lunedì 23 febbraio 2015

Dopo 21 anni di odissea giudiziaria, se lo stato italiano non mi risarcisce gli ruberò i cinque milioni di dollari che i magistrati italiani mi sequestrarono 21 anni fa



Bank Draft
Di Nuvoli Giovanni

Mi chiamo Giovanni Nuvoli, sono nato nel 1956 in provincia di Sassari e molto probabilmente fra qualche mese verrà spiccato un mandato di cattura nei miei confronti. Il motivo? Sono stanco di essere preso per i fondelli dai magistrati italiani. Da 21 anni lotto con le mie piccole forze contro quelle enormi di chi detiene il potere del Bel Paese. Lotto per ottenere giustizia, ma so già che non sarà facile ottenerla da un sistema giudiziario del terzo mondo come si può definire quello italiano, visto che attualmente occupa la 49a posizione ed è alle spalle dei sistemi giudiziari del Botswana, del Sudafrica, del Niger e della Papua Nuova Guinea. Per questo sono pronto a mettere in atto un'azione eclatante che, con un metodo poco ortodosso, mi permetterà di tornare in possesso della cifra rubatami dalla magistratura italiana, 5 milioni di dollari, maggiorata degli interessi maturati in due e passa decenni. Naturalmente di questa mia iniziativa ho già informato in anticipo chi di dovere. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il presidente del tribunale di Sassari dottor Pietro Fanile e, anche, la Corte Europea dei diritti dell'uomo che già nel 2002 mi diede ragione condannando l'Italia (l'elenco completo di chi ho informato lo trovate a fine articolo).

Da anni mi sono trasferito in Russia ed è mia intenzione rinunciare alla cittadinanza italiana. Il motivo di questa drastica decisione è legato a filo doppio al comportamento tenuto nei miei confronti dalla magistratura di Sassari. In primis da chi negli anni '90 era un sostituto procuratore, il signor Alfredo Gaetano Cau (a Roma chiamato "Er Nutella" perché sottoposto a sanzione disciplinare dopo aver cosparso di Nutella il bagno di un altro procuratore) - ora giudice di sorveglianza - dal Gip Altieri Carla e dal giudice Gian Cosimo Mura. Fatta questa piccola premessa vi racconto a grandi linee la mia Odissea, ma per capirla dovete prima sapere cos'è un "Bank Draft".

Un bank draft è una semplice tratta bancaria. Un titolo emesso da una banca che dà diritto di ottenere, con tipologie diverse in base agli accordi, l'importo inserito nella cedola, basta che questo sia scritto in numero e in lettere. In pratica, io banca non ti pago subito per le tue prestazioni o per qualsiasi altra traslazione o accordo ci sia stato fra di noi, ma effettuerò il pagamento a tre, a quattro, a sei mesi o, anche, a un anno tramite l'emissione di bank draft da mettere all'incasso dopo la scadenza. Ecco, anche se in maniera semplificata ora sapete cos'è un Draft. Una sorta di cambiale che può anche essere ceduta e passare di mano in mano quando si necessita di pagare un fornitore, basta "girarla" sul retro con un timbro e una firma. Naturalmente il titolo non vale in eterno e l'incasso si deve "reclamare" nel modo giusto e nei tempi giusti. In pratica, si porta il titolo alla propria banca e si mette al dopo incasso, nel senso che i soldi verranno addebitati su un conto corrente e saranno disponibili solo quando la banca che ha emesso il titolo li invierà materialmente. Il bank draft che io cercai di mettere all'incasso il 17 febbraio 1994 - per conto della mia azienda, la Tecnobit snc di Giovanni Nuvoli - è quello che vedete nell'immagine in alto. Era stato emesso dalla "The People's Bank of Zanzibar", l'equivalente di una Banca Popolare Italiana, valeva ben 5 milioni di dollari e lo portai alla Banca di Sassari. 

Purtroppo non riuscii a far nulla, perché intervenne la guardia di finanza e sequestrò il titolo in quanto, secondo loro, oggetto di rapina a furgone postale. Così, sebbene quel draft non fosse mai salito su un furgone postale, venni indagato, assieme ad altri 26, e la mia ditta sequestrata. Naturalmente non mancarono diverse perquisizioni e diversi pedinamenti, tanto che la strada in cui abitavo fu presidiata, sia in entrata che in uscita, da Carabinieri e Polizia. Non c'era stata alcuna rapina ad alcun furgone postale e alla procura bastava metterlo al dopo incasso, al massimo chiedere una perizia a un perito, per capire che il draft era regolare. Ma questa semplice e veloce mossa non si fece preferendo usare una tattica diversa. E fu così che il 12 dicembre 1994 fui arrestato e lasciato marcire in una putrida e schifosa cella d'isolamento. Venni rilasciato il 9 gennaio 1995 - dopo le feste di Natale - perché l'ordinanza cautelare, scrisse il Gip, si basava sul nulla e non consentiva l'arresto. Ma il procuratore Alfredo Gaetano Cau la pensava diversamente e non gli bastarono le parole del Gip per scagionarmi. Però, almeno questo, il 14 marzo finalmente chiese un paio di perizie al dottor Victor Uckmar, per due volte perché una non gli bastava e chiedeva lumi su una sigla (KTT) inesistente nelle transazioni internazionali. Il perito Uckmar sentenziò la regolarità del titolo. Quindi? Se tutto è regolare la storia si chiude e posso riprendermi il draft per portarlo al dopo incasso, visto che ancora i limiti della negoziazione me lo consentono? No, la storia non è finita, la storia è appena agli albori perché il procuratore non ci vedeva chiaro e voleva procedere nei miei confronti. Io in quei giorni temevo di perdere i soldi e per tutelare il credito vantato chiedevo varie volte il dissequestro del Draft o, almeno, di metterlo all'incasso e di sequestrare la somma in attesa del processo e della sentenza.

Ma questa soluzione, che poteva salvare capra e cavoli, non interessava nessuno. Per il procuratore io non ero un Geometra che cercava di tutelare la sua azienda, la sua famiglia e il suo futuro. No, io ero un criminale, come confermava il quotidiano locale, La Nuova Sardegna, quando iniziarono a uscire notizie infamanti in cui mi si addebitavano reati mai avvenuti. E come li addebitarono a me li addebitarono a tanti altri. Per i giornalisti imbeccati dalla procura io commerciavo in armi e droga. Roba da farsi drizzare i capelli, visto che mai avevo commesso tali reati. Erano articoli infamanti completati con la mia foto, per questo denunciai il direttore del quotidiano. Ma le mie denunce finirono nei cestini della procura, segno che il giornale forse godeva di una protezione totale e assoluta. E allora, perso per perso, visto che il tempo trascorreva veloce e il procuratore Alfredo Gaetano Cau non aveva ancora chiuso le indagini e chiesto un processo, decisi di prendermi in carico tutti i reati contestati e di chiedere io stesso al Gip Carla Altieri di essere processato. Mai avrebbero potuto condannarmi perché mai avevo commesso quei reati, quindi la mia fu una "mossa" fatta per accelerare il processo e per cercare di incassare il draft in tempi utili. Il Gip dispose quindi il procedersi con giudizio immediato, ma nella realtà la prima udienza fissata per il 15 novembre '96 fu rinviata d'ufficio al 9 aprile '97 e poi ancora al 1 ottobre '97 e ancora al 2 ottobre '98. 

Nel frattempo, il Professor Salvatore Maccarone (docente di diritto del mercato finanziario all'Università "La Sapienza di Roma") depositava la perizia tecnica chiesta dal tribunale, nella quale esponeva chiaramente che i tre anni trascorsi ponevano differenti e gravi problemi, a causa della data di scadenza ormai remota, per quel titolo bancario. Problemi che spiegò con le rovinose conseguenze date dalla mancata presentazione all'incasso nei termini e, in particolare, dalla mancanza della "Notice of dishonour" (senza questa notifica ancora oggi mai si potrebbe obbligare una banca a pagare un qualsiasi titolo dalla stessa emesso e non pagato). Nella sostanza, concluse il perito, la "People's Bank" potrebbe rifiutare il pagamento sulla base di eccezioni opponibili anche alla Tecnobit snc a causa del ritardo nella presentazione all'incasso. Il Tribunale di Sassari a quel punto incaricava la banca Monte dei Paschi di Siena di procedere, ma come previsto dal perito la banca emittente non onorò il titolo bancario. Nessuna "Notice of dishonour" (Notice Of Dishonour Of Cheque Under Section 93, Negotiable Instruments Act) si era elevata in precedenza a causa degli anni trascorsi con il Draft sotto sequestro per reati inesistenti.

E che fossero inesistenti lo stabilì anche il giudice che in data 18 ottobre 1999 - con sentenza nr 168 diventata irrevocabile il 26 febbraio 2000 - mi assolveva per "insussistenza dei fatti contestati". Dimostrata la mia innocenza, dopo sei anni di peripezie cercai di tornare in possesso del Draft sotto sequestro dal febbraio 1994. Ma il tribunale penale di Sassari, a pagina 105 e seguenti della sentenza, così rispondeva alla mia richiesta: "In ultimo deve darsi atto del rigetto della domanda di restituzione del draft presentata dalla difesa del Nuvoli Giovanni. Al Riguardo in primo luogo deve osservarsi ancora una volta e in via definitiva come il draft non sia più suscettibile di essere incassato e non abbia dunque alcun valore economico (vedi le risultanze della perizia e della consulenza in atti). In ogni caso è risultata oltremodo dubbia la sua titolarità". Come sarebbe a dire è risultata dubbia la sua titolarità? Se era in mano mia e io lo stavo per incassare senza che nessuna delle aziende che l'avevano precedentemente nella loro disponibilità avessero fatto alcuna denuncia, era chiaro che la sua titolarità fosse della mia azienda, della Tecnobit snc di Giovanni Nuvoli. Comunque il giudice continuava scrivendo: "Avanzano pretese - o potrebbero avanzare pretese in tal senso - il Nuvoli, ultimo prenditore, il legale rappresentante della Nurelco International e la stessa banca emittente che ne ha interdetto la circolazione". Poi finiva con la seguente frase: "Dunque ai sensi dell' art. 263/3 cpp le parti devono essere rimesse al competente giudice civile, perché preliminarmente accerti la titolarità del Draft". 

In pratica, si voleva che un giudice civile capisse il motivo per cui avessi quel titolo a mia disposizione e se le mie pretese, volendolo restituito, fossero valide. Per capire questo partirono da lontano cercando di sapere quali rapporti ci fossero fra la prima azienda che aveva avuto il titolo in mano, la Nurelco International ltd, e la People's Bank of Zanzibar. E, come se i legali rappresentanti di queste due società di capitali avessero avuto un tornaconto a presentarsi in un processo civile italiano, nel febbraio del 2002 la cancelleria del tribunale fece partire le citazioni. Ma alla Nurelco, anche eventualmente avesse ricevuto la citazione, poco importava di un titolo che non la riguardava più, avendolo girato (come si giravano gli assegni) e dato in pagamento ad altri che, fra l'altro, erano a conoscenza della mia richiesta di acquisizione e non si erano opposti. Come poco importava alla People's Bank di presentarsi, avendo rifiutato il pagamento a causa dei tanti anni intercorsi fra la scadenza e la richiesta di incasso. Per cui, di logica, le citazioni facevano perdere tempo e si mostravano idonee solo ad allungare i tempi del processo, come già era accaduto col precedente e da me denunciato alla corte europea dei diritti umani che proprio in quel periodo (il 16 maggio 2002) mi diede ragione e condannò l'Italia per la violazione degli art. 6.1 e 13 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Questa sentenza viene ancora oggi inserita da chi intenta cause, in Italia, per la violazione dei diritti nei vari tribunali (qui il link della sentenza e qui quello che dimostra come venga utilizzata nei tribunali italiani).

Insomma, dopo un processo lungo e per me rovinoso, attestato anche dalla corte europea, la cosa giusta da fare sarebbe stata quella di ridarmi il Draft e chiudere la questione con un onorabile risarcimento danni. Invece, incuranti di tutto e anche del fatto allucinante che il procuratore Alfredo Gaetano Cau nel richiedere la rogatoria alla banca l'aveva chiaramente allarmata utilizzato termini inaccettabili, quali: "il titolo è oggetto di gravi reati in Italia" (reati presenti solo nella sua mente dato che a processo si rivelarono inesistenti), si decise di continuare a rovinarmi l'esistenza cercando di non mettermi a disposizione il draft perché, non capendoci nulla di transazioni economiche e di trattative internazionali, per loro c'erano diverse cose da chiarire. E questo nonostante l'esistenza di un telex inviato nel '93 dalla stessa Peolpe's Bank a una banca di Praga, acquisito agli atti, che certificava la sua intenzione di onorare i draft in possesso della Nurelco International. In poche parole, si fecero dei passi illogici già ben sapendo cosa avrebbe risposto la banca a una eventuale citazione, visto che erano passati troppi anni e che non si poteva ritenere la giurisdizione italiana competente su un titolo di credito emesso in Tanzania. Ma questa logica non entrò nella mente del giudice, che volle a tutti i costi citarla, e farla venire a processo per testimoniare, e per farlo mise in mezzo l'ambasciata italiana di Das Es Salaam. Ambasciata che in effetti un anno e mezzo dopo riuscì a consegnare la citazione. A questa naturalmente seguì la risposta più logica e prevedibile. Infatti la banca scrisse:

1) Il Draft e' scaduto e non esiste nessuna motivazione per coinvolgere la The People's Bank in questa causa.

2) La People's Bank non capisce il motivo e la natura della causa.

3) Il Tribunale non indica le spese da sostenere per permettere alla Banca o a un suo rappresentante di comparire avanti il Tribunale.

Per questo non esistono motivi affinché la The People's Bank o un suo Rappresentante si rechi in Tribunale.

Nella sostanza, la banca rispose: fate ciò che volete, alla The People's Bank non interessa niente delle vostre decisioni dato che il draft è scaduto.

Insomma, io dicevo di essere il titolare del draft che nessuno reclamava, se non me, io l'avevo portato alla Banca di Sassari per metterlo al dopo incasso, della mia azienda era l'ultima girata e io avevo tutti i diritti di riaverlo indietro. Per questo nel 2002 avevo chiesto al giudice Gian Cosimo Mura di ridarmelo. Ma tra citazioni e rinvii, la sua decisione fu a me nota solo nel gennaio del 2008. Il giudice rigettava la mia domanda perché, scrisse nelle motivazioni: Nel Draft compaiono 4 girate (Nurelco International ltd, AeroPower, Nuova Voxon spa, Tecnobit snc), nulla egli prova, tuttavia, in ordine ai susseguenti rapporti intervenuti tra la detta ultima girataria Tecnobit snc e i successivi prenditori (quali successivi preditori se l'ultima girata è la mia?). In tal guisa il fatto materiale del possesso del titolo medesimo non giustifica all'evidenza, il rapporto cartolare con l'emittente ed i precedenti giratari suddetti, non risultando alcuna girata ulteriore (ne nominativa ne in bianco) in favore dello stesso possessore (trattandosi di persona fisica distinta dalla precedente girataria Tecnobit snc, non essendo sufficiente alla trasmissione cartolare in discorso la richiamata qualifica legale di rappresentante di quest'ultima).

Fermiamoci un momento per capire. Il giudice Mura pretendeva che Nuvoli Giovanni, cioè io, girasse il titolo con una firma come se la Tecnobit, azienda, lo avesse ceduto a me in quanto privato? Ma signor giudice, cerchiamo di capirci. La Tecnobit snc di Nuvoli Givanni, dal '94 unico socio con atto notarile e diventata quindi ditta individuale, era di Nuvoli Giovanni, cioè mia, o era di qualcun altro? Ha visto che nel suo fascicolo c'era la cessione quota notarile (allegato 11) e la mancata ricostruzione della pluralità dei soci? Inoltre, caro giudice, come potevo io girare il draft se questo dal 17 febbraio 2004 non era più in mio possesso dato che era stato sequestrato dalla procura? Per di più, potrebbe spiegare cosa intendeva dire con le parole: Parimenti, quanto al rapporto negoziale sottostante, nessuna specifica deduzione e nessuna prova idonea giustifica la titolarità invocata: non è dato a inferire alcun riscontro (documentale o meno) sui rapporti intercorsi tra il detto possessore e la detta Nurelco International, ne tra esso e i giratari successivi, in guisa tale da comprovare la legittimità di tale circolazione e possesso, come pacificatamente richiesto anche in materia di titoli cartolari.

Perché, caro giudice, non spiega queste parole per far capire a tutti quale preparazione abbia un magistrato dello stato italiano? Non è dato a inferire alcun riscontro sui rapporti intercorsi tra il detto possessore e la ditta Nurelco? Ma che significa? Per quale motivo la Tecnobit, quarta girataria del titolo, doveva conoscere o avere rapporti con la ditta che per prima il titolo l'aveva girato e poi passato ad altri? Ma quale norma internazionale pretende che chi presenta un titolo al dopo incasso debba conoscere tutti i precedenti possessori del titolo? Quanti assegni in quegli anni presentavano anche cinque o più girate e sono stati incassati in Italia senza che l'ultimo giratario conoscesse il primo? O non è così e forse lei è certo, signor giudice, che chi li ha versati nella propria banca conoscesse il primo che aveva girato l'assegno? Se sì, su quali basi fonda tale concetto? E come mai, visto che nel 2008 le aziende che avevano posseduto il titolo nel '93 avevano nel frattempo chiuso l'attività o fallito, non ha considerato il fatto che le relazioni fra le varie società erano da cercarsi nel precedente processo e non a quindici anni di distanza? Perché questa semplice verifica non si è fatta? Perché invece di ragionare a rovescio non ha preso in considerazione il fatto che nessuna altra azienda lo aveva reclamato e che la People's of Bank aveva dimostrato il suo assoluto disinteresse per quel titolo?

Per cercare queste risposte, e riprendermi il draft, decisi di ricorrere in appello. Ma ancora si volle che una notifica venisse ritirata, con tanto di firma, dalla People's of Bank. Una cosa che non vi ho detto, è che la banca era di proprietà del governo dello Zanzibar (link di conferma) e che al tempo era amministrata dal ministro delle finanze Nassor. Quando mi appellai cercai in ogni maniera di far notificare la citazione, anche rivolgendomi all'ambasciatore italiano, lamentando la violazione della convenzione tra Italia e Tanzania sulla modalità di notifica degli atti giudiziari. L'ambasciatore, Francesco Catania, così mi rispose:

Come più volte comunicato, nonostante nostra specifica richiesta, il locale Ministero degli Affari Esteri non ha mai provveduto, fatta eccezione per una volta nel 2004, a comunicare il nominativo della persona che aveva ritirato i documenti. Nell'unica occasione in cui ciò è avvenuto, questa Ambasciata ha provveduto con proprio telespresso in data 9 giugno 2004, ad inviare tale informazione al Tribunale di Sassari. Nel caso di notifica più recente in ordine di tempo, quest'Ambasciata dopo aver ottenuto l'usuale generica conferma di notifica da parte del Ministero degli Affari Esteri tanzano, ha di nuovo scritto in data 14 ottobre 2009 per ribadire la necessità che fosse indicato il nominativo della persona che aveva preso in consegna la documentazione legale consegnata. Purtroppo anche in questa occasione nessuna risposta è pervenuta al riguardo. Per questo motivo, dopo aver correttamente esperito la procedura di notifica, questa Ambasciata ha provveduto con Nota Verbale n. 1119 in data 29.10.2009 ad inviare la relata di (non) notifica al Suo Avvocato, Dott. Casimiro Mastino, anticipando la stessa per Posta Elettronica certificata. Aggiungo in proposito, che le nostre Ambasciate non hanno alcun potere coercitivo all'estero. Non ci è possibile, ad esempio, recarci personalmente ad effettuare la notifica come succederebbe in Italia con il messo o ufficiale giudiziario, né forzare la mano all'ente notificato per farlo in qualche modo reagire. Considerato quanto precede, non si ravvisano responsabilità di alcun genere da parte di questa Ambasciata per quanto riguarda le difficoltà da Lei riscontrate nel proseguimento del processo contro la People's Bank of Zanzibar Limited. Sarebbe forse il caso, a questo punto, che il Tribunale di Sassari prendesse atto dell'indisponibilità di queste Autorità a prendere parte al processo in corso e agisse di conseguenza. A tal punto mi chiedo se, invece di continuare ad inviare proteste nei nostri confronti, non sia per Lei più produttivo nominare un legale di sua fiducia qui in Tanzania e cercare di ottenere tramite la Corte Tanzana, ciò che a Lei sta a cuore. 

L'Ambasciatore Francesco Catania

Era impossibile che mi potessi rivolgere a una Corte Tanzana con un titolo di credito sotto sequestro penale e di cui non avevo il materiale possesso. Ancor più dopo la comunicazione del procuratore Sassarese alla Banca che affermava che il titolo bancario era oggetto di gravi reati in Italia. Malgrado ciò mi sono recato, il 18 gennaio 2010, a Dar Es Salaam e in seguito a Zanzibar - Stone Town, dova ha sede la The People's Bank of Zanzibar. Ricevuto da un consigliere della Banca, gli ho esposto tramite un interprete le mie richieste e ho appreso che:

1) In una richiesta di rogatoria pervenuta dall'Italia alla Banca nell'estate del 1994, la Procura di Sassari a firma  del procuratore Cau Gaetano Alfredo, si afferma, tra l'altro, che il titolo bancario è oggetto di gravi reati in Italia (ho controllato personalmente la rogatoria mostratami, scritta in lingua inglese, e la traduzione è corretta). La Procura Sassarese non specifica che ipotizza dei reati, di fatto poi inesistenti, ma incute nella Banca la certezza che il Draft è oggetto di gravi reati... certi e non ipotetici, come dovrebbe essere in fase di indagini preliminari.

2) La Banca ha provveduto ad annullare il Draft, in quanto non conosceva le attività finanziarie della Nurelco International ltd in Italia e ancor meno di tale Campus Gianfranco del quale il procuratore Cau Gaetano Alfredo chiedeva informazioni (incredibile a dirsi, Campus Gianfranco è un signore che aveva interessi nel settore dell'abigeato che consultava una maga prima di recarsi a rubare le pecore: intercettato dai Carabinieri di Ozieri. E' scritto nel fascicolo processuale penale, ma il draft cosa mai c'entrava con un ladro di pecore? Perché il procuratore chiese a una banca straniera, e senza motivo, se conosceva Campus?).

3) In seguito, la Procura di Sassari non ha provveduto a informare la Banca dell'inesistenza di reati di qualsiasi genere, pertanto per la banca il Draft è stato, e lo è attualmente, oggetto di gravi reati in Italia.

4) Il Consigliere della Banca mi rappresentava che questo fatto, unitamente al consistente tempo trascorso dalla data di emissione del Draft, poneva la banca, in base alla legislazione esistente in Tanzania, al riparo da qualsiasi procedura civile.

5) Ancor più riteneva del tutto irreale che il Tribunale di Sassari potesse, ipoteticamente, decidere la restituzione del Draft, in quanto lo stesso Tribunale non ne aveva la materiale disponibilità, visto che lo aveva a suo tempo inviato alla People's Bank of Zanzibar tramite la banca italiana MPS. Visto che la People's Bank lo aveva trattenuto presso la propria sede e non lo aveva mai restituito.

6) La People's Bank non era interessata a questo affare, non intendeva ricevere notifiche, presentarsi presso tribunali Italiani, rispondere ulteriormente di questo alle autorità italiane.

7) Alla mia richiesta, di specificarmi per quale motivo la People's Bank aveva emesso in data febbraio 1993, 10 titoli di credito Draft per un valore cadauno di 5 mln di $ USA (complessivamente 50 mln di $) a favore della Nurelco International ltd, non mi è stata fornita nessuna risposta, rimandando all'indomani mattina il proseguo della discussione. L'indomani, all'ora concordata, non sono stato ricevuto né mi è stato fissato altro appuntamento.

Rientrato il 20 gennaio a Dar Es Salaam, ho incontrato l'avvocato Sella Gogadi, alla quale avevo fatto pervenire direttamente da Panama una parte della documentazione. La sua consulenza terminò in queste modalità:

1) Il Draft doveva essere posto all'incasso entro 3 anni dalla data di maturazione, ovvero dal 12 febbraio 1994, il termine massimo di presentazione alla PBZ era quindi fissato al 11 febbario 1997.

2) Normalmente un Draft di quell'importo viene incassato alla data di maturazione in quanto la somma di 5.000.000 $ USA produce consistenti interessi, di circa 250.000 $ annui, ovvero di circa 680 $ USA al giorno, e nessuno si sognerebbe di tenere per 3 anni un titolo del genere nel cassetto (invece a Sassari i magistrati ce l'hanno tenuto addirittura più di 3 anni).

3) La People's Bank of Zanzibar era obbligata comunque a restituire l'originale del titolo bancario alla MPS di Siena, che a sua volta, non vedendolo incassato, doveva elevare la Notice of dishonour.

4) Se la banca Italiana MPS non ha restituito il titolo bancario impagato a chi ne ha richiesto l'incasso, è responsabile nei confronti del cliente, quindi del Tribunale penale di Sassari, che le aveva chiesto di incassarlo.

5) Attualmente non esiste, basandosi sulla legislazione della Tanzania, nessuna possibilità di ottenere soddisfazione dalla People's Bank of Zanzibar in un Tribunale locale.

In parole povere, e per finire, perché si è aperto un processo e si è accettato l'appello, chiedendo a me, privato cittadino, di attivarmi per le citazioni, se materialmente il tribunale di Sassari non aveva il draft in custodia? Come potevo sperare di arrivare a una sentenza che me lo restituisse? Possibile che il giudice non si sia accorto di non avere il draft che gli chiedevo di ridarmi? Oppure lo sapeva? Qualunque sia la risposta, il danno cagionatomi dal tribunale e dalla procura di Sassari è enorme e nasce da una indagine gonfiata per i media che non ha portato a nulla di positivo. E' lapalissiano che continuare una causa civile è del tutto inutile, in quanto non è possibile né dissequestrare né restituire quanto non si possiede, che comunque a causa del tempo trascorso e dell'incuria del procuratore Alfredo Gaetano Cau è privo di valore. Il Titolo Bancario l'avete perso perché non ci capivate nulla e ora non siete in grado di restituirlo, in quanto è in Zanzibar e non custodito sotto sequestro nel tribunale di Sassari. Che tristezza...

Ecco, questa è la mia Odissea durata 21 anni e non ancora finita. A causa degli errori macroscopici di Alfredo Gaetano Cau, che nonostante diverse ammonizioni disciplinari e la Nutella spalmata in un bagno della procura è stato promosso e da tanto incassa oltre 100.000 euro l'anno, di Carla Altieri, che nei mesi passati era in lizza per diventare presidente del tribunale di Nuoro, di Gian Cosimo Mura, giudice della sezione fallimentare del tribunale di Sassari, ho dovuto subire un'ingiustizia dopo l'altra. Non solo mi hanno spedito ingiustamente in carcere da innocente, ed è stato scioccante e debilitante passare quei 29 giorni di festività natalizie in una putrida e sporca cella d'isolamento, non solo mi hanno falsamente additato a commerciante internazionale di armi e droga, mi hanno anche bloccato la vita e costretto solo a pensare a come difendermi nei processi e a come riuscire a ottenere giustizia.

Purtroppo dopo 21 anni ho capito di non poterla ottenere in un tribunale italiano, per questo ho chiesto alla European Court Of Humans Rights
Al Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore - dr Matteo Renzi 
Al servizio legale e contenzioso - C.A. Segretario Generale
Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri C.A. Cons. Margherita Piccirilli
Al Ministero della Giustizia - C.A. Dr.ssa Ersilia Calvanese
Al Ministero della Giustizia - C.A. Dr. Galileo D'Agostino
Al P.G. della Repubblica presso la Corte di Appello di Cagliari - C. A. Dr. Ettore Angioni
Al Presidente del Tribunale di Sassari - C.A. Dr Pietro Fanile
Alla Corte d'Appello di Cagliari - al Presidente dott.ssa Grazia Corradini
Alla Prefettura di Sassari - C.A. Prefetto Dr. Salvatore Mulas
Alla Corte d'Appello di Cagliari Sezione distaccata di Sassari - C.A. Presidente Dr. Francesco Mazzaroppi

di trovare una soluzione soddisfacente. Naturalmente il tempo e le sofferenze mi hanno indurito e non sono propenso ad accettare elemosine. Per cui li ho invitati a pagarmi i 5.000.000 in $ USA più gli interessi dalla data del 17 febbraio 1994 ad oggi.

Ho contemplato anche un'altra soluzione più soft, nel caso reputassero il prezzo troppo salato. Li ho invitati a un arbitrato presso la London Court of International Arbitration (Camera Arbitrale Internazionale di Londra) che dovrà rispondere su quanto segue:

- 1) Era regolare il Draft sequestrato alla data del 17.01.1994 e che valore aveva?

- 2) Quale valore avrebbe avuto il draft dopo tre anni dall'emissione?

- 3) Quale sarebbe il valore attuale del draft?

- 4) Quali conseguenze sono derivate dalla assenza della Notice of dishonour (art. 45 e 48, 49 della B.E.O.)?

- 5) Si ravvisa un danno nei confronti della Tecnobit / Giovanni Nuvoli?

- 6) Qual è la definizione eventuale dell'entità del danno inerente alla perdita del capitale e degli interessi? Quali sono stati i danni correlati e con che modalità si potrebbero liquidare?

Spero che accettino o una o l'altra soluzione. Diversamente, trascorsi 90 giorni, ovvero a 21 anni dall'inizio di questa procedura basata su reati inesistenti, sarò costretto, come scritto inizialmente, ad iniziare il recupero autonomo della somma a me sottratta tramite un innovativo sistema di elusione fiscale a carico dell'erario italiano, con le spese aggiuntive relative alla costituzione e/o acquisto di circa 40 IBC e relativi conti correnti, gestione, interessi e altro.

Per finire, ho chiesto loro di non rispondermi proponendo nuove cause, notifiche e simili inutili attività, perché questa storia è per me finita: dopo essere finito in carcere senza motivo e preso in giro per tantissimi anni, o incasso i denari o risolvo in totale autonomia. 


27 commenti:

Anonimo ha detto...

Terrificante! La vicenda e quei nomi meritano diffusione! Giornali, televisione, internet...
In bocca al lupo e che la vicenda si concluda presto e bene!
Alessandra

Gilberto ha detto...

La lettura di questa odissea, tralasciando e reprimendo considerazioni troppo ovvie, mi ha ricordato l'opera più famosa di Kafka, il Processo. Ma forse qui c'è di più, qualcosa che nessuno scrittore è ancora riuscito ad esprimere, troppo inconcepibile...

Luca Cheli ha detto...

Purtroppo non serve a niente, ma posso solo dire: pura follia.
Molto rappresentativa di questo paese, purtroppo.

ENRICO ha detto...


Massimo

non ho ben capito da quali attività provenissero i 5 milioni di dollari che Nvoli avrebbe dovuto incassare

ENRICO ha detto...

Certamente Nuvoli è rimasto invischiato in un “affaire” a cui era estraneo però mi chiedo : a fronte di quali negoziazioni la sua azienda familiare Tecnobit avrebbe ricevuto in pagamento un Bank Draft da 5.000.000 di dollari ?

…Un processo nel quale si incrociavano le inchieste su un draft da cinque milioni di dollari emesso dalla People's Bank of Zanzibar e finito nelle mani dell'imprenditore di Pozzomaggiore Giovanni Nuvoli e il traffico d'armi e il riciclaggio. Mentre il giallo dell'assegno internazionale - nel quale comparivano anche personaggi del calibro di Cesare Orlandini Del Beccuto, considerato uomo di fiducia del faccendiere piduista Umberto Ortolani - restava sostanzialmente insoluto, sul traffico d'armi si arrivò invece a una verità processuale abbastanza netta….

fonti :

http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2009/09/26/SF1PO_SF101.html

http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/1999/10/19/SL301.html

emax/massimo prati ha detto...

Caro Enrico, non è giusto fare di tutta l'erba un fascio.

La banca tanzana era in affari con Kemal Gurpinar, al quale aveva consegnato 10 draft da 5 milioni di dollari l'uno. Cosa ne dovesse fare l'australiano poco importa, visto che The people's Bank alla banca di Praga che aveva chiesto garanzie sui quei draft mandò un telex in cui si impegnava a pagarli.

Probabilmente l'australiano e Orlandini del Beccuto dovevano fare affari per la banca senza coinvolgerla (ma questo i funzionari della banca nemmeno a Nuvoli l'hanno detto quando è andato a Zanzibar e gliel'ha chiesto). Di tipi come loro ce ne sono ancora tanti anche oggi (li chiamano ancora "faccendieri").

Fatto sta che a processo si è dimostrato che chi orbitava attorno alle aziende e al draft non aveva nulla a che fare col commercio di armi e droga.

I due filoni erano ben distinti. Da una parte i delinquenti veri (finiti in carcere) dall'altra chi cercava di far funzionare al meglio i propri affari (e di soldi ce ne ha rimessi tanti). Ma questo era fatto alla luce del sole, addirittura andando in banca.

In pratica alla indagine giusta si unì una indagine basata sul draft perché forse si pensava che fosse parte dei 6 miliardi di lire accumulati grazie ai sequestri di persona di cui parlavano i veri criminali. Sei miliardi mai trovati!!

Ma che ci voleva al procuratore a far mettere all'incasso il draft e a sequestrare i soldi? Se era davvero rubato o chissà che, avrebbe potuto far incriminare anche gli altri che aveva voluto coinvolgere nelle indagini. Non lo ha fatto, preferendo pensare che quel draft fosse il frutto di affari loschi. Solo quando si arrivò a processo (forse capendo di aver fatto la scelta sbagliata) lo fece mettere all'incasso (ma ormai era tardi). Per cui, poco importa quali affari avesse in atto Giovanni Nuvoli e quanto gli era costato venire in possesso del draft o quali investimenti volesse portare a compimento una volta che l'avesse incassato. Lo aveva portato in banca, quindi sarebbe stato segnalato e ci avrebbe pure pagato sopra le tasse.

E il discorso, fatti gli accertamenti e una volta sgombrato il campo da equivoci addirittura con l'assoluzione perché il fatto non sussiste, non poteva essere chiuso con una semplice pacca sulle spalle e le parole "scusi sa, ma ci siamo sbagliati". No, il discorso andava chiuso con la restituzione del draft sequestrato.

Ma il draft non c'era più, il draft era sparito, rimasto alla People's Bank. Questo Nuvoli non lo sapeva, ed ecco il motivo della sua richiesta di restituzione, ma chi lo aveva mandato all'incasso e non l'aveva visto tornare lo sapeva bene di non averlo più materialmente in mano. E arriviamo al punto. Perché non dire: guardi che il draft non lo abbiamo più, apra un contenzioso e chieda a un giudice di risarcirla del danno.

Perché, invece di percorrere questa semplice via il giudice ha trovato scuse senza senso pur di non fargli scoprire che il draft era in Africa? Perché, si potrebbe pensare, voleva coprire la sua categoria da critiche?

Che Nuvoli fosse in buona fede lo dimostra il suo viaggio a Zanzibar... che i giudici non lo fossero lo dimostra il fatto che si voleva che l'ultimo giratario conoscesse il primo (assurdo).

Quindi, la domanda non è: a fronte di quali negoziazioni la sua azienda aveva ricevuto il draft, non è affar nostro e, comunque, le negoziazioni sarebbero state segnate formalmente e contabilizzate, visto che il pagamento passava per una banca e c'era una girata che evidenziava a chi andassero i soldi. La domanda è: perché dal 2000 ad oggi, lo si è portato avanti in maniera fraudolenta? Perché non c'è chi si prenda la responsabilità di dire: sì, Nuvoli non ha ragione e quindi accettiamo un arbitrato a Londra e dopo aver messo tutte le carte a disposizione facciamo decidere a un giudice?

Dopo un'assoluzione con formula piena che sancisce l'onestà di chi si voleva mercante di armi e droga, il resto conta poco...

Massimo

Anonimo ha detto...

se interessa, sono disponibile a inserire online l' ultima richiesta presentata, tutti gli allegati, nessuno escluso e qualsiasi documento desideri, chi ha dei dubbi.
Questo perche', malgrado l' assoluzione per "insussistenza del fatto contestato" in Italia, chi subisce un processo penale, rimane sempre co un' aureola di delinquente.
Il Pm che ha iniziato questa inchiesta, e' finito a spalmare nutella nei WC della procura di Tempio Pausania, altro "intervenuto, si e' suicidato.
Considero personalmente, il sistema giudiziario italiano, niente di piu che un mondezzaio che amana un fetore insopportabile.

Giovanni Nuvoli
mail: postfin@gmail.com
skype : sofigen

Anonimo ha detto...

riguardo a quanto inserito nel quotidiano locale "la nuova sardegna", qualsiasi cosa la procura passava con le "veline", veniva immediatamente pubblicata, certi dell' impunita'.
Il caso presentato come "drago-zanzibar" ha tormentato i lettori per anni, mai un articolo a mio favore, neppure dopo l' assoluzione.
Nel mentre si e' tentato di caricarmi tanti altri "reati" con ulteriori perquisizioni, telefono sotto controllo (ma agli atti non risulta) ecc ecc.

Джованни Нуволи - Giovanni Nuvoli

тел: +7-978-847-3645
E-mail: postfin@gmail.com

ENRICO ha detto...

Massimo carissimo

ctz” non è giusto fare di tutta l'erba un fascio”

Premetto che conoscevo “il caso” già da tempo e quindi immagino che il tuo appunto si riferisca a chi ha condotto le indagini (nonostante nello stralcio da me riportato sia ben chiarito come si tratti di due filoni separati e distinti.)
Un processo nel quale si incrociavano le inchieste su un draft da cinque milioni di dollari emesso dalla People's Bank of Zanzibar e finito nelle mani dell'imprenditore di Pozzomaggiore Giovanni Nuvoli e il traffico d'armi e il riciclaggio. Mentre il giallo dell'assegno internazionale - nel quale comparivano anche personaggi del calibro di Cesare Orlandini Del Beccuto, considerato uomo di fiducia del faccendiere piduista Umberto Ortolani - restava sostanzialmente insoluto, sul traffico d'armi si arrivò invece a una verità processuale abbastanza netta

E infatti ho premesso che Nuvoli era estraneo ai traffici illeciti tanto è vero che è stato assolto.

Tuttavia non sono d’accordo nel sostenere che “ …, poco importa quali affari avesse in atto Giovanni Nuvoli e quanto gli era costato venire in possesso del draft o quali investimenti volesse portare a compimento una volta che l'avesse incassato. Lo aveva portato in banca, quindi sarebbe stato segnalato e ci avrebbe pure pagato sopra le tasse” perché se la magistratura viene in possesso di una tratta ( oltretutto di un importo notevolissimo) sospetta di essere frutto di speculazioni finanziarie illecite o borderline , il Bank draft viene automaticamente e giustamente sequestrato.

Tu poi affermi , ”Ma che ci voleva al procuratore a far mettere all'incasso il draft e a sequestrare i soldi”?

Ma il procuratore come poteva mettere all’ incasso il draft se questo era già scaduto il 12 febbraio 1994 5 giorni prima del 17 febbraio giorno in cui lo stesso Nuvoli lo aveva presentato i n banca e che comunque non era già esigibile dal beneficiario già da molti mesi perchè nella sentenza della CEDU si legge che :

” il 26 giugno 1993 la People’s bank of Zanzibar aveva invitato il signor G. a sospendere la negoziazione del titolo bancario. Quest’ultimo poteva essere negoziato solo tramite banca, e a condizione dell’invio, da parte della People’s bank of Zanzibar, di un telegramma di autorizzazione, il “KTT”.?

Infatti la Corte non riconosce il danno lamentato da Nuvoli perché “ non vede un nesso di causalità diretta tra la durata della procedura e il mancato pagamento dell’assegno che il ricorrente aveva cercato di incassare.

In ogni caso, fatta salva la possibile buona fede di Nuvoli, personalmente ( non so tu ) io un draft girato da firme apposte da “galantuomini” di quel calibro, non lo avrei accettato nemmeno si fosse trattato di soli 100 euro. Immaginiamoci uno da 5 milioni di dollari !

Di conseguenza sono portato a ritenere il comportamento di Nuvoli improntato - come minimo ! - ad una inspiegabile ingenuità e superficialità contrattuale

emax/massimo prati ha detto...

Si Enrico, chi ha fatto un fascio unico è stata la procura. Questo intendevo.

Per il resto, anche a me che negli anni '80 e '90 avevo aziende di costruzioni sono arrivati pagamenti tramite forme particolari, con girate particolari ma comunque poi pagati (a me hanno fregato di più gli assegni e le tratte "buone" di grosse e affermate aziende italiane che poi hanno fallito e cambiato nome... si fa per dire visto che hanno semplicemente aggiunto la parola "Nuova" di fronte alla vecchia intestazione sociale).

Quindi non vedo la differenza fra un draft o un altro tipo di pagamento e, pertanto, non sono d'accordo sul fatto che la finanza dovesse per forza sequestrarlo. Il compito della finanza non è quello di sequestrare, è quello di vigilare che le transazioni e le registrazioni siano regolari.

Per me è chiaro che qualcuno (la procura) le ha detto di sequestrato perché lo pensava coinvolto "nell'altro giro", quello delle armi e della droga. Altra spiegazione non esiste.

Per farti un esempio, ti parlo di me. Agli inizi degli anni '90 erano usuali i consorzi di impresa, dove due o più aziende si univano temporaneamente per poter partecipare a gare d'appalto non solo di costruzioni ma anche per forniture (anche internazionali). Non sempre c'era la liquidità per coprire tutte le forniture che necessitavano per rispettare i tempi di consegna, quindi si ricorreva anche a finanziatori esterni che partecipavano all'affare a percentuale. Erano loro i titoli bancari con cui si pagava la merce da lavorare e poi consegnare, ma le girate finali erano delle aziende. E le grosse aziende non avevano problemi ad accettarli quei titoli, proprio perché venivano girati da dei soci in nome collettivo. E il fatto che l'ultima girata, o le ultime, fosse di una snc era tranquillizzante perché bastava fare due visure per sapere di quali capitali propri disponessero i soci delle aziende coinvolte. Anche le mie prime aziende erano SNC, una forma di società in cui si garantisce con i propri capitali - case capannoni e quant'altro si possiede).

Per quanto riguarda la scadenza, il draft in questione doveva essere incassato dopo la scadenza, non prima. Come scrisse il perito, si poteva incassare dal 12 febbraio '94 al 11 febbraio '97. Invece la procura lo diede al monte dei Paschi di Siena nel '98. Ma nei tre anni precedenti Nuvoli, tramite il suo avvocato, aveva fatto una serie di esposti in cui chiedeva alla procura e al giudice di metterlo all'incasso nei tempi giusti.

E il G. fu per forza stoppato dalla banca, visto che cercava di negoziare i draft nel '93 ad appena quattro mesi dall'emissione.

Per finire, ribadisco che a nulla serve e serviva sapere a cosa servisse il draft, visto che veniva negoziato da una banca, e poco importa chi l'avesse girato prima, se Riina o Garibaldi o Matteo Renzi, perché il draft era stato emesso da una banca regolare (addirittura governativa) e non poteva non essere pagato, visto che la banca non aveva mai presentato denunce e mai aveva detto che era rubato o quant'altro. Anzi, in un telex ribadisce l'intenzione di pagarli.

Ciao, Massimo

Ps. Tra parentesi, Cesare Orlandini del Beccuto dal 2003 ha una azienda di consulenze internazionali per supportare chi vuol fare affari in Arabia. Forse era davvero l'uomo di fiducia di Ortolani, ma questo che importa e che c'entra col draft, visto che anche ai giorni nostri esistono gli uomini di fiducia (se cerchi su internet scopri anche il nome di quello di Prodi, per parlare di aziende che operano con l'estero situate a pochi chilometri da casa mia) che mettono in atto trattative d'affari internazionali in accordo con chi li finanzia.

Chiara ha detto...

a livello civilistico mi par di capire che il problema sia di legittimazione all'azione da parte della persona fisica in luogo della persona giuridica, da un lato (snc con socio unico NON equivale a ditta individuale); e della mancata ricostruzione della regolarità delle varie girate dall'altra; a questo proposito devo dissentire, se ho ben capito che si dice "non deve riguardare", perchè in realtà la ricostruzione della circolazione del titolo è doverosa in giudizio. Che sia una probatio diabolica, a distanza di tempo e con operazioni estero su estero da parte di società che non si conoscono, è certamente vero.

Chiara ha detto...

p.s. l'altra enorme massa di porcherie di procura e tribunale si commenta da sola: orrore, menefreghismo, ignoranza, impunità.

Anonimo ha detto...


gentile Enrico

utilizzare quanto online sul quotidiano "la nuova sardegna" non e' a mio parere corretto, sono disponibile ad inviarti tutta la documentazione, comprese le perizia richiesta dalla procura e tribunale (entrambi a mio favore e non sono i miei periti ma quelli del tribunale / procura)

Come ben vedi, la nuova sardegna, malgrado l' assoluzione per "inesistenza del fatto contestato" scrive che "restava sostanzialmente insoluto", ma non esisteva nessuna soluzione a quanto inesistente, ma il quotidiano "la nuova sardegna" ha scritto di tutto, sempre a favore del procuratore (finito a spalmare nutella nel wc della procura).

Il Draft non era scatuto il 12 febbraio 1994, infatti si tratta di un promissory note, che viene emesso in certa data e "matura" in altra data, ovvero febbraio 1993 e' la data di emissione, il 11 febbraio 1994 e' la data di "maturazione" e per il diritto consitudinario vigente in Tanzania, deve essere incassato entro tre anni, per quanto in genere si incassa alla data di maturazione, nessuno terrebbe un titolo da 5.000.000 di $ USA, nel cassetto, a parte la procura ed il Tribunale di Sassari.

La Corte Europea e' intervenuta durante il processo, ha emesso la sentenza di condanna dell' Italia, ben prima della sentenza di assoluzione del Tribunale penale di Sassari, pertanto non ha come avere contezza di quanto accaduto in seguito.

Come vedi, Tu stesso dubiti, malgrado l' assoluzione, malgrado 6 anni di processi che tutto fosse regolare, citi Ortolani che e' stato escluso del tutto dalle indagini, citi il KTT che in perizia e' dichiarato "termine inesistente nelle transazioni finanziarie internazionali" ecc ecc, non e' possibile, mi ripeto, basarsi sulla stampa Sarda ma sugli atti processuali.

Se tu desideri, inviami una email a postfin @ gmail.com e ti invio tutte le istanze e gli allegati, le perizie, potrai certificare la mia totale buona fede ed il danno che ho subito, per l' ignoranza altrui.

Tra l' altro, evidenzio che utilizzare il diritto Italiano su di un titolo bancario e relazioni esterne all' italia, non e' possibile, come sempre e' specificato in perizia (Universita di Genova - Istituto di scienze economiche e finanziarie Dott. Prof. Victor Uckmar e Prof. Salvatore Maccarone docente “diritto del mercato finanziario” - Universita' la Sapienza – Roma.

Riguardo alle girate nel titolo bacanrio, personalmente da ultimo prenditore, conosco esclusivamente chi mi ha personalmente consegnato detto titolo, delle girate precedenti non ne so niente ne devo sapere alcun che per il diritto Italiano e per la Common Law.

A maggio, se non si arriva all' arbitrato a Londra, in meno di 8 mesi mi incasso a carico dell' erario italiano, il capitale ed i danni ed attendo "comodamente" la richiesta di estradizione.

Se comunque l' Italia e' certa di non aver causato danni e di essersi comportata correttamente, non vedo quale problema esista a seguire un arbitrato.

cio che mi appare veramente spaventoso e' che, malgrado assolto, permangono sempre dei dubbi ..

Giovanni Nuvoli

Anonimo ha detto...

per Chiara, la allora SNC "tecnobit snc" era composta da due soci, Un socio a ceduto le quote e percio la "SNC" e' rimasta oltre sei mesi, con un socio "unico", trasformandosi in ditta individuale.

per esempio :

“Cassazione con la sentenza 16 marzo 1996, n. 2226.”
"con il venir meno della pluralità dei soci, la società semplice, composta da due soci, perde il
carattere societario e si trasforma in impresa individuale, con la concentrazione della titolarità dei
rapporti - già facenti capo alla società - nel socio residuo, che, quale imprenditore individuale,
risponde personalmente delle obbligazioni già sociali".

questo e' l' indirizzo costante della cassazione, per le societa semplici, di fatto, snc e sas ed in genere per le societa' prive di personalita giuridica.

Anonimo ha detto...

scusate degli errori di grammatica, ma il tablet ha la tastiera .. virtuale

ENRICO ha detto...

Carissimo Signor Nuvoli

Non ho difficoltà ad accogliere i suoi appunti relativi ad alcune mie interpretazioni imprecise.

Nonostante le pesanti vicissitudini in cui si è trovato suo malgrado coinvolto, le è stata riconosciuta la totale estraneità ai gravi fatti criminosi accertati nel corso di indagini tra le quali figurava anche il tentativo di ricostruzione delle girate effettuate sul titolo bancario da lei posseduto

Ho solo l’impressione che lei, disgraziatamente, sia venuto in possesso di uno strumento finanziario - oggetto di attenzione da parte della magistratura e sul quale pesa tuttora una spessa coltre di ambiguità che coinvolge a vario titolo e con varie implicazioni sia gli ambienti bancari che quelli giudiziari - senza averne preventivamente valutato, sebbene in buona fede, gli eventuali i rischi e le relative conseguenze

Naturalmente ciò non significa che, se le cose stanno come dettagliatamente riportato, lei non abbia il sacrosanto diritto di veder riconosciute le sue ragioni in ogni sua forma e sostanza

postFin postfin ha detto...

gentile Enrico,

conoscevo perfettamente le azioni che ponevo in essere.
Tutta la "storia" e' iniziata a causa di una fotocopia del titolo bancario ma in particolare dall' ignoranza di una parte di PM e magistrati sassaresi, in campo finanziario internazionale.
Un tribunale e dei pm, abituati a perseguire l' abigeato ed i sequestri di persona, bem poco conoscevano la common law e le transazioni finanziarie internazionali.
Tra la verita che appare in tribunale e quella "reale" esiste una differenza enorme, si tratta di verita' totalmente diverse, nel mio caso, incompatibili.
L' avvocato consiglia di contrastare le accuse del PM, non di raccontare la verita', diversamente il processo non terminava neppure in 10 anni.

Per questo motivo, ho chiesto di investire una struttura "terza" e rispettare l' arbitrato, diversamente questa storia, dovro lasciarla in eredita.

Anonimo ha detto...

Non capisco come faccia o come riesca il signor Nuvoli a recuperare quanto dice: "A maggio, se non si arriva all' arbitrato a Londra, in meno di 8 mesi mi incasso a carico dell' erario italiano, il capitale ed i danni ed attendo "comodamente" la richiesta di estradizione". Per favore può spiegarcelo in parole povere. grazie.

Natasha ha detto...

Concordo pienamente con ENRICO.

postFin postfin ha detto...

per anonimo

a maggio scadono i 90 giorni che ho assegnato per un accordo o un arbitrato, attualmente la vicenda e' presso il "contenzioso DAGL" a Roma.
Trascorsi i 90 giorni assegnati, l' Erario Italiano mi rimborsera' a sua insaputa del capitale, interessi, danni e spese ulteriori.
E' del tutto probabile che, alla fine lo stato italiano si accorga dell' inghippo ed emetta un' ordinanza di custodia cautelare. personalmente attendero' tranquillamente l' estradizione.
Se questa e' la modalita' per ottenere quanto sequestrato 21 anni fa', questo sara'.

postFin postfin ha detto...

ho tentato di allegare la richiesta completa, ma non e' possibile, in quanto esiste una limitazione a 4000 caratteri.

Anonimo ha detto...

Per chi non conoscesse la vicenda, esistono intercettazioni telefoniche tra tale Nuvoli Giovanni e numerosi appartenenti alla Banda della Magliana, i quali avevano ceduto il draft al Nuvoli, il quale, telefonicamente, si era accorato coi membri della Magliana sulla spartizione dei 5 moli di folla USA nel caso l'assegno fosse stato incassato.
Questo Nuovi ha omesso di dirlo.

postFin postfin ha detto...

gentile Anonimo,
non esistono intercettazioni telefoniche, ancor meno del tenore da lei indicato, infatti il processo si e' concluso con la mia assoluzione per "insussistenza del fatto contestato" ovvero niente esisteva di quanto lo stravagante PM riteneva di "vedere".
Non ho mai avuto nessun contatto ne diretto ed ancor meno indiretto con "rappresentanti" della "Banda della Magliana", ne capisco appieno quanto dichiara, riguardo alla spartizione di 5 moli di folla USA ... ??".

Se Lei comunque e' a conoscenza di tali intercettazioni telefoniche, mi indichi dove si trovano, in quale tribunale, fascicolo, ne chiedero' copia per renderle pubbliche.

Certo che, da anonimo, si possono scrivere cazzate a non finire ...

Giovanni Nuvoli

Anonimo ha detto...

ROMA. La corte di Cassazione ha confermato la condanna a 3 anni di reclusione per l'avvocato Michele «Lelle» Saba, accusato di millantato credito nei confronti di due magistrati. Confermata anche la pena a Giovanni Nuvoli, l'imprenditore di Pozzomaggiore indagato per un "draft" da 5 milioni di dollari e condannato dai giudici di Palermo a 3 anni per aver calunniato l'ex pm Gaetano Cau. La decisione è stata letta lunedì in tarda mattinata dai magistrati della 5 sezione della corte di Cassazione, a Roma. I giudici, come pena accessoria, hanno interdetto per due anni dalla professione forense l'avvocato tempiese. «Il mio errore è stato quello di non dare peso alle insostenibili accuse da parte di un calunniatore» ha detto ieri l'avvocato Lelle Saba, visibilmente scioccato dalla pesante decisione della corte suprema. I fatti da cui nasce l'intricata vicenda risalgono all' aprile del 1994, quando l'allora pm sassarese Gaetano Cau, titolare di una indagine sui "draft" (assegni circolari emessi da una banca di Zanzibar), ne intercettò uno da 5 milioni di dollari che Giovanni Nuvoli aveva messo all'incasso presso una banca di Sassari. In quell'occasione, e per oltre un anno e mezzo, Giovanni Nuvoli (finito in carcere) era difeso dall'avvocato Saba. Il draft era rimasto sempre sotto sequestro giudiziario, e Nuvoli tentò in tutti i modi di ottenerne il dissequestro prima che diventasse inutilizabile. Una volta scarcerato l'imprenditore di Pozzomaggiore denunciò per abuso d'ufficio il magistrato inquirente, e una volta comparso davanti al gip di Sassari si affrettò a fare una dirompente dichiarazione. Al magistrato disse d'aver ricevuto una proposta firmata dall'avvocato Saba con la quale il legale si impegnava (per una parcella da 400 milioni) a far liberare il draft, in caso contrario non avrebbe ricevuto una lire. Stando alle dichiarazioni di Giovanni Nuvoli quei soldi sarebbero serviti per versare 100 milioni nelle mani del Pm Gaetano Cau e altri 100 in quelle di Luigi Lombardini, che agiva come intermediario, con l'incarico di contattare e convincere il collega sassarese. Gaetano Cau si autodenunciò immediatamente al Csm, mentre i giudici palermitani aprirono un'inchiesta sull'avvocato Michele Saba, il giudice Lombardini, Giovanni Nuvoli e altre cinque persone. La conclusione fu di un duplice rinvio a giudizio (quello dell'avvocato Saba e di Nuvoli), mentre tutti gli altri vennero prosciolti. Luigi Lombardini, sentito in quella circostanza dai colleghi di Palermo, precisò i termini dell' incontro avuto in una discoteca di Porto Cervo (il "Sottovento") con il collega Gaetano Cau _ il quale si è costituito parte civile con l'avvocato Pasqualino Federici _ nell'estate del 1995. Si sarebbe parlato dell'inchiesta sui "draft", «limitandosi però a raccomandare l'avvocato Saba _ hanno spiegato ieri gli avvocati Enrico Diomedi e Giovanni Azzena _ il quale avrebbe potuto essere utile in divrse indagini avviate dalla procura Sassarese. Non si parlò di altro, tantomeno di danaro», hanno affermato i penalisti. L'inchiesta sul millantato credito e sulla calunnia andò comunque avanti, con la condanna in primo e secondo grado del legale tempiese e dell'imprenditore di Pozzomaggiore.

Anonimo ha detto...

SASSARI.La stranezza del processo era l'incredibile assortimento degli imputati, la vicinanza e perfino la presunta complicità tra ambienti apparentemente inconciliabili. Per esempio: tra gli imputati c'era Cesare Orlandini Del Beccuto - braccio destro del faccendiere piduista Umberto Ortolani - che progettava di comprare una quota della Maserati con quell'assegno da cinque milioni di dollari; e c'era poi Angelo Carboni, piccolo commerciante di ortaggi di Florinas. C'erano poi un ex agente segreto e un faccendiere australiano di origine turca e c'era anche un ex latitante di Desulo.
Il filo logico che ha cucito questi ambienti lontani in un unico processo deriva dal fatto che la pista investigativa sul traffico d'armi e sul riciclaggio a un certo punto si è incrociata con quella del draft da cinque milioni di dollari della People's bank of Zanzibar.
E' stato come aprire una finestra su contatti, relazioni e possibili sinergie tra ambienti della malavita di matrice rurale con ambienti sosfisticati e complessi. Insomma, il sospetto di un'incredibile evoluzione criminale.
Ma l'inchiesta è stata anche teatro di uno scontro velenoso all'interno della magistratura. Il pubblico ministero Gaetano Cau, infatti, denunciò di avere subito delle pressioni dal collega Luigi Lombardini - il magistrato antisequestri morto suicida nell'agosto 1998 - per dissequestrare il titolo di credito internazionale in mano a Nuvoli.
Non basta, Cau presentò una denuncia alla procura di Palermo, dicendo di avere saputo dall'imputato Giovanni Nuvoli che l'avvocato Michele Saba aveva proposto un 'patto scellerato" per scongelare il draft: pagare 100 milioni di lire a Cau e a Lombardini e 200 a lui come onorario per la mediazione.
Insomma, Gianfranco Campus dieci anni fa è stato sfiorato da un ambiente torbido e lontanissimo dagli schemi rozzi ed elementari della malavita sarda. Il processo alla fine non ha trovato il ponte tra questi due mondi, ma sicuramente ha aperto interrogativi inquietanti rimasti senza risposta.

Anonimo ha detto...

SASSARI. Oscuri faccendieri, scaltri 007, ingenui contadini pronti a fare miliardi. Manca solo la storia d'amore per completare il copione dell'intrigo internazionale che sembra nascondere la storia del draft da cinque milioni di dollari. In tribunale si difendono tre dei 34 imputati. Provenienti da Bolzano, ieri i fratelli Hans Jorg e Franz Zelger _ di 31 e 37 anni, imprenditori agricoli _ hanno cercato di spiegare ai giudici come e perché nel 1994 finirono al centro del vortice giudiziario che portò in cella il geometra di Pozzomaggiore Giovanni Nuvoli. Rispondendo in ottimo italiano, ma con marcato accento tedesco, alle domande del difensore Giuseppe Conti e del pm Gianni Caria, Franz Zelger ha spiegato perché firmò il draft di misteriosa provenienza sequestrato dalla Procura dopo che Nuvoli aveva tentato di cambiarlo in banca. In estrema sintesi l'imprenditore _ accusato di associazione per delinquere, ricettazione e truffa _ sostiene di essere vittima di un coimputato. Sarebbe stato l'ex agente segreto Modesto Iacopini, 47 anni, romano, ad attirare Zelger in un inganno che gli costò centinaia di milioni e un bidone indimenticabile. Secondo la sua versione dei fatti, confermata dal fratello, nel 94 Zelger era convinto di essere in trattative per entrare in società con il colosso dei televisori Nuova Voxon. Invece, dopo complicati passaggi a Mosca e Praga con ex «colleghi» di Iacopini, Zelger sarebbe riuscito solo a rimediare una delusione bruciante. Perché quel draft, che lui firmò per l'acquisto di ventimila televisori, era carta straccia. Franz e Hans Zelger hanno negato di avere conosciuto Giovanni Nuvoli. Sempre ieri è stato lo zio del principale imputato, Giovanni Baingio Nuvoli, 72 anni _ a difendere se stesso e il nipote. Anche il geometra di Pozzomaggiore sarebbe entrato in possesso del draft emesso dalla banca di Zanzibar dopo un regolare, corretto, contatto d'affari con la Nuova Voxon di Cesare Orlandini del Beccuto. La società, già nel 1994 in pessime acque, è fallita miseramente come i sogni miliardari degli imputati. Saranno i giudici, tra qualche settimana, a dire se furono aspirazioni lecite o no. Dopo numerose udienze, il mistero è ancora fitto.(d.s.)

Giovanni Nuvoli ha detto...

continua la saga del "copia e incolla" del quotidiano "la nuova sardegna", un giornaletto sassarese detto "la voce della procura".

Posso inviarti, gentile anonimo, le copied elle sentenze, se per caso sono di tuo interesse.

Riguardo al Pm Gaetano Alfredo Cau, dopo aver spalmato nutella nei WC del luogo di lavoro, e' definito in sentenza "una vergogna di magistrato">
Il PM Luigi Lombardini si e' suicidato, prima di una perquisizione dei suoi uffici presso il tribunale di Cagliari.
E' "intervenuto" a suo tempo, altro magistrato cagliaritano, del quale non ho mai proferito il nome pubblicamente ne specificato le modalita'.

Il sistema giudiziario italiano, e' una vera "cloaca" in fermentazione, chi lo difende, evidentemente "ci mangia" in qualche modalita', la maggioranza degli Italiani, non vi ripone nessuna fiducia.

Un Tribunale ed una procura (di Sassari) esperti in abigeato, pecore, sequestri di persona, confini tra terreni e simili, ha dimostrato tutta la sua competenza internazionale, scrivendo una serie di cretinerie senza senso.