sabato 27 ottobre 2012

Non aprite quella porta. Nevio Perez: tre anni di inferno a causa di indagini inadeguate. Ora, a dodici anni di distanza, sono stati arrestati gli assassini di sua madre...


Due settimane fa una donna stava scendendo le scale del condominio in cui vive mia madre. Non si era mai vista in quel palazzo: era mora, ben in carne e di bassa di statura. Si sono incrociate e prima che mia madre rientrasse in casa, ha iniziato a parlarle con un tono dimesso. Le ha detto che era morto il nonno dell'Angela, una signora che abita al secondo piano, che aveva suonato alla sua porta ma non aveva risposto nessuno e che, per informarla della disgrazia, voleva lasciarle un biglietto nella buca delle lettere, ma non aveva nulla con cui poterlo fare. Mia madre, che proprio in quei giorni compiva 83 anni e che quando si tratta di morti, essendo vedova da poco, rispetta sempre i parenti ed il loro dolore, l'ha fatta accomodare in casa usando un unico scrupolo: sapendo che io non voglio faccia entrare persone sconosciute, ha lasciato la porta d'ingresso spalancata (abita al piano terra e chi entra o esce può vedere l'interno del suo appartamento). La signora mora, che pareva essere italiana ma poteva anche solo parlar bene l'italiano, una volta ottenuto il foglio e la penna ha detto di non saper scrivere (quindi non era italiana), e le ha chiesto la cortesia di farlo al posto suo. Senza sospettare nulla mia madre ha iniziato a riportare sul foglio le parole che le venivano dettate. A quel punto è entrata una signora bionda, più alta e snella della precedente, che ha chiuso la porta alle sue spalle iniziando a parlare dello stesso nonno morto e della stessa signora Angela. Teneva fra le braccia una sorta di telo bianco, forse un sacco piegato e molto grande, e lo strofinava continuamente tra le mani. Mentre la grassoccia dettava, la snella si guardava attorno ed allungava il collo verso le altre camere.

Poi ha iniziato a chiedere a mia madre di scrivere da seduta. Ma lei non ci riesce se si siede. Inoltre, così facendo, avrebbe dato la schiena alle ospiti. E per abitudine non sta girata di schiena quando c'è qualcuno in casa. Le due si sono poi accorte che in cucina una pentola era sul fuoco, quindi le hanno chiesto cosa cucinasse e se aspettasse qualcuno. Ha risposto, senza pensare, che stava aspettando suo figlio, che sarei io, e che si stava preoccupando perché avrebbe già dovuto essere lì. In quell'attimo ha usato l'istinto, com'è abituata a fare quando, anche inconsciamente, si accorge che qualcosa stona. Ed ecco che l'atteggiamento delle due è cambiato. Se prima non mostravano fretta, al sapere che sarei dovuto arrivare hanno iniziato ad averne. Quella alta guardava fissa attraverso lo spioncino della porta e quella bassa ha accellerato accorciando le parole da dettare. Così in due minuti sono uscite dall'appartamento andandosene anche dal condominio. Come ho detto mia madre ha 83 anni, non è assolutamente "tonta", ma in quel momento ancora la sua mente non aveva realizzato il pericolo che aveva corso. Anzi, quasi le dispiaceva di aver detto una bugia... cioè che io sarei dovuto andare a pranzo. Solo nel pomeriggio, quando Angela è tornata, quando ha saputo che nonni non ne ha più, quando ha saputo che comunque quella mattina sua figlia era rimasta in casa e che nessuno aveva suonato il suo campanello, quando ha visto che nelle buche delle lettere nessuno aveva lasciato il suo biglietto, ha capito che se non mi avesse tirato in ballo le sarebbe capitato qualcosa di brutto. 

Certo, bastava poco per capire che nulla quadrava. Bastava chiedersi come avevano fatto ad entrare nel condominio e ad andare a suonare alla porta della vicina, visto che fuori c'è il citofono e su quello avrebbero dovuto pigiare per sapere se la signora Angela fosse o meno in casa. Bastava chiedersi per quale motivo, invece di venire personalmente, non avessero chiamato la parente al telefono, per quale motivo non sapessero scrivere e le avessero chiesto di farlo al posto loro, per quale motivo volevano si sedesse di schiena e per quale motivo la snella avesse chiuso la porta senza chiederlo. Mia madre non s'è l'è chiesto perché le due donne avevano giustificato la loro presenza parlando di un lutto. Però ha risposto d'istinto, dicendo che sarei dovuto andare a pranzo da lei, dopo aver visto quella sorta di sacco bianco fra le mani della donna snella. In quel caso la sua mente ha percepito il pericolo. Non sto a dirvi quale tensione e tremolio avesse nel pomeriggio, dopo essersi resa conto che se si fosse seduta probabilmente le avrebbeo messo il sacco in testa e forse legata alla sedia, vi dico solo che ha chiamato un fabbro ed ora quando è in casa si sente inataccabile. Quando è in casa, Ma le due donne hanno scardinato le sue difese mentre si trovava sul pianerottolo. E se le fosse capitato una disgrazia? Se l'avessero uccisa?

Questo fatto, realmente accaduto quindici giorni fa a mia madre, mi ha portato a pensare a cosa sarebbe successo se il tirare in ballo il mio nome non avesse obbligato le due donne ad una fuga precipitosa. Mi ha portato a pensare a Nevio Perez ed a sua madre, Albina Brosolo. A lei andò peggio. La storia che li vide coinvolti si snodò a Trieste nel novembre del duemila. La donna, di 77 anni, viveva sola, per questo ogni giorno il figlio le telefonava: giusto per sentire la sua voce, per sapere come stava e se aveva bisogno di qualcosa. Il 7 novembre però lei non rispose al telefono e lui, naturamente preoccupato, andò a casa sua. La porta d'ingresso era socchiusa e l'appartamento a soqquadro... la madre si trovava riversa a terra in camera da letto, morta. Da questa tragedia iniziò il suo calvario. Nevio non ebbe neppure il tempo di metabolizzare il lutto, perché tre giorni dopo, in tarda serata, alcuni poliziotti fecero irruzione in casa sua e sfasciarono tutto, un modo come un altro per intimidirlo senza mettergli le mani addosso. Non gli fecero chiamare l'avvocato e lo caricarono per un giro turistico dei commissariati della città. Poi si fermarono in quello di Opicina e lì chiamarono un avvocato d'ufficio, di quelli conosciuti, e passarono la notte nel tentativo di fargli confessare l'omicidio della madre. E non fu l'unico interrogatorio, se così lo vogliamo chiamare, a cui venne sottoposto. Stesso trattamento subì anche la sua fidanzata di allora.

Nessuno dei due confessò un bel nulla, perché nulla c'era da confessare, ma ugualmente furono inseriti nel registro degli indagati. Ed i quotidiani della città iniziarono a martellare, proprio come fanno oggi, e ad appiattirsi alla procura che credeva il figlio assassino. Le indagini proseguirono per 30 mesi. Poi, a fronte del niente trovato dagli investigatori, a fronte di nessuna ammissione da parte degli indagati, i Pm rinunciarono al processo, il caso rimase irrisolto e Nevio Perez venne accantonato. Fu in quel periodo che prese la decisione più difficile della sua vita: lasciare l'Italia, lasciare la sua Patria, lasciare per sempre il suo paese. Ora Nevio vive in Kenya, ed è in quella nazione africana che ha saputo le ultime novità sull'omicidio di sua madre. Non sapeva che a Trieste da qualche tempo si fosse deciso di formare una squadra investigativa che avesse il compito, grazie alle nuove tecnologie, di riaprire le indagini sui delitti irrisolti in città, i cold case per usare un gergo televisivo, e cercare di dar loro soluzione. Non sapeva che accanto al campanello dell'appartamento di sua madre la scientifica avesse trovato alcune impronte, non decifrabili nel duemila e pertanto non considerate da chi indagava. Non sapeva che altre ne avevano trovate sulla maniglia della porta ed all'interno. Lui era rimasto alle prime indagini, da indagato non poteva sperare gli dicessero nulla, quelle che, nonostante esistessero queste impronte non analizzabili, lo volevano essere l'assassino di sua madre. Ma, come è noto, cambiando gli investigatori cambiano anche le menti e le percezioni personali. E nel 2012, per chi ha riaperto i faldoni ed iniziato una nuova indagine, il rendersi conto di avere impronte diverse da quelle del figlio è stato come vincere all'Enalotto.

Grazie a queste si è riusciti a dare un volto a chi non avrebbe mai avuto motivo per andare in casa di Albina Brosolo. Il viso era quello di Valentina Cinquepalmi, una donna già condannata negli ultimi anni per favoreggiamento e concorso in rapina. Una volta arrivati a lei è stato facile alitarle sul collo e fregarla. Il 24 settembre un giornale di Trieste informò i suoi lettori della nuova squadra speciale che si occupava dei cold case. Nell'articolo si diceva che sulla maniglia della porta ed accanto al campanello della signora Brosolo, si erano trovate impronte e che con le nuove tecnologie si pensava di risalire alla persona che le aveva lasciate. In realtà gli inquirenti erano già risaliti a Valentina Cinquepalmi e già intercettavano le sue telefonate. Il 25 settembre, dopo aver letto l'articolo, la donna iniziò un fitto concigliabolo telefonico col suo convivente e col ragazzo con cui flirtava all'epoca dell'omicidio. Da queste telefonate fu facile capire quanto fosse accaduto alla madre di Nevio Perez. Pochi giorni dopo vennero arrestati sia la Cinquepalmi che il presunto assassino, Jonatha Ausili. Lei ha confessato lui si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Nel duemila i due avevano poco più di vent'anni, lui era un militare di stanza presso la base di Aviano, ed il 7 novembre si erano ritrovati senza una lira. Intenzionati a fare una rapina avevano pigiato su un citofono a caso. Il destino volle che qualcuno aprisse quella porta condominiale. Una volta all'interno erano saliti per le scale ed al terzo piano avevano notato Albina Brosolo che stava rincasando. Subito la Cinquepalmi suonò il campanello e subito l'Ausili, non appena riaperta la porta, si gettò sull'anziana trascinandola in camera da letto. A questa aggressione seguì il furto ed infine, con cautela, l'uscita dal condominio e dalla scena omicida. I due ragazzi non avevano niente di che spartire con la famiglia Perez. Albina non li conosceva e per chi aveva iniziato le indagini quelle impronte illeggibili erano irrilevanti, come i monili che mancavano e la casa a soqquadro. Meglio far confessare chi poteva avere un movente, quindi il figlio. Si insistette con Nevio Perez per tre anni, dando modo ai giornali di scrivere anche l'inverosimile, a chi lo conosceva di straparlare, ai vicini di casa di additarlo, ai triestini di crederlo colpevole, di pensare che il figlio a sua madre qualcosa aveva fatto. Perché indagarlo se davvero era estraneo all'omicidio? Questa è la domanda che il pregiudizio mette in circolo quando le forze dell'ordine invadono la vita di una persona. E se gli inquirenti si accaniscono fa niente, la gente può sempre fare il ragionamento dei procuratori, pensare che la vittima non aveva nemici che la volessero morta e dire: "Chi altri se non lui?". 

Nevio non tornerà in Italia, non ne vuol più sapere del suo paese e di quelle persone che l'hanno giudicato solo perché i carabinieri ed i Pm dicevano che era stato lui e che altri da giudicare non ve n'erano. E' felice di aver visto il volto di chi ha ucciso sua mamma, è felice che si stia facendo giustizia e che a Trieste la gente abbia smesso di associare il suo volto a quanto accaduto nel duemila. L'amarezza di quegli anni però la porta per forza dentro il cuore e non l'ha scordata. Ed anche se ha avuto la forza di ricostruirsi una vita lontano dall'Italia, di certo gli è costato tanto il lasciare tutto ed andarsene dalla città che per cinquant'anni è stata la sua città (e così facendo attirò altri sospetti). Al contrario nessuna amarezza e nessun dolore ha provato e prova chi per tre anni, senza avere alcun elemento valido in mano, ha cercato di fargli confessare l'omicidio di chi amava, anche con la minaccia di portarlo a processo e fargli prendere, garantito al 100%, l'ergastolo.

Qualche volta per dimostrare di avere un cuore, per dimostrare che si accetta di non essere perfetti e di poter sbagliare, anche un poliziotto o un Pm possono fare una telefonata. Cosa ci vuole a chiamarlo e dirgli: "Scusa Nevio se dodici anni fa ho sbagliato a giudicarti, se ho pensato che tu avessi ucciso tua madre". 


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8 commenti:

Manlio Tummolo ha detto...

Fino al 2007 abitavo ancora a Trieste, ma di questo fatto ricordo appena vagamente. C'è stato in quegli anni l'assassinio in casa di una cieca e venne mandato in giro sulla stampa un identikit della probabile assassina. Ma poi non si seppe nulla. E' lo stesso caso ? In quel periodo c'era anche l'assassinio di un tassista, Girardi, per il quale finì in carcere un transessuale, con problemi intellettivi notevoli. Dubito, comunque, che il mio ex-concittadino in Kenia trovi migliori trattamenti.

Cara Mimosa, tu ricordi questo fatto ?

tabula ha detto...

Massimo, ma è davvero successa questa cosa a tua madre?
ricorda il viso delle due signore, saprebbe identificarle?

emax/massimo prati ha detto...

L'omicidio è del 2000, Manlio. La Brosoli abitava in via Carducci 28, nel condominio che fa angolo con via della Ginnastica, a poche centinaia di metri dall'ospedale maggiore, se non sbaglio. Da che ne so, in pieno Centro.

Si Tabula, il fatto è più che vero, verissimo. Mia madre le ricorda, ma come mi ha detto un mio amico carabiniere: che denuncia puoi fare Massimo? Le denunci perché han fatto scrivere un biglietto a tua madre, o perché le han mentito sul morto? Se l'avessero aggredita potevi denunciarle, ma senza aggressione, in presenza di accondiscendenza (mia madre non ha detto a nessuna delle due né di non entrare né di non chiudere la porta), chi ti accetta una denuncia?

Insomma, si sa cosa potrebbe capitare (ed a Cesena negli ultimi anni ne capitano tante), ma la legge parla chiaro... e chi mette in opera tali stratagemmi, pur se non italiano, la legge italiana la conosce bene.

Ciao, Massimo

Vito Vignera da Catania ha detto...

Caro Massimo tua madre ha corso un grande rischio ,di solito questi fetenti non si fanno scrupoli, non gli basta rubare devono anche uccidere.E comunque mi fa tanto piacere che non le è successo niente di grave per fortuna, questa è la cosa importante. Ricordagli sempre di stare molto attenta che questi fetenti sono sempre in giro e certe volte ritornano.Un abbraccio a te ,tua mamma ,moglie e figli.

carla ha detto...

accipicchia Massimo,
a volte certe notizie se lo legge o si sente in tv,lo vede come una cosa lontana da te,come se i fatti fossero un qualcosa di surreale,ma quando si vive in prima persona la cosa cambia....eppure di notizie se ne sentono e si tende di sottovalutare certe attenzione,fino a quando non si avrà un incontro ravvicinato....idem è con incidenti stradale ......
a parte ciò ritornando alla giustizia di tutti questi errori,mi domando è possibile a non riuscire di dare un scossone,per dare il senso della" giustizia" nella sua vera parola?.....dov'è andata finire " ogni ragionevole dubbio"?.....quante vite deve essere ancora rovinate,per rendersene conto?......
la saluto coordialmente e le faccio tanti auguri per sua mamma che grazie a DIO c'era quella pentola sul fornello che l'ha salvata e un caro saluto alla sua famiglia.....e la vorrei ancora ringraziare del suo giornale che dispone e ci rende partecipe....Carla

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Massimo,
conosco perfettamente il luogo, ci passavo praticamente una volta al giorno: infatti, è in pieno centro poco oltre l'incrocio con Via Battisti (cosiddetti Portici di Chiozza), ma ricordo confusamente il fatto. Soprattutto il cognome Perez non mi è nuovo, ma di questo omicidio non ricordo, può darsi perché in quegli anni tra Università e altri fatti anche delittuosi, è probabile che mi sia sfuggito. Poi essendo stato di fatto aechiviato, non avrà avuto l'impatto di altre vicende.

Quanto al carabiniere, pare che ignori che la violazione di domicilio, con la forza o con l'inganno, contro la volontà anche non espressa dell'abitatore, è pure un reato previsto dal Codice e che si può denunciare, se non altro per prevenzione di qualcosa di peggio (se tornano?). Se dovessimo aspattare la vittima di un'aggressione o il classico assassinato, è chiaro che poi non sapremmo prevenire le violenze.

Le Polizie, in generale, tendono a minimizzare sempre tutto, salvo poi mandare in galera il primo che capita, quando capita il morto.

magica ha detto...

buongiorno .
.
sembra facile ma quei signori che per mestiere sono dei truffatori è molto difficile smascherare subito . per fortuna la madre di massimo ha avuto una intuizione fulminea. che l'ha tirata fuori dal pericolo .
alcuni anni fa sentii suonare il campanello di casa mia ,,circondata da una recinzione tutt'intorno a protezione dei figli piccoli .il ladro era furi in strada ..
era un primo pomeriggio d'estate .. quel signore aveva visto la partenza di mio marito da casa, dunque , aveva via libera ..

scesi giu' ma non aprii il cancello .. .. la prima cosa che mi disse fu signora è qui suo marito? disse il nome xchè era scritto sul campanello --

dissi : no .ma. non lo ha visto passare da poco x la via ?
signora le consegno dei documenti importanti che hanno un valore .. mi chiese dei soldi e io dissi ma xchè non va' dove lavora mio marito e consegna a lui .i documenti?
non posso assolutamente xchè devo andare al funerale di mio nonno e incomincia il funerale fra un po' ..
io avevo una banconota di taglio grande e dissi ma lei mi da' indietro? certo signora .. pagai e mi diede indietro .. roba da mattti .
alla sera dissi a mio marito ma che importanza hanno quelle carte? quali carte ?,, poi capito l'inganno, a quel punto ci sembro' una comica .. e la raccontammo ridendo a crepapelle
il furto era stato abbastaza contenuto.. pensando al pericolo che potevo aver corso ..
io non apro mai le porte .. mi affaccio chiedo e se è il caso scendo .. di solito è il rappresentante del folletto o i testimoni di g.. ma rimangono fuori dei cancelli ..belli alti ..
da quella volta mi riparo x bene ,, porte blindate , cancelli chiusi sempre .. non mi fregano tanto facilamente ..
ma purtroppo si sa che sono molto furbi quei delinquenti . che uccidono con facilita' .. ultimamente con l'rrrivo di certe etnie .. siamo in pericolo costante .

Mimosa ha detto...

Prima di tutto devo ringraziarti Massimo che del fatto ne hai ricavato un articolo, ci speravo, volevo suggerirtelo, perché - con gli eventi delittuosi che ci esponi e che potrebbero restare insoluti per decenni - io avevo auspicato che un futuro scrupoloso magistrato avrebbe aperto un fascicolo vecchio, mettendosi ad indagare.

E’ stato di sicuro il suo Angelo Custode a ispirare l’intelligenza di tua mamma per farle dire quella piccola bugia che l’ha salvata, che paura!! Le mando un abbraccio.

Quando il 23 settembre ho visto il titolo “La nuova tecnologia riapre i faldoni dei delitti irrisolti” e ho letto che a Trieste la Squadra Mobile ha istituito questa task force di sei poliziotti sui cold case elencati, ho pensato che un po’ di fiducia nelle analisi scientifiche dovevo riprenderla, nonostante i casi Scazzi e Parolisi, dove non fanno granché di bella figura …

Sì Manlio,
ricordo bene quel fatto e anche gli altri che hai citato tu.
Il caso della signora cieca accoltellata nel 2006, che si chiamava Alma Presel Stamatis, per poco non coinvolgeva il marito, separato, per fortuna con solido alibi in Grecia. Sembra che sarà il prossimo ad essere risolto.

Mimosa