mercoledì 15 aprile 2015

Le bugie della scienza e la frode scientifica

Di Gilberto Migliorini


Le bugie della scienza è il titolo di un bel libro, pubblicato nel lontano 1993, del professor Federico di Trocchio. A quanto pare la frode scientifica è antica quanto la scienza. Pur essendo cambiate le modalità e i moventi della frode scientifica, le passioni in gioco, un po’ come nel melodramma così ricco di tipologie e caratteri, vanno dall'ambizione e dalla tracotanza di sé, fino all'invidia e alla volontà di potere e gloria, talvolta non disgiunti da motivi ideologici e politici. Amore e odio, quelli che la scienza vorrebbe comprendere con i cosiddetti metodi quantitativi riducendoli a molecole o neuroni, o al ‘ballo’ degli atomi, in realtà agiscono surrettiziamente proprio in quell'ambito che si vorrebbe neutrale e obiettivo, quello della ricerca che adotta il metodo galileiano delle sensate esperienze e delle certe dimostrazioni. Quel mondo del disincanto che costituisce l’indagine della natura sorretta solo da dati ed elementi quantitativi, pare talvolta compromesso da quello che si può definire il lato perverso del sapere è potere. L’aforisma di Francesco Bacone "Tantum possumus quantum scimus" sembra valere più di un programma di ricerca: ‘l’uomo tanto può quanto sa’ può essere parafrasato anche come un potere dell’uomo sull'uomo con tutti gli equivoci e le omissioni che questo comporta. Si tratta di quell'analisi numerica che si vorrebbe scevra da qualsiasi condizionamento soggettivo e indipendentemente dalle passioni e dagli interessi settoriali e soprattutto dalle conclamate debolezze e perversioni umane.

Dietro al prestigio delle pubblicazioni, magari perfino a margine di qualche cold case con il clamore di casi risolti mediante consulenze dal profumo di notorietà e successo mediatico, ci sono interessi economici privati o di gruppo, legittimi finché non preludono a truffe allo scopo di accreditare scoop farlocchi o addirittura dei falsi, difficili da dismagare se congegnati con estro e fantasia: soprattutto se non esiste mobilitazione sociale da parte di scienziati onesti - che mettano in risalto le incongruenze - e magistrati che si impegnino ad approfondire il tema anche andando contro i media e tutti coloro che si nascondono dietro perifrasi e locuzioni che di scientifico hanno solo la veste esteriore. La parola chiave è epistemologia, che non è esclusiva solo di scienziati (che peraltro operano nell'ambito settoriale della loro specializzazione), ma anche di cultori del diritto, filosofi della scienza e in generale tutti quei debunker (quelli veri che non facciano da cassa di risonanza dei potentati accademici e politici) che abbiano a cuore la Giustizia e l’onestà di una Scienza che non solo non è esente da errori (l’errore ne costituisce il vero propulsore di sviluppo), ma che talvolta è anche embricata sottilmente con il potere e il prestigio sociale in tutte le sue forme.

Non starò qui a ripetere quello che altri hanno già detto in modo incisivo riguardo, ad esempio, alla facilità con la quale in rete si possono diffondere articoli scientifici più o meno validi. Le citazioni e i curriculum vitae che diventano passepartout per accreditare competenze e credibilità professionale indipendentemente dal valore oggettivo del ‘manufatto’ - non solo quando si tratta di assemblare scheletri improbabili per dar conto di qualche linea evolutiva o di qualche anello mancante, ma anche quando la frode è più sottilmente ubiqua e costruita con quel taglia e incolla invisibile, con reperti che compaiono e scompaiono... talora per quell'imponderabile leggerezza dell’esserci. Refusi o prove infallibili per quella attitudine a manifestarsi talora solo in forma cartacea. Referti che numericamente conservano tutto il loro fascino come dei bei diagrammi, database, tabelle e quant'altro che ahinoi si riferiscono magari a reperti bruciati in analisi sempre più approfondite. Mi riferisco anche a un altro fenomeno che ha a che fare con la psicologia sociale. Quello di una utenza sempre più sprovveduta, cresciuta in una scuola che forma o con tecnicismi professionali (i classici orticelli) dove non esiste mai uno sguardo di insieme (dall'alto) e procedimenti di natura metodologica ed epistemica, o dove domina l’aspetto letterario di uno stile retorico che liquida tutto con quel linguaggio figurato ampolloso e involuto dietro al quale nascondere una povertà concettuale e inferenziale.

Una palude mediatica cresciuta a pubblicità e istruzioni per l’uso già pronte, e magari abborracciate da un po’ di linguaggio criptico, fa davvero comodo a un potere che predilige una massa amorfa di utenti che pendono dalle labbra di qualche solone che in supponente alterigia pontifica da qualche format televisivo. Il fenomeno non riguarda solo la scienza, ma tutto quell'ambito politico che da quando è nata la società di massa, prima ancora dell’avvento della televisione o del web, si fonda sul consenso indotto dal sistema mediatico utilizzando l’autorità di esperti in grado di influenzare una pubblica opinione sfornita di strumenti concettuali e indifesa alle lusinghe e agli allettamenti delle retoriche del consenso. Una audience facile preda di paralogismi e scorciatoie induttive, condotta per mano a conclusioni spesso fondate più che altro sulle suggestioni. Protocolli controllati dai poteri forti che conoscono a menadito le leve giuste e gli idonei procedimenti propagandistici. Un sistema creato per controllare e manipolare una massa che non deve mai produrre inferenze, ragionamenti e riflessioni critiche, ma soltanto aderire passivamente ai procedimenti codificati, riconosciuti come argomentazioni e conclusioni autonome anche quando in realtà si tratta di stati emotivi e cognizioni indotti dall’influenza di una autorità che si pretende neutrale. L’attitudine a fornire risposte stereotipate, sillogismi senza contraddittorio o finti confronti dell'embrassons nous diviene abito mentale di una utenza sempre più indifesa di fronte a quegli pseudo-sillogismi o a quei ragionamenti decettivi che costituiscono la premessa per una utenza irreggimentata che va ripetendo con convinzione tutti gli stereotipi che le vengono somministrati come una sorta di viatico stupefacente…

La pubblicità in questo senso ha fatto scuola. L’interruzione dei programmi con i consigli per gli acquisti è molto più invasiva e dirompente di quanto si creda: si tratta di una cesura che spezza il flusso diegetico e predispone l’utente a una fruizione passiva di qualunque procedimento narrativo.

Si sta verificando un fenomeno che oserei dire comico nel linguaggio con la locuzione prova scientifica applicata all'ambito del processo penale e più in generale dei procedimenti investigativi. Una locuzione che da un punto di vista squisitamente epistemologico è semplicemente aria fritta. La confusione regna sovrana, non solo presso il grande pubblico che si lascia impressionare dagli apparati tecnologici, dall’autorità dell’esperto, dai media… ma anche da parte dei cosiddetti scienziati che sovente confondono i dati con quei procedimenti ipotetico-deduttivi mediante i quali si istituiscono nessi significativi tra i fatti. Il caso del Dna è particolarmente pregnante di quello che ormai è diventato un luogo comune di quella che viene tout court derubricata come prova scientifica, quella prova che da un fatto conosciuto utilizza una legge o una conoscenza della scienza per provare un altro fatto. Per entrare subito in tema, dirò che un conto è l’utilizzo di una legge scientifica e un conto determinare delle responsabilità riguardo ad esempio di un fatto penale. La constatazione è tanto ovvia quanto perché spesso si dimentica che un dato non è una prova di nulla e che la prova scientifica in realtà è soltanto una perifrasi riferita a un procedimento di natura tecnologica e non già a una inferenza che funga da collegamento tra fatti che esulano dal procedimento stesso. 

La prova è sempre e solo ipotetico-deduttiva anche quando si serve di leggi scientifiche che non fanno altro che rilevare dei dati più o meno significativi per offrire indizi all'investigatore per ulteriori accertamenti e per indirizzare un’indagine. La perizia dell’esperto in una determinata disciplina non offre alcuna prova, ma al contrario offre dei dati e delle risultanze, dei semiofori, che possono risultare più o meno rilevanti in ragione dei nessi con altri fatti in un processo di inferenze che solo alla fine di un procedimento investigativo costituiscono prova. Senza poi entrare nel merito che talvolta, nel contraddittorio, non sempre periti e consulenti delle controparti, accusa e difesa, possono trovarsi d’accordo sull'interpretazione da dare ai dati, sul loro ambito di applicazione e sulla loro utilizzabilità, oltre che sul margine di incertezza più o meno grande in ambito statistico. Per non parlare poi della affidabilità dei reperti (e non già della loro analisi) in quelle situazioni reali nelle quali non esiste la cosiddetta situazione controllata e dove il dato estratto può risultare del tutto irrilevante ancorché fondato su analisi del tutto corrette.

La realtà della prova scientifica in ambito forense è insomma il più delle volte quello di sponsorizzare, proprio come fa la pubblicità, sia una disciplina che un insieme di procedimenti tecnologici con tutte le ricadute economiche e di prestigio che questo può significare. L’esperto trae prestigio e notorietà soprattutto in quei casi che rappresentano mediaticamente delle occasioni irripetibili di farsi conoscere, di affermarsi e di consolidare la propria competenza.

Quello della prova scientifica può risultare un mercato delle illusioni, un sistema che rischia di diventare, anche in perfetta buona fede (ma non sempre), più che altro una autopromozione. Più in vista della sponsorizzazione e validazione dei propri procedimenti in ambito forense e della loro applicabilità in situazioni analoghe. La pretesa che i dati ottenuti con metodi quantitativi si trasformino in prova rappresenta l’illusione di poter fare a meno di quei procedimenti investigativi tradizionali dove occorre sempre diffidare sia delle proprie intuizioni (che potrebbero alla lunga rivelarsi errate) sia di quegli indizi che portano a ritenere di aver capito tutto. L’illusione di aver risolto un caso ‘scientificamente’ potrebbe portare nella migliore delle ipotesi a degli stratagemmi convenzionalistici (evitando la falsificazione e introducendo ipotesi ad hoc) e nella peggiore a quelle bugie e frodi delle quali neppure la scienza è immune. La Scienza con la esse maiuscola è in fondo una ipostasi (dare consistenza di realtà a una entità astratta). Nella concretezza ogni caso reale rappresenta un unicum sia per i procedimenti adottati e sia per le persone coinvolte. La hybris può sempre prendere la mano anche allo scienziato più attento al metodo, se è vero che molti eminenti ricercatori storicamente sono incorsi negli incidenti di solenni cantonate. Ma proprio l’errore è stato un potente propulsore della ricerca, retroattivamente, correggendone il metodo e le conclusioni, sempre in vista di un progresso dei suoi fondamenti. 

Qualche volta si è però trattato di vera malafede con tutte le conseguenze che ne sono scaturite a livello sociale e culturale...

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Visto questa clip del programma della Costamagna su Agon Channel? C'è una sorpresa... http://www.agonchannel.it/video/lei-non-sa-chi-sono-io-la-santanche-e-lospite-inatteso/

Anonimo ha detto...

Super sabato in arrivo su Fox Sports (canali 382 e 383 di Mediaset Premium e, in HD su Sky, canale 206 e 213) in programma alle ore 16.00 con Barcellona-Valencia, in diretta su Fox Sports. Segue alle 18.30 il big match di Premier, Chelsea-Manchester UTD. In serata, a partire dalle 21.00 su Fox Sports, in diretta il secondo tempo di Monaco-Stade Rennais. Da non perdere poi le due semifinali di FA Cup: Reading–Arsenal (alle ore 18:20 su Fox Sports 2) e Aston Villa–Liverpool (in onda domenica 19 aprile su Fox Sports 2 alle ore 16.00).