mercoledì 6 luglio 2011

E' finito il giallo che ha appassionato gli americani negli ultimi tre anni. Casey Anthony colpevole al di là di ogni prova, perché bugiarda, o innocente per mancanza di prove?

Il giallo che negli ultimi tre anni ha inchiodato gli spettatori americani agli schermi televisivi. Il giallo che ha permesso ad opinionisti ed avvocati di "grido", sugli schermi tv della Florida grazie a montagne di indiscrezioni, di gettare fango e pregiudizio su Casey Anthony, madre di Caylee morta in circostanze poco chiare. Una storia che si specchia fedele con quanto accade in Italia ogni volta che un omicidio non ha un colpevole battezzato.

Caylee e Casey Anthony
La storia di Caylee Anthony è una brutta storia, una di quelle che quando la ascolti ti sale il magone al collo perché una bimba che ancora non ha tre anni non può morire e sparire a causa di sua madre o di suo nonno, o di chiunque sia stato, da un giorno all'altro. Ma andiamo con ordine ed iniziamo col dire che Caylee aveva una madre, ma non un padre, una nonna un nonno ed uno zio. Casey Anthony, sua mamma, non era una madre modello e neppure era mai stata una figlia facile. L'aveva partorita a 19 anni e forse la bimba le era anche d'ingombro perché era giovane e voleva divertirsi. Entrambe vivevano ad Orlando, in Florida, nella casa della famiglia Anthony composta dal nonno George, dalla nonna Cindy e da Lee, l'unico figlio maschio. Tutto ebbe inizio il 16 giugno 2008 quando Casey uscì di casa con sua figlia dicendo che avrebbe cambiato abitazione e sarebbe andata a vivere da sola. Un fatto normale, in fondo, che una donna segua la sua vita e cerchi la propria indipendenza. Meno normale era il fatto che ogni volta che la nonna cercava Caylee al telefono Casey trovasse scuse e mai gliela passasse.

Il 13 Luglio, mentre gli Anthony stavano ristrutturando la casa, una raccomandata li avvisò che l'auto della figlia era in custodia presso un parco auto. Quando andarono per ritirarla, Casey non si faceva trovare al telefono, si accorsero di una puzza pazzesca che usciva dal bagagliaio. Non c'era nulla di ciò che pensavano, solo un sacco dell'immondizia lasciato a marcire per troppo tempo, però quella puzza li mise nel dubbio ed il 15 Luglio Cindy, la nonna, andò dalle autorità a sporgere denuncia di scomparsa, voleva sapere che fine avesse fatto la sua nipotina. Rintracciare Casey fu facile, difficile farle dire la verità. Il sedici luglio fu arrestata in attesa che un giudice decidesse della sua vita. Ma non si è mai aiutata Casey. Le sue dichiarazioni furono da subito una marea di bugie, Caylee non era più con lei e lei non diceva di sapere dove fosse, anzi. Dapprima incolpò la baby sitter, che mai era andata a casa sua a badarle la figlia, poi si scoprì che non lavorava negli studios in cui diceva di lavorare, poi diede il numero di un appartamento in cui aveva portato la bimba l'ultima volta, ma era un appartamento vuoto da tanto tempo. Neppure il suo nuovo compagno era d'aiuto ed anzi cercò di defilarsi dalla storia per non avere grane.

Nel frattempo si scoprì che nel mese in cui non aveva vissuto coi suoi genitori Casey aveva chiesto in prestito ad un vicino una pala, poi che assieme al nuovo compagno aveva rubato delle bombole di gas dalla casa dei suoi, che era andata ad una festa e si era scatenata, vi erano anche delle foto, che entrambi tornarono a prendere altre bombole di gas e, visti dal padre di lei, gli dissero che la piccola era con la baby sitter, un fatto impossibile, ed infine scoprirono che il 25 giugno il cellulare di Casey era rimasto tutta la giornata nella casa dei genitori, quindi in teoria avrebbe dovuto esserci anche la donna. Nel frattempo l'arresto fu convalidato, fu accusata di abbandono di minori, di ostacolo alla giustizia e la cauzione fissata a cinquecentomila dollari. La cauzione fu pagata il 21 agosto da Leonard Padilla, un cacciatore di taglie diventato ricco e famoso in America, che sperava nella collaborazione di Casey in modo da poter ritrovare la bimba viva.

Ed invece Casey non solo non collaborò ma si comportò come la delinquente peggiore e fu arrestata altre tre volte dal 29 agosto in poi. La prima per traffico di valute false ed in seguito per piccoli furti e per aver utilizzato il bancomat di una amica senza autorizzazione. Alla fine tutte le bugie ed i comportamenti tenuti, uniti alla pala ed al gas rubato, il 14 ottobre le costarono l'incriminazione per omicidio aggravato più altre varie ed eventuali fra cui le false dichiarazioni alla Polizia. E tutto peggiorò quando, il giorno 11 dicembre, furono trovati dei resti scheletrici in un bosco non lontano da casa Anthony. Erano i poveri resti di Caylee infilati in una sportina di plastica infilata a sua volta in un sacco per l'immondizia. Inoltre sulla faccia c'erano residui di colla, quasi che fosse stata imbavagliata con del nastro da pacchi. Da quel momento in poi fu una escalation, la gente si fermava anche in strada quando c'erano speciali televisivi che riguardavano il caso della piccola Caylee e gli opinionisti televisivi, fra cui noti avvocati ed ex giudici, puntarono il dito sulla madre e mai lo abbassarono.

Anche perché uscirono una miriade impressionante di indiscrezioni. Un diario in cui la ragazza aveva scritto che finalmente si sentiva libera di divertirsi, ma al contrario di quanto scrisse la stampa non si riuscì a datarlo con precisione, una marea di foto del luogo in cui la bimba era stata seppellita, erano nel computer di Casey che in quei luoghi ci viveva fin da piccola, ed ancora nel computer furono trovate 700 pagine di ricerca che spiegavano come rompere il collo ad una persona, ed i media scrissero: "o ad un bambino". Ma innumerevoli altre novità ogni settimana venivano portate all'attenzione dei telespettatori dai programmi televisivi, e tutti i più grandi intrattenitori facevano a gara per accaparrarsi gli scoop. Si inventò anche una nuova tecnica scientifica, però non portata al processo perché il reperto analizzato, al contrario di quanto in video si disse per mesi, non era della bimba in quanto non corrispondeva il dna. La tecnica, tutt'ora valida, si basa sulla morte cellulare del cuoi capelluto e, dato che era stato rinvenuto un capello nell'auto della madre, si cercò di stabilire se le cellule del bulbo fossero decomposte.

Per accorciare il tutto, ma vi sarebbero migliaia di altre cose da dire in quanto si andò avanti tre anni in questo modo, passo direttamente ad inizio 2011 quando, al momento di formare una giuria, una proiezione fatta a campione stabilì che il 95% della popolazione della contea di Orlando credeva Casey Anthony colpevole. Per iniziare un giusto processo i giudici stabilirono di formare una giuria esterna, quindi le persone furono scelte fra quelle della contea di Pinellas, dove il caso era meno sentito. Una decisione alquanto saggia.

Due mesi fa è iniziato il processo, è terminato la notte del 5 luglio, ed ha stabilito che Casey non ha ucciso suo figlio. La giuria ha dato ragione all'avvocato della donna, Jose Baez, che aveva basato la sua arringa finale sulla ricostruzione della procura, chiamata addirittura "Fantasy", e sui buchi neri rimasti oscuri perché mai veramente dalla stessa sviscerati. Perché c'erano altre piste da seguire, piste lasciate improvvisamente cadere dopo le prime menzogne della madre di Caylee. Ora Casey respira ossigeno puro anche se, dopo aver trascorso tre anni in carcere, deve comunque rispondere degli altri reati, il più grave dei quali è l'aver mentito ripetutamente alla Polizia, che comunque le costerebbero, al massimo, un altro anno di prigione in quanto la pena finale dovrebbe essere di quattro anni. Una storia assurda e sconvolgente dove la piccola Caylee è stata quasi dimenticata dalla popolazione che chiedeva la testa di Casey, in Florida vige ancora la pena di morte.

Concludo con le parole dell'avvocato Baez, parole pronunciate un attimo dopo la lettura della sentenza: "La condanna mediatica proseguita per tre anni contro la mia assistita è la cosa più vergognosa a cui ho assistito in vita mia. Sono disgustato da alcuni miei colleghi che sono apparsi costantemente in video puntando il dito e condannando una donna davanti all'opinione pubblica senza sapere nulla del caso".

Cosa dire di più?



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6 commenti:

Anonimo ha detto...

Scusa se non c'entra niente con questo artiucolo, ma non si è poi più saputo niente di quella Madeleine scomparsa dal bungalow durante una vacanza della famiglia in Portogallo? un altro caso inquietante di cui non si è più sentito parlare.
Ciao, complimenti, il tuo blog è diventato un punto di riferimento tanto quanto i quotidiani, ma scritto molto megliop, molto meglio informato e sempre intelligente, grazie, Cinzia

emax/massimo prati ha detto...

Le autorità inglesi, dopo tante pressioni da parte dell'opinione pubblica, ha ripreso in mano il fascicolo sulla scomparsa una ventina di giorni fa e sta facendo nuove indagini. Ma non credo si saprà nulla prima di 90/120 giorni. Ciao Cinzia e grazie delle belle parole. Massimo

Luca ha detto...

che dici massimo dell ´avvistamento delle gemelle a termoli ? se é verola cosa che mi ha perplesso che questi definiti rom sono due uomini e non un uomo e una donna strano non é ? che dici

ciao Luca

emax/massimo prati ha detto...

L'ho scritto ieri sera in un altro post Luca. Attendo notizie certe che non siano solo un innalzare le speranze perché a volare alti poi ci si fa male se si cade.

Comunque, per rispondere con supposizioni alla tua domanda, se davvero fossero con due rom, ma dipende da che tipo di rom perché c'è differenza fra tribù e tribù, si potrebbe chiudere un cerchio, in ipotesi, e credere che lo Schepp avesse davvero intenzione di crearsi una nuova vita con le bimbe perché ci sono etnie rom maestre nello sparire dalla faccia della terra per poi riapparire in altri luoghi con nomi diversi.

Si potrebbe creder ad un qualcosa andato storto, ad un appuntamento in piena notte alla stazione di Cerignola, ad una caduta accidentale che gli ha rovinato i piani ed a lasciato le sue figlie in mano a chi le aveva affidate.

Ma sono solo supposizioni che non hanno fondamento e quindi non valgono nulla. Ciao, Massimo

Luca ha detto...

grazie Massimo speriamo in bene ,io penso che siano vive sero di non sbagliarmi

ciao Luca

Mimosa ha detto...

Buongiorno Massimo, anche per me il tuo blog è diventato un appuntamento quotidiano, e un punto di riferimento di tutta fiducia, per l’obiettività con cui tratti le notizie e per gli stimoli di riflessione che offri. Non ringraziarmi, perché è la verità non un complimento.
Venendo a questo caso (che non conoscevo), ora sono andata a leggermi qualcosa in rete e ho trovato un articolo con una frase pronunciata da Alan Dershovitz, chiamato il principe degli avvocati, già difensore di Mike Tyson e Patty Hearst, che mi pare giusto evidenziare. In pratica egli dice che la giuria doveva esprimersi su una sola domanda «ci sono prove per condannare Casey?» e infatti solo dopo 11 ore di camera di consiglio i giurati hanno risposto «no, non ci sono prove certe» e l’hanno mandata a casa. «In dubio pro reo», meglio un colpevole libero che un innocente in carcere …
Vedi, come cambia la prospettiva?
Pronunciarsi su «è colpevole Casey? ha ucciso la figlia?» avrebbe molto probabilmente fatto discutere a lungo la giuria e forse l’unanimità della decisione non sarebbe stata raggiunta.
Con le dovute trasposizioni al caso di Sarah Scazzi, se il Tribunale dovesse pronunciarsi sulla prima domanda «ci sono prove per condannare Sabrina, Cosima, eccetera, e persino Michele?», la Corte non potrebbe fare altro che dire «no, non ci sono prove certe».
Purtroppo andrebbero tutti assolti – dico purtroppo riguardo al sentimento di pietà verso una ragazzina che al di là di ogni ragionevole dubbio è stata ammazzata e il vero esecutore materiale resterebbe impunito. Perché di sicuro uno c’è.
L’unico che fornisce “prove” è lo zio Michele, anche se la sua minuziosa ricostruzione dell’evento mortale non riesce a convincere chi avrebbe il dovere di cercarle (ricordiamo che l’onere della prova spetta all’accusa).
Non sarebbe un fallimento per la Giustizia se il o i colpevoli andassero liberi, il fallimento è già rappresentato dal guazzabuglio che la Procura di Taranto ha creato fino a questo momento, incarcerando tante persone che potrebbero essere veramente innocenti, con il rischio di farle restare a scontare una pena che non spetta a loro!
Ciao, Mimosa