venerdì 21 gennaio 2011

Yara Gambirasio. Sssst, silenzio... le medium si devono concentrare.

I camerieri stanno finendo di sparecchiare e quelli della questura aspettano che qualcuno paghi il conto seduti di fronte al camino di pietra rossa sul quale troneggia il poster della prima squadra cittadina, l'Atalanta. Un passo avanti a loro, intenta a scrutare le lunghe lingue minacciose della fiamma che pare appena uscita dal berretto di un carabiniere, chi ora dirige le indagini sulla scomparsa di Yara. Tutt'attorno il mondo tace. Ma è proprio nell'attimo in cui il silenzio pare pressante ed opprimente che la voce del capo squarciando l'aria si staglia tagliente! "Domani andrete a cercarla sui ripidi pendii del Monte Rosa!"
Era ciò ch'essi volevan sentirsi dire! Ed ora di silenzio non se ne ascolta più ed il locale è tutto un vociare festoso. I cellulari cominciano a chiamare i volontari, le squadre di soccorso e gli specialisti con le attrezzature adeguate. "Sfere di cristallo e code di lucertola basteranno?". La voce viene da lontano ma chi ha preso il posto del questore ha l'udito fino. "Servono anche un paio di ali di pipistrello e due denti di capra, non si sa mai". A queste parole tutti in sala avrebbero voglia di applaudire ed anche il proprietario del locale, intento a salare il conto, interviene complimentandosi con l'agente giovane che gli si erge davanti con due carte da cento euro in mano (all'ultimo arrivato spetta sempre l'onere di offrire la cena). "Certo che siete fortunati a lavorare con un capo che non lascia nulla al caso". Ed il ragazzo, che nel frattempo continua a strisciare il denaro quasi volesse lasciarne il ricordo al tatto, scrolla le spalle come se poco gliene importasse. Tutti ora lo guardano e sorridono. Sanno bene che tempo un giorno e sarà coinvolto quanto loro in quel gioco perverso che non lascia spazio al pensiero.

Ho scherzato, è vero, ma forse Yara me lo perdonerà perché in fondo io scrivo per lei. Questo silenzio che non porta nulla di buono non va, proprio non va bene. Non aiuta niente e nessuno perché nei sei giorni lontani dalle parole ciò che si è stati in grado di fare a Bergamo è ciò che si faceva quando il rumore era assordante, fors'anche peggio. Almeno prima il questore dava adito a speranze ed invogliava a cercare, ed anche per questo quando ha chiesto a tutti di tacere si è pensato d'essere arrivati ad un imminente punto di svolta.

E la svolta c'è stata, chi ha detto che non c'è stata, c'è stata eccome perché ora in procura non ci si accontenta più di leggere le lettere delle medium, ora con le medium si va a cena ed a cercare Yara. Negli ultimi due giorni, infatti, le unità cinofile, i volontari ed i carabinieri di Ampezzo e di Tolmezzo, coadiuvati da un nucleo proveniente da Padova, hanno ispezionato il greto e le rive di un fiume friulano perché una medium, non si sa bene in quale notte agitata, lì aveva visto la ragazza passeggiare. La veggente non aveva ben circostanziato la zona e quindi si è passato al setaccio anche il paese poco distante. E' una verifica che andava fatta, ha detto uno degli inquirenti. Ed è giusto. In una indagine così complessa, di cui nessuno ora più parla, non si poteva certo evitare di dare voce al silenzio dei morti.

Ma questa è solo l'ultima delle tante verifiche perché altre, nelle cave e nei fiumi dell'alta bergamasca, erano state fatte ad inizio settimana. Quindi il silenzio che hanno implorato per poter meglio indagare ha cosa ha portato? A non farci sapere che non c'è più speranza di trovarla in vita? Ma davvero Yara merita di essere messa in silenzio? Si sono accorti i suoi genitori che da quando i giornalisti hanno obbedito all'ordine costituito hanno tolto la voce a Yara che non può più gridare aiuto. Forse che prima lo urlava troppo forte ed infastidiva il sonno di qualcuno? Non posso credere ci sia veramente chi crede che dei rapitori si possano individuare meglio facendo silenzio. Nel baccano c'è la paura, nel vocio continuo di chi ti vive accanto, di chi incontri per strada, nel capire, vedendo la stessa foto continuamente sul video, sui giornali in edicola, che nessuno si arrende. Solo così si può sperare in un passo falso del criminale.

Ed invece noi ce ne stiamo in silenzio ad aspettare un segno ed a sperare che una medium parli con lo spirito giusto. Bel modo di indagare. Ma prima di andare in Friuli, mi chiedo, non sarebbe stato meglio perquisire tutte le abitazioni della via Rampinelli e delle strade limitrofe? Prima di ascoltare le anime dei defunti, mi chiedo, non sarebbe stato meglio ripassare al setaccio, metro per metro, il cantiere Mapello?

Domande queste a cui non avremo risposta. Per il momento accontentiamoci di sapere che il lavoro di intelligence sui tabulati andrà per le lunghe dato l'enorme traffico telefonico di quella sera, che senza le telecamere gli abitanti di Brembate sono tornati ai loro ritmi tranquilli e che ai pavimentisti i loro figli non dicono più che son mafiosi.

A mio parere mafiosa è l'omertà di chi sa e non parla e si avvolge nel silenzio di questi giorni per essere dimenticato.

Se Yara fosse morta il comportamento tenuto dai suoi genitori e dalle istituzioni della città di Brembate sarebbe anche giustificabile, in fondo non si urla ai morti.
Ma se Yara fosse ancora viva e si sentisse abbandonata nel non ascoltare più la nostra voce alta e ferma che la chiama, che la cerca? Quale giustificazione si daranno i signori del silenzio?

Perché si è arrivati a questo punto. C'è forse qualcuno che la vuole dimenticare e vuole che anche noi ce la dimentichiamo? A mio modesto avviso è probabile.


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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Due considerazioni :
- dici che c'è qualcuno che forse vorrebbe che fosse dimenticata..questo lascia spazio a tante congetture, immagini qualcosa a tal proposito?

- se fossi la madre di Yara non lascerei cadere tutto nell'oblio, a meno che non mi avessero dato LA CERTYEZZA ASSOLUTA che fosse l'inica maniera per ritrovarla

emax/massimo prati ha detto...

E' l'ultima congettura che hai scritto il mio pensiero e quello di tanti altri. Solo così si può spiegare il mutismo e il non apparire che può sembrare ai più rassegnazione. Ma la certezza non può avergliela data il questore, forse qualche telefonata che noi non conosciamo, magari arrivata alla ditta dove lavora il marito. E' difficile pensare che una madre si rassegni senza lottare, guarda quella di Sarah, ma anche le madri di Denis Pipitone e della piccola Celentano, ancora lì a lottare dopo anni ed anni.

Altrimenti, non fosse così, si dovrebbero invitare gli inquirenti a scavare più a fondo nella famiglia. Un nucleo familiare che è stato protetto come nessuno mai lo è stato dopo la scomparsa o la morte di un figlio.
Ma non voglio neppure pensarci. Ciao, Massimo