venerdì 15 luglio 2011

Livia ed Alessia. Eppur qualcosa, anche se poco alla volta, si muove...

Qualche giorno fa è giunta la notizia che a Termoli si erano viste le figlie di Irina Lucidi. Questa si è sparsa in un batter d'occhio e Livia ed Alessia in internet avevano ripreso forma e voce. Nello specifico si era detto fossero state avvistate in un villaggio turistico, con annesso stabilimento balneare, e riconosciute da diverse persone, sia fra quelle che stavano lavorando che fra i bagnanti. Però è strano che non siano state fermate da nessuno e non ci sia stato neppure chi ha avuto lo spirito di iniziativa, minimo occorre dire, per formare su un cellulare il numero 112 o 113. Per cui le bimbe, sembra accompagnate da due uomini rom, sono nuovamente tornate nella nebbia senza ci sia stato neppure chi, seguendo la piccola comitiva per un breve tratto ad esempio, abbia potuto dare almeno l'indicazione del mezzo in cui sono di certo salite, un tipo di auto o una targa sarebbero stati graditi alle forze dell'ordine. E' logico che non tutti agiscono allo stesso modo, che in presenza di dubbi e insicurezze non è facile fare quanto andrebbe fatto. E sono questi dubbi e queste insicurezze a ribadire che non v'è certezza fossero loro, questo nonostante le postume certezze del proprietario e della cameriera che però, ed è strano, hanno aspettato veramente troppe ore prima di chiamare i carabinieri.

E non v'è sicurezza anche perché non c'è stato un bagnante che le abbia fatte parlare per capire quale lingua usassero, ed anche questo è strano in quanto s'è detto siano rimaste in spiaggia a giocare diverse ore. Insomma la speranza che fossero loro ci sta tutta, però non è detto non siano pure le figlie di un giostraio che si sposta di settimana in settimana seguendo il calendario delle feste patronali. E' chiaro che nulla si può escludere e che Livia ed Alessia in quella spiaggia potrebbero anche esserci state, ma è altrettanto chiaro che non c'è da farsi illusioni. Ciò che non è chiaro, invece, è il motivo per cui tutti quelli dei piani alti, quelli preposti ad indagare (sia in Svizzera che in Francia), da tempo le pensino morte e nessuno di loro faccia veri sforzi per cercarle vive. Solo gli agenti che lavorano sulla strada, quelli che di volta in volta vanno a verificare le varie segnalazioni, in cuor loro sperano siano ancora fra di noi. Invece, chi in terra elvetica ha in mano le redini delle investigazioni, di fiducia non ne ha perché la mente lo porta a pensare che in fondo di fronte ad una sparizione del genere si può fare ben poco. 

Irina Lucidi ultimamente ha rilasciato un'intervista ed ha ribadito la speranza di poter riabbracciare le figlie. Inoltre da altre sue parole s'è compreso che qualcosa in questi mesi è stato fatto da chi, piano piano, dirige le indagini. Lei ha detto che gli scenari in cui s'è svolta l'azione punitiva del marito (chiaramente punitiva) erano inizialmente trenta ed oggi, dopo averne scartati tanti, ne sono rimasti da vagliare pochissimi. In sostanza si parla delle strade percorse dallo Schepp fra il 30 gennaio ed il 3 febbraio. Ma questa, a pensarci bene, non è una cosa di poco conto perché si potrebbe, se le bimbe fossero credute vive e non morte e sepolte, accomunare il viaggio dello Schepp alle persone a lui imparentate. Cosa intendo dire? Mi spiego. Io vorrei, ad esempio, fossero controllare le famiglie che hanno il cognome Kaspar, quello della madre di Matthias. Sapete quanti Kaspar vivono in Germania? Ve lo dico io, non più di 500. E quanti ne vivono in Francia? Circa 700. Gli altri risiedenti in Europa, escludendo i 150 che abitano in Svizzera, anche sommandoli non arrivano ad essere 100. Siete curiosi di sapere quante ne vivano in Italia? Solo una famiglia è residente. Per passare al di là dell'Atlantico, a parte un paio che vivono in Sud America, non più di 500 abitano fra America del Nord e Canada. E' logico che non tutti saranno parenti del Matthias, che se abbiamo capito bene era di madrelingua tedesca, e quindi basterebbe scartarne tanti ed individuare quelli a lui più vicini.

Tanto per iniziare si potrebbe fare qualcosa di poco costoso e, non muovendosi dalla propria sedia e dalla propria scrivania, lavorando in simbiosi con gli uffici anagrafe delle città interessate, cercare di scoprire quanti ne avrebbe potuti incontrare durante il suo viaggio perverso di fine gennaio. E visto che è passato dalla Francia, per dire, e dato che di Kaspar in quella nazione ve ne sono circa 700, perché non verificare quanti di questi hanno parenti in Germania o in Svizzera e controllarli? Perché non verificare se qualcuno a Montelimar, ancora per dire, o nelle zone limitrofe ha una sorta di parentela, anche alla lontana, col Matthias? E non solo i Kaspar andrebbero controllati, anche gli Schepp si potrebbero incrociare e verificare alla stessa maniera, loro sono ancora meno ed in Europa non ne abitano più di un migliaio, ma pure le vedove di chi aveva quei cognomi andrebbero verificate. 

Possibile che nell'epoca dei migliaia di controlli sui dna non si riesca a fare una cosa abbastanza facile come questa? Certo è che quando si parla delle gemelline tutto va sempre in ritardo e tutto pare impossibile. Ad esempio ancora non si sa se la saliva trovata nel bagagliaio dell'auto di Matthias Schepp sia normale o tossica, e ci avevano detto che in 20/30 giorni si sarebbe saputo, e non si sa neppure se la "casa madre" riuscirà ad estrapolare qualche dato utile dalle rimanenze del satellitare. Ed io mi chiedo se davvero non si può fare l'operazione opposta e controllare nel traffico dei satelliti chiamati in causa in quei giorni, per seguire chi percorreva quella parte dell'Europa, per arrivare a capire quali mappe abbiano consigliato al codice del satellitare inserito nell'auto dell'uomo. Ma perché verificare se le si pensano morte? Io però credo che invece di insistere su un sentiero che poco finora ha dato non sarebbe un male il far vedere all'opinione pubblica che si sta seguendo anche la pista opposta. Non porterà a nulla? Pazienza, almeno si potrà dire che qualcosa s'è tentato.

Siamo a quasi 170 giorni dal rapimento ed ancora non si sa di preciso a che punto si è arrivati. Nessuno ne parla più e per non farle dimenticare la madre ha dovuto esporsi a critiche e parlare ad un giornalista della sua vita intima e privata. Ha dovuto dire ciò che in quasi sei mesi ha tenuto per sé, che in casa erano costrizioni continue, che per non litigare si doveva fare come il marito voleva si facesse, che tutti gli orari erano programmati, tipo caserma o carcere, e che l'intolleranza non era tollerata. Ma anche da esterni non era difficile capire che quello fosse il clima perché il piano diabolico preparato dallo Schepp, certamente da tempo, ha dimostrato quanto potesse essere un uomo pignolo e preciso. Per questo motivo ci si deve convincere che in quei giorni ogni suo movimento ha avuto una ragione d'essere. E continuare a pensarlo come un uomo smarrito che ha vagato in preda all'agitazione a causa della separazione e dell'eventuale figlicidio già perpetrato, quando in realtà la sua agitazione non è stata mai riscontrata né nei filmati né nella testimonianza del ristoratore campano dove ha pranzato il giorno in cui è morto, che anzi lo ha trovato calmo e gioviale (forse aveva già sistemato le figlie da chi conosceva bene), è un aggrapparsi agli specchi. Possibile non lo si sia capito?



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Sarah Scazzi




11 commenti:

Luca ha detto...

Ottimo Massimo , semplice e chiaro , che non si sbattono tanto per pensare agire e semplicemente e crederle vive .la pnso come té e bravo perché sempre ne parli.
Ho trovato strano che chi l´ha visto che é sempre la trasmissione piú seria non ne abbia parlato dell´avistamento a Termoli ,perché ?

ciao Luca

emax/massimo prati ha detto...

Credo abbiano pensato ad una forma di pubblicità da parte dei proprietari del villaggio turistico. Questo a causa delle ore di ritardo nel chiamare i carabinieri, ben 5, che non hanno consentito neppure di ascoltare la massa dei presenti di quel giorno ma solo la parte più vicina alla proprietà.

Fra l'altro oggi mi è arrivata una segnalazione, l'hanno postata nell'articolo del 13 giugno "Trovata la saliva...", in cui una persona anonima mi informava di averle viste in un bar di Genova. Ho avvertito il reparto operativo della Questura genovese che ha mandato una pattuglia. Ma non mi hanno richiamato e quindi credo che anche in questo caso non ci fossero Livia ed Alessia ma le bimbe di qualcun altro. Questo per dirti che è facile confondersi quando ci sono tanti turisti.

Ciao, Massimo

claudia ha detto...

ciao massimo, ti leggo sempre, sei bravissimo.
Ma sei sicuro che Kaspar sia il cognome della madre di Matthias ? Io pensavo fosse il secondo nome di Matthias...
in ogni caso non cambia nulla al fatto che potrebbero certamente fare indagini sulla famiglia di lui.. e speriamo che le facciano, anche se noi non lo sappiamo...
ciao
claudia

emax/massimo prati ha detto...

Sì Claudia, sono sicuro.

E' quello che ha usato per imbarcarsi da Bastia, quando ha fatto il biglietto a nome di Matthias Kaspar, ed uscire dalla Corsica. Un depistaggio, a parer mio, come i tre biglietti fatti quando si è imbarcato per la Corsica.

Per quanto riguarda le indagini io spero le facciano una volta arrivata la perizia sulla goccia di saliva, se non contiene droghe o veleni, e dopo aver risolto il rebus del viaggio. Perché al momento tutto va a rilento ed è difficile pensare stiano indagando in tal senso.

Ciao, Massimo

claudia ha detto...

mah.. io avevo capito che si fosse imbarcato come Kaspar Schepp.. e che Kaspar fosse il suo secondo nome.. comunque poco importa !

emax/massimo prati ha detto...

Io Claudia la so per come ho scritto, questo ho letto a suo tempo su Le Matin. In ogni caso poco importa davvero, il ragionamento resterebbe identico anche se si chiamasse Prati come me. Ciao, Massimo

Annamaria ha detto...

Ciao Massimo sempre preciso e chiaro nei tuoi scritti..sono del tuo stesso parere che dovrebbero controllare anche la famiglia e parenti di MS.Cmq bravo ti leggo sempre ciao buona serata da Anna

Mimosa ha detto...

Sono una inguaribile maniaca perfezionista, e se c’è qualcosa di sospeso, mi butto nella ricerca, e vi comunico che oltre a Matthias KASPAR Schepp in un vecchio articolo ho trovato scritto “Alessia e Livia Schepp LUCIDI”, perciò sono andata a vedere cosa dice la legge di famiglia svizzera sull’uso dei cognomi, così da tranquillizzare Claudia e soddisfare la mia curiosità.

Non è una questione semplice, pare non ci sia uniformità tra la normativa dei Cantoni e quella federale. In pratica, su istanza motivata, si può scegliere il “cognome di famiglia”, come viene chiamato, in due modi: a) il cognome della moglie si aggiunge a quello del marito – b) il cognome del marito si aggiunge a quello della moglie.
Sarebbe troppo complicato enunciare altre due varianti, ma riguardano il “cognome di affinità”, che non è però quello ufficiale dell’anagrafe.

Riguardo ai figli, le cose stanno così: i genitori uniti in matrimonio che portano cognomi diversi scelgono il cognome dei loro figli comuni (cognome da celibe o nubile del padre o della madre).

Pazzesco, no? Hai voglia di risalire agli antenati …

Ciao, Mimosa

Lucia ha detto...

Kaspar è solo il secondo nome di Matthia Schepp, non il cognome della madre.

Anonimo ha detto...

Probabilmente ho visto troppi film ed hanno deviato e contorto la capacità di concretezza del mio cervello, ma... una cosa che mi sono sempre chiesta sin dal primo momento in cui si è saputo della morte/suicidio del padre delle gemelline, Schepp, anzi due cose (premettendo che ho seguito distrattamente la vicenda per mancanza di tempo all'epoca dei fatti), vorrei esporre:

1)...non è che invece di suicidio si è trattato di omicidio ed è stato gettato sotto al treno? Sono stati effettuati i rilievi per l'accertamento dell'identità?

2) ...e se non fosse lui l'uomo morto sotto al treno? E se lo Schepp, visto che nell'articolo che ho appena letto, lo si descrive come un uomo pignolo e preciso, avesse organizzato un piano per scomparire lui stesso insieme alle sue figlie, inscenando una sua presunta quanto fasulla morte?
Magari con "l'aiuto" di una persona che gli era molto somigliante a cui aveva precedentemente fatto in modo di somigliare maggiormente adottando lui stesso lo stesso taglio di capelli; barba; vestiario e quant'altro potesse servirgli per poi ucciderlo gettandolo sotto ad un treno e andarsene indisturbato con le figlie, sapendo che dal giorno dopo le avrebbero cercate senza più associarle alla compagnia del padre?

p.s.: chiedo scusa per la farneticazione nel qual caso risultasse troppo esagerata.

p.s.2: posto come anonimo perchè l'ora è tarda e non mi va di registrarmi, così come mi pare di aver capito si dovrebbe/potrebbe fare..

Saluti
Manuela

emax/massimo prati ha detto...

No Manuela, non dovevi registrarti ed il nome alla fine del commento va benissimo.

Per parlarti dei tuoi dubbi, non sono sballati perché in tanti li hanno. Del supposto omicidio non ne parlo perché al momento non c'è nulla che lo suffraghi, ma dello scambio di identità si può ragionare avendo più elementi.

Inizialmente fu riconosciuto dalle impronte, ma chi le ha fornite e dove sono state prese le originali? Poi, dopo mesi ed altri dubbi si disse che avrebbero fatto le analisi del dna, ma chi gli ha fornito il dna?

Se alle domande si risponde con le parole: la sua famiglia (madre fratello ecc...) uscirebbero altre domande, quali: perché i suoi familiari non fanno, e non hanno mai fatto appelli? Erano complici del suo piano visto che mal sopportavano Irina?

In ogni caso ormai lo Schepp è stato cremato, ed a meno che non escano novità, che portino gli inquirenti a controllare il dna dei suoi familiari per capire se hanno fatto i paragoni giusti, questa fase investigativa non verrà riaperta.

Ciao, Massimo