lunedì 8 settembre 2014

Alla Festa de L'Unità (quotidiano del partito comunista italiano dal '24 al '91) gli uomini del PD fanno i "selfie" col nuovo messia, quello della provvidenza...

Articolo di Gilberto Migliorini

Il patto del Tortellino
L’uomo nuovo della politica? Un ibrido tra un hashtag e una decalcomania: uno slogan in perenne metamorfosi, un flatus vocis da interpretare e reinterpretare quotidianamente alla luce di un verbo politichese di volta in volta modernizzato e attualizzato secondo la nuova sensibilità: il fare senza un barlume di pensiero, senza sguardo dall’alto, senza un vago senso del futuro (qualche mese fa la scaletta del premier prevedeva una scadenza al mese... poi cento giorni. Ora, lo stesso vorrebbe che ne aspettassimo mille di giorni prima di far critiche). Gli orpelli retorici lo rendono degno di consenso da parte di un pubblico che cerca di scoprire i reconditi significati di mini proclami dal sapore esotico-apofantico. Sentenze e motti folgoranti pregni di una saggezza recondita e oscura che pure stupiscono l’audience per quel lato impenetrabile che suscita stupore, curiosità e un pizzico di suspense (come quando disse che la sinistra che non cambia si chiama destra. E lo disse perché voleva e vuole cambiare la sinistra... e c'è da capire quante mani abbia un umano, oppure da chiedersi: se la sinistra cambia cosa può diventare?). Un po’ come Chance nel film Being There (Oltre il giardino) che grazie al carattere indeterminato delle sue parole - in realtà del tutto banalmente insignificanti e di un buon senso criptico e vacuo - riesce a renderle suscettibili di interpretazioni soggettivamente evocative e suggestive da parte di un interlocutore alla ricerca di una rivelazione escatologica.

Il fenomeno Renzi ha qualcosa a che vedere con la teoria dell’indeterminatezza, almeno riguardo al target, appunto, che può trovare negli hashtag che digita quel livello minimo (o massimo) di consenso per quel proposito fulgurativo che fa della allusione e dell’aforisma il modello comunicativo per antonomasia. Si tratta di riferimenti spesso abbastanza vaghi (talora antitetici e incongrui) da poter essere considerati nella loro pregnante vacuità come vere e proprie rivelazioni e assonometrie per un pubblico in attesa messianica. Ce ne sono di esilaranti, come #allafacciadeigufi, ma non si può dimenticare il più bello, un hastag del 17 gennaio in cui scriveva: #Enricostaisereno, rivolto a Letta per tranquillizzarlo e fargli sapere che non voleva rubargli il posto in Parlamento. Roba forte per un popolo all'eterna ricerca della terra promessa, tra il vecchio supermarket monotematico e il nuovo centro commerciale con le palme in vetroresina e le oasi finte, fino alla Disneyland e alle città del divertimento. Pur vero che per lungo tempo si è rimasti in attesa di un messia, politicamente parlando, in una situazione italiana stagnante nella quale la vacanza di uomini politici di spessore (salvo la tronfia pinguedine e la proverbiale arroganza) ha prodotto quel fenomeno dell’amplificazione mediatica e ha promosso per il vasto pubblico dei veri e propri cartoon dal sapore così realistico da essere scambiati per veri attori in carne ed ossa, al di là della veste televisiva approntata come un corpo artificiale per un target addestrato alle telenovele.

La costruzione dell’uomo politico virtuale ha seguito le linee guida del progressivo assemblaggio di leadership con il taglia e incolla o apponendo mattoncini come con il gioco del lego: personaggi costruiti, edificati pezzo a pezzo, un po’ pianificati a tavolino con la regia di curatori di immagine, psicologi ed esperti di marketing, e un po’ testando i pupazzetti di prova e facendo retroagire il proprio avatar con il medium televisivo fino a costruire una immagine abbastanza stabile e consistente da offrire come leader surrogato a quel vasto pubblico di testimonials e aficionados. Il fenomeno, vagamente religioso, ha ipostatizzato dei personaggi da fiction, sia pure di indubbio potere economico, dando all’uomo politico una veste sacerdotale, un’aura santificale anche quando si incrociavano con qualche problemino in ordine al codice penale. L’elemento mediatico ha comunque oscurato qualsiasi altro fattore psico-reattivo. Il fenomeno dei falsi messia (come il raccomandato signor Monti) ha riguardato in realtà un aspetto della società italiana che rimanda indietro nel tempo, tra le due guerre, alla ricerca, da parte del popolo, di quelle scorciatoie in ordine agli assetti etico-politici che purtroppo hanno rappresentato una scelta sciagurata e nefasta. 

Per nulla vaccinato dall’esperienza pregressa di propagande vuote e altisonanti, l’italiota, un po’ per quella cultura semplice di una fede affinata sul santo patrono e trasferita al consumismo, e un po’ per quell’indubbia attitudine alla fiducia in qualche uomo della provvidenza, ha riconsiderato l’attesa del messia nella modalità della televendita tra ideologia e avanspettacolo. Si sa che l’attore di cinema ha sempre un suo fascino anche quando la recitazione appare un po’ scialba e ripetitiva. Il nuovo idealtipo non è più nella forma di uno stato etico e della retorica del posto al sole, del celodurismo e del maschilismo (che pure sono sopravvissuti come effetto collaterale in qualche altro personaggio tra Bertoldo e Cacasenno). Nell’immaginario collettivo si è sostituita quell’immagine vuoi del capitalista paludato nell’inflessione e nel timbro vagamente aristocratico (con la evve) e vuoi soprattutto in quella del homo mediaticus, con giornalisti annessi e connessi come prolungamenti del corpo sintonizzato e amplificato su un’onda da tv commerciale e da marketing delle emozioni vendute a tanto al metro. L’evoluzione nell’immaginario dell’italiano medio, in un processo talvolta di dolorosa indecisione riguardo al prototipo del governante da adottare, è così scivolata dal discorso del balcone a quello più o meno a reti unificate (nel senso più squisitamente e organicamente mediologico). 

Non più il carattere rude e virile dello sciupafemmine o della battaglia del grano, ora è subentrato il nuovo modello del marketing pianificato nel dettaglio fisiognomico (il toupet e il trucco di scena con tanto cerone), ma soprattutto nella veste oracolare, nel tono colloquiale, nel gesto plateale e, dulcis in fundo, in quei luoghi comuni assurti a verità disvelata per un target di protagonisti immaginari, figuranti e testimonials di valori declinati come spot pubblicitari.  Un ideale psico-sociale così amorevolmente declinato al bar, sul pianerottolo condominiale, sulle transenne dello stadio e financo in qualche lupanare… Un modello comunicativo così agilmente ed essenzialmente articolato sulle voci che corrono, sul senso comune, sui luoghi infantili e sugli stereotipi emozionali… comprensibile perfino agli indotti e condiviso da tutti quei postulanti in attesa del re taumaturgo guaritore della scrofola e di qualche altro malanno innominabile. Una sorta di discorso della montagna in chiave mediologica per il quale la lingua risulta una cacofonia di luoghi comuni rabberciati con una retorica ripetitiva ed elementare, adatta ai poveri di spirito e alle anime candide. 

Un modello comunicativo di matrice nazional-popolare, ma senza per questo dimenticare, nella sua valenza polisemica, anche tutti quelli che sanno decrittare il fuori metafora come astuta e riverente attenzione ai loro interessi di parte, così abilmente mascherati con formule accattivanti e tendenziali del tipo: il paese ce lo chiede, o più semplicemente con lo slogan della squadra del core. Anni di televendite promozionali, di sentimentalismi e ideologismi hanno trasformato l’italiano medio in un replicante, un avatar che riproduce in modo congruo e appropriato slogan e litanie che gli sono state così ben inculcate, come fossero scaturite direttamente dalla sua materia grigia e non già instillate graziosamente con il giornaliero ago ipodermico della televendita emozionale. Ne è nato un festival di banalità certificate, di luoghi comuni convergenti, con il marchio autorevole dell’auditel e degli indici di ascolto secondo le procedure acclarate dalla eterogenesi dei fini: un popolo di teleutenti plastificati e impacchettati mediante le più accreditate tecniche del condizionamento operante e i sistemi di rinforzo, i plus psico-attitudinali e i benefit promozionali con carta fidaty.

L’evoluzione è però ora approdata a un nuovo modello comunicativo dall’aspetto agile e disinvolto in forme da social network con un popolo di teleutenti con tablet e smarphone incorporati. Non più giornali da leggere per farsi un'opinione, non più sms su cui basare una croce elettorale, ma followers a cui arrivano in tempo reale i cinguetti più intriganti dell'uomo nuovo del vecchio partito. L’ultimo provvidenziale modello mediatico ha ulteriormente semplificato e agevolato il consenso. La comunicazione sfrondata da qualsiasi complicanza teoretica e perfino ideologica ha imboccato direttamente la strada dello slogan estemporaneo e pragmatico. Il discorso, smarrita anche quella parvenza di progettualità organica, è diventato un balbettio, un cinguettio, l’elenco occasionale di cose accatastate alla rinfusa, un organigramma senza capo né coda ma con quel gusto dell’iperbole e della retorica paludata da realismo trasgressivo. Il nuovo modello mediatico è ormai quello dell’occasionalismo, un colpo al cerchio e un altro alla botte. Il programma, perso anche il più timido e scarno aspetto organico e svenate tutte le interconnessioni socio-culturali e storico-ambientali nell’ottica della sostenibilità e del bene comune, è ormai solo lo scheletrato di quella politica del fare senza neppure quei finti abbellimenti e quei fregi di cartongesso appiccicati come in un film storico con Maciste o Sansone. 

Il nuovo modello non prevede neppure più la finzione del benessere collettivo, solo l’attivismo degli interessi consolidati e dei poteri forti. Il re è davvero nudo. Il vestito nuovo dell’imperatore è l’anatomia di un paese che si avvia ad assemblarsi come un ufo-robot: un fare e disfare, un produrre e riprodurre senza più ratio né consapevolezza di una politica dei fini, solo l’elenco di cose da fare, un attivismo che porta il paese verso il nulla spettrale condito di affari…


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18 commenti:

Vanna ha detto...

Gilberto condivido pienamente tutto l'articolo!

Più passa il tempo e più gli slogan renziani mi preoccupano perché temo possano produrre una ricaduta dannosa per tutta la collettività.

Sottovoce:
quasi quasi era meglio Berlusconi.

Un saluto
Vanna

Anonimo ha detto...

Trovo starno che si commentino solamente i fatti di cronaca , ed in modo particolare quello della povera Yara(379 in questo momento).
mentre altri post, tipo questo,"il gatto e la volpe" quello su Robbin Williams pochi commenti...
adesso non si sente piu dire. ce lo chiede l'europa , ma "noi cambiamo l'europa".
questo personaggio con la sua parlantina, con le cazzatine tipo selfie, hashtag rincoglionisce gli italiani. Con la complicità dei mass merdia. adesso che è pure iniziata la stagione dei vari programmi stiamo messi bene.
Esempio sulla guerra in Ucraina hanno mai detto che Hunter Biden è stato nominato nel Cda di Burisma, la più importante società di estrazione di gas e petrolio dell’Ucraina?
Hanno detto dell'Isis che ci sono stati incontri tra il senatore McCain e il califfo Al Baghdadici?
Che il governo italiano ha speso 330mila euro per tradurre 2 manuali da mandare a Gibuti, che regaliamo 100 M113 al Pakistan, 24 blindo Centauro in Giordania e poi qui si taglia???
dovrebbero eliminare il contributo ai giornali per fargli scrivere le notizie e non leccare il .... al presidente di turno

Luca

magica ha detto...

buongiorno
ci sono molte persone che pendono dalle labbra da questo giovanotto . a volte chiedo perchè e mi rispondono :lasciamolo lavorare . anche le sue ministre ci raccontano che lui ha fatto tante riforme . . ma non sappiamo quali . comunque è tutto un magna magna e servlismo .pure quelli del centro destra che erano critici e battaglieri. stanno bene dove stanno e si sentono poche lamentele . l'importante è esserci.stiamo andando alla deriva dempre di piu' . ma continuano a sborsare di qua e di la' a tutti quelli che non centrano con il popolo italiano che paga le tasse .

magica ha detto...

buongiorno
ci sono molte persone che pendono dalle labbra da questo giovanotto . a volte chiedo perchè e mi rispondono :lasciamolo lavorare . anche le sue ministre ci raccontano che lui ha fatto tante riforme . . ma non sappiamo quali . comunque è tutto un magna magna e servlismo .pure quelli del centro destra che erano critici e battaglieri. stanno bene dove stanno e si sentono poche lamentele . l'importante è esserci.stiamo andando alla deriva dempre di piu' . ma continuano a sborsare di qua e di la' a tutti quelli che non centrano con il popolo italiano che paga le tasse .

magica ha detto...

eccone un altro . eppure me l'aspettavo ed ho cliccato una volata sola -il blog è molto sensibile . come il mio allarme di casa . se respiri piu' del solito parte. uffa !!!

Anonimo ha detto...

@magica piu che lasciamolo lavorare io credo che siano 2ingolodìsiti" da altri 80euro opiu per il prossimo voto.
E' palese che abbiamo un governo di dilettanti, ma non lo si vuol vedere. Non hanno uno straccio di piano crescita, lavoro. Solo i tagli, blocco stipendi, tassare rendite e conti correnti, accise su benzina.... altro che gli 80euro.

Luca

ENRICO ha detto...

Scusa Luca

ma cosa ci si poteva aspettare da un boy-scout arrogante e presuntuoso ?

Dopo quello che abbiamo ingoiato, visto, sentito e subìto in questi ultimi 20 anni credevo si fosse toccato il fondo.
Invece continuiamo a scavare...
Il nostro Paese è in mano alle lobby di potere, ai corrotti/tori e alle organizzazioni a delinquere di varia natura.

Personalmente non ho più speranze.

Anonimo ha detto...

@enrico
mi rifaccio a questa messima:
Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri e traditori, non è vittima. È complice (George Orwell)

quello che trovo assurdo è che c'è gente che gli crede, anche se fai loro notare che questi sono pallonari......
se il prossimo giro dice che da 100 euro......

Luca

emax/massimo prati ha detto...

Si dice che l'Italia sia in crisi solo ed esclusivamente a causa del ventennio di governo presieduto da Silvio Berlusconi. Il falso reso vero dai media, perché l'uomo di Arcore nel ventennio che ha preceduto il Monti time, ha governato, attaccato continuamente da una manica di magistrati alquanto partigiani, per un totale di 3340 giorni. Mentre la sinistra, sempre volendo considerare di sinistra Amato, Ciampi, D’Alema e Prodi (una coalizione mista di social-democristiani ammanicati con le lobby), senza attacchi provenienti dalla magistratura ha governato per 3253 giorni.

Se si ragiona tralasciando la propaganda di massa sparata a piene mani dal '94 ad oggi, e volendo incolpare qualcuno a tutti i costi, credo si possa dire che entrambi gli schieramenti (destra e sinistra) hanno contribuito a far sì che si creasse la situazione attuale (un po' di più chi usava la magistratura per bloccare il governo dello schieramento opposto e non votava leggi che poi ripresentava a sua volta identiche), checché ne abbiano detto e scritto la maggioranza di giornalisti schierati e di comici di sinistra che, stranamente, percepiscono stipendi milionari e del proletariato che predicano non hanno nulla.

Inoltre, ai 3253 giorni dei pidiessini vanno aggiunti i 1015 giorni presieduti dai famosi governi tecnici, prima quello di Lamberto Dini poi quello dell'amico dei banchieri, diventato improvvisamente senatore grazie al presidente, Mario Monti.

E che ci sia chi, dopo averlo visto all'opera in questi mesi, parlando di Renzi e del suo governo dica che siamo in presenza di una nuova politica, è incredibilmente bizzarro.

Non si può non capire che gli italiani sono ormai all'osso e che il governo continua, come ha sempre fatto la sinistra italiana, a spolpare sempre le stesse spalle.

Però Renzi ha un vantaggio sugli altri. E' arrivato nel momento più nero del PD - quasi al collasso con Bersani che per anni non ha fatto opposizione capace sempre e solo di ripetere che Berlusconi doveva andarsene a casa (alla fine a casa c'è andato anche lui) - e ha uno staff che lo segue e ha capito, grazie anche ai media rimasti fedeli che non sapendo più a che santo votarsi lo riveriscono e sperano di non finire al cesso, come fare ad impaurire gli elettori mentre allunga loro la carota. Quegli ottanta denari che sono bastati a far chiudere gli occhi ai tanti che ancora oggi non si accorgono di camminare sulle italiche rovine...

Massimo

ENRICO ha detto...

Non sono d’accordo Massimo

Berlusconi ha Sgovernato l’Italia con il beneplacito della “sinistra” e di un’accolita di delinquenti che ha fatto la propria fortuna con “la politica” e la sfortuna del Paese. Da tutti i punti di vista : a cominciare dalla modificazione genetica dell’involuzione culturale, sociale e morale di massa

Anonimo ha detto...

Caro Gilberto

Il tuo articolo mi e' piaciuto tantissimo. Non vivo in Italia, ho altra nazionalita' e passaporto, e quindi ritengo di non essere nella posizione adatta per commentare oltre, ma tutti i tuoi articoli di politica mi piacciono davvero tanto, anche se mi occorre il dizionario per seguire il tuo Italiano complesso. Il messaggio e' chiaro' pero'! :-D

Ciao. Annika

magica ha detto...

infatti ,
se uno scrittore scrive lo fa nel modo complesso . cioe' spiega i concetti con mille sfacettature . per dirne uno , una lettura piacevole per chi condivide .
non sono berlusconiana ( lo fui quando il personaggio era appena arrivato ) tuttavia se governo' per anni significa che ebbe il consenso del popolo. la sinistra all'opposizione avra' manifestato qualche dissenso., come ci piace che sia possibile daltronde siamo in democrazia ,
ma non credo che questo partito sia il portatore della cultura . da quando navigo nel web ho letto e capito molto . come funziona ,nessuno è il migliore . hanno tutti qualche scheletro negli armadi .

emax/massimo prati ha detto...

Sotto certi aspetti hai ragione, Enrico, ma a parer mio l'errore è di fondo, perché l'involuzione culturale è partita molto prima dell'avvento di Berlusconi (anche se lui l'ha incentivata grazie ai suoi network) e il malgoverno ha colpito tutti i nostri sgovernanti, a partire dai capi della DC che pur di restare al timone hanno fatto pentacoalizioni e, per quanto riguarda la mia regione, fatto votare migliaia di persone morte da anni. Era la destra che tirava al centro già da allora. L'unica differenza che faceva restare a galla la politica, stava in pochi uomini politici che avevano le "palle" (Moro e Berlinguer su tutti). Ma dopo la morte di questi, tutto è cambiato. Il centrodestrasinistra capeggiato da Craxi ha salvato e coalizzato molti voti, ma già a tal proposito gli italiani dovevano (e dovrebbero ancora) iniziare a porsi qualche domanda. Ad esempio: da quando è stata instaurata la Repubblica, è mai esistito in Italia uno schieramento che si potesse, e si possa ancora oggi, definire davvero, per idee e comportamenti, di sinistra?

Qui i vari partiti stanno tutti al centro, sono ancora tutti democristiani. La sinistra, grazie ai media, ha sempre fatto paura, infatti ora si chiama centrosinistra, la destra, grazie ai media, faceva paura e non esiste più, ora si chiama centrodestra. Il male dell'Italia sono gli italiani (e qui hai ragione quando parli di involuzione culturale) che poco ci hanno capito e da sempre si adattano all'informazione e a votare chi offre di più (ora vanno di moda gli 80 denari). Ma non è possibile che sia stato il solo Berlusconi a rovinare il paese. Infatti da decenni, da tanti decenni, tutti i politici nostrani hanno sgovernato, trattando l'italia come fosse una ditta individuale, a volte come una snc (col pentapartito), mettendo quindi le mani nei conti correnti pubblici e usando i denari per come meglio li aggradava, aiutando cosche e amici, aumentando il debito pubblico di ognuno di noi e mettendoci sull'orlo del fallimento, tanto che per un trentennio per salvarsi il culo ci si è schierati con una parte, e schierati lo siamo ancora, e si son svenduti pezzi di paese per ottenere gli aiuti esteri e far finta di star bene (io ricordo che la benzina mancava e la domenica si andava alla partita in bici).

Dov'era la sinistra in quegli anni? Era appoggiata alle spalle (e sui denari) dell'altra parte, del comunismo russo che voleva contrastare l'egemonia americana. Per cui scontri su scontri per il controllo della zona est, dei confini, e persone reclutate dai servizi segreti (tipo Gladio).

Dopo mani pulite e le prime crisi mondiali, dopo il salvataggio del partito comunista italiano, che non poteva non aver ottenuto, al pari di tutti gli altri, finanziamenti illeciti: soprattutto perché già si sapeva che li aveva ottenuti, dato che di aver ricevuto nel 1985, per il suo partito (sezione pugliese), 20.000.000 di lire in nero dal re delle case di cura riunite, lo aveva confermato in tribunale Massimo D'Alema (non è stato condannato perché il reato era ormai prescritto), abbiamo assistito al furto de L'unità, organo di stampa da sempre comunista che io la domenica mattina, da bambino, dopo aver caricato la bici di borse colme come solo un facchino sa fare, vendevo ai comunisti del mio paese ed anche al mio prete, da parte del Partito democratico della sinistra (nato grazie a Occhetto - il peggior comunista mai venuto al mondo - che poi confluirà nell'internazionale socialista col beneplacito di Craxi), e alla costruzione di altri partiti vegetali. Infatti si è passati dalla quercia all'ulivo, che dal '94 al 2007 ha cambiato varie volte nome.

Insomma, l'italiano ha creduto che chi dal '95 gestiva i circoli comunisti, le feste de l'unità e l'organo di stampa del partito, fosse di sinistra, e ancora oggi in tanti lo credono, senza accorgersi che di sinistra non esisteva e non esiste più nulla...
continua...

emax/massimo prati ha detto...

it.wikipedia.org/wiki/Provenienza_dei_politici_appartenenti_al_Partito_Democratico#mediaviewer/File:Schema_formazione_del_PD.jpg

Il link sopra rimanda allo schema dei 22 partiti che formano il PD attuale, che dire di sinistra è pazzesco visto chi lo ha governato negli anni e chi l'ha fondato (il democristiano Prodi assecondato da chi col comunismo aveva rimasto poco da spartire, Massimo D'Alema).

Dal '94 ad oggi i presidenti del consiglio sono stati (in ordine):

Berlusconi - Dini (traghettatore che ha cambiato diversi partiti)- Prodi - D'Alema - D'Alema - Amato (socialista) - Berlusconi - Prodi - Berlusconi - Monti - Letta - Renzi.

Nessuno di loro si può definire davvero di sinistra. Tutti stanno al centro, coi loro bei soldi in tasca e i loro accordi sottobanco.

Ma torniamo all'attualità e parliamo di Renzi, il nuovo che avanza ora a capo del Partito Democratico. Lui inizia la carriera politica contribuendo alla nascita dei "Comitati Prodi" per poi passare al "Partito Popolare italiano" (in pratica la vecchia Democrazia Cristiana) e alla "Margherita di Rutelli"... devo aggiungere altro?

Non mi dilungo perché, sempre per come la vedo, si dovrebbe scrivere un trattato sui nostri politici e ci vorrebbero anni per far capire che la DC non è morta e che continua a governare come ha sempre governato. La ditta Italia è ancora una SNC in cui i soci non sono gli italiani ma i politici che fanno i loro comodi a discapito degli italiani, che pagano e pagheranno sempre più per non saltare dalla finestra...

Ciò che è strano del momento attuale, è che a volte vien da credere che la sinistra si trovi a destra e la destra a sinistra. Ma a pensarci bene, forse, non è neppure strano...

Massimo

magica ha detto...

mi chiedo .. ma perchè chi è di sinistra crede di essere migliore di altri?
se la cantano e se la godono.
. cosa si intende per sinistra . una sinistra sinistra ?.. quella ideologia che fece danni enormi in mezzo mondo (pure la destra ne fece)
oppure una sinistra fatta amodo proprio :ALL'ITALIANA .
dirsi di quella ideologia significa condividere quello che vige in corea del nord,quello che esisteva in albania e in tutto l'est .che ha obbligato il popolo a rimanere indietro dAgli altri popoli .berlino est ne paga ancora le conseguenze .SE LA SINISTRA è DEMOCRAzia dovrebbe dare ad ognuno la possibilita' di dire la propria .
SORRY .

Anonimo ha detto...

Condivido il tono dell'articolo, solo non credo che ci sia la lista di cose da fare così solo per fare qualcosa e tirare a campare.

La lista ci è stata scritta da altri tempo fa, solo che quello di prima andava troppo lento sulla tabella, così hanno messo questo che con effetti speciali confonde e spiazza tutti e ora si permette di dire "non mi farò mettere i bastoni tra le ruote, l'italia è con me" cioè a dire faccio quello che mi hanno detto di fare lo vogliate o no. E nessuno fiata. Non c'è più opposizione, non c'è piu' nessuna dialettica o proposte alternative.

Se aprite le notizie di google (tanto per dire qualcosa che raggiunge tutti) non c'è mai un titolo critico, ma spesso titoli che creano un'immagine di consenso. Non è stato mai così con gli altri.

Tutto questo è per me evidentemente calcolato.
Qualcuno vittima della propaganda è convinto che l'italia lo abbia votato (io ricordo le primarie del PD, cosa che dovrebeb interessare solo la segreteria del PD e poi le Europee, dove l'unica alternativa pubblicizzata era Grillo che voleva uscire dall'euro e mettersi con dei gruppi dipinti come neonazisti, nel periodo in cui Alba dorata faceva parlare di se', mettiamoci pure i forconi nelle piazze e compagnia).
Insomma non proprio l'alternativa ideale per un cittadino pacifico che vuole continuare con la sua normalissima vita.

Certo qualcuno sarà pure rimasto abbagliato anche dal suo piglio opportunista e spietato.

Altri, prima critici, a suon di telegiornali sono diventati possibilisti: mio padre dice "prima lasciamolo lavorare e poi giudichiamo" ma gli ho chiesto se alla sua veneranda età non si è ancora stufato di lasciar lavorare e se non ha ancora capito che comunque quando hanno finito di lavorare è troppo tardi.
Almeno quando il buongiorno si vede dal mattino è meglio cercare di non arrivare a sera..

Saluti,

V.

Gilberto ha detto...

Ringrazio Annika e tutti quelli (pochi) che hanno manifestato apprezzamento per i miei articoli di argomento di attualità politica. Credo che il paese stia attraversando una fase molto confusa che non sembra lasciare spiragli di ottimismo. E' pur vero che nella nostra storia abbiamo saputo risollevarci nei momenti più critici. Di certo non sarà questo governo a porre le basi per ridare al paese fiducia, giustizia e benessere sociale.

Anonimo ha detto...

Gilberto,

Lei dice che i suoi articoli sono poco apprezzati, ma forse non è così. Sono un po' lunghi e da leggere con molta attenzione, ma sempre interessanti.

Piuttosto, a mio parere, per come sono argomentati non è facile avere qualcosa da commentare in merito.

Saluti,
V.