venerdì 4 novembre 2011

Yara Gambirasio ed il caso, ormai patologico, delle mille svolte mediatiche


Io da venerdì scorso, 28 ottobre, cioè da quando Quarto Grado ha dato in anteprima nazionale assoluta la svolta che voleva l'assassino di Yara avere le ore contate, ho atteso in trepidante attesa la notizia di un arresto. Le parole del giornalista erano state chiare, doppi turni per i carabinieri di Bergamo, nessun permesso per cinque giorni e tutti a disposizione... per cosa se non per l'andare a casa dell'arrestando al momento giusto? Poi i giorni, inesorabili, sono trascorsi e mercoledì, allo scadere dei cinque pronosticati, le mie speranze erano ridotte al lumicino. Ma la sera ecco la seconda svolta. Chi l'ha Visto, che da un annetto, dopo aver fatto per secoli da faro ai naviganti, porta avanti una strategia concorrenziale (praticamente s'è messa a fare a gara con altri), mi informava che la svolta c'era ed era davvero imminente, che le famose analisi sulle migliaia di campioni del dna avevano dato una comparazione parentale, che quella traccia era di un italiano e che prestissimo qualcosa sarebbe accaduto. Al che la mia speranza è ripartita di scatto, ci vuol poco a dar fiducia a chi negli anni vanta un credito (e quella trasmissione ne ha di crediti), e mi si è aperta la mente quando ho pensato: "Se hanno detto che è un italiano, e la genetica da quanto ne so non può arrivare a stabilire una nazione precisa, significa che c'è un nome ed un cognome da cui partire, che davvero siamo ad un passo dall'assassino".

Così ho atteso trepidante che qualcosa accadesse. E qualcosa, come al solito quando si tratta del caso della piccola Gambirasio, è accaduto. Ancora una volta mi sono dovuto rassegnare ad una informazione formato sensazionalistico che fa di un capello una parrucca perché, anziché trovare notizie di arresti, mi sono dovuto leggere le solite e continue smentite. Sull'Eco di Bergamo ho trovato scritto: 

"Gli inquirenti o restano in silenzio o gettano acqua sul fuoco dell'ultima ennesima indiscrezione giornalistica sull'omicidio di Yara Gambirasio: secondo fonti di polizia l'ultimo scoop di 'Chi l'ha visto?', in base al quale sarebbe stato addirittura individuato un parente dell'assassino di Yara, o meglio della persona che ha lasciato tracce di Dna sui vestiti della ragazza, non corrisponderebbe alla verità. 'Se davvero così fosse impiegheremmo poco, probabilmente, a raggiungere anche la persona che ha lasciato quelle tracce sugli slip e sui pantaloni' - spiega un investigatore - 'Ma non è così'. La realtà che emerge da ulteriori indiscrezioni parla di una pista investigativa da seguire, tutta interna ai laboratori della polizia scientifica a Roma: tra le tracce di Dna sui vestiti e alcuni profili genetici prelevati alla popolazione sono emerse somiglianze, corrispondenze parziali, che meritano di essere approfonditeE sono almeno una decina i profili genetici prelevati tramite la saliva che mettono in evidenza quelle 'somiglianze'. 'Parlare di svolta è assolutamente esagerato' ribadiscono fonti di polizia. 'Quanto al fatto che l'omicida non sarebbe un operaio del cantiere di Mapello la stampa non scopre nulla di nuovo. Da tempo il Dna degli operai controllati è stato confrontato con le tracce sui vestiti della ragazza e non è emersa nessuna corrispondenza. E non è certo il Dna a poter dire se una persona è italiana o francese o di qualsivoglia nazionalità'.

E questo è un articolo di cronaca lineare e chiara che merita perché riporta fedelmente quando detto dagli addetti per smentire. Ma una speranza l'ho mantenuta ugualmente, in fondo nel pezzo appena letto non c'erano nomi e chi aveva parlato al giornalista era un generico investigatore. Però entrando in Bergamonews mi sono imbattuto nelle dichiarazioni del Questore: "Posso solo dire che se avessimo individuato un parente del presunto assassino di sicuro non saremmo corsi a raccontarlo alla stampa, perchè si sarebbe trattato di una prova per andare ad arrestare la persona che più ci interessa. Ma a parte questo vedo solo una corsa alle indiscrezioni, anche inventate, allo scoop che proprio non serve a niente. E così non è giusto, ci si dimentica che c'è di mezzo una famiglia sofferente". Insomma, Vincenzo Ricciardi non ci sta al "gioco della svolta continua" che si sta facendo in tivù e sui media in generale. Come non ci sta la Pm Letizia Ruggeri che nel pomeriggio ad altri giornalisti ha dichiarato: "Non dico nulla sull'ipotesi che l'assassino sia un italiano, è una delle piste  investigative su cui stiamo lavorando, ma nego decisamente che vi siano corrispondenze genetiche in grado di ridurre in modo decisivo il campo delle indagini. Continuiamo infatti a fare tutti i prelievi di Dna come è successo finora”.

Ed anche queste, come tutte quelle succedutesi nei mesi, sono smentite che non ammettono repliche. Quindi cosa dire? Ormai è una consuetudine che dura nel tempo, e già altri articoli avevo scritto per denunciare le bufale dei media che con Yara Gambirasio si sono scatenati, ma arrivati a questo punto non sono più capibili certi atteggiamenti, troppo è passato e la gente ha bisogno di sapere chi è stato ad ucciderla. Ed ogni volta che i media spingono sul tasto del cuore la speranza riprende forma e nessuno pensa che si possa dare una informazione del genere, che fa intendere un'imminente arresto, solo per fare il cosiddetto scoop, specialmente se a darla è chi quando parla della bimba di Brembate abbassa il tono della voce e si commuove. In ogni caso, pur restandoci male, ho continuato a spaziare fra i quotidiani e ad un certo punto sono saltato sulla sedia perché mi sono accorto che usando le parole della procuratrice alcuni giornali hanno rovesciato i concetti confermando le indiscrezioni negate. Praticamente si è continuato a tirare il carro dello scoop ad ogni costo. Per capire il modo di scrivere, idoneo a convincere il lettore di una verità mediatica che non esiste, prendiamo l'articolo inserito su "Il Giorno", edizione di Bergamo (ma altri giornalisti hanno scritto le stesse cose). Ecco l'articolo:

"Delitto Yara, il pm Ruggeri non nega la pista del Dna: 
"Uomo non identificato"
"Il magistrato ha negato che possano esserci corrispondenze genetiche in grado di ridurre in modo decisivo il campo delle indagini. Continuiamo infatti a fare tutti i prelievi, come è successo finora"

"Non nega le indiscrezioni il pm di Bergamo Letizia Ruggeri secondo cui ci sarebbe una pista del Dna per risolvere il caso dell'assassinio di Yara Gambirasio. Il sostituto procuratore si è trincerata dietro un “non posso dire nulla” in merito al fatto che l’assassino possa essere un italiano e soprattutto che si stia investigando su un “cognome bergamasco” ovvero su una famiglia della zona. Ma allo stesso tempo il magistrato ha negato che possano esserci “corrispondenze genetiche in grado di ridurre in modo decisivo il campo delle indagini. Continuiamo infatti a fare tutti i prelievi di Dna, come è successo finora”. Sembrano quindi confermate, o almeno non negate, una serie di indiscrezioni degli ultimi giorni, ma con grande cautela. Indiscrezioni secondo le quali c’è una pista, ma non una svolta, c’è un’ipotesi su cui lavorare. La polizia scientifica starebbe infatti analizzando alcuni profili genetici prelevati in provincia di Bergamo per rispondere ad una domanda fondamentale: quei profili identificano un rapporto di parentela con il presunto assassino, ovvero con l’uomo che ha lasciato tracce sui vestiti di Yara? Solo nel caso in cui venisse stabilito un rapporto di parentela potrebbe iniziare una nuova fase delle indagini, stavolta su basi concrete, per cercare di individuare un soggetto ritenuto “interessante” per gli investigatori. Le indagini non sono ancora a quel punto, ma c’è una strada da seguire. E intanto il magistrato conferma che “nessun ambito può essere escluso” e “non si può nemmeno escludere del tutto la pista del cantiere di Mapello, come altre”.

Voi da quanto scritto cosa avete inteso? Che non esiste una svolta o che la svolta è comunque imminente? Il giornalista, che non si è firmato (quindi è un articolo di redazione) per prima cosa ha inserito un titolo ed un sottotitolo che non contengono falsità. Ma ha usato una maniera strana di scrivere, anche in tutto il resto dell'articolo, con affermazioni e negazioni continue in cui il negativo non annulla mai realmente il positivo. Dice che la procura di Bergamo sta indagando ancora sui Dna e che c'è una pista. Poi, nonostante la Pm neghi vi siano corrispondenze genetiche capaci di ridurre il campo delle indagini, scrive che sembrano confermate le indiscrezioni degli ultimi giorni. Per cui fa sottintendere che manca poco alla risoluzione del caso e che c'è un profilo parentale ormai certo che porta ad un fratello, a uno zio, a un padre o a un cugino qualsiasi. Perché questo s'è detto in televisione. Ma poi nega anche questa affermazione sottintesa e scrive che la polizia scientifica sta analizzando e solo nel caso venisse stabilito un rapporto di parentela le indagini potrebbero partire da una base concreta. Insomma, dice che le indiscrezioni sono state smentite, che si sta ancora lavorando e non vi è una svolta imminente... ma anche che le indiscrezioni sono confermate e che quindi vi sarà una svolta imminente.

Magari fosse vero. Però credo dovremmo attendere ancora prima di arrivare alla vera svolta. Sarà perché a forza di sentir gridare "al lupo al lupo" la mia fiducia si è incrinata ma son quasi certo che nei prossimi giorni le notizie si rincorreranno e si divideranno in mille rigagnoli. Ed è chiaro che la speranza di arrivare ad avere il nome dell'assassino porterà l'opinione pubblica ancora a credere nei media, a credere agli scoop.

Nell'Italia delle mille svolte annunciate gli unici che non rinunciano alle svolte sono i giornalisti che quando cala la tensione mediatica su un caso cercano di alzare il livello di un altro. Ma un conto è il dire che si sono trovati e si stanno analizzando una decina di Dna con similitudini, e la parola similitudini la si usa sempre in senso lato, ed un altro è il parlare di una imminente svolta, di carabinieri bloccati in caserma pronti a partire nei cinque giorni a venire, di un Dna bergamasco sugli slip della piccola o addirittura di un Dna vicino alla famiglia di Yara. Questo a parer mio è un giocare sporco, è un prendere per i fondelli tutti gli italiani considerati dai media, probabilmente, incapaci di leggere e capire.



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Annamaria Franzoni

6 commenti:

nico ha detto...

Effettivamente la notizia, soprattutto se passata con parole chiare da una trasmissione come Chi l'ha visto?, ci ha fatto saltare sulla sedia in tanti. Per poco, pero'. Passato un giorno anche io mi sono chiesta perché non ci fosse un fermato: se gli investigatori hanno identificato un dna famigliare, chiaro che si blinda tutto e in breve si arriva ad una identificazione. Invece no. E in questo caso non ci sono mezze misure, o c'é l'identificazione del ceppo famigliare o non c'é, e a quando pare é vera la seconda. Di chi ci possiamo fidare? Spiace rendersi conto che neanche si tratta di imperizia, quanto di precisa volonta' di manipolare e inventare notizie per fare audience. Molto spesso invece, Massimo, si capisce dai tuoi articoli che tu riesci ad avere conferme o smentite che poi si rivelano corrette. Fonti d'eccezione? Grande prudenza? Tutte e due? Potresti organizzare uno stage per i giornalisti televisivi, ce ne sarebbe un gran bisogno. Ciao

Anonimo ha detto...

ammettiamo che il dato relativo al grado di parentela sia reale (come credo) ma che porti a due persone della stessa famiglia ad esempio, non ad una..
Massimo...Non potrebbe essere una tattica per portare l'assassino a tradirsi in qualche modo?
O che la Procura neghi tutto perchè, pur essendo sulla buona strada, non può arrestare nessuno ...ancora?
Rosy

emax/massimo prati ha detto...

Io Rosy credo che il grado di parentela si fosse appurato realmente a quest'ora avremmo l'assassino in manette. Le similitudini fra i dna sono una cosa normale e, se controllata con altri parametri, possono anche portare a dei riscontri parentali, ma possono anche non trovare conferme. Il dire che le forze dell'ordine erano state allertate, che per cinque giorni non si sarebbero dati permessi, significa un'altra cosa. Come un'altra cosa significa il dire che c'è un dna isolato che porta ad un bergamasco.

Insomma è probabile che prima o poi grazie ai dna si arrivi alla soluzione del giallo, lo speriamo tutti, ed è giusto dire che si sono isolati dei dna che possono aiutare ad arrivare a questa soluzione, ciò che non è giusto è il creare un'aspettativa mediatica, falsa e fatta ad arte, per aumentare gli share e gli ascolti. Non si tratta più di informazione ma di marketing.

Ciao, Massimo

filippo ha detto...

E' statisticamente più facile che io faccia 6 al superenalotto che la procura di Bergamo arrivi al nome dell'assassino. Già, vi consiglio di rivedere tutte le interviste o meglio tutte le dichiarazioni rilasciate dalla pm Ruggeri in tv, da restare allibiti non solo nell'ascoltare le parole che dice ma anche nel vedere il personaggio Ruggeri. Forse la prossima volta parlerà con i bigodini in testa....

MARA ha detto...

Condivido quanto scritto da Filippo; nell'ultima intervista che le è stata fatta con il giornalista di Quarto grado mi sembrava inseguita da una troupe di "striscia la notizia" anzi direi proprio che un bel tapiro bisognerebbe darglielo.
Giustizia per Yara!

Anonimo ha detto...

Ciao Massimo,

mi associo a quanto detto da MARA e FILIPPO, anche se non conosco la procura di Bergamo e credo che la Ruggeri non abbia un compito facile. A Marzo ti dissi che non avrebbero mai trovato l'assassino.

Ad oggi sono sempre più convinto che non verrà mai fatta giustizia, intanto c'è qualcuno che veramente soffre.

Sto male solo al pensiero che la prossima Yara potrebbe gia' essere sulla lista di qualcuno.... io una soluzione non la vedo....