giovedì 7 agosto 2014

Siamo in recessione, il Pil arretra, non c'è ripresa, aumentano vertiginosamente le tasse e i senza lavoro... eppure l'italiano, ignavo, ha imparato a memoria il ritornello politico dell'imbonitore e lo canticchia felice di tirare a campare...

Articolo di Gilberto Migliorini

Siamo in recessione? Non ti curar (di lor) ma guarda e passa…


Da anni l’Italia e gli italiani stanno piano piano scivolando nell’inferno dantesco? Parole dal colore oscuro sono incise al sommo d’una porta? Niente paura si tratta di un nuovo slogan, consigli per gli acquisti, un mantra rassicurante ed ipnotico, meglio perfino di uno spot per detersivi. Dove si va per di là? Si tratta di un salone di bellezza, un antro infernale riverniciato e imbellettato al punto da sembrare una casa di marzapane dove la strega adesso ha il look della fatina dai capelli turchini. Un lifting ha tonificato viso e glutei rendendo giovani e belli perfino Mangiafuoco e Maga Magò. E poi c’è Google Maps per il teleutente disorientato che non sa ancora che l’inferno oramai non c’è più, ristrutturato e aggiornato con i più sofisticati ingredienti tecnologici che hanno reso la nostra vita comoda e agiata. Finalmente c’è l’antivirus e ci sono le telecamere inserite direttamente nell’orifizio anale per la nostra sicurezza e per comunicare i nostri bisogni e le nostre esigenze al Grande Fratello. Lui, premuroso e benevolo, non si fa scrupolo di frugare perfino lì, nella nostra intimità, nei meandri intestinali e nelle volute cerebrali, per promuovere il nostro benessere. La discesa agli inferi per l’italiota sembra perfino un’ora lieta, un viaggio All Inclusive. Come se invece di entrare nella città dolente si varcasse la soglia di un purgatorio propedeutico al mondo nuovo: banche dati del Dna, donatori da espiantare, profili genetici e culturali, pinocchietti clonati, carte fidaty per un teleutente ed elettore educato al catalogo delle occasioni irripetibili… Nella Giudecca Lucifero ha quell’aria da pupazzo inoffensivo e accattivante, non mastica qualche malevolo peccatore, sembra solo un demone bonario e ciarliero.

Il paese va progressivamente in rovina in ogni sua occorrenza - scuola giustizia economia informazione cultura - e  i gaudenti e spensierati fruitori del nuovo corso si compiacciono per quel campo dei miracoli dove vedranno crescere l’albero degli zecchini d’oro. La donzelletta leopardiana ha quell’aria giuliva da olgettina che reca in mano il mazzolin di rose e di viole. La donna angelicata ha il bon ton svagato e un po’ astuto da manager in carriera con tanto di pedigree, dimentica dell’antica favella, parla correntemente un politichese ineccepibile senza inflessioni di pronuncia. Lui, il suo ispiratore, ha l’aria del navigato uomo di mondo, perfettamente integrato nel suo ruolo di televenditore. È il garzoncello scherzoso che saltabecca d’allegrezza pieno: un bravo attore che conosce a menadito l’arte della digressione, la scienza dell’imbonitore, la tecnica del tirare a campare fin che la barca va. Lui non ostenta cultura, non finge d’esser altro se non quell’avventuroso e disinvolto personaggio da cappa e spada, un D’Artagnan che meno fendenti a destra e a manca, un uomo d’azione, più lesto a fare che a pensare…

Ma è quella massa di ignavi che più di ogni altro personaggio assurge al ruolo di protagonista. Ha un bel dire la guida del sommo poeta “Qui convien lasciare ogni sospetto; ogni viltà convien che qui sia morta”.  Sono quei sospiri, pianti e lamenti che - per quanto al teleutente si faccia credere che sono solo virtuali - fanno un rumore sinistro e inquietante che risuona per l’aere sanza stelle. Si tratta di quelle anime triste di coloro che visser sanza infamia e sanza lodo, ignavi, teleutenti di quella interminabile telenovela che ci racconta una storia tanto inverosimile quanto vuota ed insulsa. Ormai sono ovunque, come nella lunga notte dei morti viventi si stanno moltiplicando, escono perfino dalle tombe, si mescolano ai vivi per infettarli con quella loro indolente e attonita accidia di figuranti del mulino bianco col sorriso ebete di circostanza e con quell’aria di eterni Peter pan. Ascoltano il democratico ritornello che fa tanto glamour e politicamente corretto. Viva il luogo comune replicato alla nausea, viva le voci che corrono, viva le veline, le decalcomanie, le fotocopie, le insegne e gli slogan. È una moltitudine di genti senza più un’anima se non quella posticcia e artificiale degli avatar, dei simbionti, degli androidi di ultima generazione. Si parla e si ragiona per luoghi comuni, strutture ripetitive di frattali che riproducono i concetti e le idee sotto forma di slogan inamidati e impacchettati, già pronti all’uso salvo quel tocco personale di un accento, un apostrofo e perfino un punto esclamativo. La massa d’urto di un popolo di italioti che si bevono tutto d’un fiato, non più nemmeno anime, solo epigoni e scimmiottatori, utenti di uno streaming che scorre indolente e senza pensieri in encefali stampati in 3D.

Meglio nella Giudecca che tra gli ignavi. Nel punto più basso del cono infernale è possibile arrampicarsi su per quell’immenso pupazzo che visto da un’altra prospettiva è più comico che tragico,  più grottesco che spaventoso. E chissà… forse un giorno si potrà uscir fuori a riveder le stelle…









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2 commenti:

emax/massimo prati ha detto...

Come richiestomi per accettare una denuncia e ricevere informazioni sui visitatori indesiderati, sconsiglio vivamente all'utilizzatore dell'IP 23.235.227.109 - associato a indirizzi mail usa e getta e usato da tanti troll anche in altri siti e già monitorato da tempo dalla Polizia Postale perché segnalato da diversi utenti internet - di non perseverare nel suo intento.

Massimo

Anonimo ha detto...

NON PIACE IL POST
sono piaciuti gli 80euro .