martedì 25 novembre 2014

Massimo Bossetti e il sesto interrogatorio: il grande bluff è saltato...


A questo punto si può dire che a Bergamo sono arrivati alla frutta e stanno aspettando il caffè. Non c'è altra spiegazione visto che lunedì 24 novembre una nutrita pattuglia di capi in divisa si è data appuntamento al carcere di via Monte Gleno per incontrare la procuratrice Ruggeri e con lei andare ad interrogare Massimo Bossetti. Un numero di funzionari impressionante per un sesto interrogatorio, un numero che a chi capisce di interrogatori è parso essere preparato a tavolino e solo per far credere all'indagato che le indagini contro di lui hanno portato alla luce un qualcosa di importante. Un assembramento di artiglieria pesante capace di intimidire chi si sente e sa di essere colpevole e qualsiasi avvocato poco esperto. Un modo per dire, senza parlare: "Bossetti cala le braghe che ti abbiamo sgamato!". A tal proposito c'è da dire che questi atteggiamenti, se attuati con chi ha davvero una colpa da nascondere, spesso funzionano. Chi nasconde una losca verità, infatti, teme sempre che un suo errore venga prima o poi scoperto. Quindi per metterlo sotto pressione basta far trapelare qualcosa sui media e unirlo, nel successivo interrogatorio, a giuste parole e giusti silenzi. Tutti gli assassini commettono errori e tutti hanno paura di venire sgamati. Se poi c'è una contraddizione poco spiegabile (e per chi interroga anche la contraddizione più stupida e banale è poco spiegabile) fra la propria testimonianza e quella di altri, la situazione apprensiva peggiora perché non è facile trovare spiegazioni logiche a parole illogiche..

A chi non vive una situazione simile, a chi è abituato a una tranquilla vita familiare, un interrogatorio in carcere può sembrare uno stress facile da sopportare. Ma facile non è affatto e non son pochi i veri assassini che confessano le loro colpe perché vedendo lo spiegamento di forze in campo credono di essere stati scoperti o di essere sul punto di venire scoperti (e quando si arriva al limite anche per gli avvocati è meglio che il cliente confessi per ottenere benefici di legge e sconti di pena). Naturalmente lo spiegamento e la sua disposizione nella stanza dell'interrogatorio serve solo a intimidire e a far pensare al peggio. I realtà ciò che fa aprire la bocca della verità, quando la pressione è molto alta, sono i tasti emotivi e le parole usate da chi interroga. Chi dirige l'interrogatorio sa che per ottenere il massimo deve far credere al suo imputato di essere un naufrago che sta per affogare, un naufrago che non aspetta altro che un salvagente. Quindi in cambio della liberazione dell'anima dal peccato, e solo conoscendo le debolezze della psiche di chi si ha di fronte si può arrivare all'anima (e solo chi è accanto al detenuto durante la detenzione può conoscere i punti deboli e rivelarli a un procuratore), si cerca di toccare le corde emotive più sensibili. Poi si crea qualche secondo di silenzio, in modo da far entrare mille domande e dubbi nella mente chi si crede colpevole, e subito dopo, con voce pacata e disponibile, si offrono appigli giustificativi che possano far pensare a rilevanti sconti di pena. Per cui, chi si trova in carcere perché accusato d'omicidio, fra pause alla Celentano più o meno lunghe può sentirsi dire:

"A volte capitano incidenti imprevedibili (10 secondi di silenzio) sappiamo che le persone oneste e semplici non partono con l'intenzione di uccidere (10 secondi di silenzio) l'alcool fa fare cose che non si vogliono fare (10 secondi di silenzio) a volte si è minacciati da persone pericolose e si è costretti a fare certe cose (10 secondi di silenzio) è normale reagire alle provocazioni". 

Con queste e con altre frasi si toccano tutte le possibilità minori, partendo dall'incidente colposo per passare alla legittima difesa e arrivare a un omicidio giustificato da non meglio specificate provocazioni. E se all'interno della lista scelta si trova la frase che giustifica il crimine commesso dall'assassino, è facile far credere all'indagato di essere vicini alla soluzione. A quel punto scatta la seconda fase e si parla della vittima in maniera emotiva. Sempre lasciando dei silenzi fra una frase e l'altra, si accenna a cosa avrebbe potuto fare da grande e non potrà più fare, alla sofferenza che ha lasciato in sua madre e nella sua famiglia. In pratica, si cerca di aprire una spaccatura nella coscienza dell'imputato. E' chiaro che questo sistema di interrogatorio non funziona coi killer di professione che di coscienza non ne hanno. Ma visti i tanti casi risolti tramite le confessioni, è anche chiaro quanto possa ben funzionare con le persone comuni e semplici, quelle che hanno una famiglia e dei figli, quelle che uccidono per la prima volta in modo maldestro.

Dopo questa lunga premessa, c'è ora da chiedersi come sia stato concepito il sesto interrogatorio che si voleva portare a compimento lunedì scorso. Insomma, c'erano davvero grandi novità e grosse incongruenze da chiarire, o si è provato a fare il grande bluff, a dare il colpo di grazia a chi da oltre cinque mesi vive in una situazione di altissimo stress? In poche parole: si è cercato anche a Bergamo di imbastire un gioco di prestigio? 

Per come la vedo, grandi novità non ce n'erano e non ce ne sono, quindi la seconda soluzione mi pare la più reale. Questo perché negli ultimi dieci giorni si sono notate strane situazioni che davano l'idea di essere il preludio di un grande bluff. Naturalmente non c'è stato nulla che sia saltato agli occhi dello spettatore, la strategia doveva essere sottile e sottile lo è stata. Diamo un'occhiata agli avvenimenti per capire se sono nel giusto o se mi sbaglio.

Partiamo da metà novembre: Massimo Bossetti è in carcere da quattro mesi e poco alla volta, pur non accettando il suo stato, ha metabolizzato la sua nuova vita. Non è la prima volta da quando è in galera che trova un accordo con sé stesso. Da un paio di settimane, infatti, non è più isolato, e questo cambiamento lo ha costretto a modificare il precedente equilibrio mentale. Qualcosa però cambia ancora e viene a stravolgere nuovamente il suo equilibrio: le promesse non sono mantenute e non gli vengono concessi i colloqui coi figli (ciò che più attende e più lo tranquillizzerebbe) e neppure quello protetto, senza registrazioni, col consulente del suo avvocato. Ma non c'è solo questo a destabilizzarlo. Chi lo incontra in carcere inizia a fargli minime pressioni affinché ripensi al crimine in maniera diversa. Niente di trascendentale naturalmente, solo qualche leggera spinta emotiva e qualche velato richiamo a fatiscenti prove ipotetiche. Il tutto al chiaro scopo di farlo pensare alle alternative più convenienti. Infatti la sua situazione pare tragica: non sa se mai rivedrà la sua casa e la sua famiglia (fuori dal carcere) ed è notorio che a chi non confessa i giudici non concedono benefici di alcun genere (vedi Sabrina Misseri e Salvatore Parolisi), mentre a chi ammette il crimine riservano una pena mite e tante agevolazioni. Insomma, in carcere c'è chi velatamente gli propone di cambiare strategia difensiva. Per di più, avendo la televisione in cella, improvvisamente scopre che dal nulla è spuntata una testimone che a cinque mesi dal suo arresto dichiara a un settimanale di averlo riconosciuto mentre camminava a pochi passi dalla casa dei Gambirasio. 

Da fuori non si vede nulla e a sentirselo dire, o a leggerlo, sembra che tutto sia capitato per caso. Ma il caso in carcere non si presenta a giorni fissi... quindi, eliminato il caso, si deve dire che la strategia è stata molto fine. Per capirla meglio arriviamo al punto facendo tre considerazioni: una colpevolista, una innocentista e una di convenienza.

Se il 26 novembre 2010 Massimo Bossetti, eventualmente colpevole dell'omicidio di Yara, fosse stato in via Rampinelli con un'altra persona e assieme a questa avesse rapito la piccola Gambirasio... come avrebbe reagito dopo i vari stimoli stressanti subiti in carcere e la nuova teste che dice di averlo riconosciuto? Come si sarebbe posto, considerata la paura di non tornare mai più alla vita di prima, di fronte a un imminente interrogatorio portato avanti in pompa magna da almeno cinque funzionari importanti? Condanna per condanna, se uno è colpevole d'omicidio sa di correre il rischio di essere prima o poi sputtanato da qualcuno o da se stesso (le bugie si devono ricordare per ripeterle uguali a processo, e non è facile come ricordarsi la verità), per cui è molto facile che di fronte all'ennesimo evento stressante, un colpevole preferisca confessare per farsi 15 anni in meno di carcere.

Passiamo alla posizione opposta. Se Massimo Bossetti fosse innocente, se non avesse fatto nulla a Yara e avesse ancora una buona forza mentale... come avrebbe reagito alle varie sollecitazioni subite in carcere e alla nuova teste che dice di averlo riconosciuto? Come si sarebbe posto, considerata la paura di non tornare mai più alla vita di prima, di fronte a un imminente interrogatorio portato avanti in pompa magna da almeno cinque funzionari importanti? Condanna per condanna, se uno è innocente è innocente e sa che non ci può essere prova contraria che tenga. Se uno è innocente quando si sente proporre una mediazione si altera perché capisce di non essere creduto. Per cui, se non è creduto, racconta tutto ai suoi legali (gli unici che gli credono) e non collabora più. Perché parlare con chi ti vuole rivoltare contro le tue stesse parole?

Ma dopo queste due c'è una terza possibilità. Quella che forse si augurava che si avverasse chi ha imbastito il grande bluff. In questo caso la domanda è: "Potrebbe Massimo Bossetti, anche se fosse innocente, dopo gli stimoli arrivatigli in carcere, dopo essersi sentito dire che proclamandosi innocente rischia l'ergastolo mentre confessando un omicidio d'ira potrebbe cavarsela con 16 anni e beneficiare di tutti i vari abbuoni (quindi sarebbe libero dopo nove/dieci anni), confessare un delitto che non ha commesso per non rischiare di restare in carcere fino a settanta e passa anni? Uniamo questa domanda alle pressioni denunciate dall'avvocato Salvagni e proviamo ad immedesimarci in una persona che da un giorno all'altro si è trovata a diventare, per tutti gli italiani, il certo assassino più ricercato d'Italia. Proviamo a pensare con la sua testa, che poi è la stessa di chiunque abbia genitori, moglie e figli. In fondo ha una famiglia e dei figli che da cinque mesi stanno subendo di tutto. In fondo sa che a meno di miracoli resterà in carcere per anni perché la procura non lo mollerà mai. In fondo sa che dovrà combattere una guerra impari. Da una parte il colosso giudiziario che già ha speso milioni e ancora può permettersi di pagare tutti i laboratori, anche esterni, e i tecnici migliori, dall'altra lui e i suoi avvocati che non possono di certo permettersi le spese folli che lo Stato permette alla controparte. Per cui la domanda che si pone chi si trova in carcere e vive una situazione altamente stressante è: "Vale la pena di rischiare l'ergastolo quando si potrebbe accettare un compromesso e uscire fra una decina d'anni?".

La risposta a questa domanda l'ha data Bossetti quando ha raccontato ai suoi legali cosa gli stava accadendo in galera. I suoi avvocati l'hanno recepita lanciando un segnale chiaro alla procura, avvalendosi della facoltà di non rispondere, e affrontando tutti i media colpevolisti per annunciare il comportamento vergognoso di certe persone e che Massimo Bossetti è innocente e non confesserà mai un crimine che non ha commesso.

Il colosso ancora si staglia di fronte a loro ma oramai si è capito che sta perdendo forza. Non trovando appigli per puntellare un dna incredibilmente elastico e resistente, per salvare capra e cavoli ha tentato un grande bluff che non gli è riuscito. Ora non ci resta che aspettare un eventuale processo, forse il prossimo colossale grande bluff...



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32 commenti:

Anonimo ha detto...

A questo punto hanno proprio rotto. Gli inquirenti si stanno comportando come chi non ha nessuna novità, niente di niente e questo rimane li, in attesa delle prossime trovate (condizionamenti subliminali? "confessa, confessa!").
Che continuino pure a fotografare sagome in 3000 furgoni del nord italia come stanno facendo.. Ma le altre procure hanno tutti questi mezzi?
Se è innocente Bossetti è veramente veramente un uomo tanto sfortunato.

V.

Gilberto ha detto...

Bellissimo articolo che penetra nelle dinamiche psicologiche istituzionali e che proietta ombre inquietanti sul sistema giudiziario.

Massimo M ha detto...

Articolo puntuale..............con interrogativi veramente inquitanti su questo caso dove si è detto tutto per non dire assolutamente nulla.
Sembra un giro dell'oca nella mia testa..........dopo il BIAS in statistica oggi mi è tornata in mente la definizione di BIAS in psicologia: giudizio o pregiudizio che si forma su informazioni in possesso, non necessariamente supportate da elementi in grado di trovare una loro logicità d'insieme.
Con meraviglia parrebbe la definizione che la pressione MEDIATICA ha realizzato come giudizio verso questo caso.
Oramai sono noti gli interrogativi che più volte ho esplicitato in questa sede, anche delle convinzioni. Non ho da aggiungere altro se non un ulteriore interrogativo:
Ma se, come pare, ci sarebbe un uomo che se ne sta tranquillamente in PERU' nella sera in cui, purtroppo, scompare Yara.............perchè viene fatto tornare in Italia dopo che 17.999 prelievi di DNA non aveva sortito nessuna verosimil-comparazione?
La sera della scomparsa di Yara io mi trovavo in provincia di Pescara a firmare un atto di compravendita in uno studio notarile. Non mi ha chiamato nessuno e non mi chiamo Guerinoni.

filippo ha detto...

resto dell'idea che nonostante un indagine vergognosa, nonostante errori colossali durante tutto l'iter, il colpevole sia in cella.

magica ha detto...

naturalmente la ragazzina è salita nel pik up di sua volonta' - voleva provare l'emozione sul bolide di bossetti??.
non capisco come mai certe persone non ragionino con la logica .
con un veicolo cosi' ingombarante ingombrante , una persona si ferma e rapisce una ragazzina .un veicolo che sarebbe stato notato alla grande sopratutto in una via abitata, e dove avrebbe messo il malloppo ? nel sedile accanto al suo mentre guida , e siccome la ragazzina era molto emozionata per essere in quel bolide . e affascinata dai pizzetto biondo . sarebbe stata ferma .
non vi pare una eventualita' inverosimile? eppure basta aprire la bocca e dire che bossetti è colpevole . senza domandarsi come avrebbe fatto ?

TommyS. ha detto...

magica

Credo tu sappia bene come la pensi sul caso Yara/Bossetti e quindi non posso far altro che condividere le tue considerazioni.

Tuttavia vi è chi forse mette le mani avanti e si premura di farci sapere che anche questi fatti accadono. Per ultimo, ma forse è una pura coincidenza (?), è Francesco Gastaldi del Corriere (redazione di cronaca di Milano) che ha pubblicato online questo articolo:

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_novembre_25/ventenne-accetta-passaggio-viene-stuprata-un-furgone-428f4254-748d-11e4-ab92-90fe0200e999.shtml

dove una sprovveduta ventenne accetta un passaggio da un "artigiano edile" (altra coincidenza?) alla guida del proprio autocarro (chiamato anche furgone per non farcene mancare una) e qui viene violentata dal 41enne sudamericano (artigiano edile di Piacenza), il quale aveva chiaramente "premeditato" lo stupro.

Per rincarare la dose, a pensar male lo ammetto, inserisce nell'articolo la fotografia di un "furgone" IVECO Daily cassonato (non è espressamente detto che sia proprio quello in questione) del tutto simile a quello di Bossetti se non per minimi particolari, tanto che alcuni commentatori hanno subito rimarcato la somiglianza.

Non mi stupirei quindi che a processo possa anche essere portata dall'accusa questa triste ricorrenza che fa degli "artigiani edili" dei violentatori seriale di genere.

Che poi Yara avesse bisogno, e quindi fosse tentata di accettarlo, di un passaggio da parte di uno sconosciuto per andare dalla palestra a casa, è tutto un altro discorso. Ma queste cose capitano, visto?

magica ha detto...

tommy ciao .
è una bella differenza accettere un passaggio da uno che si è conosciuto in casa di un amico . certo che è stata una leggerezza , ma ognuno di noi ci sarebbe cascato . anche perchè non abbiamo sempre in mente che uno voglia stuprarti , da non farti accettare niente, neppure da conoscenti.
la ragazzina era vicino alla sua abitazione ormai ,perchè sarebbe salita sul furgone di bossetti ? penso piuttosto che avrebbe accettato un passaggio da un amichetto magari in moto . ma salire su un veicolo con uno sconosciuto avanti con gli anni non lo credo assolutamente anche perchè i genitori avranno insegnato alla figlia come comportarsi
io rimango sempre della mia idea che che 2 persone adulte (stranieri dell'est ) vedendo una ragazzina a piedi abbiano avuto la malagrazia di imbrogliare la ragazzina chiedendo una informazione . ed al
momento opportuno l'abbiano presa : uno guida e l'altro la tiene , altrimenti la scena sarebbe stata molto diversa -
due sprovveduti che hanno tentato lo stupro ma credendola morta sono fuggiti - . .

TommyS. ha detto...

magica

Oramai ho la sensazione se non convinzione che questo triste caso di cronaca non sia così semplice e lineare.

I casi di stupro, anche quelli disgraziatamente finiti male, che coinvolgono balordi comuni (italiani, comunitari ed extracomunitari) nella stragrande maggioranza dei casi vengono risolti in brevissimo tempo da parte delle forze di polizia. Qui si sono mobilitate forze ed organi di polizia giudiziaria che raramente si sono visti coinvolti in casi di cronaca rara. Ed ancora oggi ci stiamo domandando se il maggior sospetto, individuato dopo tre anni e mezzo di indagini (?), sia effettivamente il reale colpevole del delitto.

crisma ha detto...

Ottimo articolo come sempre. Ormai mi aspetto di tutto dalla procura.
Certo che se davvero pensano di andare a processo senza nulla in mano hanno del coraggio. Ormai è palese che Bossetti è innocente, tutto va in questa direzione...non riesco a credere assolutamente che in 5 mesi non sia emerso nulla contro di lui, c'è solo questo presunto dna.
Gli conviene fare un test di conferma e in caso di esito positivo, prendere in considerazione la contaminazione casuale.
Quando un'indagine è condotta in modo pessimo questi sono i risultati. Non riesco a capire perché ogni volta si commettono sempre gli stessi errori, sembra che l'esperienza non insegna in certi campi.

Vincenzo ha detto...

Bossetti è innocente e la Procura di Bergamo farebbe meglio a smetterla di aggrapparsi sugli specchi prima che si rompano e cada in un baratro dal quale non uscirebbe mai più.
Non credo che una Corte D’Assise pronunci una condanna sulla base di "indizi" discordanti e una traccia esigua che non permette nemmeno di conoscere la sua natura biologica, né come sia finito sulla parte attigua dei leggins. Inoltre concordo con la scelta di Bossetti nell’avvalersi della facoltà di non rispondere, dato che avrebbero utilizzato tutto contro di lui (vale la pena tacere, ergo).

Massimo M ha detto...

Avete visto l'intervista fatta da CLV alla famosa testimone che ultimamente ha riconosciuto in MGB uno dei due soggetti che incontrò quella sera passeggiando con i suoi due cani?
L'intervista è datata parecchi anni fa, nelle immediatezze della scomparsa di Yara.
Riferisce di 2 uomini, uno alto e uno basso e tarchiato......con quest'ultimo ha scambiato proprio 2 parole a proposito dei cani, uno dei quali ha provato ad avvicinarlo abbaiando. Nell'intervista afferma chiaramente di non essere in grado di formulare un identikit e di non essere in grado di riconoscere l'uomo basso da una fotografia, tarchiato e con il cappello nero di lana perchè in sostanza non lo ha guardato in faccia essendo lei accucciata a calmare i cani ed essendo buio.
A distanza di anni...............la stessa testimone, da una fotografia vista in TV, riconosce in MGB l'uomo TARCHIATO e più basso dell'altro.
Ma possono mai presentarsi a Processo con una "barzelletta" del genere? Si saranno presentati all'interrogatorio chiedendo di questa "barzelletta" a cui MGB giustamente si è avvalso dela facoltà di non rispondere?

filippo ha detto...

la testimone non mi pare per nulla una mitoamne anzi. Ricordarsi bene una faccia, fare un identikit non è cosa semplice. Se però ti ritrovi di fronte l'individuo o la foto di come era allora i ricordi riaffiorano. Non ho ancora visto la foto del Bossetti del 2010, potete darmi un link. Fosse stato davvero più corpulento di adesso, allora anche la testimonianza del fratello di Yara avrebbe una sua valenza.

Massimo M ha detto...

A Filippo
MGB nel Novembre 2010 è esattamente come ora. Cioè Longilineo per definizione e non certamente basso. E assolutamente NON TARCHIATO! Come non era e non è CICCIOTTELLO!
Vai su questo link, a centro pagina scorri un pò di foto di MGB.......la seconda col cane sopra di lui è del 6 Novembre 2010.
http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/14_agosto_20/bossetti-due-uomini-pm-siamo-stati-amanti-sua-moglie-dd78bc2c-2830-11e4-abf5-0984ba3542bc.shtml
Un uomo magrissimo, spiccatamente longilineo.
La Signora non sarà una mitomane ma descrive sia nella prima che nella seconda testimonianza un uomo basso e TARCHIATO di cui ha sempre negato la possibilità di poterlo riconoscere in foto, per il buio e perchè non si sono guardati in faccia. Trattasi quindi, con più probabilità, di suggestione.
Non possiamo sorvolare e non dare il giusto peso e significato delle parole: TARCHIATO ha un significato ben preciso.
Dire oggi che quell'uomo gli pare MGB (perchè di MI PARE si tratta) significa asserire che nel 2010 si era sbagliata nel valutare l'uomo come basso e tarchiato. E se quindi si era sbagliata significa che non è attendibile.

magica ha detto...

succede quando i testimoni vengono interrogati con frasi suggestive.
lo abbiamo compreso anche in altri casi cronaca
gli mettono in bocca parole e circuiscono l'interrogato . il testimone ad un certo punto comincia ad avallare le supposizioni della procura .

un caso aclatante è quello di avetrana , dove i due fidanzatini quel 26 agosto videro sarah camminare verso via deledda . guardarono l'orologio sul cruscotto dell'auto e si chiesere cosa ci facesse la ragazzina a quell'ora calda in giro per avetrana ( si ricordarono l'orario per questo motivo le 14:30). quando ancora stavano cercando sarh un giornalista di CLV si reco' ad avetrana .incontro' i giovani fidanzati i quali ripeterono l'orario per alcune volte .
poi quando furono interrogati in procura cambiarono l'orario. in un orario compatibile con le ricostuzioni della procura . (il fratello della vittima è sicuro che gli inquirenti abbiano lavorato molto bene ) mi sa che il tipo è poco sveglio se ancora non capisce . ,

Anonimo ha detto...

tempo fa avevo postato una risposta, che per errore mio non è stata pubblicata.
Il gen. Garofano sul caso Ceste, parlando di dna possibili sul corpo disse "... è difficile dopo tutto il tempo passato sotto le intemperie".
strano lo stesso discorso non vale per il caso Yara.

be dopo tutto cosa non si fa per la tv?
peccato perchè lo stimavo

Luca

Anonimo ha detto...

Garofano nel caso yara ha prima detto che c'era abbastanza sangue per riempire una provetta e dopo ha detto che la traccia era esigua.

Alessandro

Anonimo ha detto...

Bossetti libero

Anonimo ha detto...

ieri su telelombardia si è parlato del caso.
si è parlato della supertestimone.
il giorno della scomparsa la signora era in strada con i suoi cani. il piu piccolo si è messo ad abbaiare ad una persona, e la signora lo ha ripreso e si è messa a parlare con questa. questo non era solo e il "compare" lo ha tirato via dicendo di non perdere tempo.
la suddetta aveva già lasciato a suo tempo una testimonianza.
ora dice di riconoscere il Bossetti come uno dei due. però questo non lo ha detto subito dopo l'arresto ma molto tempo dopo.
quello che fa dicutere oltre al riconoscimento fatto dopo è che gli inquirenti sono stati informati per ultimi.
prima si informano le varie trasmissioni (chi l'ha visto, quarto grado), poi i giornali e infine....
non è che qualcuno ci guadagna (anche economicamente)?

ernesto

filippo ha detto...

x anonimo, la ceste l'hanno trovato dopo molto più tempo,dentro un torrente, e praticamente era rimasto solo uno scheletro. la povera Yara era in condizioni ben diverse, era passato molto meno tempo e il dna isolato era all'interno dei leggins e degli slip, quindi maggiormente protetto.

magica ha detto...

ciao filippo . mi chiedo come mai di quella traccia importantissima (una traccia che dicono molto abbondante .....che potrebbe determinare la vita o la quasi morte di un individuo e famiglia) ora non si sa se potranno fare l'inc ..prob.con questi reperti .
un buon padre di famiglia che ha cuore la sorte dei propri figli ne doveva risparmiare ,ti pare?
si fanno le cose alla carlona e poi la devono pagare chi non centra?

crisma ha detto...

Non capisco perché le persone non vogliono credere che un dna può non essere collegato al delitto o che ci può essere un errore.
La fase di repertazione è delicatissima e anche il modo in cui si veste la scientifica è significativo.

Kris

Anonimo ha detto...

Ho letto questo articolo molto interessante que evidenzia i punti molto dubbi dell'inchiesta.

http://flashnews48.altervista.org/massimo-bossetti-quasi-sicuramente-innocente.html

Alessandro

filippo ha detto...

magica, che le cose siano state fatte alla carlona, almeno inizialmente è fuori dubbio. Un PM che gira in casco e moto da corsa non mi da certo fiducia. Più fiducia ripeto ho nella scientifica. A questo punto mi pare tutte queste discussioni siano ripetitive e inutili. Bossetti certamente è colpevole, l'unico mio dubbio è sull'esistenza di un complice, che per ora non viene fuori, perchè equivarrebbe ad una confessione.

Anonimo ha detto...

@filippo controlla il meteo del tempo. poi vedi come era e pensaci su un attimo. in un campo, pioggia abbondante.....


sempre sul dna
http://www.frontedelblog.it/2014/06/23/schembri-prova-dna-accusa-bossetti-potrebbe-trasformarsi-in-debole-indizio-perche/



ernesto

magica ha detto...

filippo se la pm viaggia in moto penso che non sia da denigrare . da denigrare sarebbe la non parita' di mezzi che gli inquirenti hanno messo in campo e nel web per incriminare una persona . infine bossetti fino a prova cntraria della sua colpevolezza ha gli stessi diritti un qualsiasi cittadino italiano che ha famiglia e figli dell'eta' della ragazzina morta .
inoltre mettendo indizi nel web , i quali sono tutti indice di prove , che si fanno presto a demolire avendo a disposizione le stesse tracce che si vengono a sapere
se hanno in D.N. A di bossetti :la prova regina ... non basta?
perchè non hanno risparmaito dei reperti importanti .
una volta uno disse : a pensar male a volte si indovina . che non succede come nel caso del bombarolo che pur di trovere la colpevolezza fecero uno scherzo che decereto' l'innocenza del bombarolo .. io starei molto in campana

filippo ha detto...

anonimo, cosa centra il tempo con le condizioni in cui è stato ritrovarto il cadavere e i tempi? la ceste era ridotta in un accumulo di ossa, lo sai o no?

magica ha detto...

mi pare che ci sia un po' di confusione ,
di cosa stiamo dicutendo?
di quale caso --
del caso gambirasio oppure il caso ceste .

Anonimo ha detto...

Boia de biavardi fa proprio schifo, come e' possibile fare girnalismo in questa maniera inventando notizie come fa lui.
Nell'edizione del 10 dicembre il titolo per il caso Gambirasio e' " in carcere MASSIMO BOSSETTI AL CONFESSORE: VOLEVO PARLARE
http://www.cairoeditore.it/index.php?option=com_flippingbook&book_id=2789&Itemid=83

Che schifo mi fa questo uomo

Alessandro

Anonimo ha detto...

Alessandro, sei di Livorno??

Mad

Anonimo ha detto...

Si provincia

Alessandro

Etrusco ha detto...

Questa novità del Dna mitocondriale è motivo di ulteriori dibattiti e aggiunge dubbi sulla vicenda.
Oltre alle presenze di diversi Dna rinvenute sul corpo di Yara, adesso ci sarebbe anche un Dna mitocondriale diverso da quello di MB nella stessa traccia attribuita a lui.
Anche per questo mi pare che nulla possa far escludere la possibilità che i vestiti di Yara siano venuti a contatto con un qualcosa che è in uso a molti.
Forse trascinata al suolo, o costretta contro oggetti usati per sedersi, si possono fare tante ipotesi.
C'è sempre il Dna di MB, ma adesso alle tracce di sconosciuti e peli vari se ne aggiunge anche un'altra.

Mimosa ha detto...

Non so Etrusco, dici “vestiti di Yara siano venuti a contatto con un qualcosa che è in uso a molti”, è più che sufficiente siano venuti in contatto con due individui: colui che ha lasciato un dna maschile (forse solo cromosoma XX) su due peli e il dna femminile, mitocondriale, su un altro reperto pilifero.
Il dna mitocondriale, ricostruito dalla squadra di ben 4 Istituti di genetica, recuperato dai RIS dalle cellule ematiche che hanno intriso i tessuti deigli indumenti di Yara, secondo l’avv. Salvagni non corrisponderebbe ad Ester Azzuffi e quindi non potrebbe riportare a MGB.
Si è dichiarato sconcertato pure lui dalla scoperta, staremo a vedere gli sviluppi.

Ciao, Mimosa