mercoledì 19 febbraio 2014

Livia ed Alessia. Ecco ciò che nessuno vi ha mai raccontato sullo scenario di questa brutta storia

Livia e Alessia: per non dimenticarle occorre parlarne


Dato che da anni tutti ci raccontano di un Matthias Schepp incapace di elaborare un piano di fuga ma capace di uccidere e suicidarsi, di un Matthias Schepp in difficoltà mentale a causa del divorzio, ho deciso di proporvi, per conto di Livia ed Alessia che tanto amano i pennarelli colorati, un gioco particolare chiamato "indovina il mio disegno". Il gioco è semplice. Ad ogni notizia che riporterò (vera al 100% con tanto di link di verifica) disegneremo su un foglio una scena in modo che, arrivati all'ultima notizia, di fogli disegnati ne avremo tanti. A quel punto li uniremo per creare un unico grande disegno. Per vincere occorrerà essersi avvicinati il più possibile al disegno nascosto in cui qualcuno ha inserito le figlie di Irina Lucidi. Devo dire che non l'ho elaborato tutto da solo, c'è chi mi ha aiutato anche se per sua decisione non ne farò il nome, e che questo articolo non vuol essere un atto di accusa contro nessuna delle persone che citerò (anche volti differenti potrebbero portare allo stesso disegno), ma vuole inquadrarsi quale invito affinché chi può, investigatori e stampa, cerchi finalmente di controllare tutti gli scenari e sgombrare il campo da ogni dubbio. Iniziamo dunque col preparare una tavolozza di colori ed un foglio su cui fare lo schizzo della prima scena.

E' ambientata a Bologna perché in quella città vi sono uffici di una multinazionale del tabacco con sede in Svizzera, la Philip Morris, ed in quegli uffici ha lavorato per anni, prima di tornare in Svizzera, il padre delle bimbe, Matthias Schepp. Perciò disegniamo anche lui. Ma non da solo, perché in quella città risiedeva un signore di nome Gerardo Cuomo, un tempo stimato cittadino bolognese tanto da diventare presidente del Junior Club di Rastignano. Un uomo che ama il mare, come lo ama lo Schepp, e nei suoi yacht, l'ultimo da dieci miliardi, ha fatto salire affaristi ed amici. Un uomo che negli anni novanta aprì in Svizzera una società che il tabacco della Philip Morris lo acquistava e lo vendeva in Montenegro (ma ne aprì una anche in Canada ed una alle Antille). Un business che lo fece diventare miliardario assieme ad altri che avevano intrapreso la stessa strada svizzera e lo stesso metodo. Per amor di onestà c'è da dire che di regola il tabacco, acquistato da lui e dagli altri, viaggiava in "porto franco", quindi da dogana a dogana. Ma c'è anche da dire che una volta pagato ed all'interno della dogana montenegrina, finiva con il ripartire e prendere vie traverse arrivando in Puglia e in Campania.

Sto chiaramente parlando di un giro internazionale di contrabbando, non di piccoli contrabbandieri, che si è perpetrato per oltre un decennio ed ha fatto confluire in conti svizzeri miliardi su miliardi, soldi investiti poi non solo nel tabacco. E qui devo fare un piccolo inciso. La Philip Morris ha avuto per anni processi aperti in quasi tutte le nazioni europee. L'accusa veniva dal fatto che le stecche non restavano nello Stato in cui arrivavano e chi le vendeva non poteva non esserne a conoscenza, visti gli enormi quantitativi. Pur non ammettendo mai un suo coinvolgimento nel traffico illecito, perché al tempo non era reato inviare milioni di tonnellate di sigarette regolari in paesi a bassa tassazione (anche se il fabbisogno di quelle nazioni era solo un decimo di quanto speditole), per scrollarsi di dosso quei procedimenti che le portavano solo guai, nel 2004 propose all'Europa una sorta di indennizzo da pagare a rate, in parti prestabilite a tutte le nazioni danneggiate dal loro non controllo sulle vendite, di un miliardo e duecentocinquantamila dollari (1.250.000.000). Segno evidente che chi lavorava per la Philip Morris sapeva molto bene dove sarebbero finite le sigarette vendute a certe aziende (qui l'articolo).

Ma andiamo oltre e facciamo passare il tempo. Cambiamo scena e disegniamo un processo nato dopo anni di indagini sull'enorme flusso di denaro accumulato da chi vendeva tonnellate di sigarette ai clan italiani. Un processo del 2009 (qui l'articolo) che in Svizzera fece scalpore e si è tramutato in un secondo processo conclusosi in questi giorni (qui l'articolo), un processo in cui hanno testimoniato anche camorristi e contrabbandieri italiani, tutti rigorosamente pentiti (qui l'articolo), un processo conclusosi con l'assoluzione degli indagati, non dal contrabbando perché in Svizzera il contrabbando di sigarette non è reato (l'articolo), che acquistavano dalla Philip Morris tramite canali ufficiali. Fra questi indagati ce n'è uno particolarmente interessante da inserire in un altro disegno, un uomo francese di nome Patrick Monnier che, sorpresa, abita in un residence di Saint Sulpice, in Rue de Centre 42E, nella stessa cittadina dove andò ad abitare il Matthias Schepp da sposato, addirittura nello stesso residence in cui andò a vivere Irina Lucidi dopo la separazione dal marito, e per finire nella stessa via dove ora è la sede di Missing Childreen (l'associazione fondata dalla stessa Irina Lucidi). Questo signore vanta, forse più del bolognese a detta dei procuratori che per anni l'hanno intercettato e controllato, conoscenze di ogni genere nei settori tabacchi e malavita. Si parla di pezzi da novanta del Montenegro e di pezzi da novanta della malavita pugliese e napoletana (atto di accusa Pm svizzeri).

Disegniamo quindi anche le conoscenze del Monnier tenendo conto che quando parlo di malavita intendo non la manovalanza ma persone di rango superiore, alcune latitanti che per anni hanno vissuto fra il Costa Rica e la Repubblica Dominicana, come Ciro Mazzarella (vedi articolo), che al tempo erano a capo dei clan camorristici più conosciuti e potenti. Ora il conoscere persone che hanno a che fare con personaggi malavitosi di spicco, sia della Puglia (Francesco Prudentino) che della Campania (Ciro Mazzarella), non significa delinquere, è chiaro, ma sommando i fattori e guardando il tutto a posteriori, si può ben pensare che il Matthias Schepp, che per la multinazionale svizzera lavorava a Bologna e dopo il matrimonio si era trasferito andando a vivere proprio a Saint Sulpice, potesse ben conoscere sia il Cuomo, che in terra elevetica ed in Canada aveva i suoi uffici, sia il Monnier, che abitava a pochi metri da casa sua, a Saint Sulpice, in una cittadina in cui vivono meno di tremila abitanti. Ma di scene da disegnare ce ne sono altre. Per far meglio capire come le amicizie siano il frutto di un consorzio consolidato atto ad ottenere e fare favori, ne inserisco una che si intreccia con chi assegnava ai giudici i vari processi ed a sua volta amministrava la giustizia in terra elvetica.

Sto parlando di un fitto giro di conoscenze che ruotava attorno ai personaggi citati in precedenza. Ad esempio uno degli avvocati del Cuomo era una bellissima signora napoletana trasferitasi in Svizzera, Desireé Rinaldi, che lì si era fidanzata, e poi sposata (la moglie non può testimoniare contro il marito), con il giudice Franco Verda, ora morto, presidente del "Tribunale Penale Cantonale" che usufruiva gratuitamente della villa di Gerardo Cuomo e sul suo yacht, prima della condanna inflittagli, ci andava in vacanza fra la Toscana, la Liguria, la Corsica e la Sardegna (serie articoli Corriere.it). Il giudice venne condannato assieme alla moglie per i favoritismi fatti "all'amico". Per farla breve, questa signora avvocato era anche l'amministratrice unica di una famosa società di acque minerali da risanare, e di quella società era presidente un signore, Marcello Quadri, che faceva affari con il clan pugliese della Sacra Corona Unita, ma conosceva anche esponenti della mafia e di altre organizzazioni. Un signore a sua volta sposato con un altro giudice elvetico, Margherita De Mopurgo, figlia del proprietario di due alberghi extralusso di Sanremo (articolo - il padre è morto un paio di anni fa), in uno dei quali si suicidò Luigi Tenco. Insomma, la storia ruota attorno ad un giro di conoscenze altamente qualificato e buono per ottenere appoggi e favori sia in terra elvetica che in terra italiana. E quando parlo di favori non necessariamente intendo favori che vanno fuori dalle norme di legge. I favori si possono fare anche solo per stima o amicizia.

Da disegnare poi vi sono anche un paio di notizie apparse sui giornali. La prima ambientata nella terra tra Brindisi e Mesagne ci parla dell'arresto, avvenuto nel marzo del 2011, di un uomo che da tempo era latitante. Un capo della nuova SCU che, pur in latitanza, comandava il clan che negli anni passati faceva affari con gli indagati di cui sopra, un uomo soprannominato "il professore" (articolo). L'altra viene da Foggia (Cerignola è in provincia di Foggia) e ci parla di una operazione unitaria messa in atto dalla Dda di Bari in collaborazione con la guardia di finanza e lo Scico di Roma, un'operazione atta a sgominare "La Società Foggiana" (articolo). A questo punto inserisco un inciso per far capire meglio la situazione malavitosa pugliese. In realtà la Puglia non è più solo terra di Sacra Corona Unita, che ad oggi si ritrova ad essere una sola delle cinque realtà malavitose della regione, realtà unificate in un unico nome: "La Coppa". Le altre quattro organizzazioni che si dividono il territorio sono: "La Rosa", "La Nuova Famiglia Salentina", "Le Batterie Garganiche" e "La Società Foggiana". Quest'ultima da anni opera in collaborazione coi "Casalesi" (Casal di Principe, Caserta) e si dedica alla realizzazione di banconote false che paiono vere. Ma se fanno banconote false che paiono vere sono in grado di far tutto, anche i documenti...

Ancora tre disegni ed il gioco è finito. Prima di farli unifichiamo quelli già fatti e ragioniamoci un attimo sopra. Abbiamo lo Schepp, svizzero di origine canadese, che lavorando a Bologna per la Philip Morris può aver conosciuto "il bolognese" Gerardo Cuomo, affarista ed amante del mare con aziende in Canada e in Svizzera, che acquistava tonnellate di sigarette della stessa Philip Morris. Poi si sposa, sua moglie resta incinta ed ha due bellissime gemelline. Così va a vivere a Saint Sulpice ed ogni giorno lavora in un ufficio di Neuchatel, un ufficio nella "sede centrale" della multinazionale del tabacco. Suo vicino di casa è Patrick Monnier, anche lui acquistava tonnellate di sigarette dalla stessa Philip Morris, che nel periodo in cui lo Schepp si stabilisce a Saint Sulpice risulta essere indagato dalla procura di Ginevra e conosce sia Ciro Mazzarella, al tempo latitante a Santo Domingo, che Francesco Prudentino, al tempo latitante in Grecia, che tanti altri. Nella stessa indagine figurano affaristi francesi, sono indagati a causa dei quantitativi enormi di contante da "lavare", contante frutto del contrabbando internazionale di sigarette. Sigarette fornite dalle aziende satellite della stessa multinazionale che, ad indagini già in corso, decise di pagare oltre un miliardo di euro pur di non finire processata nei tribunali di mezza Europa. Ormai siamo nel 2009, le indagini si chiudono ed inizia il processo. A Neuchatel se ne parla, non può essere altrimenti, in fondo quel procedimento penale un po' li riguarda e forse qualcuno teme che in aula esca qualche parola di troppo. Ma in aula non esce nulla di troppo sporco che riguardi la Svizzera o la multinazionale e gli imputati maggiori vengono assolti... però in tribunale lo stretto giro di amicizie malavitose è confermato, c'era e probabilmente in parte c'è ancora.

E siamo nel 2010, anno in cui in casa Schepp si raggiunge il massimo del nervosismo. Quindi per capirci qualcosa di più bisogna entrare nella vita di questa persona pignola come pochi, persona che ha una sua concezione che non ammette sgarri alle regole da lui stabilite, ipotizzando possa conoscere alcuni personaggi che vantano un vasto giro di amicizie, particolari ed influenti, per via del suo lavoro e del fatto che vivono o hanno vissuto ad un palmo dal suo naso. Detto questo c'è da ricordare come volesse che tutto in famiglia ed al lavoro fosse pianificato e dovesse andare nella maniera da lui desiderata, e da immaginare per un uomo di siffatta specie che fulmine a ciel sereno sia stato il sentir parlare la moglie di divorzio. Ed a questo punto, dato che da come ci hanno parlato dello Schepp non pare proprio fosse un sottomesso che accettasse passivamente, c'è da porsi la domanda: "Uno che ha sempre pianificato tutto può non cercare una via di uscita che lo porti a vincere ed a rivoltare a suo favore una situazione che lo vede perdente?". Si è detto che la molla della pazzia sia scattata nella sua mente quando ha ricevuto il fax che gli comunicava l'effettiva separazione, qualche giorno prima della scomparsa. Ma non è logico e non può essere vero. Lui il piano perfetto lo aveva già elaborato prima di dicembre. Ragioniamo sui suoi movimenti. Per portar via le figlie alla moglie, e farla soffrire per la vita, gli servivano un luogo dove andare a vivere in futuro e dei documenti nuovi per lui e le bimbe. Anche se in alcune isole soleggiate, se non si è ricercati dall'Interpool (ed i morti non si cercano), si possono usare i propri senza andare incontro a nessuna sventura. Quindi serviva un appoggio fidato, qualcuno a cui chiedere aiuto. Ed allora si va in vacanza. La prima settimana in catamarano con gli amici, e qui si scattano moltissime foto, la seconda in un luogo solitario, e qui non si scatta alcuna foto (come mai?), dove poter incontrare chi ha la possibilità di aiutare un fuggitivo e, non mi stupirebbe, andare a prelevare da un conto cifrato, magari alle isole Caiman, qualcosa di contanti.

Per cui disegniamo la nuova scena, le vacanze ai Caraibi, lui e le figlie fra la Repubblica Dominicana e le Isole Vergini, ad un'ondata dalle isole Caiman, dove i soldi in nero si trovano nelle caselle postali, a due dal Costa Rica e da Santo Domingo, dove svernano i capi camorra latitanti ed i ricercati italiani (anche Gaucci, l'ex presidente del Perugia Calcio, visse in quelle isole da ricercato) e dove di appoggi, se qualcuno di importante ti manda a suo nome, se ne trovano a non finire. Motivo per cui lo Schepp il suo disegno lo ha completato a dicembre, non a gennaio quando la sua unica preoccupazione era il cancellare tutto, il cambiare cellulari e computer per sviare le successive indagini tramite siti particolari, siti scelti appositamente, e viaggi in solitaria con tre biglietti atti a far credere quanto poi si è creduto. E mi riferisco alla famosa traversata della Corsica. Ma solo a quella perché le altre tappe si incastrano con le sue possibili conoscenze. E qui abbozziamo un ennesimo disegno. Mettiamo le buone conoscenze in primo piano e lui che parte da casa con le figlie, ha già in mano i passaporti "nuovi" e dopo essersi fatto un giro motivato vira e si dirige in un punto ben preciso. Dove andare per partire se non all'aeroporto di Ginevra? Alle 18.00 non è ricercato e lì c'è sempre un volo Lufthansa che porta a Santo Domingo... ma ci sono anche gli aerei privati dei "ricconi" e quelli a noleggio che possono portarti dove vuoi.

Ed ora c'è da scegliere fra il far partire il padre con le sue bimbe, ed inserire nel disegno chi gli somigli molto col compito di depistare girovagando per tre nazioni, o se far fare al Matthias ogni cosa all'insaputa di tutti, compresi i parenti più cari, quindi facendo salire le bimbe in un aereo assieme alle persone con cui hanno fatto amicizia durante la vacanza, quella senza fotografie, e dir loro di aspettarlo per qualche giorno. In questo caso sarà lo stesso Matthias Schepp a mettere in atto il piano già stabilito. Per cui allontana "il caso" dalla Svizzera e lascia tracce del proprio passaggio in Francia, imbucando cartoline e lettere, prelevando dai bancomat per poi restituire, salendo su un traghetto che attraversa il Mediterraneo per allargare le indagini e togliere la voglia di indagare a fondo grazie all'ipotesi "trolley in mare". Poi, se si ha bisogno di restare invisibile per un giorno ed una notte, o si ha un appuntamento per definire i dettagli, si va a Sanremo. Ma a Sanremo è facile vadano ad alloggiare anche gli amici degli amici, ed è facile che questi lo vedano, che vengano a sapere dei passaporti e magari ne parlino dopo la notizia di un suicidio. Dalla Liguria si riparte di notte e si arriva in Campania, dove nel frattempo hanno già sistemato "le ultime cose", e qui ci si fa vedere e notare, dopo giorni vissuti da fantasma, in un ristorante (ma quel giorno la cadenza dello Schepp non tirava al tedesco come quella dell'ex marito di Irina Lucidi) prima del rush finale a Cerignola.

Cosa è accaduto dopo? Lo Schepp è morto? Al suo posto è morto un altro? Il dna lo si è poi comparato? E la comparazione la si è fatta chiedendo un tampone salivare al fratello o con uno spazzolino da denti e qualche capello prelevato da un bagno? Io non lo so, in verità non so neppure quanto sia reale ciò che ho scritto finora, però questo è l'ultimo disegno da inserire nel gioco ed ognuno lo può realizzare come meglio gli aggrada. Può anche gettare tutti quelli fatti in precedenza se li crede inverosimili. Io so che quanto ho scritto si basa su materiale inconfutabile in cui le città e le combinazioni si accavallano in maniera incredibile alzando di molto le probabilità ci sia del vero in quanto ho ipotizzato. So che lo Schepp era un uomo pignolo e preciso che non amava perdere. Che le conoscenze altolocate possono rallentare le indagini e cambiare nomi nei registri di imbarco. So che certe persone senza coscienza, come si è visto anche col caso di Luca Mongelli, si possono comprare o ricattare. So che la sua famiglia di origine non ha mai alzato né voce né dita in favore del ritrovamento delle bimbe, forse soffrendo in silenzio o forse perché sapeva che la scomparsa non era in effetti tale.

Inoltre so che nella fondazione Missing Childreen lavorava un uomo che ha lo stesso identico nome di chi ha lavorato anche per Gerardo Cuomo (chissà se Irina e Valerio Lucidi lo sanno). Ed anche per questo motivo ho nel cuore una speranza incrollabile che mi fa credere di non essere in errore quando affermo che Livia ed Alessia sono ancora vive... ma non da trovare.

10 commenti:

Mimosa ha detto...

Accuratissimo lavoro, Massimo!!

In effetti stasera(ieri) a CLV è stato trattato il caso, a seguito di una lettera arrivata in redazione redatta da un “pentito” dipendente della tipografia pugliese che – a suo dire – ha stampato i passaporti falsi per le due gemelline, a corredo del servizio sono state proposte le confidenze di un detenuto e di una signora, pare raccolte dagli inquirenti ( italiani? quali?).
Questa signora aveva già a suo tempo dettagliatamente raccontato ciò che aveva sentito parlottare da due avventori di una caffetteria, i quali nominavano “il professore”, parlavano di passaporti per le piccole, per il padre e per una donna. E citavano il Canada come meta.

Non c’è che dire, la storia è complicata e sempre più si può sperare che Livia ed Alessia siano vive, ... ma non da trovare come concludi tu Massimo.

Mimosa

PINO ha detto...

Il lavoro di ricerca delle componenti i singoli "disegni" è perfetto; trovo, però, oltremodo difficile assembrarli in un unico diorama, in quanto non trovo il posto dove situare l'ultimo, inerente al suicidio dello Schepp, identificato con certezza dagli inquirenti.
Perchè togliersi la vita, dopo aver messo al sicuro le gemelline?
Pino

emax/massimo prati ha detto...

Caro Pino, non è che dello Schepp ci fosse rimasto tanto: quel corpo è finito sotto un treno che l'ha trascinato e maciullato. Può essere che sia lui? Sì, ma anche no. Può essere che si sia buttato di sua volontà? Sì, ma anche no!

Le domande a cui rispondere sono altre, se si vuol usare la logica e non l'emotività e l'apparenza (sempre usata con questo caso) che ci ha presentato lo Schepp come un malato di mente:

1)con tante stazioni ferroviarie che ci sono al mondo, dopo aver fatto migliaia di chilometri ed averne superate centinaia e centinaia, proprio a Cerignola si va a buttare sotto il treno?

2) cosa ci faceva in Puglia, a Cerignola?

Prima di arrivare a una qualsiasi conclusione bisogna rispondere a queste in maniera approfondita. Non si può dire: era pazzo, si è fatto un giro a caso per tre nazioni, ha ucciso le figlie e dopo un paio di giorni ha deciso di farla finita.

Per come la vedo e l'ho sempre vista, Massimo

Anonimo ha detto...

Sono d'accordissimo con te Massimo. Tutta la faccenda puzza di sceneggiatura.
Gilberto

PINO ha detto...

Che non si possa arrivare ad una conclusione, e darla per certa, sono con te, caro Massimo, ma per quanto riguarda l'identità di Schepp, essa fu affermata con decisione dagli investigatori foggiani, anche se non fu reso noto quali mezzi fossero stati adottati.
Ammesso quanto sopra, ( con le dovute riserve da te suggerite) resta, comunque, il mistero del perchè il presunto suicida abbia scelto la stazioncina di Cerignola per compiere l'insano atto.
Ad ogni modo, la tua ipotetica ricostruzione, basata sulla concretezza di cose e fatti che hai riportato, indirizza verso uno scenario che di astratto avrebbe ben poco, e meriterebbe un approfondimento analitico, da essere preso in seria considerazione, da chi di competenza.
Ritengo utile, così come hai marcato nel sottotitolo: " per non dimenticarle bisogna parlarne" delle due graziose ed innocenti gemelline.
Ciao, Pino

Vanna ha detto...

Massimo complimenti!

Intanto,quello che hai ricostruito è stato tutto nuovo per me.

Fin dall'inizio ero convinta che le bimbe non fossero morte e che l'amoroso papà aveva pianificato anche il suo "suicidio", non sapevo trovare il bandolo degli aiuti e appoggi che doveva aver avuto necessariamente.

La tua ricostruzione è notevole, accurata, e per questo credibile ed anche condivisibile secondo me.
Gli agganci a un certo tipo di organizzazione ci sono tutti.

Mi viene un'idea, ma non sarà che l'avvocato Irina ha scoperto qualcosa di grosso nel quale lui era inserito e per questo ha chiesto la separazione?
Non è credibile che lei non fosse a conoscenza del "giro" che hai tracciato.

Non credo che lui abbia pianificato tutto solo per tale richiesta, è probabile, la butto lì a caldo, che Irina ne sia consapevole ma non può fare nulla per due motivi:
1° non sa dove sono,
2° non può parlare altrimenti...
cosa ancora potrebbe accadere e cosa potrebbe venire fuori?

Certo che a Cerignola non c'è andato a caso, forse lì c'era un cadavere bello e pronto da mettere sotto il treno.
Certo che non era pazzo!

D'accordo in tutto Massimo!



Vito Vignera da Catania ha detto...

Caro Massimo complimenti,un lavoro certosino il tuo,che meriterebbe l'attenzione di chi sta svolgendo le indagini.Credimi che non avevo la più pallida idea che lo scenario di questa storia potesse coinvolgere cosi tante persone,e sopratutto organizzazioni criminali.Tutto questo mi fa pensare che da qualche parte qualcuno tiene ben nascoste le gemelline.Un pazzo difficilmente fa il giro che ha fatto lui per poi suicidarsi a Cerignola,non può essere caro Massimo,questa è opera di chi ragiona,e credo che con molta lucidità ha preparato tutto fin nei minimi particolari,quasi da mente diabolica.Ciao

ENRICO ha detto...

Buongiorno a Massimo e a tutti voi !

Massimo, la tua ricchissima ricerca mi ha fatto riemergere
le stesse domande che anch'io mi sono sempre posto: quell'uomo maciullato dal treno era EFFETTIVAMENTE Schepp ? E , se sì, si è trattato di un suicidio, di un incidente o di qualcos' altro ?

Era finito a Cerignola per procurarsi i passaporti falsi che solo una tipografia del luogo era in grado di fornirgli ( come affermerebbe
l' ex dipendente della stessa tipografia) oppure la scelta di quella località è legata ad un "piano" ben studiato di cui non afferriamo i contorni ?

Di certo la freddezza dimostrata nel corso delle indagini dalla famiglia di origine dello Schepp lascia interdetti : mi sembra di ricordare che non reclamarono il corpo del loro congiunto neanche quando questo fu ufficialmente messo a disposizione dei parenti.

Che poi costoro lo abbiano fatto in seguito ed alla chetichella resta comunque un atteggiamento sconcertante

Buona giornata a tutti

Anonimo ha detto...

cercavo notizie su Shepp e tutto ruota solo su di una cosa..il DNA è stato comparato?? se sì e quello spiaccicato sulle rotaie di cerignola è di Shepp allora il caso è chiuso...Non credo che Irina Lucidi possa avere questo amletico dubbio....è lui o non è lui...il nocciolo della faccensda è tutto qui..possibile che nessuno abbia questa informazione?? hanno fatto il DNA ai resti trovati sui binari di Cerignola???? grazie a che mi risponderà

Anonimo ha detto...

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