venerdì 8 giugno 2018

Caso Bossetti. Investigatori marziani e… imputati (it)alieni

Di Gilberto Migliorini



Galileo probabilmente non aveva mai portato due pesanti palle in cima alla Torre Pendente per verificare la sua teoria sulla caduta dei gravi. Il martire della scienza non aveva avuto bisogno di salire le rampe di scale fino alla sommità da dove avrebbe, secondo la leggenda, fatto precipitare due gravi di peso diverso… Trattandosi di un esperimento mentale non c’era neppure il rischio che giù sotto qualcuno verificasse la teoria direttamente sulla sua di testa…

Però l’esperimento galileiano anche, se soltanto immaginato, funziona bene, ancor oggi. Sembra che Galileo avesse un carattere pugnace, pronto a dar battaglia per quello in cui credeva, uno che non arretrava anche se a fronte c’era l’ipse dixit, un po’ come avviene oggi con l’autorità mediatico-forense. Così anch’io umile emulo dell’illustre pisano mi ingegno in un esperimento mentale che per location non ha il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta, ma la superficie accidentata del quarto pianeta del sistema solare, per un delitto accaduto nell’improbabile ambiente marziano.

In un periodo dove si profila l’avventura spaziale con delle basi permanenti sul pianeta rosso che verranno poi popolate di coloni, propongo un esperimento mentale per cogliere le implicazioni di quella che ormai nella teoria e nella pratica della cosiddetta ‘prova scientifica’ viene indicata tout court come prova regina. Si tratta di quel Dna che è diventato un po’ come l’erba cipollina… salta fuori in tutti i delitti e viene cucinato in tutte le salse, è un ottimo ingrediente per criminologi, dà lavoro ai genetisti e mette alla prova i più scaltri tra gli investigatori…

Il termine ‘prova scientifica’ viene usato spesso disinvoltamente (e impropriamente) confondendo la provetta o l’agitatore molecolare, o qualsiasi procedimento di misurazione, con quello che concettualmente è un’inferenza deduttiva che lega insieme una configurazione di elementi in modo sistematico e in un contesto circostanziato che prescinde dai calcoli ripetitivi e dai procedimenti standardizzati considerati semplicemente come strumenti per ricavare dati e nell’assunto che il metodo induttivo esiste solo nella fantasia di una scienza illusoria...

Immaginiamo che una donna, colona di una base marziana, con la sua tuta di sopravvivenza sia stata trovata morta ammazzata. Il cadavere viene rinvenuto a un mese dalla scomparsa in un piccolo cratere, con la tuta lacerata e la testa fracassata. Trattasi inconfutabilmente di un delitto. Ci sono tutti i segni di un’aggressione, a sfondo sessuale, per quanto l’ambiente sia poco adatto… ma tant’è secondo le risultanze dei provetti investigatori marziani…

Sul pannolone - che di solito indossano gli astronauti nel corso delle loro missioni per evitare l’incontinenza urinaria - si rilevano dei nanogrammi sospetti di materiale biologico ‘alieno’. Con l’analisi del Dna e dopo una serie di verifiche effettuate in collaborazione con la polizia terrestre, si scopre che il materiale genetico trova riscontro con il Dna del fidanzato della vittima, un avvocato di Milano che esercita in quella città la sua professione forense. L’avvocato viene arrestato in tribunale mentre sta facendo un’arringa. Un nutrito esercito di tutori dell’ordine, lo immobilizza, lo ammanetta e lo impacchetta per bene, qualcuno grida attenti che scappa...

La prova regina è inconfutabile, indica nell’avvocato milanese tale Ilario Scassagatti (anche il nome viene citato come indizio) l’assassino della ex fidanzata. A niente valgono le obiezione del pool difensivo circa un possibile trasferimento secondario… il Dna parla chiaro, fa da prova regina e inchioda il colpevole…

D’accordo, sto scherzando, però la storia di Bossetti non è poi molto diversa, anzi la sostanza è proprio la stessa. Vediamo nel dettaglio cercando d’esser seri per quanto tutta la vicenda e nonostante il dramma dell’imputato condannato già in due gradi di giudizio non possa non assomigliare a uno slapstick senza capo né coda.

Sul carpentiere ce ne hanno raccontate un po’ di tutti i colori. Un caleidoscopio di indizi come sabbia per marciapiedi, figurine e shampoo color, e tante altre bazzecole capziose e insignificanti che hanno dipinto il carpentiere come fosse il Lucifero nel Giudizio finale di Taddeo di Bartolo a San Giminiano, quello che siede sul suo trono infernale con un ghigno feroce da massacratore.

A forza di pettegolezzi e le classiche voci che corrono il muratore di Mapello è diventato come l’orco delle favole,  il lupo cattivo, il mangiabambini e il dio degli inferi… e tutto il costrutto, al di là delle suggestioni mediatiche e delle invenzioni marziane, resta appeso soltanto a dei nanogrammi di Dna, una macchiolina pressoché invisibile.

La richiesta di un alibi avviene ad anni di distanza, un po’ come chiedere allo Scassagatti dove aveva parcheggiato il deltaplano con il quale avrebbe potuto volare su Marte… L’alibi è per un omicidio che non si sa dove e quando sia veramente avvenuto. Non sappiamo neppure se Yara sia mai uscita con le sue gambe dal centro sportivo. Nessuno l’ha vista uscire, nessuno l’ha vista sulla strada. Sappiamo semplicemente che Bossetti transitava spesso di lì col suo camioncino facendo ritorno a casa, come altre persone, un comportamento del tutto normale. I due non si conoscevano e non esiste traccia di qualsivoglia contatto tra loro.

Non lasciamoci ingannare dalle suggestioni e dai pettegolezzi. Sul muratore di Mapello non c’è alcun indizio, niente di niente, solo quel gossip che piano piano è riuscito a confezionare un personaggio di fantasia con le chiacchere, le allusioni e le supposizioni prive di fatti concreti.

Rimangono quei nanogrammi di Dna trovati ben esposti sulle mutandine della vittima, un po’ come una ciliegina sulla torta, a mesi di distanza dal delitto. Ci dicono che appartengono al carpentiere di Mapello, ma che la prova non è replicabile…

Vediamo quale significato sul piano logico e scientifico tale ‘fatto’ può avere.

1 Statisticamente sappiamo che nanogrammi di materiale biologico si conservano per pochi giorni al massimo per un paio di settimane in quelle condizioni (e questa è già una prima stranezza, trovare del materiale di esigua entità - Low Copy Number - esposto per mesi alle intemperie che restituisce un Dna leggibile (e siamo suffragati dal parere di biologi che ci dicono che questa non solo è una stranezza, è semplicemente impossibile)

2 La seconda stranezza è però che a fronte della leggibilità quel Dna è monco, manca della parte mitocondriale che notoriamente è più resistente di quella nucleare.

I punti 1 e 2 già dovrebbero dire a un investigatore che c’è qualcosa che non torna e come direbbe Amleto ‘c’è del marchio in Danimarca’. Ma le stranezze non finiscono qui, siamo solo all’esordio di un uso atipico del metodo sperimentale.

3 La terza stranezza è che il dato (non si tratta di prova regina come viene detto con enfasi retorica, si tratta semplicemente di una analisi che restituisce dei parametri, dei numeri e delle quantità) viene trasformato in prova tout court.

La scienza sperimentale presuppone sempre una situazione controllata dove tutte le variabili siano sotto controllo. Nessuno che fa una analisi medica ad esempio lascerebbe i reperti per mesi in una situazione fuori controllo. Chiunque in quelle condizioni (c’è una discoteca a pochi centinaia di metri, ci sono cacciatori che addestrano cani, animali ecc.) avrebbe potuto alterare la scena del crimine e non è neppure escluso che proprio l’assassino possa aver avuto interesse a aggiungere o togliere qualcosa e senza bisogno di supporre che un investigatore disonesto abbia potuto offrire qualche aiutino all’indagine.

Non si tratta di un corpo trovato nell’immediatezza di un delitto, in un posto chiuso e al riparo da agenti contaminanti (ma anche in quel caso i rilievi avrebbero dovuto essere contestualizzati).

La metafora marziana è del tutto analoga. Così come pare assurdo inviare a giudizio lo Scassagatti, così bisogna rilevare che nei confronti del carpentiere di Mapello non c’è nessuna prova. Un Dna trovato a mesi di distanza in una situazione come quella del Campo di Chignolo non può in alcun modo rispettare il canone scientifico che sta a fondamento del metodo sperimentale la situazione controllata. Certo i metodi quantitativi con i dati rilevati sperimentalmente possono essere usati in una indagine, possono suggerire ulteriori percorsi investigativi, produrre inferenze induttive e deduttive, però di per se stessi e al di fuori di un contesto di indagine rimangono solo dati amorfi. Di sicuro un approfondimento anche nell’esempio marziano è del tutto auspicabile, ma nel caso del carpentiere di Mapello (come anche in quello ipotetico marziano) non si è rilevato niente di concreto oltre a dei dati che sono rimasti lettera morta e senza un preciso significato.

Credere che un’analisi standard e di routine possa inchiodare l’assassino è una colossale ingenuità. La realtà con tutte le sue indeterminazioni non si lascia ingabbiare da procedimenti ripetitivi e standardizzati che vanno bene forse in un gioco di ruolo o nell’algoritmo di una partita a scacchi. Un omicidio non si svolge in un laboratorio, il laboratorio entra in gioco in un secondo tempo e controlla solo alcune variabili. Il metodo standard è utile ma offre solo suggerimenti, propone approfondimenti, indica nuove direzioni di ricerca e di investigazione, ma in nessun caso dei procedimenti standardizzati e ripetitivi sono in grado di offrire prove regine, altrimenti nel caso marziano dovremmo condannare lo Scassagatti anche se per ovvie ragioni e per quanto ne sappiamo non è mai stato su Marte.

Chi parla di prove regine non conosce la metodologia scientifica, non ha appreso la teoria del falsificazionismo, il confine frastagliato tra ipotesi e prova, non distingue tra dato e indizio.

Se come qualcuno vorrebbe il Dna diventasse prova regina senza ulteriori contestualizzazioni assisteremmo presto al paradosso che la delinquenza, soprattutto là dove ben organizzata potrebbe sfruttare un’analisi di routine ai propri fini, potrebbe far trovare quello che serve sulla scena del crimine per orientare un’indagine. Il Dna in questo senso è un’arma a doppio taglio.

Di quanto sopra alcuni magistrati sono pienamente consapevoli e dimostrano di saper adeguatamente argomentare secondo i corretti canoni scientifici. Mi riferisco alla sentenza di Cassazione sull’Omicidio di Meredith Kercher. Nella pronuncia della cassazione sul caso Amanda Knox e Raffaele Sollecito vengono indicati una serie di elementi rilevanti (in corsivo virgolettato).

Il ruolo del giudice viene detto non è quello di recettore passivo del consulente “della fideistica accettazione del contributo peritale, cui delegare la soluzione del giudizio e, dunque, la responsabilità della decisione”. In relazione alle due tracce di DNA trovate sul gancetto del reggiseno e sul coltello da cucina sequestrato nell’abitazione di Sollecito si fa riferimento al carattere probabilistico di una scienza applicata a situazioni della vita reale con tutte le sue indeterminazioni, dove esiste una latitudine interpretativa del valore non tanto di verità (pur sempre relativa) ma di un metodo che vari ricercatori possono ritenere o no applicabile a situazioni concrete in ragione della loro indeterminazione.

"La prova scientifica non può, infatti, ambire a un credito incondizionato di autoreferenziale attendibilità in sede processuale, per il fatto stesso che il processo penale ripudia ogni idea di prova legale. D’altro canto, è a tutti noto che non esiste una sola scienza, portatrice di verità assolute ed immutabili nel tempo, ma tante scienze o pseudoscienze, tra quelle ufficiali e quelle non validate dalla comunità scientifica, in quanto espressione di metodiche di ricerca non universalmente riconosciute" (pag. 34).

La probabilità è ricondotta al buon senso

“...con riferimento all’attendibilità soggettiva di chi lo sostenga, alla scientificità del metodo adoperato, al margine di errore più o meno accettabile e all’obiettiva valenza ed attendibilità del risultato conseguito” (pag. 34).

L’errore (contaminazione dei reperti o a un errore di manipolazione in laboratorio) non è solo quello di far coincidere falsamente due profili genetici.

“Si tratta […] di accertare quale valenza processuale possano assumere gli esiti dell’indagine genetica svolta in un contesto di accertamenti e rilievi assai poco rispettosi delle regole consacrate dai protocolli internazionali e da quelle cui, ordinariamente, deve ispirarsi l’attività di ricerca scientifica” (pag. 36).

La Corte Suprema di Cassazione rileva la carenza degli standard scientifici internazionali in materia di gestione delle prove scientifiche: il gancetto del reggiseno appartenente alla vittima non è stato repertato al momento del sopralluogo iniziale sui luoghi del crimine, bensì quarantasei giorni dopo.

”Più singolare – ed inquietante – è la sorte del gancetto del reggiseno. Notato nel corso del primo sopralluogo dalla polizia scientifica, l’oggetto è stato trascurato e lasciato lì, sul pavimento, per diverso tempo (ben 46 giorni), sino a quando, nel corso di nuovo accesso, è stato finalmente raccolto e repertato. È certo che, nell’arco di tempo intercorrente tra il sopralluogo in cui venne notato e quello in cui fu repertato, vi furono altri accessi degli inquirenti, che rovistarono ovunque, spostando mobili e arredi, alla ricerca di elementi probatori utili alle indagini. Il gancetto fu forse calpestato o, comunque, spostato (tanto da essere rinvenuto sul pavimento in posto diverso da quello in cui era stato inizialmente notato). Non solo, ma la documentazione fotografica prodotta dalla difesa di Sollecito dimostra che, all’atto di repertazione, il gancetto veniva passato di mano in mano dagli operanti che, peraltro, indossavano guanti di lattice sporchi” (pag. 38).
Qui è evidente che il problema non è solo quello relativo alla repertazione in sé, ma a quel lasso (nel caso Bossetti tre mesi) nel quale un reperto è rimasto in balia di chiunque (persone e animali in una situazione assolutamente fuori controllo che viola uno dei canoni scientifici fondamentali del metodo: la situazione controllata con l’identificazione delle variabili dipendenti e indipendenti) che portano ad una inaffidabilità del reperto che non ha più carattere di certezza per via di materiale mal appreso e/o mal conservato al quale allora non si può neppure più attribuire valore di indizio. Nel caso Bossetti poi la conservazione del reperto non è neppure in ambiente chiuso ma in un campo all’aperto e suscettibile di tutte le alterazioni anche degli elementi atmosferici con il relativo degrado.
L’altro aspetto della sentenza è quello che fa riferimento alla ripetibilità del test e alla metodica del low copy number.
“Inoltre, le tracce rinvenute sui due reperti, la cui analisi ha portato agli esiti di cui si dirà in prosieguo, erano di esigua entità (Low Copy Number), tale da non consentire di ripetere l’amplificazione, ossia la procedura volta ad evidenziare le tracce genetiche di interesse sul campione e dunque ad attribuire una traccia biologica ad un determinato profilo genetico. Sulla base dei protocolli in materia, la ripetizione dell’analisi è assolutamente necessaria perché il risultato dell’analisi possa ritenersi affidabile, sì da emarginare il rischio di falsi positivi entro margini statistici di insignificante rilievo” (pag. 38).
Le conclusioni in sintesi sono che
- Il significato di un indizio dipende dal contesto (nel caso Bossetti si tratta di assoluta indeterminatezza)
- La rilevanza della contaminazione sulla scena del crimine soprattutto quando si è al di fuori di una situazione controllata (per le cause più varie)
- I rischi di sopravvalutazione del metodo genetico che spesso è solo un labile indizio stante il fatto che non si sa neppure se il deposito del materiale biologico preceda, sia coevo o posteriore al delitto
- La scienza non può fornire risposte certe al di fuori del laboratorio, in situazioni della vita reale dove molte variabili sono sconosciute. Può offrire un supporto all’indagine, ma il suo ‘racconto’ rimane imperfetto…
In quella sentenza della Cassazione, se applicati al caso Bossetti, ci sono tutti gli elementi per la sua assoluzione.
La scienza applicata a situazioni fuori controllo può solo offrire suggerimenti, direzione di indagine, spunti di approfondimento. Non può esistere nessuna prova regina in un delitto relativamente all’uso di procedure ripetitive e di strumentazioni standard. I procedimenti ripetitivi per loro natura offrono solo dati variamente interpretabili in un contesto che non è mai lo stesso. Chi crede nella magia della 'prova regina' confonde la realtà della scienza secondo i rigorosi protocolli sperimentali in situazioni completamente controllate delle variabili... con le procedure di routine in situazioni reali fuori controllo.
Bossetti è stato processato solo sulla base di quei nanogrammi che rappresentano dati senza un precisa relazione con altri fatti, proprio come un Dna ‘marziano’ si traduce in dati quantitativi privi di un preciso significato nel contesto di un delitto…

1.032 commenti:

«Meno recenti   ‹Vecchi   1001 – 1032 di 1032
Anonimo ha detto...

Mi pento del mio post precedente perchè il messaggio non mi piace, non sono un troll e non lo faccio apposta, forse solo un rompipalle soddisfatto e convinto.
Va beh.

Anonimo ha detto...

Quando sono arrivato in questo paese mi sentivo male.
Perche per me sconosciuto.
Non vi dico l'inverno cercando un supermercato.
Poi con la pratica è andato tutto liscio.
In principio il cane scodinzolava felice.
Era un fenomeno, mi fermavano tutti.
Poi ha cominciato ad essere sempre più aggressivo e a fare sempre più bubù.
Fino a quando gli ho comprato una pettorina che ha sbranato il giorno dopo.
Ma perchè l'ho chiuso nella cucina..
Poi ci siamo fatti un panino quando dallo stipite usciva uno di quei cosi.
Li è nata la fobia.
Ogni volta che mi vede prendere uno spray diventa matto.
Qui è un posto bellissimo capito ?
Vai in centro e ti viene voglia di pizza.
Penso le mutande, dove hanno trovato gli altri dna ?

antrag ha detto...

Antonello, il discrimine si può enunciare così:

Il condannato avrebbe dovuto continuare a non avere contatti con la vittima.
Ma li ha avuti (vedi presenza del DNA !?).
Quindi non può che essere stato lui l'assassino.

Questa tesi accusatoria non è condivisibile e la logica che la anima sembra di origine lisergica.

Antonello ha detto...

@Antrag

Eh si, non risponde alla domanda, la evade ed aggira, ma non risponde, eppure e' fondamentale, se esiste una sentenza ed anzi due, devono dare una risposta.

E non risponde manco la cosidetta legittima facolta' di un Giudice di crearsi il proprio convincimento personale, lo deve motivare e spiegare, descrivendo e definendo in maniera precisa il discrimine che lo ha portato OLTRE OGNI RAGIONEVOLE dubbio a sentenziare per la colpevolezza.

Ed e' una domanda sempre li, e' una gabbia per qualcuno spiegare le proprie motivazioni, per quello si tenta di evadere.

Ed io la ripeto:
Atteso che i dna in linea di massima non provano direttamente nessun evento se non la loro stessa apposizione o deposito da terzi.

Ed atteso che quei tre dna non possono essere li da 3 mesi contro ogni legge della Scienza, ma nel massimo da 4 settimane, mentre si pretende il corpo aggredito e li depositato proprio da tre mesi.

Possiamo sapere quale sarebbe il discrimine secondo il quale ad un dna si consegna la scena del crimine ed addirittura la responsabilita' dell'aggressione OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO, con ben due sentenze, mentre per gli altri dna non si pretendono manco spiegazioni?

Quale e' il nesso causale che lega cosi' paternamente il dna incriminato e sentenziato OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO alla scena dell'aggressione mentre scagionerebbe gli altri a tre mesi dal rinvenimento del corpo e stante che un dna puo' perdurare identificabile sullo stesso al massimo per 4 settimane?

Perche' se non abbiamo una risposta piu' che convincente dovremmo pensare ad un rinvenimento concordato del corpo ed ad un pilotaggio forse ipoteticamente politico della "cattura del titolare di quello stesso dna come l'assassino di Yara oltre ogni ragionevole dubbio".

Se non esiste una ragione scientifica, ne una logica, e ne una OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO a cosa si dovrebbe e potrebbe pensare?

E se l'ipotesi fosse quella quale tipo di motivazione potrebbe prevedere il sequestro o la non riconsegna ad oltranza di un corpo salvo accordi ipotetici diversi al rinvenimento?

Ed e' possibile che ci sia stato un forte ritardo per motivi diversi dal casuale ritrovamento dell'aereomodellista? Mah, io ho ipotizzato politici, ma anche forse si puo' ipotizzare mediatici.

Pass partou ipotetici verso un impronta politica di successo, o piuttosto chilometri di trasmissioni garantite alle proprie televisioni, ecco direi, qui bisogna ragionare sulle contraddizioni investigative, ma mica per obbligo, per scelta visto la gravita' delle alternative.

Io pero' vorrei innanzi tutto una risposta da chi ha fatto le indagini, da chi ha presentato il caso a giudizio e da chi ha poi esaminato il tutto sentenziando alla domanda anche molto semplice:
Quale discrimine illumina ad intermittenza il dna di ignoto 1 OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO rispetto agli altri due, atteso che nessuno dei tre in quel campo puo' essere per la scienza durato li piu' di 4 settimeane mentre si vuole li quel corpo per tre mesi?

E tralasciando il dna femminile sulla punta delle dita dei guanti ne di quell'altro maschile, non e' un problema di numeri, ma concettuale, giuridico, ma anche sociale, e persino di coscienza popolare, ecco se in tutte le trasmissioni si potesse ripetere questa domanda sopra, fino a che si giunge a soddisfacente e piu' che convincente risposta finalmente il sensazionalismo avrebbe un senso, e forse qualcuno comincerebbe a pensare di dover rispondere non solo a se stesso/a, ma a rispondere in primis senza poter evadere la domanda.

Bruno ha detto...

@Antonello, anche questa tua considerazione per la quale sono perfettamente d'accordo è un'altra pietra miliare. Infatti perchè è stato utlizzato solo quello di Bossetti escludendo gli altri. ....
1) Istruttrice.
2) Bossetti.
3) Terzo ignoto da identificare.

In base dunque a quale parametro aldila' di ogni ragionevole dubbio si decide che il Dna di Ignoto 1 sia ricondotto, e solo quello, senza la garanzia della ripetibilita' e ne della presenza della Difesa, alla scena che si presume a perizia aggressoria di tre mesi prima data per avvenuta, ed avvenuta a Chignolo?

Vanna ha detto...

"...Un sito pietoso di questi che pensano libero che non auguro a nessuno di visitare.
Fan....
magica, non sono mai "partita/o""

E tu perché lo visiti?
Per caso ti diverte il "sito pietoso", in tal caso sei sadico, o vuoi fare un pellegrinaggio per rimediare ai tuoi peccati di giudizi scagliati senza prove e senza criterio?

Sii muto, ti conviene. Non provare a schizzare veleno che torna indietro.

Anonimo ha detto...

Niente di tutto questo Vanna, pensavo stupidamente di rispiarmiarvi la visita.
Perchè difendi questo maniaco ?
Lo sai di cosa sono capaci queste persone.
Io ci rinuncio, tanto i fatti mi danno ragione.

Anonimo ha detto...

"Non discuto con persone che non abbiano almeno una laurea magistrale in materie scientifiche e naturalmente discuto di biologia unicamente con biologi." (un cretino su wikipedia)
Questa è la roba che mi diverte perchè almeno noi parliamo come magnamo nella stessa maniera in cui si esprimono Bossetti e i suoi superflui legali.

antrag ha detto...

Affermazioni inconcludenti quelle dell'anonima.

Vanna ha detto...

antrag, questa volta non condivido,
"le affermazioni inconcludenti dell'anonima" sono concludenti con rabbia.

Ivana ha detto...

Stasera a "Quarto grado" verrà trattato anche il caso di Yara:
http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2018/9/21/QUARTO-GRADO-Anticipazioni-21-settembre-la-scomparsa-di-Iuschra/840132/

Bruno ha detto...

Ridotta a sei mesi la condanna di Fabrizio Corona. I giudici della Corte d'Appello di Milano hanno riconosciuto le attenuanti per la vicenda degli oltre 2,6 milioni di euro trovati nel contro-soffitto della casa della sua collaboratrice Francesca Persi e in due cassette di sicurezza in Austria e hanno disposto per Corona il dissequestro del denaro.

Tratto da Libero: Leggi anche: Corona prima deriso e poi spappolato da Selvaggia Lucarelli
In primo grado l'ex paparazzo era stato condannato a un anno per l'illecito fiscale e assolto dall'accusa di intestazione fittizia di beni. "Quando è scoppiata questa indagine tutti voi mi avete dato del mafioso, di chi ricicla soldi sporchi della malavita. Mi sono fatto sei anni di galera e oggi mi danno sei mesi, giusto perché non potevano assolvermi e mi restituiscono anche gli ultimi soldi", sbotta Corona: "Quando parlerete di me - dice Corona rivolto ai giornalisti - fatevi tutti quanti un esame di coscienza. Dedico questa vittoria a mio figlio".

Bruno ha detto...

Ieri sera a Quarto Grado, Salvagni era molto teso, contrariamente ad altre trasmissioni. Di sicuro sente il peso dell'incarico. Ha ribadito con fermezza che crede nella innocenza di Bossetti. Molto interessante il video divulgato sul ritrovamento del povero corpicino di Yara. Oltre alla scientifica in tuta bianca scarpe e guanti di protezione, si vedevano altre persone con abiti normali provenienti da chissà dove, da una strada da un ufficio da un bar da un ristorante inquinando ovviamente senza volere e senza dolo il luogo del ritrovamento. Però nel video mi aspettavo che si dicesse della camicetta bianca indossata dalla povera Yara ritrovata senza macchie.

antrag ha detto...

Sintesi egregia, Bruno!
Grazie.

Gilberto ha detto...

L'intervento della difesa

Si sta dimenticando qualcosa di molto più importante. Se in occasione del ritrovato del corpo tante persone hanno contaminato la scena del crimine, figuriamoci in tre mesi (anche se non sappiamo quando sia stato trasportato lì il cadavere) quante persone e animali possono aver interagito con i resti di quel corpo, in un luogo all'aperto e accessibile a tutti. Trovo stupefacente che si dia credito a quella punta di spillo biologica monca, sopravvissuta per mesi in quelle condizioni...

Ivana ha detto...

A me sembra che l’avvocato Camporini sia stato chiaro: la difesa chiede la perizia (considerata l’evoluzione della scienza …) NON sulle carte o sui risultati. Chiedono, avendo l’ imputato e il reperto (sperano ci sia il reperto!), che si facciano i due prelievi (uno sull’imputato e l’altro sul reperto, per verificare se i DNA coincidono o no. E, comunque, credo che, per la difesa, essendo quel corpo stato rimaneggiato e successivamente trasportato in quel campo, anche se il DNA fosse di Bossetti questo potrebbe essere dovuto a una contaminazione.
Temo che la Cassazione affermerà che quel corpo è rimasto tre mesi in quel campo, che Bossetti, stando alle risultanze processuali non frequentava quel campo e che quindi non c’era possibilità di contaminazione, e che non c’è alcuna possibilità di nuove estrazioni essendo stato estratto, dal reperto 31, tutto ciò che era estraibile.
Devo capire se per la Cassazione sia stato leso, o no, il diritto di difesa dell’imputato la cui difesa ha potuto solo visionare la documentazione delle analisi effettuate, senza che mai venisse effettuato, in sua presenza, un prelievo dal reperto.
Insomma, credo che la Cassazione deciderà se sia stato sufficiente far visionare i raw data per non ledere il diritto di difesa dell’imputato.
Sono convinta che la decisione della Cassazione condizionerà, in un modo o in un altro, ogni futuro processo simile.

Ivana ha detto...

Leggasi: tutto ciò che era estraibile riguardo al profilo di Ignoto1

Antonello ha detto...

I dati raw che dicono che dieci test scaduti hanno indicato l'uguaglianza dei due Dna, mentre cinque in corso di validita' hanno detto che no, non sono uguali per caso?

Ivana ha detto...

Penso che la Cassazione si esprimerà anche in merito al rispetto, o alla mancanza di rispetto, dei normali protocolli di repertazione e di laboratorio ...

Antonello ha detto...

Credo che senza una seria inchiesta ministeriale interna senza 'sconti di pena" un certo mondo giudiziario continuera' a calpestare la cultura giuridica ed in alcuni casi persino la legge all'infinito.

Purtoppo e' la triste verita', stuole di incapaci volteggiano leggiadrri in posti di pubblica responsabilita' senza avere la minima idea di cosa significhino i diritti costituzionali alla difesa.

Nella fattispecie non esiste un giorno ed un'ora in qualche modo scientificamente accertati (si e' ricorso alla presunzione del cibo), non esiste uan dinamica di cio' che potrebbe essere accaduto a Yara (numero di ferite apparente, strappi ai vestiti, ecc. ecc.), non esiste un'arma del delitto, nessun movente verosimile, e checche' se ne possa dire non esiste un luogo certo della scena dell'eventuale crimine, consoliamoci tutto pero' funziona, abbiamo "UN" colpevole.

Ricordo che ebbi una discussione con il Prof. Fortunato che sosteneva dalla didattica filosofica che "la verita' non eisste" nel mondo giuridico, cosa che mi fece sobbalzare, io sostenevo che invece il rinvenuto fosse gia' una verita', su cui poi andare a cercare di ricostruire le varie dinamiche dell'accaduto che l'avrebbe potuto provocare.

Dicevo fra me e me, un corpo rinvenuto ad esempio come si puo' anche in filosofia non considerarlo una verita'? E come negare che una ed una, ed una sola, puo' e dev'essere stata la concatenzaione di fatti che devono aver per forza creato il rinvenuto, non ci sono nel mondo reale due versioni degli stessi fatti, sono un'ossimoro che la realta' rifiuta, forse esistono solo in Filosofia del Diritto.

In alternativa, senza quel quanto piu' verosimile unico ricostruito, a parte le schiere di investigatori licenziati, tutto il mondo di variabili non escluse sarebbe possibile, ma cosi' a Bergamo nemmeno sembra.

Devo ammettere che invece sembra abbia avuto ragione lui, nel mondo giuridico "La verita' non esiste", ma stona leggermente che dunque vi siano solo e sempre dei responsabili.

Delle due l'una Professore, con tutta la buona volonta', o la verita' non esiste e quindi non sono identificabili i responsabili, o la verita' esiste, la si dovrebbe ricostruire ed allora "non sempre" ma spesso si acchiappano pure i veri responsabili.

Ma tant'e', la tentazione asburgica di mostrare i muscoli luccicanti dell'arma fiera della eccellenza presupposta della Giustizia e' realmente troppo forte per avere l'onesta' di dover accettare di dire anche "ci siamo sbagliati", oppure Dio mio, "non siamo riusciti".

Alle volte e' piu' onesta e funzionale una sana ed umana sconfitta e l'accettare di essere umilmente terreni che non il continuare a disseminare danni e disastri ovunque piuttosto di fermarsi un secondo a pensare seriamente.

Che non sia un virus attaccatogli dalla politica?

Wolf ha detto...

Yara Gambirasio, prova regina contaminata? Massimo Bossetti chiede lo sconto di pena
https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/massimo_bossetti_yara_gambirasio_quarto_grado_22_settembre_2018-3990618.html

Io non ho visto quarto grado e nemmeno mi lasciano vedere la replica senza un account.

Quindi chiedo a voi:
è vero che la difesa ha la speranza che Bossetti quanto meno possa ottenere uno sconto della pena come dice questo articolo?.

Oppure è solo frutto di una stampa disonesta e tendenziosa.

Se è vero che si accontentano di uno sconto di pena, è gravissimo.
Non ci posso credere. Fossi io al posto di Bossetti griderei, o mi liberate o mi ammazzate, non voglio sconti.

Gilberto ha detto...

Wolf è solo una bufala. Non vedo cosa c'entri lo sconto di pena. Solo un titolo per vendere fumo...

Ivana ha detto...

Wolf,
mi sembra che le seguenti parole di Ernesto De Franceschi: “Su questi aspetti si faranno forti i membri della difesa nel ricorso in Cassazione, con la speranza che Bossetti quanto meno possa ottenere uno sconto della pena.” rappresentino esclusivamente un’arbitraria conclusione del giornalista, perché, in base a quanto ricordo di ciò che è stato espresso dalla difesa a Quarto Grado, né l’avvocato Salvagni né l’avvocato Camporini hanno parlato in simili termini. Mi sembra che la loro speranza sia che l’imputato venga assolto oppure che ci sia almeno un processo d’appello- bis per poter effettuare la perizia (nel modo in cui ho già precisato in precedenza).

Bruno ha detto...

@Wolf, confermo anche io è una buffala. In Quarto grado la difesa non ha chiesto lo sconto di pena. La difesa lo crede totalmente innocente e non avrebbe senso chiedere lo sconto. Salvagni lo ha detto con fermezza e con umana, capibile emozione: "Bossetti è innocente".

Bruno ha detto...

Tratto da Libero: " .... Una clamorosa svolta nel caso dell'omicidio di Yara Gambirasio? Già, perché la prova "regina" per cui Massimo Bossetti è stato condannato all'ergastolo in appello potrebbe essere stata contaminata. È quanto rivela l'ultima puntata di Quarto Grado, su Rete 4. Su queste basi, Bossetti attende con ansia la pronuncia della Cassazione sul ricorso avanzato dai suoi legali, atteso per il prossimo 12 ottobre.
"Massimo ci crede ancora, crede nella giustizia, la sua è un’attesa drammatica, il percorso fatto finora è stato faticosissimo, è rimasto solo, ha perso i genitori, gli è rimasta solo Marita …e i figli". Così l'avvocato di Bossetti, Claudio Salvagni, in studio a Quarto Grado.
Nel dettaglio, i legali hanno sollevato parecchi dubbi sul modus operandi degli inquirenti nel corso del primo sopralluogo sul cadavere di Yara, a Chignolo: gli avvocati sostengono che la traccia genetica repertata sugli slip della ragazzina potrebbe essere stata contaminata. Si tratta della traccia 31G20 che portò all'arresto di Bossetti.
Un video che immortala il sopralluogo mostra gli uomini della Scientifica in tuta e calzari sono impegnati a repertare la zona, alcuni di loro però si nota chiaramente non indossano i calzari, altri prendono un lembo di slip della piccola vittima in cui è stato rinvenuto il Dna di Bossetti senza le pinzette, uno addirittura sembra non indossare i guanti.
Dunque, secondo i legali, non sarebbero state seguite le procedure internazionali: per la difesa, dunque, il lavoro di repertazione sarebbe stato inquinato e compromesso".

Anonimo ha detto...

La questione della contaminazione dell'ipotetica scena del delitto - ipotetica perché penso siamo tutti d'accordo che sia accaduto tutto altrove - è molto interessante. Soprattutto a fronte di un filmato.Se ci si aggiungono i kit scaduti e le reticenze sui raw data, sostenere che siano state seguite le procedure è oltre il limite del ridicolo. Quindi come minimo mi attenderei come minimo il rinvio all'appello, per la ripetizione delle analisi.
A quel punto, e se ciò si verificasse (perché non sempre la logica prevale), sono curioso di vedere cosa succederebbe: si rifarebbero le analisi o no?
Haddock

Gilberto ha detto...

È chiaro che il problema non è Bossetti. Io credo che nell’ambiente tutti sappiano che il muratore è estraneo al delitto, completamente innocente, non credo siano così sprovveduti. Il problema è come uscirne senza perdere la faccia. Non mi è chiaro se potranno salvare capra e cavoli, e nel caso quale potrebbe essere l’escamotage. In ogni caso il caso Bossetti sarà una cartina al tornasole, dalla sentenza si potrà capire il valore della giustizia italiana.

Bruno ha detto...

@Gilberto, credo che non ci saranno mezze misure. O Bossetti verrà di nuovo condannato o sarà libero(come spero).

natalia ha detto...

certo, non ci sono altre vie d'uscita
solo i buontemponi non capiscono che la giustizia ha bisogno di una impostazione diversa.
.basta sapere come vanno trattati , i casi commessi da stranieri . che vengono graziati dopo un giorno di cella . tanto che i tizi pretendono perfino un risarcimento .. credendoci imbecilli . al loro paese subirebbero sanzioni molto diverse . ma siccome vedono il lassismo della nostra giustizia,, pretendono pure . e lo dicono , posso fare quello che voglio ,tanto non mi fanno niente ,
chi detta la legge non è un padreterno..a volte vengono rovinate famiglie .........anche future famiglie

antrag ha detto...

La faciloneria e la spregiudicatezza del macabro repertare in quel 26 febbraio 2011 testimoniano l'assoluta convinzione degli investigatori che il crimine fosse stato compiuto altrove e non valeva, dunque, andare per il sottile (recinzioni, guanti, estranei, tute etc).

Poi si è favoleggiato.

Bruno ha detto...

@antrag, allora il favola non è solo.

Tortora Giuseppe ha detto...

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