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mercoledì 16 settembre 2015

Carte fedeltà, Dna e dati sensibili. La sfera di visibilità e le prigioni invisibili degli algoritmi culturali

Di Gilberto Migliorini


Tutto per il consumatore. Facilitazioni, sconti e una migliore organizzazione del ménage familiare… è il nuovo paradiso comprensivo di carta fedeltà e con la vita organizzata perfino nel colore prediletto del condom e nella dieta a punti. Preferenze puntualmente registrate e conservate in memoria per allietare la vita di un consumatore vezzeggiato e coccolato con l’offerta promozionale e il regalo da catalogo. Con i sistemi automatici e i database è davvero facile procedere a delineare profili d’utente, individuando gli stili di consumo, le predilezioni, le idiosincrasie e perfino le civetterie. Un consumatore perfettamente integrato nel ciclo produttivo e monitorato nei suoi ritmi circadiani, quando dorme, mangia e ha rapporti sessuali, si siede sul water e usa il bidè, quando e dove si sposta e come sfoglia i moderni incunaboli con lettore a viva voce incorporato. Se si tratta delle cure mediche il database può fare una anamnesi accurata per ricostruire la storia clinica del paziente, cure preventive magari con qualche amputazione precauzionale per evitare i rischi di ammalarsi, con ricostruzioni e plastiche al silicone. Per i lavoratori un controllo a distanza con i tablet e i telefonini per massimizzare l’efficienza e la fedeltà aziendale.

giovedì 18 giugno 2015

Il dilemma insolubile dei pinocchietti del paese Italia: Ma è il partito di sinistra che ha un piede a destra o è il partito di destra che ha l’effigie di sinistra?

Di Gilberto Migliorini (musica e video scelti da Massimo Prati)


Video di protesta dello Zoo di 105

Nell'Italia attuale è davvero difficile catalogare perfino formaggi e mozzarelle, figuriamoci le forze politiche che oramai al di là degli slogan più o meno incisivi fanno parte di un amalgama fila e fondi come certe sottilette. I protagonisti si smarcano, provvisoriamente, solo in vista delle elezioni o per intrattenere un rapporto privilegiato vuoi con questo e con quello, compagni di merende, interlocutori nella contingenza del momento: un trasformismo da prestigiatori o contorsionisti e un virtuosismo da veri giocolieri. In certi casi spaccando in quattro il famoso capello si possono perfino rilevare discrepanze e immaginare distinguo che non siano il classico slogan del detersivo: il mio partito lava più bianco. Tra ammorbidente, scaglie, bicarbonato e quant'altro si può alla fine trovare un ingrediente misterioso che fa la differenza. Il quid, plus o benefit che dir si voglia, è l’elemento suggestivo per antonomasia.

venerdì 1 maggio 2015

IL 5 Maggio la scuola sciopera. Con questa lettera gli insegnanti spiegano ai genitori i tanti motivi del loro sciopero...


Cari genitori, cosa dice il DDL scuola? In questi giorni inizierà in Parlamento la discussione per l'approvazione del ddl 2294 (Riforma del Sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti). Si tratta di un disegno di legge che, se approvato così com'è, trasformerà radicalmente la Scuola e tutto il sistema di formazione del nostro Paese senza che né i professionisti della Scuola né chi la frequenta abbia potuto esprimere pareri, proposte o indirizzi. Cosa dice il ddl scuola? 

1. Il Dirigente scolastico definisce il Piano triennale dell'offerta formativa, sceglie e nomina i docenti con contratti triennali, individua percorsi formativi e modalità di valorizzazione del merito scolastico degli alunni, cerca finanziamenti esterni e sponsorizzazioni: si eliminano le competenze degli attuali organi collegiali (Collegio Docenti, Consiglio di Circolo/Istituto) e non si rispettano le norme costituzionali sull'assunzione del personale della scuola.

sabato 25 aprile 2015

Forse l'Europa considera l'Italia la terra dei coglioni...


Questa notte ho sognato un mio amico senegalese che da tanto non vedo. Da qualche anno abita a Milano. Eravamo al bar e parlavamo dei migranti. Lui arrivò in Italia nei primi anni '90 e col sudore della fronte, e specializzandosi, si integrò subito e meravigliosamente. Faceva due lavori: di giorno lavorava in una azienda metalmeccanica di sera nelle discoteche della riviera. Con una tazzina di caffè in mano parlavamo di come i migranti morissero durante le traversate e di cosa si potesse fare per evitare altre stragi. Di quanto l'Italia fosse vicina alle coste libiche e di quanto fossero lontane Francia, Inghilterra e America. All'improvviso ha sfoggiato il suo bel sorriso e mi ha detto: "Conosci la storia che parla della fobia degli attentati che hanno americani, francesi e inglesi?"

sabato 28 febbraio 2015

Questioni politiche vs cultura, mentalità e… etica della situazione































Di Gilberto Migliorini

Una riforma della Costituzione è in sé un fatto tecnico, richiede competenze specifiche in ordine ad assetti istituzionali in grado di ridisegnare non solo i rapporti di forza nell’organigramma dei partiti, ma anche di trasformare attitudini e prerogative in ragione di interessi più o meno occulti e con implicazioni relative a future alleanze. In altri termini, e a differenza dei costituenti del dopoguerra, l’input non sembra quello dell’idea del bene comune, quanto quello dell’opportunità, o meglio dell’opportunismo negli equilibri di potere.

sabato 14 febbraio 2015

Sanremo e il Titanic

Di Gilberto Migliorini

Mentre lo share aumenta, la nave affonda. C’è un’immagine emblematica di un transatlantico, la nave Italia, che si sta schiantando con la guida della più incredibile armata Brancaleone di politicanti sul mercato del niente, un Animal Farm di consociativismo clientelare e nuvole informatiche, architettoniche e floreali, dove il potere si occulta spudoratamente mostrando il volto dell’ottimismo e della leggerezza. L’iceberg assume perfino la sembianza rassicurante di un'operetta inoffensiva, una rappresentazione che ha lo scopo di offrire un sedativo e una visione tranquillizzante della situazione del Bel Paese: è tutto normale, va tutto bene, la nave è in rotta sicura verso l’Isola di Utopia, un futuro felix con il canto suadente e intonato di sirene che ci allietano e ci tengono su il morale.

giovedì 12 febbraio 2015

Un’Italia che canta - e si suona - la solita canzone…

Di Gilberto Migliorini



Il festival è emblematico di un Bel Paese che canta "no non cambio mai". La canzone è sempre quella. Ma quale? Quella delle leggi ad personam, della corruzione, del consociativismo, delle mafie e delle consorterie? Quelli sono solo gli effetti, non le cause. La radiografia del paese non riesce mai ad andare oltre lo strato epidermico di conclusioni che hanno il sapore del déjà vu, quelle disamine sociologiche che lasciano l’amaro in bocca per il loro carattere tautologico. Sono le solite denunce del tutto giuste e pertinenti che dipingono quadretti vibranti di sdegno e di commiserazione per le istituzioni, per l’apatia e l’ignavia dell’italica gente, per il nostro retaggio storico non sempre esaltante. Avviliti perché il destino ci ha dato una classe dirigente non proprio illuminata, ci consoliamo annualmente con una bella rimpatriata ad ascoltare e rivedere i personaggi che ci danno una identità ideale nelle armonie tonali.

domenica 1 febbraio 2015

Sergio Mattarella Presidente per caso...

Di Gilberto Migliorini


Nella Vita Nuova Dante finge d’amare un’altra donna per coprire il suo amore per Beatrice. Si tratta dell’espediente retorico dell’amore cortese e delle canzoni dei trovatori, che se la suonano e se la cantano, proprio come i moderni trombatori... È così che quell'altro eros - il connubio d’amorosi sensi, il patto del dolce stil novo, politicamente parlando - può indicare Tizio come mera copertura per quel Presidente che al momento opportuno salterà fuori come un coniglio dal cappello. È la nuova poetica del politically correct, la prestidigitazione per interposta persona. Si dice Caio e invece si intende Sempronio, con una mano si mostra una carta e in quell’altra si nasconde l’asso (nella manica). Si finge baruffa, si grida e si contende, si minaccia di buttare le carte e far saltare il banco. Il trucco talvolta riesce. Sembra  una sceneggiata. Tutti a gridare il patto l’è rotto, l’è un ribaltone, la parola di gentiluomini non s’è onorata.

giovedì 29 gennaio 2015

Sul nuovo Presidente della Repubblica - E come sempre piove sul popolo italiano ormai senza mutande...

E come sempre piove sul popolo italiano ormai in mutande

La nebbia all'irto Colle 
piovigginando sale, 
mentre là al Nazareno 
urla e si sbraccia il Renzi.

mercoledì 28 gennaio 2015

Il presidente dei miei figli deve avere il cuore di un bambino, non l'animo del politicante...

Io non voglio un presidente qualunque. Io voglio un presidente della Repubblica che pensi ai miei figli. Per questo voglio che abbia il cuore di un bambino: perché solo se ha il cuore bambino può far capire agli italiani e al mondo intero cosa significa lottare per il futuro dei nostri figli. Voglio un presidente semplice che sappia far tacere i politici italiani ed anche i potenti della Terra, che li faccia ragionare con l'anima e non con il portafoglio per almeno sei minuti, come fece una ragazzina di 12 anni, Seven Suzuki, nel 1992. Sono passati 23 anni da allora e mai nessun presidente al mondo ha avuto il cuore di un bambino... siamo forse migliorati?




Buonasera,
sono Severn Suzuki e parlo a nome di ECO (Environmental Children Organization). Siamo un gruppo di ragazzini di 12 e 13 anni e cerchiamo di fare la nostra parte: Vanessa Suttie, Morgan Geisler, Michelle Quaigg e me. Abbiamo raccolto da noi tutti i soldi per venire in questo posto lontano 5mila miglia, per dire alle Nazioni Unite che devono cambiare il loro modo di agire.

sabato 24 gennaio 2015

L’elezione del Presidente: la favola a lieto fine in cui vissero tutti felici e contenti?




Di Gilberto Migliorini

Un uomo che ha illustrato l’Italia, personaggio super partes: Bella l’idea che qualsiasi cittadino italiano che abbia compiuto cinquant'anni possa essere eletto alla massima carica dello Stato. Segno di grande intento democratico e di formidabile apertura nei confronti della società civile. L’eletto potrebbe essere il vicino (o la vicina) della porta accanto, un personaggio che ha dato lustro al paese, come esempio fulgido di onestà e disinteresse… perfino l’anonimo da libro cuore rivelato in uno scoop televisivo. Deve risultare talmente super partes il papabile che le parti si danno un gran d’affare per trovare l’anima vincente, perché si sa… si vuole essere certi di non sbagliare, che il prescelto sia non solo persona integerrima, ma anche fedele alla nazione e naturalmente di alto profilo morale. Non facciamoci idee sbagliate, se c’è tutto un tramestio dietro le quinte, un sistema di accordi e veti incrociati, è solo per scegliere bene, un onest'uomo che non guarderà in faccia a nessuno nel supremo interesse dell’Italia e degli italiani.

sabato 22 novembre 2014

Trattamento di fine rapporto in busta paga e Jobs Act 2041 - Orwell rivisitato -

Articolo di Gilberto Migliorini


Il trattamento di fine lavoro direttamente in busta paga ha un risvolto davvero emblematico sul quale sembra che nessuno abbia posto mente locale. Più che altro si è sottolineato il carattere di escamotage della proposta, il significato propagandistico in ragione del consenso, oppure si è insistito sull'aspetto di convenienza per il fisco. Anche l’accento sul carattere effimero del provvedimento, in ragione dell’impulso ai consumi, non ha rilevato il vero impatto di un’operazione che esprime bene la cifra di una intera cultura, inconsapevole che il Paese sta scivolando lentamente e inesorabilmente nel 1984 orwelliano (opera scritta nel 1948 e intitolata capovolgendo le ultime due cifre). Una rilettura dell’opera con quel Grande Fratello così evocativo (non solo di spioni, ma anche di reality caserecci e di informazione taroccata) ci conduce a una riflessione, diciamo più attuale del capolavoro dell’anarchico inglese.

lunedì 10 novembre 2014

L'Italia cambierà il Presidente della Repubblica? E quando cambierà il suo modo di fare politica? Vorrei...


Io sono italiano e in Italia vivo da sempre, ci sono nato. Mio padre era italiano, proprio come me. Certe sere mi parlava di cosa avrebbe voluto accadesse perché lui e tanti altri potessero stare meglio, e non solo a livello economico; a volte si sarebbe accontentato di capire i motivi dei fatti per lui inspiegabili. Ad esempio, bestemmiava quando un nuovo presidente della Repubblica veniva eletto. Solo quando elessero Pertini restò calmo e tranquillo. Non ha mai sopportato Saragat, Leone, Scalfaro, Ciampi. Non so cosa pensasse di Napolitano, visto che prima della sua elezione un ictus gli impedì la parola e lo immobilizzò. Ricordo che quando poteva parlare, negli anni delle grandi conquiste, mi diceva che ero fortunato perché avrei avuto un futuro migliore e finalmente saputo ciò che a lui era negato di sapere. Un brutto giorno del 2009 è morto ed io, ormai cinquantenne, mi sono reso conto che il futuro migliore doveva ancora arrivare e che neppure sapevo nulla di quanto lui avrebbe voluto sapere. Mi chiesi il motivo e pensai di avere sbagliato qualcosa... di certo le domande e le persone a cui avevo chiesto risposte. Ma dovevo aver sbagliato anche altro perché capii che c'erano in me desideri mai avverati che speravo si avverassero. E lì mi accorsi che ero come mio padre e che il mio paese era rimasto a quando viveva lui. Niente in effetti era cambiato in meglio, anzi, e con questa convinzione ho cominciato a fare nuove domande e a pregare perché si esaudisse almeno un desiderio.

sabato 20 settembre 2014

Italy for sale...

Articolo di Gilberto Migliorini


La storia si ripete, segno che non si è imparata la lezione, segno che le categorie mentali che hanno improntato l’Italia fascista sono sopravvissute alla retorica, alla demagogia e perfino a tutta quella prosopopea che ha fatto degli italiani un popolo di teleutenti e di epigoni. Lo Stato è in (s)vendita nel supermarket delle occasioni con annessi sudditi, portaborse e leccaculo, con accluse servette a tutto tondo e la munificenza di vestali e veline. Mentre la nave affonda si fanno indagini per misurare l’apprezzamento del leader, e per quanto tutti gli indicatori sullo stato del benessere collettivo peggiorino, sembra che la fiducia nel reggitore di governo e nella maggioranza che lo sostiene si mantengano abbastanza stabili. È un paese che anche quando non sa bene quello che vuole, preferisce la certezza di un futuro funesto e oscuro piuttosto dell’azzardo di un vero cambiamento. La cosa strana è che si parla sempre di stato dell’economia e mai del benessere collettivo, dove gli indicatori economici sarebbero per formula concisa la misura di quella che un tempo veniva indicata come felicità, appagamento, prosperità…

lunedì 8 settembre 2014

Alla Festa de L'Unità (quotidiano del partito comunista italiano dal '24 al '91) gli uomini del PD fanno i "selfie" col nuovo messia, quello della provvidenza...

Articolo di Gilberto Migliorini

Il patto del Tortellino
L’uomo nuovo della politica? Un ibrido tra un hashtag e una decalcomania: uno slogan in perenne metamorfosi, un flatus vocis da interpretare e reinterpretare quotidianamente alla luce di un verbo politichese di volta in volta modernizzato e attualizzato secondo la nuova sensibilità: il fare senza un barlume di pensiero, senza sguardo dall’alto, senza un vago senso del futuro (qualche mese fa la scaletta del premier prevedeva una scadenza al mese... poi cento giorni. Ora, lo stesso vorrebbe che ne aspettassimo mille di giorni prima di far critiche). Gli orpelli retorici lo rendono degno di consenso da parte di un pubblico che cerca di scoprire i reconditi significati di mini proclami dal sapore esotico-apofantico. Sentenze e motti folgoranti pregni di una saggezza recondita e oscura che pure stupiscono l’audience per quel lato impenetrabile che suscita stupore, curiosità e un pizzico di suspense (come quando disse che la sinistra che non cambia si chiama destra. E lo disse perché voleva e vuole cambiare la sinistra... e c'è da capire quante mani abbia un umano, oppure da chiedersi: se la sinistra cambia cosa può diventare?). Un po’ come Chance nel film Being There (Oltre il giardino) che grazie al carattere indeterminato delle sue parole - in realtà del tutto banalmente insignificanti e di un buon senso criptico e vacuo - riesce a renderle suscettibili di interpretazioni soggettivamente evocative e suggestive da parte di un interlocutore alla ricerca di una rivelazione escatologica.

sabato 16 agosto 2014

Il gatto e la volpe (della politica nostrana) e la favola bella...

Articolo di Gilberto Migliorini



Che Carlo Lorenzini avesse forse la sfera di cristallo e potesse aver visto in diretta streaming - prima ancora di inventare Pinocchio - quello che nell’anno di grazia 2014 sta accadendo nel Bel Paese? I personaggi collodiani, quelli delle Avventure di Pinocchio, in effetti hanno una tale freschezza narrativa da sospettare che lo scrittore ottocentesco, con una favola apparentemente per bambini, abbia descritto l’Italia come se ne vedesse l’essenza, quasi spremendone il succo. Si tratta di una metafora più che una nemesi storica, di una fotografia che ha immortalato quello che saremmo diventati (e che forse già eravamo in nuce). Ha descritto perfino quello che ancora oggi non sappiamo veramente di essere: un popolo televisivo di figuranti a nostra insaputa, le marionette nel teatrino di Mangiafuoco. Il Collodi, nel personaggio di Pinocchio, ha descritto un popolo, quello italico, alla ricerca di una sua identità, quella vera (il burattino trasformato in uomo in carne e ossa) e non quell’immagine che ci hanno appiccicato come fossimo soltanto figurine o decalcomanie da appuntare su una scheda elettorale.

mercoledì 25 giugno 2014

La nazionale di calcio è lo specchio del Paese ed è stata eliminata dai mondiali... quindi?

Matteo Renzi non crede all'eliminazione...
La nazionale italiana è lo specchio di una Italia senza idee e senza carattere, un paese che non sa più lottare e che ormai ripete gli stessi stereotipi tattici, le medesime meline inconcludenti e che pensa di riuscire a sopravvivere e andare avanti con espedienti e moduli di gioco che dietro all’apparenza del rinnovamento costituiscono tutti i cliché e le pochezze che ci hanno portato fin qui. I calciatori non possono che respirare, così come il resto di tutta la società in tutte le sue manifestazioni e i suoi protagonisti, questo clima del Paese per il quale si vive di promesse e di speranze affidandoci più che altro all’improvvisazione, con imbonitori che da tanto tempo ce la cantano e ce la suonano.

lunedì 9 giugno 2014

Vieni al cinema Italia insieme a me, c’è l’attore che piace a te…

Articolo di Gilberto Migliorini




C’è un nuovo personaggio nel Bel Paese che davvero fa tutta la differenza col passato politico. Si tratta di quello che piace tanto agli italiani perché di fronte al malaffare e alla corruzione riesce a fare qualcosa di veramente innovativo: si indigna. Potremmo perfino dire che si incazza se non fosse che mantiene ancora l’aplomb, come è giusto che sia, dell’uomo politico tutto d’un pezzo, superiore al lato torbido e venale della corruzione, che guarda dall’alto in basso avversari e compagni che sbagliano, collaboratori e un tempo sodali che si sono avventurati in operazioni illegali, che hanno abbandonato la via maestra della mediazione per darsi a quella più vantaggiosa del compromesso (per usare un eufemismo). Il personaggio se ne esce con quel tutti a casa (i corrotti), titolo che ricorda un film diretto da Luigi Comencini e con l’interpretazione impareggiabile di Alberto Sordi. Più di un programma di risanamento, è una nemesi e una maledizione per tutti quelli che più o meno incidentalmente sono inciampati in qualche mazzetta o hanno trovato sulla loro strada qualche tentazione diabolica.

lunedì 2 giugno 2014

Vi spiego perché i cacciatori di farfalle (di elettori) ci considerino cavie da inserire nel percorso naturale di un labirinto organizzato a caravanserraglio

Di Gilberto Migliorini


Le analisi circa gli errori di campagna elettorale si sprecano. Le performance di un movimento o di un partito politico vengono squadernate sempre col senno di poi. Prima si sta sulle generali, poi tutto appare chiaro e posto in stretta relazione, il determinismo sociologico regna sovrano. I risultati alla luce del voto appaiono evidenti: io l’avevo detto, non poteva che finire così: si è trattato di una strategia suicida vs un’ottima campagna elettorale… Tutti gli strateghi del mondo politico considerano l’elettorato una variabile dipendente, quell’attore prevedibile che sulla base di analisi vettoriali risulta simile a un universo entropico in cui la misura del disordine è regolato da precise misurazioni statistiche. Non si tratta di  sociologia,  si tratta della termodinamica di Boltzmann. Sembra quasi che certi opinionisti abbiano la sfera di cristallo, ma nel modello flashback i comportamenti dell’elettorato sono considerati del tutto prevedibili, organizzati alla luce di precisi input e di strategie circostanziate. In fondo siamo considerati solo come topini da ammaestrare opportunamente incanalati: vuoi con qualche scossa elettrica (rinforzi negativi), vuoi con qualche bocconcino prelibato (rinforzi positivi), noi elettori seguiamo il naturale percorso nel labirinto organizzato come un caravanserraglio.

sabato 31 maggio 2014

I nuovi politici hanno toccato le corde della suggestione e incantato l'italiano - homunculus senza autonomia - che invece di preparare l'Arca canta vittoria

Di Gilberto Migliorini


Non bisogna far torto agli italiani. Si tratta dell’ottimismo della volontà. Il nuovo grande comunicatore ha davvero saputo interpretare i gusti della gens italica, un popolo che si è sempre lasciato incantare da chi tocca le corde della suggestione e sa interpretare le debolezze e le vacuità del paese riempiendone l’inconsistenza culturale con stereotipi e attivismi velleitari, ma pur sempre orientando l’azione di governo a precisi referenti del potere economico. Dopo il secondo conflitto mondiale, con le sofferenze e le distruzioni che questo ha comportato, per un po’ è sembrato che il popolo italiano stesse apprendendo la lezione e volesse porsi in modo più razionale e consapevole di fronte alle illusioni della politica e alle sue menzogne, in un processo di emancipazione lento e laborioso. Dopo un periodo di boom economico in Italia è riemerso lo spettro che ha accompagnato il paese fin dalla sua unificazione, quello di un popolo ignave e inconsapevole, capace di ripetere a comando e di piegarsi all’arroganza del potere senza troppi patemi d’animo.