venerdì 19 agosto 2011

Livia ed Alessia. Matthias Schepp, il dito di polvere e lo specchietto per le allodole... d'oltralpe


Sono convinto che il Matthias Schepp sapesse con chi si sarebbe dovuto confrontare una volta rapito le figlie. Lui, ingegnere intelligente e pignolo con la passione per la vela e l'acqua alta, fosse di mare o di lago, non avrebbe mai perso una partita a scacchi con persone a diesel che necessitavano di un buon riscaldamento prima di partire. Persone che una volta in moto, e dopo aver messo la prima, hanno inserito la retromarcia e fatto una svolta ad "U" cambiando strada. Come poteva perdere? Era certo che sarebbe bastato alzare un dito di polvere, davvero non ne è servita tanta, per far sì che ogni rispettabile procuratore svizzero o francese "andasse in bambola" e prendesse la strada delle ricerche per individuare due corpi morti anziché quella delle indagini per trovare due bimbe vive. Ed il suo piano, a ben vedere, non era neppure così geniale dato che bastava "continuare a credere ad un depistaggio" per andare a cercare nel punto giusto. Non servivano "geni dell'intelligence", non servivano super-investigatori alla Poirot, sarebbe bastato continuare a ragionare nella maniera migliore e continuare a farsi buone domande quali, ad esempio: "Perché lo Scheep è andato a fare bancomat diverse volte in una giornata? Perché gli servivano soldi? Dov'erano le figlie fra le 10.00 e le 15.00 del 31 gennaio mentre faceva il tour dei bancomat di Marsiglia? Morte nel baule dell'auto o in casa di un amico/a?". A queste sarebbe bastato dar semplici risposte: "No, soldi ne aveva e non gli servivano visto che quelli ritirati li ha spediti alla moglie". Ed ancora: "No, nel baule no perché i cani molecolari non hanno rinvenuto l'odore tipico dei corpi morti. Con qualcuno conosciuto invece potevano essere... forse".

Ma in terra elvetica non hanno ritenuto giusto continuare a porsi domande e a darsi risposte, dopo i primi quindici giorni, in cui sembrava avessero imboccato la strada del depistaggio, hanno preferito puntare tutto sul figlicidio, sulle valige gettate a mare, ed ora solo un colpo di fortuna, o una nuova inversione di rotta da parte di un nuovo procuratore, potrebbe riuscire a riportare il caso sui binari giusti. E non c'è nulla da fare perché dopo sette mesi di esperimenti investigativi il risultato, pur nella speranza non sia così, sta a zero e chissà quanto ci sarà da aspettare prima di avere risposte. Ed in attesa di queste noi possiamo confrontarci con loro e ragionare per capire se la dinamica messa in essere nei primi due giorni fosse foriera di qualcosa di diverso da quanto ancora oggi pensa la maggioranza dell'opinione pubblica e la procura di Losanna. Parliamo ad esempio degli strani prelievi di contanti. Dal momento che non gli servivano soldi per quale motivo passare in diversi bancomat francesi per prelevare settemilacinquecento euro? "Era pazzo", questa la risposta adottata dagli inquirenti d'oltralpe dalla metà di febbraio in poi. Ma in quel momento pazzo non lo era affatto dato che non s'era ancora suicidato e nessuno, neppure oggi, può sapere se davvero già pensasse ad un gesto estremo, gesto avvenuto a quattro giorni di distanza. E che non lo fosse lo ha dimostrato nella prima lettera in cui lui stesso si dava del "pazzo" diagnosticandosi, a favore di altri, una malattia che lo avrebbe portato a gesti inconsulti. Ed infatti è stato a causa del suicidio che si è usato questo termine, se fosse sparito invece di farsi ritrovare morto nessuno avrebbe mai usato la parola "pazzo". 

No, lo Schepp non era "folle" in quei giorni perché la sua strategia, allora intuita in sede di indagini ma poi abbandonata, è risultata persino puerile. Ha semplicemente messo in atto il più classico dei depistaggi fungendo da "specchietto per le allodole" per attirare tutto e tutti su di sè e lasciare campo libero ad altri. E se lui era lo specchietto immaginate voi chi fossero le allodole. Eppure già a quindici giorni dal il rapimento non sarebbe stato così complicato capire e perseverare. Lasciamo perdere il primo tratto di strada, in cui è altamente probabile sia passato all'aeroporto di Lione (si è detto ci fossero spunti interessanti, un aereo proveniente da Fiumicino ed altri partiti per zone lontane... ma chi ha controllato?), ed anche il secondo, quello che lo ha condotto a Montelimar, cittadina in cui è rimasto fino alla mattina del 31 gennaio e da dove ha imboccato l'autostrada per Marsiglia (ed ancora nessuno sa se abbia dormito e mangiato in quelle 12 ore, ma se a Losanna sono convinti che abbia buttato le figlie nel Mediterraneo...), e ragioniamo sui momenti successivi. Alle 10.05 era all'interno del parcheggio ed è stato immortalato dalla video-camera di sicurezza mentre usciva "solo" per andare ai bancomat in quanto, per logica è così, voleva lasciare tracce del suo passaggio. Perciò si è fatto vedere perché voleva farsi vedere e dare a tutti la sua posizione (quando non ha voluto darla nessuno ha saputo dove si trovasse).


Fatta questa prima mossa, per sicurezza, ha spedito i soldi a casa della moglie, fosse mai capitato non avessero neppure controllato gli estratti conto almeno avevano un timbro su cui lavorare. Poi è tornato all'auto, erano le 15.05 (foto a lato) ed aveva con sé uno zainetto dove è probabile avesse infilato il denaro (possibile nessuno sia riuscito a trovare neppure il venditore dello zaino?). Una volta all'esterno ha acquistato tre biglietti per la Corsica, biglietti con tanto di nome e cognome delle figlie... per quale motivo? C'è da chiederselo perché in Francia mai è stato filmato con le bambine, né per strada né in auto, e se fossero state ancora con lui c'era da capire dove le avesse lasciate mentre perdeva ore a prelevare. Da un'amica o da un amico di Montelimar? Impossibile, il tragitto è di quasi due ore e non avrebbe fatto a tempo ad andare a prenderle e tornare prima della partenza del traghetto. Quindi da amici di Marsiglia? In questo caso ci sono persone che lo stanno coprendo ancora oggi nonostante sia morto, persone che odiano Irina Lucidi, la madre, come la odiava Matthias Schepp e non vogliono sappia che fine hanno fatto le sue figlie. Andiamo oltre e passiamo all'imbarco sul traghetto.

Qui l'ingegnere si è superato quando, registratore alla mano, di notte ha sparso il pianto nella cabina. Avete mai viaggiato su quei traghetti? Siete mai stati nelle cabine in cui i rumori si mischiano al movimento ed al sottofondo del mare? Quel mezzo pianto ha sbizzarrito i ricordi e c'è stato chi ha detto di aver visto una delle gemelline giocare sugli scivoli e sulle altalene. Ripeto, avete mai viaggiato su quei traghetti? Lo avete mai fatto con due figlie di sei anni partendo col buio ed arrivando col buio? Lo Schepp ha voluto far credere agli inquirenti di averlo fatto ma chi gli ha consegnato la chiave della cabina ha visto solo lui. Che motivo aveva per non portare le figlie con sé? Dov'erano Livia ed Alessia mentre girava il traghetto da solo andando a prendere la chiave? Perché nessuno dei 32 membri dell'equipaggio le ha viste? E' credibile che due bimbe si siano mimetizzate in quel frangente? Le aveva già buttate a mare? Nei momenti iniziali della traversata è impossibile gettare valige in mare senza essere notati. Non voleva si sapesse che erano con lui? Ma se aveva fatto i biglietti a nome loro... erano con un o una complice? Ed allora basterebbe controllare tutte le persone imbarcatesi quella sera. Erano ai giochi? Di solito questi sono a pochi metri dalla sala ristorante, dove in quell'orario vanno a mangiare la maggioranza dei passeggeri, eppure solo una delle gemelline si dice sia stata vista, l'altra dove si trovava? C'erano solo loro di bimbe a bordo? Perché lo Schepp e le figlie non hanno cenato e si sono isolati? Io credo che fra il vederne una e il non vederne due è più facile credere che la bimba vista giocare fosse senza sorelle e che a bordo Livia ed Alessia non ci siano mai state.

Ed il tutto verrebbe confermato dalla istantanea sparizione totale. Come all'imbarco anche allo sbarco nessuno li nota, il Matthias e le figlie diventano ombre che solo una attempata signora dichiara di aver visto. Erano, dice, assieme ad una donna bionda che, foto alla mano, riconosce in Katia Iritano. La povera Katia invece verrà trovata morta, era caduta in una scarpata a poche centinaia di metri dalla casa dei genitori, in Svizzera. Ma torniamo alle ombre. Tre ore e mezza occorrono per attraversare la Corsica ed arrivare a Bastia, ma le ombre non mangiano, non si fermano mai, non lasciano briciole in auto e restano invisibili per ben quattordici ore. Nessuno le vede, nessuno le nota. Un nuovo mistero degno di Filitosa, il sito preistorico alle porte di Propriano in cui lo Schepp si sarebbe potuto rifugiare per sfuggire agli occhi indiscreti dei corsi. Però l'occhio indiscreto non infastidisce più alla partenza da Bastia quando, riapparendo, l'uomo acquista solo un biglietto per sé. Ma a quel punto non serviva più restare nascosto, a quel punto la strategia aveva funzionato; ed infatti per mesi si sono cercate le bimbe in Corsica quando apparve chiaro da subito che in Corsica, così come a Marsiglia ed anche a Montelimar, Livia ed Alessia con quel viaggiatore nomade del padre al 99,9% non arrivarono.

Viaggiatore nomade perché poi s'è perso un'altra volta, questo dimostra che quando voleva nessuno lo poteva trovare. Sì, qualcuno ha detto di aver visto l'auto sporca, ma parcheggiata con nessuno all'interno (e chissà se qualche controllo in zona l'hanno fatto), ed una video camera l'ha fotografato a Ventimiglia mentre attraversava il confine con l'Italia, ma oltre a queste per un paio di giorni niente altro se non uno spensierato pranzo a Vietri sul Mare condito da chiacchiere. Chiacchiere che se al momento potevano sembrare normali e motivate da un quadro appeso alla parete, ad oggi paiono un volersi mostrare, un volersi far riconoscere per far capire che lui le bimbe non le aveva più con sé. E la lettera finale, quella in cui senza dirlo, forse non è mai stato un bugiardo, ha insinuato che le figlie fossero morte, è stata la ciliegina sulla torta amara regalata ad Irina. Ed ora che la saliva nel portabagagli si è scoperta essere insufficiente per poter dire che almeno una delle bimbe è stata avvelenata ritorna tutto in ballo, sia il viaggio a zonzo che le domande: "Dove sono Livia ed Alessia? Chi le cerca e dove le si cerca?"

Ci sono stati uomini che hanno pubblicizzato il loro volto al momento delle indagini, chissà se ci sono ancora e se di vere indagini si può parlare, uomini che sono spariti alle prime difficoltà e che oggi restano nei loro uffici quasi introvabili. Uomini buggerati per mesi e mesi dallo Schepp che con un piano da nulla ha creato un caos mentale per alcuni incolmabile. Ad oggi lui sta vincendo, pur se forse da morto, loro stanno perdendo e non vedono l'ora di gettare la spugna e tornare negli spogliatoi. Un poco di polvere ed uno specchietto per allodole è bastato a far naufragare chi avrebbe dovuto tenere il "timone a dritta" ed invece ha virato finendo impantanato nella melma. Peccato che a rimetterci siano state due bimbe ed una madre.




 Leggi gli ultimi articoli sui casi di:
Livia ed Alessia


16 commenti:

Mercutio ha detto...

Le tue argomentazioni sono logiche, ma aumentano i punti interrogativi.
Sono convinto che le gemelline non abbiano mai lasciato la Svizzera. E fino a questo punto siamo d'accordo. Le varie "manovre" sono state tutte dei depistaggi: anche quì d'accordo.
Restano, solo due possibilità, secomdo me:
1)Le bimbe sono state affidate (vedi aeroporto e aereo)
2)Le ha avvelenate e seppelite nelle vicinane della sua residenza, dopo aver scelto il luogo adatto, (vedi scarponi infangati) il pomeriggio che lasciò le bimbe dal suo vicino, e prelevandole dopo poche ore, per...portar a termine il suo piano.
Ciao Merc.

Anonimo ha detto...

resta sperare che siano ancora vive..
ma i famosi segugi della polizia internazionale, non sono stati interpellati?
@_@

Sira ha detto...

Cuore di mamma (dedicata ad Irina)

...E mentre ti perdi
nei labirinti della mente
ti sorprende la luce dell'alba
che timida filtra
nelle stanze vuote.

Quelle stanze
che un tempo
non lontano
urlavano di vita

Ora è silenzio intorno

Un silenzio
assordante
incessante
impietoso.

Solo un rumore
si ode ancora:

è il battito di un cuore

il cuore di una mamma
che pulsa e non s'arrende

che aspetta con fervore
che in quella casa
ritorni l'Amore

Marco ha detto...

Supponiamo siano vive, da qualche parte. In questo caso io mi chiedo: come è possibile tenerle nascoste? Insomma, è verosimile che siano andate ad abitare da qualche altra parte senza destare sospetti, ad esempio da parte dei vicini (o comunque, in un modo o nell'altro, di un'intera comunità), che si vedono spuntare due bambine praticamente dal nulla? Pure ipotizzando che gli ipotetici vicini non abbiano mai sentito nulla di questo caso (cosa improbabile dato che mi pare il caso abbia avuto una risonanza internazionale). In breve, come è possibile, in una vicenda come questa, dare una vita "normale" alle bimbe in un nuovo contesto?

Anonimo ha detto...

forse, prima di tutto dividendole, dopodichè tingendo e tagliando i capelli sia all'una che all'altra, dandole in affidamento a due ben distinte e separate coppie.
anche se francamente far comparire un bambino dal nulla, dal punto di vista burocratico, è impossibile.
è anche vero che non ce lo vedo un padre affidare le proprie bimbe ad una tratta di minori, nè venderle a zingari, che non vengono (ingiustamente) sottoposti a censimenti o controlli su quanti e quali figli abbiano.

Anonimo ha detto...

Sono bambine di 6 anni, molto sveglie e bilingui. Anche a dividerle, tagliare e tingere i capelli, bisognava fare loro una dose da cavallo di ECT per fare dimenticare tutto. Anche il loro nome.
Questo va bene come capitolo a episodi del regime sovietico degli anni 50 per dissidenti.....
Nella realtà purtroppo temo non ci siano più ...
Sono reduce da un lungo viaggio in Corsica ed ho notato quanti cimiteri ci siano vista mare .
In località pinarello è addirittura sulla spiaggia e prospiciente una scuola di vela...
Non ho potuto fare a meno di pensare alle bambine.
Con enorme tristezza

Paola

Ziva ha detto...

Secondo me, amando le bimbe e volendo punire la moglie non le avrebbe mai lasciate a degli estranei, a dei nomadi o al primo che passava. Se le ha affidate a qualcuno (come speriamo tutti) deve essere necessariamente qualcuno che coindivide con lui l'idea di punire la sua ex moglie in questo modo.
E non dico altro... posso solo dire che condivido le idee che Massimo ha espresso in altri post a proposito di questo argomento.

emax/massimo prati ha detto...

Scusate ma sono tornato solo ora.

Prima di scrivere questo, ma soprattutto altri articoli su Livia ed Alessia, ho fatto una ricerca mirata sui giornali mondiali, intendo di tutte le nazioni progredite, ed allontanandosi dall'Italia, dalla Svizzera e dalla Francia, ci si accorge che Livia ed Alessia sono praticamente sconosciute. Un articolo, e dico uno, dedicatogli dal maggiore giornale americano, qualche blog fra tutte le nazioni dell'America del Nord, cinque fra i vari canadesi, in Messico ed in sud America neppure hanno ricevuto la notizia, figuriamoci in quegli isolotti del Pacifico dov'erano state in vacanza per Natale, ed in Australia neppure una riga, come in Asia d'altronde.

Ma avvicinandosi non è che la situazione migliori. In Gran Bretagna due articoli ed un trafiletto, in Germania un paio di articoli, in Spagna un articolo, nei paesi dell'est nulla di nulla.

Inoltre, questo non bastasse, ho parlato con uno psichiatra infantile che mi ha confermato che usando le parole giuste col tempo i ricordi sbiadiscono e possono anche cancellarsi. Come esempio mi ha parlato del bimbo di sei anni rapito dal padre e portato in Marocco alla fine degli anni '80, è un caso trattato da "Chi l'ha Visto", che rintracciato un anno fa, credo ora abbia più di trent'anni, ha detto di non ricordarsi nulla di quel periodo, se non a sforzarsi forse della nonna, ma che comunque ora che sa di avere parenti in vita, gli avevano detto che la madre era morta in un incidente, tornerà per conoscerli.

Quindi quanto ho scritto è più che possibile ma non pretendo di cambiare nessuna convinzione, c'è chi le pensa morte e sepolte (bisognerebbe capire dove) e chi come me crede fermamente siano vive. Fra l'altro ci sono paesi dove l'interpool non è convenzionata e dove poco davvero ci vuole ad avere una carta di identità originale... anche ad Haiti (ma è solo uno dei tanti), dove è nato il presidente americano Obama, con pochi spicci diventi regolare.

E, volendo essere ancora più precisi, basta digitare su internet:

http://viaggi.globopix.net/blogperviaggiatori/tutti-i-post/nuova-vita-con-documenti-falsi

poi passate a:

http://www.fluxcard.com/

ed alla fine guardare su you tube i video di chi se l'è fatta inviare davvero per scoprire che non vi è differenza alcuna fra una autentica ed una falsa.

Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

Premesso che B. Obama e' nato a Honolulu - Hawaii.... Ma poco male ad Haiti faranno anche tutto quello che ha scritto lei
Non so con quale psichiatra infantile abbia parlato ma quali parole giuste possono cancellare delle tracce mnesiche importanti quali la perdita di entrambi i genitori se seguiamo la sua ipotesi?
Si tratta di bambine estremamente civilizzate e forse con un QI piuttosto buono. Pertanto non credo sia possibile gestirle cosi' facilmente da persone mai viste o conosciute ( o pensa che con una vacanza al mare di 10 gg. si diventi quasi parenti ??),come due cagnolini, che sono anche loro perfettamente di ritrovare i propri congiunti
L' episodio che lei riferisce di un bambino rapito dal padre e portato in Marocco non lo conosco ma ha una gran bella differenza : il padre gli aveva raccontato che la madre era
morta e certamente ci aveva creduto. Poi, presumo, sara' stato affidato a persone che conosceva.....
Sa piacerebbe anche a me che le piccole fossero vive e
che un giorno proprio per quei ricordipossano ricomparire.
La speranza e' l'ultima a morire.....

Paola

Anonimo ha detto...

Dimenticavo e di questo posso dare testimonianza diretta che La CBS , che e' la tv piu' vista negli Usa ha trasmesso varie volte sulla vicenda Schepp.
D' altra parte entrambi i genitori lavoravano per una importantissima multinazionale e la madre ha giustamente usato tutti i mezzi a disposizione.
Paola

emax/massimo prati ha detto...

Mi scusi il ritardo Paola ma è un periodo in cui sono molto impegnato.

Probabilmente di quanto ho scritto nei mesi su Livia ed Alessia lei ha letto poco perché mai ho scritto che il padre le abbia consegnate a degli sconosciuti.

Le do ragione per quanto riguarda le bimbe civilizzate che faticherebbero con persone mai viste, su questo non c'è alcun dubbio, ma io non ho ipotizzato questo quando ho parlato con chi se ne intende e, le ripeto, io mai ho pensato né scritto siano con degli sconosciuti.

Per quanto riguarda la CBS ed altri canali via cavo, anche canadesi, l'ultimo dei vari "speciali" di cui parla mi risulta essere andato in onda il giorno 11 febbraio, in Canada uno mi pare il 14, ed in entrambi s'è parlato della lettera in cui si disse che aveva scritto le aveva uccise, anche se lo Schepp mai ha usato questo termine scrivendo che "riposavano in pace e che non avevano sofferto".

Ho sbagliato quando ho scritto Haiti, avevo fretta e non ho ricontrollato il post, ma la sostanza di quanto intendevo non è stata comunque modificata.

La speranza è l'ultima a morire anche per me... credo si sia capito.

Massimo

Anonimo ha detto...

però anche farle portare così lontano è complicato.. avrebbero trovato qualche traccia, un sito internet, qualcosa. e invece niente.
@_@ tatz

Anonimo ha detto...

Alla fine siamo sicuri che il corpo arrotato e maciullato a Cerignola-Campagna fosse proprio dell'ingegnere?

Anonimo ha detto...

se Irina Lucidi ne è sicura, siamo sicuri, si.

Anonimo ha detto...

ed è proprio la certezza che il padre è morto suicida che ci dà la (tristissima) certezza che sono morte anche le bimbe : infatti, mai lui le avrebbe lasciate a persone losche o dubbie o preso il rischio che un giorno, anche lontano, potessero venire ritrovate e riportate dalla mamma. E' la moglie che voleva colpire al costo della sua stessa vita e di quella delle bimbe, perchè era Irina la vittima di quest'orrenda messa in scena. Tutti raccontano quanto bene il padre volesse alle bimbe ma sono balle... Lui amava la sua vita perfetta e Irina gliel'ha tolta. Lui si è vendicato. Un pazzo, un malato di mente così come lo conferma Irina nell'articolo di Oggi.

Tristissima storia ma smettete di fantasticare sulle bimbe che vivono nascoste chissà dove... bisogna mettersi in mente di ritrovare i corpi se possibile (perché se le ha buttate in mare, dimentica) - affinché la povera mamma abbia delle risposte vere e non scenari da giallo senza fondamento.

Anonimo ha detto...

Mah ... di un corpo arrotato e maciullato da un treno in corsa a 150km/h non penso rimanga tanto da essere riconosciuto da qualcuno, tanto meno dalla moglie. Da quello rimasto penso bisognasse fare una comparazione del dna con quello di un consanguineo. Non so se è stato fatto.

Se voleva colpire la moglie ho idea che l'avrebbe colpita fisicamente molto duramente. E una persona come Schepp, che ha ideato tutto questo, avrebbe fatto in modo di non ritrovare nulla della moglie.

V.