venerdì 22 aprile 2011

Yara Gambirasio. Se ad ucciderla non è stato un conoscente chi è stato?

Rispuntano i dubbi sul caso di Yara Gambirasio e sparisce la logica iniziale, quella logica ora stravolta che aveva condotto le reti televisive a far pensare alla pubblica opinione che l'assassino della ragazzina fosse un suo conoscente o un vicino di casa o, comunque, un abitante di Brembate. Ora, a mesi di distanza, ci si è resi conto che il dna trovato sui guanti non è di chi si pensava che fosse. Certo, qualcuno può essere sfuggito ai controlli, può essersi defilato, ma è una ipotesi remota in quanto difficilmente chi segue le indagini, se fa buone indagini, può non essersene accorto. Per questo si presume, non vi è certezza ma si dice vi siano alte probabilità, che chi orbitava nella vita della piccola non sia stato il suo carnefice. Per cui, ammesso e non concesso quanto sopra, ora occorre ragionare in maniera diversa per cercare di capire chi può averla portata al campo di Chignolo, perché (forse per caricarla in un altro mezzo di trasporto lontano da occhi indiscreti?), e chi può averla uccisa (una fuga di Yara non riuscita?). E non possono non ritornare le ipotesi più brutte, quelle sempre rimaste nell'ombra ma mai scartate, quelle di un rapimento voluto da chi avrebbe poi potuto venderla ai mercanti del sesso minorile.

D'altronde quanto capitato a Vicenza all'incirca nello stesso periodo, era il 20 di Agosto, il tentato rapimento di due tredicenni da parte di Zoran Petrovic (ed era la terza volta in un anno che in quella provincia c'erano tentativi di sequestro ai danni di ragazzine), è il sintomo che fa emergere in maniera evidente che anche in Italia potrebbe esistere una branchia collegata a tale mercato. Una ragazzina di quella età non è una donna matura e probabilmente è ancora vergine. Quanto vale il suo corpo? Tempo fa ho scritto un articolo su una adolescente americana sequestrata da una banda criminale che l'aveva già venduta ad un texano per 300.000 dollari. In quel caso la ragazza si salvò perché la famiglia si affidò ad una organizzazione privata che opera nel settore dei sequestri delle minorenni, negli Stati Uniti è una piaga molto diffusa, e grazie alla loro esperienza ebbe la fortuna di trovarsi in uno dei punti strategici, luoghi di confine dove vengono tenute prigioniere le ragazze rapite in attesa di essere spostate da una nazione all'altra, il giorno stesso del suo previsto trasferimento in Texas. 

Ma se una ragazza è in perfetta forma fisica, e chi pratica sport non può non esserlo, dopo aver soddisfatto fisicamente i suoi aguzzini non perde di valore, anzi, e può essere venduta ai trafficanti di organi umani. E quali sono i criminali europei che conoscono meglio di tutti i trafficanti della prostituzione minorile e di organi umani? Durante la Guerra del Kosovo sparirono migliaia di persone, sia serbe che kosovare, e sono stati gli stessi funzionari del nuovo governo di Belgrado a parlare di un enorme traffico di organi a Dick Marty, procuratore svizzero che per conto del consiglio europeo cercava risposte alle tante sparizioni. Quindi chi meglio dei criminali serbi, o comunque dell'est, può sapere come contattare i vari trafficanti? E' pertanto solo un caso che a Vicenza sia stato un serbo a tentare di rapire le due tredicenni? In un articolo pubblicato da La Repubblica nel 2008 si parla di come siano cambiati i metodi usati per ridurre in schiavitù le ragazze destinate al mercato della prostituzione minorile. L'inchiesta puntava su diversi aspetti modificati nel tempo dai trafficanti, non ultimo quello appurato che non è più l'organizzazione ad esporsi, questo a causa dell'impegno profuso a piene mani dalle nuove sezioni antimafia create appositamente dalle nazioni europee per contrastare tale crimine, ma sono una miriade di piccoli malavitosi, a volte anche con lavori stabili, che dopo essersi accaparrati la minore la cedono all'organizzazione. In questo modo, essendo uno o più incensurati ad agire, è più difficile per chi indaga trovarsi nel posto giusto al momento giusto, ed è facile che mai si venga a scoprire chi è il responsabile dell'eventuale sequestro.

Per tornare al rapimento di Yara, bisogna anche puntare l'attenzione su diversi particolari ormai certi. Ad esempio le strane ferite in parti del corpo non vitali: tutte inferte con armi non idonee a causarne la morte istantanea. Non è quindi un caso se ancora oggi, a quasi due mesi dal ritrovamento, la causa reale del decesso resti avvolta nel mistero e si continui a parlare di un soffocamento o di una morte dovuta al freddo. Ma chi infierirebbe in tal modo su una ragazzina inerme? E quale potrebbe essere l'arma del delitto? Forse si potrebbe restringere il campo ed individuarne una in un taglierino, quelli usati ormai in ogni campo lavorativo ed anche per fare le rapine in banca, e l'altra in un piccolo cacciavite. Ma chi usa questi attrezzi abitualmente? Di certo gli elettricisti hanno sia gli uni che gli altri.

E ritornano nella storia i 30 polacchi impegnati al cantiere Mapello. Se è vero che quello di loro andatosene la sera dopo il rapimento ha dimostrato la sua estraneità tramite il percorso fatto il 26 novembre dal suo cellulare (e c'è da sperare lo avesse lui il numero controllato e non un suo collega), è anche vero che degli altri, probabilmente già controllati o sotto controllo in questo periodo (speriamo), non sappiamo praticamente nulla. E' altresì vero che non saranno gli unici elettricisti presenti in quella zona e che un taglierino ed un cacciavite lo può avere anche chi fa professioni diverse. In ogni cassetta per attrezzi, acquistabile in una qualsiasi "ferramenta", sono presenti questi utensili. Ma non tutti ne hanno acquistata una e non tutti necessitano di averne una. L'impiegato, a meno che non abbia un hobby particolare, cosa se ne fa?

E qui c'è da fermarsi un attimo perché, pur ragionando in maniera vaga e senza rendercene conto, siamo arrivati ad un'unica conclusione. Siamo arrivati ad alzare di molto le probabilità che ad uccidere Yara siano stati un paio, o forse anche più, degli operai stranieri (dell'est) presenti in quell'area della bergamasca. Non voglio inserire pregiudizi in nessuno, sia ben chiaro, ma i pochi riscontri che abbiamo in mano, volendo escludere il conoscente, il vicino e l'abitante del luogo, non portano in altre parti. Se Zoran Petrovic, che aveva un buon lavoro in quanto consegnava i pasti alle scuole della provincia di Vicenza, ha cercato di rapire due tredicenni, ed ancora non se ne conoscono i motivi, visto che si proclama innocente a dispetto di tutte le prove, perché non è possibile che altri come lui abbiano tentato di portarsi via Yara?

Forse il mio è un viaggio nella fantasia, il tentativo di trovare una spiegazione all'inspiegabile, ma mi piacerebbe sapere se gli inquirenti stanno ancora vagliando questa pista o se l'hanno abbandonata perché impercorribile. Che la seguissero lo hanno fatto capire loro stessi, dato che si sono rivolti all'Interpol e hanno chiesto tutti i riscontri sul serbo, poi condannato a Vicenza a una pena detentiva irrisoria. Pena irrisoria perché quattro anni di carcere per un tentato sequestro, che diventeranno tre con gli sconti e poi anche meno grazie ad altri benefici di legge, non sembrano adeguati per togliere ai criminali la voglia di rapire le ragazzine minorenni. Sia che lo facciano per soldi, vendendole alle organizzazioni dei trafficanti, sia che lo facciano per una loro malattia sessuale improntata alla violenza. Perché il dolore che resta in chi si vede portar via una figlia, dopo averla cresciuta per tredici anni con amore, non cesserà mai di rinnovarsi in nuovi genitori se si infliggono pene che non sono tali.

E qui il mio pensiero va a quel piccolo corpo rinchiuso in una cella frigorifera ed ai suoi genitori che in questo momento vivono appesi ad un filo che a poco a poco sta bruciando e rischia di lasciarli cadere nel vuoto. Una storia assurda gli ha stravolto la vita, una vita che li obbliga a dover pensare anche agli altri figli ed a provare, proprio per non far subire nuovi contraccolpi psicologici a loro, di ritrovare un minimo di serenità. Queste persone schive meritano di sapere come perché e chi ha ucciso la loro bimba. E sarebbe auspicabile accadesse prima del funerale che riacutizzerà il dolore e le costringerà a ricominciare daccapo il percorso di metabolizzazione. Percorso che altrimenti si rinnoverà continuamente e non avrai mai fine. Probabilmente passerà ancora un mese prima che il corpo di Yara possa essere cremato, riusciranno a Bergamo a trovare le risposte che chiudano il cerchio in modo da dare alla famiglia Gambirasio la possibilità di instaurare un nuovo clima all'interno della loro famiglia? Un clima che, senza mai allontanare il dolore per la perdita della figlia, non porti più in sé quei picchi che ora costringono la loro mente, ad ogni trasmissione dedicata alla piccola, ad ogni novità scritta sui giornali, a tornare indietro nel tempo ed a soffrire nuovamente tutte le sofferenze fin qui sofferte.


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4 commenti:

nico ha detto...

Hai ragione Massimo, che brutta storia. Così piena di incertezze e di buchi nell'acqua. Una storia che si é complicata ogni giorno di piu', e ogni giorno piu' lontana é apparsa la soluzione. Che davvero sarebbe importante per la famiglia di Yara. Almeno quello, sapere chi e perché l'ha uccisa, sapere che altre bambine e altre famiglie non avranno a subire la stessa sorte dalle stesse mani. Alcuni punti fermi pero' forse ci sono. Che Yara dal cantiere é passata, o che qualcuno c'é stato con qualcosa di suo, che quel cantiere con la sua scomparsa ha qualcosa a che vedere. Che non é stata una banda molto organizzata che avrebbe avuto facilmente ragione di una ragazzina atletica sì, ma piccola e leggera. Al massimo in due, mi sembra. Che forse erano manovalanza poco esperta, e la situazione non sono riusciti a controllarla, e la reazione di Yara ha fatto precipitare il tutto. E allora tornerebbe la tua ipotesi, Massimo, di organizzazioni che si appoggiano a ''esterni''. E l'ultima considerazione: un uomo che tenta il rapimento di due ragazzine, certo lo fa per motivi agghiaccianti. Non esiste un motivo ''leggero', e quattro, forse tre, forse meno anni di carcere sono assolutaente inadeguati. Perché di una cosa sono certa, Massimo: se fosse riuscito a rapirle non sarebbero tornate. Ciao

emax/massimo prati ha detto...

No Nico, di certo non sarebbero tornate.
Ciò che fa rabbia è che gli inquirenti non abbiano proseguito le indagini preferendo chiuderle e permettere al serbo di andare a giudizio col rito abbreviato.

C'era un altro uomo quel giorno, uno un poco cicciottello che seguiva da quasi un chilometro le tredicenni. L'avevano visto loro e l'ha visto l'automobilista che era nel parcheggio, quello che poi ha fatto scappare il Zoran, quello notato anche dal cicciottello che si è appoggiato ad un cartello stradale, a trenta metri dalle ragazze, guardando la scena ma non intervenendo.

C'erano, quindi, tutti i motivi per tenerlo in carcere ed intimorirlo per cercare di farlo parlare e farsi dire il perché del rapimento. Invece, in questo caso, si è tutelato l'aggressore, e proprio perché non c'è stato il sequestro.

Quante altre volte capiterà di avere a disposizione chi potrebbe dare delucidazioni e spiegare i motivi di un crimine?
Ora stanno ancora indagando sul presunto complice, non è che l'hanno dimenticato, ma il Zoran è tranquillo perché sa che al massimo ad inizio 2014 uscirà. Chi glielo fa fare di dire la verità?
Al contrario lo si poteva convincere a parlare se avesse avuto una condanna a 14 o 16 anni, condanna che lo avrebbe costretto a non uscire prima del 2024.

Ma i Carabinieri e la Polizia, in questi ed in altri casi, hanno le mani legate e di più non possono fare perché non sono supportati da un apparato giustizia all'altezza.

Quante volte capita che in un mese arrestino lo stesso spacciatore, lo stesso borseggiatore, sette o otto volte perché i vari giudici non hanno ritenuto di tenerlo in carcere? La legge c'è ma chi giudica a volte no. E se il codice prevede una condanna da 4 a 12 anni non è obbligatorio dare il minimo. In certi casi, per debellare una piaga, sarebbe obbligatorio dare il massimo. Ciao, Massimo.

nico ha detto...

Precisamente. Ora, non sono certo una giustizialista, sono anzi molto ma molto cauta e garantista. Ma in questo caso cosa c'é da garantire a chi. A Zoran? Il tentativo di rapimento c'é stato, questo é un fatto. E anche il piu' ingenuo puo' immaginare a quale sorte potessero andare incontro le ragazzine. So bene che le leggi ci sono, e anche io come te provo rabbia in casi come questo. Dovrebbe stare in carcere lunghi anni, dovrebbe avere il massimo, e forse, sì, in quel caso magari collaborerebbe. Invece tra non molto sara' fuori, senza avere detto nulla, senza avere espiato, e la' dove andra' lui ci saranno altre ragazzine. E noi qui, a sapere gia' in anticipo che per l'inadeguatezza della giustizia altri lutti si prepareranno. Magari non qui, magari non ne sapremo nulla, ma gente come questa non si ferma. Non voglio essere pessimista, ma non voglio neppure chiudere gli occhi davanti alla verita'. Zoran, e i predatori come lui, dovrebbero guardare il mondo da dietro le sbarre. E noi, le bambine, le ragazze, i ragazzini, noi tutti, dovremmo essere piu' tutelati. Ciao Massimo, é importante quello che fai. Chi passa da questo blog, almeno non puo' dire ''non lo sapevo''.

Anonimo ha detto...

Massimo hai ospitato i miei comm. e il minimo che ti devo è farti gli auguri di una
Buona Pasqua.
Serena Pasqua a te e famiglia!!

Rossana