste, neanche Oggi nell'articolo citato, si è preso la briga di confrontare le dichiarazioni con la fotografia n°6 di 17 di questo articolo di Panorama (Carmelo Abbate)

http://www.panorama.it/news/cronaca/processo-yara-massimo-bossetti/#gallery-0=slide-6

E' una fotografia probabilmente scattata dalla Polizia della Questura di Bergamo il giorno 27/02/2011 quando venne fatta portare da VVF sul posto un'autoscala proprio con il fine di inquadrare l'area dall'alto.

Come si può ben vedere, i tecnici della Scientifica con le tute bianche sono perfettamente distinguibili, anche quelli più lontani. Ma anche le altre persone in divisa o abiti civili scuri sono ben identificabili sebbene in piedi. Figuriamoci il corpo di Yara, vestito completamente di scuro ed in posizione supina sul terreno.

E quel pilota ha dichiarato che la sua attenzione agli inizi di febbraio era stata attirata da una macchia scura rivelatasi poi un sacco di plastica.

Anonimo ha detto...

E' molto probabile allora che Yara non fosse nel campo nemmeno ai primi di febbraio. Non vedo alternative, a meno che il corpo non fosse stato coperto benissimo dalle sterpaglie, ma sul corpo non ne hanno trovate, mi pare...

Nautilina

Bruno ha detto...

Ma poi questa busta di plastica è stata analizzata?, oppure buttata via nell'immondezza?

Ivana ha detto...

Enrico,
spendere in simili frivolezze 10 euro (circa) almeno due volte la settimana continuativamente mi sembra eccessivo per un padre di famiglia numerosa la cui moglie è casalinga!

Ovviamente l’impianto accusatorio si regge su altro! (Vedremo come verrà risolta la questione importante della famosa “aporia”!)
Certe abitudini dell’imputato possono soltanto far riflettere sulla maturità di tale personaggio (ci si può domandare: un padre di famiglia serio, maturo e responsabile può presentare determinati comportamenti?)
Soprattutto per chi ha una famiglia da mantenere ci vogliono equilibrio, saggezza, normalità. Finora non mi sembra di aver notato né equilibrio né saggezza né normalità in determinati comportamenti del Bossetti.

Nessuna trasgressione (almeno finora!) nella mia vita (e, ad oggi, non ho alcun rimpianto in merito!) :-)
Questo non implica che io non accetti le sane trasgressioni altrui!
Rispetto ogni punto di vista anche quando mi accorgo che vengono travisate le mie parole e anche quando avverto una certa insofferenza non solo verso ciò che esprimo,ma anche nei confronti della mia persona (insofferenza che penso nasca soltanto dal fatto che qui rappresento una voce fuori dal coro).
Il concetto di rigore (vel intransigenza) varia nel tempo e nello spazio. A livello personale non mi ritengo una persona “rigorosa”, anzi sono aperta verso le scelte altrui (per esempio sono favorevole all’adozione di minori da parte di coppie dello stesso sesso); divento, invece, intransigente nei confronti di chi delinque.

TommyS.,
a che cosa serviva mentire dal momento che gli inquirenti già conoscevano la verità?
Dove hai letto ciò che riferisci a proposito delle stranezze evidenziate dal Giardina?
Mi sembra che fosse stato proprio Emiliano Giardina a escludere errori ritenendoli “impensabili”.

pleiades ha detto...

@Ivana

http://notizie.virgilio.it/videonews/yara-bossetti-davanti-alla-palestra-alle-19-51-giallo-video.html

Come ti dicevo,sul conto di MGB vengono trovati 32.000 e rotti euro, quindi direi non se la passi poi tanto male nonostante abbia moglie,tre figli e suocera a carico.
si può tranquillamente permettere lampade e gite in Egitto..
Sulle sue improvvise "assenze" lui non deve rendere conto perchè lavora in proprio,è un "padroncino",anche se un pò sui generis perchè non risultano dipendenti.


@Tommys

Si Il centro estetico "oltremare" ,legato ad un altro nome piuttosto pesante,ancora una coincidenza come quella delle Sabbie Mobili ?
Per quanto riguarda il corpo..bah che dire..una cosa è certa,se viene portato anche un solo giorno dopo il 26 significa che l'omicidio è legato a dinamiche molto diverse da quelle del killer solitario (come ipotizzo).
Certo è che mi pare davvero strano che un corpo lasciato mesi in un campo non presenti segni incontrovertibili della sua permanenza sul posto (larve,muffe e quant'altro).

ENRICO ha detto...

TommyS, Paolo A, Bruno, Nautilina


i vostri ultimi interventi riconducono FINALMENTE ! la discussione sui giusti binari.

Yara non è morta in quel campo : avrebbero trovato il suo corpo se non subito, senz'altro nell'arco di pochi giorni dalla scomparsa.

Lascio a Tommy e a Paolo ulteriori approfondimenti ricordando che il giubbotto non presenta incisioni dovute aile ferite prodotte da un' arma da taglio sulla schiena e sul collo della ragazza

Incomprensibile la presenza della sim card nella tasca del giubbotto così come lascia stupefatti l'inquietante frettolosa decisione di cremare i resti della vittima e quelli riesumati del Guerinoni
.

Ps x TommyS

dall'articolo che hai segnalato ( http://www.panorama.it/news/cronaca/processo-yara-massimo-bossetti/#gallery-0=slide-6 ) estrapoli questo passo

" Dopo tanti anni e tante ricerche, finalmente viene individuato un profilo genetico che si sovrappone a Ignoto Uno. Viene fuori un individuo, il cui nome è Massimo Bossetti.....Dove abita quell’uomo? A Palermo, Milano o Bergamo?

O interpreto male io , o c'è qualcosa che non torna
Infatti il profilo genetico viene fatto a Massimo Bossetti con il "trucco" dell'alcoltest dalla polizia stradale la quale senz'altro avrà pronunciato la frase di rito : "patente e libretto, per favore " su cui sono riportate le generalità del conducente il suo domicilio e la località di residenza

Quindi, d'accordo che il DNA offra molte informazioni ma che addirittura fornisca anche Nome ed il cognome mi sembra un po' troppo ! :-)))

Questi giornalisti scrivono da cani .

PINO ha detto...

Che il corpo di Yara potrebbe non essere stato esposto per tre lunghi mesi sul campo di Chignolo, come ho sempre ipotizzato, ora sembra essere accettato come possibile da alcuni commentatori prima molto scettici. Ciò spiegherebbe non solo lo stato di conservazione perfetta del suo cellulare, come è stato affermato, oltre al netto dna della maestra di ginnastica, ma avallerebbe anche la validità del materiale biologico dal quale è stato ricavato il dna attribuito ad ignoto1.
Sembra evidente che quel deterioramento del materiale su indicato, tanto sventolato per svilirne la sua qualità, non si sarebbe potuto verificare, non essendo stato esposto, il povero corpo, alle intemperie così, come hanno cercato di far credere.
Quindi, o Yara è stata uccisa sul luogo del ritrovamento, e ciò sarebbe in contrasto con le dichiarazioni del pilota dell'elicottero, le squadre adibite alla ricerca ed i reperti rinvenuti intatti, oppure si dovrà accettare l'altra versione che contempla il deposito del corpo della ragazza, nel luogo del ritrovamento, solo qualche giorno prima, con tutto quello che è stato accertato
Impensabile che quest'ultima ipotesi abbia agevolato l'apposizione di dna artificiale fra gli indumenti della vittima: gli eventuali autori non avrebbero "dimenticato" di fornirlo anche di quello mitocondriale.
Pino

Anonimo ha detto...

Veramente, PINO, le macchie trovate sugli abiti di Yara sembrano piuttosto dilavate e scolorite, al punto che non hanno potuto nemmeno stabilire di quale fluido organico di trattasse, quindi qualcosa non mi torna. Un bel rebus.
E' anche vero che il corpo della bambina poteva essere nascosto in un altro luogo, non necessariamente al chiuso, magari in un capannone o in una vecchia fabbrica.
Parti del vestiario che ci sembrano meglio conservate, come il giubbotto, la felpa e le scarpe, potrebbero essere state tolte prima dell'aggressione e rimesse molto dopo la morte, prima di portare il corpo a Chignolo.
Sempre se sono gli stessi, perché mi pare ci sia qualche dubbio su felpa e giacca, inoltre mancano all'appello la sciarpa e gli occhiali.
Tutte queste considerazioni mi fanno supporre una cosa molto triste, che la poverina sia stata aggredita altrove, lasciandola poi morire di freddo in un luogo gelido e senza la giacca, esposta alle intemperie.

Non c'era motivo di lasciarle la SIM in tasca, a meno che naturalmente qualcuno volesse dirottare i sospetti su altri: per esempio, facendo notare il numero eliminato dalla rubrica sotto la lettera B e i cinque messaggi cancellati.
Oppure, semplicemente, l'omicida voleva escludere se stesso dalla lista dei sospetti cancellando il proprio contatto.
La solita doppia interpretazione...

Per il DNA sintetico, non vedo differenza: nel campo o altrove, il mitocondriale non ci sarebbe stato lo stesso, perché non si tratta di dimenticanza, nel DNA amplificato è normale che manchi (così ho capito io, ma TommyS può confermare).
Chiudo per l'ora tarda e ti auguro una buona notte
Nautilina

Vanna ha detto...

Buongiorno a tutti!
Secondo il mio umile parere la ragazzina è stata portata e uccisa in luogo chiuso, il suo corpo è stato messo in una soffitta ben aerata e non umida e portato al campo a ridosso del ritrovamento.

Mesi fa postai su Volando il link di un articolo da brivido, pubblicato non ricordo da chi e dove, ma se mi metto con pazienza, lo ritrovo.
C'erano anche le iniziali della donna della quale venivano date coordinate di lavoro ed altro alla quale risalire in modo indiscutibile, che era a capo di una specie di "congrega", il tutto risaputo in zona.

L'articolo raccontava con dovizia di particolari in che modo si era intervenuti sul corpo per trasportarlo senza che subisse "danno".

Ovviamente, essendo molto forte tutto l'articolo, fu qui pressoché ignorato e nessuno diede il benché minimo parere sulle modalità descritte.

Ora si ritrovano fonti che raccontano che lì il corpo non c'era fino al ritrovamento, anche Annika aveva ipotizzato che quelle tracce di dna erano recenti, e molto altro sul dna e sul corpo, da esperta, ella aveva "predetto", eppure qualcuno provò a dire che, una che aveva il nome posticcio di Annika, non aveva autorevolezza e meno male che Massimo Prati la difese alla grande.

Ora, noto con piacere, che si tralascia la chiacchiera e si entra nel nocciolo del fatto ripercorrendo i nodi non sciolti.

In giornata cercherò di ritrovare quel link, se potrà ancora interessare.


PINO ha detto...

NAUTILINA
Che le tracce biologiche originali non erano in "perfette" condizioni di conservazione, lo dichiararono già i RIS nel loro rapporto. Fu possibile, tuttavia, trarne le parti essenziali necessarie per le analisi di cui conosciamo l'odissea.
L'intelligente Annika (alla quale invio un caro abbraccio) intervenne opportunamente e, con professionalità, segnalò tutte quelle possibilità di mistificazione a cui potevano essere sottoposte le componenti chimiche di cui se ne discuteva, accoratamente, la validità o meno.
Ora, alla luce delle più recenti ipotesi, si aprirebbero sentieri di percorso diversi, con diversa valutazione di tutti gli estremi che hanno connotato il caso.
Si potrebbe speculare all'infinito, sostenendo o proponendo tesi che rasenterebbero l'inverosimile, allontanandosi sempre più da una verità, forse, molto più semplice di quel che si creda.
Una visione panoramica degli accadimenti, potrebbe, secondo il mio modesto punto di vista, suggerire idee più suggestive, e chissà, non molto lontane dalla realtà.
Ciao, Pino

TommyS. ha detto...

Ivana

Mi hai scritto

Dove hai letto ciò che riferisci a proposito delle stranezze evidenziate dal Giardina?

Dell'anomalia sul locus STR FES/FPS ne parla Marzio Capra in occasione del suo intervento al convegno del 24/04/2015 organizzato dall'Associazione Justice of Mind e dal titolo "La mente del giudice, gli errori di ragionamento e la prova scientifica".

Questo è il link della registrazione della puntata di Onda Libera (Radio Padania) che riporta l'intervento di Capra.

https://www.youtube.com/watch?v=vmzcfBakFUk&feature=youtu.be

La parte relativa al locus FES/FPS inizia a 30'24" e finisce a 32'26" quando poi Capra passa a parlare del mtDNA e della relativa aporia.

In realtà Capra non cita espressamente il nome di Giardina ma parla di un "altro consulente", di un "collega molto bravo" che ha approfondito le analisi del DNA di Ignoto1 per attrinuirne la paternità a Giuseppe Guerinoni. E questo collega può essere solamente Giardina, che era stato proprio incaricato dalla Procura di queste verifiche.

Chiaramente consiglio l'ascolto attento di tutto l'intervento di Marzio Capra che all'epoca era già a conoscenza dei fascicoli dell'indagine essendo già entrato a far parte del team difensivo di Bossetti.

TommyS. ha detto...

Enrico

Carmelo Abbate, sebbene per il caso di Veronica Panarello abbia assunto una posizione lodevolmente garantista, per gli altri casi mediatico-giudiziari ed in primis quello di Bossetti si è unito senza remore al gruppo di giornalisti ed opinionisti che ultimamente l'avv. Salvagni ha definito "pennivendoli".

Come gli altri suoi colleghi scrive in merito alla "prova genetica" contro Bossetti senza alcuna cognizione di causa (perlomeno lo ammette di non capirci nulla mentre gli altri si fingono quasi degli esperti) commettendo di conseguenza errori ed inesattezze ma che, guarda caso, vanno sempre secondo la corrente della Procura.

TommyS. ha detto...

Nautilina

Per il DNA sintetico, non vedo differenza: nel campo o altrove, il mitocondriale non ci sarebbe stato lo stesso, perché non si tratta di dimenticanza, nel DNA amplificato è normale che manchi (così ho capito io, ma TommyS può confermare).

Come per il nDNA anche per il mtDNA è possibile in laboratorio clonare l'intero genoma (per il nDNA solamente da pochi anni) od anche semplicemente crearne alcune sequenze "in vitro" (DNA sintetico) utilizzando kit di amplificazione PCR. Sono chiaramente due procedure separate che devono essere condotte in tempi e fasi distinte. Alla fine comunque di questi processi è possibile disporre di una quantità di mtDNA sintetico ("in vitro") con la quale poi contaminare dolosamente dei reperti come dimostrato da Rumkin.

La questione però sta a monte. Quando si verifica la necessità di analizzare il mtDNA? La risposta più semplice, quando si parla di identificazione personale, è quando il DNA si presenta altamente degradato e la componente nucleare non è utile proprio per l'identificazione. A quel punto il sequenziamento delle regioni ipervariabili del mtDNA permette perlomeno di escludere eventuali sospetti od in alternativa avere un indizio in più sebbene il soggetto ignoto possa non essere il sospettato bensì una qualsiasi persona imparentata per via matrlineare con lo stesso.

Nel caso di Ignoto1 (secondo logica se la numerazione è 1, significa che le tracce 31G20 e quelle limitrofe sono state individuate prima di quelle sui polpastrelli del guanto dove si è trovato il DNA di Ignoto2 e Ignota3, che non sappiamo assolutamente se sono stati utilizzati per i successivi confronti) il RIS ha definito il genotipo come "straordinariamente di ottima qualità" (e Capra l'ha sottolineato: se usi il termine straordinario vuol dire che la cosa ti ha stupito e non poco), per cui assolutamente non degradato e perfettamente idoneo per l'identificazione.

Per cui che bisogno c'era di analizzare il mtDNA? Nessuno in teoria, se consideriamo solamente le tracce biologiche degli slip/leggings e dei guanti.

Ma in verità vi erano sul cadavere e sui suoi indumenti un centinaio di reperti piliferi individuati durante l'autopsia. E quei reperti, in assenza di bulbo (spero proprio sia così e che non siano scomparsi eventuali capelli con bulbo nel frattempo) potevano essere analizzati per estrarre unicamente il mtDNA.

Come si sarebbe potuto escludere in partenza che il delitto non fosse opera di un gruppo di persone (che al limite potrebbe essere definito un branco), visto che si avevano ben 3 DNA, nucleari, di soggetti ignoti distinti, e numerosi peli/capelli che avrebbero potuto appartenere ad altri soggetti ignoti?

Questa è una domanda irrisolta che solleva troppi dubbi su come sia stata condotta l'indagine, visto soprattutto che quei peli/capelli sono rimasti chiusi in un archivio per ben due anni e, se non fosse stato per la famiglia Gambirasio, tramite il proprio consulente Portera, che ne chiese insistentemente l'analisi, lì sarebbero ancora adesso.

Richieste avanzate al PM ed al GIP Maccora a partire dalla primavera del 2012 ed inspiegabilmente concesse in autunno ma in realtà commissionate solamente nel febbraio 2013 a Previderè.

Spero di aver fatto comprendere cosa sottendano questi miei dubbi.

TommyS. ha detto...

Pino

Le conclusioni che hai tratto dall'ipotesi del cadavere esposto all'ambiente del campo di Chignolo solamente pochi giorni prima del ritrovamento, sono fallaci in quanto hai dimenticato di considerare altri aspetti.

Il genotipo nucleare di Ignoto1 (cioè quello definito dagli ormai famosissimi 21 marcatori autosomici STR) rinvenuto sulle famose tracce è stato definito straordinariamente di ottima qualità, quindi apparentemente fresco od in nessun modo degradato. E la cosa ha stupito non poco i biologi del RIS perchè allo stesso tempo non vi era alcuna traccia delle proteine cellulari tanto che non fu possibile dichiarare la provenienza biologica. Eppure anche queste avrebbero dovuto essere non degradate.

Per cui le considerazioni di base sono queste:
- 21 marcatori autosomici STR perfettamente definibili rilevati in tracce miste dove il DNA contaminante di Yara era molto probabilmente degradato
- nessuna proteina individuabile con saggi diagnostici (emoglobina, PSA, semenogelina, alfa-amilasi e così via)
- solamente il mtDNA di Yara e di un soggetto ignoto (in proporzione decisamente minoritaria) non corrispondente a Ignoto1 alias Massimo Bossetti
- assenza di RNA (ed in particolare di mRNA) visto che lo stesso RIS, sebbene avesse dichiarato di avere ancora in corso analisi dell'RNA per determinare l'origine delle tracce, sembra non sia stato in grado di arrivare ad alcun risultato
- impossibilità di analisi di regioni codificanti del nDNA (colore degli occhi, capelli,....) a causa dell'elevato degrado del campione di DNA consegnato al laboratorio del San Raffaele di Milano, anche se i media hanno riportato tra le cause dell'insuccesso una presunta esiguità del campione messo a disposizione. Qualcuno obietterà che a quanto sembra i tecnici dell'FBI erano riusciti ad arrivare ad un risultato: peccato che il colore degli occhi di Ignoto1 fosse marrone (notizie giornalistiche sinora non confermate ufficialmente)

Tutto questo a mio modesto parere porta ad una sola conclusione: quei 21 STR erano di origine sintetica o di laboratorio.

D'altro canto se il corpo fosse stato esposto alle intemperie del campo per ben tre mesi come sostenuto (sinora) dalla Procura, quei 21 STR non ci sarebbero stati più, mentre ci sarebbe dovuto ancora essere, magari degradato, il mtDNA di Ignoto1 alias Bossetti.

Vanna ha detto...

TommyS.,
Le tue pacate, chiare precisazioni mi fanno capire che sei uno preparato in materia e che ti informi attentamente sugli aggiornamenti intorno a quel dna,
ti chiedo: condividi la tesi di Annika, perché mi sembra che non la stai nominando, forse lo hai già fatto tempo fa?
Un saluto.
Vanna

ENRICO ha detto...

TommyS

" Quando si verifica la necessità di analizzare il mtDNA?

questa tua precisazione mi fa ricordare l'intervista ( che mi è rimasta impressa nella memoria) ad un ricercatore , realizzata proprio nei primissimi giorni dall'inizio dei test sul reperto Ignoto 1 , il quale disse che avrebbero dovuto agire sul mtDNA perchè il campione era particolarmente degradato.

Costui ne fornì una spiegazione assai dettagliata che feci fatica a seguire ma compresi- a grandi linee - che la strada per risalire ad Ignoto 1 era quella relativa all'analisi del mtDNA anche se ammise la difficoltà di poter giungere ad un risultato concreto

Questa video-intervista non l'ho mai più trovata ma la ricordo perfettamente

TommyS. ha detto...

Enrico

Quel ricercatore aveva sicuramente basato le sue opinioni sul fatto che il cadavere di Yara fosse rimasto in quel campo per ben tre mesi invernali.

A quel punto tutto il DNA nucleare sarebbe stato ad un tale livello di degradazione da diventare non più analizzabile e ci si sarebbe dovuti limitare al mtDNA.

Ragionamento ineccepibile e scientificamente solido, peccato che quei 21 STR fossero invece straordinariamente in ottimo stato di conservazione (ma anche quelli delle due tracce dei guanti avrebbero dovuto degradarsi notevolmente visto che i guanti erano umidi e la tasca non era a chiusura ermetica).

TommyS. ha detto...

Ivana

Se quanto vado argomentando da un po' di tempo coincide con la tesi di Annika, dovrebbe essere Annika stessa a dirlo.

Sicuramente lei ha per prima indicato una strada ben precisa quando nessuno su questo blog aveva cominciato a porsi questi dubbi.

Posso però dire che per me è stato un percorso circolare. Sono partito dai suggerimenti di Annika per documentarmi al mio meglio e giungere in fine, credo, alle sue stesse conclusioni.

ENRICO ha detto...

TommyS

Mi sono spiegato male : nell’intervista il ricercatore che già si occupava delle analisi disse che IL CAMPIONE ERA MOLTO DEGRADATO ( non fu una sua ipotesi, fu una constatazione) e che quindi avrebbero dovuto agire sul mtDNA

Ne deduco che fin da subito si erano resi conto che lo stato del reperto era tale da non permettere di utilizzare la componente nucleare per l'identificazione

Sbaglio ?

Anonimo ha detto...

Grazie TommyS,
il tuo chiaro approfondimento è stato molto utile. Sono mesi che poverino spieghi e rispieghi gli stessi concetti, ma essendo un argomento troppo torbido e complesso, deve sedimentare nella nostra pigra mente poco avvezza alla scienza.

Per quanto sia possibile ormai da qualche anno clonare il DNA nucleare oltre a quello mitocondriale, quindi ricostruire in laboratorio il genoma completo di un essere umano, l'ncDNA da solo è già più che sufficiente per l'identificazione di una persona; questo è quanto ribadiscono l'accusa, il generale Garofano, Carmelo Abate e tutti i media allineati con la Procura. Il DNA nucleare basta e avanza a identificare Ignoto 1, alias Bossetti Massimo Giuseppe.
Quindi, SE ipoteticamente qualcuno avesse voluto apporre su Yara il DNA sintetico di Bossetti per incastrarlo, costui avrebbe fatto una precisa scelta, quella di trascurare il mitocondriale perché lo riteneva superfluo ai fini delle indagini.

A questo punto non conta che la deposizione sia avvenuta in campo aperto piuttosto che al riparo. Forse, lavorando al chiuso, il falsario aveva maggiore libertà e segretezza.
Ma la sostanza è che tale manomissione, supponendo che esista, dev'essersi svolta a ridosso del ritrovamento, qualche giorno prima al massimo, diversamente il DNA rischiava di diventare inservibile.
O dopo il ritrovamento, ma questo apre altri spinosi scenari.

Proprio il fatto che invece fosse leggibile e di buona qualità, sebbene incompleto e privo di parti fondamentali che normalmente ci devono essere, prova che:
1)Non si trattava di materiale genetico originale, ma sintetico.
2)Non poteva essere materiale rimasto all'aperto per tre mesi.

Ho fatto un riassuntino da scuola elementare, spero solo di non aver confuso ulteriormente le idee.

Sapete se il giubbotto nero trovato lungo la strada c'entrava con Yara? E' in questo video:
http://www.ecodibergamo.it/videos/video/7343/?attach_video_story&object_id_from=171651&content_type_from_id=11

Nautilina

TommyS. ha detto...

Enrico

Se il ricercatore non faceva parte di un reparto di investigazioni scientifiche delle forze dell'ordine, poteva parlare solamente per sentito dire. Cioè, sulla base di altri elementi, poteva, a ragione, solamente supporre che i reperti e le tracce fossero molto degradate.

Che poi gli indumenti del cadavere di Yara, oltre agli oggetti su di esso rinvenuti, siano passati per più mani con una catena di conservazione troppo ampia, è un altro discorso.

Non appena ritrovato il corpo, a Chignolo si precipitò la Polizia della Questura di Bergamo (probabilmente perchè l'aeromodellista chiamò il 113 anziché il 112 - speriamo che a breve il 112 con il NUE soppianti tutti gli altri numeri di emergenza), e poco dopo arrivò la Scientifica, sempre della PS (non so con esattezza se da Roma o da Milano).

Furono costoro a repertare quanto trovato nella tasca del giubbotto e nelle vicinanze del cadavere, mentre sicuramente gli indumenti furono tolti in fase preliminare di autopsia dal team della Cattaneo.

A quel punto tutto passò nelle mani della Scientifica a Roma, che effettuò (assieme allo SCO di Giobbi) anche gli ulteriori sopralluoghi a Chignolo quando il PM ordinò nuovamente di mettere sotto sequestro il campo.

Però ad un certo punto il PM Ruggeri tolse le indagini scientifiche alla Polizia e le affidò ai carabinieri del RIS, con conseguente consegna dei reperti da un laboratorio all'altro.

Così, mai si dovesse arrivare ad una verità giudiziaria (anche se non lo credo proprio) che consideri il DNA di Ignoto1 come frutto di un depistaggio non ci sarebbe che l'imbarazzo della scelta nell'individuare i possibili responsabili, senza chiaramente arrivare mai a nessuno di essi:

- gruppo di anonimi prima del ritrovamento, direttamente collegati agli assassini
- tecnici di sala del laboratorio della Cattaneo
- Polizia Scientifica
- RIS di Parma

ENRICO ha detto...

a TommyS

( segue dal commento delle 16:14:)

dopodichè, non si sa quando nè come nè perchè la ricerca sul mtDNA è stato abbandonata ed è saltato fuori un ncDNA "ottimo ed abbondante" privo però del corrispondente mtDNA

Domanda : se fosse vero quello che aveva dichiarato il ricercatore appena partite le indagini tecnico scientifiche, su QUALE mtDNA stava "lavorando" costui ?

ENRICO ha detto...

TommyS

da quello che ricordo il ricercatore in questione faceva parte del reparto che si occupava del caso

Ivana ha detto...

TommyS.,
grazie per la segnalazione.
Ho ascoltato (nonostante l’audio non fosse di buona qualità) gli interventi del prof. Capra e dell’avvocato Taormina e ho avuto l’impressione che a loro interessasse esclusivamente giungere alla conclusione alla quale punta il Salvagni: poiché la contraddizione persiste, il DNA non è neanche una prova indiziaria (infatti non si può parlare di indizio se non si tratta di un dato certo)per cui bisogna tener conto del ragionevole dubbio e assolvere.
Riguardo al prof. Capra, comunque, ha premesso che non entra nel dettaglio dei risultati tecnici circa la bontà degli accertamenti ottenuti perché questi non sono tra gli atti che sono stati depositati (saranno a disposizione dei giudici). Insomma il prof. Capra ha rilevato anomalie con una conoscenza non completa degli accertamenti eseguiti dalla Procura?
Ha considerato che il corpo è stato per circa tre mesi (in quella che lui considera “la peggiore delle ipotesi”)sottoposto alle intemperie, tuttavia le temperature sono state abbastanza basse e, per il prof. Capra, questo ha fatto sì che le tracce biologiche sul corpo della vittima fossero sufficientemente leggibili. Inoltre ha considerato che l’aver ottenuto dei risultati di rilievo nel corso delle analisi è anche dovuto al fatto che sono state coinvolte personalità di rilievo per l’esecuzione degli accertamenti; quindi la temperatura fredda e l’impegno di persone di provata esperienza hanno fatto sì che i risultati fossero di rilievo.
Insomma, il prof. Capra NON contesta l’impossibilità di leggere tracce sottoposte per circa tre mesi alle intemperie.
A me interessa quello che diranno gli esperti che molto probabilmente verranno nominati dai giudici e mi interessa particolarmente ciò che dirà il genetista della parte civile.

ENRICO ha detto...

TommyS

Ps : e questa intervista fu mandata in onda ( mi sembra durante un servizio TG) proprio per "pubblicizzare" l'innovativo metodo adottato per individuare "le fattezze" del colpevole di cui era stata rinvenuta una traccia

TommyS. ha detto...

Dopo che Pleiades ha ricordato la notizia pubblicata da Sulas su Oggi per la quale il giubbotto con il quale è stato ritrovato il corpo di Yara era in realtà della cugina Nicole (mi era sfuggita), mi sono venuti alcuni dubbi.

Il volantino affisso dai familiari e dagli amici parlava espressamente della felpa azzurro chiaro e dei leggings scuri. Non parlava di giubbotto, scuro o meno, imbottito o meno (Nautilina, quel giubbotto ritrovato a me sembra in realtà uno spolverino di foggia maschile, sicuramente poco idoneo per la stagione della scomparsa). E questo è strano. Avrei capito si fosse fatto cenno solamente alla felpa come indumento facilmente riconoscibile. Ma il particolare dei leggings è un aggiunta che porterebbe anche a pensare che Yara fosse uscita di casa con solamente la felpa sulla maglietta approfittando anche della propria atleticità e forma fisica.

Per cui viene da domandarsi se la cugina Nicole avesse dato il proprio giubbotto a Yara quando costei arrivò in palestra o stava per andarsene. Fosse così ci dovrebbe essere un verbale di SIT dove la cugina dichiara questo. Verbale i cui contenuti devono essere stati secretati e protetti, magari anche solamente per tenere nascosto ai media un dettaglio utile per discriminare eventuali testimonianze di mitomani.

In alternativa ci potrebbe anche stare che i familiari abbiano visto effettivamente Yara uscire con solamente la felpa indosso, ma lei per un motivo personale abbia indossato il giubbotto prestatole da Nicole una volta fuori casa. Questo porterebbe ad altre considerazioni come l'ipotesi di un appuntamento per il quale Yara voleva sfoggiare quel giubbotto, ma anche alla probabilità che Yara fosse solita indossare il giubbotto senza farsi vedere dalla madre per evitare rimproveri o altro.

Fatto sta che nel volantino non si parla di giubbotto ma Enrico Tironi ha espressamente dichiarato di aver visto Yara con un giubbotto scuro, aperto davanti e con sotto una felpa azzurra. Poteva sapere in anticipo questo dettaglio importante o realmente la sua testimonianza è genuina? Forse poteva aver subito parlato con chi aveva incontrato Yara quel pomeriggio in palestra (il testimone che poi dichiarò di averla incontrata mentre usciva era quasi suo coetaneo). Sicuramente questo dettaglio deve aver incuriosito i Carabinieri visto che all'epoca della prima intervista non erano ancora stati affissi i volantini.

Ma la sua testimonianza, perlomeno quella resa ai media, è decisamente dettagliata sia per quanto riguarda Yara sia per la Citroen rossa sia per i due uomini. E trova riscontri incrociati con le testimonianze della Abeni e di Toracco nonché con quella della signora che abitava in via Morlotti. Il suo breve ritorno a casa nell'intorno delle 18.45 è confermato dai genitori suoi e da quelli dell'amico nonché dall'amico stesso. E quell'orario è decisamente prossimo a quello dell'ultimo aggancio di cella (Brembate e non Mapello) da parte del cellulare di Yara divenendo quindi il probabile orario di rapimento. Troppe coincidenze e conferme per ipotizzare che a solo un giorno dalla scomparsa si sia inventato tutto. Un'unica apparente incongruenza: la felpa azzurra.

Perché se Yara alle 18.45 circa indossava ancora la felpa azzura mentre il suo cadavere è stato ritrovato con una felpa nera di Hello Kitty, vuol dire che la felpa è stata cambiata da Yara o da altri per lei subito a ridosso del rapimento od anche in momenti successivi.

Non sappiamo se quella felpa di Hello Kitty fosse realmente di Yara, ma l'ipotesi più semplice è che Yara sia uscita di casa portandosi dietro una felpa di ricambio o l'abbia eventualmente presa dall'armadietto in palestra. E questo comporta molte altre domande alle quali non è possibile dare adesso una risposta, al di fuori di quella che è altamente improbabile si sia cambiata per fare un piacere a Bossetti quando già nelle sue mani.

continua

PINO ha detto...

TOMMY/S
La tua spiegazione è stata chiara, ma non ha riguardato, per esempio, quello che definisco un tormentone" che lascia poco spazio a chiarimenti di carattere meramente scientifici, come gli apprezzati tuoi.
Mi riferisco al miracolo fisico della mancata degradazione degli altri dna rilevati sugli indumenti indossati dalla vittima, oltre che sugli stessi oggetti ad essa appartenuti.
Apprezzo molto la tua competenza al riguardo, oltre la tua evidente buona volontà, nel ripetere pazientemente i tuoi punti di vista. Ma come liberarci del "tormentone"?
Pino

TommyS. ha detto...

continua

Un discorso a parte deve però essere fatto per il giubbotto (di Nicole).

Di questo giubbotto esistono purtroppo solamente dei video. Alcuni facilmente reperibili online (quello del RIS effettuato per mostrare la ricerca di fibre) altri decisamente meno.

Eccezion fatta per un video di un servizio di QG che adesso ho difficoltà a ritrovare, quel giubbotto sembra identico e lo stesso in tutti gli altri.

In quello del RIS tuttavia si possono apprezzare alcuni dettagli in più che fanno venire qualche dubbio se si pensa che quel giubbotto per la Procura è stato esposto alle intemperie ed a contatto con un cadavere e con un terreno fangoso per ben tre mesi. Troppo pulito soprattutto sulla parte posteriore che ci sarebbe dovuti aspettare fosse decisamente molto sporca. I bottoni a pressione sembrano quasi nuovi, il cappuccio è quasi intonso come anche il colletto in lana. Altre immagini di un servizio di QG mostrano, decisamente con minore definizione, un giubbotto che sembra identico a quello del video del RIS.

Entrambi questi filmati però permettono di affermare che non sono visibili segni evidenti di beccate d'uccello o morsi di altri animali selvatici alla ricerca di cibo. Cosa che ci si sarebbe dovuta aspettare per un cadavere esposto per tre mesi all'aria aperta di un campo desolato.

Esiste però un altro filmato di QG (quello che adesso non riesco a trovare ma del quale mi sono fatto degli screenshot) che mostra, mi sembra di ricorda assieme alle immagini degli slip, un giubbotto decisamente differente. Beninteso, apparentemente identico come colore, marca e modello. Ma differente per come si presentava.

Perché questo giubbotto presenta invece evidenti lacerazioni sulla parte anteriore che era esposta. Lacerazioni ampie e localizzate che non potevano in alcun modo essere ricomposte mancando il tessuto esterno (si vede perfettamente l'imbottitura interna chiara). E nell'immagine queste lacerazioni sono tutte numerate con cartellini per la repertazione (si vedono cartellini con numeri che vanno con soluzione di continuità dall'11 al 77).

Per di più una delle più ampie lacerazioni è presente nella zona dell'ascella destra, cosa perfettamente compatibile con il fatto che il corpo è stato ritrovato con le braccia distese sopra il capo, ed era impossibile mascherarla.

Impossibile dire se quest'ultimo giubbotto sia quello analizzato in prima battuta dalla Scientifica e sia poi stato sostituito con un giubbotto identico ma senza queste lacerazioni prima di essere consegnato al RIS o quando già nelle mani di questo reparto, od in alternativa quale arcana operazione sia stata effettuata su un reperto così importante (alla base anche dell'indizio a carico di Bossetti relativo alle fibre dei sedili).

Ma la questione per me resta evidente ed insoluta e spero che la difesa la porti in aula chiedendo spiegazioni ai consulenti ed ai testimoni.

TommyS. ha detto...

Pino

Conferma ufficiale che sugli indumenti (indossati) sia stato ritrovato altro DNA oltre a quello di Ignoto1 e di Yara non ne abbiamo. Fanno parte delle tante notizie giornalistiche che la Procura non ha sentito neanche il bisogno di smentire.

Sappiamo però che su due polpastrelli di un guanto (gli altri polpastrelli sembra non siano neanche stati analizzati) sono stati ritrovati due differenti DNA di soggetti ignoti. Del loro eventuale stato di degrado e di quali analisi siano state condotte al momento non sappiamo nulla. Ma quei guanti erano riposti nella tasca del giubbotto che presentava una chiusura a zip (chiusa o aperta?) e, sebbene fossero umidi, questo forse ha permesso di tipizzare il DNA con i soliti kit. Sconosciuto a noi il livello di degradazione, come sconosciuto se si sia cercato di individuarne l'origine ed eventualmente analizzarne la parte mitocondriale (pensa cosa comporterebbe il fatto che fosse identica ad una di quelle isolate dai peli/capelli?).

Per cui per me non è un tormentone, basta ed avanza quello del DNA di Ignoto1. Vedremo cosa verrà fuori dal processo.

P.S. Dimenticavo il DNA mai estratto dal presunto spermatozoo, che per la Cattaneo (senza alcuna analisi) era una spora vegetale, fotografato dal RIS in corrispondenza della parete vulvare. Mistero nel mistero.

Vanna ha detto...

TommyS., il tuo di oggi alle 15,37 con il quale rispondi su Annika era rivolto a me e non a Ivana, credo, ti ringrazio della risposta.
Comunque Annika non dava "suggerimenti", spiegava secondo un percorso scientifico qualificato per studio ed esperienza, il suo contributo è stato determinante per far luce sulla vicenda che, in verità, apparve poco chiara già al momento del ritrovamento del corpo dopo tre mesi di incessanti ricerche.
Annika si era già pronunciata sul caso Melania Rea e la semenogelina, per cui continuammo a seguirla con interesse.

Il lavoro di approfondimento che stai portando avanti è notevole e rafforza ulteriormente quello che affermava Annika che, tra l'altro, scrisse una lettera proprio su Volando ai suoi colleghi con la quale poneva dei quesiti.
Non ricordo nessuno che le abbia risposto smentendo la sua tesi o confermandola, ma potrei ricordar male, mi sembra che tu sia il primo.


Anonimo ha detto...

Non hanno analizzato tutte le dita dei guanti??? Nessuno di quei numerosi capelli o peli aveva il bulbo per poterne ricavare il DNA??? Mi pare incredibile...

L'osservazione di PINO mi sembra più che legittima. Qualcosa qui non quadra.
Avevo letto che i DNA sul guanto appartenevano agli istruttori di Yara, un uomo e una donna, esclusi subito dalle indagini perché entrambi con un ottimo alibi (probabilmente si trovavano nella palestra mentre Yara spariva).
Mi ero chiesta anch'io come mai la loro traccia non si fosse dilavata: la risposta ufficiale era - ed è - che il guanto stava protetto in una tasca chiusa.
Protetto come la traccia 31G20, rimasta "riparata" dai leggings e dal giubbotto, eppure chiaramente dilavata, malgrado ciò contenente un genoma di ottima qualità però incompleto?
Giuro che non ci capisco più niente.
E' tutto particolare in questo caso, per ora non si arriva a capo di niente.

Prendiamo la faccenda stranissima del giubbotto; forse Yara aveva freddo e la cugina gliel'ha prestato, dato che ne teneva uno di scorta nello spogliatoio. Forse a Yara non piaceva la felpa azzurra, si sa come sono le ragazzine, o il giubbotto di Nicole con quella le andava stretto, così se l'è cambiata con una maglia che aveva nell'armadietto.
Ma questo cozza con la testimonianza di Tironi, che la vede con una felpa azzurra e giubbotto nero aperto, come poteva saperlo se non l'avesse vista davvero? Si è inventato tutto? Davvero strano che sapesse del giubbotto nero.
E se Yara fosse tornata a casa per cambiarsi e poi uscire di nuovo, sua sorella che stava male non l'avrebbe vista rientrare?
Dubbi su dubbi.

Nel filmato ufficiale potrebbero aver sostituito il giubbotto con un modello identico più decente, per non impressionare gli spettatori o i lettori con immagini troppo crudeli. Ma se l'originale era lacerato, un certo periodo all'aperto dev'essere rimasto. Senza che questo provi la permanenza di Yara per tre mesi nel campo, è ovvio.

Comunque spero che avremo chiarimenti dal processo.

All'inizio di questa storia desideravo solo che si trovasse l'uccisore della piccola Yara, poi pian piano ho perso la speranza.
Adesso mi auguro solo che non sia condannato un innocente.
Nautilina

pleiades ha detto...

Il discorso dei vestiti diventa ancora più "scottante" nel momento in cui non si trova corrispondenza tra i tagli sul corpo di yara ed i vestiti stessi,tanto da far supporre che nel momento in cui li riceve lei sia seminuda o al massimo indossi la maglietta (ma tirata su con la schiena scoperta x quelli posteriori).
Se poi si da credito ancora una volta alle lettere ad Oggi che dicono :
"Yara, dunque, in primo momento è stata in casa di una brava signora, eravamo in diversi e nessuno poteva pensare male", possiamo ipotizzare che Yara sia tenuta prigioniera appunto in un appartamento,che giustifica il fatto che lei sia in maglietta.
Come gli finisca addosso il giubbotto di Nicole non possiamo saperlo ma...

TommyS. ha detto...

Vanna

Scusami. Effettivamente mi sono confuso forse a causa della lettera V presente nei due vostri corti nomi.

Chiaramente quelli di Annika non erano solamente suggerimenti, bensì esplicite domande rivolte a chiunque fosse in grado di rispondere ed in particolare ai consulenti della Procura (ed amici vari). Domande che però sottendevano un articolato ragionamento e delle conclusioni che coincidono quasi integralmente con quello cui io, dopo un faticoso lavoro di documentazione ed approfondimento, sono arrivato ben un anno dopo, avendo inoltre a disposizione molte più informazioni e dettagli su quel DNA e traccia biologica.

Un anno fa ho condiviso quasi istintivamente quello che ci diceva Annika, ma essendo curioso di natura ho voluto toccare con mano e capire.

TommyS. ha detto...

Nautilina

Il DNA dell'istruttrice è stato rinvenuto sul polsino del giubbotto (di Nicole). Mentre per quanto riguarda i soli due polpastrelli di un guanto analizzati lo dice espressamente Capra nell'intervento al convegno di cui al link che avevo postato questa mattina.

Se non avessero voluto impressionare il pubblico avrebbero forse preso un altro tipo di giubbotto. Ma quello del filmato del RIS è proprio identico e sporco di terra negli stessi punti di quello del filmato di QG (forse sulla parte interna superiore del risvolto mi è sembrato di percepire lievi differenze).

Anonimo ha detto...

Molto interessante quell'intervista, TommyS, grazie.
Certo che il DNA di 11 persone estranee sopra i vestiti di Yara fa pensare, ma lei veniva da una palestra affollata, chissà se questo può aver influito.
Strane poi tutte quelle tracce sui vestiti e nessuna sul corpo.

In fondo la teoria dell'artefatto è quella che spiega meglio le cose, pur sembrando complicata e fantasiosa.

Per la conservazione, è evidente che il corpo è stato tenuto in un luogo riparato e comunque non in quel campo per tre mesi, altrimenti sui vestiti avrebbero trovato solo il DNA sintetico di Ignoto 1 e nient'altro, nel senso che tutte le altre macchie, sia perché più deboli e meno abbondanti dell'artefatto, sia perché deposte il 26 novembre, si sarebbero completamente dilavate e degradate col passare dei giorni e delle settimane. Il fatto che invece abbiano resistito, a mio modesto vedere, rivela che il corpo non è stato sempre esposto alle intemperie.
Ora ti saluto perché è tardi.
Buon riposo
Nautilina

Vanna ha detto...

Buona giornata a tutti!

TommyS., il tuo voler "capire e toccare con mano" segue un percorso analitico
sui documenti a ritroso nel tempo,ricostruisci con osservazioni notevoli l'accaduto, contribuendo non poco a portare avanti il discorso.

Ma anche le puntualizzazioni degli altri e i dubbi che ne scaturiscono, riaffermano on nuovo vigore tutto quello che NON è stato fatto da chi doveva.
Ed è bene il ripetere-ripetere-ripetere.

Vanna

Maddalena Nena ha detto...

Ciao a tutti :) A Paola A vorrei proporre un finale diverso, seppur con gli stessi presupposti... Condivido in pieno tutti i particolari interessanti che ha fatto notare, ma io invece ho sempre avuto l'impressione che l'abbandono in quel posto del corpo fosse più un gesto da dilettante inesperto, del tutto casuale. Sono convinta che in tutta questa storia c'entrino dei suoi coetanei o ragazzetti/e poco più grandi di lei. Ho sempre pensato che spesso la soluzione più semplice è quella giusta, e vedo molto più plausibile una parentesi con gli amichetti prima di rincasare, finita male. Non so se per gelosia, se c'entri un'amica, o se abbiano cercato di approcciare Yara e lei si sia rifiutata... Fatto sta che quella testimonianza di quell'uomo appartato con una prostitua al bordo del campo mi risuona sempre in testa... Motorini parcheggiati, schiamazzi e figure nel campo proprio quella sera intorno alle 18:50. Purtroppo non sono state seguite altre piste, ed è questa la grossa lacuna di questa indagine, a mio parere ridicola.

Maddalena Nena ha detto...

Ho trovato questi del giubbotto:
http://www.giornalettismo.com/archives/894873/ecco-i-vestiti-che-indossava-yara-il-giorno-della-sua-scomparsa/vestiti-yara-4/
http://www.lettera43.it/foto/omicidio-yara-gambirasio-guerinoni-padre-killer_43675132289_32.htm
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-08336663-179b-447f-b836-eb9d3a26cf59.html

Maddalena Nena ha detto...

Vorrei far notare un'ultima cosa e poi non rompo più :) Ma la famosa notizia secondo cui i tagli inferti sarebbero opera di 2/3 "armi" differenti, era stata confermata?? Perchè che MB si metta a cambiare lama per torturare una ragazzina, mi pare davvero troppo... Anche questo dettaglio avvalora l'ipotesi del "branco" di ragazzini.

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