venerdì 11 gennaio 2013

Il Potere dei Media: norme utili per una giusta prevenzione



Assistiamo continuamente a tragedie immani ed è come se fossimo spettatori di surreali realizzazioni fra i mille vantaggi della multimedialità e dei progressi dei media... senza renderci conto che questo aspetto li degrada e li rende, a dir poco, capaci di provocare effetti terrificanti. Mentre guardiamo i tg sciorinare immagini di morti ammazzati, di bambini abusati, di donne stuprate, di cacce selvagge su poveri animali indifesi, di guerre, di carestie, di cicloni, di terremoti e disastri ambientali, noi mangiamo, accarezziamo i nostri bambini, facciamo l’amore, beviamo un cocktail o una tisana. Era inevitabile. Lo avevamo intuito, pensato e previsto, già da molti decenni. Orson Welles riuscì, ed eravamo negli Stati Uniti degli anni '30, a far credere, usando il mezzo radiofonico, che gli extraterrestri avessero invaso la terra. Ci furono scene di panico e puro terrore nella zona ove la trasmissione veniva captata. In realtà quanto trasmesso era solo una parte tratta dal romanzo di fantascienza: “La guerra dei mondi”.

L’insegnamento che se ne trasse fu che i media avevano un grande potere e che sarebbe stato fondamentale adoprarsi per evitare, o almeno limitare, i futuri possibili danni. In verità se n'é parlato e se né dibattuto tanto alla fine del XX secolo... poi abbiamo ampliato e programmato le nostre esistenze sulla base di questo nuovo modo di conoscere e percepire la realtà. Abbiamo perso la capacità di emozionarci in maniera sincera, tanto che sentiamo il bisogno di commenti che richiamino la tragicità dell’evento, di talk show, di conduttrici dalla lacrima alla glicerina pronte a fingersi empatiche verso la donna che, dando le spalle al video, racconta l’orrore che le ha stravolto l’esistenza.

Mi chiedo come è possibile ascoltare e vedere, con la medesima espressione di quella mostrata alla vista di uno spot pubblicitario, i servizi che parlano di un adolescente autore di una strage di bimbi, di un giovane lavoratore che risulta disperso a causa di una tromba d’aria che ha travolto la gru dove si trovava (che apparteneva all’industria messa in bonifica per i numerosi morti che la sua attività aveva provocato), di un bimbo che viene sottratto con violenza al suo mondo a causa dell’egoismo genitoriale dovuto a una separazione conflittuale, di una donna che ha trovato la sua fine nell’abbraccio mortale dell’uomo che ha amato, che ha continuato ad amare, che ha scusato e perdonato infinite volte. Le stesse infinite volte in cui ha tentato di cancellare i segni delle percosse e di asciugare il volto bagnato dalle lacrime versate nel corso di istanti eterni segnati dal terrore e dallo stupore per il cambiamento improvviso della persona amata. La cronaca di tali eventi è purtroppo in continua estensione, ma invece di aumentare lo sdegno ci siamo assuefatti alle scene di violenza, all'umano degrado, che ci raggiungono per via multimediale.

Una 'legge' che regola i fenomeni percettivi, quella della saturazione, prevede che quando uno stimolo giunge in maniera ripetitiva, accorciando i tempi di invio dell’input, perde le caratteristiche iniziali di importanza e interesse fino a dileguarsi. La saturazione psichica è uno stato di avversione emotiva verso un'azione ripetuta continuamente in un contesto invariato e duraturo. La tensione emotiva prodotta dovrebbe generare una valenza positiva per le azioni contrarie alla situazione che ha generato la saturazione, dunque una sorta di avversione. Purtroppo non tutti siamo in grado di prendere le distanze dagli stimoli saggiamente proposti e dosati quotidianamente in varie maniere da Tg - talkshow - tv verità - trasmissioni di approfondimento e pseudo inchiesta.

A questo proposito ecco alcune norme da seguire per non cadere nella trappola del sensazionalismo mediatico, sensazionalismo che genera l’annullamento delle coscienze e della umanità critica consapevole della grave realtà che è presente in ogni evento di cronaca nera: dal dolore e l’offesa che ha subito la persona coinvolta, al senso che tale episodio assume nella quotidianità delle persone che ne sono vittime:

1 - dare un significato personale all’evento inserendolo nella propria visione del mondo e dell’esistenza;
2 - cogliere le modalità e gli strumenti che i media usano per catturare la nostra attenzione in modo morboso e non consono alla gravità dell’evento;
3 - non perdere il nesso fra la realtà e la sua rappresentazione;
4 - creare e costruire reti di collegamento fra la nostra vita, le esperienze personali e quanto è accaduto alla vita delle persone coinvolte nei tragici eventi;
5 - allontanarsene (prenderne le distanze) se si riconosce in noi una parte fragile e suggestionabile.

Quest’ultima indicazione è particolarmente importante per evitare quelle situazioni in cui si può essere spinti alla imitazione, ad una sorta di empatia delirante, alla sovrapposizione comportamentale ed assunzione del ruolo della vittima.

Per questo motivo i bambini devono essere particolarmente oggetto di tutela e protezione dalla brutalità di certi episodi di cronaca, ed ove necessario bisogna fornire delle spiegazioni che aiutino il bambino a prendere consapevolezza dell’evento accaduto senza trarne vissuti traumatici, omettendo particolari non comprensibili in base all’età del piccolo o per i quali non è possibile fornire una chiave interpretativa semplice e diretta ad uso del bambino.

Per il resto, talvolta è meglio leggere un buon libro giallo o seguire un film poliziesco, dove il confine fra realtà ed immaginazione è evidente, sano ed accessibile a ciascuno.
 

8 commenti:

Manlio Tummolo ha detto...

Concordo integralmente, anche se di difficile esecuzione nei nostri tempi. La cosa più pratica sarebbe di interrompere l'abbonamento RAI, mandare al centro raccolta immondizie varie il o i televisori. Per interrompere l'abbonamento è d'obbligo farlo e mandare modulo di eliminazione dell'apparecchio, visto che la Corte di Cassazione, quella che dice di non amare i pregiudizi (contro le coppie gay e l'omogenitorialità), ritiene che chi ha un televisore, anche non funzionante, debba pagare il canone. Intelligenza giuridica !

Manlio Tummolo ha detto...

Aggiungo un'osservazione di carattere giuridico: la Suprema Corte di Cassazione, sublime tra tutte le corti ed i cortili d'Italia, pur riconosce la dissolubilità di tutti i matrimoni religiosi o civili che siano, cattolici, cristiani, ebraici, ortodossi, scismatici, islamici, materialisti, atei o miscredenti, e pure gay, ma ritiene INDISSOLUBILE il matrimonio tra noi e la RAI. Per potersene liberare occorrono pratiche assurde sulla base, in questi giorni tanto reclamizzata, che non conta l'uso, l'abuso o il non-uso dell'apparecchio televisivo, ma il suo materiale possesso, aveste pure a disposizione un televisore a manovella e pietra focaia, e certo non adatto a ricevere le bellissime trasmissioni in digitale. Dovete gettarlo via se non volete pagare il canone (se si trattasse di persona, come dire che, per divorziare, occorre mandare il coniuge al cimitero). E' questa, intelligenza giuridica ? E' questa, coerenza giuridica ?

Sono gli stessi che, a suo tempo, sostennero che indossare jeans stretti preserva dalle violenze sessuali. La povera Carmela Rea in Parolisi, detta Melania, non indossava forse un paio di jeans, presumo stretti ? "Dunque" non fu violentata, ma "solo" uccisa a pugnalate o coltellate.

Finché i princìpi del Diritto non si libereranno dal peso di arcaici schemi di origine magica, risalenti ai canoni delle XII Tavole e del Diritto mosaico, non solo non avremo la tanto desiderata "Giustizia", ma neppure una razionale applicazione di leggi razionali.

Anonimo ha detto...

Non è purtroppo solo la televisione, che forse tra non molto verrà sostituita dai nuovi mezzi di informazione. Ad esempio su internet mi è capitato più volte di leggere un titolo ad effetto su un fatto grave, cliccare e ritrovarmi un’allegra pubblicità che sei costretto a vedere per poter procedere con la lettura. Il titolo attira, e chi vuole approfondire clicca mantenendo ancora lo stato di attenzione verso il fatto di cronaca. La pubblicità che ne segue è un vero e proprio “stacchetto” emotivo prima della lettura e non a caso si pone tra il titolo e l’articolo o video.
Mentre la televisione ti dava ancora quel misero potere decisionale chiamato telecomando, con internet il sistema è stravolto. Se vuoi leggere un articolo sei OBBLIGATO a vedere tot secondi di spot. Forse estremizzo, ma la trovo una forma di violenza psichica partendo dalla banalizzazione del fatto di cronaca.
Ps Credo che questo articolo si sposi alla perfezione con quello di Gilberto M. Gli automi, la macchina, e, aggiungo io, il percepire noi stessi nel mondo, un esercizio umano e naturale perso nel tempo. Ci sarebbe da parlarne molto…

@Manlio
Fino a quando non hanno passato la pubblicità giuro che non avrei mai creduto che il canone si pagasse in base alla proprietà di un apparecchio. Non ho parole.
Kiba

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Kiba,
quest'interpretazione della legge, tra l'altro superata perché si rifaceva agli apparecchi radiofonici che viceversa ora non pagano canone (il colmo dell'assurdo: la legge risale al 1938) si deve in base ad una sentenza di Cassazione (non ne ricordo il numero e la data, ma è reperibile su INTERNET), ma avevo tentato di presentare ricorso, tramite un'Associazione di Consumatori, se non fosse che gli avvocati della stessa, sostenevano non potersi fare ricorso individuale (forse perché poco conveniente: si trattava di recuperare metà canone, 67 euro), ma semmai di fare una class-action. Ma se la "class-action" non la faceva un'associazione di consumatori, sicuramente non avrei potuto farla io da solo. Per cui ho presentato alla RAI le mie rimostranze, senza alcn effetto pratico, salvo sentirmi ripetere che, se comperavo un nuovo televisore, dovevo pagare il canone.

Eppure la cosa si potrebbe risolvere semplicemente col metodo SKY: paghi il canone se ti interessa seguire quei programmi, altrimenti, lo usi per vedere videocassette o come soprammobile.

Riguardo a certe pubblicità su giornali on-line, talune si possono chiudere o bloccare, altre viceversa bisogna sciropparsele

Manlio Tummolo ha detto...

Per capire quanto fragile sia in realtà la nostra pretesa grande civiltà tecnologica, basti dire come questa mattina, una spruzzata di neve nel Friuli-Venezia Giulia ha fatto saltare la luce elettrica, per oltre un'ora. Figuriamoci se non ci fosse più il tanto lamentato effetto serra e venissero giù metri cubi di neve, come auspicato dal Partito Freddista Internazionale. Creperemmo tutti, perché oggi senza elettrictà non ci sarebbe neppure riscaldamento e si farebbe fatica a sopravvivere. La tanto vantata INTERNET non funzionerebbe più e perfino collaborare con questo blog diventerebbe impossibile.

Iacopina Mariolo ha detto...

Quello che più mi preoccupa è l'assenza di emozioni che i più manifestano mentre notizie tragiche fluiscono ed invadono le nostre case,ma ahimè, anche le nostre "cose", infatti si infiltrano nel nostro immaginario , in quel limbo di terra che è rappresentato dal preconscio, luogo chiuso alla consapevolezza se non con un'azione cosciente di recupero volontario.Da lì però si possono tradurre facilmente in azioni, l'acting out è infatti immediato (rispetto a quanto invece appare sprofondato nell'inconscio) ed in comportamenti lesivi del nostro benessere psicologico.
La soluzione,l'unica per chi riesce a mantenere una certa integrità psichica di questi tempi, è attivare dei filtri che passino al vaglio della nostra coscienza quanto i media trasferiscono in noi. E' solo questione di allenamento!

Manlio Tummolo ha detto...

Gentile Iacopina,
in effetti occorre allenamento, che si ha non soltanto nei confronti dei media, ma anche di un qualunque pensiero altrui, col dialogo vivo, con la lettura dei grandi letterati, ecc.

Penso che si debba cominciare presto, in famiglia e a scuola. Quando si ha una certa età (anche 20 anni bastano), senza aver acquisito quest'abitudine per un errato concetto di "educazione", che è solo acquiescenza, può essere già tardi (ben lo vediamo nelle discussioni che spesso infervorano l'atmosfera anche in blogs come questo). Educare allo spirito critico, non nei soli termini negativi, ma anche o soprattutto costruttivi, è un atteggiamento da iniziare nei primi dialoghi con i propri figli o alunni.

Si distinguono bene gli acritici, quando, invece di saper presentare obiezioni intelligenti o interessanti, si gettano nella mischia con offese, irrisioni, o ripetizioni delle solite cose.

Iacopina Mariolo ha detto...

..condivido Manlio,continuiamo a seminare, come facciamo entrambi, a quanto pare.
La gentilezza d'animo unita al senso critico e mirata a realizzazioni "positive" ( le buone prassi) dovrebbe appartenere al profilo dei nostri politici!
No comment
cari saluti
Iacopina