martedì 13 agosto 2013

I concorsi pubblici e gli "azzeccagarbugli"

Articolo di Antonio Giangrande adattato per volandocontrovento da Massimo Prati


Andiamo con ordine. Dopo oltre un anno di attesa e mille anticipazioni, il 13 luglio 2011 uscì il bando di concorso per reclutare nuovi dirigenti scolastici. Per la precisione 2386 (224 in Campania). Per sfoltire il gruppo dei 42 mila candidati, si fece una preselezione attraverso un questionario a risposta multipla. Ma quando il Ministero dell'Istruzione pubblicò la batteria dei test, qualcuno "confessò" di essere venuto in possesso delle domande almeno un giorno prima. Tra fughe di notizie ed errori nei questionari, il concorso rischiò di naufragare prima ancora di iniziare. E fu così che forum, blog e siti specializzati, furono sommersi dai post dei candidati che segnalavano errori, incongruenze, inesattezze nelle domande e non nascondevano la preoccupazione di trovarsi di fronte, dopo avere studiato per mesi, ad una selezione "addomesticata".

La Polizia postale avviò un'indagine per individuare i responsabili della fuga di notizie e gli inquirenti ipotizzarono la "violazione del segreto d'ufficio". A conoscere in anticipo i test c'era senz'altro chi aveva partecipato materialmente alla stesura delle domande e delle risposte. Quanti erano? Secondo fonti sindacali almeno sessanta esperti. Per il ministero dell'Istruzione solo una quindicina. Ora, a proposito delle tracce d’esame, si deve dire che spesso sono conosciute in anticipo e che a volte si trovano su internet giorni prima della pubblicazione ufficiale. Com'è successo in un concorso di avvocati, in uno di dirigenti scolastici e come capita per l’accesso alle Università a numero chiuso (medicina) o quando gli esami si tengono in più sedi. A quelli forense e dell’Agenzia delle Entrate, ad esempio, le tracce possono arrivare agli occhi di alcuni candidati, tramite cellulari o palmari, prima delle prove in virtù del tardivo inizio di una sede rispetto a un'altra (si parla di ore di ritardo).

A volte le tracce sono state elaborate in precedenza in appositi corsi, così come è successo all'esame di notaio, in altre le prove sono impossibili da sostenere, come quella del concorsone pubblico per insegnanti all'estero in cui i 40 quesiti a risposta multipla dovevano essere cercati, uno ad uno, in un volume di oltre quattromila che i partecipanti alla selezione non avevano mai visto. Partecipanti che avrebbero dovuto leggere quattro testi in lingua straniera e rispondere alle relative domande nel tempo record di 45 minuti, comprese parti di testo da tradurre. Praticamente un minuto a quesito. 

Finirono al centro di una brutta vicenda anche i test di ingresso alle facoltà a numero chiuso di medicina e odontoiatria: docenti e studenti avevano aperto un lucroso giro per superare i difficili quiz. In quella tornata gli atenei di Bari, Chieti, Foggia e Ancona, finirono nella rete degli investigatori. In tutto furono rinviati a giudizio 127 persone per quella che il pm Francesca Romana Pirrelli non esitò a definire una vera e propria "organizzazione criminale". Ma quello dei dirigenti scolastici non è l'unico scandalo che riguarda i concorsi. Nel 2000 il concorso di scuola elementare fu funestato da una serie di inchieste, con rinvii a giudizio e arresti a raffica. A Roma, Latina e Salerno, i commissari d'esame del concorso bandito nel '99 si fecero corrompere, in alcuni casi anche con una stupida bottiglia di profumo. Due precarie non ammesse allo scritto fecero ricorso e scoprirono che nella busta col loro nome e cognome c'erano altri compiti pieni di errori. Naturalmente denunciarono il fatto e dalle indagini si scoprì che i compiti delle due insegnanti escluse, compiti corretti che avrebbero determinato il passaggio dell'esame, erano finiti nelle buste di altre due colleghe. Interrogate, dapprima negarono poi confessarono la corruzione. 

A Latina, per lo stesso concorso i commissari d'esame chiesero fino a 10 milioni delle vecchie lire e gioielli che vennero ritrovati nella cassaforte di uno degli inquisiti. A Salerno finì sotto inchiesta per scarsa trasparenza anche il concorso per la scuola materna.

Ora torniamo al nostro per dirigente scolastico. A fine 2012 si conclusero, dopo le prove orali e la definizione delle graduatorie, i concorsi regionali. Ma già si manifestavano dubbi sulla regolarità delle procedure seguite dalle commissioni esaminatrici, soprattutto in merito alla correzione delle prove scritte. A causa di questi dubbi, trentanove candidate presentarono un ricorso collettivo al Tar denunciando "l'illegittimità della composizione delle commissioni dovuta a incompatibilità funzionale". Infatti in alcune commissioni figuravano esponenti di sigle sindacali, fortissime da un punto di vista rappresentativo nel comparto-scuola, uno stato di coniugio tra un commissario e una candidata, nonché dichiarazioni di presenza di commissari che durante gli esami, però, si trovavano in altri posti... oltre a una correzione di elaborati dichiarata come tale ma mai avvenuta per mancanza di tempo utile ad effettuarla. 

La professoressa Rosa Eleonora Paradiso, portavoce delle sue colleghe, si è dichiarata indignata dagli avvenimenti. Sia per quanto accaduto, sia perché neppure a livello locale i giornalisti seguirono la vicenda. Vicenda che il 24 luglio di quest'anno ha visto l'epilogo con la sentenza del Tar di Napoli che ha respinto il loro ricorso. D'altronde attivarsi presso un organo giudiziario, in questo caso amministrativo, è un terno al lotto dato che le sentenze variano da città a città. Fra l'altro incide anche l’essere rappresentati da avvocati di grido che molti non possono permettersi. Ergo non vale la forza della legge e della ragione provata, spesso vale la legge del più forte. Sia chiaro che per i magistrati il ricorrente è un numero di fascicolo. Vincitore o soccombente pari sono: uno vale l’altro. Fa niente se l’interesse nazionale preme affinché dal concorso pubblico emerga il valore e il merito. Le trentanove candidate, facendosi rappresentare da avvocati di fuori regione, già inizialmente avevano peccato di ingenuità. Meglio sarebbe stato un principe del Foro locale: sia mai che avesse un'amicizia in grado di favorire l’esito della causa? 

L’appellativo dato agli operatori del diritto è veritiero e il nome di "Azzeccagarbugli" è giusto, visto che Azzecca significa "indovinare" e garbugli "cose non giuste". Quindi "indovinare cose non giuste". 


Azzeccagarbugli è la figura centrale del 3° Capitolo dei Promessi Sposi; è un avvocato venduto, è un miserabile e Alessandro Manzoni, pur non dicendolo apertamente, ce lo fa capire descrivendocelo negli aspetti più negativi. Di questo personaggio emerge una grande miseria morale: ciò che preme all'avvocato è assicurarsi il favore di don Rodrigo, anche se per ottenerlo deve calpestare quella giustizia che dovrebbe servire. Il Dottor Azzeccagarbugli è una figurina vista di scorcio, ma in maniera limpida e interessante. E' un leguleio da strapazzo abile a ordire garbugli per imbrogliare le cose, come lui stesso confessa a Renzo. Ci vuole la conoscenza del codice, è necessario saper interpretare le gride, ma per lui valgono sopratutto le arti per ingarbugliare i clienti. Il Manzoni lo ha dotato di una specifica individualità esteriore, di un eloquio profuso, a volte enfatico e sentenzioso, a volte freddo e cavilloso, grave e serio nella posa di uomo di alte cure, pieno di sussiego nella sua mimica istrionica. Don Rodrigo lo ha caro come connivente nei suoi disegni delittuosi, mentre il dottore, accattando protezione, col servilismo e l'adulazione scrocca lauti pranzi. Alcuni osservano, e non a torto, che in questo personaggio il Manzoni abbia voluto farsi beffe dei legulei dalla coscienza facile.

A Parlar di Azzeccagarbugli non vi pare che si parli di tanti nostri contemporanei legulei togati, siano essi magistrati o avvocati? Ogni riferimento ai fatti di cui si parla è puramente causale, ma non si può negare che le sentenze dei casi in questione non siano sempre in linea una con l'altra. Ad esempio, per motivi meno appariscenti di quelli sollevati a Napoli, in Molise il concorso è stato sospeso a seguito di un ricorso presentato da candidati esclusi dalle prove orali (Ordinanza Tar Molise n. 77/2012). Qualcosa di diverso nel Lazio, dove il concorso è stato oggetto di due interrogazioni parlamentari a causa della costituzione della commissione esaminatrice i cui componenti pare fossero rappresentanti sindacali (motivo di esclusione). Un'interrogazione parlamentare atta a verificare se “lo svolgimento dell'attività della commissione sia stato conforme ai principi di efficacia, di trasparenza ed efficienza nel pieno rispetto delle normative vigenti", anche per il concorso in Friuli Venezia Giulia. Invece in Calabria i ricorsi hanno riguardato la mancata correzione della seconda prova scritta (nel caso in cui la prima fosse stata valutata negativamente dalla commissione); qui il TAR ha respinto i ricorsi ritenendo che non vi fosse l’obbligo di correggere entrambe le prove. Ultima in ordine di emanazione: un'ordinanza del TAR della Lombardia che prima di decidere definitivamente sul ricorso di alcuni candidati esclusi, ha chiesto all'Ufficio scolastico regionale di “acquisire le buste contenenti le prove di concorso dei ricorrenti”. 

Ma i ricorsi sono sempre all'ordine del giorno. In Puglia quaranta aspiranti preside fecero istanza al tribunale amministrativo di Bari contro l’esclusione dalla prova orale. I ricorrenti sostennero a giugno 2012 un test scritto al quale non risultarono idonei; le udienze dei ricorsi, però, vennero fissate dopo la prova orale, a fine settembre 2012. E ancora: in un altro concorso per dirigenti scolastici un candidato è stato ammesso alla prova scritta nonostante sia stato beccato con alcuni foglietti inseriti fra le pagine del vocabolario.

Tutto questo per dire alle amiche di Napoli a cui il giudice ha respinto il ricorso, di non disperare e provare a Roma. Al Consiglio di Stato. 

Per rispondere a chi grida che le sentenze non si criticano ma si rispettano e si applicano, dico che l’Ordinamento giuridico prevede l’istituto del gravame. Il termine gravame viene utilizzato come sinonimo di impugnazione o, con significato più specifico, per indicare un particolare tipo di impugnazione che mira al completo riesame della controversia in modo da giungere a un nuovo giudizio in sostituzione di quello contenuto nella sentenza impugnata. La parte fondamentale del gravame è la critica mossa alla sentenza ritenuta errata e ingiusta. Se non si ottiene nulla, si può sempre provare con la tutela penale e civile del diritto leso. Sia mai che un magistrato di buon cuore emetta un giudizio favorevole condannando chi doveva essere presente ma non c'era?

Nei tribunali non sempre vince chi ha ragione.

Da I Promessi Sposi: “Purché non abbiate offeso persona di riguardo, intendiamoci, m’impegno a togliervi d’impiccio: con un po’ di spesa, intendiamoci. Dovete dirmi chi sia l’offeso, come si dice: e, secondo la condizione, la qualità e l’umore dell’amico, si vedrà se convenga più di tenerlo a segno con le protezioni, o trovar qualche modo d’attaccarlo noi in criminale, e mettergli una pulce nell'orecchio; perché, vedete, a saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo, e nessuno è innocente”. 


Articolo di Antonio Giangrande adattato per volandocontrovento da Massimo Prati

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60 commenti:

Manlio Tummolo ha detto...

A questo saggio articolo va solo aggiunta una conclusione; anche il celebre Azzeccagarbugli, che poi era un personaggio storico, morì di peste come tanti altri, e non gli servì saper imbrogliare i poveri e adulare i potenti. Alla fine, arriva sempre - è questo l'insegnamento del Manzoni che, nipote di Beccaria , conosceva bene quei pollastri - il momento di una Giustizia, data o da Dio (per chi Vi crede) o dalla Natura, per chi non crede in Dio, abbastanza severa. Qualcuno potrebbe obiettare che, insieme agli ingiusti, la peste si portò via anche molti giusti (ad es. fra' Cristoforo, che pure assistette lo stesso suo nemico don Rodrigo), ma non possiamo sapere chi alla fine patì maggiormente di fronte a quel'immane disastro che fu la peste del 1630, anche perché, come disse Bertoldo ad Alboino, "chi cade dall'alto si rompe la zucca".

I furbacchioni, adusi a rovesciar frittate, a girare arrosti, a stare sempre col più forte pensando così di vincere sempre, o presto o tardi saldano i conti tutti in una volta, il che è ancora più doloroso. Lo insegna la storia, come la vita quotidiana: basta aver pazienza.

Anonimo ha detto...

Carissimo Manlio, purtroppo sono molti (i più) i furbacchioni che la fanno franca. La peste spara nel mucchio tra i buoni e i cattivi. Ci si può sempre consolare pensando a una giustizia ultraterrena, ma è sempre meglio far conto su quanto è in nostro potere per rendere migliore questo di mondo, poi si vedrà...
Gilberto

Manlio Tummolo ha detto...

Carissimo Gilberto,

sono perfettamente d'accordo con te. Tuttavia ciò che l'uomo non riesce a fare, lo fa qualcun altro. Un mio caro preside di Liceo a Trieste, prestigioso ed affermato come presidente del Collegio dei Presidi, una sorta di dittatore o di tiranno a cui non si doveva dire di no, finì appena andato in pensione sotto inchiesta giudiziaria per avere fatto la "cresta" sulle gite scolastiche e i contributi dei ragazzi. Una cosa veramente "onorevole". Gli sono poi capitate altre disgrazie, ma è meglio sorvolare: gioire del male altrui non è mai bello.

Chiara ha detto...

tutto giusto, chiunque abbia fatto un concorso sa perfettamente che anche ciò che può apparire leggenda è fin troppo tristemente reale.

poi però c'è l'altra faccia della medaglia: "Nei tribunali non sempre CI VA chi ha ragione": i concorsi pubblici conoscono bene, oltre ai tanti "malcostumi" denunciati nell'articolo, quello di coloro che vi partecipano unicamente per essere legittimati a presentare impugnativa contando sulla sospensione in via cautelare del provvedimento di esclusione; accedono così agli orali e qualora in seguito il ricorso vada respinto non vengono mai comunque esclusi dalle graduatorie...non ho mai capito perchè, o meglio il perchè è quello del detto: "in Italia nulla è più stabile del provvisorio".

Anche questo atteggiamento, tutto italico (anche detto: fottitene e buttati nella mischia, poi fai casino che qualcosa otterrai) è così diffuso ed atavico che fin il buon De Andrè lo inserì nella sua "Don Raffaè": "tengo 'no frate
che da quindici anni sta disoccupato
chill'ha fatto quaranta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi"...

Lo dico non per polemizzare con quanto detto, che come ho detto accade eccome, ma giusto per completare il quadro...che non si creda che professori, giudici e compagnia bella, appartengano ad una razza aliena con un "dna comportamentale" diverso dai compatrioti che in gran parte si straccia le vesti solo quando è dalla parte sbagliata della "barricata".


Chiara ha detto...

p.s. nel rileggere la chiusa del mio commento mi avvedo che rischia venga frainteso, quindi specifico: non mi riferisco al Dott. Giangrande o qualsiasi altro in particolare!

Manlio Tummolo ha detto...

Può darsi che ciò che scrivo ora sia preso come fatto personale: ciò è tipico in chi ha una mentalità corporativa, anche se magari non appartiene a quella corporazione, ma la considera un modello da seguire.

Vedo, ad esempio, che l'Unione delle Camere Penali Italiane ha un ottimo programma di battaglia garantista, che in larga parte approvo, senza dimenticare però che la parte lesa, anche se poi non potesse presentarsi come civile in processo (es., un assassinato orfano e senza alcun congiunto), va tutelata in primo luogo (come? cercando non capri espiatori, ma la verità dell'evento criminoso). Tuttavia, gli stessi penalisti che, quando difendono un imputato, declamano in lungo ed in largo sui suoi diritti (e fanno anche bene), tuttavia quando rivestono la loro funzione di avvocati di parte civile, non solo spesso si adeguano alle richieste del pubblico ministero, ma anzi cercano di inasprirle, senza tenere conto alcuno che l'imputato potrebbe anche essere innocente, o non colpevole per quanto definito dall'accusa. Avevo scritto su questo problema all'UCPI: ovviamente nessuno ha cercato di rispondere.

Ora, il comportamento contrapposto negli stessi difensori, quando assumono ruoli diversi, senza badare ad eventuale diversa verità dei fatti, dimostra la loro sostanziale schizofrenia di cui pur accusano (cfr. sito dell'UCPI) il legislatore.

Un altro esempio facilmente verificabile: è stato riformato nel 2013 l'Ordinamento Forense. Ebbene, salvo mia disattenzione, nulla si dice sulle ferie giudiziarie (predisposte per gli avvocati), la cui norma risale addirittura al 1969. Mi si obietterà che non è colpa degli avvocati, ma del legislatore. Già, ma perché gli avvocati nulla fanno notare a proposito di questa plateale omissione ?

E' evidente, analizzando ciascun singolo caso, che la formazione giuridica, sia per i futuri magistrati, sia per i futuri avvocati, è estremamente carente sul piano logico e scientifico, manca di contenuti, si adagia nello studio mnemonico di leggi, sentenze, aforismi, brocardi. Ragionamento? NULLA, salvo quel poco che viene suggerito in Filosofia del Diritto o Sociologia del Diritto.

Chiara ha detto...
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Chiara ha detto...

Avevo scritto una replica articolata circa l'ultima proposizione (gli studi e le professioni giuridiche non richiedono ragionamento) ma poi ho capito che è talmente assurda anche solo a livello logico che se uno lo pensa o riesce a crederci non è il caso di sprecarci nemmmeno una parola.

Manlio Tummolo ha detto...

Come volevasi dimostrare (prime due righe). Sempre di vedetta, anche dopo tre giorni dall'ultimo commento. Elementi simili dovevano essere messi a Caporetto: gli Austro-Tedeschi non sarebbero passati.

Chiara ha detto...
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Chiara ha detto...
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Chiara ha detto...

tre giorni? abbiamo scritto entrambi ieri....vabbè, vista la confusione mentale non starò a chiedere come lo spirito corporativo si identifichi con lo stare di vedetta, conservo sempre una veletta pietosa per questi casi.
piuttosto Le do lo spunto per altri sagaci e interessantissimi commenti, dandoLe in esclusiva una ghiotta notizia-bomba: domani mi ricollegherò al sito. ohhhhhh.

Anonimo ha detto...

@Manlio e Chiara
Casualmente in libreria un libro ha attratto la mia attenzione e l’ho acquistato. Pur non essendo arrivato ancora alla metà del volume posso già dire che è stato un buon acquisto. Si tratta di “Le parole e la giustizia” di Bice Mortara Garavelli sottotitolato “Divagazioni grammaticali e retoriche su testi giuridici italiani”. E’ un lavoro che ritengo difficile per un linguista che non sia un giurista e per un giurista che non sia anche linguista. Per me che non sono né un linguista e né un giurista ha il fascino dell’avventura e dell’ignoto. Il testo è un excursus davvero notevole nel linguaggio giuridico con i suoi vezzi, le sue idiosincrasie e le sue civetterie, ma anche uno straordinaria ricerca intorno agli aspetti formali (stilistici e retorici, sui luoghi comuni, sugli stereotipi (salomonici e non, sugli azzeccagarbugli) del corpus normativo che sovente genera discordia. Ma per citare le parole dell’autrice: “La discordia e le discordie non sono forse una delle condizioni che hanno reso indispensabile il legiferare? E che hanno alimentato in buona e in cattiva parte, l’attività degli ‘operatori’ della giustizia?” Spero che la mia segnalazione possa essere un motivo per mantenere la discordia sul piano delle idee . Il libro è davvero interessante.
Gilberto
P.S.
Se l'avete già letto sarò lieto di conoscere le vostre impressioni.

Manlio Tummolo ha detto...

Qua non si sanno contare neppure i giorni trascorsi tra il commento mio, che suscita l'ovvia reazione della faziosa corporativa, e quello immediatamente precedente:
16 - 13 = 3.
E' un'operazione da prima elementare, ma evidentemente, qualcuno non sa neppure farle, e poi pretenderebbe di essere logico.

Caro Gilberto, gradirei intanto non essere accostato a persona che di chiaro non ha nulla. Non ho letto quel libro. Se mi capiterà vedremo. Sull'amministrazione giudiziaria i libri non mancano certo.

Il punto drammatico è che la categoria dei giuristi è quella in assoluto più bestialmente conservatrice che dar si possa; oltre a dare una sola mano di pittura ai suoi vecchiumi (magari con la lingua inglese), null'altro sa fare. Esiste, com'è noto, una Facoltà di Giurisprudenza che è la matrice di orientamenti ben diversi, quello dei magistrati e costituzionalisti da una parte, rivolti al Diritto Pubblico, l'altra quella dei notai e soprattutto degli avvocati rivolta invece al cosiddetto "Diritto privato" (meglio sarebbe definirlo Diritto privatistico, visto che è regolato da leggi, e non da accordi privati).

Orbene, malgrado siano prospettive quasi opposte (l'una, quella del Diritto pubblico mira all'attuazione della legge; l'altra, quella del Diritto privato, alla tutela dell'interesse privato nel rispetto della legge), si continua a metterle insieme invece di separarle nettamente (ben prima della separazione delle carriere di cui sproloquia Berlusconi & Company): io direi, perfino di località, in modo che non succeda, come ora succede, che l'avvocato sia amico e sodale del magistrato fin dai tempi dell'Università ed ex-"compagni di bisbocce ovvero di merende", tale da scambiarsi favori.

Dovrebbero essere istituiti (non solo in Italia, ovviamente) due Dipartimenti ben separati, uno rivolto allo studio del Diritto pubblico, l'altro rivolto al Diritto privatistico, in cui siano formate due mentalità diverse, tali poi da affrontarsi con maggior vigore nelle aule giudiziarie, di quanto succeda. Perché, oggi come oggi, l'avvocato è in generale semplicemente soggiogato dagli interessi e volontà del magistrato, inquirente o giudicante che sia, e trema molto spesso alla sua vista, si inchina e ne diventa servitore ipocrita per giunta. Oppure, gli è amico integrale (talvolta pure fisicamente fratello), per cui il suo patrocinato diventa l'inconsapevole martire dei due.

Manlio Tummolo ha detto...

PS) Una cortese preghiera, carissimo Gilberto. Sinceramente non comprendo questo tuo desiderio di vedere andare d'accordo due persone che hanno visioni della vita in generale, di una determinata professione in modo particolare, diametralmente opposte; tra chi ragiona in termini di Forza materiale come base di ogni rapporto umano, e chi invece punta sulla Ragione e la non-contraddittorietà come fondamento del tutto. Ragione che sia logica ed etica insieme, nel senso kantiano. Come rispose Achille ad Ettore morente, "non c'è pace tra il lupo e l'agnello". Non può esserci pace tra chi tenta di travisare anche la benché minima frase (tipica quella dei giorni trascorsi nel silenzio degli interventi), e chi si sforza di rispondere con argomentazioni che non siano soltanto negative. Sono mesi che va avanti questo tipo di confronto, e malgrado vi sia stato qualche punto di contatto almeno in apparenza, malgrado questo, si è ripreso l'attacco nelle forme subdole prima, offensive poi. Vi è chi vuol comandare, imperare, costringere gli altri al suo parere. A me, ripeto, di convincere interessa poco (mi sarei aggregato a qualche partito politico), bensì di esprimere le mie opinioni senza stolide e nevrotiche aggressioni altrui.

Né infine accetto che una persona, persino nelle mails personali, si permetta di non comunicare nome, cognome, residenza e professione, quando invece da parte mia le ho rese di pubblico e controllabile dominio. Nessuna persona decentemente educata manderebbe ad altri una lettera anonima, poco importa se per fare amicizia o per litigare. Non vedo perché, con la posta elettronica, ci si permetta di agire diversamente.

In conclusione: dove c'è incompatibilità integrale, non vi è possibilità durevole di seria discussione.

Chiara ha detto...

Gilberto, grazie per la segnalazione che raccoglierò, sembra una bella lettura anche se spero non troppo pesante...c'è già troppa grevità in giro! ;-) La materia dei vezzi, vizi e idiosincrasie della legge e suoi operatori si presta perfettamente ad un'opera ironica e ne sono state composte di impagabili, spero sia una di queste. :-)

La tua citazione sulla discordia mi ha ricordato un detto: "Degli avvocati è più facile parlar male che farne a meno". :-D

Ciao e buona giornata.

Anonimo ha detto...

Carissimo Manlio
Nelle tue osservazioni ci sono per l'appunto molte notazioni espresse con pathos e chiarezza. Era appunto il mio un auspicio che la discordia (così mi sono espresso)si mantenesse sul piano delle idee per rendere partecipi i partecipanti al blog di un dibattito attualissimo sul tema della giustizia. Non ho alcun dubbio che Chiara potrà allo stesso modo esprimere le sue idee lasciando ai lettori e commentatori una libertà di giudizio e di opinione sul merito.
Gilberto

Chiara ha detto...

Signor Tummolo
sono lieta dell'ammenda che ha voluto fare col Suo messaggio delle 10:10, mettendo finalmente in atto una seria autocritica:

"chi ragiona in termini di Forza materiale come base di ogni rapporto umano, e chi invece punta sulla Ragione e la non-contraddittorietà come fondamento del tutto".

Auspico che anch'Ella impari ad usare la Ragione e riesca a svincolarsi dal Suo porsi in termini di Forza nei rapporti con le persone; ne guadagnerà la Sua vita, vedrà: "Non può esserci pace tra chi tenta di travisare anche la benché minima frase (tipica quella dei giorni trascorsi nel silenzio degli interventi), e chi si sforza di rispondere con argomentazioni che non siano soltanto negative"; bravo Tummolo per avere finalmente riconosciuto la Sua tendenza a travisare e ad esprimersi in termini sempre negativi: un semplice "voi" nato da un equivoco viene travisato per un atto di lesa maestà e le scuse ricevute per l'equivoco medesimo diventano occasione per "l'attacco nelle forme subdole prima, offensive poi"; ancora però è un po' "crudino" (si farà, non desista) dato che ancora insiste nell'insulto anche negando di avere postato un commento il 15 agosto alle ore 9:52 tanto per darmi dell'ignorante in matematica nonostante l'evidenza....o forse devo arguire che la Sua partecipazione al blog si divida schizofrenicamente in due compartimenti stagni: da un lato i commenti di partecipazione alla comunità del blog, dall'altra quelli di mera provocazione rivolti a me in particolare? è proprio così dunque? occupo una parte così preponderante del Suo pensiero tanto da generare personalità alternative ignare le une delle altre? Che potenza temibile, rabbrividisco!

Non vorrei intralciare il ravvedimento in opera appesantendo la Sua apprezzabile ammenda con una sottolineatura, ma prenderò il rischio perchè è davvero importante: "Vi è chi vuol comandare, imperare, costringere gli altri al suo parere".
Ecco, lo tenga sempre a mente quando posta un commento: la discussione costruttiva è fatta di affermazione di un qualcosa e di replica "di aggiustamento" o "di negazione" da parte di altri e così via in un armonico argomentare.
Se Ella tronca la discussione trascendendo nell'insulto e nel disprezzo verso il dissenso e il dissenziente, nonchè proferendo espressioni generaliste e vacue che venificano qualunque posibilità di interlocuzione razionale - essendo riconducibili tali espressioni ad organi che stanno assai più in basso di quello deputato alla ragione - in quel preciso istante Ella mostra di non saper reggere la contraddizione, di non voler dialogare bensì di comandare, imperare, costringere gli altri al Suo parere.
Ecco, lo tenga a mente come Le è stato palese nel momento in cui l'ha scritto e vedrà che le cose andranno assai meglio.

continua...

Chiara ha detto...

...segue

In questo lieto momento non nego che un po' mi secca dover dissentire, invece, da un altro assunto da Lei espresso, ma forse è meglio andare in fondo alla questione e spazzare il campo proprio da tutte le idiosincrasie che Le impediscono di rapportarsi normalmente: Ella continua ad insistere che poichè si è palesata altrettanto dovrebbero fare gli altri. Il mondo è libero Tummolo, quello del web in particolare, chiunque non appaia altrimenti nella "rete" è libero di comporre autobiografie in cui incensarsi e spendere i vissuti che più gli aggradano per tentare una raddrizzata preventiva alla scarsa opinione che gli altri potrebbero formarsi di lui in base ai suoi interventi o semplicemente per dimostrare a se stesso di esistere e di essere uno "contro" o per tentare una goffa forma di intimidazione fondata su asseriti titoli d'istruzione che potrebbero scoraggiare dal confronto i meno istruiti.
I miei diplomi sono appesi ad una parete, sono stati soltanto gli inizi e non il fine del mio vivere, quindi ciò che offro sono le idee e i pensieri: chi è in grado di confrontarcisi lo faccia, gli altri annaspino pure nella vana ricerca di uno sterile cognome pur di distogliere l'attenzione.
Chi sono, dove vivo e cosa faccio lo sa Massimo, che ritengo persona equilibrata e affidabile nel marasma internautico popolato da tanti matti, ragion per cui è sempre consigliabile la prudenza essendovi il rischio di attirarsi attenzioni indesiderate.

Se Ella non si fida di lui quando Le dice ciò che pare esserLe essenziale per vivere quanto l'aria che respira, ma che non Le è concesso di conoscere direttamente a causa della mancanza di quelle due virtù che ho riferito a Massimo, questo è un problema che ha con lui, non con me.

Buona giornata comunque e continui sulla strada dell'autocritica, ne gioverà tantissimo vedrà! :-)

Anonimo ha detto...

@ chiara
Purtroppo (e per fortuna) il testo che ti ho segnalato non è un pamphlet ironico, è un testo serio e impegnativo, a livello universitario (edito nel 2001). Non si tratta di un divertissement ma di un'opera che scende in profondità nella grammatica, nel lessico e nella struttura del testo legislativo e naturalmente, attraverso l'universo testuale mette in risalto la struttura profonda del linguaggio giuridico, dell'arte della retorica e della persuasione. Sicuramente un libro di interesse per tutti gli operatori del settore (e non solo).
Gilberto

Chiara ha detto...

mmm...speravo in qualcosa di meno serio rispetto a cià che leggo di solito, l'estate invita alla leggerezza...lo terrò per l'inverno e mi fido del tuo giudizio per un nuovo spunto d'apprendimento; ho letto da poco "Fondamenti di retorica forense" di Paolo Moro, penalista e Associato di Filosofia del Diritto, impostato sull'analisi della retorica classica; questo che segnali potrebbe risultarne complementare contenendo anche un'analisi del lessico e della struttura del testo legislativo. Ogni suggerimento è sempre ben accetto, grazie.

Non ti ho più chiesto...hai avuto modo di leggere l'articolo di neuroscienze che ti avevo segnalato sulla manipolabilità del ricordo a seguito di eventi stressanti?

Anonimo ha detto...

@ chiara
Ho cercato l'indirizzo dell'articolo di neuroscienze nei tuoi interventi nei vari post e non mi riesce di ritrovarlo. Deve essermi sfuggito. Cercherò meglio.
Gilberto

Chiara ha detto...

Ciao Gilberto, il link è questo:

http://www.eurojnlofpsychotraumatol.net/index.php/ejpt/article/view/19864/html

Il titolo con cui mi è stato presentato è: "False memorie nei reduci dell'Afghanistan. Dimostra come sia facile impiantare false memorie. Ricerca utile per i penalisti che devono valutare testimonianze di eventi traumatici"

Anonimo ha detto...

@ Chiara
Sì, l’articolo dimostra quello che da tempo si conosce in psicologia sociale, che la memoria è variamente influenzata da una serie di fattori di contesto fino in alcuni casi a prodursi una falsa memoria nel testimone. In realtà la memoria anche normalmente è sempre una costruzione della mente, neppure l’immagine fotografica, lo sappiamo, descrive la realtà com’è. Nell’articolo però si sottolinea un fatto importante
“Crombag et al. (1996) suggested that dramatic events may be more vulnerable for the misinformation effect than ordinary events, because of their ability to evoke vivid images that interfere with source monitoring.”
E che
“It may be speculated that soldiers with more stressors on deployment were better able to construct vivid images related to the misinformation and found it more plausible. Therefore, the interaction between stressors on deployment and arousal was also included as a potential predictor.”
In altri termini l’effetto ‘misinformation’ è più rilevante nel caso di eventi drammatici piuttosto che nel corso di situazioni di ordinaria quotidianità e che i fattori di stress si legano con più facilità alla disinformazione (falsa memoria). Sul tema in realtà esiste una quantità di studi anche più direttamente riferiti alle testimonianze nel corso dei processi. Il problema della memoria è uno dei più complessi e può davvero dar adito non solo a ‘misinformation’ ma anche a dei veri e propri colossali equivoci in perfetta buona fede. Argomento davvero complesso e per molti versi esso stesso suscettibile di ‘misinformation’ Gilberto

Manlio Tummolo ha detto...

E' intervenuta l'aiutante letterata, insieme all'aiutante gius-laureata triennale, a rovesciare frittate e girare arrosti. Chissà quale forza potrebbe adoperare un vecchio docente pensionato, e su chi ? Hanno scambiato il blog di Massimo Prati per una pizzeria a metro ! Vadano le tre amichette a fare le martiri altrove. Penose tutte e tre e imparino almeno a fare 16 - 13 !

Vorrei ricordare quella frase, detta nei commenti del precedente articolo ad un anonimo come loro stesse, per cui :
"Anonimo bello, rispetto a te anche un'ameba ne sa di più... tua incursione nei normodotati... torna in camera che il dottore ti aspetta per la visita ! :-D" del 9 agosto 2013 ore 13.19, seguito da altro alle 13.24 del medesimo giorno. Il geroglifico finale denota l'immaturità infantile del personaggio che vuol significare che sta ridendo. La titolare è questa, ma quando vuol far vedere di essere all'altezza delle situazioni chiama l'amica (?) letterata e l'amica (?) giurista per farsi dare una mano e farsi dire belle frasi senza senso compiuto.

Cito quelle espressioni del 9 agosto 2013, non rivolte a me, per dimostrare che non ne faccio una questione personale, ma che è quello il suo vero livello mentale, temperamentale ed espressivo. La frequenza poi dei suoi interventi, che sottolineavo, dimostra che, come un cecchino, spara su qualunque cosa si muova, e che le sembra un pericolo, sia che si tratti di un coniglio, sia di un carro armato. Ma, come una pizzaiola, si giustifica poi dei fallimenti, cercando di girare la pizza scottante, attribuendo agli altri ciò che evidentemente è solo suo.

Chiara ha detto...

Un'altra correlazione interessante messa in luce dallo studio è quella con le limitate capacità cognitive, con le quali l'efficacia dell'impianto del falso ricordo si pone in relazione direttamente proporzionale. Altra cosa significativa è che non si tratta di soggetti che abbiano riportato traumi di guerra ma che semplicemente hanno vissuto una condizione di forte stress e che la falsa memoria che si è creata da parte dei ricercatori nelle loro menti ha attechito in quanto riferentesi a condizioni potenzialmente verificabili in quella condizione di stress (la guerra) ma mai vissute nemmeno lontanamente. Ma la vera novità dello studio è la verifica della "sopravvivenza" a lungo termine delle memorie indotte e addirittura la loro emergenza a distanza di molto tempo, senza ulteriori stimoli, dal tentativo di manipolazione dopo che in un primo momento esso era sembrato fallire.

Chiara ha detto...

Intervento volgarotto e terra terra Tummolo, può fare di meglio. E poi non smani per dimostrare tanta ignoranza nel ritenere che con una laurea triennale si possa fare l'avvocato nè correggere gli errori di chi millanta di essersi laureato nella stessa materia secondo un percorso che ritiene migliore.

Purtroppo per Lei sono meno giovane di quel che crede, quando mi laureai il nuovo ordinamento bifasico non era nemmeno ancora in gestazione. Risparmi pure il Suo disprezzo diplomistico per i giovanissimi, cosa che denuncia a pieno il Suo spessore: grande maturità e grande livello intellettuale, complimenti! Non oso pensare cosa pensi Lei dei diplomati alla scuola superiore o alla scuola media! Ma ho visto che quelli li tratti con paternalistica sufficienza. Se questo è l'uso che fa dell'istruzione è proprio il caso di dire che male ha fatto a sottrarre le Sue braccia all'onesto mestiere dell'agricoltore. Rimedi, chè è ancora in tempo.

Manlio Tummolo ha detto...

Girando poi nello stesso articolo, se ne trova un'altra di delicata eleganza espressiva :

"hahaha [scritto all'inglese, non in italiano, dove la 'a' precede l' acca], ma cosa credi, scricciolo neuronale, di far tirare su rissa [quale rissa, e come si tirino "su" le risse, lo sa l'illustre idra a tre teste] a qualcuno? credi di provocare contrapponendo utenti ? stella bella, come dirtelo con delicatezza ? sei un pigmeo in mezzo ai watussi, mettitela via [che cosa e dove?] ! ^_^" .
Sempre 9 agosto 2013, ore 14.17.

Sorvolo sul fatto che l'interlocutore, anonimo quanto lei o poco più, non aveva scritto nulla di volgarmente offensivo.

Relativamente a me, Magica testimonierà come cercò diu usarmi perfino quale spaventapasseri per lei (che chiedeva spiegazioni, mal interpretando una frase di Enrico), nel mezzo di espressioni quali "caxxo" e "coglioni".
Vi sarebbe un florilegio su ciò che scrive di suo, quando non si fa aiutare dalle sue amiche (?) intellettuali. Diplomi appesi alle pareti: certo quelli di Scuola elementare e quelli di Scuola media unica. Sono diplomi pure quelli!

Poi pretende di dar prediche moralizzatrici agli altri!

Manlio Tummolo ha detto...

Sulla Sua età cronologica non discuto, per carità. Non mi passa neppure per la mente. Discuto sullo stile e soprattutto l'età mentale.

Anonimo ha detto...

Sì Chiara, la sopravvivenza a lungo termine delle memorie indotte (o autoindotte) è davvero un elemento importante che mi ricorda qualcosa circa un caso sul quale si sta dibattendo. Naturalmente senza la pretesa di forzare le conclusioni dell'articolo al caso di Michele Misseri che rimane comunque molto più complesso e piuttosto singolare. Gilberto

emax/massimo prati ha detto...

In questi giorni non ho molto tempo, ma mi farebbe un enorme piacere che si tornasse a parlar di articoli e non di altro... massimo

Chiara ha detto...

eh beh, quando non si hanno argomenti la si butta in caciara, è inevitabile.
quando si giunge alla paranoia, però, è ora di smettere.
per pietà della reputazione che in qualche modo è riuscito a crearsi, smetto io così Ella non si espone oltre al pubblico ludibrio con vaniloqui su amiche e suggeritrici. non mi fraintenda, La trovo estremamente comico, ma ho come l'impressione che non sia questo l'effetto sperato e quindi Le tendo la mano per evitarLe altre figuracce.
Buona serata.

Chiara ha detto...

certo Gilberto è per quello che l'ho segnalato, perchè in qualche modo s'inserisce in un filone argomentativo già affacciatosi, particolarmente da parte tua.
E' bene che chi non fosse al corrente delle enormi incognite del cervello e dei suoi singolari e personalissimi meccanismi sappia che non si parla di fantascienza.
Buona serata.

Manlio Tummolo ha detto...

"Caciara" termine tipico del linguaggio giuridico di un'avvocatuzza, uscita, tramite diploma di Istituto Tecnico Commerciale forse serale nei pressi di Roma, alla laurea triennale di Giurisprudenza. Tanto sono tutte "lauree" adesso. Ecco perché ai concorsi relativi sono tutti pronti a copiare tramite aggeggi elettronici di marca americana (compresi i docenti, che non sono più i baroni di una volta). I nodi concorsuali tornano sempre al pettine, anche se si fa finta di nulla grazie alle autodichiarazioni.

In lingua italiana dicesi "gazzarra", ovvero "confusione, baccano, frastuono".

Rida, rida, con l'"acca" davanti, ovviamente.

L'ignoranza è bella, soprattutto quando è beata di se stessa (povero Socrate, e il "Conosci te stesso" !).

E non mi si venga a dire che sono fuori tema, visto che si parla di concorsi.

Chiara ha detto...

ah (sospiro) che brutta cosa le ossessioni!
Tanta sincera e umana pietas per una vita piena di livore e invidia che certo suscita più sofferenza in chi la vive che indifferenza in chi ne sopporta le perversioni.

Manlio Tummolo ha detto...

Copiare, anche se stessi, fa parte di una mentalità formatasi con l'abuso della memoria come metodo di apprendimento. Quando non ci si ricorda qualcosa, che si fa? Si copia. E' il metodo largamente adottato dai giuristi nei loro esami di concorso o di abilitazione. Osservando nella storia del cosiddetto Diritto (meglio Giure o Giurisprudenza, perché di "diritto" non c'è nulla), si sa che le formule del pontefice massimo romano, dell'areopagita ateniese, del profeta ebraico, e più tardi del pretore romano venivano apprese vocalmente e rimandate a memoria. Ancora oggi l'uso della scrittura, per il giurista, rappresenta una difficoltà non indifferente. Questo spiega perché un giudice metta almeno almeno tre mesi per scrivere quelle motivazioni che invece, per logica, dovrebbero coesistere con la stessa sentenza.

Chiara ha detto...

è sempre una conferma constatare come chi non sappia lavorare sappia però insegnare a tutti come farlo.

"C’era una volta un omino di niente. Aveva il naso di niente, la bocca di niente, era vestito di niente e calzava scarpe di niente. Si mise in viaggio su una strada di niente che non andava in nessun posto. Incontrò un topo di niente e gli domandò:- Non hai paura del gatto? – No davvero – rispose il topo di niente – in questo paese di niente ci sono soltanto gatti di niente, che hanno baffi di niente e artigli di niente. Inoltre, io rispetto il formaggio. Mangio solo i buchi. Non sanno di niente ma sono dolci. – Mi gira la testa - disse l’omino di niente. – È una testa di niente: anche se la batti contro il muro non ti farà male - L’omino di niente, volendo fare una prova, cercò un muro per batterci la testa, ma era un muro di niente, e siccome lui aveva preso troppo slancio, cascò dall’altra parte. Anche di là non c’era niente di niente. L’omino di niente era tanto stanco di tutto quel niente che si addormentò. E mentre dormiva sognò che era un uomo di niente, e andava su una strada di niente, e incontrava un topo di niente e mangiava anche lui i buchi del formaggio, e il topo di niente aveva ragione: non sapevano proprio di niente." (Gianni Rodari)

Manlio Tummolo ha detto...

Il niente e chi lo descrive è l'esemplificazione di chi non sa che cosa sia la Ragione. Ci voleva pure Rodari, il comunista, tanto amato dalle insegnanti postsessantottine, che hanno riempito le magre fantasie dei loro alunni con quelle robette.

Allora, visto che si parla del Nulla, era meglio risalire al discorso di Gorgia, che almeno è più divertente.

Vediamo: sulla simbologia data alla Giustizia, come Dea DIKE, ma anche come Ordinamento Giudiziario, col quale spesso si confonde, abbiamo una donna con una bilancia ed una spada. La spada ha carattere coercitivo e punitivo, ovvero la Forza Fisica che la Giustizia impone a chi disobbedisce o tenta di farlo. La bilancia, secondo gli ingenui, significa il rapporto tra colpa o delitto e pena. E' una mera ingenuità, perché presuppone una proporzione mai esistita. In realtà la bilancia pesa colui che è più forte e colui che è più debole. Assomiglia alla bilancia di Giove quando vuol conoscere il destino delle forze combattenti, nell'"Iliade". Ovviamente gli ingenui obietteranno che la Giustizia difende i più deboli. Questo avviene solo in apparenza, in quanto il più debole, nello specifico momento, è sostenuto da un gruppo più forte. A me, ad es., il pubblico ministero di Trieste Giorgio Milillo chiese se io ed altre due persone eravamo sostenuti da un gruppo numeroso, e disse, che, se lo fossimo, avremmo avuto molte più probabilità di ottenere un successo giudiziario (siamo tra il 2000 il 2005, non nel Medioevo).

Sulla forza si fondano pure gli avvocati, usando ed abusando del pignoramento, una forma di rapina che costringe la vittima a svendere ad un prezzo minimo la proprietà pignorata all'asta, perdendo praticamente tutto. Ecco perché anche capita talvolta che un avvocato si trovi con la testa rotta, visto che, a differenza del magistrato, non ha di solito sgherri pronti a difenderlo.

Ora, il giurista, così magistrato quanto avvocato, non si fonda sulla Ragione, ma solo sull'uso ed abuso della Forza Fisica, coercitiva e punitiva. Altro che niente, ed altro che Rodari !

(segue)

Manlio Tummolo ha detto...

Altra simbologia del Giure è costituito dai colori, rosso e nero, e dal mantello farisaico con fronzoli, che lo fa assomigliare ad un sacerdote, ma di nessuna vera religione, in quanto appunto il suo idolo è puramente la Forza materiale.

Avete mai assistito all'inaugurazione dell'anno giudiziario presso la Suprema Corte di Cassazione, almeno per televisione ? Ebbene, avrete notato, cari forumisti, la presenza di una mazza. A che serve la mazza, vi chiederete voi, all'inaugurazione di un anno giudiziario ? Nul'altro che a rappresentare un simbolo della Forza repressiva e sterminatrice. La mazza veniva usata, nel buono Stato Pontificio, per il supplizio della ruota e della mazzolatura. Il carnefice massacrava il condannato a martellate, appunto. Un'intrinseca ferocia barbarica che il magistrato moderno non disdegnerebbe dall'usare anche oggi, se le leggi non glielo impedissero.

La storia giudiziaria dimostra che, con rare eccezioni, e similmente ai giornalisti (altra categoria di voltagabbane), i magistrati si sono sempre adattati a qualunque regime, asservendosi al padrone di turno, sempre per il loro culto della Forza Materiale. Ciò anche li assimila ai grandi criminali, i quali esattamente hanno la medesima mentalità, ma con una concezione opposta della Legge.

In conclusione, per il giurista la Forza Materiale è fondamento del Giure, quella che, prevalendo, dà "legittimità" a determinate operazioni. E' legittimo chi, nell'uso della Forza Materiale, prevale sull'altro che ne ha minore o nulla.

Chiara ha detto...

e l'eco disse "mi bacerei tanto mi piaccio": il Narciso del verbo (wikipediano?)

crede di affermare esoteriche verità parlando di acqua calda? l'hanno già inventata, non se ne abbia a male.

che poi qualcuno, vivendo nel mondo reale e contemporaneo fatto di persone vere, tribunali veri e problemi veri, sappia che le origini degli oggetti non ne esauriscono la natura e che alla teoria segue la pratica ed essa si evolve e si adatta alle esigenze e ai comportamenti dei consociati, questo è solo questione di vivere nel mondo degli uomini e non nell'empireo delle idee. Insomma: lavorare.

Manlio Tummolo ha detto...

Siamo alle solite: io tratto un problema generale, salta sempre la solita furbetta, che mi cita in continuazione anche nell'altro forum (anche se non vi partecipo), e poi dice che sono io narcisistico (me lo disse anche un preside comunista prof. Forni, poi finito sotto inchiesta per aver rubato col suo vice missino sui fondi delle gite scolastiche). Bene, la cosa non mi turba, è un'accusa vecchia a chi ha semplice coscienza delle proprie capacità (il socratico "Conosci te stesso"). Ora, psicoanalisi per psicoanalisi - poi dopo si rivolga pure a chi vuole per protestare al titolare del blog Massimo Prati o al sacrestano tutto guglie e colombi prof. Letta, non me ne importa un accidente - questa donnetta soffre del complesso di castrazione, ha urgente bisogno di uno psicoanalista di stampo freudiano. Soffre di un eccesso di ormoni maschili, è probabilmente irsuta, e si sente per questo in costante competizione con le donne da maschio mancato, e con i maschi per farsi notare brava ed all'altezza dei maschi. La citazione di una favola al telefono di Rodari denota pure il suo infantilismo, il richiamo a narrazioni infantili ricevute dalla maestra, dalla madre o dalla zia poco importa (peraltro favole brutte e da burocrate del PCI) per cui ad osservazioni generali, risponde con cose che non c'entrano nulla.

Chiara ha detto...

la misoginia (e della specie più popolana per giunta...forse in qualche trasmissione della De Filippi si trova gente tanto intellettualmente volgare) è un problema tutto suo, perfettamente dimostrato dall'ultimo commento sprezzantemente sessista: "per farsi notare brava ed all'altezza dei maschi" (detti più propriamente "uomini" riferendosi al genere umano, ma probabilmente ella s'ispira ai più simili gibboni).

invero, per essere all'altezza di "maschi" che si esprimono in tal guisa basta essere vermi della specie platelminti (volgarmente, "verme piatto").

il suo reiterato, inconferente riferimento alla politica, poi, tipico di chi è all'ultima spiaggia nell'argomentazione, fa apparire ancora più adatto il vecchio adagio:
"Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, chi non sa insegnare insegna agli insegnanti, e chi non sa insegnare agli insegnanti fa politica".
Ma anche in questa non ha mietuto che sonore pernacchie...dev'essere davvero dura vivere da disadattati. Per fortuna per il sostentamento c'è l'inpdap.

Chiara ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Chiara ha detto...

ah dimenticavo: si lamenta ch'io la nomini dicendo "l'ipotesi di Tummolo"? semplice attribuzione di paternità che rende immediato l'oggetto all'interlocutore e ne riconosce il merito all'autore. Ma è proprio questo che la disturba vero? Come la disturba il fatto che addirittura io la sostenga questa sua ipotesi: ne è infastidito perchè avere di fronte una persona che DAVVERO mette in opera il principio "contano le idee non le persone che le esprimono" la denuda di tanti paludamenti che nascondo la profonda meschineria di chi nella sua mente sventola vessilli ma poi nei fatti li caplesta.
Infatti ella continua a confondere le critiche che muovo ad alcune sue farneticazioni con critiche alla sua persona come fini a se stesse, attribuendo ancora una volta a me una caratteristica che invece è tutta sua: se la sua persona viene coinvolta in quelle critiche è solo perchè tali farneticazioni nascono da limiti personali, sono imprescindibili le une dagli altri.
ad ogni modo ora sa come gli intellettualmente onesti sappiano - laddove possibile - riconoscere la bontà di un'idea a prescindere dalla disistima che nutrono per chi la proferisce; ne faccia tesoro, è una lezione preziosa.

Manlio Tummolo ha detto...

L'INPDAP è stato eliminato dalle sedicenti riforme di Monti. Ora esiste solo l'INPS. Riguardo al maschio-femmina, sono io ad aver inventato il termine "femminicidio", che si riferisce alle "femmine" in correlazione ai "maschi"? Mica si parla di assassinio delle gibbone !

Il termine "uomo" è ambiguo, visto che anche la donna è "uomo", ossia appartenente alla specie dell'autoapologetico "homo sapiens sapiens", per cui in casi come il nostro - ovvero determinare l'esatta natura psicofisica di una persona, naturalmente aggressiva e saccente, fin dalla sua prima entrata in questo blog - occorre specificare.
Ancora, il termine "donna" è contrazione dal latino "domina", signora, padrona, moglie del "dominus" (signore, padrone). In quella Facoltà si studia l'inglese giuridico, ma l'italiano letterario resta ai livelli di Scuola secondaria di II grado, e nel frattempo viene dimenticato, ahinoi, come ben vediamo in questa discussione.
L'uomo (specie) è fisicamente animale, né più né meno dei gibboni e di ogni altro essere vivente che abbia gli organi sessuali distinti, compresi i lombrichi i quali notoriamente sono ermafroditi, ma si congiungono fecondandosi reciprocamente. Sono tutte cose che alla sola Facoltà di Giurisprudenza non si studiano, come del resto non si studiano psicologia generale, psicoanalisi e psichiatria, ma si pretende di studiare (facoltativamente) antropologia criminale e criminologia senza le basi precedenti. Così si studia facoltativamente medicina legale, senza nozioni precedenti di anatomia, fisiologia e patologia del corpo umano. Tutto questo perché si tratta di un programma di studi fondato non su scienze progressive, ma su para-scienze tradizionali e tradizionalistiche, piuttosto rituali e esoterico-mistiche.

E i risultati ben si vedono negli studi legali e nelle aule giudiziarie, dove si lavora assai sui garbugli e sugli inghippi, quasi mai sui contenuti reali di un fatto, né si è in grado - fatte salve le solite eccezioni, grazie a studi personali preesistenti o successivi - di comprendere nemmeno la natura delle perizie tecniche.

Manlio Tummolo ha detto...

A parte il fatto che non ho proprio lezioni da prendere, io ho solo rilevato il fatto che questa donnetta, alias femminuccia in crisi di identità (forse anche per ragioni climateriche), mi rimprovera continuamente di "narcisismo", però poi - senza necessità alcuna - mi nomina ripetutamente e senza mia richiesta. Non me ne lamento, ma solo rilevo il fatto.

Quanto ai detti popolari che piacciono tanto all'interlocutrice, le ricordo uno che , da veneta o presunta tale (tutto è un punto interrogativo con gli pseudonimati), dovrebbe conoscere bene e che si adatta perfettamente al suo carattere:

"Quando la merda la monta in scagno, la fa spussa e la fa dano".

Per i non veneti traduco:

"Quando un escremento sale sulla sedia [in cattedra o sul trono], puzza e danneggia".

"Chi cerca, trova", dice un altro noto proverbio popolare.

Anonimo ha detto...

Ragazzi siete forti. Dovete formare una coppia per la tv. Senza scherzi, spopolereste, sareste meglio di Totò e Peppino de Filippo. Veramente grandi, geniali, spassosissimi e... con uno humor incontenibile.

Chiara ha detto...

e così il sostantivo "maschio" denota l'essere "naturalmente aggressivo e saccente" eh? effettivamente in alcuni è particolarmente evidente.

Ciò rende ancor più apprezzabile la strada dell'autocritica ch'ella ha imboccato; espressa nella mia lingua veneta, poi, mi procura ulteriore compiacimento. Continui così, è la strada giusta.

Manlio Tummolo ha detto...

Chi di proverbio ferisce, di proverbio perisce.

Manlio Tummolo ha detto...

Veramente, gli aggettivi "aggressiva e saccente" si riferivano alla persona della donnetta, non all'uomo. Che cosa vuol dire non saper neppure leggere o tentar di girare frittate bollenti con le manine delicate.

Che povero tentativo quello di scambiarmi per Misseri in mano ai SS. Inquisitori !

Chiara ha detto...

o caspita, siamo alle visioni!
d'estate gli anziani dovrebbero stare all'ombra e bere due litri d'acqua al giorno per non patire colpi di calore. certo che ormai quando la materia cerebrale è fritta indietro non si torna...

Manlio Tummolo ha detto...

Pretenderebbe anche di essere spiritosa, ormai nulla le resta da dire. I veri avvocati si stanno preparando il lavoro per la ripresa autunnale, non perdono tempo a ripetere cose dette e ridette, e neppure a copiarle/incollarle; la furbetta, invece, bada sempre a noi poveri vecchietti colpiti dal caldo e dal sole, e completamente disidratati. La sua vera professione missionaria è quella di badante. Vada a cambiare pannoloni a chi ne ha bisogno, i suoi assistiti la chiamano !

Vanna ha detto...

Chiara e Manlio, il vostro battibecco mi ha fatto ridere di cuore e mi ha stupito la vostra capacità di reggere gli insulti reciproci quasi con la leggerezza che hanno i gabbiani mentre si rincorrono in volo!
Ad un certo punto poi mi è sembrato di vedere Spencer Tracy e Katherine Hepburn in un antico film nel quale erano ambedue avvocati e difendevano rispettivamente lui il marito e lei la moglie.
Un film delizioso!
Avete pensato di scrivere un copione per uno spettacolo teatrale?
Sarebbe esilarante!
Un abbraccio a tutti e due.

Signor Antonio Giangrande, lei col suo articolo interessante e pietosamente veritiero, ha sollecitato non poco la eventuale stesura della Commedia degli Azzeccarbugli.

Chiara ha detto...

Vanna

film davvero delizioso Vanna, l'ho adorato!
effettivamente credo che traspaia, per quanto mi riguarda, il sincero divertimento che mi anima.
ti stupirà ma credo che la tua sarebbe un'ottima idea e credo ne nascerebbe un testo assai gustoso....purtroppo, fimmina sono e pure leguleia, insomma satana mi fa un baffo; e temo che questo sia un ostacolo troppo grande per il potenziale coautore. peccato.
ricambio l'abbraccio e l'allargo a chi non se l'aspetta :-)

Manlio Tummolo ha detto...

In una cosa sono d'accordo: non mi ritengo co-autore di alcun copione. Rispondo solo alle cretinate che si vorrebbero propinare come cosa intelligente. Quando si parte da un problema di deficienza formativa di due grandi e lussuose categorie professionali (una delle quali costa poi enormemente al cittadino soprattutto come contribuente in primo luogo, come occasionale utente in secondo), occorrerebbe stare nel tema, invece si vuol divagare con attacchi personali. C'è qualcuno che aveva dato un consiglio a Magica, nei miei confronti, ma che stranamente non sa applicarlo a se stesso.

Quanto poi ai litigi, si sa che fra i due... , gli altri godono sempre. E' un'antica regola. Nulla di nuovo.

Chiara ha detto...

sì sì, che dei due lei sarebbe quello greve era già chiaro. ^_^

per quanto mi riguarda le assicuro che appartengo alla categoria dei secondi più che dei primi!

Manlio Tummolo ha detto...

Infatti, visto che scrive perlomeno in tre.

Quello che irrita è il voler accostare due persone, di cui una ha più del virus informatico e dell'automa, sempre pronto a mettere due o tre righe, anche se assolutamente fuori luogo, giusto per dire che risponde (ha cominciato col "pippozzo" ormai lontano e ha continuato con simili frasari) e l'altro che analizza situazioni su un piano storico e culturale. Questo fatto di accostarle insieme, o con un motivo o con un altro, malgrado le mie ripetute rimostranze, non suscita ovviamente la mia simpatia.

Anonimo ha detto...

Carissimi Manlio e Chiara
Mi permetto di inserirmi nel vostro delicato e struggente duetto amoroso, non certo per reggere il moccolo, ma solo per dar lustro e riconoscimento a cotanto ardore e connubio di dolci e amorevoli esternazioni. Bellissime parole che mi riportano alla mente Tristano e Isotta (quel galeotto filtro d’amore), Paolo e Francesca (Quali colombe, dal disio chiamate, con l'ali alzate e ferme al dolce nido), Elena e Paride (quell’eterno femminino) , Abelardo e Eloisa (un’evirazione ma con l’amore finalmente sublimato), Rodolfo e Mimì (Piangi? Sto bene… Pianger così perché. Qui amor… sempre con te…), Desdemona e Otello (ah, quell’insano sospetto… l’amore non è bello se non è un po’ litigarello), Ciranò e Rossana (“ed al fin della licenza io tocco!"). Perfino mi sovviene Clark Gable in quel via col vento con Vivien Leigh :
Rossella O’Hara: Se te vai cosa sarà di me?
Rhett Butler: Francamente me ne infischio!
Rossella O’Hara: Tara! home. I'll go home. And I'll think of some way to get him back. After all, tomorrow is another day!
Gilberto

Vanna ha detto...

Gilberto!
Hai scritto un inno all'amore!
'sto blog è molto creativo!

Chiara ha detto...

Gilberto: simpaticissimo! :-D