venerdì 13 settembre 2013

Salvatore Parolisi. Il 25 settembre partirà il processo d'appello: speriamo in una sentenza basata sulla logica legislativa e scevra dai pregiudizi...


Dove eravamo rimasti? Ah sì: alla sentenza di ergastolo e alle motivazioni del giudice Tommolini che erano di una cifra diverse dalle varie ricostruzioni dei procuratori di Teramo che a loro volta l'avevano pensata in maniera diversa rispetto a quanto scritto dal Gip Giovanni Cirillo che aveva ipotizzato situazioni diverse da quelle ricostruite dai carabinieri e dai Pm di Ascoli che di quanto accaduto in quel maledetto 18 aprile 2011, si è capito meglio dopo le motivazioni, non ci avevano capito una mazza anche se pensavano di averci capito tutto. In poche parole: partendo da pregiudizi e supposizioni, che non hanno trovato riscontri, si è indagato solo Salvatore Parolisi (naturalmente le menzogne del militare hanno influito) ed ora la serie infinita di illazioni non accettate dal giudice Marina Tommolini dimostrano la totale mancanza di quegli elementi che senza motivo si erano ritenuti validi. Ho forse sbagliato qualcosa? Ho forse scritto inesattezze? Non mi pare visto che la sentenza ha capovolto ogni ricostruzione facendo capire che sul caso in questione avevano indagato persone e personaggi dalla troppa sicumera. Il giudice basandosi su una nuova teoria (segno che l'accusa in tribunale non ha dimostrato la propria tesi con prove o indizi univoci), ritenuta valida per condannare, ha in ogni caso dato ragione a chi perorava la causa colpevolista. Naturalmente non avendo alcuna prova in mano, a meno di non chiamare prove i pregiudizi, per teorizzare ha usato l'unica maniera che poteva usare, quella che si impara tornando alle origini delle cose... anche delle favole. Per questo il marito militare le è apparso sotto le sembianze del lupo cattivo, quello di Perrault che seguiva le giovani donne per strada con la "bava alla bocca" e la "patta dei pantaloni gonfia di voglia".

Il tutto a discapito di ogni accertamento fatto, anche degli indizi dati per certi dai Pm e dalla parte civile, ma buono ad avvalorare le varie bufale uscite nel periodo investigativo. Come dire: con quanto appurato in fase di indagine ne hanno sparate talmente tante (di ricostruzioni) che una in più non fa alcuna differenza. Anch'io avrei potuto sbizzarrirmi e magari pubblicare bufale che nulla avevano a che fare con la logica e con gli atti. Cosa mi costava copiare i vari media che hanno preso per oro colato quanto di volta in volta portava in visione la parte civile e la procura? Ad esempio: ogni giorno, per oltre un anno, ci hanno detto che Salvatore e Melania quel 18 aprile non erano andati a Colle San Marco, per questo tutti i programmi e i giornali hanno scritto e parlato di una sicura assenza ipotizzando, o forse è meglio dire dando per certo, di aver a che fare con un omicida. Però il giudice ha stabilito che la coppia prima di andare a Ripe di Civitella al pianoro c'è stata. Perché? Ha creduto al Ranelli, ma c'era pure una perizia che parlava di terra del parco sotto le scarpe di lei e... ricordate la coppia di anziani che il Parolisi aveva detto di aver incontrato al pianoro? Ebbene, ora Quarto Grado ci dice che a venti giorni dalla scomparsa questa coppia è andata dai carabinieri per dire che loro il Parolisi e la moglie li avevano visti. Certo, è strano che durante le indagini dalle caserme e dalle procure sia uscito di tutto tranne questo particolare.

Quindi, tanto per capirci, di cosa si è discusso per quindici mesi? E soprattutto, perché lo si è fatto senza mettere sul piatto tutti gli elementi e tutte le ipotesi? Per non scontentare chi in televisione parlava continuamente e si diceva certo di sapere chi era l'assassino? La mancanza della coppia al pianoro (dato ancora come fatto certo dalla parte civile che non riesce ad accettare nulla di quanto scritto dal giudice Tommolini... se non la condanna all'ergastolo) era fondamentale ed è stata la base di partenza, quella che ha portato l'opinione pubblica a credere a tutte le varie bufale quotidiane, quella che faceva gioco alle redazioni improntate al pregiudizio per costruire i loro talk show criminali: come il discorso della borsa gialla, quella che il marito avrebbe comprato ex novo per sostituire la vecchia macchiata di sangue, il discorso delle certe frequentazioni coi trans, alcuni anche interrogati, che mai avevano incontrato o chattato col militare, quello sugli occhiali spariti, sui capelli non presenti sul cadavere, sul coltello tornato in memoria dopo un anno, sul famoso papilloma virus e chi più ne ha più ne metta. Tutte bufale narrate e dimenticate che hanno aggiustato la mira di chi voleva colpire il cuore dell'opinione pubblica. Anche da quei personaggi che alla fine, non sapendo più cosa dire, pur di "scoopparci" ancora una volta sono arrivati a mostrarci l'uccello del Parolisi. Il tutto per sopravvivere nella giungla televisiva.

Per chiarire, visto che forse non tutti ancora lo sanno, il mio blog è indipendente e non ha introiti di alcun genere. Per questo in internet le cazzate sono state pubblicate dai soliti copia-incolla a cui, per pescare nell'immensità dell'opinione pubblica, conveniva seguire la scia mediatica. Quelli come me, e anche se non pare ce ne sono tanti, che hanno il vizio di voler restare all'interno della logica, di spulciare gli atti e i verbali per non lasciare nulla al caso, di chiedersi per quale assurdo motivo nel nostro paese i raccontastorie abbiano tanto successo in magistratura, vengono chiamati idealisti (parola che le varie caste usano per far pensare che chi non si schiera con la maggioranza sia un alieno). Quelli come me non si adeguano al pensiero generale senza prima verificare se è giusto, quelli come me controllano parole immagini e video. Anche le foto inserite sugli atti ufficiali in cui è scritto che nessuna auto è presente nell'immagine portata al giudice. Quelli come me se l'auto è presente la vedono e mettono in imbarazzo chi doveva vederla e non l'ha vista, chi in televisione si impapina e subito dice che sulla foto non c'è alcuna auto ma solo rami penduli... per poi essere costretto, dopo aver meditato per due giorni, a dover ammettere che l'auto c'è ma è di un altro colore e non assume alcun valore giudiziario. E chi se ne frega se ha un altro colore. Ciò che importa è che su un atto ufficiale vi era scritto che di auto non ce n'erano, non che ce n'era una amaranto senza alcun valore (a proposito, si è forse saputo di chi fosse quella macchina senza alcun valore che si trovava al pianoro?), e che gli atti ufficiali devono contenere solo certezze.

Ciò che intendo dire, senza parlare troppo delle tante mancanze di chi ha avuto in mano le indagini (ma a queste si devono aggiungere quelle dei periti con poca personalità e poco coraggio che in tribunale hanno chinato il capo di fronte allo sguardo del maestro), è che sin dall'inizio non si aveva una pista ben precisa e si è cercato di confondere le acque dando per vere mere ipotesi che ora dimostrano quanto fosse assoluta la mancanza di idee chiare. Ad esempio il tanto pubblicizzato "agguato alla sentinella" messo in atto per poter vivere con l'amante, come se la scomparsa improvvisa di una moglie permetta a un marito di andare due giorni dopo in un albergo di Amalfi con un'altra (anziché portare a galla la tresca nascosta), o il misterioso segreto da non mostrare al pubblico. Quello derivato dall'incidente del duemilaotto? No. Dalla droga presente alla Caserma Clementi? No. Dai trans che il il coniuge maschio frequentava? No. Dalle relazioni con le allieve che se scoperte lo avrebbero portato a svernare in "culonia"? Boh? Tutte congetture che non hanno mai trovato riscontro e a cui il giudice non ha creduto. Infatti per poterlo condannare ha stabilito di sua iniziativa che l'omicidio è derivato dal rifiuto sessuale della moglie, condito da invettive orali, che ha scatenato l'ira del marito voglioso e incazzoso. E poco importa se passando dal pianoro il tempo non era sufficiente per far tutto prima delle 15.30. Poco importa se il Parolisi sapeva che alle casermette c'erano le esercitazioni e le sentinelle, il calendario di tutte le esercitazioni previste era nel suo armadietto della caserma, come poco importa se nei giorni successivi non aveva avuto modo di andare ad incidere il cadavere perché sempre controllato. Perché poco importa? Perché la logica in questi casi viene seppellita dalle mille bugie.

Salvatore Parolisi, come fa abitualmente chi ha un'amante e tradisce la moglie (che nove volte su dieci mente a entrambe), ha mentito spudoratamente sin dall'inizio, e già per questo meriterebbe una condanna (mai e in nessun caso mentire ai magistrati, lo ripeterò all'infinito), ma altri dopo di lui, se non dicendo bugie omettendo parti importanti e insistendo solo su una tesi, ci hanno raccontato favole (che come tali non hanno l'obbligo di seguire una logica). Il giudice di primo grado con le sue motivazioni ha garantito a tutti che le piste portate in aula a supporto della colpevolezza erano vaghe. Come vaghe si son mostrate autopsia e perizie (fossero state valide non sarebbero serviti altri consulenti), anche se alla fine, nonostante le tante evidenze contrarie, si è detto abbiano dimostrato quanto la procura voleva: che l'aggressione è avvenuta nel primo pomeriggio del 18 aprile (si è parlato di una morte giunta sulle 15.30). Ed io, fossi nei panni dei giudici di Corte d'Appello, per avere un quadro migliore farei rifare tutte le perizie, e chiederei lumi anche sull'autopsia, a periti d'oltreoceano che nulla sanno dell'omicidio e in Italia non hanno conoscenze (per appurare la verità farei questo e altro).

Cosa dire ancora se non che quanto accaduto, in chi non ha pregiudizi, ha lasciato un gusto amaro in bocca? Cosa dire se non che in mancanza di giusti accertamenti e vere prove, l'assassino di Melania (o forse gli assassini) potrebbe essere ancora in libertà? Cosa dire se non che a causa di suggestioni emotive il Parolisi è in carcere da più di due anni e da più di due anni non vede la figlia? Questioni di patria potestà e di struttura penitenziaria inidonea, si è scritto. Ma chi ci spiega il motivo per cui a tanti genitori assassini reo confessi le visite dei figli minorenni non vengono negate? Chi ci spiega perché ai giudici minorili sta bene che tanti minorenni passino mezze giornate in carcere con la madre? E meno male che c'è chi si attrezza per migliorare la situazione (pur non avendo aiuti economici dallo Stato). Dovete sapere che l'istituto penitenziario di Teramo, dove è rinchiuso Parolisi, da qualche settimana in questo campo è all'avanguardia. Grazie al direttore Stefano Liberatore, che ha voluto e iniziato il progetto portando i giochi dei suoi figli, i bimbi piccoli possono incontrare i genitori in un parco, creato e curato dai detenuti, adiacente al reparto femminile del carcere (per il momento è quindi riservato alle madri). Dunque: perché ai detenuti, anche agli assassini reo confessi, prima o poi è concesso di incontrare e baciare i propri figli, e al Parolisi no? Eppure si dichiara innocente ed è stato condannato senza alcuna vera prova e non usando gli indizi portati a processo dalla procura.

Ricordo che in un'intervista la madre di Melania rispolverò la legge del taglione: "Lui mi ha tolto mia figlia e per questo non deve più vedere la sua". Parole pronunciate a causa del dolore, capibili in quei momenti ma non condivisibili, che sono parse la molla delle successive decisioni dei giudici minorili. Ma le parole della signora Vittoria nascono dalla sofferenza e non fan testo, visto che prima di sapere di Ludovica non accusava Salvatore, anzi lo difendeva, visto che ancora oggi non accetta il movente del giudice (neppure al suo avvocato piace... ma lui lo adatta ad una delle tante vecchie ipotesi) e persevera a credere che l'omicidio sia avvenuto a causa dell'amante. Visto che sempre lei pochi giorni fa ha pubblicamente ringraziato il telefonista anonimo invitandolo a farle visita per potergli stringere la mano. E che ringrazi un simile uomo dimostra quanto ancora sia sconvolta. Perché, volendo essere precisi, il telefonista anonimo è chi, non presentandosi a testimoniare, ha mancato completamente di rispetto sia a lei che a Melania, ma anche a tutta la famiglia Rea che diverse volte lo ha invitato a fare il suo dovere. E se si usasse la logica ci sarebbe da chiedersi: non si è presentato perché temeva di venire coinvolto o perché era coinvolto? Per quale motivo, se davvero estraneo, non ha fatto almeno un'altra cortissima telefonata anonima per chiarire quale fosse l'iniziale posizione del cellulare di Melania, che per i tecnici della procura da lui fu spostato altrimenti non poteva agganciare le celle desiderate e riprendere improvvisamente vita alle sette di mattina? Eppure non aveva fatto nulla di male, visto che stava facendo una passeggiata quando ha visto una donna mezza nuda stesa a terra. Per la precisione il cadavere seviziato e oltraggiato con più sfregi di una donna mezza nuda stesa a terra.

Eppure per informare la Polizia di quanto scoperto quel giorno fece tanti chilometri (se davvero lui ha preso in mano il cellulare alle sette di mattina), visto che ha chiamato alle due e mezza del pomeriggio. E li fece forse in pullman o forse in auto prima di chiamare da una cabina pubblica usando una moneta da due euro (di certo mai analizzata anche se per forza doveva avere sopra le sue impronte digitali), sprecando pure soldi considerando la telefonata di 41 secondi. Questo antefatto perché vorrei che Vittoria Garofalo capisse quanto l'anonimo solo all'apparenza sia una brava persona, una di quelle moralmente a posto, una di quelle che non se ne fregano degli altri e invece di farsi "gli affari propri", se serve chiamano le forze dell'ordine. E ragionandoci a posteriori quel che ha detto al telefono in quei pochi attimi non può che risultare strano, visto che ha parlato di "un corpo per terra" e non di una donna ammazzata, com'era lampante e come è apparso evidente a chi è intervenuto sul posto, quasi non sapesse nulla del cadavere che doveva far trovare e seguisse un copione scritto da altri. Se davvero quel "corpo" l'avesse visto, se davvero avesse aspettato sette ore prima di chiamare, non avrebbe potuto fare a meno di elaborare mentalmente quanto di brutto osservato accanto al chiosco e parlare di una ragazza uccisa e spogliata dal petto alle ginocchia. Chi ha visto le foto sa come è stata trovata la povera Melania... e parlare di "un corpo a terra" è davvero riduttivo. Per questo a mio parere il telefonista mai si farà vivo e la signora Rea mai stringerà la sua mano.

Lasciamo le ombre del passato, ai più paiono luci accecanti, e proiettiamoci al processo d'appello. Sarà presieduto dal giudice Luigi Catelli che avrà al suo fianco il giudice a latere Armanda Servino. Lei è uno dei magistrati (erano tanti) che partecipò a una sorta di sit-in di solidarietà davanti alla casa del Gip Marina Tommolini quando due persone non identificate entrarono nel cortile del suo condominio saltando la cancellata (la sera successiva all'esplosione della sua auto). Loro e dei giudici popolari sarà il compito di chiarire la posizione del Parolisi, di mettere ordine e scartare le parti ininfluenti, quelle nate dall'emotività e dalle bugie iniziali, di verificare gli orari per capire se quel giorno quanto si può fare in non meno di un'ora abbondante lo si è fatto in metà tempo, di verificare i movimenti del militare per rendersi conto quanto sia stato possibile un suo ritorno a Ripe, per sfregiare il corpo, e quanto siano attendibili quelle sentinelle che hanno dichiarato di non aver visto la sua auto arrivare o andarsene dalla strada del bosco delle casermette. Solo dopo queste basilari operazioni si potrà trovare un senso logico nei risultati delle perizie e dell'autopsia, visto che operando in maniera inversa, come si è fatto sin dall'inizio, e partendo da una ipotetica ora della morte (che un corpo privo di vita da più giorni non può dare per certa), sono nate troppe e diverse ricostruzioni.

Ma i giudici, soprattutto i popolari, prima di fare qualsiasi cosa, prima di tutto, dovranno essere bravi a inserirsi nel processo scevri da condizionamenti mediatici. Solo così potranno sentenziare, condannare o assolvere, in base a quanto dice la logica e la legge.

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529 commenti:

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Manlio Tummolo ha detto...

Se non ha più soldi, perché spesi nel corso del processo o perché a vantaggio della parte civile, Parolisi può chiedere il patrocinio gratuito e rivolgersi a qualunque altro avvocato accetti, ovviamente, di difenderlo.

Leggendo, sia pure non integralmente, il testo dell'appello dei due suoi avvocati, dà la netta impressione che essi puntino direttamente in Cassazione, ovvero non sulle questioni di merito, bensì su questioni procedurali. Ad esempio, la questione (determinante) della seminogelina è stata trascurata, mentre si resta in termini generici sull'eventuale rapporto sessuale accettato o subìto da Carmela Rea. Vi sono notevoli approfondimenti anche se non sempre corretti (a lungo sarebbe da trattare sulle osservazioni a proposito di "intimo convincimento" del giudice), invece, sulle questioni formali. Il ricorso sembra studiato appunto più per puntare in Cassazione che non in una Corte d'Assise d'Appello.

Ritengo che, in sede di Cassazione, potrebbero ottenere un rinvìo del processo. Ovviamente è una probabilità, non una certezza: bisognerebbe altrimenti trovarsi nella testa dei futuri giudici.

Riguardo al merito, che può essere sfiorato ma non affrontato dalla Cassazione, saranno interessanti le nuove motivazioni che, ci auguriamo tutti, non siano fondate su lacrimazioni e su "forse, probabilmente, chissà, propenderei". Per quanto relative e umanamente fragili, i giudici devono esprimere certezze, su dati controllati, su testimonianze precise, mentre di fronte ad incertezze, testimonianze divergenti perizie senza risultato, deve sorgere il legittimo e ragionevole dubbio, e con questo l'assoluzione di ogni imputato. Il senso del verboso e spesso stilisticamente contorto testo di appello verteva esattamente su questo.

Per non subire delusioni ed amarezze, nella vita (non solo nei processi) non bisogna mai troppo sperare o essere certi di alcunché, tenere in conto non solo le probabilità, ma anche le possibilità. E ricordarsi che, sulla base di arcaismi mentali, residuati irrazionali e bellici di millenni, malgrado riforme di facciata e proclamazioni di principio, non si può ritenere che vi sia logica applicazione della legge (non Giustizia in senso assoluto), non solo in Italia, sempre deprecata (quasi avessimo dei vizi genetici, il che gistificherebbe ogni errore ed abuso), ma in nessun Paese del mondo.

PINO ha detto...

@ MANLIO caro,
hai interpretato benissimo quanto mirato dal ricorso in appello: l'arrivo in Cassazione, la quale NON discuterà il merito, ma l'andamento dell'intero iter procedurale.
Ed anche volendo, non si entrerebbe nei particolari del merito, che porterebbero indiscutibilmente alla assoluzione di Parolisi perchè estraneo all'omicidio della moglie.
Ma l'assoluzione del militare vanificherebbe l'ipotizzato progetto di base, inteso a trattenere in carcere, per almeno una decina d'anni, un pericoloso testimone, sia pure omertoso, fin'ora, in attesa che le acque si calmino (relativamente alle implicazioni del militare in affari poco puliti che coinvolgerebbero personaggi misteriosi e potenti, possibilmente ventilati dalla povera Melania Rea, a gente che credeva amici).
Parolisi ha tenuto fede alla linea di condotta che "altri" si aspettavano, ma...le precauzioni non sono mai troppe.
Ipotizzo che molti del "giro" giudiziario sappiano tutto, e che pure i difensori abbiano intuito dov'è il tallone di Achille.
Non sarebbero, poi, così sprovveduti.
Attendiamo le seconde motivazioni dei giudici della sezione di Appello, per sapere di che colore siano state dipinte.
Saluti cordiali, Pino

Ivana ha detto...

Premetto che continuerò a non prestare attenzione a determinati messaggi pieni di provocazione nei miei confronti, messaggi di chi, a mio avviso, non è ancora convinto/a che io non sono in alcun modo implicata nella vicenda inerente a Parolisi, oppure semplicemente non sa accettare un punto di vista differente dal proprio, ritenendosi detentore della verità.
Continuerò educatamente a ribadire il mio pensiero, anche se quasi sempre risulta inconciliabile con il vostro…
È vero: i processi hanno termine in Cassazione… Spero, così, che venga affrontata sempre più approfonditamente la ricerca del telefonista, in modo che voi possiate eliminare almeno determinati vostri dubbi.
Personalmente, almeno finora, ho la mia razionale certezza della responsabilità di Parolisi, ma ben vengano ulteriori accertamenti scientifici con la speranza che possa essere individuato il telefonista, anche se temo che sia un’impresa davvero ardua (purtroppo, caso Yara docet)…

Tabula ha detto...

@Pino

In tal caso Parolisi starebbe pagando non una colpevolezza materiale ma una colpevolezza di responsabilità per la morte della moglie.
Non c'è nessun altra ragione plausibile per giustificare queste sentenze.
Almeno io preferisco pensarla così deducendolo da quel "non l'ha saputa PROTEGGERE" sfuggita al padre della ragazza, che unita al "mi dispiace ci abbia rimesso Melania" tratto da una conversazione con la sorella di Salvatore, danno adito a sospetti sul reale andamento delle cose.
Sospetti palesemente confermati dalla perizia della Gino che sostenne con forza l'estraneità del caporalmaggiore sul luogo del delitto.
E questo se non bastessero le prove testimoniali dei due pensionati e di Ranelli che Salvatore l'hanno visto eccome a Colle San Marco.
Ora, sinceramente, io mi auguro davvero che Parolisi abbia una colpa così grave e pesante nell'omicidio della moglie anche se non compiuto da mano sua, perchè la mano NON ERA SUA nè era sua la mano che ha operato il goffo depistaggio.
E me lo auguro perchè se così non fosse dovrei credere che bastino gli imbuti psicologici o l'ipocrisia conclamata, ma anche diffusa tra i mariti, del volere negare l'evidenza di una storia clandestina perchè ogni testimonianza ed ogni indizio che ti scagionerebbero e che gridano a piena voce la tua innocenza MATERIALE per beccarsi un ergastolo o trent'anni così come se niente fosse.
Se la giuria si è convinta su un nuovo verdetto di colpevolezza, c'è qualcosa che non sappiamo, non posso credere che mostrare come ultima carta quattro foto porno e conversazioni discutibili ma ovvie quando un uomo ha un'amante che prende in giro fino al punto di non vederla da mesi, senza mai decidersi a sceglierla veramente, possano bastare.

Allora dico: se putacaso Parolisi un'amante in quel momento della sua vita non l'avesse avuta, o se Ludovica nei mesi in cui lui le tirava bidoni su bidoni evitando di incontrarla con scuse addotte all'ultimo momento si fosse decisa a lasciarlo veramente, costui avrebbe preso comunque una condanna?

Basta, non dico altro. non mi aspettavo un'assoluzione perchè fin dal primo grado sarebbe stato un atto dovuto in virtù del ragionevole dubbio.
Questo è un caso da riportare in sedi molto molto più alte e super partes dei tribunali italiani poichè tutto il procedimento e la condanna sono stati ottenuti in totale negazione dei diritti basilari di ogni imputato innocente fino a prova, prova, PROVA contraria. (non indiziaria)

Tabula

Manlio Tummolo ha detto...

PS)

Spesso si sente parlare di "certezza del Diritto". In realtà nessuna cosa è meno certa del Diritto, sia per il linguaggio usato (non propriamente tecnico, bensì gergale, occultistico, ideato per pochi adepti di una corporazione), sia per la variabilità delle leggi, sia per la varietà delle interpretazioni e delle applicazioni di comodo delle leggi, sia infine per certi cosiddetti "princìpi" del Diritto che sono quasi sempre vecchie strumentazioni di oltre 2000 anni fa.

Nulla è meno "diritto" del Diritto che, propriamente, dovrebbe essere chiamato, ricalcandolo dal latino, "Giure" o "Giurisprudenza", che tuttavia nel linguaggio giuridico significa specificamente la concatenazione delle applicazioni sentenziarie processuali.

Solo uscendo dagli schemi fissi dell'arcaicità giuridica, e sviluppando invece quanto dibattuto più modernamente dall'Illuminismo, dal Positivismo giuridici, dalla Filosofia del Diritto (in quanto analisi dei princìpi, degli istituti e del linguaggio), rinnovando completamente le basi di questa che si qualifica "scienza" o "dottrina", ma in realtà è magia pre-scientifica, partendo dalla formazione intellettuale e tecnica dell' "homo iuridicus", abbiamo speranza di:

1) avere leggi razionali, coerenti, coordinate;
2) istituzioni di indagine e di giudizio adeguate alle esigenze dei nostri tempi e di civiltà democratiche (meno stracci neri o rossi, meno ermellini, meno fronzoli, meno parrucche o ridicoli berrettucci, e più sostanza seria, tanto per capirci);
3) un'applicazione altrettanto razionale, coerente e coordinata, anche correlativamente ai dati scientifici moderni.

Oggi, in tutto il mondo, siamo lontanissimi da tutto questo.

Anonimo ha detto...

Gli avvocati: Ci siamo parlati, anche se per un attimo, naturalmente era "un po' avvilito", ma i processi finiscono in Cassazione.
embè, UN PO' avvilito, cosa vuoi.

ENRICO ha detto...

PINO

ho fatto il tuo stesso identico ragionamento : il caporalmaggiore DEVE restare in galera almeno una decina d'anni. E i difensori erano al corrente di TUTTO, perfettamente consapevoli di ciò che ribolliva in pentola.

Non si spiega altrimenti la difesa inesistente priva di grinta e soprattutto di convinzione portata avanti da Duo la cui unica funzione era quella di rappresentare una "presenza" esclusivamente formale

Manlio Tummolo ha detto...

Carissimmo Pino,

grazie delle tue osservazioni. Non so che cosa sia dietro a tutto questo. Io, come sempre, miro a sottolineare le disfunzioni di una mentalità e di una metodologia, molto pompose e presuntuose, ma prive di ogni rapporto con la logica e con l'etica. Appunto per questo sono sempre soggetto ai vani attacchi di menti conservatrici ed adulatrici del potere e dello "status quo".

Desidero tuttavia sottolineare che, in tale caso, è perfettamente inutile lamentarsi dei tristi o insoddisfacenti risultati. Se pretendo di correre una corsa automobilistica moderna con la macchina di Nuvolari, non posso certo pretendere di vincere la gara.

Antonello ha detto...

@Enrico
sono i prevedibili spunti che sono interezsanti purtroppo, spero invece di non aver offeso nessuno rimettendomi alle logiche sino ad oggi perpetrate.
Poi, ripeto, il caporale magati e' sequestrato dalla giustizia con l'intento di difenderlo e custodirlo, un po' come farebbero taluni talebani nascondendo il viso delle donne, forse anche Parol. merita di vivere in un cofanetto.
Di certo a me sembra che lui sara' segregato fisicamente in una cella, taluni, seppur fisicamente liberi, appaiono segregati nella loro cultura di vendetta che sembra essere chiusa a doppia mandata da portoni enormi e polverosi d'acciaio.
Forse questo intendeva la genialita' preveggente e stupefacente del caporale quando intercettato disse "..e' meglio anche come carcere", vuoi mettere? ?? Ha di bello questo il carcere fisico, ti lascia il tempo e la mente libera, fuori invece e' impensabile cosa si vede per riuscire a sopravvivere.
Dai retta a me Salvatore, se sei innocente non c'e' bisogno di torturarsi, tua figlia prima o poi ragionera' con la sua testa e forse capira', iscriviti all'Universita' e diventa ingegnere agrario, che di zappatori quando uscirai ne riconoscerai a migliaia.
Te lo dice uno che la vendetta l'ha sconfitta da ragazzino, ed in fondo poi non vedi che schifo che c'e' fuori??? Almeno dentro puoi vederti tranquillo un film, leggerti un libro, fare sport, studiare, persino lavorare, fuori si paga il pizzo al datore, si viene guardati male se studi per migliorarti, fuori vogliono farci diventare tutti dei poveretti senza soldi e senza sogni che si ammazzano di lavoro in una guerra fra poveri allucinante mentre loro guadagnano sulla salute e sulle pensioni di chi da deficiente ha sempre lavorato onestamente.
Verranno tempi migliori per uscire, allena la cultura, i sogni e il fisico, fatti custodire da chi ti reputa tanto prezioso, ciao

Antonello ha detto...

@Ivana
se parli di me credo che sbagli di grosso, io adoro il confronto di idee e considero la diversita' una profonda ricchezza, parlo di idee e diversita' e non certamente di convinzioni buttate la sul piatto che gira come se un interlocutore fosse un simildj, tu hai espresso unicamente tue convinzioni non argomentandole con una tua coerente ricostruzione verosimile di quella giornata, questa e' la verita', fuggire dal confronto (non dallo scontro perche' a me sembra di essere stato critico ma rispettoso e sopratutto sostanzioso) non e' certo rispettare le idee diverse dalle tue.
Scendi allora nel confronto, "metti le tue idee in discussione" ed illustra una cronologica descrizione di quelle tristi due giornate, accetta le critiche e controbatti pure se ritieni, non mi offendero' ne ci riuscirai se anche te sarai sincera e rispettosa, fortificale le tue idee con pareri diversi ed ottiche avulse dalla tua, puo' darsi ne escano arricchite o perlomeno rafforzate, certo che se alla seconda serie di domande fuggi senza degnarti di rispondere se non con la solita solfa "non mi meritate" non e' che ti sia dovuto il nobel del dialogo.
Ripeto, se giudichi un bacio fra due coniugi una prova inesorabile, come interpreti la semenogelina??? Il dna rinvenuto sulla vittima e nei suoi slip??? Gli agglomerati di capelli??! Che ci fanno due impronte indubbiamente lasciate a sangue fresco su una scena di un delitto??? Quale dinamica e tempistica restituisci o prenoti al sentenziato da te condiviso??? Posso saperlo cortesemente o sarebbe una ricostruzione "a porte chiuse"???

Ivana ha detto...

Premetto che continuerò a non prestare attenzione a determinati messaggi pieni di provocazione nei miei confronti, messaggi di chi, a mio avviso, non è ancora convinto/a che io non sono in alcun modo implicata nella vicenda inerente a Parolisi, oppure semplicemente non sa accettare un punto di vista differente dal proprio, ritenendosi detentore della verità.
Continuerò educatamente a ribadire il mio pensiero, anche se quasi sempre risulta inconciliabile con il vostro…
È vero: i processi hanno termine in Cassazione… Spero, così, che venga affrontata sempre più approfonditamente la ricerca del telefonista, in modo che voi possiate eliminare almeno determinati vostri dubbi.
Personalmente, almeno finora, ho la mia razionale certezza della responsabilità di Parolisi, ma ben vengano ulteriori accertamenti scientifici con la speranza che possa essere individuato il telefonista, anche se temo che sia un’impresa davvero ardua (caso Yara docet)…

Chiara ha detto...

Ivana...il tempo degli approfondimenti è finito: niente più "ricerca del telefonista", niente "ulteriori accertamenti scientifici"

che la cassazione confermi o cassi questa sentenza d'appello (e che lo faccia con rinvio o senza), tutti i dubbi resteranno in chi li ha, questa indagine e questi processi non hanno inteso fugarli e nessuno lo farà più.
beato chi riesce ad ignorarli.

Anonimo ha detto...

PASSIAMO A COMMENTARE IL NUOVO INTERESSANTE ARTICOLO DI MASSIMO?

Ivana ha detto...

Per Antonello
Io ho già espresso le mie convinzioni e le ho argomentate qui e altrove. Bisogna capire che cosa intendi tu per “argomentare” e che cosa intendo io… Do la mia definizione di “argomentazione”: ragionamento che consiste nell'inferire da enunciati, costituenti la premessa, un enunciato che costituisce una conclusione. È un ragionamento contestualizzato, dove le premesse sono assunte come vere da chi sviluppa il ragionamento. Il valore di verità di ciò che viene affermato nelle premesse dipende dal livello di credenza sia di chi enuncia sia di chi ascolta e valuta l'argomentazione.
Ecco: se io assumo premesse che reputo vere, mentre altri non le ritengono tali, allora si può giungere facilmente all’incomunicabilità…
Cercherò, comunque, di ripetere brevemente alcune mie argomentazioni (già espresse nella posta web del settimanale “Oggi”)...
Riguardo al movente io sono convinta dell’imbuto emotivo (anche nell’ordinanza di arresto del tribunale di Ascoli Piceno: 49 pagine e negli atti del Tribunale di Teramo: 135 pagine sono riportati i vari significativi messaggi tra Parolisi e la Perrone…)
Quando Salvatore parla al telefono con Ludovica a lui interessa prioritariamente convincerla a mentire, perché è consapevole di poter essere sospettato e intercettato… Ludovica, che è innocente, non si preoccupa certo di nascondere la verità, o di essere sospettata o intercettata, invece Parolisi ha necessità di far cancellare ogni traccia che possa condurre all’amante… A mio avviso, non poteva temere di far brutta figura con i familiari che già erano a conoscenza del suo tradimento e giustamente avevano lasciato che fossero i diretti interessati a gestire la propria vita…Parolisi usa due registri: il primo, nelle conversazioni telefoniche, è pacato e volto a per far credere a Ludovica di essere innocente e a convincerla a mentire; vediamo, poi, un Parolisi, in automobile, irritatissimo, come sarebbe ognuno di noi se la persona amata si dimostrasse sorda alle nostre urgenti necessità, non capisse la gravità del momento e non agisse subito nel modo da noi voluto e ritenuto indispensabile per la nostra stessa vita…
Avevo letto negli atti del giudice Cirillo i tanti contenuti delle telefonate con Ludovica e mi erano rimaste impresse le parole di Parolisi : “ho sbagliato io, ok, io ti ho preso in giro, avrò modo comunque di parlarti a quattro occhi e di dirti tutte quelle cose” e anche “queste cose qua le chiariamo da vicino, capisci? Capisci? Sii una persona intelligente” e ancora “Troverò il modo di contattarti, però mi devi fare sistemare queste cose”. A mio avviso, lui teme che Ludovica possa inviargli messaggi compromettenti che sarebbero intercettati, e vorrebbe che lei capisse che deve temporeggiare e, nel frattempo, sminuire il valore del loro rapporto, poi, a voce, quando la situazione si sarà appianata, potrà darle le spiegazioni opportune e potranno riprendere la loro relazione senza ostacoli…
Per lui è prioritario cercare di allontanare i sospetti dalla propria persona, mentre Ludovica, che è innocente, non ha simili preoccupazioni e non capisce, almeno in quei momenti, il comportamento di Parolisi…
Reputo significativo che lui le dica: “sii una persona intelligente” (nel senso “cerca di capire senza farmi parlare”), ma in quei frangenti hanno due priorità diverse: Ludovica ha bisogno di conferme, non comprende ancora la necessità di mentire, mentre Parolisi ha bisogno di allontanare da sé i sospetti degli inquirenti… Perché, se non per evitare che possa essere scoperto il movente?
(continua)

Ivana ha detto...

In un’intervista a cui avevo assistito, il padre di Melania aveva detto che era stato Parolisi a chiedere che non si facessero riferimenti al tradimento e Gennaro Rea aveva acconsentito dicendogli che se non si fosse ritrovata al più presto la figlia, allora sarebbe stato necessario raccontare tutto agli inquirenti… Era a Porolisi che interessava insabbiare il suo rapporto con Ludovica, non a Gennaro Rea a cui interessava PRIORITARIAMENTE RITROVARE LA FIGLIA!
A Colle San Marco c’erano anche due donne con una bambina e cercavano una compagna di giochi per la piccola, ma non l’hanno trovata, mentre (secondo la versione di Parolisi) la propria bimba avrebbe dovuto essere sull’altalena… Avevo assistito a un’intervista di tali persone e mi ero ricordata che anch’io, quando mia figlia era piccola cercavo immediatamente, nel parco giochi, la presenza di altri bimbi con cui la mia potesse giocare…
Il trucco di Melania era intatto (non sarebbe stato di certo intatto se fosse stata rapita…)
All’inizio Salvatore Parolisi era agitatissimo, mentre con il passare del tempo (e Melania non si trovava!) lui si calmava sempre di più… Invece di cercare la moglie si preoccupava di cancellare i dati nel computer… Di solito avviene una dinamica opposta: chi cerca una persona scomparsa è in un primo momento preoccupato, quindi il nervosismo aumenta con il passare del tempo, in ragione della crescente preoccupazione.
Tale contraddizione, che condivido pienamente, è stata evidenziata dallo stesso psichiatra Paolo Crepet durante una puntata di “Porta a Porta”, e suggerisce una riflessione sulla discontinuità dei comportamenti di Parolisi nell’immediatezza della scomparsa di Melania.

Il dna negli slip? L’amica aiutava Melania a stirare, per cui sono convinta che il dna sia del figlio di tale donna… Dna sotto le unghie? (è quello dell’estetista).
Altri dna? Ripeto: il luogo del ritrovamento non è un luogo vergine, oltre al telefonista possono essere passate altre persone e aver, dunque, inquinato la scena del delitto…
Per la ricostruzione della scena del delitto io concordo con quanto espresso dalla Procura in primo grado; personalmente sono convinta che Ranelli (persona a cui va tutto il mio rispetto) abbia fatto confusione, come può succedere a qualsiasi gestore di un bar che quotidianamente ha sotto gli occhi un bel parco frequentato da varie persone: infatti si è dimostrato titubante nelle interviste a cui ho assistito e credo che avesse ancora in mente la scena vista una decina di giorni prima. Del resto, come avevano detto gli stessi difensori di Parolisi: “ben più significativo è il ricordo nitido, preciso, univoco, di una scena, rispetto al ricordo del momento esatto in cui tale scena è stata vista.”
Inoltre, nonostante le diverse ricostruzioni effettuate dalla Procura e dal giudice Tommolini (si tratta di processo indiziario!), tutte, comunque, concordano sulla responsabilità di Salvatore Parolisi e ciò, per me, è significativo perché è in accordo con le mie conclusioni personali…
Tempi ristretti per il delitto? A un militare giovane, veloce perché abituato ad azioni all’estero, sono sufficienti tempi anche ristretti per effettuare il delitto, cancellare le tracce e cercare di crearsi un alibi a Colle San Marco…
A mio marito, non giovane e non militare, sono sufficienti tempi ristrettissimi per svolgere compiti per i quali io impiegherei tempi lunghissimi…
Anche la stessa ricostruzione che avrà fatto la Corte d’Appello è giunta, comunque, ad attribuire la responsabilità a Parolisi.
Tutte le altre piste seguite (macedoni, droga ecc.) non hanno dato riscontri tali da far nascere dubbi e necessità di approfondimenti...
Ovviamente sono convinta che il tribunale dei minori troverà le modalità opportune per gli incontri regolari, protetti e ben preparati, tra la figlia e Parolisi. Sarà, poi, la figlia stessa, una volta cresciuta, a giudicare tutta la vicenda e a trarre le proprie personali conclusioni innocentiste o colpevoliste che siano…

Per Chiara
Sei convinta che la Cassazione non richiederà ulteriori approfondimenti?

Anonimo ha detto...

IVANA scrive :

A un militare giovane, veloce perché abituato ad azioni all’estero, sono sufficienti tempi anche ristretti per effettuare il delitto, cancellare le tracce e cercare di crearsi un alibi a Colle San Marco

Può darsi ( anche se per quanto "veloce" mi domando come abbia fatto a sfuggire alla sentinella di guardia !) ma allo stesso scattante ed esperto militare militare sarebbe bastato un SOLO COLPO per uccidere , non 36 coltellate a casaccio nessuna delle quali mortale !

ENRICO

Manlio Tummolo ha detto...

Non la Cassazione direttamente, bensì in caso di rinvìo ad altra Corte d'Assise d'Appello, questa può decidere ulteriori verifiche. Sta avvenendo a Firenze col processo Kercher, dove hanno richiesto nuove analisi sul coltello. Se per caso, la Corte di Cassazione rinviasse il processo Parolisi, la nuova Corte potrebbe decidere di riesaminare certe prove, certe testimonianze. Quanto al "telefonista", se non è saltato fuori fino ad ora, difficilmente lo potrebbe essere, salvo che si converta una buona volta ad una corretta collaborazione. Ma l'uomo deve essere stato terrorizzato da qualcuno o qualcosa, se non è complice del delitto.

Anonimo ha detto...

TUMMOLO
Voleva conoscere Ciccio Cappuccio?
Ebbene ha appena postato un lungo testo solo scocciantemente retorico.
Walter

Chiara ha detto...

Per Ivana 18:14

sì e il motivo è semplice: Non può.

Chiara ha detto...

ops Ivana, ho visto che ti avevano già risposto. Fa niente, adesso sai anche perchè "sì".


Enrico:
tu e sta fissa della logica... ;-)

Ivana ha detto...

Per Enrico
Le sentinelle non erano in una situazione bellica, necessitante attenzione continua, per cui sono convinta che si siano distratte facilmente (per fumare una sigaretta? Per bisogni fisiologici? Per altro?)
La lama del coltello (che Parolisi, secondo una determinata testimonianza, teneva in macchina e che non è stato ritrovato) era in perfette condizioni, o era usurata?
Avevo letto nell’ordinanza di arresto che le coltellate erano 35, dettate probabilmente (aggiungo io) anche da una rabbia a lungo repressa…(perché hai scritto 36 coltellate?)

Ivana ha detto...

Come torno a ripetere, non presto attenzione a determinati messaggi che mi appaiono come infantile provocazione che potrebbe condurre soltanto a sterili polemiche… :-)

Ivana ha detto...


Per Chiara
Grazie alla precisazione di Manlio, non si può escludere che la Cassazione possa decidere di rinviare ad altra Corte d'Assise d'Appello e che quest'ultima stabilica ulteriori accertamenti...

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Walter,

qua di post lunghi ve ne sono diversi. Evidentemente è un segreto vostro tra Lei e Carmelo Falce.

Per quanto mi riguarda, io conoscevo (di fama) il prof. Carmelo Cappuccio, autore di una pregevole storia della letteratura italiana e relativa antologia, per i Licei ed Istituti medio-superiori negli anni '60. Poi un Ciccio Formaggio, personaggio comico di Nino Taranto.

E' così difficile accettare divergenze di idee su questi temi, senza fare strane allusioni ?

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Ivana,

avendo svolto il servizio militare, anche in zone allora considerate pericolose (anche se non di guerra: l'Alto Adige nel 1968/ 69) oppure in zone tranquille, Le posso assicurare che le sentinelle devono stare per due ore in un determinato luogo armate ed attente, girando in un breve spazio (se sono in garitta, devono star lì fermi, ma questo non di notte). Quindi se c'è qualche bisogno fisiologico, o lo fanno prima o dopo, e se ci fosse una scarica tremenda (mali di pancia improvvisi con diarrea) devono farsela addosso, oppure avvisare prima il capoposto per essere sostituiti .

Sul merito della vicenda, così come impostata dall'accusa, i tempi sono quelli che sono e, come osservato da altri, dovrebbe essere stato una sorta di Speedy Gonzales.

Ritengo che, sulla base di quelle modalità e in totale assenza di prove dirette (l'unico elemento potrebbe essere il movente), vi sarà il rinvìo (probabilmente: mai essere certi di nulla) a nuova Corte d'Assise d'Appello, e in quella sede potrebbe essere ridiscusso il tutto (sempre ipoteticamente).

Manlio Tummolo ha detto...

PS)

Un momento fa ho cercato su Google questo personaggio, che non era una sorta di maschera come il Ciccio Formaggio di Nino Taranto, ma un capo camorrista. La qualifica, dunque, applicata a qualcuno è abbastanza lesiva.

Chiara ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Antonello ha detto...

@Ivana
Francamente credo che non siamo confluenti sul concetto che hai tu di "argomentare".
Certi dati devi per forza considerarli come oggettivi, tipo i sei o sette dna rinvenuti sul corpo e derivanti da stralci della perizia autoptica, non puoi far finta che siano normali mentre sarebbe anormale un bacio fra marito e moglie, la semenogelina rinvenuta nelle parti interne intime della vittima non possiamo discuterla, e' un dato scientifico nero su bianco in perizia autoptica, i tempi del depistaggio ematico, per cui credo sia fantascientifico inventarsi che possa essere il caporale il responsabile, non e' un dato su cui nella ricerca della verita' si puo' sorvolare, non si puo' dimenticare che appunto con 35 coltellate un valoroso decorato, poco importa se piagnucolante appunto, non sia riuscito ad uccidere la moglie che avrebbe indi lasciato viva con la possibilita' persino che sopravvivesse indicandolo come responsabile, un marito che bisogno avrebbe di levare le impronte dal cellulare della propria moglie??? Riguardo alla vicina e' perfettamente agli atti che ha agganciato nelle due telefonate alla vittima a ridosso della sua scomparsa la cella telefonica "Colle San Marco" subito dopo agganciando nuovamente la cella di Folignano Chiesa, la stessa che "avrebbe" stirato gli slip insomma era in supposto movimento senza aver mai dichiarato di essere stata a Colle San Marco in quei momenti, la cella del monumento e' quella agganciata invece dal cellulare della vittima, ed al monumento portano le tracce seguite dai cani molecolari per ben tre volte, il cellulare infine della vittima viene poi localizzato in una zona boschiva vicino a San Giacomo ler ben tre volte fino alle 18,30 se non erro, in un punto indi distante pochi chilometri da Colle San Marco e distante parecchio da Ripe di Civitella.
Te credi ad un assunto, a parer mio, ed aggiusti tutto quanto facendolo collimare con l'assunto e non con i dati a disposizione, hai "aggiustato" a modo tuo e seguendo logiche tutte tue almeno una decina di forti indizi di presenze diverse sulla scena del delitto senza alcun conforto se non l'unica sentenza, peccato che tutti i periti disposti ed inascoltati dal Giudice dicano cose ben diverse.
Argomentare non significa convincere la fede altrui ma consegnare una ricostruzione fedele ai dati oggettivi ri.venuti tale che sua verosimile, spiegare come, in base a cosa e con quale tempistica si e' giunti ad una certezza, non basta dire "io credo questo", non e' un procedimento fruttuoso, ed anzi e' foriero di gravissimi errori, vedi l'omicidio di Metz come tanti altri.
Infine poi credo che sminuisci per deformazione di convinzione tutto quanto di oggettivo che non collima con quanto da te estratto, ma che continui a non contestualizzare nei tempi, nei luoghi, nella dinamica.
Per tutto questo non riesco a condividere il tuo assunto finale stranamente ribadito e certo, vi sarebbero mille altre osservazioni sul fatto che forse se non attinenti sarebbero questioni personali ed intime, basti solo questo, ma se serve una critica ulteriore ti dico che nascondere l'amante potrebbe anche voler significare che semplicemente credendo che la moglie fosse viva ma scomparsa non intendeva rendere pubblica la relazione.
Fu la famiglua a chiedere il silenzio, trovando Parol. d'accordo, tu ti riferisce all'ultima fase del silenzio per caso, la fase se non erro accaduta il 19 mattina, in cui il padre avvisa il Parol. che se la figlia non fosse stata ritrovata a presto si concedeva il "liberi tutti".

Chiara ha detto...

Sì Ivana, se Dio vuole gli occhi li ho ancora buoni, ed essendoci prima del mio solo il messaggio di Tummolo a risponderti, direi fosse arguibile senza difficoltà che quel "qualcuno ti aveva già risposto" si riferisse a lui; che, pregevolmente, non si è limitato a RISPONDERE ALLA TUA DOMANDA A ME RIVOLTA (sicura che la Cassazione non disporrà nuove prove?-sì sono sicura) ma ha ampliato il tema del discorso. Quindi bene, un ottimo input per un discorso ULTERIORE; tu però non far finta che quella fosse l'idea che avevi in testa, perchè hai detto tutt'altro e a quello ho risposto.

Bene, adesso se vuoi possiamo parlare della possibilità ulteriore giustamente indicata da Tummolo, il rinvio.

senz'altro se la Corte di Cassazione dovesse rinviare il processo per un nuovo esame all'Assise d'Appello, questa dovrebbe riesaminare gli atti indicati dalla Cassazione, alla luce del principio che essa detti.

Attenzione alle parole che ho usato: la Cassazione non dirà di investigare nuovi temi di prova o temi non approfonditi dall'indagine (ad esempio non potrebbe dire "la Corte d'Assise investighi sul telefonista"; perchè il telefonista NON è un elemento posto alla base della dichiarazione di colpevolezza); bensì potrà certo dire "attesa la carenza/illogicità della motivazione in punto di...(semenogelina, dna in bocca, tempi a disposizione ecc) il giudice d'appello rivaluti la perizia tot. o la testimonianza tot. ecc. alla luce del principio in dubio pro reo". Allora sarebbe sì possibile per l'Assise ordinare una nuova perizia (sulla seminogelina, sul dna in bocca, sui reperti di dubbia attribuzione ecc; o ad esempio potrebbe ordinare di rifare l'esperimento sui tempi di percorrenza, o sulle celle ecc.).
Insomma, la censura di Cass. e l'eventuale approfondimento istruttorio d'ufficio, riguarderebbe uno degli elementi "cardine" usati per dichiarare la colpevolezza di P., mentre non potrebbe mai dare il via a nuove indagini dirette a mutare gli scenari fin qui disegnati.

Spero di essere riuscita a dire chiaramente il mio pensiero, anche se temo sia un po' arzigogolato...

Antonello ha detto...

http://www.voceditalia.it/mobile/articolo.asp?id=99657

Questa e'nuova, il Dr. Ferraro, secondo l'articolo di Voce d'Italia ma anche secondo Zonadombra avrebbe visto M.R. piu' volte alla Cecchignola e non solo nelgli uffici del Tribunale di Roma.
La vittima sarebbe stata implicata, credo si dica contro la sua volonta', in una storia di setta, militari e sesso, nella stessa setta sembra vi fosse addirittura Sara Tommasi.
Ora io non capisco se fanno a gara a chi la spara piu' grossa o che.

Antonello ha detto...

http://www.zonedombratv.it/news/1151-il-centro-pubblica-la-chat-erotica-di-parolisi-con-lamante-atto-schifoso

mentre il Centro avrebbe pubblicato in esclusiva il video della chat erotica fra il caporale e l'amante Zonadombra avrebbe duramente stigmatizzato il gesto chiedendosi il perche' non vi siano interventi dell'Ordine dei giornalisti.
Zonadombra poi riprende la notizia di Ferraro a fine articolo scrivendo che piu' volte il Magistrato avrebbe visto M.R. alla Cecchignola tirando le orecchie alle testate che si ostinano a dimenticarsi della notizia.

Antonello ha detto...

http//:www.voceditalia.it/articolo.asp?id=99657

Per chi non lo sapesse ai link che pubblico io bisogna levare le /m o le /mobile, esattamente come sopra.

Antonello ha detto...

@Ivana

http://fattidicronacanera.blogspot.it/2011/06/una-proposta-alternativa-il-caso.html?m=1

Questa e' la quarta parte del blog de IlBravo sul caso di M.R. questo per me significa argomentare, non per sminuire la tua idea dell'argomentare ma solo per darti una prospettiva diversa e forse piu' tecnica di quello che intendo io per ricostruzione.

Manlio Tummolo ha detto...

Tutto è possibile, non tutto è probabile. Curiosamente l'indagine della Procura Militare sembra finita nel silenzio (il procedimento militare resta tuttora inquisitorio, quindi per gran parte segreto, almeno fino ad un eventuale processo). Nel silenzio è finito tutto ciò che coinvolge l'Esercito, anche come persone, sebbene tutta la storia, in parte vera e in parte montata, non faccia fare una gran figura alle FF.AA., soprattutto da quando sono state "privatizzate" e rese "volontarie".

Quanto a Ferraro, non è sotto indagine pure lui ? E allora sembra stia preparando la propria difesa. Se egli solo ha visto la donna di qua e di là (a far cosa, la moglie di un semplice caporalmaggiore ? il celebre esperimento ?), difficilmente la cosa può reggere. Non si dimentichi che l'Esercito, come tutte le Corporazioni ha per regola il silenzio su quelli che classicamente si chiamano "interna" o "arcana corporis", ovvero i segreti meccanismi della corporazione stessa. Solidarietà, spirito di corpo, silenzio, giudizio segreto, soprattutto quando possano coinvolgere alti ufficiali in modo diretto o indiretto (es. parentele). Solo una rivoluzione politica generale potrebbe tirar fuori queste procedure e questi atteggiamenti, rivoluzione che in Italia è sempre mancata o abortita .

magica ha detto...

signor tummolo -con il suo ultimo post ha ragione da vendere ,
ho avuto questa sua considerazione in passato . quando ci fu un drammatico caso, di un amico giovane e bello : sano di mente e di corpo .. con un futuro radioso di vita ..
all'improvviso successe una tragedia , mamma mia quanto piansi quella volta non ero in grado di fermarmi., tanto era grande quello che successe , 22 anni si spara .
sapevo di qualche marachella tipo .. parolisi con una moglie di un pezzo da 90 .. attenzione ! gli dissi.. ..
successe che fu un suicidio . un fulmine a cel sereno ..
non esci' nulla da quel contesto . .


Ivana ha detto...

Manlio, apprezzo la tua capacità dialettica e la tua competenza giuridica, unite a onestà intellettuale, anche se le nostre idee non convergono…
A mio avviso lo stato d’animo di una sentinella, che sa di essere in una zona pericolosa, è ben diverso dallo stato d’animo di chi sa di essere in una zona tranquilla… Le distrazioni possono verificarsi facilmente quando non sussiste pericolo per la propria incolumità…
Conoscendo il modo in cui mio marito, non giovane e non militare, sa usufruire di tempi ristrettissimi per svolgere compiti che a me richiederebbero tempi molto più lunghi, non mi stupisco, di certo, se un giovane militare riesce a ben velocizzare le proprie azioni, tanto più che, in base al mio libero convincimento, marito e moglie andarono direttamente al bosco delle Casermette (forse per continuare, in un posto più appartato, una discussione nata in auto…)

Chiara, perché pensi che io possa aver fatto finta di avere “quell’idea in testa”? Quale idea? Perché dovrei fingere? A quale scopo? Avevo esordito scrivendo: “Grazie alla precisazione di Manlio” e in testa avevo soltanto l’idea che “del doman non v’è certezza” e, adesso, penso che non si possa escludere categoricamente che nel telefonista si possa risvegliare, prima o poi, il senso del dovere civico…


Ivana ha detto...

Sì, Antonello, non condividiamo la definizione di “argomentare”… Non mi è chiara, però, la tua definizione di “argomentare”.
In matematica (o meglio nelle matematiche) il matematico si attiene alle definizioni scelte, con il vincolo di essere coerente con le definizioni da lui stesso scelte…
Credo di essere stata coerente in base alla definizione data.
Forse, abbiamo anche diversità di idee riguardo ai dati e alle conclusioni dei periti, dati, a mio avviso, interpretati diversamente in base alla convenienza di parte, periti che non hanno dato certezze scientifiche… Se ci fossero le certezze scientifiche (cioè accettate almeno dalla maggioranza della comunità scientifica), ecco che si parlerebbe della cosiddetta “pistola fumante”…
Nel link da te segnalatomi ho provato a leggere l’articolo, ma dopo poche righe ho evitato di proseguire nella lettura e cercherò di spiegare tale mia decisione…
Nell’articolo (dov’è la firma dell’autore? Da chi è stato scritto precisamente?) le coltellate sono diventate 32. Non si tiene conto che, in un delitto d’impeto, il coltellino potrebbe avere avuto una lama usurata… Si parla di “felice vita coniugale” in contraddizione con quanto risulta da un’intercettazione in cui Parolisi si lamenta perché Melania lo umiliava continuamente per il tradimento di cui era venuta a conoscenza…
Credo, poi, che Parolisi abbia potuto rendersi conto benissimo che ormai Melania era agonizzante e sono convinta (ovviamente è una mia personalissima libera convinzione) che a lui interessasse recarsi al più presto a Colle San Marco per crearsi un alibi (dopo essersi accertato di non aver lasciato tracce… ricordo che, parlando con Ludovica, Parolisi ha detto qualcosa, subito correggendosi, un lapsus che mi aveva fatto pensare proprio a: non ho lasciato tracce).
Nelle poche righe da me lette non ho condiviso né il contenuto, né la modalità espositiva in cui ogni opinione è in contrasto con le mie opinioni…
Insomma, preferisco attendere le motivazioni della Corte d’Appello per esaminarle con attenzione…

Antonello ha detto...

Continuo a non capirti e tantomeno condividere, forse l'unico concetto che condivido e' che le perizie sono state interpretate a convenienza di convinzione piuttosto che lette con molta attenzione.
L'rd semen positivo non l'ho interpretato io a convenienza, una perizia autoptica ufficiale lo certifica, questo significa che e' stata rinvenuta semenogelina, su questo credo che se parli di assunti scientifici potrai condividere a meno che non mi dimostri di essere te stessa un luminare e che convinci tutta la comunita' scientifica, non me, che la perizia autoptica sia carta straccia.
Hai detto bene anche un'altra cosa, non vi e' certezza scientifica e gli stessi periti riconoscono che e' impossibile stabilire il giorno e l'ora del decesso della vittima, ti chiedo: ma perche'??? In un tribunale vale forse la tua personale certezza non fondata su alcun dato oggettivo (e per oggettivo intendo scientifico o matematico, come preferisci)???
Quella che i media chiamano pistola fumante nei loro discorsi da gossip e bar per un giudice dicesi "prova diretta", significando che senza quella in Italia, da Cogne in poi, si e' inventato il processo indiziario e cioe' un processo fondato su indizi Gravi, Precisi e Concordanti, ora che si sia anche inventato un processo fiduciario sulle certezze personali non l'ho mai sentito ma se ritieni puoi proporlo come feroce innovazione utile alla "giustizia personale".
Sappi che nemmeno io sono innocentista convinto e che ho posto dei considerata su spostamento luoghi e tempi che mi lasciano dubbioso, ma se non ho elementi, come tu giustamente dici, scientifici non mi azzardo ad uscire dai binari dei dati oggettivi senza premettere che starei fantasticando od ipotizzando, se te vuoi di certezza tua invece far sentenza accomodati pure senza almeno la mia condivisione, tanto anche volendo a che ti servirebbe???
Quelle due righe che hai letto, ti ripeto, sono state scritte, come tutta quella splendida analisi, da un utente che, come te ti sei definita Ivana od io Antonello, si e' scelto IlBravo come nick, il che' non ti garantisce nulla esattamente allora come a me non garantisce nulla, e perche' ne avrei mai bisogno, il nick Ivana.
Sempre con rispetto chiaramente, e solo per spiegare, quando leggi un articolo od un post, esattamente come una perizia, dovresti titenere importante la data di compilazione e quindi il contesto in cui quel testo "era" stato scritto, se cosi' avresti fatto avresti capito che i dati allora a disposizione non erano certo quelli di oggi, il bailame mediatico era abbastanza consistente e coincidente solo silla, guarda caso, colpevolezza del marito.
Non ti voglio convincere, qui abbiamo lavorato tanto, per passione ed a fondo su questo caso, non mi interessa convincerti, frega niente, io ho le mie idee, analisi e convinzioni come le assenze di sicurezze, nessuno ti vuole levare le tue astrali convinzioni, ci mancherebbe, certo tentare di ridimensionare un lavoro splendido ed analitico di sviscerare dei temi "verosimili" non credo possa fare di te, se posso dare del tu, una regina del rispetto.
Pure io non condivido quanto tu dici ma rispetto vuole che per dirlo, prima di tutto, legga cio' che scrivi ed in seconda battuta non capisco perche' non puoi leggere quello che non condividi, mica sarai allergica alle cose che te non condividi vero???
Io ti avevo indicato quell'articolo perche' esemplificavo cosi' un modo pulito e spersonalizzato, nonche' tendente alla ricerca di una strabenedetta verita', di quello che per me significa "argomentare".

Chiara ha detto...

Ciao Ivana, sì scusa ero stanchissima l'altra sera e quindi nervosa. Vedremo. Intanto attendiamo le motivazioni, certamente capiremo quante probabilità vi saranno di un eventuale rinvio della Cassazione.

Antonello ha detto...

@Ivana
trovo anche che chi intenda parlare con la sua fede alle altre fedi dovrebbe prima provare a farlo sulla propria "liberta'", con una toga addosso ed in una chiesa.
Qua saremmo credo tutti utenti liberi in un libero forum e, non so te, io se enuncio una mia certezza non la argomento con "se avete fede seguitemi", ma con la precisa convinzione che e' la verita' con il minor errore e' cio' che si dovrebbe ricercare legando sempre ogni pensiero ad un dato oggettivo od univoco, altrimenti accetto, almemo io, che si premetta che si sta o fantasticando o leggendo la sfera (magica???), questo per me e' rispetto, anche verso il fatto di cui si discute e non solo per gli interlocutori.
Se vuoi continuare a parlare alle fedi senza dare una tua ricostruzione oggettiva da cui trai le tue convinzioni fai pure, non e' certo a me che dai fastidio, certo che avresti un motivo in piu' se notassi un interlocutore in meno.

Chiara ha detto...

ANTONELLO

comunicazione di servizio...

...ma Il Bravo che fine ha fatto? dopo la sentenza parolisi non s'è più visto su nessun argomento, ha un nuovo blog o lo segnalo a chi l'ha visto??

Manlio Tummolo ha detto...

Carissima Ivana

una sentinella, in qualunque zona si trovi (l'elemento pericoloso si può trovare dovunque) e comunque quella è la funzione, deve vigilare severamente. Quando è in garitta, deve star fermo e salutare i militari specie ufficiali con l'attenti, per il resto sta sul riposo; altrimenti, gira in pochi metri quadri, spostandosi e girandosi, appunto per evitare ogni attacco improvviso alle spalle. Se qualcuno si muove, deve dire il famoso "Alto là, chi va là, parola d'ordine". Ha proiettili a disposizione che, nel caso di necessità deve tirare fuori dalla custodia sigillata, ecc. Oggi, con armi più automatiche, penso che già inseriscano il caricatore, con la sicura, da togliere in caso di non risposta o di risposta errata alla parola d'ordine.

Quanto al resto, mi permetta scherzosamente - non Si arrabbi - se è sana e vegeta, avrà sicuramente un marito velocissimo (non lo mettiamo minimamente in dubbio), tuttavia non L'ha mai assassinata alla distanza di 12 km o più in tempi brevissimi, nascondendo prove e tutto il resto, pure con bambina al seguito, il che lo renderebbe ancora più mostro dell'essere un uxoricida Nembo-Kid.

Ivana ha detto...


Chiara, ti ringrazio per il tuo chiarimento...

Antonello, non ho lo scopo di convincere gli altri… il mio obiettivo è solo quello di un confronto sereno e pacato tra posizioni opposte…
Per far capire la mia idea di confronto sereno e rispettoso, segnalo la terza puntata del programma “Linea gialla” la cui replica è presente nel video al seguente link:
http://www.la7.it/lineagialla/puntate.html

Ivana è il mio vero nome e ripeto anche qui che il mio cognome è Niccolai. Avevo già provveduto, sotto un altro articolo di questo blog, a fornire le mie generalità.
Quando posto semplici commenti mi firmo esclusivamente con il nome, ma quando scrivo relazioni varie firmo sempre con il mio nome e cognome e se leggo articoli altrui reputo attendibili solo quelli firmati.

Riguardo alla sg avevo già postato
una citazione precisa tratta dalle “CONCLUSIONI” della dott. Gino presenti nella RELAZIONE DI CONSULENZA MEDICOLEGALE-BIOLOGICA, Tribunale Ordinario di Teramo...

Ivana ha detto...

Manlio, credo che le sentinelle, come qualsiasi altro essere umano, non possano essere immmuni da possibili distrazioni...
L'infallibilità non è una prerogativa umana... :-)

Riguardo ai tempi per un delitto d'impeto ripeto che ritengo siano decisamente soggettivi...

Ivana ha detto...

Errata corrige

Ovviamente leggasi "immuni" :-)

Manlio Tummolo ha detto...

Carissima Ivana,

tutto vero in generale. Nessuno è infallibile (giudici compresi), ma nei casi specifici occorre dimostrare che tale fallibilità vi sia stata, che le sentinelle si fossero assentate, che siano state prese da improvvisa cecità e, forse, sordità (gli urli dell'assassinata). Per condannare, le testimonianze dovrebbero essere attribuite a persone che hanno mentito, dimostrandolo. Non avvenendo questo, le testimonianze vanno ritenute valide. Io non ero presente al delitto, né nel parco, né altrove, e nulla so, se non quanto viene raccontato. Suppongo che sia altrettanto di Lei e di parecchi altri. Come in altri casi, o si modificano circostanze e particolari, per rendere la cosa probabile, quanto lo è richiesto in un processo, o altrimenti si deve tacere su tali aspetti non verificabili.

Antonello ha detto...

@Ivana
insomma, il posto non era vergine e quindi di vergine vi sarebbe solo il bacio supposto di un marito alla moglie, che la competenza di Annika sembra non serva a escludere dal lato provabilita'.
Le impronte sarebbero state lasciate da chi ha fatto i primi rilievi, tracce ematiche di un sangue strano, con tempi di coagulazione e seccatura simili a San Gennaro, i tempi sarebbero soggettivi anche per gli alieni, la semenogelina va buttata insieme al tampone anche se dimostra, ed ancor meglio se dimostra, presenze strane, tutti i capelli o peli rinvenuti sul corpo sarebbero da attribuire al caso, ai luoghi non isolati e vergini, forse al telefonista od al vento, come movente si tornerebbe all'imbuto per procedere al travaso, delle celle telefoniche non ha ancora scritto nulla, come nulla delle due telefonate fatte dall'amica alla vittima in cui non si capisce bene da dove sarebbero state fatte e sopratutto da chi, delle georeferenziazioni sicuramente dira' che sono solo coincidenze dovute alla propagazione mentre i cani molecolari sarebbero solo povere bestioline in calore, Ranelli un confusionario, i due vecchietti strabici, i tempi a pari sentenza sarebbero elasticizzabili a partire da strani criteri ufologici, mentre sarebbe sicuramente precisa ed in assenza di propagazione la localizzazione del cellulare di M.R. a partire dai test effettuati a posteriori dagli inquirenti, a Ripe e solo a Ripe sarebbe accaduto qualcosa di magico, si sarebbe a posteriori accertato che i pini sono allergici alla propagazione, solo a Ripe perche' ad esempio il cellulare dell'indagato non si sarebbe riusciti a localizzarlo perche' nel cono d'ombra di celle con la gonna che gira, se uno mente non ha altro motivo di mentire che nascondere omicidi, un decorato di guerra avrebbe assaltato la moglie a sentinella, chissa' mai che non potesse riconoscerlo, e l'avrebbe sopravvissuta con 35 coltellate senza riuscire ad ucciderla, e poco importa se i coloi frontali lo avrebbero potuto far identificare a chi decidera' proditoriamente di lasciare appunto viva, non serve comprendere che lasciandola viva non si capisce a cosa gli sarebbe servito un alibi visto che chi aveva aggredito con il passo del leopardo l'aveva potuto chiaramente riconoscere.
I vestiti sicuramente li ha fatti cementare sulla soletta del chiosco, ma ha utilizzato un Kart viste le distanze delle ruote non collimanti.
Ora, ti chiedo venia per l'ironia, ma veramente tu credi che sia serio porre un omicidio cosi' cruento in questi termini??? Come speri di ottenere delle pacifiche risposte se non rispondi di cio' che di "molto originale" affermi con una certezza matematica un attimo dopo aver scritto che di certezze matematiche nessun perito ne ha potuto parlare.
Te pero' sembri nuotare a rana nelle certezze.
Scusa, la domanda che mi sorge spontanea, ma da quanto tempo non giochi una schedina???

Ivana ha detto...

Manlio, credo che si possa considerare dato certo quanto riportato dalla giudice Tommolini:“[...]la possibile (e umana, stante il cospicuo numero di ore in cui era costretto a vigilare, rimanendo nella stessa postazione) "disattenzione" in cui era caduto il COLASANTI
(sentito anche all'udienza del 30.03.2012, ove ha ribadito di aver avuto conversazioni
telefoniche con il proprio cellulare e scambio di sms nelle ore di "servizio"), emergeva
dal ricordo avuto da ARRICA LUIGI (vedetta n. 3; s.i. del 24.05.2011) circa il transito
di una Golf di colore nero (" .. . la vedetta 4 telefonicamente mi aveva avvisato anche
dell'arrivo di una Wolkswagen Golf con un signore con un cane", senza essere in grado
di dare indicazioni sull'orario). In sede di confronto tra il MASCIA GIACOMO (vedetta
n. 4) e l'ARRICA, il primo ricordava che effettivamente aveva visto una Golf nera con
un uomo di circa 40 anni, abiti di colore verde e con un cane; l'autovettura aveva
parcheggiato sotto la propria postazione, ed il MASCIA era sceso a parlarci, invitandolo
ad allontanarsi. Lo sconosciuto, quindi, aveva fatto risalire il cane in auto, e, dopo
l'inversione di marcia, era tornato in direzione San Giacomo, ossia, verso le vedette n. 5
e n. 6, di fronte alle quali era necessariamente passato già all'andata. Il PEREGRINO
(vedetta n. 5) ed il COLASANTI, posti a confronto con gli altri due, non ricordavano
nulla in merito alla Golf.”

Ivana ha detto...

Antonello, quali sono le generalità di Annika? Ciò che Annika ha scritto rientra in qualche documento ufficiale del processo? Quale?

Riguardo a determinati giochi (es. gioco del lotto) grazie alla matematica ho ritenuto (e continuo a ritenere ) più conveniente non giocare…

Per quanto concerne il cane molecolare Piergiorgio,
"LAZZARO Federico - volontario del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico,
responsabile tecnico a livello nazionale del progetto cani da ricerca molecolare
"Bloodhound" -" ha detto, tra l’altro, come riportato dalla giudice Tommolini:
“Non è neanche detto che il cane abbia seguito la traccia di Melania lasciata il giorno della sua scomparsa:
ripeto ancora che il cane segue tranquillamente anche tracce vecchie di giorni. Mi
sento di poter affermare che l'esperienza, in un paio di casi, ci ha portati a lavorare su
piste vecchie di 12 giorni accertati con esito positivo.
Quello che mi sento di
dire, con una certezza piuttosto alta, è che Melania, in un arco di tempo di 10/12 giorni
lì c'è stata e che ha fatto il percorso indicato da Piergiorgio”, e infatti Melania era effettivamente stata a Colle San Marco circa una decina di giorni prima e aveva passeggiato…

Sempre da quanto risulta ali atti, la regione genitale di Melania non presentava lesioni indicative di una violenza sessuale.

Nell’ordinanza di arresto del tribunale di Ascoli Piceno risulta che “ la cella che viene agganciata dal telefono di Carmela Rea quando riceve le due telefonate dell’amica è la ……451 (ubicazione cella Castel di Lama) – cella che copre e serve la zona in cui il cadavere è stato ritrovato e solo molto residualmente la zona S. Marco (servita da altra cella con segnale molto potente) e in particolare solo uno specifico punto vicino al Monumento Caduti. […] Un attento esame entrata/uscita di altre utenze Telecom (come l’utenza di Melania) in uso a persone presenti nel pomeriggio del 18.4 nell’area del Pianoro di S. Marco e impegnate nelle ricerche di Carmela Rea dalle ore 14.30 alle ore 19.00 dimostra come nessuna di tali telefonate sia stata gestita dalla cella ……451.”

Chiara ha detto...

Ivana

anche se il commento non era rivolto a me mi permetto di dirti la mia:

- su Annika più che le generalità (che difficilmente dicono qualcosa) potrebbe tutt'al più interessarti la qualifica...ma se non sai riconoscere una persona competente dai suoi discorsi, allora qualunque altra informazione non ti occorre perchè non sapresti che fartene non essendo del suo settore; se invece sei del suo settore non puoi non riconoscerne la competenza, anche se magari contesti il contenuto delle sue affermazioni; quindi anche in tale caso dei suoi dati anagrafici o professionali non te ne fai nulla;

- su cane e celle ti invito a leggere l'atto di appello che inquadra quelle dichiarazioni e riferisce anche dei controlli di "affidabilità" cui venne sottoposto il cane su questo caso specifico;

- sulle celle ti invito anche a riflettere su ciò: nell'indagine di Avetrana si sostenne per un pezzo che ad una certa ora Sabrina Misseri fosse in Contrada Mosca perchè il suo telefono agganciò (in un momento di modesto traffico telefonico ritenuto inidoneo a determinare il "salto di cella") la cella principale di quella località che era solo residuale in Avetrana; gli accertamenti successivi dimostrarono che invece a quell'ora era in compagnia di Mariangela (l'amica teste "ostile") proprio in Avetrana: senza triangolazione, le celle non dicono nulla di significativo, a meno che non parli di luoghi afferenti a celle del tutto distinte e "non sovrappopnibili" in nessun caso;

- sulla considerazione in merito alla violenza sessuale ho due considerazioni: 1.non vedo cosa autorizzi a supporre una violenza e non un consenso o un artefatto (che sono parimenti ipotesi prospettabili in teoria); 2.le violenze carnali non lasciano necessariamente segni traumatici e per questo ti rinvio a dati che puoi reperire anche in rete, pare che solo un terzo delle vittime con vita sessuale attiva riporti lesioni genitali e queste sono determinate dal divincolamento e non dalla penetrazione in sè, sicchè in caso di minaccia o shock che inducano all'immobilità esse non si producono (non per nulla la difesa "principe" di chi venga individuato tramite il DNA è che il rapporto fu consenziente)

Manlio Tummolo ha detto...

Carissima Ivana,

abbia pazienza: i militari sono in servizio 24 ore su 24, anche quando dormono. Quando fanno le sentinelle hanno turni precisi, e nessuno viene tenuto sul posto oltre le due ore filate. Hanno una precisa "consegna", quale quella di vigilare attentamente. Una sentinella che dicesse pubblicamente di non aver vigilato, ma telefonato a desta e a manca, mentre doveva vigilare, rischierebbe o subirebbe un processo per disciplina militare. Una volta si diceva che va a Gaeta o a Peschiera (celebri carceri militari, non so se ancora in funzione). Nessun militare andrebbe a dire che, durante le due ore di vigilanza vera e propria, si è messo a telefonare a destra e a manca. Si presume quindi, se no li avrebbero puniti disciplinarmente, che le telefonate fossero avvenute durante le ore di riposo (quattro, quando si sta in attesa). Il cambio della guardia avviene anche con relativa solennità in certi casi. Arriva il capoposto graduato, sottufficiale e talvolta ufficiale che, con rigide regole esteriori, fa dare il cambio alla sentinella. Oggi, poi con truppe professionali, la disciplina dovrebbe essere anche più severa.

Fare il servizio militare, specie in modo "volontario" è un'attività molto impegnativa, non è un gioco, non è un divertimento. Se dovesse succedere qualcosa, con conseguenze anche non gravi (esempio: un manifestante che entra in zona militare per inscenare qualcosa, per mancata sorveglianza), il militare finirebbe sotto processo in un Tribunale militare.

Manlio Tummolo ha detto...

Come fosse sotto la "naja" la vita militare, come fosse inteso l'orario di "servizio", basti ad esempio descrivere un "allarme" (che era un forma di addestramento, non motivato da ragioni reali). Alla mattina prima della sveglia normale (attorno alle 5 d'estate, alle 6 d'inverno), arrivava l'ufficiale di servizio o di picchetto gridando nelle camerate "Allarme, allarme". Occorreva molto velocemente assestarsi la branda (a forma di "cubo" in gergo), lavarsi rapidamente, vestirsi, armarsi, e correre nel cortile della caserma, con tanto di zaino in spalla pronti ad eventuale partenza. Si attendeva, e coloro che erano delegati alla sorveglianza della caserma si attestavano nei punti strategici prescelti (aumentavano le guardie). Generalmente si attendeva così l'intera mattinata, fino a mezzogiorno. Quando arrivava l'avviso di "cessato allarme", si tornava alla camerata, depositando lo zaino e si riportava il fucile in armeria.

Solo quando si è in licenza, si interrompe provvisoriamente il servizio, per il resto, si è sempre in servizio fino al congedo definitivo. Compiuti i 30/ 32 anni si riceveva poi la cartolina di cessata abilità al servizio militare, mentre tra il congedo e tale cessazione si ricevevano periodicamente cartoline con la destinazione in caso di guerra. Io
personalmente, essendo considerato difettoso nella vista e non modello di guerriero, sarei stato destinato al IV Deposito Misto di Trento, dove avrei fatto (presumo) il furiere o simile lavoro d'ufficio.

Antonello ha detto...

@Ivana
Scusa ma se parli con pinko pallino piuttosto che Zichichi ti interessa forse che abbia scelto il nick Pluto piuttosto che Can da Tartufi??? Che il nick abbia un'importanza relativa e' scontato e condivido, il nick serve solo per avere indicazioni UNIVOCHE quanto piu' possibile in un forum, non identifica mica nessuno, e risulterebbe superflua ed inutile pure l'identificazione, per sapere anche di persona chi hai davanti voglio infatti sperare che non gli chiedi nome e cognome.
Chi hai davanti credo e spero lo intuisci da ben altri fattori che non il nick od un piu' orientativo nome e cognome, magari guardi come si muove, cosa dice, la sostanza di cio' che esprime, che persona e', come ne esce dai necessari confronti con le tue esperienze, che sensazioni, qui si ma solo se non prese per oro colato, ti da.
Mi spiego??? Allora, per sconfessare Annika, se possibilita' scientifica c'e' dopo le accurate informazioni prese da Massimo, qui si deve presentare qualcuno che, mettendoci in egual modo la faccia scientifica, contesti le affermazioni che tanto scandalizzano e fanno paura con argomenti altrettanto scientifici, citando testi e test di cio' che afferma, link scientifici riconosciuti a livello planetario, capira' essendo normo e plus acculturata che se lo stesso fabbricante e testante quello specifico test conferma quanto dice Annika sara' arduo che uno scie.ziato si avventuri, come del resto fino ad ora non e' accaduto, nel ridicolo confutando documenti scientifici riconosciuti a livello internazionale.
Chissa' perche' di cio' che dice Annika qua si e' sempre visto gente invece che si interessa al suo nick piuttosto che a confrontarsi con lei in maniera documentata e seria su cio' che scrive.
Ecco e' come se lei scrivesse della sua materia ed arrivassi io completamente profano a contestargli gli assunti partendo dal fatto che a me Ivana non dice nulla.
Non le sembra di esagerare???

Antonello ha detto...

@Ivana
questione celle, la 451 non serve solo alcune zone di Colle San Marco, la invito a leggersi anche le perizie nella loro intierezza.
La 451, seppur non dominante srtve vaste zone di Colle San Marco, fra cui la zona del monumento.
Ora, quello che lei afferma citando stralci di atti e' proprio l'ennesima conferma della fortissima probabilita' che sia la cella 451 che i cani molecolari non hanno sbagliato.
Mi spiego, se nessuna telefonata delle persone che quel giorno erano a San Marco aggancia la 451 deve ammettere che,sempre se tutte ste telefonate esistono, devono aver usufruito di diversa cella, mi sembra la 339 o giu' di li se non ricordo male, ebbene ma se tutti hanno usufruito di cella diversa dalla 451 devono anche averla con probabilita' anche intasata, e se la principale si intasa mi insegna che entra in ausilio la secondaria in maniera delegata ed automatica.
Ma, la zona del monumento nei momenti della scomparsa della donna e' stato proprio dagli inquirenti testato che avrebbe benissimo essere stata coperta dalla 451, cosa che coincide con ben tre ricerche dei cani molecolari che nulla sapevano delle circostanze della scomparsa ne avevano parlato prima con l'indagato.
Quello che te citi e che avrebbe parlato di 12 giorni ha fatto un'affermazione generica, invece il dato che ci interessa e' il limite massimo di tempo, dai fatti, in cui erano stati sino a quel momento testati i cani sul terreno, quel limite era di sette giorni, cioe' non si era mai portati i cani in attivita' ad un tempo dai fatti superiore a sette giorni.
Non solo, la gita a Colle San Marco della coppia e dell'amica con marito si era detto che era avvenuta ad inizio mese, ma poi in corsa sono state stranamente cambiate le testimonianze dell'amica e della madre, che forse non eramo proprio certe dell'ultimo giorno in cui avevano visto viva rispettivamente l'amica e la figlia, si e' arrivati indi ad una dimenticata gita effettuata caso strano 12 giorni prima MA, c'e' un MA, l'amica riferendosi alla camminata effettuata dalle due amiche quel giorno sino al monumento non ha mai detto che proseguirono la passeggiata. inoltrandosi nel sentiero impervio del bosco, arrampicandosi sino allo spiazzo con la roulotte.
Invece stranamente i cani hanno indicato fortemente quel tragitto sino alla roulotte dalla strada asfaltata lungo il sentiero.
Quanto sopra significa che i cani hanno seguito la pista piu' intensa, quella fatta con piu' adrenalina dalla donna, perche' questo segnalano i cani, e oltretutto ben diversa da quella che l'amica indica come effettuata 12 giorni prima.
Non confondiamo le acque per favore, non giriamo frittate e non facciamo disinformazione usando alcuni stralci degli atti.
Leggiamoli tutti gli atti, anche le parti che non collimano con la tesi di cui siamo, in diverse trincee, convinti.

Antonello ha detto...

@Ivana
questione sentinelle, Colasanti non era certo l'unico li ptesente come lei stessa afferma sconfessandosi.
A monte del bivio vi erano appostati altri militari, una camionetta viaggiava avanti ed indietro sulla carrabile e per qualche chilometro verso la direzione di San Giacomo, sul bivio vi erano gli autobus militari lasciati li dagli autisti che AL CHIOSCO HANNO MANGIATO, l'ultimo che va via allo spiazzo del chiosco ha dichiarato di essersene andato alle 14,40.
Inoltre lei stessa non si accorge che la golf segnalata ha fatto San Giacomo Ripe e ritorno senza vedere alcuna Scenic con figlia, marito e moglie a bordo, o sbaglio??? Un pulmann dei militari inoltre compie lo stesso tragitto senza vedere nulla, la stessa Tommolini si e' arresa ed ha tentato di far passare il Parolisi da un sentiero a piedi dicendo che li avrebbe occultato dei vestiti mai rinvenuti e dandosi una potente zappa sui piedi dovendo per forza accorciare dei tempi gia' impossibili in auto e non riuscendo a spiegare dove eventualmente si sarebbe pulito l'accoltellatore per caso.
Colasanti ed altre sentinelle invece hanno segnalato inascoltate un fuoristrada con autista e due domne accucciate sul pianale posteriore, e le ha viste proprio il Colasanti, se non erro, un fuoristrada stranamente con musica alta e con una guida sportiva.

Aggiungo che nessuno ha mai fatto nulla per rintracciare i due ciclisti che verso San Giacomo hanno chiaramente riferito alla proprietaria del ristorante a San Marco di aver visto uscire dal bosco una donna sulla strada inseguta da altre due.
Che lei sappia Ivana, veda se sta scritto sugli atti se hanno fatto ricerche sul fuoristrada summenzionato o sui ciclisti. Guardi bene, ci deve essere qualcosa.

Stefania ha detto...

Antonello, scusami se te lo dico, ma stai sprecando il tuo tempo. Ivana non è una sprovveduta. Sul alcuni particolari riferiti al caso in questione è ferratissima. Conosce i nomi delle sentinelle, racconta di fatti specifici come di chi ha letto.

Solo che ha letto solo quello che voleva leggere, tutto quanto potesse avvalorare la Sua personalissima tesi.

Che poi non stia in piedi, è tutt'altro paio di maniche.

Ma Ivana non è interessata a conoscere la verità ma UNA VERITA'.

Oramai è chiaro a tutti, direi.

Stefania

Chiara ha detto...

"Ecco e' come se lei scrivesse della sua materia ed arrivassi io completamente profano a contestargli gli assunti partendo dal fatto che a me Ivana non dice nulla".....beh, Antonello, via; Ivana sarà mica la prima a far ciò, no? ....

Ivana ha detto...

Premetto che qui il confronto non è equo (comunque, è una mia scelta consapevole), ma cercherò di essere estremamente sintetica nel rispondervi utilizzando, quindi, meno spazio web possibile…
Chiara, temo che tu, Antonello e gli altri (finora intervenuti dopo le mie precise domande) non sappiate chi sia effettivamente Annika e penso che quanto affermato da Annika non compaia in alcun documento ufficiale (altrimenti mi avreste detto il suo vero nome e cognome e mi avreste citato il documento ufficiale specifico…) Come torno a ribadire, leggo con diffidenza le parole (scientifiche o pseudoscientifiche che siano, non le giudico certamente io!) di chi, non firmandosi, non si assume la responsabilità delle proprie affermazioni…

Parlando esclusivamente in termini generali, in base al mio punto di vista ritengo che la competenza non implichi né la buona fede di chi appare competente, né la certezza che non vengano sapientemente distorti, o meglio, piegati in base all’interesse di parte, dati e conclusioni…

Non ho seguito con la dovuta attenzione il caso di Avetrana, comunque credo che neanche i test relativi alle celle telefoniche diano certezze indiscutibili…

Avevo letto le 260 pagine dell’atto di appello, segnalatomi gentilmente da Tiziana su mia richiesta, ma, come ripeto, non ho trovato risposte alle mie domande e leggere non implica condividere…

Anche nel caso di violenza sessuale inequivocabile per le lesioni apportate, gli stupratori tentano spesso di difendersi insistendo sul “rapporto consenziente”…
Se non ricordo male, perfino quel militare (Francesco Tuccia), che provocò danni terribili a una studentessa (fuori da una discoteca), asserì che il rapporto sessuale era consenziente…
Io credo, comunque, che, in caso di violenza sessuale sotto minaccia, almeno le lacrime sarebbero irrefrenabili e il trucco non rimarrebbe intatto, a maggior ragione il trucco non sarebbe rimasto intatto se Melania avesse cercato, dapprima, di scappare trafelata e impaurita…

Manlio, scusami, ma nel documento della Tommolini viene riportato quanto detto della sentinella stessa, la quale, sentita anche durante l'udienza del 30.03.2012, aveva ribadito di aver avuto sia conversazioni telefoniche con il proprio cellulare sia scambio di sms nelle ore di "SERVIZIO". Se la Giudice Tommolini avesse riportato cose non vere, sarebbe stata “massacrata” principalmente dalla difesa di Parolisi, non credi?
Insomma, è stata la sentinella stessa ad ammettere la propria disattenzione (non so quali sanzioni disciplinari abbia comportato tale sua ammissione; personalmente apprezzo la sua assunzione di responsabilità riguardo alla sua UMANISSIMA distrazione).

Antonello, come precisa la Giudice Tommolini, la "vedetta" che, a differenza delle altre, aveva la
visuale del tratto stradale che conduceva al chiosco della pineta (ove veniva rinvenuto il
cadavere di MELANIA) era COLASANTI ENRICO (vedetta n. 6), alla sua "prima" esperienza.

Anonimo ha detto...

Ancora non l'avete capito ? L'Ivana vuole sapere nomme cognomme patria e qualità di " Annika" perchè del contenuto dei suoi post esattamente in linea con ciò che è riportato dall' IFI nei test di convalida del Rsid semen non gliene importa un piffero !

Curioso modo di ragionare ...

ENRICO

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Ivana,

al giudice che si metta a piangere dopo aver emessa una sentenza, do pochissimo credito. Il servizio militare ha caratteristiche che ho largamente spiegato e che oggi, ancor più della vecchia "naja", implicano ferree regole di disciplina. Non mi pare nota alcuna indagine di natura militare su quelle sentinelle, pur essendoci stata un'inchiesta chiusa in totale silenzio (così pare). Alla disattenzione crederò quando sarà noto un processo militare alle sentinelle, anche perché vi sarebbe stato implicato un graduato di quella medesima caserma, il che per l'Esercito non è per nulla indifferente.

Manlio Tummolo ha detto...

PS) A proposito di "massacri", sia andato come sia andato il ricorso, però il "massacro" del giudice da parte dei difensori parolisiani vi sia stato ampiamente. Probabilmente non si sono soffermati più di tanto sulle sentinelle, come non si sono soffermati sulla ben più importante "seminogelina". Hanno, volutamente o inconsapevolmente, trascurato questioni di merito per puntare soprattutto su questioni procedurali, preludendo alla difesa in Cassazione.

Antonello ha detto...

@Ivana
e certo che non e' un confronto equo, noi tutti dobbiamo stare ai dati analizzandoli sia dal tuo punto di vista che dall'opposto mentre tu ti senti in liberta' di annodare ogni conclusione a qualsiasi dato.
Direi che il confronto e' impari, almeno io, ma credo in molti della squadra, certe liberta' non amiamo prendercele e se lo facciamo in molti premettiamo di "ipotizzare".
Che la vedetta si chiami Colasanti forse e' da ritenere importante per te che stai bene attenta ai nick ed ai nomi e cognomi, a me interessa cosa ha dichiarato Colasanti e tutte le persone che per due giorni hanno eseguito in loco le esercitazioni, NESSUNO ha visto il corpo che voi date per certo invece fosse gia' li alle 15,00, ne le vedette (chissa' dove hanno mangiato), ne gli autisti che nello spiazzo del chiosco hanno accuratamente presumo evitato di mangiare solo il secondo giorno perche' ol primo erano li sino alle 14,40, NESSUN militare ha potuto dichiarare di aver visto il corpo, NESSUNO ha visto la Scenic del Parolisi, non c'e' nessuna traccia di Parolisi nella scena del delitto, e non c'e' nessuna traccia della scena del delitto addosso a Parolisi.
Il bacio si sarebbe consumato in tre minuti ma la donna ha agonizzato per alcune decine di minuti e per immaginare vero cio' di cui voi vi dite certi dovremmo certificare un'auto invisibile con moglie, marito e figlia invisibili, un caporale con il dono dell'ubiquita', un'auto che restringe ed allarga le proprie ruote, dei vestiti portati via da una minimongolfiera anch'essa invisibile, le celle ed i telefoni sarebbero stati talmente faziosi, pure loro, da decidere di essere a volte intelligenti alle volte stupide, ai cani sarebbe stato fatto sentire l'odore di kit kat, ma per favore.
Confrontarsi va bene, ma non in questi termini, questo e' prendere sanamente in giro per non voler essere volgari.
E lasciamo perdere la difesa cosidetta, che solo loro sanno che cosa stanno difendendo, per conto mio dovete andare ad ipnotizzare le formiche di voghera sempre che non siano impegnate a trasportare i vestiti di Parolisi.
L'unica possibilita' che potrebbe avere Parolisi di essere stato l'autore dello scempio e' possibile solo in luoghi e tempi diversi e forse anche con qualche complice, finche' rimarrete su posizioni impossibili da sostenere davanti ad interlocutori seri avrete sempre e meno male dei confronti non equi, proprio inesistenti.

Manlio Tummolo ha detto...

SEMPRE SU QUESTIONE SENTINELLE

Cara Ivana, ho visto ieri notte il punto a cui Si riferisce nella motivazione del giudice. Ebbene, il giuduice parla di "possibile disattenzione" (il che non significa affatto accertata), poi parla di "cospicue" ore di servizio, ma non dice quante. Quindi di "umana" comprensione per la fatica della povera sentinella. Il fatto è che il giudice ignora completamente conme funziona il servizio militare ed in particolare quello di sentinella, che non funziona per 24 ore filate, anche se si è in servizio 24 ore filate (sdalla'labnduiera a quello del giorno dopo).

Ho ripescato il mio vecchio manuale avuto nel 1968, iniziando il servizio militare, che spiega elementarmente le cose, col sistema catechistico di domande e risposte. Del manualetto, autorizzato dal Ministero della Difesa, era autore il maggiore Giovanni Barraco, e la ristampa è del 1968 "Il Manuale della Recluta e del Graduato". Nel capitoletto "Regolamento sul servizio territoriale e di presidio", a proposito della sorveglianza (servizio di sentinella ed analoghi) è scritto (cito solo le risposte, per brevità, che contengono la definizione :

" La Consegna è il compito particolare della guardia, integrato dalle prescrizioni per farlo osservare da parte di chiunque.
....
La consegna è costituita [dalle seguenti prescrizioni]:
- compito della guardia;
-posto e consegna speciale di caiscuna sentinella;
- distanza e posto di riconoscimento;
....
-mezzi ed istruzioni per estinzione degli incendi e per chiedere l'intervento dei vigili del fuoco;
- eventuali prescriuzioni di carttere generale." (p. 103).
" La copia autentica della consegna è affissa presso il posto di guardia.
La sentinella è il soldato, che armato di fucile o moschetto, personifica ed assicura la continuità del servizio affidato alla guardia.
Il compito della sentinella è quello di osservare e far osservare la consegna a qualunque costo [si noti l'imperatività dell'espressione, altro che "umana e possibile" ecc. ecc.].
La sentinella è considerata inviolabile e pertanto:
- chiunque l'offenda è passibile di arresto;
- deve essere rispettata da tutti in qualsiasi circostanza;
- attorno ad essa per un raggio di m. 5 non possono soffermarsi estranei;
- deve essere salutata dai milutari di truppa e di qualsiasi F. A. [forza armata] e dai civili che passano davanti per entrare o uscire dalla caserma.
- non può ricevere ordini che dal comandante la guardia o dal graduato di muta [sostituzione della sentinella].
I doveri particolari della guardia sono:
- vigilare attentamente ed ininterrottamente in qualunque circostanza e con qualunque tempo, per far osservare la consegna " (p. 104).

(segue).

Manlio Tummolo ha detto...

Sempre dal Manuale sopra citato :

" - non allontanarsi per alcun motivo dal posto fissato nella consegna, salvo ordine contrario del suo comandante diretto ;
- non abbandonare l'arma neppure per un istante;
- non lasciarsi avvicinare da alcuno;
- ad eventuali interrogazioni, rispondere di rivolgersi al Comandante della guardia;
- mantenere un contegno irreprensibile durante tutto il servizio;
- segnalare, dando l'allarme, qualsiasi avvenimento che si verifichi nelle vicinanze per cui ritenga necessario o solo opportuno l'intervento della guardia [es.: un femminicidio a poca distanza con urli ed inseguimenti];
- non entrare nella garitta che in caso di pioggia battente, neve, vento eccessivo o sole cocente.
Il piantone è il soldato che può sostituire la sentinella, specie di giorno e in servizi meno importanti, e armato di baionetta ed eventualmente di pistola.
La muta è il gruppo di uomini designati per ogni turno di servizio delle sentinelle (normalmente 2 ore alternate a 4 ore di riposo) [quindi il giudice che parla di "cospicue" confonde l'orario complessivo di guardia con quello di star piazzati sul posto in armi per vigilare].
Il cambio della guardia è il complesso delle [p. 105] operazioni che si svolge al posto di guardia per lo scambio delle consegne fra la guardia montante e la guardia smontante [all'alzabandiera del giorno successivo].
Il posto di guardia è il locale dove risiede il personale della guardia quando non è in servizio di sentinella o di piantone.
La formula di riconoscimento serve ad identificare gli estranei alla guardia e comprende la parola [d'ordine]... e la controparola... [es. Napoli - Nicola; Roma - Roberto].
La composizione della guardia è stabilita in proporzione al numero di sentinelle e dei piantoni. Di norma comprende:
- un comandante;
- eventuali graduati necessari...
- tre soldati per ogni posto di sentinella di sentinella previsto dalla consegna (due quando la vigilanza è affidata ai piantoni);
- un trombettiere..."(p. 106).

(segue)

Manlio Tummolo ha detto...

IN CONCLUSIONE.

Non c'è alcun motivo di "umana comprensione" per violata consegna, in quanto la sentinella non sta ferma sul posto per le 24 ore di servizio, bensì a turni regolari di 2 ore alternate a 4 di riposo; c'è un piantone che può sostituirla in casi di necessità estrema (es. malori); la sua sorveglianza deve essere rigorosa: ad es., un femminicidio nelle vicinanze può esser simulato per creare confusione e penetrare di sorpresa nella caserma, per cui nulla di strano va inosservato. La disciplina militare non scherza, e soprattutto ora quando non c'è neppure l'obbligatorietà del servizio, bensì è volontario. Quando il giudice accenna alla prima volta in cui il giovane fa la sentinella, ignora che questo non giustifica affatto "diserzioni" neppure provvisorie e telefonate personali, che semmai vanno fatte nell'ampio orario di riposo (4 ore contro 2). Tutto ciò viene spiegato anche alle "reclute", o come si chiamano ora.
Il fatto è che il signor giudice, ignorante di cose militari, ha confuso il servizio di guardia con quello di sentinella, e non si è reso conto che le telefonate fatte dal militare si dovevano fare solo in turno di roposo, altrimenti avrebbe passato ben altri guai. Quanto agli avvocati, presumibilmente, visto che non hanno presentato grosse obiezioni, significa che anch'essi non hanno mai svolto il servizio militare e non ne capiscono nulla. Taluni liberi professionisti non si rendono conto che la vita dello statale, e del militare in maniera specifica (così del resto in parte durante il lavoro il dipendente privato), è regolata da ferrei orari, in cui ci si sveglia, ci si lava, si mangia, ci si esercita, ci si riposa. Questa è la disciplina, analoga del resto a quella nei Collegi o nei Convitti.

Ivana ha detto...

Sono interessata a conoscere l’identità di chi fa determinate affermazioni per capire se può essere, o no, super partes e se può essere, o no, soltanto un abilissimo giocoliere delle parole che usa…
Personalmente, se determinati discorsi vengono formalizzati e sono presenti nella documentazione del processo (soprattutto negli atti di un Giudice super partes!), allora vengono da me presi in considerazione, altrimenti i discorsi non firmati e non chiaramente formalizzati hanno, per me, lo stesso valore delle chiacchiere da salotto…
Perché nell’atto d’appello non si parla della seminogelina? Se fosse la prova di un avvenuto stupro sarebbe stata tenuta nella massima considerazione dalla difesa di Parolisi, non credete?

Mi ha lasciato perplessa anche l’atteggiamento molto irritato dell’avvocato Biscotti nei confronti della giornalista Palombelli la quale, durante la puntata di “Quarto grado” di ieri, ha chiesto delucidazioni in merito alla scelta del rito abbreviato.
Se un matematico dicesse: 1/4 + 2/3 = 3/7 senza spiegare i possibili contesti problematici in cui nasce tale risoluzione e senza spiegare che significato abbia, in tal caso, il segno +, limitandosi a dire (ai non “addetti ai lavori” o semplicemente a chi non ha capito a quali situazioni problematiche il matematico voglia alludere) che la sua professionalità è indiscutibile, voi che cosa pensereste? (direste: ipse dixit, o vorreste una spiegazione adeguata?)




Manlio, mi fa piacere che tu sia andato a verificare che le mie citazioni, inerenti alle motivazioni della sentenza della Tommolini, sono precise.
Credo che una cosa sia il regolamento militare, un’altra il rispetto di tale regolamento.
Sono convinta che ci siano anche modalità di comportamento fra personale militare di sesso opposto.
Penso che, in base al regolamento militare, l’istruttore e le allieve non dovrebbero avere rapporti sentimentali e sessuali, o, almeno, dovrebbero essere avvisati i superiori del coinvolgimento sentimentale, in modo che provvedano al trasferimento opportuno del personale coinvolto…
Sì, mi sembra che la sentenza della Giudice Tommolini, nell’atto di appello, non sia stata “massacrata” riguardo a quanto riportato dalla Giudice stessa relativamente alla deposizione della sentinella n.6 e tanto meno riguardo alla non presenza di violenza sessuale sul corpo di Melania…

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Ivana,

devo allora citarLe le norme penali militari, i regolamenti ? Se la sentinella non avesse compiuto il proprio dovere (eseguito la consegna) sarebbe stato sottoposto ad indagine perlomeno disciplinare. Le risulta che sia stato fatto ? Può essere, e in tal caso mi indichi quando e come. Se no, è inutile girare attorno, con la possibilità che la consegna non sia stata eseguita come ordinato e che una sentinella passi il suo tempo a far telefonate. Il giudice non capisce nulla di cose militari, ecco il punto, e confonde il servizio generale di guardia (24 ore), col servizio specifico di sentinella (2 ore più 4 di riposo).

Per quanto ne so, la Procura Militare ha eseguito un'inchiesta, dei cui risultati, positivi o negativi, non è trapelato nulla. Ma non se ne vedono esiti processuali. Tanto basta ad affermare (per ora) che nulla di irregolare è stato compiuto, nulla è stato omesso.

Ritengo di essere stato chiaro ed esaustivo sul tema: ripeterci le stesse cose non serve proprio a nulla.

Se poi si vuol fare l'ipotesi, del tutto teorica, che la sentinella ha finto di non vedere nulla o i Comandi hanno fatto finta di non saperne nulla (compresa la vita alllegra del luogo), questo è un altro discorso: coinvolgerebbe ben altre responsabilità che quella di un semplice militare volontario alla sua prima esperienza di sentinella.

Manlio Tummolo ha detto...

Al Giudice, nel ricorso, è stato contestato nulla po' po' di meno che una serie di errori ed abusi procedurali, su cui sono certo si riparlerà in Cassazione, mentre nell'appello - - vedremo le motivazioni - si è pure candidamente sorvolato su tutte le obiezioni, soprattutto tecniche, presentate dalla difesa parolisiana.

Non mi pare, onestamente, che i due avvocati abbiano fatto pure divagazioni, pur non essendo entrati a fondo nel merito della questione e sul quale nell'articolo recente di Massimo Prati si è nuovamente ridiscusso.

D'altronde, innocente, colpevole, semi-innocente che sia, si è voluto vedere l'intera questione con la solita ottica unilaterale: o lui o i macedoni, o nessun altro. A mio parere, del resto già espresso oltre un anno fa, Carmela Rea è stata evidentemente torturata, non certo uccisa d'impeto, forse per estorcerle informazioni, o per terrorizzare la famiglia. Sta di fatto che tutte quelle ferite, nessuna delle quali di per sé mortale, avevano lo scopo di infliggerle sofferenza in modo sadico, e non certo per uno scatto di rabbia dovuto ad un rifiuto per un atto sessuale, lasciandola morire per dissanguamento.

Ovviamente si tratta della mia semplice, inascoltata opinione sul caso.

Ivana ha detto...

Scusami Manlio se insisto, ma come avrebbe potuto la Giudice Tommolini riportare IMPUNEMENTE, nella motivazione della sentenza, una testimonianza non avvenuta?
La Giudice ha precisato perfino durante quale udienza Enrico Colasanti aveva ribadito di aver avuto conversazioni telefoniche nelle ore di servizio!
Non so quali sanzioni disciplinari comportino le avvenute conversazioni telefoniche nelle ore di servizio, ma sarà compito della Procura Militare indagare approfonditamente e credo lo stia facendo anche riguardo a Parolisi… Vedremo…
Conosco, in modo non approfondito, la logica deontica…


La mia semplice opinione, inascoltata e ininfluente, sul caso (l’opinione, comunque, di chi non ha alcun coinvolgimento nella vicenda!) è che si tratta di un omicidio d’impeto, avvenuto con un coltellino dalla lama usurata, omicidio d’impeto dovuto all’”imbuto emotivo”, o “corto circuito”(come l’ha chiamato Andrea Biavardi)emotivo, insomma dovuto alla sopraggiunta incapacità di gestire le emozioni in una situazione divenuta, per Parolisi, non più sostenibile. Credo che non riuscisse più a tenere comodamente il piede in due scarpe, credo che, ormai, si sentisse umiliato e sorvegliato dalla moglie, consapevole del tradimento e, quindi, decisa a lasciargli poco spazio per un’altra vita parallela, credo che, per motivi economici, non sapesse come affrontare la separazione (la moglie non era indipendente economicamente). Penso inoltre che temesse anche che Melania potesse rivelare in caserma una relazione non consentita dal regolamento… insomma ci sono vari motivi, tutti ben concatenati che, sempre secondo la mia opinione, conducono alla responsabilità di Parolisi…

Almeno per ora evito ulteriori “traslochi” nello stesso “caseggiato” perché credo che non troverei, comunque, le risposte da me cercate…

Chiara ha detto...

Ivana

a mio avviso l'analisi rigorosa degli elementi "emotivi" a disposizione conduce più ad una insofferenza di Parolisi verso la Perrone che verso la moglie; nulla negli atti d'indagine consente di ritenere che egli si volesse separare; la Perrone stessa conferma che quando parlava della moglie lo faceva sempre in termini positivi, invitandola a non scaricare su Melania alcuna colpa e ancora nelle ultime intercettazioni si ha modo d'udire quanto la ragazza fosse pressante e quanto questo lo snervasse. Eppure nemmeno un minuscolo passo fece mai per andare incontro a lei e contro la moglie. Questo, nella mia opinione, lascia intendere che avrebbe continuato a tirare la corda con l'amante fino a quando questa si sarebbe stufata; piuttosto, se avesse messo a repentaglio il suo matrimonio, sarebbe stata lei a fare una brutta fine! In definitiva, TUTTO negli atti d'indagine mostra come la Perrone non fosse nulla più che un trastullo trascurabile (e infatti quanti bidoni le tirava!) e passata quella ne avrebbe presa una nuova: gli piaceva "godersela", ma non amava le sue amanti e non avrebbe mai lasciato la moglie (e la figlia) per loro...figuriamoci ammazzarla!

Questo, Ivana, io ritengo sia negli atti d'indagine; rileggiti gli scambi tra Parolisi e la Perrone quando le raccontava balle sulla imminente separazione e indicami quali elementi invece consentono di ravvisare una insofferenza verso la moglie; io leggo sempre l'invito a comprendere la "difficoltà" (falsa, dato che non si stava separando) di Melania e la richiesta di non essere ingiusta nei suoi confronti.

Rileggiti poi le intercettazioni del Dekleva e del marito di Dina Dore con le amanti e dimmi se non vedi una differenza lampante: in queste sì che si legge una insofferenza massima nei confronti delle consorti. In quelle di Parolisi MAI.

Ivana ha detto...

Non ho bisogno di rileggere la documentazione agli atti, inerente ai rapporti tra Parolisi e la Perrone, perché, almeno finora, non ho motivo di non fidarmi della mia memoria, anche se non è più ottima come quando ero giovane, comunque la ritengo ancora abbastanza buona.
Avevo già accennato alle parole di Parolisi, durante gli scambi con la Perrone, parole riferite a Melania “Deve sparire dalla mia vita” e avevo accennato anche ad altre parole dette allo zio Gennaro in macchina: “Melania mi umiliava”…
Tra il Parolisi e la Perrone c’era una relazione che durava da quasi due anni e almeno fino al momento dell’omicidio tale relazione era ancora in corso; tra i due ci sono state, come si legge in rete, 5395 chiamate e 4012 messaggini, una media, quindi, di 8,946932… chiamate al giorno e 6,653399… messaggi al giorno nei 603 giorni della loro relazione, iniziata il 2 settembre del 2009 e terminata il 27 aprile del 2011 (giorno che, nel calcolo da me effettuato, ho considerato compreso)
Tante telefonate e tanti messaggini al giorno mi fanno pensare a una relazione da non sottovalutarsi.
Parolisi la chiama amorevolmente “scri” (“scricciolo” interpreto io) quando crede di non essere intercettato e le dice di non mandargli messaggi perché “rimangono scritti”.…


Dalle intercettazioni inerenti al Dekleva e da quelle inerenti al marito di Dina Dore io avevo dedotto che sia l’amante del Dekleva sia l’amante del marito di Dina Dore non erano innamorate PERDUTAMENTE, come, invece, mi appare Federica Perrone e Parolisi pensava di poter contare sull’amante e si arrabbia quando lei non comprende subito la gravità della situazione che sta vivendo lui, ormai sospettato dagli inquirenti; per Ludovica, innocente, è prioritario avere conferme dall’amante, per Parolisi è prioritario farle capire che non può parlare e si irrita come si irriterebbe chiunque se la propria compagna non comprendesse subito la difficoltà del momento e non si adeguasse immediatamente alla priorità ineludibile che era quella di diffondere l’immagine di una vita coniugale felice con una moglie assassinata… Avevo già spiegato dettagliatamente tutto ciò…
Il primo maggio 2011 Parolisi, trovandosi da solo in auto esclama: “Il mondo ti soffoca… Veramente ho fatto questo…(io interpreto: ho commesso un delitto) Sono comunque un bravo ragazzo…”
In seguito, sempre parlando da solo dice, riguardo a Ludovica: “non riesce a capire…mannaggia quel porco di diavolo…”
Poi ancora: “Tutti contro di me…Hanno capito già…” (Io interpreto: hanno capito il movente del delitto)
Con Ludovica, quando sa di essere intercettato dice: “Troverò il modo di contattarti, ma mi devi fare sistemare queste cose…non fare dichiarazioni”.
Prima che Melania morisse, Parolisi scriveva all’amante, riguardo a Melania, più o meno così: Melania deve sparire dalla mia vita; la separazione non è facile, costa troppo perché la legge è dalla parte delle donne…La Perrone insisteva perché, secondo lei, Melania avrebbe dovuto trovarsi un lavoro, in modo che, aggiungo io, contribuisse al mantenimento della figlia…
Ricordo, inoltre, che Parolisi è stato irrintracciabile, al momento della nascita della bambina...
Dov'era, allora, Parolisi e perché non si è reso rintracciabile essendo ben consapevole che, ormai, la nascita era imminente?

Ivana ha detto...

Errata corrige
Leggasi "Ludovica" e non "Federica"

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Ivana,

l'ora del servizio di guardia - l'ho spiegato ripetutamente - comprende pure ore di riposo (4), in cui c'è tutto il tempo per telefonare e mandare messaggini. "Impunemente", dice ? Per forza, quando mai un giudice viene punito per cose del genere, poi ? La dott.ssa Tommolini non mi pare esperta pure di Diritto militare.

Ripeto, mi sappia dire, semmai, se il militare è stato punito per queste dichiarazioni, ed allora crederò, ma a questo punto rimane inutile insistere. Può continuare a credere che una sentinella possa fare i suoi comodi, invece di badare a quello che succede nelle sue vicinanze: a me comunque non entra in tasca nulla.

Semmai - ripeto - che nessuno si sia accorto di un omicidio, più che a disattenzione, pare dovuto a qualche forma di complicità, connivenza, o altro di simile, ma questo dovrebbe essere dimostrato.

Stefania ha detto...

Ivana, scusami ma ora penso sia giunta ora di dare un taglio a queste tue domande. Non sai chi sia "Annika" che ovviamente usa uno pesudonimo tanto ptorebbe essere Pippo, Pluto o Topolino, ma come te ha un IP che è verificabile. Ma non è importante chi sia l'autore dello scritto ma che motivi le sue convinzioni in modo oggettivo. Annika ha usato non solo il bugiardino dello stick usato ma anche studi scientifici sull'argomento, supportati da pubblicazioni MAI CONFUTATE. Tu cosa porti? Il tuo nome, esattamente come lei. Ma a supporto? Fuffa. Le tue convinzioni che non valgono assolutamente nulla. E poco mi importa siano supportate da sentenze che hanno volutamente ignorato dati oggettivi. Chiedi perchè gli avvocati di Parolisi non hanno portato le "argomentazioni di Annika" a supporto della loro difesa. L'ho gia' scritto ed a costo di ripetermi, sarà l'ultima volta, ti dico che anche Parolisi ha paura e probabilmente non puo' spiegare di chi e di cosa.

Non ti basta? Vuoi attaccarti alla saliva di un bacio? Vuoi linberamente interpretare le intecettazioni ambientali dove se Parolisi dice una cosa tu decidi "sicuramente" stesse dicendo altro?

Libera di farlo. Ma stiamo parlando di aria fritta e scusami .... tutto puzza in modo davvero incontrovertibile.

Non sono felice di essere cittadina di una Patria che condanna sulla base della mancanza di un "condannato facile" di difendersi. Mafia, io la chiamo cosi'. Non so come si chiami a casa tua.

Stefania

Manlio Tummolo ha detto...

Per essere ancora più esaustivi e premesso che le norme che seguono riguardavano il servizio militare obbligatorio, mentre oggi vige quello volontario, sicché, se un tempo una certo grado di tolleranza era da ripetenersi possibile, oggi non più, considerando che nessuno può dire "Ero triste e pensavo alla mamma lontana, alla fidanzata, al fratellino, ecc.".

Da Codici Penali Militari e norme complementari", a cura di Giuseppe Mazzi e David Brunelli, ed. Giuffrè, Milano 1993.

" art. 118 Codice Penale Militare di Pace.

Abbandono di posto o violata consegna da parte di un miliatre in servizio di sentinella, vedetta o scolta [i termini cambiano per il tipo di forza armata]. - Il militare che essendo di sentinella, vedetta o scolta, abbandona il posto o vìola la consegna, è punito con la reclusione militare fino a tre anni...".
La norma è confermata dall'art. 72 della Legge n. 121 del 1981 per la Polizia di Stato.

"Art. 119 Militare di sentinella, vedetta o scolta, che si addormenta. - Il militare... che si addormenta è punito con la reclusione fino ad un anno...
art. 120 Abbandono di posto o violata consegna da parte di militare di guardia o di servizio... il militare... è punito con la reclusione fino ad un anno...
Art. 123 Omessa presentazione di servizio - Il militare che, senza giustificato motivo, omette di intraprendere il servizio cui è stato comandato, ovvero di raggiungere il suo posto in caso di allarme, è punito con la reclusione militare fino a sei mesi...".

DPR n. 545/ 1986 Regolamento di disciplina militare.
"Art. 14 Senso di responsabilità .
Il senso di responsabilità consiste nella convizione della necessità di adempiere integralmente ai doveri che derivano dalla cobdizione di militare per la realizzazione dei fini istituzionali delle Forze armate.
Art. 25 Esecuzione di ordini - Il militare deve eseguire gli ordini ricevuti con prontezza, senso di responsabilità ed esattezza nei limiti delle norme di legge e di regolamento, nonché osservando scrupolosamente le specifiche consegne e le disposizioni di servizio...".

Manlio Tummolo ha detto...

Sempre art. 25 Regolamento di disciplina militare:

"... a) astenersi da ogni osservazione, tranne quelle eventualmente necessarie per la corretta esecuzione di quanto ordinato
...
2. Il militare al quale venga impartito un ordine che non ritenga conforme alle norme in vigore deve, con spirito di leale e fattiva partecipazione, farlo presente a chi lo ha impartito dichiarandone le ragioni, ed è tenuto ad eseguirlo se l'ordine è confermato...
Art. 26 Servizi regolati da consegna.
- 1. La consegna è costituita dalle prescrizioni generali o particolari, permanenti o temporanee, scritte o verbali impartite per l'adempimento di un particolare servizio.
2. Il militare comandato in servizio regolato da consegna deve essere perfettamente a conoscenza della stessa, deve osservarla scrupolosamente e farla osservare da tutti. Egli non può farsi sostituire nel servizio senza essere stato regolarmente autorizzato.
3. Tutti i militari devono rispettare chi ha il dovere di far osservare una consegna e devono agevolarlo nell'assolvimento del compito...".

Mi pare che quanto citato basti a chiarire come, in caso di omissione di ordini e violata consegna, se il militare non venisse indagato e punito se responsabile di tali omissioni, in una società fortemente gerarchica, quale quella militare, gli immediati superiori verrebbero di conseguenza coinvolti nella medesima indagine.

Per quanto succede in presenza di militari, mi piace qui sottolineare che l'art. 36 Contegno del militare, c. 3 punto b, asserisce:
" prestare soccorso a chiunque versi in pericolo o abbisogni di aiuto ".

Se ne ricava come il militare, sia o no in servizio, che assista ad un tentato omicidio abbia l'obbligo disciplinare di intervenire a difesa della persona aggredita, con i mezzi e i modi previsti, e non possa in alcun caso recitare la parte del sordo, del cieco, del privo di tatto o di voce, visto che è pure stato considerato abile al servizio militare.

Ancora:

"Art. 44: Orari e turni di servizio. ... c. 3 [questi] debbono essere equamente ripartiti e, per quelli più impgnativi, il personale deve poter usufruire di adeguato periodo di riposo...".

Penso che come atti normativi bastino a dimostrare che, se il militare citato avesse mal eseguito od omesso disposizioni di consegna, considerate inderogabili nella vita militare, sarebbe stato sottoposto ad inchiesta e conseguente processo militare, senza tante questioni e senza lacrime versate.

Capisco che i magistrati civili, di tendenza clerico-marxista, odiano la vita militare, ma nulla possono fare per giustificare in alcun modo le violazioni di norme militari e non spetta affatto ad essi giudicare in modo clemente e "comprensivo" settori non di loro competenza.

Manlio Tummolo ha detto...

Fermo restando che tutti hanno il pieno diritto di presentare tutte le obiezioni che ritengono necessarie, non va comunque dimenticato che Massimo Prati sul tema seminogelina, ad integrazione e conferma di quanto scritto da Annika, ha citato quanto scritto ed asserito dallo scienziato prof. Reich, con tanto di nome, cognome e titoli.

Per cui, Annika a parte, sarebbe opportuno contro-citare nomi e opere di opposta tendenza.

Per cui, volendo sostenere la colpevolezza dell'attuale imputato, sarebbe necessario trasformare l'accusa e le modalità del delitto in maniera diversa, da quanto fatto finora nei due gradi di processo, il che forse stabilirà la Corte di Cassazione.

Come sempre sostengo, tuttavia, mai sperare troppo, mai nutrire certezze, essere comunque pronti ad attendersi pure un'ulteriore conferma, sebbene recenti sentenze abbiano dimostrato che il lavoro processuale precedente può pure essere gettato via.

Io non sono, infine , favorevole a deprecare l'Italia, un'abitudine che, invece di stimolare il miglioramento delle leggi, finisce per giustificare il quasi genetico e atavico attaccamento ad antiche cattive abitudini. Io invece sostengo che l'Italia ha tutta la possibilità di dare esempi al mondo di drastici miglioramenti, purché smetta di scopiazzare i barbari e gli stranieri, ritrovando la sua antica creatività di popolo e di uomini.

Il mondo esterno non è affatto così roseo come lo dipingiamo, né gli orti del vicino più verdi del nostro (se così fosse, per coerenza dovremmo emigrare).

Stefania ha detto...

Già fatto, Manlio.

Stefania

Ivana ha detto...

Stefania, io non mi sono limitata a fornire, privatamente, il mio nome e il mio cognome alla Redazione web di “Oggi” e a Massimo Prati, ma qui li ho anche resi PUBBLICI. Ovviamente non mi permetto di mettere in discussione la scelta di chi preferisce rimanere nell’anonimato, semplicemente ho detto, e ribadisco, di voler prendere in considerazione esclusivamente ciò che compare negli atti (quelli pubblicati!) del processo, traendone le mie personali e soggettive conclusioni inascoltate e ininfluenti. Credo che ogni scelta vada rispettata.
Tu accenni alla “mafia”, ma su quali dati oggettivi la introduci nel processo a Parolisi?
A tuo avviso, allora, Parolisi non parlerebbe perché minacciato? Gli avvocati della difesa e i periti (es. la dottoressa Gino) si sentirebbero minacciati e, novelli “Don Abbondio”, non usufruirebbero della “prova” di un avvenuto stupro? Io credo che se Parolisi fosse stato coinvolto in qualche traffico di armi o di droga, si sarebbe notevolmente arricchito, invece risulta che i suoi risparmi siano semplicemente il frutto delle missioni all’estero.
Comunque, sono d’accordo con Manlio almeno su un punto: c’è ancora il terzo grado di giudizio e la Cassazione potrebbe stabilire che il processo d’ appello è da rifare (proprio come è successo, per esempio, riguardo ad Alberto Stasi e a Raffaele Sollecito - Amanda Knox)…

Manlio Tummolo ha detto...

Un'idea di che cosa si muova dietro questa vicenda può apparire nebbiosamente attraverso ultimi interventi sull'altro articolo. Si cerca perfino di minacciare o intimidire Massimo Prati, qualcosa che - mi pare - non era mai prima avvenuto. Molti interventi cretinamente offensivi vi sono stati, ma toni minacciosi, anche se forse velleitari, no.

Ivana ha detto...

Manlio, perché hai usato l’avverbio “nebbiosamente”?
Perché negli interventi non si sceglie di parlare in modo chiaro ed esplicito?
Da quali parole precise hai dedotto che “Si cerca perfino di minacciare o intimidire Massimo Prati”? Lo ha affermato lui esplicitamente? In quale modo sarebbe stato minacciato e intimorito e da chi? È stata presentata regolare denuncia presso le forze dell’ordine?

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Ivana,

i commenti relativi a queste minacce sono stati cancellati dal blog, ma penso conservati da Massimo Prati per ogni evenienza. Le minacce non erano firmate, a quel che ho visto, se non da tale "CHIUNQUE", ed espresse in forma subdola (del tipo "so dove abiti", il che può significare di tutto). Ad ogni modo Massimo Prati non è persona da impressionarsi per così poco, e non affronterebbe argomenti così delicati se avesse paura. Tuttavia è significativo che qualcuno tenti, non solo di offendere verbalmente il gestore del blog, ma anche di minacciarlo.

Con ciò si dimostra il degrado sociale a cui stiamo arrivando, da un lato; dall'altro che talune discussioni dànno evidentemente fastidio a qualche altro che spera o si illude così di farci tacere.

Stefania ha detto...

Ed ora Ivana, cosi' che tu non perda il filo del discorso, sarebbe davvero cosa buona e giusta se tutti i nuovi commenti fossero in calce al nuovo articolo e non postati qui.


Stefania

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Stefania,

penso che Ivana preferisca scrivere qui per continuità con quanto espresso prima. Il problema semmai sorge per altri se vogliono seguire quanto Ivana scrive.

Questo può capitare con frequenza quando l'argomento generale è il medesimo, però viene trattato in forme diverse o su diverse circostanze.

Stefania ha detto...

Libera di fare come crede, Manlio, ci macherebbe.

Ma chiedere notizie su quanto succede altrove (cioè nei commenti all'altro articolo) facendo la "vispa Teresa" è a mio avviso poco rispettoso di chi altrove scrive e si aggiorna.

Vero, i messaggi "intimidatori" sono stati cancellati ma nei nostri commenti ve ne è traccia.

Ivana non ha letto e chiede spiegazioni in merito .... qui.

Non è luogo. Appunto come tu dici ... ne stiamo parlando altrove.

Puo' decidere, l'Ivana di proseguire qui il confronto oppure di passare oltre.

Ma non trovo opportuno chieda qui lumi su quanto succede altrove, uno spazio pubblico che ha deciso deliberatamente di ignorare.

Spero di essere stata chiara.

Stefania

Manlio Tummolo ha detto...

A dire il vero, cara Stefania - e non per fare l'avvocato di Ivana - lei chiedeva chiarimenti ad una mia nota appunto sui messaggi intimidatori, scritta esattamente prima del suo, e dopo un altro precedente. Ma penso che spetti al gestore del blog dirigere il traffico, non a noi semplici commentatori. Non credo che nulla vieti, se uno vuol leggersi da solo, scrivere commenti anche al primo articolo pubblicato in questo blog.

Massimo, tu che ne dici ?

emax/massimo prati ha detto...

Il blog, Manlio, ha tutti gli articoli, anche il primo pubblicato anni fa, aperti ai commenti in quanto non mi è sembrato giusto chiuderli dopo un tot di tempo, come fanno altri, perché in internet si trovano con relativa facilità e chiunque potrebbe sentire il bisogno di aggiungere un qualcosa di suo.

Quindi, visto che a me giungono tutti via mail (per cui li leggo e se è il caso rispondo), se si parla dell'argomento in questione non vedo per quale motivo dovrei impedire a Ivana o a chiunque altro di commentare sotto questo articolo.

Ciao, Massimo

PINO ha detto...

@ MANLIO,
credo che Stefania volesse indicare ad Ivana che sarebbe stato più agevole inoltrare la sua richiesta di notizie circa i post sotto accusa, sullo stesso spazio della loro pubblicazione, così, come ho fatto io stesso, ritenendolo più adeguato, pur avendo letto i tuoi due commenti, intelligentemente inseriti in calce a tutti e due gli articoli.
Magari i guai fossero solo questi:-) Pino

Antonello ha detto...

@Ivana
Secondo me fai confusione fra scelta di anonimato e di riservatezza, se chiunque non diffonde un nome ed un cognome non e' detto che la motivazione sia che avrebbe scelto di percorrere l'anonimato proprio perche' in rete ha senso relativo diffondere un nome e cognome e perche' non esiste un obbligo ne un'utilita' a farlo.
Che tu abbia pubblicato un nome ed un cognome, senza offesa, non significa nulla e tantomeno che te, come altri dicano cose condivisibili, tuttaltro.
Ed in effetti forse a nessuno frega sapere il tuo, come il mio nome e cognome, anche perche' e' enormemente piu' importante cio' che si dice aldila' dei dati civili ed anagrafici.
Te sei liberissima di essere curiosa del nome e cognome di Annika come lei puo' benissimo rifiutare di darli a te, come a qualcun altro si, decide lei dei suoi dati e non io ne te, ne nessun altro, potrebbe per paradosso darli falsi senza commettere alcun che', e' proprio questo il bello di internet, ti costringe a confrontarti con le sostanze e non con le paternita' o maternita'.
Che te sia o no Ivana Rossi piuttosto che Laura Verdi non cambia una virgola a cio' che dici o scrivi, e lo stesso avviene per Annika., non vedo perche' insistere, se vuoi i suoi dati scrivi a Massimo che lo chieda ad Annika, e poi Annika tramite Massimo ti rispondera'.
Adombrare qua determinati veleni e sospetti e' altamente privo del rispetto per le liberta' personali di base, e' offensivo per la sostanza in generale che si discute e per il rispetto che comunque, aldila' delle idee, va dato all'impegno di Annika, come di tutti in questo blog, profuso nella ricerca della verita'.
Chiedere poi nomi e cognomi dopo il clima di minaccie creato da qualche genio mi sembra proprio non voler capire e vedere solo i propri capricci. inutili.

Stefania ha detto...

Confermo quanto scritto da Pino: non volevo bacchettare Ivana ma solo segnalarle che stavamo ragionando sull'argomento, sotto un altro articolo.

Tutto qui.

Stefania

Manlio Tummolo ha detto...

Carissimo Pino,
certamente i guai non sono questi, però si ha la netta impressione che, spesso, chi non condivide le tesi predominanti sia aggredito in modo irragionevole. Non è certo elegante che qualcuno abbia alluso ad Ivana denominandola "CICCIO CAPPUCCIO", che, stante Google, è un noto camorrista, il che non denota affatto buone disposizioni critiche, ma semmai offensive, e di una certa gravità. Non solo, ma anche additandola come persona da ignorare.

Grazie a Dio, e a Massimo Prati, qui vi è libertà di parola e di opinione, non di insulto o di minaccia. Quindi, che ciascuno faccia le proprie osservazioni e, come ci ha spiegato Massimo, anche nel primo articolo pubblicato sull'argomento, perché se uno vuol scrivere senza risposte, nessuno glielo vieta.

Spero che sull'altra questione tu abbia ricevuto la risposta da parte mia anche via mail.

Anonimo ha detto...

Io avevo capito che "Ciccio Cappuccio" fosse per un altro...mi sarò sbagliato.

Stefania ha detto...

Non so chi sia Ciccio Cappuccio e sinceramente non mi sono neppure presa la briga di comprendere a chi riferisse chi l'ha nominato. Non mi sembrava (e non mi sembra) attinente all'argomento trattato in queste pagine.

Se invece ho dato l'impressione di non volere un confronto con chi la pensa in modo differente a me, me ne scuso.

Con Massimo, con Manlio e con chiunque abbia avvertito nei miei scritti un muro oppure la volontà precisa di ignorare questo o quell'utente.

Non era assolutamente mia intenzione.

Certo, rimane il mio sconforto nel leggere frasi di chi da per assodato quel che assodato non è.

Questo è quanto.

Stefania

Ivana ha detto...

Ringrazio Manlio per la sua correttezza dialettica e morale e ringrazio Massimo Prati per la precisazione.
Confermo quanto scritto da Manlio: quella che io ho ritenuto un’infantile provocazione era proprio rivolta a me…

Per sopraggiunti ulteriori impegni familiari, leggerò il nuovo articolo e i messaggi sottostanti, ed eventualmente commenterò, quando mi sarà possibile farlo…

Per ora concludo, sottolineando di aver reso pubblici, qui, il mio nome e il mio cognome prioritariamente per fugare ogni dubbio sulla mia identità, dal momento che alcuni, nei commenti inerenti alla posta di Giangavino Sulas avevano continuato a insistere (e una in particolare in modo offensivo e con allusioni assurde e non giustificate) nella fallace convinzione di un mio diretto coinvolgimento nella vicenda.
http://www.oggi.it/posta/lettere/2012/11/27/omicidio-rea-quattro-tracce-non-fanno-un-assassino-risponde-giangavino-sulas/
Antonello, non avrei potuto dare, anche privatamente, dati falsi alla Redazione web di “Oggi” e a Massimo Prati, perché avrebbero potuto risalire all’IP del mio computer e smentirmi pubblicamente…
Stefania, come ripeto, io ho espresso il mio punto di vista inascoltato e ininfluente, traendolo dalla lettura di tutte le carte del processo presenti in rete.
Che cosa intendi per "assodato"?
Come ribadisco sono perfettamente consapevole che i processi terminano in Cassazione e ora si è concluso il secondo grado di giudizio e, almeno io, attendo le motivazioni della corte d'appello, motivazioni che giungeranno tra tre mesi circa...

Chiara ha detto...

Ivana

Per tua informazione, casomai ti servisse, ti dico che gli amministratori di blogs e forum NON POSSONO RISALIRE ALL'IDENTITA' tramite l'IP.
Tramite quello possono stabilire che un utente che posti con nicknames diversi in realtà sia sempre lo stesso (o almeno il pc sia condiviso da quegli utenti) e anche collocarlo in uno spazio geografico.
Ma il nome e cognome collegati a quell'IP non li conoscono, è una informazione che giusto le ff.oo. possono acquisire con ulteriori indagini.

Ivana ha detto...

Bene! Già collocare l’IP in un determinato spazio geografico garantisce che avevo detto la verità quando avevo affermato di abitare ben lontano dai luoghi in cui si è svolta la vicenda!
Credo, comunque, che i messaggi privati, tramite posta elettronica, diano una certa garanzia se provenienti da un client di posta ben preciso installato nel computer (e non da una casella postale gratuita).
Infine, sarei completamente d’accordo, riguardo all’eventuale richiesta alle forze dell’ordine, da parte della Redazione web di “Oggi” o da parte di Massimo Prati, di ulteriori indagini…

Chiara, tu sei altrettanto disponibile a rivelare la tua identità?

Manlio Tummolo ha detto...

Allora forse "Ciccio Cappuccio" ero io, caro Anonimo delle ore 10.23 del corrente 9 ottobre 2013, visto che eravamo in pochi a scrivere, e si va quindi per sottrazione. Ma non ha inportanza, di sicuro non mi offendo per simili attributi, tanto sono ridicoli. D'essere addirittura un capo della camorra a Napoli o dintorni, non lo sapevo. Ma non si finisce mai di imparare, anche su se stessi.

Chiara ha detto...

Alla generalità degli utenti no, Ivana, e te non ti conosco per cui di nuovo no; senza offesa beninteso.
Mi sono presentata a Massimo (mi pare il minimo) e ci sono qui un paio di persone alle quali non avrei problemi a presentarmi in privato a condizione di reciprocità.
Ma pubblicamente adotto sempre la cautela di non divulgare le mie generalità e ne ho più volte dette le ragioni professionali e private.
Di dettagli su chi sono, cosa faccio e dove vivo ce ne sono più che a sufficienza, sulla mia qualifica professionale garantisce Massimo e altro non deve interessare per interloquire.

Tu piuttosto, dimmi, come mai questa ossessione per i nomi? Quante cose si possono venire a sapere di te immettendo il tuo nome in un motore di ricerca?
Te lo chiedo perchè io non lo conosco (non ho letto quel commento di cui parli) ma sarei pronta a scommettere che non si conoscerebbe granchè.
Di me invece chiunque (compresi pazzi, stalkers e figuri minacciosi tipo quello toccato a Massimo) saprebbe indirizzo, telefono fisso e cellulare, mail, dove lavoro, con chi e quando, pertanto avrebbe gioco facilissimo a farmi qualche brutto tiro se volesse.
Preferisco i rimedi preventivi a quelli successivi.

PINO ha detto...

@ MANLIO carissimo,
ho letta la tua mail. Tutto chiaro, grazie.
Colgo l'occasione per chiarire, da meridionale quale sono, che Ciccio Cappuccio era una figura dei teatrini ambulanti che rappresentava il furfantello in chiave comica.
Un personaggio creato dalla fantasia dei pupari napoletani. Niente di più.
Non credo, perciò, che possa essere ritenuto offensivo.
Ho notato che Massimo ha pubblicato un articolo sullo spaventoso naufragio di Lampedusa, che andrò a leggere fra poco.
Tu l'hai già letto?
Cordialità, Pino

Stefania ha detto...

Ivana ha già scritto le stesse identiche cose sulla posta di Sulas, piu' di un anno fa'. Ha ottenuto sia l'appoggio di chi come lei non crede nell'innocenza di Parolisi che le stesse richieste che qui sono state fatte, da parte di alcuni utenti di quel blog. Come in quel caso, si è rifiutata di considerare valide quelle che sono prove che la Comunità Scientifica ha dato come sostanziali, motivando piu' o meno con un "per me è cosi'".

Anche oggi io personalmente mi sono sentita presa in giro. E mi spiego: ho chiesto Ivana postasse un suo parere anche sull'ultimo articolo di Massimo Prati sull'argomento. Ha spiegato di essere molto presa e non lo metterei in dubbio se non che ha trovato nuovamente il tempo ed il modo di leggere quel che in questo spazio c'è scritto ma non di fare quanto le avevo chiesto.

Ben inteso, non fosse obbligata ma poteva tranquillamente scrivere "non mi frega nulla, non ne ho voglia" invece si è trovata la scusa delle faccende impellenti.

Sinceramente non mi è piaciuta. Mi sono sciroppata tutto il contesto che l'ha vista tra i commentatori su Oggi, dialogo che non conoscevo.

Mi è sembrato di vedere la copia carbone della stessa Ivana, quella che scrisse a suo tempo in quello spazio.

Questo mi ha fatto decidere che da oggi non le rispondero' neppure piu' perchè a mio personalissimo avviso è come confrontarsi con una tapparella.

Mi ero rivolta a lei in modo sgarbato ed ancora me ne scuso perchè non è nella mia indole ma il succo del discorso rimane il medesimo: non ho desiderio di confrontarmi con chi rifiuta il confronto.

Stefania

Stefania ha detto...

Per Chiara: avrei piacere di poter scambiare con te quattro chiacchiere, privatamente. Se ritieni io possa meritare la tua fiducia puoi chiedere a Massimo i miei dati ed il mio indirizzo mail.

Per Pino: ti ho già detto quanto ti stimo, vero? ;-)

Stefania

Ivana ha detto...

Chiara, io prediligo la chiarezza e ho il dubbio che chi non vuole palesarsi pubblicamente possa non essere super partes…
Tu prova a immettere il mio nome e il mio cognome in un motore di ricerca e ti accorgerai che compariranno subito moltissime mie pagine web e ti renderai conto che sono stata un’insegnante…
Come è prassi consolidata, il mio indirizzo di posta dell’istruzione mi è stato cancellato quando sono andata in pensione…
Stefania, un conto è leggere pochi commenti ai quali rispondere velocemente (basta un minuto) in un discorso già iniziato, un altro è leggere più di due centinaia di commenti sotto un altro articolo…
Comunque, stai tranquilla, leggerò e interverrò appena mi sarà possibile…
Se ti è sembrato di vedere la stessa copia carbone della stessa Ivana, bene, vuol dire che non metti in dubbio la mia coerenza…

Manlio Tummolo ha detto...

Pino Carissimo,

anch'io, in prima battuta, ritenevo questo "Ciccio Cappuccio" un personaggio comico o farsesco, tipo Ciccio Formaggio di Nino Taranto, e l'ho pure scritto. Però siccome sono sempre curioso di capire certe cose, ho digitato su Google questo soprannome, trovando viceversa un riferimento piuttosto inquietante a persona in carne ed ossa, non a un "pupo" napoletano. E anche questo avevo scritto. Se era riferito a me o a chi altro, non lo so, però, se non altro per evitare ambiguità, era preferibile non attribuirlo a nessuno.

Una cosa è chiara dall'ultimo intervento di Stefania: l'ostilità verso Ivana era cosa pregressa. Come si è detto, e Massimo Prati ha confermato, se uno vuol scrivere commenti anche negli articoli iniziali del blog, niente lo vieta. Si legge da solo, salvo che qualcuno abbia interesse a cercarlo e trovarlo proprio in quegli antichi commenti.

Relativamente all'anonimato: se uno avesse veramente intenzione di far del male a qualche altro, lo potrebbe pure fare anche senza dati anagrafici minimi, soprattutto se esercita pubbliche funzioni ed ha un cartello col suo nome sulla facciata di un palazzo vicino al portone. La povera Gobbato è stata ammazzata addirittura da chi (a quel che risulta) neppure la conosceva.

Stefania ha detto...

No, aaaalt! Invana, questo no: non avevo nessuna preclusione, figuriamoci se potessi avere una qualche ostilità nei tuoi confronti! Semplicemente eri un nome nuovo e difatti inizialmente ti ho risposto. Poi ho scoperto (oggi) che avevi già pubblicato le stesse domande e ti erano state date risposte esaurienti proprio su Oggi.it (scusa il gioco di parole).

Ed allora ho deciso che non ho desiderio di confrontarmi con te. Non altro, perderemmo entrambe tempo. Ma credimi, nessunissima ostilità, ora che ho capito.

Quindi ti prego di non attribuirmi nei tuoi confronti, sentimenti che non nutro.

Niente di piu' e niente di meno.

Stefania

Chiara ha detto...

Tummolo

che chiunque possa in teoria pigliarmi a caso per strada o nell'elenco del telefono come "donna x" e molestarmi o farmi del male è scontato, è nei numeri del Fato;

che chi mi conosca per ragioni professionali abbia tutti i mezzi e le conoscenze per trovarmi e farmi la festa se ritenga di avere motivi di rancore, è altrettanto ovvio ed è già accaduto molte volte nel mio ambiente come certamente Lei sa;

come questi fatti incontrovertibili possano vanificare il mio sacrosanto diritto e dovere di mantenere (laddove in mio potere come in questo caso) il più basse possibile le probabilità di spiacevoli incontri personali dall'indistinta e infinita massa degli utenti del world-wide-web, continua a sfuggirmi e non mi capacito che lei non colga questa differenza. E che non capisca che già solo essere costretta a cambiare i recapiti o chiudere la casella mail di lavoro a causa di eventuali molestie costituirebbe per me un danno non da poco.

Quindi, e lo dico a Lei quanto ad Ivana, ognuno si faccia i conti in casa propria e prenda atto delle esigenze altrui.
Il rispetto e il dialogo non passano certo per un nome e un cognome; la questione è solo un'occasione di sterile contrapposizione.
Superata quella ne subentrerebbe un'altra, perchè tutto dipende solo ed esclusivamente dalla buona o cattiva volontà di instaurare un dialogo paritario o meno.

Buona serata a tutti.

Manlio Tummolo ha detto...

La coda di paglia di talune persone si nota dal fatto di vedersi individuate in frasi assolutamente generiche. Chi teme per sé e per obiettive ragioni, teme logicamente sempre, non certo solo su un blog, dove la conoscenza è puramente virtuale e, quasi sempre, neppure fotografica. Non tutti ad esempio pubblicano la propria foto o, meno ancora, immagini in movimento. Dunque, siamo reciprocamente fantasmi, anche quando ci sbraniamo a suon di parole. Ma, come dice il noto proverbio popolare, "can che abbaia non morde", e tantomeno un cane virtuale.

Che io sappia, e qualcuno mi corregga in caso di errore, non mi risulta mai che nei "fora" (plurale latino di "forum") si sia mai trovato un assassino, mentre possono capitare su Facebook o altro social-network, quando all'amicizia virtuale si sostituisce l'incontro fisico. Massimo Prati poi ci confermerà se tra i suoi forumisti c'è stato taluno che abbia assassinato qualche altro.

Chiara ha detto...

se secondo lei il web è fatto di compartimenti stagni è talmente lontano dalla realtà - e dall'evidenza delle plurime incursioni che anche qui avvengono da altri 'dove' - che non ho altro da aggiungere.

se non che quella che chiama coda di paglia è buona memoria e banale capacità di vedere chi crede di nascondersi dietro un dito.

la chiuderei qui, stavamo andando bene e non vorrei regredire.

Manlio Tummolo ha detto...

Io scrivo su INTERNET dal gennaio 2008, su questo blog da gennaio o febbraio 2011. Dico sempre le medesime cose sull'anonimato, "senza nascondermi dietro a dita" o ad aghi di pino, come fa taluno. A me che chiunque usi l'anonimato per i timori suoi, ragionevoli o irragionevoli che siano, non mi fa né caldo, né fresco. Faccia come crede, ma ritengo a buon diritto che - quando si commenta, spesso insolentemente - sui commenti altrui, o quando ci si permette di scrivere per posta elettronica, occorrerebbe svelarsi se si ha onestà morale ed intellettuale, soprattutto se l'interlocutore criticato pone in pubblico i dati anagrafici minimi e necessari. Non ho atteso l'arrivo di illustri ignoti sedicenti avvocati, magistrati o notai per farlo, o reali pulitori di scrivanie giudiziarie, uscieri, giurati, "et similia", o semplici impiegatuzzi con avatar lussuosi (tanto, si vede dallo stile la maturità di chi scrive).

L'ho detto, ripetuto, asserito, declamato, conclamato, proclamato in tutte le salse ormai da oltre cinque anni. Mi pare che in tutti i blog i forumisti firmatari completi siano una minima minoranza, quindi quando qualcuno in modo specifico se la prende per asserzioni generali senza alcun nominativo, siano persone che usano ampie code di paglia per fingersi volpi.

Chiara ha detto...

Ecco, appunto: "dallo stile la maturità di chi scrive".

Dal perdurante gioco dei finti fraintesi, ancor di più.

Infatti il nascondersi dietro a un dito è inequivocabilmente riferito al credere che basti non nominare una persona per non capire che si riferisce a quella;
anche perchè che quella dell'anonimato sia una fissazione antica non c'è dubbio per alcuno, le barbe cresciute a dismisura in merito non lasciano dubbi;
che dall'epoca della comparsa della scrivente tale fissazionee sia ad ogni occasione riproposta a lei in particolare è provato "per tabulas";
che dell'argomento ne stiano parlando tre persone di cui due che si nomano ed una che non intende farlo, non consente margini di dubbio circa quella alla quale vada riferita l'ennesima reprimenda;
se poi si fa riferimento al "fare del male" esattamente come detto da quella precisa utente che, guarda caso, "esercita pubbliche funzioni ed ha un cartello col suo nome sulla facciata di un palazzo vicino al portone" al contrario degli altri due utenti che ne stanno parlando, allora stiamo pettinando le bambole a continuare con la stupidaggine del dire che non c'è alcun riferimento personale.

In definitiva, concordo: più che di dita stiamo parlando di aghi di pino.

E torniamo alla citazione in incipit.

Chiuso il cerchio, chiuso l'argomento.

Ivana ha detto...

Scusa Stefania, ma da quali mie parole evinci che io abbia pensato che tu hai ostilità nei miei confronti?! Avevo già detto che ero presente nella posta di Giangavino Sulas, mai l’ho nascosto, anzi l’ho sempre sottolineato! Credi che l'attacco ad personam, ricevuto in tale spazio web, faccia parte delle “risposte esaurienti”? Credi che il messaggio di Marinella che riporto:

“Scusa Alex
ma proprio non capisco il perchè ti continui ad ostinare a controbattere con
tale “Ivana” che altri non è che ……….., ma forse conosci meglio di me la sua
vera identità. E’ inutile che ti confronti con lei. Puoi anche portargli su un
piatto d’argento il vero assassino reo confesso che lei continuerà a sostenere
la colpevolezza di Parolisi, perchè detta verità le sta comoda per diversi
motivi che non sto ad elencare. Il convincimento, tranquillo, non potrai mai
darglielo ne tu ne nessuno. La rassegnazione le subentrerà, gioco forza, al
processo d’Appello quando Salvatore sarà giudicato non colpevole di tutti i
reati imputatogli.”

sia un messaggio chiaro e non offensivo? Chi credeva io fossi? Perché dovrebbe starmi comoda la colpevolezza di Parolisi?! A mio avviso si tratta di accuse assurde e non ancora giustificate!

Stefania ha detto...

Ivana, mi riferivo a questa frase di Manlio Tummolo, del 09 ottobre 2013 21:30:00, e piu' precisamente: "Una cosa è chiara dall'ultimo intervento di Stefania: l'ostilità verso Ivana era cosa pregressa".

Un'uscita alla quale tu non hai ribattuto smentendo di avere avuto questa impressione.

Riguardo il tuo intervenire sulla posta di Oggi, non ho mai lamentato tu non lo avessi scritto precedentemente: semplicemente ho avuto modo solo ieri di leggermi le 14 pagine di quello "scambio" ed ho riscontrato che sia te che Maura, non avete mai risposto con dati oggettivi alle domande che vi sono state poste. Da qui, la mia decisione di non cercare piu' con te un confronto. Spero di averti chiarito la mia posizione in modo esauriente anche perchè come ho già detto amo il confronto costruttivo ma non quello inconcludente come è quello che io (e non solo) ho avuto con te e con lei.

E con questo spero il discorso sia chiuso, sicura ci sarà chi avrà ancora voglia di leggerti e di risponderti.

Stefania



Stefania

Ivana ha detto...

Come tu, ora, hai IGNORATO COMPLETAMENTE l’attacco ad personam rivoltomi da “Marinella” , perché io avrei dovuto ribattere a una frase di Manlio Tummolo?
Se a lui è risultata chiara l’ostilità tua nei miei confronti, io mi sono limitata a prenderne atto come spunto per una mia riflessione…

Come a te sembra che mi siano state date risposte esaurienti, a me sembra di aver ricevuto un pesante e ingiustificato “attacco ad personam” e risposte per me non convincenti… Punti di vista diversi… Tutto qui.

Anonimo ha detto...

Anonimo ha detto...
ALLE DUE SIGNORE che hanno creduto di essere approdate, pionieristicamente su una isola oceanica da colonizzare, si è profilata solo una grande delusione, che nè le "analisi comportamentali" nè gli spocchiosi paragoni filo-matematici, hanno potuto lenire.
Spiacente, gentili signore, non è questa l'isola che cercavate. il suo terrno respinge ogni inseminazione che vorrebbe inquinarne l'umus.
C. FALCE

Manlio Tummolo ha detto...

Qualcuno ringrazi solo la stima che ho per Massimo Prati, per non rispondere con la mia naturale pesantezza alle dichiarazioni di chi ora si spaccia per donna matura, talvolta per giovane madre infelice con due bambine da accudire, un giorno per avvocato, il giorno dopo per magistrato, sempre e comunque per sapiente, anche se il livello è quello che è, e lo si nota in ogni occasione. Impegnatissima sul lavoro, nondimeno è lì che attacca a grappoli le sue scopiazzate note di commento.
Chiamo a testimoni i vecchi forumisti sul tempo da cui ho fatto osservazioni relative al cattivo uso dell'anonimato, altro che dita e aghi di pino, ben prima che apparisse questa ineffabile donnetta che sente solo il grande bisogno di elogi per sentirsi sicura, altrimenti vomita veleno di rospo. Ci si ricorderà che è da quando è apparsa che litiga ora con Tizio, ora con Caio, usando terminologia da trivio e da osteria degli angiporti. Se non ci sono io, litiga pure con altri.

Ringrazi pure il fatto che oggi INTERNET non mi funzionava, causa - suppongo - perturbazione, e l'odierna tecnologia satellitare euro-americana che si terrorizza per qualche nuvolone. Domani devo alzarmi prestissimo, e non ho tempo di approfondire questioni.

Chiara ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Chiara ha detto...

Ringrazio per avere il beneficio della visione binoculare con campo visivo esteso al periferico.

Ringrazio di essere inserita in un mondo brulicante di vita e pensieri diversi;
di chi lavora in mezzo alla gente e per la gente;
di chi ha una famiglia da accudire e dalla quale essere accudito.

Ringrazio di aver fatto tante eclettiche esperienze e di essere stata molte cose nella vita;
di aver sempre potuto scegliere cosa essere e come esserlo;
di sperare di poter scegliere di cambiare mille altre volte ancora.

Ringrazio di non prendermi troppo sul serio;
di accettare i momenti brutti della vita guardando a quelli belli che li compensano;
di curarmi poco di limitare le rughe sul mio viso e tanto di conservare il fanciullino monello nel mio animo.

Ringrazio di conoscere gli sfaccettati prismi dell'umano;
di amarli;
di ricercarli in me e negli altri;
di non stupirmi che la vita non sia la pagina in 2d di un fumetto in bianco e nero.

Ringrazio per avere tutto questo, perchè mi consente di riconoscere chi non l'ha; al quale il mondo e le persone - quello "tondo che gira e balla" e quelle fatte di tante anime in un corpo solo - continuano ad apparire come mitologiche chimere.

Manlio Tummolo ha detto...

Anche poetessa, a ciascuno il suo.

Almeno tre persone, uguali e distinte (una sorta di Trinità, o meglio di Trimurti), che si dànno il turno a ore come badanti, scrivono sotto un profilo non disponibile (e allora perché lo mette ? per darsi arie speciali).

Si rileggano le rabbiose osservazioni scritte durante l'estate.

D'altronde, come dice il proverbio popolare, chi s'accontenta gode. E' tipico del Poeta, che in greco significa Creatore, inventarsi personalità e situazioni varie e fantasmagoriche, ritenendole e facendole credere Vere.

PS) Bisogna dire che, come poetessa, non è male. Può ulteriormente affinarsi.
Evidentemente le altre due persone sono di stampo nettamente inferiore.

Manlio Tummolo ha detto...

II PS)

Ora che ci penso, mi ricorda la classica preghiera dell'Ebreo rabbino che ringrazia Dio di essere nato Ebreo, rabbino e di non essere nato donna.

Come dico c'è modo di affinare un po' lo stile, non del tutto originale, ma la poesiola non è malvagia.

Chiara ha detto...

Grazie, è piaciuto anche me quando l'ho riletto...è vero che è quasi una poesia e me la sono trovata di fronte agli occhi quasi come una sorpresa, tanto ha rifuggito la ponderazione lasciandosi scorrere dalle dita.

Era dall'adolescenza che non Scrivevo più, mia madre conserva diversi quaderni che mi fa immensa tenerezza rileggere di tanto in tanto. Vinsi anche per tre anni un locale premio di poesia per ragazzi delle superiori, al tempo. Chissà perchè crescendo ci dimentichiamo così spesso di lasciar parlare il cuore; è proprio vero che non è mai abbastanza il tempo che si ricava per sè e per il proprio fanciullino.
Trascorso quel periodo, all'università venne quello dei disegni a carboncino rosso...decisamente onirici a riguardarli...chissà se tornerà anche quell'exploit prima o poi.

Grazie dell'occasione, ritrovare anche quest'anima dopo tanto tempo mi è risultato molto confortante (e confortevole).

Vanna ha detto...

Era ora ragazzi!
Cominciate a dialogare davanti una poesia.

Manlio Tummolo ha detto...

Vanna Cara,

la tua è una fissazione.

Manlio Tummolo ha detto...

E poi il "ragazzo" ha 65 anni compiuti, ormai con una scarpa nella fossa.

PINO ha detto...

@ MANLIO,
non esagerare, ti prego. Se tu ritieni di avere già una scarpa nella fossa, io dovrei considerarmi dentro fino all'ombelico?:-)
Salutoni, Pino

PINO ha detto...

p. s. MANLIO
Io mi sarei sentito ringalluzzito se una signora mi avesse dato del "ragazzo": ma non l'ha fatto.
Ti invidio, sai.
Pino

Manlio Tummolo ha detto...

Carissimo Pino,

non ho il tuo spirito cavlleresco e nel "ragazzo" non vedo nulla di cui ringalluzzire, ma semmai una, per quanto bonaria, presa per i fondelli.

Quello che Vanna non vuol capire (gliel'avevo già detto e duole doverlo ribadire) che vi sono incompatibilità di carattere e di mentalità troppo forti, che non si possono superare, o che - per quanto mi riguarda - non supero.

Quanto poi alle scarpe e agli ombelichi, un proverbio veneto-friulano dice: "Mori più vedei che manzi" (muoiono più vitelli che manzi, e forse più manzi che buoi o tori completi).

Vanna ha detto...

Manlio buongiorno!

Ma si fa per dire!

Per quanto riguarda il "ragazzi", anche io non sono una fanciulla in età verde, ma in certi momenti mi rendo conto che il pensiero è attivo, pronto e creativo, bèh, mi sento come la "vispa Teresa"!

Anche perché ho mantenuto una vitale e inguaribile ingenuità e spesso mi piace "giocare" con le parole, lo faccio da sempre, prima a scuola e ora con i nipoti.

Caro Manlio, l'incedere del tuo pensiero è pacato, incisivo, affonda e pesca nel bagaglio culturale con grande perizia, e non mi pare poco.

Quanti sono i giovani
incartati nella loro ignoranza superficiale che questo non sanno fare?

Quindi quel "ragazzi" questo vuole dire.

Buona domenica.

Vanna ha detto...

Ciao Pino!
Condivido quello che dici!

La vivacità di pensiero, la capacità di interloquire con preparazione e criterio, la dice lunga sulla giovinezza del circuito cerebrale.

Qualcuno disse che le rughe sul volto sono i fiumi delle emozioni vissute.

Parafrasando dico:

I pensieri attivi, nutriti da ricordi, emozioni, riflessioni, sono il vero dono della giovinezza.

Quindi anche tu sei un "ragazzo", siine certo!

Buona domenica.

Manlio Tummolo ha detto...

Ti ringrazio cara Vanna, per i complimenti, ma il problema era del termine "ragazzi" ìnserito in un certo contesto e con un certo atteggiamento che ho pur qualificato "bonario".

Sarà pure il fatto che non mi piaceva essere considerato "ragazzo" nemmeno quand'ero adolescente, visto che non andavo granché d'accordo con i miei coetanei d'allora. Può aver pesato su questo anche il fatto di essere nato, ultimo di quattro figli, da genitori d'una certa età, il che aveva contribuito a formarmi una mentalità da "vecchio", in senso relativo ovviamente.

Vanna ha detto...

Manlio,il mio nipotino più piccolo non ha ancora un anno, ma quando gli parlo mi guarda con uno sguardo così profondo che sembra quello di un vecchio, mi risponde a gesti e balbettii.

Sembra più maturo degli altri e registra ogni movimento.

L'atteggiamento riflessivo di alcuni sembra innato e predisposto alla saggezza che mai è "vecchia".

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