sabato 19 agosto 2017

Yara Gambirasio: Bossetti come Girolimoni?

Articolo del Generale Nicolò Gebbia

La condanna di Bossetti frutto di indagini approssimative. Processo d’Appello condizionato dalla volontà di avere un colpevole a tutti i costi.

Nicolò Gebbia
Ius summum saepe summa est malitia. Troviamo questo motto in una commedia di Terenzio, ”Il punitore di se stesso”, titolo anche di una lirica dei ”Fiori del male” di Baudelaire. In entrambi i casi si tratta di avventure e disavventure amorose, immorali e peccaminose, che ben si prestano alle considerazioni che seguono, volte ad illustrare la malvagità (malitia in latino) cui la sedicente giustizia italiana ha sottoposto la famiglia Bossetti. Lo scrivo io, quello scellerato che sarebbe andato anche al funerale di Provenzano se gli fosse stato concesso. Alcune premesse statistiche servono ad illustrare il mio pensiero: nei paesi europei la percentuale di omicidi irrisolti, fra quelli che non sono seguiti dalla confessione dell’autore nelle 24 ore successive, è stazionaria dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi.

Parlo cioè di quegli omicidi per i quali l’autore persevera nell'intendimento di farla franca. Il paese in cui si ha maggiore probabilità di impunità è il Belgio, subito seguito dal Regno Unito, poi la Germania. L’Italia è da sempre la più’ efficace, perché carabinieri e poliziotti sono molto più bravi dei loro colleghi europei. Malgrado ciò la media degli omicidi impuniti è in tutta Europa stabilmente a cavallo del 45%, senza significativi miglioramenti o peggioramenti da settanta anni a questa parte. La criminologia seria si è rassegnata a considerare questo dato come fisiologico nelle democrazie occidentali. Da noi però è successa una cosa imprevedibile: Berlusconi, mago dell’audience televisiva, dopo aver condizionato l’abbigliamento femminile con lo stile che lui chiama burlesque, che costringe tutte scosciate su tacco 12 se non vogliono essere irrimediabilmente considerate out, in una stagione di spending review ha scoperto che le trasmissioni di intrattenimento di minor costo e maggiore share sono quelle in cui si seguono gli eventi di cronaca nera.

L’intrattenitore è generalmente un giornalista o l’autore di libri gialli di successo, coadiuvato da una bellona in minigonna che lo sovrasta di una spanna dall'alto dei suoi trampoli, ed in studio troviamo presunti esperti felici di presenziare gratuitamente in funzione della monetizzabile notorietà che gliene deriva. In assoluto poi il femminicidio non ancora risolto è quello che tira di più. Uso questo brutto neologismo di gran moda perché tutti converrete con me sul fatto che dei maschietti uccisi non gliene frega niente a nessuno. Mentre per qualsiasi donna assassinata ci deve essere necessariamente almeno un arrestato, da processare prima in tv e poi in un’aula di corte d’assise, dove i giurati popolari emetteranno verdetto di condanna in forza del motto latino ”in dubio contra reum”, versione politically correct dell’obsoleto ”in dubio pro reo’. Nel caso Bossetti lo scempio della giustizia è stato il più plateale di tutti, malgrado l’anomalia di una famiglia della vittima che si è subito sottratta alle telecamere e non ha mai proclamato di ”pretendere” vendetta ad ogni costo. Ma tant'è.

Per cominciare ricorderete tutti quei sindaci, quei ras della protezione civile e quei presidenti delle sezioni alpini in congedo, i quali due settimane dopo la scomparsa di Yara ci giurarono in televisione che sicuramente il corpo non si trovava nel raggio di 50 chilometri dalla sua abitazione, perché le loro ricerche ne davano la ”matematica” certezza. Ora delle due l’una: o avevano ragione ed allora le cose non sono andate come da ricostruzione dell’accusa ed è nel giusto la difesa quando afferma che il corpo è stato portato in quel terreno tempo dopo, oppure protezione civile, forze dell’ordine e alpini in congedo si erano esibiti in scampagnate non dissimili dai rastrellamenti di carabinieri e polizia alla ricerca dei sequestrati in Sardegna negli anni settanta, mai coronati da successo. Subito dopo c’è l’arresto del magrebino che stava tornando al suo paese in un traghetto prenotato prima della scomparsa di Yara, colpevole solo della infelice traduzione dall'arabo di una intercettata telefonata con la sua fidanzata.

Accade poi che casualmente si scopre fra i frequentatori di una discoteca della zona, tutti sottoposti spontaneamente al prelievo del DNA (se lei si rifiuta vuol dire che ha qualcosa da nascondere), un ragazzo che il Dna ce l’ha compatibile con uno di quelli trovati addosso a Yara. Lui pero’ ha un alibi di ferro. Ed allora ci si inoltra in ricerche degne della Germania nazista, quando per scovare un po’ di sangue ebraico si compulsavano i registri parrocchiali di intere città e vallate. Si arriva così ad uno sciupafemmine defunto che in vita faceva l’autista di corriere. Qui si raggiunge davvero lo ius summum, perché sulla base dell’assunto che l’autista è il padre naturale del presunto assassino, si convocano circa 200 attempate signore alle quali si dice papale papale: "Cara lei, siccome ci siamo informati e la voce popolare riferisce che da giovane era di mutanda veloce, ci fornisca spontaneamente il suo DNA, in modo che noi possiamo proseguire nelle indagini, condotte con il presupposto che quel cornuto di suo marito non e’ il padre dei vostri figli".

Identificato così Bossetti, arrestato e subito sbattuto in anteprima sul twitter di Angelino Alfano come ”il certo assassino di Yara”, si procede alla costruzione delle ulteriori prove d’accusa a posteriori, acquisite con metodi che fanno apparire gli agenti della Gestapo come innocenti seminaristi .”E’ un bugiardo e un fanfarone, sempre abbronzato e pronto a sedurre anche dal carcere una ammiratrice che gli scrive” - ”Sua moglie aveva almeno due amanti e lui lo sapeva (probabile cuckoid?)”. -  ”L’amore per la prole è ostentato e sintomo di pedofilia, come dimostrano le sue pornofrequentazioni al computer.” - Sua moglie lo scagiona? Era lei ad usare il computer maliziosamente? ”Non e’ credibile perché’ la spinge il senso di colpa.

Si arriva addirittura ad esibire ai media un filmato ”suggestivo” prodotto dall'Arma con un furgone che assomiglia a quello di Bossetti spacciato per tale.

I miei presunti colleghi del Ris (che i veri investigatori sono un’altra cosa), incalzati dalla difesa sono costretti ad ammettere che le loro indagini sono approssimative, condotte con prodotti scaduti di validità, ed assolutamente irripetibili perché hanno consumato tutto il DNA disponibile. A Bossetti, purché confessi, si promettono derubricazioni e vantaggi d’ogni genere, ma lui non molla. Su una cosa tuttavia l’accusa non può far leva: il sequestro di persona. Yara sarebbe salita sul camioncino di Bossetti spontaneamente e non si tenta neanche di provare il contrario.

Ma la famiglia della vittima esclude ogni conoscenza e per giunta si scopre che quella sera ad uscire per portare lo stereo in palestra avrebbe dovuto essere la sorella maggiore di Yara, sostituita da quest’ultima solo perché cosi disposto all'ultimo minuto dalla madre di entrambe. Tutto questo non ha sortito un verdetto di assoluzione per insufficienza di prove che, nella civilissima Italia del dopoguerra sarebbe stato scontato. E vedrete che si finirà con una condanna. Che avrà dimostrato ancora una volta quanto il fascismo di ritorno in questa Italietta becera e meschina abbia trovato, pur con forme inattese, nuova linfa. 

Ricordate Girolimoni, il serial killer di bambine romane degli anni venti? Era innocente, le bambine erano state uccise da un sacerdote anglicano, che pensò bene di rifugiarsi in Sud Africa dopo le prime indagini a suo carico del commissario Giuseppe Dosi, fatto internare da Mussolini in manicomio perché la sua persistenza nell'indicare il prete britannico come colpevole gli rovinava la liaison che in quegli anni aveva intrapreso con il governo inglese.

Malgrado tutto Girolimoni fu scagionato, ed i giornali non lo pubblicarono nemmeno... per ordine del Duce. Se dovesse succedere a Bossetti riuscirà Angelino Alfano, suo primo accusatore, a fare altrettanto? Dosi nel dopoguerra fondò la Criminalpol e nel 1961 partecipò ai funerali di Girolimoni, da quel galantuomo che era. Io a Bossetti e famiglia non assicuro di poter rendere giustizia perché Angelino Alfano, da me invitato a battersi già l’11 luglio del 2008 con formale cartello di sfida, non essendo un gentiluomo, si rifiutò...

Concludo con una mia personale scoperta: Samuele Ottolenghi, famoso medico legale che sulla base delle teorie del Lombroso accusava Girolimoni, è il bisnonno della criminologa Bruzzone, la bionda vamp tacco 12 che giura sulla colpevolezza di Bossetti. Lei, fra le tante perle del suo curriculum magniloquente che troverete su Internet, pare che annoveri anche un seminario in Australia, condotto dagli stessi esperti di medicina forense che fecero condannare all'ergastolo Lindy Chamberlain. Non conoscete il caso? Accadde nel 1980 ad Hanging Rock, famosa località turistica nell'estremo sud del continente.

Una bimba di tre mesi viene rapita da un cane selvatico, e la madre lo vede mentre scappa dalla tenda canadese che la ospitava. Lo rincorre vanamente nella notte, ma a nulla valgono le ricerche sue, del marito e degli altri campeggiatori. Poi si fa strada l’ipotesi che si tratti di una messa in scena dei genitori della bambina, fino al processo in cui vengono entrambi condannati all’ergastolo. Prova regina sono le tracce di sangue trovate sotto il cruscotto della Madza usata dalla coppia. Solo dopo qualche anno la casa automobilistica giapponese scopre, e con franchezza rivela pubblicamente, che la colla usata per unire lamiera e tappezzeria ha una strana reazione alla pistola stroboscopica usata per evidenziare le macchie di sangue, tanto da indurre chiunque in errore. Quasi contemporaneamente in una tana di cani selvatici si scopre un pezzo della tutina del bambino.

Alla revisione del processo, i coniugi Chamberlain vengono assolti e rifusi con un miliardo e duecento milioni di danni per l’ingiusta detenzione. 

Queste, cari i miei lettori, sono le prove scientifiche. Io in 40 anni di carriera non ci ho mai risolto un caso, e ne ho sempre dubitato. Per giunta per Bossetti il termine scientifico è usato in una accezione assolutamente impropria perché, se l’italiano non è un’opinione, scientifico vuol dire che ha il crisma della ripetibilità, mentre il pasticciaccio del Ris, eseguito senza le garanzie dell’incidente probatorio, è assolutamente irripetibile.


17 commenti:

Bruno ha detto...

@Nicolò complimenti per come hai scritto sul caso Bossetti. Mi unisco al tuo pensiero. Spero che in Italia, in nome della vera Giustizia, altre persone esperte nel loro settore proseguano con interesse e coraggio come hai fatto tu. Grazie per quanto ci hai fatto conoscere con questo articolo.

A ha detto...

Un autore di peso, un uomo delle forze dell'ordine che finalmente dà contro all'incompetenza dei colleghi.

PINO ha detto...

Ciao MASSIMO!
L'articolo di GEBBIA, che hai molto opportunamente reso noto in attesa di quanto deciderà la suprema Corte di Cassazione, in merito alla condanna di Bossetti, è sicuramente una, fra le punte di diamante più incisive, atte a far crollare il vitreo castello accusatorio, che avrebbe deciso la sua reità.
Un articolo composto senza fronzoli letterari: redatto, cioè, in termini chiari che non consentono fraintendimenti e che, aggiunto a quanto dichiarato dal dr. Imposimato, rappresenta un chiaro specchio della situazione giudiziaria italiana, oggi.

Vanna ha detto...

Massimo buongiorno,
ottimo nuovo articolo pubblicato!
Evidenzio:
"...Malgrado tutto Girolimoni fu scagionato, ed i giornali non lo pubblicarono nemmeno... per ordine del Duce. Se dovesse succedere a Bossetti riuscirà Angelino Alfano, suo primo accusatore, a fare altrettanto? Dosi nel dopoguerra fondò la Criminalpol e nel 1961 partecipò ai funerali di Girolimoni, da quel galantuomo che era. Io a Bossetti e famiglia non assicuro di poter rendere giustizia perché Angelino Alfano, da me invitato a battersi già l’11 luglio del 2008 con formale cartello di sfida, non essendo un gentiluomo, si rifiutò..."

Questo Generale ha coraggio, esperienza e spessore da vendere, speriamo che escano altre autorevoli voci a risuonare in un deserto che si va animando.

Nautilina ha detto...

Grazie, Massimo, per aver pubblicato questo articolo così forte e coraggioso.
Mi hanno colpito la schiettezza dell'autore e queste sue parole in particolare:
" Tutto questo non ha sortito un verdetto di assoluzione per insufficienza di prove che, , nella civilissima Italia del dopoguerra , sarebbe stato scontato. E vedrete che si finirà con una condanna. Che avrà dimostrato ancora una volta quanto il fascismo di ritorno in questa Italietta becera e meschina abbia trovato, pur con forme inattese, nuova linfa."
Condivisibile in pieno da parte mia... l'Italia civilissima del dopoguerra la ricordo bene, molto presto però è arrivato il diluvio.

Manlio Tummolo ha detto...

Come non condividere queste oneste e serie osservazioni ? Il punto è che la ricerca dei capri espiatori, talvolta con una cura ossessiva, talaltra con assoluta superficialità e disinvoltura (vedi Avetrana, dove non c'era neppure un DNA risicato e consumato a furia di analisi...) da gettare in pasto alla pubblica opinione ed alla plebaglia sanguinaria, è la prassi prevalente nel mondo giudiziario, fin dai tempi di Abele e Caino .

investigator113 ha detto...

Sarebbe tutto molto più semplice concentrarsi nuovamente sulla dinamica dei fatti per capire cosa sia successo veramente a Yara un volta uscita dalla palestra. Si deve ripartire da zero, prendere in esame i dati certi emersi nelle indagini dei tre mesi della scomparsa di Yara, che se sviluppati comporrebbero la storia logica dell'accaduto e vedrete la che la pista pedofila è solo invenzione dell'accusa, è un falso investigativo in sostituzione di indagini fatte nei tre mesi dalla scomparsa di Yara, che se proseguite avrebbero portato in tutt'altra strada ma che gli inquirenti si son guardati bene dal continuare. Quanto è stato detto fin qui sulla colpevolezza di Bossetti manca il filo logico, anzi la matassa si è ingarbugliata di più, ecco dunque riprendere il filo delle indagini e sbrogliare la matassa.

Anonimo ha detto...

CI MANCAVA PROPRIO QUESTO GENIO, ORA SIAMO A POSTO!

Manlio Tummolo ha detto...

Gli anonimi sono sempre pieni di coraggio... Eppure, è cominciata una severa critica, in generale, sull'abuso del diritto di scrivere senza nemmeno un proprio nomignolo.

Giacomo ha detto...

A prescindere da tutto il resto, non capisco che cosa c'entrino Berlusconi e Mediaset con la situazione giudiziaria denunciata e con il caso Bossetti.

Saluti a tutti.

Giacomo

Hobgob ha detto...

Gentile Giacomo,

suppongo che si riferisse alla spettacolarizzazione nel media televisivo di alcuni fatti di cronaca dove i pionieri sono state le tv private, da questo il rimando a Berlusconi.

magica ha detto...

la tv private le hanno trasmesse come era doveroso farlo - invece le tv di stato , sono conniventi con la politica sinistra , nascondono fatti , oppure rinacarano le dosi su un fatto quando vogliono fare i lecccc della politica .... pk...sorry! ok

Vanna ha detto...

Magica buongiorno e condivido, visto che è la tv di Stato e la paghiamo tutti!

Manlio Tummolo ha detto...

La TV di Stato, alias RAI, è un'organizzazione di propaganda che si fa forzosamente pagare con la connivenza della Corte di Cassazione. Se si paga il servzio "pubblico" (in realtà del partito clerico-marxista, oggi imperante), chi non ne usufruisce, non dovrebbe pagarlo; se si paga il "mobile televisore" (anche quando non funzionante), per logica si dovrebbe pagare per ciascun mobile posseduto, invece si paga per uno solo, il che è contraddittorio, ma ben si adatta ai sofismi di questi furbacchioni con o senza toga ed ermellini. Con la grande riforma renziana, poi, si sono commesse rapine vere e proprie, grazie all'imporre l'abbonamento sulle bollette dell'energia elettrica. Basterebbe invece utilizzare metodi tecnici alla SKY, per cui se si paga si vede, se non si paga non si vede. E chiuso.

Manlio Tummolo ha detto...

Brevemente perché ho poco tempo: un certo Mazzega ha ucciso la fidanzata soffocandola in macchina e se ne è andato in giro col povero corpo, ficnhé non si è costituito il giorno dopo. Confessando non ha fatto faticare i magistrati (poverelli !), i quali per premio gli hanno già dato gli arresti domiciliari. Confrontare casi Scazzi ed altri...

Lavorare poco, lavorare tutti !

magica ha detto...

io mi domando come mai politici e avvocati e gente comune non si accaniscono contro l'ergastolo delle MISSERI .
possibile che ci siano persone che sopportano queste vigliaccate?
i loro avvocati lasciano perdere e buonanotte ai suonatori..?

Giacomo ha detto...

Quando il pesce puzza dalla testa!
Sono già passati sei mesi dalla sentenza di rigetto della Cassazione e ancora non sono uscite le motivazioni. In teoria dovevano essere contestuali alla sentenza o essere emesse entro 15 giorni, o al massimo entro 90 giorni.
Le motivazioni sono necessarie per poter fare ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: è solo questo che la difesa può fare.
Occorrerebbe inoltre creare contemporaneamente nell'opinione pubblica, se non la certezza, almeno il dubbio che in carcere ci sono due innocenti. Ma con la casta giornalistica che ci ritroviamo c'è poco da essere ottimisti.

Cordiali saluti a tutti.

Giacomo