martedì 10 maggio 2011

Salvatore Parolisi ora è un uomo che cammina sul filo del rasoio

Tante informazioni in questi giorni sono giunte dai media sul marito di Melania Rea. Vere? Non vere? Difficile da capire anche se tutto porta a giudicare quale vergognoso bugiardo il padre della piccola Vittoria. Una amante, due amanti, tre amanti, una sfilza di amanti, ecco quanto ci dicono le cronache e su questo, che non è detto essere la vera verità, si deve ora ragionare parlando in ipotesi. La stampa da qualche giorno ha aumentato la cautela scrivendo che la posizione dell'uomo è in bilico ma non ancora compromessa. E ciò è il segnale che indica quanto sia difficoltoso inserirlo sul luogo del delitto all'ora del delitto. Ma le sue presunte menzogne, se reali, possono rivelare una doppia personalità, un suo diverso modo di agire in base alle situazioni, agli eventi, e, quindi, possono portare ad un quadro totalmente opposto a quello inizialmente delineato. Non più il marito affettuoso, nonostante le coccole continue fra lui e la moglie (anche e specialmente in pubblico), non più il padre che soffre per la figlia rimasta senza madre, ma una sorta di piovra dai mille volti capace di mentire a comando e per convenienza.

E chi ha creduto alle sue parole, ai suoi pianti, io in primis, ora deve interrogarsi e chiedersi se il suo comportamento fosse davvero sincero e, sempre ammettendo non lo fosse, se valeva la pena spendersi per una persona menzognera. Entro oggi, finalmente, sapremo se questa voglia di menzogna è nella normalità per il caporalmaggiore. Dalle 17.00 di Martedì, infatti, è in corso l'interrogatorio, spesso annunciato e mai avvenuto, che dovrebbe fugare parte dei dubbi. Se dovesse prolungarsi fin oltre la tarda notte, fin quasi la mattina, ci sarebbe, indirettamente, la conferma di una linea molto ambigua del Parolisi. Una linea ancora non completamente chiarita che, al contrario, non esisterebbe se dovesse tornare a casa da uomo libero prima o poco dopo la mezzanotte. Si è arrivati, perciò, ad un punto forse cruciale. Un punto che dovrà stabilire se gli indizi raccolti contro di lui esistono, e sono univoci, o sono un frutto poco maturo che non hanno valenza all'interno dell'omicidio. Un frutto amaro gettato al vento da quella parte di stampa votata allo scoop. Le parole di Meo Ponte, uno dei maggiori ed esperti giornalisti del panorama nazionale, "ci sono cronisti che mettono in circolo notizie prive di conferme e senza alcuna base", dette un paio di giorni fa, non lasciavano adito a dubbi su quanto stesse avvenendo ad Ascoli. Però pare abbiano sortito l'effetto sperato e, parlo dei suoi colleghi più giovani, chi prima sparava ora punta la pistola contro il sospettato in maniera blanda e senza usarla.

Buon per tutti se si continuerà di questo passo. Passo che non è solo quello intrapreso dalla stampa ma è anche quello sin dall'inizio calcato dai pubblici ministeri ascolani. Uno su tutti è il procuratore Umberto Monti che, senza crearsi e volersi creare la possibilità di averne vantaggi, lavora in maniera pressoché perfetta non lasciando nulla al caso e nulla di intentato. Se pensiamo che da stamani è in viaggio per cercare di capire qualcosa in più, che prima è andato al Ris di Roma poi a Somma Vesuviana, se pensiamo che in nessuna delle feste e delle domeniche passate dopo il ritrovamento del corpo, e sono state diverse, ha mai smesso di spremersi ed operare nella ricerca della verità, dobbiamo ammettere che la sua è una vera "dedizione al lavoro", quasi una missione. Inoltre i suoi passi non sono mai avventati e le sue mosse non sono né banali né facili da comprendere. Altre procure probabilmente il Parolisi lo avrebbero già inserito nel registro degli indagati, in alcune forse anche arrestato, in tal modo autorizzando il tiro al colpevole che, in caso di arresto, la stampa non esiterebbe un solo istante a fare.

Ma il procuratore Monti nel cercare di salvaguardare questo aspetto non da l'idea sia un sintomo di debolezza ma, al contrario, un sintomo di astuzia investigativa molto fine. Se il marito di Melania fosse indagato, infatti, si potrebbe avvalere della facoltà di non rispondere e renderebbe arduo una ricostruzione, al limite da demolire se falsa, ed anche un profilo psicologico della sua personalità. Personalità che, per come è stata dipinta, oggi non pare essere quella di ieri. Insomma, col suo comportamento esemplare il Pm sta esplorando a fondo il mondo in cui si muoveva la coppia. E pur anche non fosse quella la pista investigativa giusta escluderla lo avvantaggerebbe nella ricerca della verità. Certo che se tutto venisse confermato ci troveremmo di fronte ad uno scenario desolante fatto di rapporti sessuali fra istruttore ed allieve e forse anche da connivenze all'interno della caserma. Uno scenario squallido che difficilmente si potrebbe dire isolato e che farebbe riflettere su quelle basi militari in cui operano anche donne.

Un pensiero in fondo lecito che nessuna smentita, fosse la realtà quella che si dice vivesse Salvatore Parolisi al 235° Reggimento, potrebbe modificare. Un pensiero lecito che renderebbe i militari, quelli fino ad ora amati e rispettati per quanto possono trasmettere alle persone in termini di dedizione e serietà, identici a quei semplici impiegati che in ufficio hanno rapporti sessuali con le colleghe di lavoro. Sarebbe, a mio modesto avviso, il ridimensionamento di una categoria fino ad ora al di sopra di ogni sospetto. Una categoria che dovrebbe dare l'esempio. E se un rappresentante di questa categoria avesse ucciso la moglie, perpetrando in fondo un crimine assurdo che non avrebbe un vero movente ma solo una parvenza di movente, meriterebbe di finire i suoi giorni nel più totale isolamento. Isolamento che gli desse modo di pensare, per oltre trent'anni, al male fatto non tanto alla donna, ormai morta, ma alla figlia.

Io spero di no, soprattutto per la bimba che si vedrebbe togliere la madre e il padre nel giro di qualche giorno, ma se il Parolisi avesse ucciso, magari partendo per Ripe subito dopo la telefonata indirizzata da Melania alla madre ed arrivando prima delle 14.10 (se ha mentito in un caso potrebbe aver mentito sempre e in tutto), vorrebbe dire che l'aria in Italia si sta facendo irrespirabile, che l'essere umano ha in sé un gene da debellare. Io spero di no, me lo auguro per Vittoria, e fino a quando non ci saranno verità giudiziarie continuerò a sperare che Salvatore Parolisi non sia neppure quel bastardo mentitore che ci hanno descritto. Io spero di no, ma se ne avesse dette devo dirgli che le bugie mi infastidiscono e chi le dice non mi ha mai fatto una buona impressione.

A questo punto spero in chi ha dimostrato di saperci fare, in chi ha dimostrato di essere in gamba, in Umberto Monti e negli analisti del Ris di Roma, solo loro possono farci conoscere almeno parte della verità. E forse in giornata già qualcosa in più sapremo.


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6 commenti:

CFamoscio10 ha detto...

abito in Brasile e leggo sempre i tuoi attenti e mirati commenti , questa storia non é finita ma tutto indica che questo Parolisi c´é dentro fino al collo ,come tu non Immaginavi o forse responsabilmente non volevi crederci, Massimo ,ma ognuno ha le sue sensazioni . Sensazioni che sono sicuro hai azzeccato sulle gemelle Schepp perché pure io la penso come té nel credere che sono vive , speriamo almeno questo che stiano bene in questa miriade di casi inrisolti
ciao Luca

Giacomo ha detto...

Sai Massimo che cosa penso?
Che nel caso di Ascoli si va coi piedi di piombo, e giustamente, nell'addossare la responsabilità di un omicidio, partendo da un movente basato su rapporti erotici extramatrimoniali. In questa circostanza ad essere interessato è un uomo.
Ma se ad essere interessata fosse una donna?

Tanto per cambiare, prendiamo il caso di Avetrana. Sai, la lingua batte dove il dente duole...
In molti colpevolisti nei riguardi di Sabrina e forse anche fra gli addetti ai lavori, c'è un pregiudizio neppure tanto velato. A Sabrina, senza dirlo esplicitamente, non si perdona una condotta "morale" ritenuta spregiudicata, da cui s'inferisce una capacità criminale e dunque una quasi certa condotta omicida. Anzi per taluni il quasi viene tranquillamente ignorato.
Non può sfuggire infatti che nei vari documenti del gip e del riesame, che giustificano la detenzione in carcere, vengono integralmente riportate, perché vengano rese di pubblico dominio, certe testimonianze, immagino fortemente sollecitate, che si addentrano in argomenti pruriginosi e che occupano pagine e pagine.
Naturalmente erano in due, ma Ivano viene dipinto come un gentiluomo e Sabrina all'opposto come una poco di buono, anzi addirittura come una che uccide proprio per vendetta del presunto scandalo che ne sarebbe derivato.
Sarà perché Sabrina è donna e Ivano "masculo jè!".
O la mia è un'impressione sbagliata?
Ciao.

Giacomo

Giacomo ha detto...

Ieri a tarda notte mi sono sintonizzato su rai uno proprio mentre si è afflosciava di colpo tutto il baraccone montato su da "Porta a porta" e l'indegna gazzarra inscenata dagl'inviati davanti alla caserma dove veniva sentito Parolisi, con i compari in studio tutti in spasmodica attesa dello SCOOOOOP.
Sono rimasti tutti con un palmo di naso.
Un Vespa dalla faccia nerissima si è congedato dicendo con voce funerea:"Chissà se sapremo mai chi ha ucciso Melania Rei".
E già perché se non c'è la trsmissione sua pronta allo sciacallaggio, le indagini non vanno avanti!
Miserie umane, anzi miserie di giornalai!

Giacomo

emax/massimo prati ha detto...

Ciao a tutti.
Io Luca credo davvero siano vive; e a dire il vero credo anche altre cose sul caso Schepp, cose che prima o poi esprimerò.

Per quanto riguarda il Parolisi da una settimana siamo bombardati da notizie che lo dipingono quale essere spregevole, non vorrei che da domani, visto che mi risulta l'interrogatorio sia finito sulle 23.30 e che lui sia ancora un uomo libero e neppure indagato, si cominci a sparare sull'amante romana scavando e trovando altre relazioni della ragazza all'interno delle caserme.

Ed arriviamo al movente non movente.

Non è stato un caso, Giacomo, abbia scritto che in altre procure il Parolisi sarebbe stato già indagato o arrestato, è chiaro che ho pensato quanto hai pensato tu.

Massimo

nico ha detto...

Ciao Massimo. Hai ragione nel giudicare con rispetto e ottimismo l'atteggiamento di Umberto Monti, la sua cautela e riservatezza ci raccontano di un uomo che sa di avere tra le mani strumenti affilatissimi che deve usare con prudenza. Strumenti che possono dare nome a uno spregevole assassino, oppure distruggere la vita di un innocente. Perfetta la sua condotta, quindi. Io credo che il fatto che Salvatore Parolisi non sia indagato deponga proprio a favore dell'estrema prudenza e puntigliosita' del magistrato, che sta cercando di raccogliere informazioni, dettagli, fatti concreti. Avessero agito così in tanti altri casi recenti! Da parte mia non riesco a credere all'innocenza di Parolisi, ma a parte alcuni dettagli che non mi sono mai tornati la mia é una sensazione, un disagio, insomma niente di concreto.
Per quanto riguarda le tue considerazioni sul mondo militare, devo dire che vorrei poterle condividere. A me sembra che di esempio non lo siano, non nel loro insieme voglio dire. Ci sono persone meravigliose come ovunque, ma troppe volte i vertici militari hanno coperto crimini terribili (sull'aereo di Ustica viaggiava una mia amica), troppo spesso lo spirito di corpo mette a tacere la verita', troppe volte ragazzi ''fragili'' sono stati portati alla disperazione, troppo spesso alla preparazione militare non si affianca una preparazione adeguata in altri campi. Che nel caso di uomini che si muovono spesso in gruppo e maneggiano armi é davvero indispensabile. Poi riconosco certamente il contributo straordinario che i militari danno in occasioni di emergenza, così come lo danno i civili che prestano il loro tempo e la loro competenza per gli altri.

emax/massimo prati ha detto...

Ciao nico.
Io quando nell'articolo parlo di militari mi riferisco alla base operativa, a quella che suda negli addestramenti ed agli addestratori che devono comunque insegnare regole morali quali la lealtà e la dedizione alla divisa, non ai vertici che coprono (e sono tanti, troppi, i casi), e quando parlo di "quelli fino ad ora amati..." intendo sottolineare come è inteso il concetto di "divisa" dalla parte maggiore della società.

E se un caso come questo, seguito con enorme interesse da milioni di persone, non dimentichiamolo, porterà discredito ad un istruttore militare, a causa di amanti e storie di sesso nate in caserma, ci sarà di logica una ripercussione che farà solo del male a tutti i reparti militari italiani che verranno visti con sospetto anche da quelle persone che fino a ieri
allontanavano dalla propria mente questo tipo di pensiero.
Massimo