lunedì 28 febbraio 2011

Missioni all'estero, missioni di pace, missioni di morte.

Ieri i giornalisti vi hanno raccontato l'ennesimo lutto italiano in Afghanistan. Massimiliano Ranzani è morto mentre stava andando a portare un aiuto sanitario alla popolazione afgana. Un'altro morto in nome della pace, in nome di quella pace che non si sa quando si riuscirà a portare. In altri articoli ho scritto, e qui lo ribadisco, che non è possibile andare in missione senza avere un vero piano da seguire, senza sapere cosa si andrà realmente a fare in quel paese straniero, fra persone culturalmente diverse, senza conoscere una approssimativa data di attuazione dell'ipotetico piano che in realtà non esiste. I giornali vi diranno che il lavoro fatto in questi anni, che i nostri soldati morti, serviranno in un prossimo futuro perché il terrorismo ha colpito e può colpire anche in Europa. Vi diranno che è da quegli Stati che partono gli attentatori, che è fra quelle montagne che vengono addestrati alla morte sacra. Saranno solo mezze verità.

Vi dovrebbero dire che i terroristi vengono anche da quei luoghi e che anche in quei luoghi esistono campi di addestramento. Chi mai può pensare che calmierando le varie etnie afgane si possano eliminare definitivamente gli attentati in America e in Europa? Vi sono altre zone di addestramento, altri paesi che insegnano l'odio, altre nazioni compiacenti che nascondono gli occhi e lasciano che nei loro confini si svolgano esercitazioni paramilitari atte a formare i nuovi kamikaze che un domani potrebbero regalare ad un Dio, che non la chiede e non la vuole, la loro vita in nome e per conto di personaggi estremisti che hanno stampato un Corano diverso da quello predicato in ogni altra parte del mondo. Nessuna religione può predicare l'odio verso il prossimo, sia anche l'americano straffottente che vuole impadronirsi con la violenza dell'altrui terra. Perché non tutti gli americani sono di siffatta specie. 

Fra loro, come fra tutti i popoli mussulmani o cristiani, vi sono le future generazioni del pianeta. Generazioni che avrebbero bisogno di vivere senza l'odio che i loro padri, che i loro nonni, hanno inserito nelle menti delle persone comuni. Quell'odio che i leader e gli industriali del terrore hanno inventato per poter accumulare immense ricchezze a discapito del popolo credulone ed impotente. Ed è quel popolo impotente che viene colpito, e sono i soldati che cercano di aiutare che vengono uccisi. E questo accade perché i grandi della Terra, ma di veramente grandi non ne esistono più (sempreche ne siano mai esistiti), hanno perso il dono della comunicazione, della parola. Nessuno vuole fare un passo indietro, non è conveniente e potrebbe far perdere voti alle successive elezioni, nessuno chiede un vero incontro che parli di pace. Tutti vogliono portare la pace entrando in un paese straniero con le armi. Strana pace è una pace armata.

I giornalisti vi diranno che sono 37 i militari morti in Afghanistan dall'inizio delle operazioni atte a portare quella nazione ad un livello superiore, ad un livello democratico. Un'altra mezza verità. Pur essendo vero che in quel paese il numero dei morti italiani è quello da loro riportato, occorrerebbe non fermarsi a questa mission of peace ma partire da quando il signor Bush padre decise la guerra del golfo. Era il 1991 e da quell'anno cominciarono le varie missioni intese a rappacificare il mondo. Abiamo mandato a morire i nostri connazionali in Croazia, in Bosnia Erzegovina, in Somalia, in Mozambico, in Albania, in Libano, in Kosovo, in Macedonia, in Iraq ed in Afghanistan appunto. Non sono 37 i morti italiani in missioni estere ma 120, ed oltre ai morti occorre considerare i feriti. 

Quindi per portare quella pace che mai nessuno realmente ha voluto, quella pace che una volta lasciato il suolo straniero s'è trasformata in una contrapposizione interna fatta di odio e di attentati, abbiamo perso 120 militari e fatto soffrire le migliaia e migliaia di persone che li amavano. Ed i terroristi, a dispetto di chi ci vuol far credere che grazie alle missioni saranno debellati, sono ancora lì, con le bombe attaccate alla cintura pronti a saltare in aria per i loro falsi ideali. Se il dovere di chi governa uno Stato, sia italiano che straniero, sia mussulmano che cristiano, sia di destra che di sinistra, è quello di salvaguardare il suo popolo, occorre dire che nessuno sta profondendo il massimo impegno a questo scopo. Perché un leader che vuol portare la pace deve essere il primo a cancellare dal suo vocabolario la parola odio. Non deve farla cancellare solo ai suoi soldati che ogni giorno, quasi amorevolmente, abbracciano la parte sana del popolo che gli hanno detto di aiutare. Un leader, un vero leader, usa la parola per unire, non le armi.

Massimo Ranzani sarà sepolto con tutti gli onori che gli competono. Massimo Ranzani fra qualche giorno sarà solo un numero, poco importa se gli capiterà il 37 o il 120, ciò che importa è che non ci sia un domani un numero 38 (121).  



2 commenti:

Anonimo ha detto...

Nobili parole le tue. Ma, appunto, parole. I fatti e la realtà sono molto più complessi. Non dobbiamo dimenticare che tutto è iniziato con qualcosa di mostruoso ed inimmaginabile: la trasformazione di alcuni aerei di linea, colmi di passeggeri ignari, in missili umani scagliati contro degli edifici civili, in tempo di pace. L'Occidente aveva il diritto e soprattutto il dovere di reagire e secondo me lo ha fatto con gradualità e ragionevolezza. L'inerzia sarebbe stata criminale. Cercare di trattare senz'armi avrebbe portato alle stesse conseguenze del trattato di Monaco del 1938 fra Hitler e le potenze occidentali. In questo quadro e nell'ambito di una missione ONU internazionale, i nostri coraggiosi e generosi ragazzi stanno facendo la loro parte con dignità e con onore, riscuotendo l'ammirazione degli alleati e delle popolazioni locali. Non dimentichiamo che essi sono là anche per noi, affinché noi ci sentiamo meno insicuri in casa nostra. Potrebbe sembrare retorica, ma non lo è. Ai nostri soldati e soprattutto ai nostri caduti dobbiamo grande riconoscenza, non solo l'umana pietà che spetta comunque alle vittime di tutti i conflitti.
Cesare

emax/massimo prati ha detto...

Non è proprio così, Cesare. Tutto era già cominciato più di dieci anni prima ed i missili umani erano, purtroppo, risposte terroristiche, non le prime in suolo americano in quanto già altri edifici erano stati rasi al suolo negli anni precedenti e tanti altri americani "civili" erano morti, al comportamento di chi governava negli USA.
Non ammettere questo vorrebbe dire non avere una giusta neutralità.

Lo sbaglio di fondo quindi è partito da diversi decenni ed è stato perseverato aumentando ed alimentando l'odio anziché usare parole distensive e cercare gli incontri per favorire la pace (e pensare che sono stati gli stessi americani, quando i russi cercarono di sottomettere quella nazione, ad insegnare il combattimento terroristico agli afgani).

Noi siamo alleati in una coalizione che manda i nostri ragazzi, e sono d'accordo con te che fanno solo che del bene e per questo vanno elogiati e sono amati dalla popolazione afgana, ma anche dalle altre in cui operano, sana e bisognosa, in luoghi di guerra senza avere le giuste protezioni (se leggi gli altri articoli dedicati ai nostri caduti in afghanistan capirai a cosa mi riferisco).

Quando si è entrati, lì come in tutti gli altri Stati in cui siamo ancora presenti, nessuno ha predisposto un piano comune che prevedesse la democrazia in un tot di anni, fossero 5/10/15 non importa. Ancora oggi non c'è nessun piano strategico per eliminare la piaga del terrorismo afgano. E' vero che in quella nazione già da anni c'è un governo ed una polizia governativa, ma senza l'aiuto esterno non durerebbe una settimana e tutto tornerebbe come dieci anni fa.

La domanda è: "Perché si continua senza sapere davvero come fare per eliminare il terrorismo? Perché non si sono veramente fatti passi in avanti?"

Forse perché i militari armati, da che esiste il mondo, non sono mai riusciti a creare la pace?
Le parole, dici tu, non servono. Se è davvero così, ed io credo che non lo sia e che prima o poi si dovrà trattare per forza con certi personaggi (sarebbe meglio prima), non ci aspetta un futuro roseo perché gli atti terroristici, visto con chi si ha a che fare, porteranno ancora tanti morti al nostro esercito e forse anche alla nostra popolazione. Rispondere alla violenza con la violenza aumenta e dilata, in una escalation sempre maggiore, gli atti di violenza, e questo chi comanda, i potenti della Terra, lo sanno bene.
Ciao, Massimo