martedì 9 agosto 2011

Sarah Scazzi. Il Palazzo dei sogni

C'è uno scrittore albanese, dal '90 anche francese dato che ha chiesto ed ottenuto dal governo di Parigi "asilo politico", che nel '93 vinse il "Premio Mediterraneo", che da anni è uno dei candidati nelle selezioni finali del Nobel per la letteratura e che nel 2009 ha vinto anche il "Premio Principe delle Asturie". Il suo nome è Ismail Kadaré e dal 1954 ad oggi ha scritto una quarantina di libri, i primi sei di poesia, ed una decina di "Saggi" in cui ha preso in esame Omero, Dante, Eschilo, Amleto ed altri. Insomma una persona coi fiocchi ed i contro-fiocchi. Non tutti lo conoscono e non tutti sanno che un suo libro del 1981 venne censurato dal regime albanese e ritirato dal commercio. Fortuna che pochi anni dopo fu pubblicato da diverse case editrici europee in tutte le zone del mondo. Il titolo di questo libro è "Il Palazzo dei sogni" e parla, anche se ambientato nell'Impero Ottomano, della classe politica che comandava la magistratura e tutti gli organi di potere del suo Stato e di tutti gli Stati di "regime" come il suo.

La trama. Il protagonista di Kadaré lavora nel luogo più oscuro della nazione, in un Palazzo dove vengono controllati, scritti ed interpretati, i sogni fatti da tutti i sudditi dell'Impero. La finalità ricercata dal Sultano è quella di trovare "Il sogno guida", il sogno premonitore che interpretato nella maniera giusta anticiperà il suo stesso destino. Nel suo "percorso" all'interno del Palazzo il protagonista vede ed affronta di tutto fino a quando, dopo promozioni su promozioni ed arrivato quasi in cima alla catena del potere, si rende conto di cosa possa essere capace chi il potere lo ha in mano davvero. Non mi  addentrerò in quanto Kadaré volesse significare paragonando il Palazzo ad una sorta di controllore del popolo, persino dei suoi sogni, popolo che da sovrano si era ritrovato succube, manipolabile e non più in grado di contrastare chi comandava, questo no, ma l'opera mi porta, seppure in piccolo, a fare delle similitudini.

Pare impossibile che a trent'anni di distanza, il libro è del 1981, ci si debba ritrovare ad avere in Italia un Palazzo che, appropriandosi di un sogno altrui, decida di interpretarlo e farlo diventare reale, di farlo diventare "Il sogno guida", quello che sarà alla base di un processo di certo non virtuale. Ma questo sogno guida non nasce dal nulla, nasce dall'interpretazione di milioni si sogni che, arrivati ai loro "selezionatori" da ogni angolo della nazione, hanno portato ad una elaborazione colpevolista delle arpie, una elaborazione che necessitava di un appoggio profondo e certo, un appoggio chiaro alla massa che in perfetta buonafede crede la giustizia impartire sempre Giustizia. Un appoggio che un domani potrebbe rivoltarsi e ricadere su altri come una mannaia impazzita. Ed il motivo è semplice a capirsi. Se "andrà bene" questa volta dovrà andar bene altre volte perché si creerà il precedente. Quindi basterà inventarsi un sogno plausibile per dare in pasto a chi detiene il potere giudiziario chiunque non ci aggrada. Per portare a processo e condannare anche chi al potere giudiziario non aggrada. E se l'eccezione diventasse regola ogni distretto giuridico potrà operare ed espandere il proprio potere a piacimento.

Questo capita sovente a chi è concessa troppa libertà d'azione, a chi non segue il dictat generale ma decide in autonomia quale sia il modo di comportarsi. E da un ventennio il potere di chi dirige il Palazzo, come nel racconto di Kadaré, è illimitato perché riesce anche a modificare le menti giudiziarie, come nell'Albania degli anni 70/80, ed a far decidere tre giudici che quanto scritto sulle carte non ha altre interpretazioni se non quella che intendono loro. E sono riusciti in questo intento ancora prima che i giudici si riunissero per decidere visto che hanno tolto in anticipo, dal procedimento a carico dei Misseri, il soggetto che altrimenti, forse, non avrebbe potuto testimoniare. Segno probabile che la loro potenza non si basa su leggi attuali dello Stato italiano ma su leggi antiche tipo quelle dettate in altri Stati dalla "Sigurimi".

Senza voler entrare nel merito delle accuse o delle ricostruzioni, ormai nessuno lo fa più perché anche la maggioranza dei media le considera per quelle che sono, ed a lasciar perdere le idee personali, siano colpevoliste o innocentiste, c'è da annotare, giudicare e qualificare, il percorso che da oltre dieci mesi gli uomini del Palazzo stanno portando avanti. Ogni persona dotata di logica comprende quale sia stato e quale continui ad essere il loro comportamento. Hanno iniziato carcerando una ragazza di 22 anni per ottenere una confessione nel tempo mai arrivata. Hanno eliminato, metaforicamente parlando, il contadino accusatore solo nel momento in cui "dava fastidio" alla loro ricostruzione. Hanno carcerato altre due persone, poi diventate tre, insistendo nel loro modo di fare, nel volere ottenere confessioni tramite "le prove di forza". Hanno scovato il sogno grazie a un testimone eccellente, che forse neppure potrà parlare al processo, e l'hanno interpretato cercando l'appoggio incondizionato, "non oniricamente parlando", del suo proprietario. 

Per far questo hanno messo in atto una sorte di super-pressione psicologica fatta di denunce ai familiari ed agli amici, suoi e di sua madre. Una super-pressione fatta di interrogatori che dopo aver appurato tutto, tranne la realtà del fatto, sono diventati i capisaldi per denunce di "falsa testimonianza" a carico di chi mai pensava di entrare a far parte dell'omicidio della piccola Sarah Scazzi. Una super-pressione che non ha fatto cambiare idea al fioraio, che non lo ha portato a dire che non si trattava di sogno. Ed è ben strano che per non dire quanto in procura si presume essere la verità faccia incasinare la vita di tanta gente. A questo punto fosse davvero la verità dovrebbe dirlo. Ed invece no, lui insiste e rilancia affermando davanti al mondo che da subito ha chiarito agli inquirenti che il suo era un sogno. Ed allora tutta la gang del fioraio va a processo ed assieme a loro anche alcuni avvocati... che paghino la colpa di voler difendere o assecondare i loro assistiti. 

Pare di essere tornati alla Taranto di "Domenico Morrone", quando la stessa procura denunciò e fece condannare per falsa testimonianza, dai giudici del tribunale della stessa città, chi testimoniò in favore dell'uomo che dopo sedici anni di ingiusto carcere, ed una madre che a forza di lottare era arrivata al limite delle forze e s'era ammalata (neppure un anno dopo la scarcerazione è morta), fu assolto per non aver commesso il fatto. Par di essere tornati alla Taranto di "Ezedine Sebai", ancora in essere dato che ci sono due persone innocenti in carcere in attesa di un nuovo verdetto (una terza non ha resistito e dopo sette anni di ingiusta detenzione s'è tolta la vita), quando l'avvocato De Filippi chiese l'intervento del CSM (lettera morta) quando l'avvocato Faraon si rivolse, perché si stabilisse un minimo di equità, al Premier, al Guardasigilli, al Procuratore Generale presso la Cassazione, al CSM ed al Procuratore Generale di Lecce. Par di essere tornati alla Taranto della "Strage in barberia", dove quattro innocenti furono condannati a trent'anni nonostante ci fossero testimonianze a favore messe da parte e bollate come "tentativo di inquinare le prove". Oggi sappiamo che le prove vere erano quelle giudicate inquinanti e che l'inquinamento era nel falso che avevano usato i giudici per condannare.

Questo signori è il "Palazzo dei sogni". Siete padroni di seguirlo come fatto finora, ad occhi chiusi, tanto a voi quanto capitato ad altri non capiterà mai, si dice così no? Lo pensavano anche i cognati del fioraio, quelli che vivono fuori regione, quelli che per aver detto che a loro il racconto era stato presentato come un sogno saranno processati per falsa testimonianza. E se tanto mi da tanto saranno pure condannati.




12 commenti:

Anonimo ha detto...

E come darti torto Massimo!
Ma mi sa che forse solo noi due la pensiamo così.Io ormai ,quando ne parlo con le mie amiche,sembro un marziano,anzi a dire il vero,non ne parlo più.E' dall'epoca di Cogne che mi batto,ma non trovo maiun piccolo supporto alle mie opinioni"troppo innocentiste".Secondo la mia pur umile ragione il destino di un presunto colpevole si deve basare su fatti e prove certe altrimenti anziche una vittima ,ce ne saranno due di vittime innocenti.Non un omicidio ma due.E questo nn rende certo giustizia.
Bea.

Anonimo ha detto...

Conosco il caso Morrone in maniera approfondita per una serie di incombenze ricevute.Le analogie sono incredibili e mi chiedo a quale scopo si operi in tal modo.
Per me il caso si è chiuso in perdita...ma non è il contesto ove parlarne..devo tuttavia dire, malgrado l'atteggiamnemto in sede di risarcimento del danno, che quel pover'uomo ha sofferto contro ogni aspettativa umana, vedendo per ben 16 anni chiudersi tutte le porte per la salvezza, rinnegato dai familiari, dalla fidanzata e vivendo la morte di congiunti al funerale dei quali gli è stato vietato di partecipare.
Lo chiedo a te Massimo, perchè tutto questo?
Io ho le mie idee in merito, ma anche in questo caso, sono fuori luogo.
Complimenti per il coraggio che ti rende unico unitamente alla bravura "di penna" .
Ciao Serena

emax/massimo prati ha detto...

Ciao Serena.

Una risposta certa non l'ho, chi può averla, ma dato che non credo alla malafede (per quale tornaconto?) immagino pensino di vivere in una città formata solo da delinquenti dove loro sono i paladini della giustizia, quindi che sia il contesto sociale e l'incapacità di alcuni a pesare in maniera esponenziale. A questi potrebbe far da corollario la protezione della "casta" locale che, invece di aiutare in maniera costruttiva per migliorare il domani, protegge chi commette errori.

E che possa essere così non lo dimostra solo il caso Morrone, meglio ancora lo dimostra il caso di Ezedine Sebai, condannato in tutte le altre città pugliesi in cui aveva ucciso, quando si è visto che a sostenere l'accusa contro di lui sono stati designati gli stessi procuratori che molti anni prima avevano fatto condannare altre persone per quegli stessi delitti (una suicida). Un conflitto di interessi allucinante. Ed infatti questi hanno chiesto l'assoluzione per il certo killer sull'ipotesi che si fosse accollato gli omicidi per fare un piacere ai veri colpevoli (quelli da loro stessi fatti carcerare).

Come dire: "E' vero che di vecchiette ne ha uccise una certa quantità, e per queste è stato condannato in altre città, ma due delle le nostre tre,pur se ammazzate allo stesso modo ed anche se dichiara di essere stato lui dando dei riferimenti precisi, sono da considerare a parte perché noi non sbagliamo mai ed i colpevoli li abbiamo già trovati".

Come diceva un saggio le tre parole più difficili da dire sono "Io ho sbagliato".

Massimo

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Massimo, ad eccezione del fatto "malafede" (tutti gli uomini possono peccare, non solo certuni, e l'abito, o il mantello farisaico che indossano - cfr. Vangelo di Matteo, 23.5 - non evita di per sé né l'errore, né la colpa, né il delitto), condivido in pieno quanto scrivi. Non serve ripeterlo. Ma sai anche perfettamente che l'intera storia giudiziaria è una valanga di errori, di colpe e di delitti, deliberatamente compiuti per i più vari fini. Non si può supporre che un uomo, professionalmente e culturalmente preparato, con una mentalità "positiva" (nel senso di legata a realtà ben dimostrabili o dimostrate), possa scambiare i sogni (o forse, come già scritto, allucinazioni: l'allucinazione si caratterizza per apparire realtà, da cui il motivo per cui resta nella memoria con molti dettagli, più che non il comune sogno fatto dormendo) per un fatto reale che, analizzato come spero lo sarà in sede di udienza preliminare ed eventualmente di processo, risulta insussistente: perchè rapire in strada chi stava arrivando a casa sicura di farsi una bella gita al mare ?
Quanto al resto, non dimenticarsi mai che sulla SS. Inquisizione tarantina (latu senso: magistratura inquirente e giudicante - massa dei colpevolisti "senza se e senza ma", che sollecitano al sacrificio umano espiatorio le prime due) grava la denuncia della Camera Penale Romana che, se non ritirata, se non si avranno compromessi con "tarallucci e vino", pesa come un macigno sull'operato di tale Inquisizione, rendendo a mio parere anche incompatibile ormai il procedimento in Taranto (credo che sarà una delle eccezioni degli avvocati, particolarmente per quello dell'avv. De Cristofaro).

Mercutio ha detto...

E' fuori dubbio che gli episodi riportati rappresentino una grave prevaricazione. Quello che sbalordisce, pero, è l'indifferenza degli organi superiori di controllo, sul "Palazzo dei sogni", e gli inquilini dello stesso!
Voglio sperare che non tutti i casi, affidati agli stessi inquilini subiscano la stessa sorte: sarebbe semplicemente scandaloso.
Nel caso Scazzi-Misseri però, tolto l'insostenibilità giudiziale del "sogno" galeotto, circola la voce che il inquirenti siano in possesso di una grande quantità di materiale accusatorio, certo ed incontestabile.
Staremo a vedere.
Ciao, Mercutio

Sira ha detto...

Ciao Massimo, molto bello questo articolo, ma ancora di più la risposta che dai a Serena:
"...non credo alla malafede (per quale tornaconto?) immagino pensino di vivere in una città formata solo da delinquenti dove loro sono i paladini della giustizia, quindi che sia il contesto sociale e l'incapacità di alcuni a pesare in maniera esponenziale."

Analizzi, critichi, ma cerchi allo stesso tempo di entrare nella psiche delle persone criticate, per capire cosa le muove.

Tempo fà mi aveva incuriosito un tuo post che riguardava sempre gli errori giudiziari, ed allora mi sono andata a cercare il decreto emesso in materia, di cui riporto sotto il link, alle volte interessasse a qualcuno:

http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/06109dl.htm

Essendo ignorante in materia, ci ho messo un pò ad assimilarlo e a farmi delle impressioni, che vorrei condividere con te, visto che si è ripresentata l'occasione.

Nel decreto si legge:
"Il magistrato che viola i suoi doveri e' soggetto alle seguenti sanzioni disciplinari:

a) l'ammonimento;

b) la censura;

c) la perdita dell'anzianità;

d) l'incapacità temporanea a esercitare un incarico direttivo o semidirettivo;

e) la sospensione dalle funzioni da tre mesi a due anni;

f) la rimozione."

E fin qui tutto bene, leggendo anche quali sono le possibili violazioni ci dovremmo sentire tutelati.

Ma approfondendole e valutando i termini usati, mi sembra che molte violazioni per essere ritenute compiute, devono essere prima riconosciute come tali.
E secondo me lì sta il problema.

Mi spiego meglio: è ricorrente l'uso della parola "dolo, ignoranza, e negligenza", e molte violazioni mi sembrano dar vita a più di un interpretazione, e ad altrettante tattiche difensive possibili, da svillupare all'occorrenza.

Una violazione per esempio dice:

"il rilasciare dichiarazioni ed interviste in violazione dei criteri di equilibrio e di misura"

Quindi anche per questa violazione, seppur non gravissima, si deve stabilre quale sia il limite da non varcare, per essere ritenuta tale.

Per la famiglia Misseri, mi riservo sempre di ascoltare il dibattimento, nessuno dei tre mi convince, ma ciò non toglie che Sabrina avrebbe potuto aspettarlo agli arresti domiciliari.

Ciao Sira
Ciao Sira

norma ha detto...

Pensavo che in Tribunale sarebbe arrivata,dopo tanti ritocchi,la versione di Sarah uccisa in casa e trasportata in garage,come avrebbe confermato la discutibilissima interpretazione delle analisi dei ros sui telefonini.Invece no,arriva il fioraio ed il suo sogno e allora le certezze di Sarah in casa dei Misseri(quindi non in garage,nè in STRADA)si smaterializzano all'istante e l'omicidio cambia nuovamente location perchè,a differenza delle altre ricostruzioni,questa è quella che potrebbe essere smontata con più difficoltà:abbiamo la parola di quest'uomo che dice di essersi rifiutato di firmare il verbale perchè non c'era scritto che il suo era un sogno e la parola di chi quel verbale lo ha scritto,che dice che il fioraio ha semplicemente cambiato idea due giorni dopo.Questo mistero non potrà essere risolto facilmente perchè la posizione di Buccolieri è stata stralciata,ormai lui non c'entra più niente,poco importa se è lui il proprietario del sogno,ma quello che ha millantato fa molto comodo.Quanto tempo si sarebbe potuto risparmiare se solo a Taranto si fossero ricordati di questo assunto della Cassazione:"Non è giustificato l'anticipo degli orari".

emax/massimo prati ha detto...

Ciao Sira, ti devo una risposta da ieri.

I magistrati sono "intoccabili" se non commettono atti criminali ed in malafede, è vero, ma proprio grazie ai loro privilegi sono criticabili da chiunque si renda conto, o pensi, abbiano sbagliato. E' stato stabilito con molti decreti di cassazione.

Quindi, per migliorare chi spesso sbaglia, ed anche far risaltare quei magistrati eccezionali che fanno il loro lavoro al meglio (che subiscono gli errori altrui), occorre criticare e cercare di convincere i media nazionali a non lasciar perdere, a non essere conniventi del sistema perché in questo modo non ci sarà mai un miglioramento ma solo un continuo peggioramento.

E' il mio pensiero, Massimo

Manlio Tummolo ha detto...

Massimo, hai detto benissimo quanto era da dire. Grazie anche per le osservazioni fatte nell'altro dibattito, che mi coinvolgeva, su Parolisi.

Michele M. ha detto...

Premesso che sonon d' accordo con tutti voi sul fatto che la giustizia non funzioni, debbo dire che non a penso altrettanto sui motivi del perchè sia così.
Il Sitema Giudiziario ovvero il Codice Penale ed una certa giusrisprudenza della Cassazione così come la cnosciamo oggi non sono quelli originari e sonon molto più giovani chi li amministra. Quando fù ideato il codice Rocco nel 1930 (vecchio nome storico del C.P.) prevedeva una sistema molto più inqusitorio dell' attuale in cui un processato non aveva quas speranza di essere assolto. Poi nel 1989 tutto questo fù cancellato ma molti PM ancora oggi in servizio non lo hanno mai accettato e continuano ad interpretare el prove alla vecchia maniera. A questo si è aggiunta l' evoluzione del sistema investigativo scientifico che ha messo in crisi i PM di vecchia data. Quindi se i PM sbagliano è per abitudine e d ineguatezza. Tuttavia si può sbagliare e si sbaglierebbe di più se non si fosse sereni nel lavorare. Spesso la serenità salta per 2 motivo: pressioni mediatiche sul caso e paura di essere puniti: questa seconda è stata eleminanta da una legge blanda che punisce i PM solo in casa di dolo ( è ci potrebbe pure stare) ma la prima deve' essere ancora eliminata e quindi si sbaglia mer assecondare media e publica opinione furviata dai media.
Se a questo si aggiunge anche qualche responsabilità degli avvocati allora tutto si spiega: devono per forza essere amici dei PM (lo impone il codice etico) perchè l' avvocato è come una moglie che no và d' accrdo con il marito (magistrato) ma allo stesso tempo per qualche motivo non le conviene divorziare. E gli tocca subire fino a quando non scoppia. E' quand'è che l' avvocato scoppia quando il magistrato attacca la categoria. Ovvero per l' avvocato versusu magistrato vele la regola a mail estremi estremi rimedi. Cioò se toccano un De Cristofaro o qualcosa di altrettanto grave si denuncia l'errore altrimenti si chiude un occhio. Senza l' avviso al De Crisotfaro ci sarebbe stata la reazione dell' UICP? Ho i miei dubbi. I difensori dovrebbero reagire con più veemenza e sfruttare meglio e più a fondo le indaginin difensive rispetto a a quanto fanno ora mentre il legislatore dovrebbe trasformare in legge buona parte della giurisprudenza della Cassazione limitando fortmente il potere discrezionale dei PM: solo così si può cambi9are il sistema. Spero di essermi spresso in modo comprensibile.

Anonimo ha detto...

Your point is valueble for me. Thanks!

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Manlio Tummolo ha detto...

MOLTI NEMICI, MOLTO ONORE !

La SS. Inquisizione tarantina sembra aver fatto proprio il celebre motto napoleonico, poi assunto da Mussolini. Già la scorsa settimana su "Il Corriere del Mezzogiorno" era apparsa la notizia che vi era un altro indagato, non si capisce se di 73 oppure di 80 anni, per aver detto bugie al magistrato sulla vicenda onirica del Buccolieri. Oggi la notizia è stata pubblicata anche dal "N.Quotidiano di Puglia" on-line. Il nuovo bugiardo avrebbe telefonato al Buccolieri, ma lo avrebbe negato al P.M.. Ora, un cellulare, che tanto appassiona la Magistratura scientifica d'oggi, può essere adoperato da chiunque se ne appropri anche temporaneamente, ma oggi si rischia di essere incarcerati solo perché sui tabulati risulta una telefonata, magari fatta da chissà chi col cellulare di un altro. Taranto ormai mi ricorda la battaglia delle Termopili: il messaggero persiano annuncia agli Spartani di Leonida "Lanceremo tante frecce da oscurare il sole". Lo Spartano rispose "Bene, combatteremo all'ombra". Peccato che poi alla fine, tutti gli Spartani vennero uccisi. Che c'entra con Taranto ? Mah, il 29 agosto, salvo rinvii o colpi di scena, le eccezioni presentate dagli avvocati della difesa saranno tante quante le frecce di Serse alle Termopili, e la sorte dei magistrati, per quanto eroici, mi pare analoga a quella degli Spartani. Tra poco anche possedere un cellulare sarà occasione di essere indagati per un qualsivoglia reato (magari "stradale": vedi proposta Maroni). Faccio bene io che non possiedo cellulari e, quando me ne hanno regalato uno anni fa, maleducatamente l'ho restituito .